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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

Recensione: “L’Accademia dei vampiri”, Richelle Mead.

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Titolo: L’Accademia dei vampiri
Titolo originale: Vampire Accademy
Autore: Richelle Mead
Editore: Rizzoli
Anno: 2007
Pagine: 432

Giudizio: 4/5

Sinossi
Lissa Dragomir, principessa Moroi e vampiro mortale, dev’essere protetta a tempo pieno dalle minacce degli Strigoi, i vampiri più pericolosi, quelli che non muoiono mai. La sua migliore amica e custode, Rose, è una Dhampir, un incrocio tra un vampiro e un umano. Rose e Lissa, dopo due anni di fuga dal loro mondo per assaggiare un po’ di realtà, vengono intercettate e riportate a St. Vladimir’s, l’Accademia dei Vampiri in cui dovrebbero studiare:dovrebbero, perché in realtà tra balli e innamoramenti, flirt con gli alunni più anziani e i fascinosi tutor e i conflitti sempre aperti con gli insidiosi Strigoi, tutti hanno pochissimo tempo per pensare ai libri.

Lo ammetto, le storie ambientate in contesti scolastici sono il mio punto debole. Se poi, come è successo per Harry Potter, mi fanno pure rimpiangere il non aver mai studiato in un collegio, ecco che il patatrac è servito.
Il fatto che questo romanza si svolga interamente all’interno di un’accademia mi predispone particolarmente bene nei suoi confronti, per quanto all’inizio il tutto sembri molto, molto, molto discutibile. Voglio dire, siamo in questo presente dove Moroi – vampiri buoni – e Strigoi – vampiri caduti – esistono pressoché all’oscuro degli esseri umani – con l’eccezione dei Donatori che, alla stregua di tossicomani, cedono spontaneamente il proprio sangue in cambio del piacere del morso in sé – e combattono tra loro una guerra per la sopravvivenza e l’estinzione reciproca. Nel mezzo i Dhampir, i Guardiani, mezzi vampiri e mezzi umani, sull’orlo dell’estinzione più di quanto non lo siano i loro nobili protetti. Le dinamiche tra razze, chiarissime e inequivocabili per quanto riguarda Moroi e Strigoi, si fanno complicate quando si viene a Dhampir e Moroi: i primi hanno bisogno dei secondi per riprodursi e assicurare la sopravvivenza della loro specie, mentre i secondi hanno bisogni dei primi per sopravvivere alla minaccia Strigoi, nonostante godano del dono della magia che da sola basterebbe a proteggerli – non fosse per un codice morale rigidissimo che impedisce loro di utilizzare i propri poteri per attaccare. La cosa buffa è che questo stesso codice morale permette tranquillamente loro di guardare i Dhampir dall’alto verso il basso, e abusare di questa posizione di dominanza del tutto ingiustificata fino ad abusare delle loro donne, marchiandole come “squaldrine del sangue”, approfittando del loro bisogno di maschi Moroi per permettere all’intera specie di continuare ad esistere. None sense. Ma fa parte delle regole del gioco, quando si legge un libro, accettare quello che  per noi è inaccettabile: una volta superato lo scoglio iniziale, si smette di trovare inconcepibile tutta questa situazione – del resto se fossimo stati noi educati a ritenere giusto quello che oggi ci appare come sbagliato, niente di tutto ciò suonerebbe così bizzarro. Non si tratta neppure di un compromesso cui scendere, quanto piuttosto un cambio di prospettiva da abbracciare.
Si chiama Rose Hathaway, la Dhampir che ci accompagna nell’insidioso mondo della Saint Vladimir Academy, Guardiana della bellissima – e quasi del tutto inutile, insignificante, noiosa e prevedibile – Vasilia “Lissa” Dragomir, sua migliore amica e ultima discendente di una delle dodici casate reali dei Moroi. Al contrario della sua compare, Rose non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, non ha paura di nessuno e affronta ogni maledetta situazione a testa alta, con la giovanile presunzione di essere sempre nel giusto e non poter sbagliare. Orgogliosa, testarda, sicura di sé, piace e sa di piacere – le piace, piacere, e non ne fa un mistero con nessuno e non è disposta ad accettare che le si dia della poco di buono solo per questo, cosa che me la rende estremamente simpatica -, è lei che si è occupata della sopravvivenza della sua protetta per i due anni in cui sono state lontane dall’Accademia poco prima che una squadra di guardiani le trovasse e riportasse indietro. Di fatto le due hanno un rapporto un po’ univoco, così come lo è il Legame che le lega: laddove solo Rose è in grado di percepire le emozioni di Lissa e scivolare nella sua mente, solo a Lissa è concesso di far carico dei propri problemi sull’amica. Troppo fragile, troppo delicata, la principessa Moroi neppure se ne rende conto ma la sua Guardiana è la prima a trattenersi, quando si tratta di condividere qualcosa, per paura di poterla ferire. Di fatto è un’idea di amicizia che più volte mi ha spinta a chiedermi fino a che punto Rose potesse essere in grado di mettersi da parte e sacrificarsi costantemente solo per non urtare l’eccessiva, preoccupante sensibilità della sua protetta imputabile presumibilmente al suo rarissimo potere – la guarigione.
Rose tuttavia non è l’unico guardiano assegnato a Lissa: incaricato di garantire la sicurezza della principessa troviamo anche Dimitri Belikov, aka la mia prima cotta letteraria dopo molto, molto, moltissimo tempo. Da secoli non mi capitava che un personaggio maschile mi prendesse così tanto, al punto da far sembrare tutto questo mio trasporto meramente irrazionale. Dimitri è controllato, fermo, rigoroso. Ma sa essere anche dolce, accorto, insospettabilmente premuroso. Va da sé che la nave del DimitrixRose ha lasciato questo porto dal primo momento in cui i due si sono guardati e che per il genere di libro di cui stiamo parlando è quasi inevitabile aspettarsi o un lieto fine stucchevole o un dramma di quelli che piacciono a me, di sentimenti che consumano e relazioni proibite. Ma proibite non nel senso di clandestine, proibite nel senso di stroncate sul nascere nonostante tutto l’amore e l’attrazione possibili e immaginabili. La Mead, molto intelligentemente, ha optato per la seconda possibilità – fatto per il quale le sono eternamente debitrice, da brava appassionata di storielline strappalacrime/strappacuore.
Si potrebbe dire che si tratta di un triangolo, in un certo senso, che vincola Rose ad una scelta tra l’amore e il dovere, tra l’uomo di cui è innamorata e la sua migliore amica. E in tutto ciò, sullo sfondo della Saint Vladimir’s Academy si avvicendano numerosi personaggi, più o meno buoni e più o meno cattivi, più o meno interessanti e più o meno banali, così come potrebbe accadere in un collegio vero. Ci sono gli emarginati, i popolari, gli invisibili e quelli che neppure vale la pena citare, e tutti quanti coesistono in un microcosmo straordinariamente ristretto, dove non mancano gli incidenti scabrosi e i colpi di scena.
L’Accademia dei vampiri è uno Young Adult godibilissimo che del filone vampiresco offre uno spiraglio forse inedito. Niente a che vedere con i drammi melensi alla Twilight o le attrazioni senza scampo de La Confraternita del pugnale nero: qui ci sono adolescenti costretti a diventare adulti troppo in fretta e altri che invece vengono incoraggiati a giocare ai grandi senza mai esserlo davvero; ci sono adulti che hanno votato la propria esistenza ad uno scopo e quello perseguono, nel bene e nel male, sullo sfondo di un mondo racchiuso in una bolla di protezioni magiche, all’esterno delle quali tutto è confuso e poco chiaro, estraneo a chi non lo abbia mai vissuto veramente. C’è qualcosa, in questo libro, di assolutamente surreale, di fittizio; un’atmosfera che spolvera la trama di magia e rende accettabile ogni piccola incongruenza, un non so che di straordinario che cattura l’attenzione e tiene incollati alle pagine del libro fino alla conclusione, lasciando poi una sensazione di incompiutezza che spinge per cercare il secondo volume, e poi il terzo, e così via sono alla conclusione. Nel mio caso potrebbe essere Dimitri, o la mia imbarazzante passione per le storielline da poco ma straordinariamente sofferte. Forse è l’ingenuità di una scrittura semplicissima, o la schiettezza dei pensieri di Rose che poco si curano di filtrare o mediare il suo essere una spaccona orgogliosa. Non saprei, ma la verità è che non ho saputo smettere di leggere fino a quando non sono stata costretta e che mi sono goduta la lettura dalla prima all’ultima pagina.
Niente a che vedere con i miei libri stronzi – è un po’ che non ne trovo, in effetti, quale consiglio? -, lasciate perdere se cercate qualcosa che vi lasci il segno dentro. Ma se vi accontentate di una fuga dal mondo vero, se una manciata di ore nel caldo abbraccio del sole primaverile vi rendono felici, allora fate un tentativo: prendetelo, e stendetevi su un prato. Vi farà compagnia, a modo suo, e se glielo permetterete vi stupirà. Che in fondo, non è poi una prospettiva così terribile, no?

PS: recentemente è uscito il film tratto da questo libro, qui potete vedere il trailer. Da brava fan mi sono fatta abbindolare principalmente dall’idea di poter squittire felice ad ogni inquadratura di Dimitri, per l’amor del cielo non commettete lo stesso errore! Al di là di una discutibile scelta degli attori, è l’ennesimo caso di adattamento che fa scempio della trama originale, svuotandola e rimaneggiandola senza alcun rispetto per quello che era il disegno originale. Ancora non mi spiego come si possibile che un’autore possa acconsentire a stravolgimenti di questo tipo.

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

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