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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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Il Club del Libro: “Il labirinto”, James Dashner.

Si, lo so, è trascorsa un’imbarazzante quantità di giorni dall’ultimo aggiornamento. Cosa è successo? Fondamentalmente un sacco di cose: si sta concludendo questo primo anno di magistrale e pare che tutti i professori si siano messi d’accordo per impedirmi di godere di queste prime, stupende giornate quasi esistevi. Un lavoro di gruppo qui, un’intervista là, una relazione subito dietro, il primo esame due giorni fa… maggio mi si è schiantato addosso con una velocità spaventosa e di punto in bianco mi son resa conto di tutto quello che è rimasto in sospeso. Come questo blog, coff. Il lato positivo è che tra le mille cose da fare ce ne è stata una che ha reso i miei lunedì qualcosa di diverso dal solito incubo: il Club del Libro. Ogni inizio settimana è stato scandito da nuovi capitoli da leggere e l’immersione, davanti ad una tazza di caffellatte, in un universo che ci ha colpite più di quanto non potessimo immaginare.
Per quel che mi riguarda, prima di lasciare la parola ad alcune delle mie compagne di lettura, è stata un’esperienza bellissima. Non solo per l’aver trovato persone che, come me, amano leggere e non hanno paura di passare il venerdì sera sotto le coperte, con un pigiama con i gufi, a leggere. Persone lette in altre contesti, conosciute per altri motivi, e poi unite un po’ per caso in un piccolo gruppo che spero rimanga a farmi compagnia per molti altri lunedì, con cui squittire o strillare perché non siamo state in grado di diluire i capitoli nel tempo e, puntualmente, il mercoledì siamo state costrette a trovare qualcos’altro da leggere per rispettare le scadenze. Fortuna per noi, abbiamo già una lunga lista di libri in attesa e giusto ieri abbiamo dato il via alla seconda lettura collettiva proprio con il seguito, The scorch trials  – quindi, bando alle ciance, diamo a quello appena concluso lo spazio che merita.

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Citazione: “Le coincidenze dell’amore”, Colleen Hoover.

“Sky, a cosa stavi pensando?” mi guarda in silenzio, in attesa di risposta. Dopo qualche secondo ricomincia ad affettare il pomodoro.
“Mi prometti di non ridere?”
Socchiude gli occhi e pondera la mia domanda, poi scuote la testa. “Ti ho detto che ho promesso di essere sempre e solo onesto, perciò no. Non posso promettere di non mettermi a ridere, perché tu sei parecchio buffa e non so, in caso, se potrei trattenermi.”
“Perché devi rendermi sempre la vita così difficile…”
Lui mi sorride, ma non risponde. Continua a fissarmi come se mi stesse sfidando a rivelare ciò che davvero mi passa per la testa.
“Okay, va bene, ” raddrizzo la schiena e prendo un profondo respiro e poi confesso tutto d’un fiato. “Non sono un granché brava con tutta questa storia dell’appuntamento, ma so che di qualsiasi cosa si tratti è più che vedersi fra amici e avere questa consapevolezza mi fa pensare a quando tu, più tardi, dovrai andartene e allora chissà se vorrai baciarmi oppure no, perché io non sono il tipo di persona a cui piacciono le sorprese, perciò non riesco a smettere di sentirmi a disagio visto che io vorrei baciarti e potrà sembrare anche presuntuoso da parte mia, ma penso che anche tu vorresti baciarmi e dunque ho pensato che sarebbe molto più facile se ci portassimo avanti e lo facessimo subito, così tu puoi tornare a cucinare e io posso smettere di pensare agli ipotetici sviluppi della nostra serata.”
Arrivo in fondo alla frase praticamente senza più aria nei polmoni.
Non so bene quando, ma ad un certo punto della tirata lui ha smesso di fare quel che stava facendo. Mi guarda a bocca aperta. Io espiro lentamente, pensando che da un momento all’altro se ne scapperà a gambe levate. E se lo facesse, io lo capirei.
Lui posa il coltello e punta le mani sul banco, senza mai smettere di fissarmi negli occhi. Io intreccio le dita e attendo la sua reazione. Non c’è altro che possa fare.
“Questa” dice con enfasi “era la frase tutta attaccata più lunga che abbia mai sentito in vita mia.”


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Citazione: “Allegiant”, Veronica Roth.

Quando il suo corpo rimbalzò per primo sulla rete, tutto quello che fui in grado di registrare fu una macchia grigia. La aiutai a districarsi dalla rete e sentii la sua mano piccola ma calda. Un attimo dopo lei era davanti a me, bassa e minuta, semplice, ordinaria sotto tutti i punti di vista.
Tranne per il fatto che era stata la prima a saltare.
La Rigida era saltata per prima.
Neanche io ero saltato per primo.
Aveva occhi così seri, così risoluti.
Bellissimi.