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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

Recensione: “Amabili resti”, Alice Sebold.

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Titolo: Amabili resti
Titolo originale: The lovely bones
Autore: Alice Sebold
Editore: E/O
Pagine: 345
Anno: 2011

Giudizio: 5/5

Sinossi
Susie è stata assassinata da un serial killer che abita a due passi da casa. È stata adescata da quest’uomo dall’aria perbene, che la stupra, poi fa a pezzi il cadavere e nasconde i resti in cantina. Il racconto è affidato alla voce di Susie, che dopo la morte narra dal suo cielo la vicenda con inedito effetto straniante. Il libro procede avvincente come un giallo: vogliamo sapere chi l’ha uccisa, cosa fa l’assassino, come avanzano le indagini, come reagisce la famiglia. Ed è Susie che ci racconta tutto questo, aumentando così la nostra partecipazione emotiva. Lei “fa il tifo” per suo padre quando, opponendosi alla svolta che hanno prese le indagini della polizia, capisce chi è il vero assassino e, pur non avendo le prove, cerca d’incastrarlo. Un romanzo che commuove senza mai indulgere a sentimentalismi. Le vite dei genitori, dei fratelli e degli amici di Susie, spezzate dalla sua tragica scomparsa, vengono raccontate con lo spirito allegro e senza compromessi dell’adolescenza. E Susie aiuterà tutti, i lettori per primi, a riconciliarsi con il dolore del mondo.

Chi ha visto il film la storia la conosce già. È familiare alla sensazione di angoscia crescente, di nodo alla gola, di ansia insostenibile che non concedono tregua, è consapevole del triste destino di Susie e ne avverte la condanna sin dal primo momento in cui la vede nel campo di granturco. Non è una film spensierato, né tantomeno una storia facile da digerire: la mancanza di speranza e salvezza per una ragazzina così giovane, tradita e brutalmente abusata da un vicino di casa, ingoiata dalla terra stessa quando il suo corpo viene gettato in una discarica assieme alla cassaforte che lo contiene, sono pugni nello stomaco che mozzano il fiato in ogni singolo fotogramma.
Il libro, se possibile, sotto questo punto di vista è peggio. Infinite volte peggio. Lo strazio della famiglia Salmon, devastata da una disgrazia che nessuno pensa possa accadere davvero, è qualcosa di insopportabile ed eternamente presente negli occhi vigili di Susie che, dall’alto del suo Cielo, veglia sui suoi cari e sul proprio assassinio. Non viene risparmiato nulla, non c’è tregua che possa permettere di respirare a fondo e allontanare l’impossibile groviglio di emozione che cresce in petto come una marea. Rabbia, disgusto, indignazione, cordoglio, tristezza. Ci è voluto più di un centinaio di pagine prima che riuscissi a leggere una manciata di righe senza sentire gli occhi pizzicare di lacrime e nonostante i miei quasi venticinque anni spesi ad affrontare storie e libri ho inzuppato la federa del cuscino (e il sedile di un regionale sulla tratta Forlì-Bologna) singhiozzando senza ritegno. Perché alla fine la morte fa questo: costringe a fare i conti con se stessi e la mancanza di chi non c’è più e ognuno ha il proprio modo di reagire. C’è chi si rinchiude in se stesso e non permette a niente e nessuno di scalfire la propria armatura di volontà. C’è chi è troppo piccolo per capire e vive nella placida, innocente convinzione che anche se le persone partono poi alla fine ritornano sempre. C’è chi non si rassegna e lotta anche quando il mondo ha smesso di farlo e ha ripreso a ruotare su un asse che però sembra terribilmente sbagliato. E c’è anche chi invece si costringe a rassegnarci e dimenticare, perché incapace di accettare l’assenza e pur di fuggire dall’orrore di una realtà ineluttabile finisce col fuggire persino da se stesso. E in tutto ciò Susie guarda, Susie veglia, Susie disperatamente cerca di aiutare e asciugare le lacrime, di indicare la via, Susie cerca risposte e racconta a noi se stessa, la piccola splendida persona che era, la bozza confusa della donna che sarebbe diventata e che non potrà mai diventare.
Mai scontato, mai banale, mai meno che struggente, Amabili resti è un altro libro stronzo. Stronzissimo e bellissimo, violento nell’estrema nitidezza con cui fotografa impietoso i limiti e le debolezze umane, mandandoci in pezzi e ricomponendoci a suo piacimento in una pace che si fa inseguire per trecento e passa pagine, ingiusta e al tempo stesso necessariamente imprendibile, maturata nella tristezza e nell’abbandono, nella miseria e nel dolore, cullata dalle nostre lacrime e dalla nostra amarezza.
Non ho sorriso, leggendo, non una volta. Ma ho sentito la pelle formicolare di tensione, lo stomaco aggrovigliato d’ansia, ho avuto in bocca l’amarezza e bruciato di una rabbia che sarebbe stata più legittima in un familiare di Susie che non in una studentessa con un ebook tra le mani. Non l’avrei creduto possibile, ripensando al film. E se neppure voi credete si possa stare fisicamente male per della carta stampata allora questo è il libro che fa per voi. Leggetelo, divoratelo o centellinatelo come più preferite: che diate tempo alle parole di fluire dentro di voi o che cerchiate disperatamente di evitarlo trattenendo il respiro, sono pronta a scommettere che non riuscirete ad evitare il diluvio.
Ci sono temporali da cui è impossibile sfuggire. Questo è fatto di carta, inchiostro, ossa e sangue. Ma ovunque voi siate vi prenderà e sarà tremendo. Ma quando poi tornerà il sole, la sua carezza luminosa sarà quanto di più bello avrete mai provato nella vita.
Provare per credere.

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

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