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Recensione: “Dark lover, un amore proibito”, J.R.Ward

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il risveglioTitolo: Il risveglio/ Dark Lover, un amore proibito [La Confraternita del Pugnale Nero #1]
Titolo originale: Dark Lover
Autore: J. R. Ward
Editore: Mondolibri/Euroclub (Collana: Vertigo)
Pagine: 434
Anno: 2005

Giudizio: 3/5

Sinossi
A Caldwell, vicino a New York, ci sono i vampiri, ma non sono malvagi.
Sono gli ultimi superstiti di un’antica stirpe e combattono i lesser, uomini che hanno venduto l’anima al perfido Omega, diventando assassini senza pietà.
Come tutti a Caldwell, anche Beth Randall, giovane e bella giornalista, ignora questa realtà. Un giorno, indagando su un fatto di cronaca, s’imbatte in Wrath: il suo fascino tenebroso e il suo sguardo magnetico catturano Beth che, per la prima volta in vita sua, si lascia andare all’amore. Nella bruciante passione con quell’uomo si annida un’ombra: qualcosa di oscuro e pericoloso, che la attira in modo irresistibile…

Pensavo tutt’altro.
Sono passata così tante volte davanti agli scaffali della Feltrinelli cittadina da convincermi che dietro le parole “La confraternita del pugnale nero” dovesse per forza di cose nascondersi un universo fantasy vagamente medievale. Sbagliavo, clamorosamente. Cosa piuttosto prevedibile quando non ci si prende la briga di leggere la sinossi e ci si procura una saga intera a scatola chiusa. Un appuntamento al buio con dieci libri, insomma, non esattamente una sciocchezza.
Ma tralasciando lo stupore – e un vago senso di amarezza, lo confesso -, nel leggere invece di un presente quantomai attuale dove la classica figa di turno (capelli neri come seta, occhioni azzurri con ciglia lunghissime di serie, corpo da favola) di cui tutti, ma proprio tutti, sono innamorati si riscopre essere la figlia mai conosciuta di Darius, grande guerriero vampiro nonché amico del Re Cieco in persona, Wrath, ultimo discendente della linea di sangue reale. Prima di poterci capire qualcosa di questo universo molto meno scontato della protagonista femminile, Darius viene fatto saltare per aria nella sua macchina e Wrath, legato al vecchio amico da un senso dell’onore che a tratti sfocia quasi nella colpa, decide di fare quello che gli aveva negato quando ancora era in vita: prendersi cura della figlia mai riconosciuta, in procinto di subire la transizione da semplice umana a vampira. Perché si, abbiamo a che fare con una mezzosangue dal passato turbolento, orfana di madre, sballottata qua e là in affido e poi abbandonata a se stessa una volta raggiunta la maggiore età. Cliché ovunque, non si può negare. E il Cliché supremo, quello con la maiuscola, esplode al primo incontro tra Beth e Wrath. Si vedono (o meglio, lei vede lui, lui è quasi completamente cieco) e scatta lo zing. Che a differenza di quello citato in Hotel Transilvania non è un amore dolce e tenerino, no. È un primitivo desiderio sessuale così insostenibile che la rapidità con cui il fattaccio si conclude ha del ridicolo. Ma del resto il genere cui appartiene la saga questo vuole e di questo scrive, quindi inutile lamentarsi sull’assoluta incoerenza che vuole una ragazza sola a casa, reduce da uno stupro scampato per culo, che spalanca le gambe al primo tizio uberinquietante che le arriva in casa. Appurato poi che a me questo genere di storielline semplici piacciono, specie d’estate sotto l’ombrellone o d’inverno in una domenica pomeriggio oziosa, non ci lamenteremo e andremo oltre, tralasciando la relazione tra i due che è un continuo tira e molla da parte di entrambi (ti voglio ma non posso stare con te però ti voglio ma no facciamo un po’ di sesso ma tutto senza impegno ok ti amo sposami ok ti sposo).
L’ambientazione che tanto mi ha lasciata stupita al principio si è rivelata estremamente interessante. Vampiri che si nutrono solo di sangue di altri vampiri, una società elitaria e in declino, indebolita all’interno ed esposta ai continui attacchi dei Lesser (umani che hanno venduta l’anima all’Omega, divinità – se ho ben capito – che si oppone alla Vergine Scriba), difesa unicamente dai membri della Confraternita, per l’appunto. Il quadro generale, nel suo complesso, è fantastico. Non banale, non scontato, tratteggiato a tinte cupe ma in uno stile che conserva una piacevolissima semplicità. Non intorta con paroloni, non si perde in bicchieri d’acqua: dei personaggi viene fornito il minimo indispensabile per capire come sono e ammetto di essere estremamente incuriosita da quelli che in questo primo volume sono solo marginali.
Di tanto in tanto ho sorriso, la narrazione si faceva così ingenua e infantile (ad esempio nelle scene immediatamente precedenti al matrimonio, tra Beth e la compagna di Rhage) da ricordare a tratti una fanfiction; più spesso ho letto e basta senza pensare, senza essere impressionata o particolarmente rapita, ma indubbiamente curiosa.
Non è il mio libro preferito, non sarà la saga che mi resterà nel cuore e da quel che ho potuto spiluccare online c’è una certa somiglianza nella struttura della saga Gli Immortali di Kresley Cole – ogni libro parla di una coppia, con il risultato che la trama generale è diluita fuori maniera -, per quanto quelli di J.R.Ward al loro interno alternano una narrazione spezzata tra diversi punti di vista che sul momento mi ha un attimo confusa.
Nel complesso 3/5 e dal resto della saga non mi aspetto molto di più – ma i libri li ho, a questo punto li leggo e pace.

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

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