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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

Recensione: “Shades of life”, Glinda Izabel.

1 Commento

Titolo: Shades of life
Titolo originale: Shades of life
Autore: Glinda Izabel
Editore: Fazi
Pagine: 300
Anno: 2013

Giudizio: 2/5

Sinossi
Pensava che la morte fosse la fine — poi l’amore la riportò alla vita.
Juniper Lee potrebbe concedersi ogni lusso. Potrebbe viaggiare senza preoccuparsi di avere una destinazione, abbandonarsi a ogni sorta di eccesso senza temere ripercussioni.
Ma non c’è nessun bene materiale che possa distrarla dalla solitudine che la divora, perché Juniper è un spettro intrappolato in una dimensione dai contorni indefiniti. .
Il suo cuore non batte realmente, e tutto di lei – i suoi respiri, i suoi sorrisi, le lacrime che spesso le solcano le guance, sono solo l’eco di una vita ormai lontana.
Juniper è sola e non possiede alcun ricordo. L’unica memoria che sollecita la sua mente, sin da quando si è risvegliata nella sua nuova forma spettrale, è quella di un nome. Il suo. Unica eredità della ragazza che doveva essere stata un tempo. Eppure, nonostante sembri non esserci nulla a legarla al mondo dei vivi, Juniper non riesce a seguire il raggio di luce che potrebbe aprirle le porte dell’aldilà.
Quando alla sua porta si presenta Logan, attraente ragazzo dallo sguardo scintillante, tutto per lei si tinge di nuovi e abbaglianti colori. Logan è diverso dagli altri spettri, è come se in sé nascondesse qualcosa di unico, che l’attrae in modo irresistibile.
Qualcosa di inspiegabile avviene quando i due si toccano, come l’esplosione di una forza celestiale. E un ingranaggio si smuove nei recessi della mente di lei, facendole provare sensazioni mai conosciute prima. Sensazioni che profumano di ricordi sopiti e verità dimenticate. Sensazioni che potrebbero rispondere alla domanda che l’ha assillata sin dal giorno del suo risveglio: chi è davvero Juniper Lee?

Le recensioni che Glinda Izabel scrive sull’Atelier dei Libri – uno dei blog letterari più seguiti in Italia – sono talmente ricche e appassionate da farmi credere che nelle pagine della sua creazione sarei letteralmente affogate in un mare d’inchiostro denso, coinvolgente, inebriante. Ahimé non è stato così: a partire dal nome della protagonista – Juniper Lee – e dalle sue primissime riflessioni mentre scruta il suo riflesso in un vetro – capelli biondi, occhi grandi, eppure non capisco perché passo inosservata – ho iniziato a storcere il naso e non ho smesso fino alla conclusione della lettura.
Juniper passa le sue giornate in una libreria, scimmiottando le clienti che le stanno più antipatiche, con addosso un vestitino da damigella del secolo scorso e un paio di tacchi vertiginosi, leggendo libri in solitudine. Quando non è al Reader’s Delight invece passeggia per i cimiteri cittadini, in cerca della tua tomba o di qualche indizio che possa svelare i misteri di un passato dimenticato. Perché si, Juniper Lee è un’improbabile fantasma che non ricorda nulla della sua vita passata; a farle compagnia c’è solo Adelaide, una fastidiosa vocina interiore con cui intrattiene dialoghi pungenti e al limite del paradossale.
Già qui le premesse sono così così. La situazione precipita all’arrivo di lui, Logan Greenwood. Bello, bellissimo, splendido adone dagli occhi oceanici e i riccioli di corvo, dettagli ripetuti con una ridondanza tale da sfiorare il ridicolo e sfociare poi nella noia. Un fantasma, esattamente come lei, e di conseguenza in grado di vederla. Eppure non sembra essere un semplice fantasma perché a differenza di Juniper conserva ancora qualche ricordo, ma soprattutto sembra avere la straordinaria capacità di attrarla come non le è mai successo prima d’ora: nell’istante in cui si sfiorano, ecco che sente di esser perduta. Si sente incatenata a lui, legata, vincolata da qualcosa che non si sa spiegare e a cui si abbandona con fiducia.
Il grosso del libro è facilmente prevedibile, contratto in un lasso di tempo così breve che tutto il sentimento che sboccia tra Juniper e Logan è assolutamente ridicolo e giustificabile unicamente da un finale che, quando inizia a delinearsi, è il risvolto più elementare che si potesse escogitare per incastrare in un unici disegno l’attrazione fatale che lega i due protagonisti, i flashback che colgono lei di tanto in tanto e persino Adelaide, il grillo parlante della situazione. Ci sono stati momenti in cui ho realizzato di aver letto fanfiction meglio strutturate e con una trama più rilevante, non lo nego; non nego neppure di aver trovato certe scene molto carine e altre che invece sembravano un po’ tirate, tese a sottolineare una perfezione che – fosse mancata – avesse reso molto più verosimile la vicenda. Alla lunga, sarò sincera, la pretesa perfezione tanto dei personaggi quanto del loro contesto mi annoia.
Non mi piace esprimere pareri negativi, ma né lo stile dell’autrice né la caratterizzazione dei personaggi mi son piaciuti: rimanendo nell’ambito amatoriale delle fanfiction e facendo ricorso alla loro terminologia, Shades of Life è la storia prevedibile e banale di una Mary Sue, la classica ragazza perfetta di cui il bello di turno si innamora, e del bello di turno che persino quando lei reagisce da vera pazza (e succede) si scusa perché cielo, poverina, ho urtato i suoi sentimenti, sono un mostro. Vi è una ridondanza fastidiosa di concetti che risultano perfettamente chiari già la prima volta che vengono espressi ed è evidente che si tratti di un romanzo d’esordio perché le sue debolezze sono chiare persino a me che son ben lontana dal potermi definire qualcosa di più di un’avida lettrice. Tuttavia mi aspettavo molto di più, non per le entusiastiche recensioni che spopolano sul web, quanto piuttosto per la straordinaria capacità di analisi che l’autrice dimostra quotidianamente nelle sue recensioni che, pur non condividendole sempre, sono la prova lampante di una passione degna di nota per il mondo stampato.
Purtroppo il suo libro non mi ha toccata altrettanto a fondo, motivo per cui se qualcuno dovessi chiedermi se vale la pena leggerlo storcerei il naso e direi che ni, non lo so. Se vi piacciono i libri facili, un po’ scontati ma ben lontani dal poter essere coerenti (l’intera vicenda si svolge nel giro di poco più di mezza giornata!) allora si, leggetelo perché è una lettura poco impegnativa e potrebbe emozionarvi come è successo a moltissime altre lettrici. Se invece come me siete delle puntigliose che si aspettano di ricevere qualcosa dalle pagine che leggono e non amano particolarmente le protagoniste bellissime e dannate, di cui tutti si innamorano subito… allora forse fareste bene a cercare qualcosa di diverso.

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

One thought on “Recensione: “Shades of life”, Glinda Izabel.

  1. La cosa più ridicola è che questa ha scritto un libro ambientandolo a Savannah ma di Savannah non sa un tubo. W Cosenza! Ciao.

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