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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

Recensione: “La foresta degli amori perduti”, Carrie Ryan.

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La foresta degli amori perduti, Carrie Ryan.Titolo: La foresta degli amori perduti (#1)
Titolo originale: The Forest of Hands and Teeth
Autore: Carrie Ryan
Editore: Fanucci
Pagine:  303
Anno: 2011

Giudizio: 4/5

Sinossi
Nel mondo di Mary ci sono delle semplici verità. La Congregazione delle Sorelle sa sempre cos’è meglio. I Guardiani proteggono e servono. Gli Sconsacrati non cederanno mai. E bisogna sempre sorvegliare il recinto che circonda il villaggio. Il recinto che protegge il villaggio dalla Foresta degli amori perduti e da coloro che la abitano, gli Sconsacrati. Ma poco a poco le verità di Mary crolleranno. Imparerà cose che non avrebbe mai voluto sapere sulle Sorelle e sui loro segreti, sui Guardiani e sul loro potere. E quando il recinto verrà aperto e il suo mondo cadrà nel caos, conoscerà gli Sconsacrati e il loro mistero. Dovrà scegliere tra il villaggio e il proprio futuro, tra colui che ama, Travis, e chi è innamorato di lei, Harry, il fratello maggiore di Travis. E dovrà affrontare la verità sulla Foresta degli amori perduti e sul destino di sua madre, sparita anni prima. Può esserci vita al di fuori di un mondo circondato da così tanta desolazione? Si può continuare ad amare in una situazione di continuo pericolo?


Il titolo è decisamente fuorviante. O meglio, la traduzione del titolo è decisamente fuorviante, per quanto sia innegabilmente poetica ed evocativa. E a ben pensarci, con un po’ di logica, non è che sia poi un titolo poco azzeccato: il padre di Mary non è il solo che sia stato inghiottito dalla Foresta, lasciandosi alle spalle una moglie devastata dalla perdita che trascorre le ore al limitare dei recinti che separano i vivi dagli Sconsacrati, preservando la fragilissima quotidianità di un paesino che pare sospeso fuori dallo spazio e dal tempo. La Congregazione delle Sorelle detta legge ed è gelosa custode della conoscenza, scandisce ogni genere di attività all’interno del villaggio (matrimoni e nascite comprese) e ha instaurato un rigido regime autoritario e religioso; la sicurezza invece è garantita dai Guardiani che si preoccupano di vegliare i confini che separano i vivi dai Ritornati, o Sconsacrati. La vita è una vita semplice, lineare – in una certa misura quasi rassicurante nella sua semplicità – e la modernità è un lusso di cui nessuno ha memoria. Sembra quasi un piccolo villaggio amish, non fosse che persiste tenacemente ancora qualche traccia di un prima in cui i grattaceli inseguivano le nubi, sfidandole in altezza.
In questo spicchio di mondo paradossalmente sonnolento, anestetizzato dalla ferrea organizzazione della Congregazione, Mary è una ragazza inquieta che sogna l’oceano e s’interroga su cosa si celi al di là della foresta infestata da legioni di creature prive di umanità, che si consumano trascinandosi tra gli alberi in cerca di carne fresca di cui nutrirsi. Nel profondo è fermamente convinta che ci sia di più, che la vita debba per forza essere qualcosa di più, e questo suo innato desiderio di scoperta finirà per metterla nei guai più di una volta, costringendola ad affrontare situazioni che la porteranno a crescere in fretta e a rinunciare alla tranquillità di una vita sicura nel momento in cui il villaggio viene invaso dagli Sconsacrati e a lei non è dato modo di raggiungere una piattaforma dove mettersi in salvo. Inizia così un pellegrinaggio attraverso i sentieri che i Guardiani custodivano e mantenevano agibili, pur vietandone l’accesso ai civili. Un viaggio attraverso la Foresta e le macerie di un mondo apparentemente finito, in procinto di spegnersi nell’incoscienza famelica degli zombie che lo attraversano. Solo alla fine di questo viaggio crudele, quando ogni speranza sembra perduta, ecco che Mary verrà ripagata di ogni perdita e ogni sacrificio, approdando solitaria sulle rive di un oceano baciato da raggi di sole dorato. Ma non è un lieto fine quello che aspetta Mary, né potrebbe essere considerata una vittoria il suo sopravvivere agli amici, al ragazzo che ama, a suo fratello.
Proprio qui sta la forza del libro. Pur trattandosi di uno Young Adult in un contesto paranormal non c’è fretta di parlar d’amore, anzi… sboccia piano, osteggiato e intenso, incastrandosi con naturalezza in una narrazione che segue il ritmo serrante dei pensieri di Mary e porta i lettore ad immedesimarsi completamente in lei. La sua rabbia diventa la nostra, la sua curiosità ci appartiene, il suo bisogno di andare avanti contro tutto e tutti si radica così a fondo in noi che quando alla fine i sentieri si rivelano un vicolo cieco siamo noi con lei a sbattere contro le reti di metallo che si ergono come confine ultimo.
La foresta degli amori perduti è un romanzo interessante, avvincente, reale come può esserlo un incubo ad occhi aperti; mi è piaciuto molto e sono impaziente di metter mano ai due volumi successivi per scoprire se sarà Mary a tenerci compagnia o se invece costante rimarrà solamente il contesto distopico. Consigliatissimo, in conclusione, e non ha caso i diritti per la trasposizione cinematografica sono già stati ceduti all’uscita del romanzo. C’è da sperare insomma che il film esca al più presto e si mantenga fedele alla semplice bellezza del libro.

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

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