Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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Recensione: “Across the universe”, Beth Revis

Non voglio sbilanciarmi troppo, ma potrei quasi azzardarmi a dire che questo lunedì è iniziato bene. Quindi, tanto vale fare in modo di portarlo avanti alla stessa maniera, raggiungendo gli obiettivi che mi sono prefissata ieri sera mentre fissavo il soffitto e ascoltavo il temporale fuori dalla finestra aperta. Nuova settimana, nuovi libri da leggere… prosegue il #PABLeoRA organizzato da Please another book e con le mie fagioline del Club del Libro ci apprestiamo ad immergerci nello scenario distopico di Uglies.
Ormai mancano solo due settimane alle tanto agognate vacanze estive e devo trattenermi dal passare le ore a fantasticare su quando, finalmente, mi troverò in riva ad un lago in compagnia del mio fedele Kobo e della mia pelosa preferita. Non vedo l’ora, davvero. Voi, invece? Silenziosi lettori di questo blog, voi progettate viaggio? Vi siete riservati letture speciali, a cui dedicare tempo e attenzioni?

Titolo: Across the universe (#1)
Titolo originale: Across the universe
Autore: Beth Revis
Editore: Piemme
Pagine: 420
Anno: 2012

Giudizio: 4/5

Sinossi
Amy è una passeggera ibernata sulla navicella spaziale Godspeed. Ha lasciato il suo ragazzo e gli amici sulla Terra ed è partita con i genitori come membro del Progetto Arca Spaziale: si risveglieranno dopo trecento anni su un nuovo pianeta da colonizzare, Centauri. Ma qualcosa è andato storto: qualcuno ha cercato di ucciderla, risvegliandola senza cautele dal suo sonno protetto. E così Amy si ritrova a dover passare senza la sua famiglia ancora cinquant’anni sull’enorme navicella spaziale che sta perdendo velocità, in balia di sconosciuti tra cui si nasconde un assassino che vuole scongelare tutti gli scienziati a bordo, compresi i suoi genitori. L’unico che sembra dalla sua parte è Elder, un ragazzo che presto diventerà il capo della navicella spaziale, e che per quanto sia potentemente attratto dalla sua singolare bellezza, cerca di proteggerla dal resto della comunità e dallo strapotere di Eldest, il capo. Ma Amy può davvero fidarsi di Elder? E quello che prova per lui la aiuterà, o sarà solo un ostacolo alla sua sopravvivenza sulla Godspeed?

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Citazione: “Mr. Sbatticuore”, Alice Clayton.

“Perché sei un tale stronzo puttaniere?” chiesi, il viso a pochi centimetri dal suo.
“Perché sei una tale stronzetta sfigata?” chiese lui, e quando aprii la bocca per dirgliene quattro, lo stronzo mi baciò.
Mi baciò.
Piazzò le labbra sulle mie e mi baciò. Sotto la luna e le stelle, con il suono delle onde che si infrangevano sugli occhi e i grilli che frinivano. Avevo ancora gli occhi aperti, e uno sguardo truce. I suoi occhi erano così blu che sembrava di guardare due oceani in tempesta.
Lui si tirò indietro, ma le nostre dita restarono intrecciate come pinze. Lasciai la sua mano e gli mollai uno schiaffo. Lui sembrò scioccato, e ancora di più quando lo presi per il maglione e lo tirai verso di me. Lo baciai, stavolta chiudendo gli occhi e lasciando che le mie mani si riempissero di quella lana e il mio naso del suo caldo profumo virile.
Mio Dio, aveva un profumo divino.
Le sue mani scivolarono dietro i miei fianchi e, non appena mi toccò, mi resi conto di dov’ero e di cosa stavo facendo.
“Maledizione!” esclamai, e mi staccai da lui. Restammo a guardarci, e io mi asciugai le labbra. Iniziai ad allontanarmi, poi mi girai di scatto.
“Questa cosa non è mai successa, chiaro?” dissi, puntando il dito.
“Come vuoi.” Fece il suo sorrisetto furbo, e io mi sentii di nuovo sul punto di esplodere.
“E dacci un taglio con la storia del baby-doll rosa, chiaro?” sibilai, girandomi per andarmene.
“Finché non vedrò gli altri baby-doll, mi toccherà chiamarti così” ribatté lui, rischiando di farmi inciampare. Mi lisciai il vestito e tornai alla festa.
Da non credere.

Meanwhile, me stessa medesima:


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Citazione: “Schegge di me”, Tahereh Mafi.

Annego nei suoi occhi e non so cosa dire.
Quando si sfila la camicia non so dove guardare.
Colgo il mio riflesso nel pannello di vetro della doccia e chiudo gli occhi, ma quando avverto un leggero movimento in prossimità del viso batto le palpebre; le sue dita distano un istante, e gocciolo, brucio, mi sciolgo nell’attesa del suo tocco.
“Puoi guardare” dice con un sorrisetto grande quanto Giove.
Do un’occhiata, sbircio quel sorriso sbilenco, sbircio gli occhi il cui colore vorrei usare per dipingere un milione di quadri. Seguo la linea del mento, proseguo per il collo e giù fino alla clavicola; mando a memoria le colline e le valli delle sue braccia, la perfezione del suo torace.
L’uccello che ha sul petto.
L’uccello che ha sul petto.
Un tatuaggio.
Un uccello bianco con una corona di striature dorate in testa. Colto nell’atto di volare.
“Adam” provo a dire.
“Adam” provo a rantolare.
“Adam” provo e riprovo ad articolare senza riuscirci.
Cerco il suo sguardo e scopro che Adam mi stava osservando mentre lo studiavo. Le rughe di emozione gli solcano il viso, mi spingono a domandarmi quale sia la mia espressione. Adam mi posa due dita sotto il mento e mi solleva un poco il viso trasformandosi in un cavo dell’alta tensione immerso nell’acqua.
“Troverò il modo di parlarti” dice stringendomi tra le braccia.
Appoggio il viso contro il suo petto, e all’improvviso il mondo mi appare più lucente, più grande, stupendo.
All’improvviso il mondo assume significato, l’intero universo si ferma e inizia a girare nella direzione opposta. E io sono l’uccello.
Io sono l’uccello, e sto volando via.


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#1 Teaser Tuesday

Shame on Living For Books! No, scherzo, al limite shame on me che ho bisogno di impormi scadenze fisse e obiettivi in tutto quello che faccio, se voglio sperare di non perdere pezzi per strada. Come ad esempio l’esame che avrei dovuto dare domani mattina, e che invece è vergognosamente slittato all’8 luglio perché l’ho preso allegramente sotto gamba e non sono capace di organizzarmi.
Le regole del Teaser Tuesday sono semplicissime:

    • Prendi il libro che stai leggendo;
    • Aprilo a una pagina a caso;
    • Condividi un breve spezzone di quella pagina, un “teaser” per l’appunto;
    • Fai attenzione a non scrivere spoilers!

Io al momento di libri ne sto leggendo due, quindi i teaser saranno altrettanti. Buone letture, qualsiasi esse siano!

Quando aveva impostato il suo Inferno, sulla scia di altri già dipinti o descritti, Dante aveva posto come primo peccato capitale la lussuria: Paolo e Francesca erano in quel girone, tra i luoghi più lontani da Lucifero, come a dire che il loro era il peccato meno deprecabile, quello per cui il poeta aveva provato tanta compassione da svenire. Chiara aveva sempre spiegato che Dante si sentiva in colpa nei confronti dei lussuriosi perché, con la sua iniziale adesione allo Stilnovo, sentiva di aver spinto anche lui i lettori verso l’amore extraconiugale. Ora che però si trovava anche lei in presa alla tormenta e al tormento delle sue brame, Chiara iniziava a credere che Dante avesse posto quei peccatori in particolare  all’inizio dell’Inferno solo per usufruire del girone più largo, dal momento che l’oltretomba era fatto ad imbuto e si restringeva scendendo verso il centro della Terra.  Perché la lussuria non era il peccato più leggero,  o più perdonabile. Era solo il più facile in cui cadere.

Credo di aver avuto circa quattro anni, quando i miei genitori si resero conto che lo stavano facendo davvero: stavano crescendo un figlio, anche se non navigavano nell’oro e non avevano un “vero” lavoro. Abitavamo in una bella casa e l’affitto era basso. I vestiti non mi mancavano (anche se erano quelli che mi passavano le mie cugine) e crescevo sana e felice. – Sei stata una specie di esperimento – disse una volta papà. – Un esperimento sorprendentemente riuscito. Ma poteva anche trattarsi di un colpo di fortuna. Dovevamo avere un altro figlio come test di verifica.


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Recensione: “Obsidian”, Jennifer L. Armentrout.

Diciamo che ufficialmente sto studiando, visto che dopodomani ho un esame. Diciamo che non ho passato il fine settimana a fare altro, diciamo che l’ansia non mi divora, diciamo che non ho appena salutato i miei genitori e la mia palla di pelo nota al secolo come Kora. Diciamo, insomma, che posso stare qui e permettermi di scrivere una recensione. Diciamo, ok? Ok.

Titolo: Obsidian (Lux #1)
Titolo originale: Obsidian (Lux #1)
Autore: Jennifer L. Armentrout
Editore: Giunti
Pagine: 336
Anno: 2012

Giudizio: 4/5

Sinossi
Kathy è una blogger diciassettenne con un grande sense of humour, si è appena trasferita in un paesino soporifero del West Virginia, rassegnandosi a una noiosa vita di provincia, noiosa finché non incrocia gli occhi verdissimi e il fisico da urlo del suo giovane vicino di casa. Daemon Black è la quintessenza della perfezione. Poi quell’incredibile visione apre bocca: arrogante, insopportabile, testardo e antipatico. Fra i due è odio a prima vista. Ma mentre subiscono un’inspiegabile aggressione, Daemon difende Kathy bloccando il tempo con un flusso sprigionato dalle sue mani. Sì, il ragazzo della porta accanto è un alieno. Un alieno bellissimo invischiato in una faida galattica, e ora anche Kathy, senza volerlo, c’è dentro fino al collo. Salvandola, l’ha marchiata con un’aura di energia riconoscibile dai nemici che li hanno aggrediti per rubare i poteri di Daemon. L’unico modo per attenuare questo pericoloso marchio è che Kathy stia più vicina possibile a Daemon. Sempre che lei non lo uccida prima… Continua a leggere


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#2 WWW wednesday!

Ve lo ricordate, vero? Lo so che l’ho fatto solo una volta, ma insomma, non è poi un meccanismo così difficile… quindi bando alle ciance, che sulla scrivania ho tutta un’altra serie di libri che non solo si aspettano di essere letti, ma hanno la pretesa di essere pure studiati. Il giorno in cui qualcuno mi spiegherà il perché delle indicibile sofferenze cui sono sottoposti gli studenti a inizio estate, ecco, potrebbe essere un grande giorno. Credo. Spero. Non so. Anyway, per amor di cronaca vi informo che questo post è stato editato più di venticinque volte in due giorni e ancora non sono soddisfatta del risultato. Non sono per niente soddisfatta e queste tabelle mi piacciono zero, per dirla tutta. Ma siccome non voglio stare a pensarci troppo su, altrimenti poi finisce che perdo la mattina a fare cose che apparentemente non sono in grado di fare come ad esempio impaginare decentemente un post con più di una immagine, lo pubblico così come è e vi lascio per andare in facoltà, dove mi aspetta una favolosa giornata da spendere facendo cose che decisamente non sono in grado di fare. Buon mercoledì!

What are you currently reading?

Considerata l’imbarazzante quantità di tempo che ci sto mettendo per leggerlo, nonché la facilità con cui mi faccio prendere da altri libri, c’è un’altissima probabilità che questo libro non lo finisca mai.  Amo Martin, ma come tutti quelli che lo amano fondamentalmente lo odio persino di più e il fatto che abbia avuto la faccia tosta di condensare in un solo libro alcuni dei personaggi che più detesto in assoluto di tutta la saga, lasciando esclusi quelli che invece smanio di seguire non gioca a suo favore. Probabilmente gioca a mio favore, visto che – non essendo chiamati in causa – posso custodire la vana speranza che non vengano brutalmente fatti morire con tassi di crudeltà e splatter oltre ogni immaginazione. Ogni riferimento ad Oberyn è decisamente voluto.

Ho letto circa 23 pagine di questo libro e già un paio di cose mi sono chiare. Potrebbe potenzialmente piacermi moltissimo, così come rivelarsi di una banalità spaventosa, ma allo stato attuale è il libro perfetto perché non richiede nessuno sforzo che non sia lo starmene stesa a letto, la sera, o davanti alla colazione, al mattino, e lasciarmi catapultare nello spazio profondo, in viaggio sulla Godspeed verso Terra-Centauri.

Edit: qui potete trovare la recensione completa.

What did you recently finish reading?

Giudizio: 4/5
Come il primo volume della quadrilogia, anche La via di fuga è stato letto con le mie fagiolini del Club del Libro. Ansiogeno, elettrizzante, mai banale – c’è da dire che James Dashner non manca di fantasia e sa spolverare le sue pagine con il giusto miscuglio di terrore e crudeltà che rendono estremamente difficile staccarsi dalla lettura. Purtroppo, però, La Via di fuga non è stato all’altezza de Il Labirinto. Non è strano che i volumi mezzani siano tendenzialmente opere di passaggio, transitori dall’introduzione alla conclusione e per questo meno spettacolari o coinvolgenti, ne questo lo rende automaticamente un brutto libro. Complice forse il periodo estremamente impegnato, forse semplicemente non sono stata io capace di godermelo come avrei voluto.

Giudizio: 5/5
Ecco, questo si che è stato un piacevole intermezzo nello studio: letto in pochissimo tempo, facendo davvero fatica a staccarmi dalle pagine e dai personaggi frizzantissimi che le popolano, Scrivimi ancora mi ha salvata da un fine settimana di tempo non bellissimo e solitudine forzata. L’ho incastrato senza fatica nelle pause studio, me lo sono divorata a colazione e mi ha cullato poco prima che spegnessi la luce la sera, facendomi compagnia con la sua leggerezza. Se dovessi descriverlo in una parola, direi “bollicine”. Consigliato? Decisamente si. Ma attenzione, tutta la narrazione si svolge tramite lettere, email, bigliettini e chat… se non vi piace il genere, lasciate stare!

21841402Giudizio: 4/5
Lo ammetto, pensavo tutt’altro. Mi aspettavo tutt’altro, e l’ambientazione mi ha subito fatta pensare a Le coincidenze dell’amore, della Hoover. Sbagliavo, perché questo libro è molto più profondo di quanto lasci intendere ad una prima occhiata e l’amore è qualcosa che si, si avverte premere per uscire in ogni pagina, ma non è mai pressante. Lo si intuisce sullo sfondo del percorso e della maturazione della protagonista e solo alla fine sboccia, con delicatezza, in un lieto fine che lascia il sorriso sulle labbra. Consigliato a chi ha voglia di lasciarsi stupire dalla straordinaria semplicità della vita.

Beh, davvero vi stupisce questa cosa? Il film è appena uscito – ovviamente non Italia – e io non mi sentivo di affrontare la visione senza essermi inutilmente massacrata a livello emotivo con la lettura del libro prima. Che dire, brava me! Missione compiuta! Adesso lasciatemi qui a morire, nel buio e rannicchiata in posizione fetale. John Green ti odio. Augustus come hai potuto, come hai solo potuto pensare di lasciarci in questo grigio mondo, senza la tua luminosa presenza. Non ricordavo tutte le volte che il padre di Hazel piange, né quanto male faccia leggere il dolore di un papà. Forse era meglio non ricordare. Dio, quanta sofferenza. Quanto mi bruciano gli occhi.

What do you think you’ll read next?

Non ti aspetteresti di sentire anche dopo. Eppure la musica continua a uscire dall’autoradio, attraverso le lamiere fumanti. E Mia continua a sentirla, mentre vede se stessa sul ciglio della strada e i genitori poco più in là, uccisi dall’impatto con il camion. Mia è in coma, ma la sua mente vede, soffre, ragiona e, soprattutto, ricorda. La passione per il violoncello e il sogno di diventare una grande musicista, l’ironia implacabile di Kim e la scazzottata che ha inaugurato la loro amicizia, l’amore di un ragazzo che sta per diventare una rockstar e la prima volta che, tra le sue mani, si è sentita vibrare come un delicato strumento. Ma ricorda anche quello che non troverà al suo risveglio: la tenerezza arruffata di suo padre, la grinta di sua madre, la vivacità del piccolo Teddy, l’emozione di vivere ogni giorno in una famiglia di ex batteristi punk e indomabili femministe. A tanta vita non si può rinunciare. Ma cosa rimane di lei, adesso, per cui valga la pena restare anche domani?

Tally è una ragazza normale. Ma essere normali, nel suo mondo, equivale a essere brutti. Brutti solo fino a sedici anni, fino a quando non si è sottoposti per legge a un’operazione di chirurgia estetica che rende bellissimi e uguali a tutti gli altri “perfetti”. Ecco perché Tally non vede l’ora di compiere sedici anni. Ma poco prima del giorno fatidico incontra Shay, che le fa scoprire il brivido dell’imprevisto e il fascino dell’imperfezione e la mette al corrente di un’inquietante versione dei fatti. Tally adesso non vede l’ora di conoscere la verità. E sarà più difficile e pericoloso di un’operazione.

Ma oltre al mio Club del libro, questo mese parteciperò anche ad un Read Along organizzato da Please Another Book: il libro scelto è la versione rivista e corretta di una delle fanfiction che ho più apprezzato, da sempre, della bravissima Mirya, Di carne e di Carta. Sono entusiasta all’idea di prendervi parte, per quanto l’idea di intrufolarmi in un gruppo già collaudato e consolidato mi mette addosso una certa soggezione. Se siete curiosi, vi lascio il banner – basterà cliccarci sopra per arrivare dritti dritti alla pagina dedicata all’iniziativa, quindi… cosa state aspettando? Il libro sarà in promozione gratuita su Amazon questa domenica, perché certe autrici sono persone così meravigliose da fare cose di queste topo, giusto in tempo per l’inizio di questa lettura corale, ma se siete impazienti – e dovreste esserlo! – allora potete già acquistare la vostra copia qui.

 

Leonardo


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Recensione: “World War Z”, Max Brooks.

Ho deciso di prendermi del tempo per me, questo pomeriggio. Tra una buona notizia e una devastante, sento di aver bisogno di un attimo da dedicare esclusivamente a me stessa e, di riflesso, alle pagine che mi hanno tenuto compagnia negli ultimi giorni. Chi mi conosce, ormai lo sa che da quando ho scoperto Daryl in The Walking Dead (grazie, Alessia, grazie!) la mia ossessione per gli zombie è cresciuta a livello esponenziale. Da un lato c’è il mio amore per il telefilm, che mi ha portata a divorare due stagioni e mezza in penso due settimane al massimo, e dall’altro, invece, il lato oscuro della medaglia: il terrore più assoluto. Me li sogno la notte, gli zombie. Sogno che mi inseguono, sogno che infestano i luoghi in cui più mi sento sicura, sogno che non sono capace di ucciderli. Gli zombie sono uno dei motivi per cui ho iniziato a correre, due mesi fa, e nel giro di pochissimo tempo sono passata dall’essere una creatura del tutto inadatta e incompatibile con la cosa ad uno strano essere che si sveglia alle sei del mattino e macina tra i sei e gli otto chilometri prima di iniziare la giornata. Perché ho paura degli zombie. Una maledetta, del tutto irrazionale e ingiustificata, esagerata paura. Terrore puro. Rasento il panico al pensiero.
Quindi perché, fondamentalmente, leggere un libro che parla proprio di zombie? Perché me l’hanno caldamente consigliato. Perché mi voglio un po’ male, alle volte. Non lo so, a dire il vero non lo so… presumo si tratti di una qualche deviata forma di curiosità. Ma a conti fatti, devo dire, ne è valsa assolutamente la pena.

Titolo: World War z – La guerra mondiale degli Zombi
Titolo originale: World War Z – An oral history of the zombie war
Autore: Max Brooks
Editore: Cooper
Anno: 2007
Pagine: 334

Giudizio: 5/5

Sinossi
Comincia in uno sperduto paesino della Cina. E subito dilaga in tutto il mondo. La piaga, la peste ambulante, l’epidemia. La guerra degli zombi. Creature mostruose che contagiano e fagocitano il nostro pianeta, la nostra casa. I sopravvissuti sono pochi. Una storia irreale? Il semplice parto della fantasia di uno scrittore? Forse. Max Brooks, con l’artificio di una raccolta di interviste “sul campo”, dà vita a un affresco in cui le tante e diverse voci ricreate e animate in questo libro parlano di guerra, sofferenza e solitudine, ma anche di speranza, coraggio e nobiltà.

Prima di dire qualsiasi cosa, c’è una cosa che vi chiedo di fare: guardate il trailer del film che millantano di aver tratto da libro.

Guardatelo bene, con attenzione. Fatto? Ottimo. Adesso sapete esattamente cosa questo libro non è: un’americanata politicamente discutibile, creata ad arte per far spiccare l’uomo comune (con passato nei corpi speciali dell’esercito più fortissimo e fichissimo del mondo, ovviamente, come tutti gli uomini comuni) Brad Pitt nella sua lotta solitaria per la salvezza dell’umanità ormai condannata all’estinzione. Con lieto fino lasciato solo immaginare, ma ormai vicinissimo.
Nel libro, non succede niente di tutto questo. Sin dalle prime battute di quello che si presenta come un dossier di interviste a gli individui più disparati, nei luoghi e tempi più disparati, è chiaro che il lieto fine l’umanità non se l’è ancora del tutto guadagnato. Il filo conduttore di questi frammenti di storia è, ovviamente, la guerra contro gli zombie: dalle sue origini, al “Grande panico”, dalle prime forme di resistenza alle prime effettive vittorie, fino ad approdare ad un presente ipotetico e cupissimo, intriso di grandi difficoltà. Ho letto diverse recensioni, qui e lì, dove questo metodo di rappresentazione degli eventi è stato duramente criticato proprio per la mancanza di uomo comune alla Brad Pitt che tenesse assieme la narrazione. Tralasciando il fatto che a queste persone vorrei che non hanno capito una mazza (salvo poi sentirmi giustamente in colpa perché ognuno a diritto alle proprie opinioni), la presenza di un protagonista singolo avrebbe reso impossibile il dispiegarsi di un quadro così totalmente globale ed estremamente inclusivo come è stata l’epidemia nel libro. Mettiamo caso che il protagonista fosse un americano, questo avrebbe comportato un’ambientazione limitata esclusivamente al Nord America, e la narrazione non avrebbe potuto minimamente includere l’esodo del Giappone, totalmente abbandonato dai suoi abitati in favore della Manciuria, o la crudele efficienza del Piano Redecker applicato in Sud Africa. Non ci sarebbe stato modo di sapere delle fogne parigine infestate da milioni di creature infette o della tenace sopravvivenza, in condizioni a dir poco proibitive, nei castelli medievali del Nord Europa. Per raccontare un fenomeno immaginato di portata mondiale, il filo conduttore del protagonista è del tutto fuori discussione a priori. La forma di intervista, al contrario, è probabilmente la più indicata per rappresentare la vastità della pandemia di quella che, al principio, viene ufficialmente chiamata “rabbia africana”.
Questo libro è un concerto di voci e punti di vista, di linguaggi differenti e mentalità che variano a seconda del paese d’origine dell’intervistato. Lo sforzo di dare una personalità propria ad ogni nome – e sono davvero tanti – è notevole e ben calibrato, così come la capacità di tratteggiare un tassello alla volta l’andamento di un fenomeno su larga scala è semplicemente straordinario. Emerge, una volta ancora, la necessità di multipli punti di vista e l’andamento complessivo degli eventi che si proietta su su un piano più grande, evidente in ogni intervista pensata per fornire una manciata di informazioni che, sommate a quelle dell’intervista successiva, un passo alla volta delineano un sentiero verso la comprensione di una guerra che è stata vissuta alla cieca persino dai suoi protagonisti. I particolari sono terribili, spaventosi, spesso molto cruenti o spaventosamente devastanti – le disfatte, tanto nazionali quanto private, si accumulano in profili straordinariamente stereotipati e al tempo stesso quanto mai credibili, realistici.
Vale la pena, anche per chi è ansioso come me, affrontare il terrore che queste pagine trasudano, e l’amarezza incredibile di chi racconta tanto se stesso quanto la fetta di mondo che aveva attorno. Per quanto questo genere di letture non siano le mie preferite, World War Z vale la pena leggerlo, e soprattutto vale la pena rifletterci, perché per quanto tutto ciò che narra sia puramente inventato, ha una grande lezione da insegnare. E no, non mi riferisco al fatto che il film non va assolutamente visto!