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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

Recensione: “Luna”, Julie Anne Peters.

1 Commento

Titolo: Luna
Titolo originale: Luna
Autore: Julie Anne Peters
Editore: Edizioni Giunti – Collana Y
Pagine: 384
Anno: 2010

Giudizio: 4/5

Sinossi
Regan, fin da piccola, ha sempre saputo che suo fratello Liam era diverso dagli altri. Liam ha sedici anni. È alto, bello, muscoloso e corteggiatissimo ma la verità è che si sente una ragazza intrappolata dentro un corpo da ragazzo. Regan è l’unica condividere questo segreto con Liam – o Luna come preferisce farsi chiamare – che ogni notte in camera della sorella si trasforma con trucchi e vestiti da ragazza nel suo alterego femminile. All’insaputa dei genitori, una madre troppo occupata nella sua professione di wedding planner e un padre frustrato da un lavoro rutinario, Regan si trova da sola a dover aiutare e sostenere il fratello (quasi una sorella) nel difficile percorso verso la trasformazione. Ma anche per Regan è il momento del cambiamento e quando, durante una lezione di chimica, un ragazzo appena trasferito nella sua scuola, si accorge di lei, insieme ai primi turbamenti del cuore arrivano anche le complicazioni che l’avere un fratello trans comporta.

C’era qualcosa nell’aria, questo fine settimana, qualcosa che mi ha detto di scegliere questo libro cercato con tanta foga e poi mai affrontato. Forse era qualcosa di inconscio, una sensazione sotto pelle che diceva di aspettare, suggeriva una pazienza che non ho, bisbigliava che il momento c’era quasi ma mai davvero, ma la verità è che questi giorni appena trascorsi sono stati la cornice perfetta per questa lettura tanto a lungo rimandata. La polvere è venuta via in fretta, così come ogni mia possibile incertezza nell’affrontare un tema tanto delicato. Perché la lotta quotidiana di una ragazza prigioniera in un corpo di ragazzo è qualcosa di delicatissimo, che mai prima di Luna ho incontrato nella letteratura per ragazzi – né tantomeno in quella per adulti -, qualcosa che va affrontato con cautela e con il giusto timore di non rischiare una vuota superficialità che sminuisca una realtà difficilissima.
Luna è una ragazza che passa le notti a tentare di far collimare la percezione che ha di sé con quello che è invece il suo corpo: ruba i trucchi alla sorella, si specchia solo e soltanto nello specchio della sua stanza, custodisce se stessa in uno scrigno delle meraviglia nascosto in una camera vuota, impersonale, accantonata. Luna è libera solamente quando nessuno la può vedere, racchiusa nell’abbraccio di poche pareti e con pochissime possibilità di poter resistere – ancora – all’esterno del proprio bozzolo. Perché al di fuori Luna è Liam, scapestrato dall’intelligenza spaventosa, croce del padre che, pur fiutando le avvisaglie di una diversità quasi impensabile ma sicuramente annunciata, desidera unicamente che suo figlio possa essere come lui. Regan è l’unica custode del suo segreto, sua complice, e suo è lo sguardo attraverso cui guardiamo Liam combattere le sue guerre per diventare Luna alla luce del sole, giorno dopo giorno. Sullo sfondo, una madre completamente assente perché troppo assorbita dalla propria carriera, una figura che – al limite della codardia – finge di non vedere, non sapere, e sceglie di non essere mai davvero presente per la sua famiglia.
Ma c’è molto di più, al di là delle impressioni. Luna è il ritratto di una famiglia molto più normale di quel che si potrebbe pensare, così distante dallo stereotipo della famigliola americana da emergere con la prepotenza di uno schiaffo dalle pagine che la raccontano; così come Regan non è la santa Mary Sue che tutto sopporta senza colpo ferire. C’è tanta umanità, in questo libro, e una normalità talmente genuina da rendere lo straordinario ordinario: non è difficile schierarsi al fianco di Luna nella sua battaglia per la transizione, così come capire e giustificare le paure di Regan che forse porta un peso che va ben al di là di quanto le sue giovani spalle possano sostenere. Tra una pagina e l’altra si alternano le simpatia, uno per una e ora per l’altra ragazza, entrambe alle prese con le proprie problematiche e le proprie vite da rimettere insieme.
Personalmente non mi son sentita di biasimare né l’una né l’altra: Luna per aver imposto, con urgente prepotenza, le proprie necessità alla sorella e Regan, per non esser stata in grado di accettare a pieno la decisione del fratello se non che nelle ultime, tenerissime, pagine. Maturare, crescere, imparare… son tutte cose che richiedono si sbagli, si proceda a tentoni, ci si scontri contro mura di pregiudizi e luoghi comuni, stereotipi e banalità. Questa storia parla proprio di questo, di due percorsi paralleli che portano all’accettazione, superando un’infinità di ostacoli che – sotto sotto – non sono poi così diversi da quelli che ogni adolescente si trova ad affrontare nel suo percorso verso la maturità. Forse vivere la vicenda con gli occhi di Luna avrebbe reso il racconto più particolare, ma non ho mai trovato che il punto di vista di Regan limitasse in qualsiasi modo la comprensione di un quadro dalle sfumature infinite. Di fatto, l’unico motivo per cui non do a questo libro cinque punti su cinque è perché alcuni aspetti di Luna – reminiscenze di Liam, potrebbe dire qualcuno, se non fosse che da subito viene fatto presente che Liam non è mai stato un bambino se non nell’aspetto – mi hanno lasciata piuttosto perplessa, come le capacità di programmatore o l’assoluta incapacità di controllarsi se nelle vicinanze di abiti femminili, accessori e trucchi. Soprattutto quest’ultimo aspetto, soprattutto nel contesto di assoluta segretezza e rigore (tutto, dalla stanza al baule dove nasconde gli abiti da donna, è controllato e protetto da allarmi e sistemi di sicurezza) in cui viene inserita questa totale mancanza di controllo liquidata poi con un “non posso farne a meno” che in più di qualche occasione innervosisce. Una specie di dipendenza da abiti/accessori/trucchi che porta Regan a perdere il lavoro, da lei considerato come l’unica fuga da una realtà che le pesa più di quanto non sia disposta ad ammettere.
Difficile recensire questo libro, non lo nego, quasi quanto è stato facile divorarlo nel sole di sabato pomeriggio. Consigliato, sicuramente, per la straordinaria capacità che le parole hanno di rapire la mente e non concedere tregua, assieme ad una generosa dose di indulgenza che io per prima ho dovuto rincarare; è facile dimenticare, in fondo, che i due protagonisti non sono che ragazzini alle prese con qualcosa di molto più grande di loro.
Quel che è certo è che vale davvero al pena leggerlo, se non altro per l’unicità della tematica trattata.

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

One thought on “Recensione: “Luna”, Julie Anne Peters.

  1. Hai un modo di raccontare i libri che boh, voglio questo libro ORA.

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