Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

Il Club del Libro: “Il labirinto”, James Dashner.

1 Commento

Si, lo so, è trascorsa un’imbarazzante quantità di giorni dall’ultimo aggiornamento. Cosa è successo? Fondamentalmente un sacco di cose: si sta concludendo questo primo anno di magistrale e pare che tutti i professori si siano messi d’accordo per impedirmi di godere di queste prime, stupende giornate quasi esistevi. Un lavoro di gruppo qui, un’intervista là, una relazione subito dietro, il primo esame due giorni fa… maggio mi si è schiantato addosso con una velocità spaventosa e di punto in bianco mi son resa conto di tutto quello che è rimasto in sospeso. Come questo blog, coff. Il lato positivo è che tra le mille cose da fare ce ne è stata una che ha reso i miei lunedì qualcosa di diverso dal solito incubo: il Club del Libro. Ogni inizio settimana è stato scandito da nuovi capitoli da leggere e l’immersione, davanti ad una tazza di caffellatte, in un universo che ci ha colpite più di quanto non potessimo immaginare.
Per quel che mi riguarda, prima di lasciare la parola ad alcune delle mie compagne di lettura, è stata un’esperienza bellissima. Non solo per l’aver trovato persone che, come me, amano leggere e non hanno paura di passare il venerdì sera sotto le coperte, con un pigiama con i gufi, a leggere. Persone lette in altre contesti, conosciute per altri motivi, e poi unite un po’ per caso in un piccolo gruppo che spero rimanga a farmi compagnia per molti altri lunedì, con cui squittire o strillare perché non siamo state in grado di diluire i capitoli nel tempo e, puntualmente, il mercoledì siamo state costrette a trovare qualcos’altro da leggere per rispettare le scadenze. Fortuna per noi, abbiamo già una lunga lista di libri in attesa e giusto ieri abbiamo dato il via alla seconda lettura collettiva proprio con il seguito, The scorch trials  – quindi, bando alle ciance, diamo a quello appena concluso lo spazio che merita.

Federica

Di questo libro potrei parlare per ore. E’ stato un piacere immenso leggero. Tra fantascienza distopica, azione e giusto un accenno di romance sul finale, il nostro James Dashner racconta una storia avvincente e a volte pure ironica (soprattutto dalle espressioni usate dai ragazzi: “Sei un pezzo di sploff”). Il modo di scrivere con tanti dettagli ma nulla di superfluo dell’autore, mi hanno incantato, sono riuscita ad immedesimarmi perfettamente in Thomas, vedevo quello che vedeva lui, provavo quello che provava lui e pensavo come lui. Ho apprezzato ogni singola parola, tutto era al posto giusto, niente era sbagliato.
Sono rimasta assolutamente affascinata da questo misterioso labirinto senza via d’uscita, dai muri che si spostano, dal modo di vivere di questi poveri ragazzi che sono stati privati della loro memoria e buttati in questa Radura come cavie. La cosa più inquietante di questo libro, è la cosa che a me è piaciuta di più in assoluto: i Dolenti. Queste marchingegni animati che tanto spaventano i Radurai, Dashner riesce a descriverli in maniera divinamente infernale, che penso di avere gli incubi su di loro ancora per un po’.
Sarò sincera, non mi aspettavo che questo libro mi prendesse così tanto. Era da un po’ che ne sentivo parlare ma avendo visto il trailer non mi entusiasmava molto l’idea di leggerlo (soprattutto per gli attori che sono stati scelti per interpretare alcuni personaggi di questo libro), ma poi con Chiare e Cecilia abbiamo deciso di fare sto benedetto Club del Libro ed è venuto fuori questo libro che mi ha totalemente sconvolto. Riprova del fatto che bisogna dare un’occasione a tutto.
Ci tengo a dire un’altra cosa, sono felice di aver “conosciuto” persone come la Chiara, la Cee, la Sil e la Vero, perchè è bello avere qualcuno con cui parlare di libri.

Chiara

Da dove cominciare? Tralasciando il mio smodato amore per le distopie, gli scenari post apocalittici e tutto quello che mi assicura una considerevole quantità di dramma – cosa che AMO alla follia solo quando si tratta di pellicola e carta stampata, essendo una persona che al primo segno di pericolo sprofonda nel panico più totale – ho bramato di poter metter le mani su questo libro dal giorno in cui ho visto il trailer del film. Kaya Scodelario e l’idea di un gruppo di adolescente intrappolati all’interno di un labirinto mi sono sembrati un valido argomento per trasformarmi a mia volta in una adolescente fuori controllo. E avevo ragione: questo libro è fenomenale. Non è niente di quello che ci si può aspettare, non ha nulla che possa ricondurlo al filone distopito YA che sta spopolando negli ultimi due anni, è una piccola gemma che cattura l’attenzione del lettore e lo costringe a tenere il naso incollato alle pagine nella speranza di scovare una briciola di speranza o un barlume di comprensione. E niente di tutto questo accade. MAI. Dalla prima all’ultima riga di questo romanzo non si fa che brancolare nella stessa nebbia che avvolge i Radurai, imparando a conoscerne le abitudini, rispettando le stesse regole che loro si son dati nella loro piccola e funzionale società. Ma nel momento in cui questa collassa, assieme ad ogni loro certezza, ecco che improvvisamente ci si rende conto di essere tutti dei Radurai, completamente impreparati a quello che accadrà, senza una sola maledetta certezza su quello che potrebbe accadere. Thomas, Teresa, Chuck, Newt, Alby, Mihno (il mio bellissimo e amatissimo Mihno!) diventano così familiari che i loro dolori, la loro confusione, la loro rabbia finiscono con il diventare personali in una maniera che poche volte ho sperimentato; si impara persino a parlare come loro e a pensare come loro – ed è stata forse una delle cose più divertenti della lettura, il commentarla tra di noi con le espressioni dei personaggi che andavamo spiando. E questo, nell’inquietante cornice di un Labirinto che ogni notte si trasforma e si popola di creature spaventose, terribili, che cigolano e rotolano per i corridoio bui andando a caccia di qualcosa che, nel segreto della mia camera, più di una volta mi son ritrovata a sperare di non essere io.
James Dashner ha fatto un lavoro eccezionale, costruendo il suo libro in maniera tale che niente fosse mai scontato e che nel momento in cui si ha l’impressione di aver capito come si gioca la partita salta fuori che le regole, in realtà, non le si hanno mai davvero indovinate. La sua scrittura è veloce, non si perde in chiacchiere, ed evoca un mondo tridimensionale, che emerge con terrificante chiarezza sin dalle prime frasi che, assieme, a Thomas, risalgono velocissime dalle viscere della terra alla Scatola, la porta che – una volta aperta e aperta – non permetterà più di tornare indietro. “If you ain’t scared… you ain’t human,” viene detto ad un certo punto. E su questo, miei cari Pive, mi ci posso giocare tutta la faccia di caspio che ho: vi splofferete nelle mutande, più di una volta, e nonostante tutto sarete dei Fagio felici di avercela fatta. 

https://twitter.com/iltempodivivere - selfie non pervenuto, ma aspettiamo pazientemente! -

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– selfie non pervenuto, ma aspettiamo pazientemente! –


Cecilia

Quando un libro ti immerge nelle situazioni descritte, ti fa correre col cuore in gola ad ogni passo, ti fa sentire la stanchezza profonda alla fine di ogni giornata trascorsa nella Radura, ti porta ad affezionarti a chi viene descritto pur non conoscendone che il soprannome e quel che di sé emerge e mostra nel rapporto con gli altri; quando il senso di angoscia dei suoi protagonisti di fronte agli enigmi senza fine diventa tuo a tal punto che, costo l’aumentarlo e non riuscire a prender sonno di conseguenza, non riesci a staccare gli occhi dalle sue pagine nella speranza di riuscire a tirar le fila del bandolo di una matassa ingarbugliata in maniera magistrale; quando lo stile di un autore riesce a farti vivere il sollievo di un pericolo scampato, scaraventarti nell’angoscia più totale nell’attraversare i corridoi di un labirinto tetro e pieno di insidie, senza sapere cosa ti attende dietro l’angolo… Direi che ha raggiunto e superato pienamente ogni obiettivo che ci si potrebbe prefissare nell’aprirlo alla prima pagina.

Il labirinto è un intricato rebus, una matrioska di rivelazioni e scoperte che subito vengono cancellate, un thriller che con uno strano senso masochistico di ansia e inquietudine ti tiene prigioniero dei suoi capitoli costringendoti ad arrivare il più in fretta possibile alla fine, allo stesso modo in cui Minho e i velocisti corrono a perdifiato lungo le tortuose intersezioni del labirinto per rientrare prima della chiusura delle porte nella Radura. Un must-read, uno dei migliori libri che abbia letto quest’anno.

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

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