Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

Recensione: “Beastly”, Alex Flinn.

Lascia un commento

Good morning sunshines! Quale modo migliore di iniziare questa nuova settimana, se non con una recensione nuova di pacca? Non so voi, ma a me la primavera appiccica addosso un buon umore quasi fastidioso, di quelli che neppure la prospettiva di passare almeno sei ore in facoltà riesce ad intaccare. Che dire? Speriamo duri, come il sole che in questo momento piove sulla mia scrivania sommersa di libri e appunti.

Titolo: Beastly
Titolo originale: Beastly
Autore: Alex Flinn
Editore: Giunti
Pagine: 304
Anno: 2007

Giudizio: 3/5

Sinossi
Kyle Kingsbury è ricco, bello e popolare. A scuola è considerato quasi un dio, è abituato a prendersi gioco di tutti e quando arriva Kendra, una ragazza bruttina ed emarginata, decide di farle un terribile scherzo. Non può sapere che lei, una strega sotto mentite spoglie, lo maledirà per la sua cattiveria, tramutandolo in una bestia.
Orribilmente deturpato, Kyle è costretto a vivere isolato nell’appartamento-prigione in cui il padre, un noto personaggio televisivo, l’ha confinato per nasconderlo. A fargli compagnia, solo Magda, la governante, e Will, un insegnante privato. Due anni: questo il tempo che Kyle ha per spezzare l’incantesimo, e l’unico modo è innamorarsi ed essere riamato. Altrimenti rimarrà così per sempre.
Dopo un anno di solitudine e fallimenti, Kyle comincia a cambiare, non è più il ragazzo prepotente, viziato, materialista di una volta e, quando ormai ogni speranza sembra perduta, un ladro, sorpreso in casa e disposto a tutto pur di passarla liscia, gli consegna la figlia, Linda, in cambio del suo silenzio. La ragazza è l’ultima possibilità per Kyle di rompere l’incantesimo prima che scada il tempo.

Se come me pensate che da questo libro sia stato tratto l’omonimo film, dove una Vanessa – Mary Sue – Hudgens e un innegabilmente bellissimo ma un pelo plastificato Alex Pettyfer prendono la bellissima fiaba che La Bella e la Bestia è e la stracciano in minuscoli pezzettini, allora come me avete sbagliato. Non ho idea da dove sia uscito l’orrore su pellicola per il quale ho investito cinque euro e circa due ore della mia vita (ottenendo in cambio solo una vagamente disgustata delusione), né se il fatto che faccia così schifo dipenda in gran parte del terribile doppiaggio che gli è stato appioppato, MA! il libro è tutt’altra storia. Letteralmente.
Prima di tutto, Kyle Kingsbury non si trasforma in una specie di pseudo punk dai tatuaggi improbabili e la pelata, ma in una bestia molto più simile – e consona – alla tradizione. Zanne, pelliccia, artigli… il bello ma insopportabile adolescente convinto che l’unica cosa importante nella vita si becca il pacchetto completo, senza sconti. In un paio di occasioni arriva persino ad ululare alla luna e no, non me lo sto inventando, la serra non la costruisce per Lindy – che di fatto è una ragazzetta bruttina, con i capelli rossi e i denti storti (Vanessa Hudgens è tutto tranne che bruttina) – ma per se stesso. Non coltiva le rose perché piacciono a lei, inizia a farlo ben prima, e in un momento in cui sembra aver abbandonato ogni speranza di poter tornare come era – e non chi era – prima dell’incantesimo: il giardino dietro casa, murato e decisamente diverso dal giardino sul tetto del film, si trasforma da semplice hobby a ragione di vita, l’unica cosa che ancora abbia un qualche significato per Kyle che inizia, man mano che la sua trasformazione sembra delinearsi come permanente, a staccarsi da tutto ciò che è il suo passato. Rinuncia al suo nome, scegliendone uno nuovo – Adrian – e con il sostegno di un tutore cieco e una domestica – gli unici due personaggi che, per un motivo o per l’altro, sono in grado di tenergli testa – lentamente accetta ciò che gli è capitato. Lindy, in un certo senso, gli precipita tra capo e collo un po’ per caso.
Vero, la incontra al balle e le regala la rosa che la sua accompagnatrice ha platealmente schifato. Vero, la spia per qualche periodo attraverso lo specchio magico. Tutto vero. Ma è una coincidenza che sia proprio il padre di Lindy a fare irruzione in casa sua e cedere, in maniera a dir poco inverosimile, la figlia in cambio della propria libertà. Ma del resto il libro è molto più fedele alla fiaba originale rispetto al film, motivo per cui – sebbene le motivazioni varino lievemente – non c’è troppo da stupirsi che determinate situazioni appaiano superficiali, o poco credibili rispetto al contesto in cui sono incorniciate: Alex Linn ha tentato di modernizzare il racconto originale cercando di rispettarne le peculiarità il più possibile. Di fatto questo ha reso piuttosto sterili i personaggi secondari e, complice uno stile di scrittura piuttosto asciutto e semplice, persino Kyle/Adrian risulta perdersi sullo sfondo della vicenda. Ma proprio perché stiamo parlando di una fiaba – dettaglio che non va mai perso di vista -, non c’è da aspettarsi nulla di diverso. Beastly è un libro parco di introspezione, concede quel che vuol concedere e solo al fine di raccontare la metamorfosi di un ragazzo  che da bello fuori ma brutto dentro si ritrova brutto fuori e riscopre bello dentro. Tutto, ogni singola cosa, in questo libro ruota attorno al valore ingannevole delle apparenze. Invita a non giudicare, a non fermarsi ad un primo sguardo, a cercare oltre le pieghe e le ferite superficiali per scoprire chi realmente si cela dietro un nome, un bel volto, un bel corpo. Lindy, che sfugge al suo destino di Mary Sue conclamata solo in virtù del suo esser bruttina, in questo è maestra ed è lei, più di chiunque altro, ad insegnare ad Adrian ad accettarsi – al punto che poi lui, per amore, accetterà di rinunciare alla sua unica possibilità di ritornare al suo aspetto originario, concedendole la libertà.
Niente di nuovo, insomma, dalla fiaba originale. Questo è il punto, questo è quello che vorrei dire a tutti quelli che hanno trovato questo libro vuoto, mal scritto, deludente: hanno ragione, quelle persone, Beastly non è il capolavoro del secolo né un libro destinato a segnare la storia della letteratura. Non chiede di esserlo, non aspira ad esserlo – è una rivisitazione, punto e basta. Avrebbe potuto offrire numerosi spunti di approfondimento, come ad esempio la negligenza di un genitore possa influenzare la vita del figlio dal momento che tanto Kyle quanto Lindy hanno in comune il fatto di esser cresciuti da soli, abbandonati a se stessi o costretti a sobbarcarsi pesi ben al di sopra delle proprie capacità. Avrebbe potuto, si, ma non ha voluto. Perché una fiaba non si preoccupa di indagare le implicazioni sociologiche, non vuole essere una rappresentazione fedele e coerente del mondo grigio che ci circonda. Una fiaba parla di magia, parla d’amore, parla di percorsi da affrontare assieme ai personaggi che racconta – e se questo era lo scopo di Alex Flinn, allora ci è riuscita.
Tre stelle, perché ingranare è stato davvero davvero davvero faticoso. Affrontare la mente di Kyle si è dimostrato insopportabile, quasi quanto i pensieri di Adrian, al contrario, scappavano via più in fretta di quanto io riuscissi a leggere. Leggetelo, se avete voglia di credere al vero amore e alla magia, se siete disposti a indulgere a tutte le piccole incoerenze, se siete in grado di abbandonarvi con fiducia alle svolte della trama. Se non siete in grado, invece, ve lo dico con il cuore in mano: lasciate perdere.

Annunci

Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...