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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

Recensione: “Colpa delle stelle”, John Green.

5 commenti

Sembra una cazzata, ma la vita della studentessa fuori sede è faticosa. Tante piccole cose che prima davo per scontate improvvisamente non sono poi così tanto scontate – come avere sempre calzini puliti nel cassetto o qualcosa di commestibile nel frigo -, ma sopra ogni altra cosa quello che viene a mancare di più è il tempo. Tempo per scrivere di libri già letti, ma soprattutto tempo per leggere libri nuovi. Non ho intenzione di mollare il colpo così, mancasse altro – ci è voluta una laurea e il conseguente esaurimento nervoso per capire che i miei spazi devono continuare ad esistere anche quando lo studio sembra reclamare ogni singola particella del mio corpo/essere e non ho nessuna voglia di ripetere l’esperienza in questo secondo ciclo -, ma va da sé che gli aggiornamenti finiranno inesorabilmente con il diluirsi nel tempo.
Detto questo, basta con le rotture di palle da blogger pseudo responsabile davanti all’imminente catastrofe di due parziali in un mese e andiamo avanti con quello che è stato sicuramente il libro più bello dell’estate 2013.

colpa delle stelleTitolo: Colpa delle stelle
Titolo originale: The fault in our stars
Autore: John Green
Editore: Rizzoli
Pagine: 347
Anno: 2012

Giudizio: 5/5

Sinossi
Hazel ha sedici anni, ma ha già alle spalle un vero miracolo: grazie a un farmaco sperimentale, la malattia che anni prima le hanno diagnosticato è ora in regressione. Ha però anche imparato che i miracoli si pagano: mentre lei rimbalzava tra corse in ospedale e lunghe degenze, il mondo correva veloce, lasciandola indietro, sola e fuori sincrono rispetto alle sue coetanee, con una vita in frantumi in cui i pezzi non si incastrano più. Un giorno però il destino le fa incontrare Augustus, affascinante compagno di sventure che la travolge con la sua fame di vita, di passioni, di risate, e le dimostra che il mondo non si è fermato, insieme possono riacciuffarlo. Ma come un peccato originale, come una colpa scritta nelle stelle avverse sotto cui Hazel e Augustus sono nati, il tempo che hanno a disposizione è un miracolo, e in quanto tale andrà pagato.

Credo che il modo più preciso di definire questo libro stia nella parola “stronzo”.
Stronzo al punto che cercare di spiegare perché lo sia è qualcosa di veramente difficile, ti lascia dentro un garbuglio tale di emozioni che trovare il principio della matassa richiede uno sforzo mentale non indifferente.
Inizierò dicendo che è stata la mia iniziazione a John Green, probabilmente uno degli scrittori più brillanti che abbia avuto il piacere di leggere negli ultimi anni, e che – complice forse la copertina – non ero affatto preparata a svelare i segreti dell’universo di Hazel e Augustus. Non avevo idea che mi sarei trovata ad affrontare la delicatissima tematica dei giovani malati di cancro, né che in questa discesa attraverso i gironi della loro quotidianità sarei stata guidata da un Virgilio molto particolare. Perché Hazel è una creatura particolare – speciale – che per quanto faccia i conti con la malattia in ogni singolo istante della sua vita ha imparato ad accettarla quel tanto che basta per scherzarci su e non permettere che il macigno della sua condanna a morte – trattenuto solamente da un miracoloso farmaco sperimentale che è stato in grado di limitare il diffondersi delle metastasi – di schiacciarla completamente. Partecipa ad un gruppo di supporto perché sua madre la costringe ad andarci ed è proprio qui che incontra Augustus – o più semplicemente Gus – Waters, bellissimo ragazzo sopravvissuto ad un osteosarcoma che si è accontentato di mangiargli una gamba.
Colpa delle stelle è la storia del loro amore, oltre che la storia di quella che loro chiamano “guerra civile” tra il cancro e il corpo che lo ospita. È la storia di una ricerca, di un viaggio tanto letterale – ad Amsterdan, alla ricerca del finale mancante del loro libro preferito – quanto spirituale che li condurrà a trovare se stessi e alcune delle risposte che hanno sempre agognato, che li sospingerà delicatamente l’uno verso l’altra nella cornice di un amore così puro e limpido da spezzare il cuore.
Ma è anche una storia di dolore e sofferenza, di mancanza e paure, che raccoglie tra le righe un universo intero di esistenze raccolte attorno ad un sole nero. Una storia di cui è difficile parlare tanto quanto la sua lettura è  veloce, avvolgente, magnetica: l’ho iniziato perché ero curiosa, l’ho finita perché non ero in grado di smettere di assorbire tutte le riflessioni di Hazel, perché volevo continuare ad immaginare Gus con la sua sigaretta spenta in bocca (“Ti metti la cosa che uccide fra i denti, ma non le dai il potere di farlo.“), perché non potevo proprio farne a meno. E quando sono arrivata all’ultima riga dell’ultima pagina mi sono resa conto di aver pianto, riso, sbuffato e sorriso senza interruzione, che mai un solo capitolo si era rivelato al di sotto delle aspettative e che avevo la gola chiusa da una commozione così profonda da risultare dolorosa.
È un libro stronzo perché non ti da modo di esser pronto a tutto quello che succederà, non ti prepara alla perdita e non ti da modo di accettarla se non scendendo a compromessi con un’amarezza che è simile a quella di Hazel quando si sofferma a riflettere sulla sua condizione di bomba a mano pronta ad esplodere da un momento all’altro, condannata a ferire le persone che ama e che non può fare a meno di amare.
E quando poi esplode – perché esplode e non c’è modo di evitarlo – allora ti lascia dentro un vuoto che è difficile spiegare a chiunque non l’abbia provato, motivo per cui è un libro assolutamente da leggere e conservare con cura, un concentrato di vita da riprendere in mano proprio come Hazel e Augutus fanno con il loro libro preferito, Un’imperiale afflizione.
E ho come l’impressione che, dopotutto, John Green sia infinitamente più simpatico di Peter Van Houten.

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

5 thoughts on “Recensione: “Colpa delle stelle”, John Green.

  1. Stronzo il libro e stronza (♥️) tu che me la consigliato e non ho saputo resistere a leggerlo subito. L’ho letto tutto d’un fiato. Amato e adorato. Ho sofferto come una dannata, ma ne è valsa la pena. Mi sono sentita molto vicina a questo libro.
    Millemila stelline per questo libro e per quel gran genio di John Green.

    “Mentre leggeva, mi sono innamorata così come ci si addormenta: piano piano, e poi tutto in una volta.”

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