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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

Recensione: “Warm bodies”, Isaac Marion.

6 commenti

warm bodies coverTitolo: Warm Bodies (#1)
Titolo originale: Warm Bodies
Autore: Isaac Marion
Editore: Fazi Editore
Pagine: 269
Anno: 2010

Giudizio: 4/5

Sinossi
R è uno zombie in piena crisi esistenziale. Cammina per un’America distrutta dalla guerra, segnata dal caos e dalla fame dissennata dei morti viventi. R, però, è ancora capace di desiderare, non gli bastano solo cervelli da mangiare e sangue da bere. Non ha ricordi né identità, non gli batte più il cuore e non sente il sapore dei cibi, la sua capacità di comunicare col mondo è ridotta a poche, stentate sillabe, eppure dentro di lui sopravvive un intero universo di emozioni. Un universo pieno di meraviglia e nostalgia. Un giorno, dopo aver divorato il cervello di un ragazzo, R compie una scelta inaspettata: intreccia una strana ma dolce relazione con la ragazza della sua vittima, Julie. Un evento mai accaduto prima, che sovverte le regole e va contro ogni logica. Vuole respirare, vuole vivere di nuovo, e Julie vuole aiutarlo. Il loro mondo però, grigio e in decomposizione, non cambierà senza prima uno scontro durissimo con…

Questo libro è un amore.
Persino io, che degli zombie ho un cago che non si può neanche descrivere – e che nonostante tutto mi ostino a guardare The Walking Dead -, me ne sono innamorata fuori modo e ho passato gli ultimi giorni con il naso fedelmente incollato allo schermo del Kobo.
Non avendo mai visto il film – cosa piuttosto insolita, a meno che alla sua uscita non ci sia stata una ferma opposizione da parte del mio ragazzo che ne abbia impedito la visione – non avevo davvero idea di quello che mi sarei potuta/dovuta aspettare, la mia conoscenza a riguardo si limitava per l’appunto alla visione del trailer e ad una mia qualche vaga intuizione personale. Ed è fondamentalmente questo il motivo per cui al libro do solo quattro stelline su cinque: è fin troppo facile intuire dove andrà a parare il discorso e a cosa porterà lo strano legame tra R – zombie in crisi – e Julie – umana a sua volta in crisi, sotto un certo punto di vista -. Ma questa è davvero l’unica debolezza dell’opera e per quanto detta così possa sembrare tutto tranne che una cosa da poco, posso assicurare che la lettura non ne viene minimamente inficiata.
R è un personaggio pieno, a tutto tondo, pur non avendo nessun background alle spalle. Come tutti gli zombie, infatti, non ha memoria di chi fosse prima della trasformazione, al punto che persino il suo nome – che spesso sente di avere in bilico sulla punta della lingua – continua a sfuggirgli nonostante tutti i suoi tentativi di trattenerlo. Eppure né questo né l’apatia costante delle sue giornate all’interno di un aeroporto abbandonato riescono a scalfire l sua voglia di vivere di nuovo, ancora. Inspiegabile e inestinguibile, da semplice desiderio esaudito nella raccolta di dischi in vinile e oggetti bizzarri a bisogno fisico che prende forma con il rapimento di Julie durante una battuta di caccia all’instaurarsi di un legame sempre più profondo proprio con lei, R asseconda la sua voglia dapprima in maniera puramente istintiva. Poi, con il tempo, le sue riflessioni iniziano a farsi più profonde, più precise, fino alla scoperta di una ritrovata capacità di amare che minaccia di stravolgere tutte le certezze del mondo così come lo troviamo nella narrazione.
Ho amato la quotidianità degli zombie, dal matrimonio con la donna conosciuta andando avanti e indietro per scale mobili ai rimproveri ai mini-zombie durante una lezione di guida con Julie, una volta sorpresi a cercare di azzannare la spalla della ragazza. E per contro c’è qualcosa di agrodolce nella specularità tra il mondo dei Vivi e quello dei Morti, dove in entrambi si mandano i bambini (il futuro) a scuola per imparare ad sopravvivere (ossia ad uccidere rispettivamente i Morti e i Vivi) nel mondo esterno, un ritornello insistente che sembra voler rimarcare quanto sottile possa essere la linea di demarcazione tra due universi opposti. E al loro confine ultimo gli Ossuti, l’ultimo stadio della piaga che ha costretto il mondo umano in ginocchio, creature così orripilanti da ad ogni loro comparsa mi rannicchiavo sotto il lenzuolo sperando se ne andassero il più in fretta possibile.

Un libro bello, originale, capace di offrire momenti esilaranti e spunti di riflessione profondissimi.
Sul film non posso garantire, ma il libro è assolutamente consigliato.

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

6 thoughts on “Recensione: “Warm bodies”, Isaac Marion.

  1. ti consiglio la lettura di World War Z 😉

  2. Pingback: Recensione: “Diario di un sopravvissuto agli zombie”, J.L. Bourne. | chiaraleggetroppo

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