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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

Recensione: “Resta anche domani”, Gayle Forman.

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Ci siamo! Domani penultimo esame. Ho la testa piena di nozioni e concetti, un costante ronzio di cose che che so, che non so di sapere, che vorrei sapere meglio – quelle che non so presumo di ignorarle direttamente, appurato che già così la situazione è piuttosto affollata. E come ogni lunedì da tre settimane a questa parte, porto in dono una recensione che spero possa stemperare questo nuovo inizio settimana. Resta anche domani è stato letto in compagnia delle mie piccole fagioline del Club del Libro e, mentre i fagiolini che intendo papparmi a pranzo si cucinano, torno a consigliarvi di nuovo la lettura di questo libro, un piccolo tesoro che non vi ruberà via troppo tempo ma – in cambio – vi darà tantissimo.

Titolo: Resta anche domani
Titolo originale: If I stay (If I stay #1)
Autore: Gayle Forman
Editore: Mondadori
Pagine: 129 (ebook)
Anno: 2009

Giudizio: 5/5

Sinossi Non ti aspetteresti di sentire anche dopo. Eppure la musica continua a uscire dall’autoradio, attraverso le lamiere fumanti. E Mia continua a sentirla, mentre vede se stessa sul ciglio della strada e i genitori poco più in là, uccisi dall’impatto con il camion. Mia è in coma, ma la sua mente vede, soffre, ragiona e, soprattutto, ricorda. La passione per il violoncello e il sogno di diventare una grande musicista, l’ironia implacabile di Kim e la scazzottata che ha inaugurato la loro amicizia, l’amore di un ragazzo che sta per diventare una rockstar e la prima volta che, tra le sue mani, si è sentita vibrare come un delicato strumento. Ma ricorda anche quello che non troverà al suo risveglio: la tenerezza arruffata di suo padre, la grinta di sua madre, la vivacità del piccolo Teddy, l’emozione di vivere ogni giorno in una famiglia di ex batteristi punk e indomabili femministe. A tanta vita non si può rinunciare. Ma cosa rimane di lei, adesso, per cui valga la pena restare anche domani?

Sometimes you make choices in life and sometimes choices make you.

Libro stronzo non è l’esatta definizione di Resta anche domani. Certo, ci va davvero vicino e ci manca davvero poco perché possa qualificarsi come tale, ma porta in sé le impronte di una delicatezza tale che il male, la sofferenza, la tristezza che narra non sono poi così tanto taglienti. Il dramma c’è, è palpabile, lo si respira ad ogni paragrafo, ma non è così pressante da lasciarti senza fiato. O forse sono io che ho scelto di non vedere questo libro come irrimediabilmente, perdutamente, maledettamente stronzo.  Mia è un’adolescente come tante altre, con le sue timidezze e le sue insicurezze. Va bene a scuola, ha una migliore amica e un ragazzo che non sono amici ma che lei si ostina costringere assieme nella speranza che lo diventino, ha una famiglia di matti che ama spassionatamente e ha la musica. La musica scorre nelle sue giornate, è il fiume che traccia il suo pensiero; le sue radici sono note sparse su un pentagramma che scivola tra le generazioni e si proietta in avanti, disegnando i confini di futuri via via sempre più definiti, di scelte da fare. E alle scelte da fare si sommano le scelte già fatte, come quella di trasformare una rissa tra ragazzine in un’amicizia florida, o quella di dimenticare la vergogna in cambio di un’intimità mai più rifuggita. Non è una vita perfetta, quella di Mia, come non lo sono le vite di chi l’ha preceduta e di chi le sta accanto. È una vita normale, segnata dall’eccezionalità del talento con cui suona il violoncello da quando era una bambina, destinata però a cambiare drasticamente nel momento in cui una giornata di neve e un tragico incidente in macchina si frappongo tra il presente e il suo futuro. Intrappolata in un limbo senza nome, né fantasma né angelo, Mia si troverà a dover scegliere, una volta ancora, e a dover prendere una decisione che cambierà tutto quanto. Resta anche domani, fondamentalmente, è un album fotografico di scelte. La scelta di studiare il violoncello, la scelta di abbandonare le abitudini di una vita per costruire una famiglia, la scelta di lasciar andare o la scelta di continuare a combattere, la scelta di accettare e la scelta di non farlo… Il presente e il passato si inseguono ad un ritmo serrato, alternandosi in un arco temporale che è brevissimo ma – al tempo stesso – straordinariamente fitto di accadimenti. Non c’è un solo episodio che sia stato capace di lasciarmi indifferente. Neanche. Uno. Nella loro quotidianità, le parentesi passate sono intrise di una dolcezza tale che prende alla gola e commuove, così, senza avvisare o chiedere il permesso, in maniera piuttosto coatta ogni memoria, ogni riflessione, ogni parola esige in cambio un pegno emotivo che può essere un sorriso, così come una risata, così come una lacrima. Per quel che mi riguarda, le lacrime sono state tante. Davvero tante. Ma non necessariamente di tristezza, non sempre. La commozione, leggendo questo libricino delicatissimo, non è sprecata ma ben investita in una manciata di parola che tratteggiano sapientemente una trama semplicissima, e persino un po’ scontata a conti fatti, ma che sa tenere con il fiato in sospeso dalla prima all’ultima pagina. Le cinque stelle sono pienamente meritate, nonostante la brevità: e mie compagne di lettura ed io ci avremmo messo al massimo due giorni per completarlo, intervallando la lettura con esclamazioni incredule e crociate di vaneggiamenti al limite del ridicolo, condividendo assieme ogni singola briciola di questo Young Adult assolutamente da non perdere. Non a caso abbiamo già in programma di affrontare il seguito, in lingua, nell’immediato futuro. Prima di lasciarvi al trailer del film in uscita (e di riguardarmelo munita di fazzoletti, perché poche cose mi fanno piangere come un buon trailer), nonché motivo per cui abbiamo deciso – nel giro di due nano secondi – di leggere il libro squittendo come le adolescenti che non siamo più, ho chiesto alle mie compagne di letture quale fosse stata la loro scena preferita.

Cecilia Non mi so decidere tra la scena del nonno al suo capezzale o quella di Adam. Per quanto mi siano piaciuti tutti i ritratti di famiglia o i momenti condivisi con Adam prima dell’incidente, queste due mi son rimaste nel cuore. Non c’è nulla di più tenero e struggente di qualcuno che per amore ti lascia libero di decidere. Mi veniva da piangere a ogni riga di queste scene. Erano di una bellezza commovente, affetto/amore vero. Ciao, ora vado a piangere di nuovo.

Federica

“C’è un motivo se ti dico tutto questo — prosegue. — In questo momento ci sono una ventina di persone in sala d’attesa. Alcune sono tuoi parenti, altre no. Ma tutti insieme formiamo la tua famiglia.” Smette di parlare. Si china su di me e mi solletica la faccia con i capelli. Mi bacia sulla fronte e sussurra: “Hai ancora una famiglia.”

Questa è stata la mia scena preferita. Hai ancora una famiglia. Non fraintendetemi, ho amato suo nonno che la lascia libera di scegliere e pure la scena finale tra lei e Adam, ma penso che a volte bisogna ricordare alle persone che nonostante succedano cose orribili, non si è mai veramente sole. Ci sarà sempre qualcuno ad aiutarti, a sorreggerti e a darti la forza di lottare e Kim ha fatto questo: le ha dato una ragione per restare, per continuare a lottare, a vivere.

Veronica Oh, quanto ho pianto nel pezzo del nonno. Il mio mi manca da morire e quando ho letto dell’audizione e della passeggiata con lui, facendo tutto ció che avevano deciso in precedenza con nonna che era impossibilitata e poi lì in ospedale che piange e gli dice che lo capisce se se ne vuole andare. Ho pianto troppo lì. E poi quando Adam fa di tutto pur di vedere Mia in ospedale, persino invitare una cantante rock ad improvvisare un concerto. E poi i riccioli biondi di Teddy e le sue frasi simpatiche tipo “sono stanco rotto”. Bello, delicato, emozionante, un libro unico per una storia unica.

Io personalmente non so scegliere. Certo, ho amato la straordinaria intimità tra Mia e Adam nel momento in cui si sono – letteralmente – suonati a vicenda, e ho pianto tutte le mie lacrime quando il nonno, al capezzale della nipote, le ha sussurrato che era okay se decideva di non restare. Mi si è spezzato il cuore quando Adam, al suo capezzale, ha implorato perché non fosse costretto a scrivere una canzone; e condivido l’amore spassionato di Federica per quel “hai ancora una famiglia” che scalda il cuore di una certezza incrollabile ma spesso dimenticata, tralasciata, nel solito tram tram quotidiano. Ripeto, la straordinarietà di questo libro sta nell’assoluta banalità dei momenti che racconta, resi preziosi dalla precarietà del contesto in cui sono rievocati. Il dolore, e la musica, sono fili conduttori sempre presenti, strettamente intrecciati al punto da dar vita ad una bellezza malinconica, struggente. Non avrei mai pensato, in tutta onestà, che un libro così breve potesse darmi così tanto.

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

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