Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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Recensione: “Diario di un sopravvissuto agli zombie”, J.L. Bourne.

Titolo: Diario di un sopravvissuto agli zombie
Titolo originale: Day by day armageddon
Autore: J.L. Bourne
Editore: Multiplayer.it Edizioni
Pagine: 252
Anno: 2012

Giudizio: 4/5

Sinossi
Il diario quotidiano della battaglia di un uomo per la sopravvivenza, contro le prove che il mondo dei non morti gli propone giornalmente…
Una piaga sconosciuta dilaga sul pianeta. I morti risorgono e, come nuova specie dominante, reclamano la Terra. Imprigionato in una tragedia planetaria, toccano a lui decisioni fondamentali – scelte che faranno la definitiva e assoluta differenza tra la vita o l’eterna maledizione… Continua a leggere


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Citazione: “Per te qualsiasi cosa”, Sam Angus.

In genere non scrivo nulla, quando si tratta di citazioni, ma in questo caso l’avviso è quanto mai doveroso: lo spoiler, a questo punto, è inevitabile. Ci ho pensato molto, se pubblicare, lasciar perdere, censurare qualcosa, insomma evitare a tutti i costi una involontaria anticipazione che sostanzialmente cambierebbe la prospettiva di un lettore su tutta la prima parte del libro. La conclusione a cui sono giunta è che sì, pubblico lo stesso perché è un brano che a me toglie il fiato e riempie gli occhi di lacrime, però lo faccio avvisandovi: nelle parole che sto per citare ce ne è una, nello specifico, che è uno spoiler pazzesco visto tutto quello che implica. Lascio a voi la scelta se proseguire o meno con il post – ma non dite, poi, che non vi avevo avvertiti!

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#3 Paperboy – Fidanzati di carta.

Buon venerdì, mie belle fanciulle appassionate a questa rubrica di squittii e fangirlismo assoluto! Un’altra settimana volge – finalmente – al termine e prima di scappare ad asciugare i capelli vi lascio con il manzo di turno. Questa volta è stato facile sceglierlo, complice tumblr che è una costante fonte di ispirazione, e mi ha riportato alla mente tutti i sospiri che hanno accompagnato la lettura dei tre volumi di Veronica Roth. Che dire, avete già capito chi è, vero?
Buon fine settimana!

Quattro/Tobias Eaton
La sua schiena da sola è un valido argomento per amarlo. Un validissimo argomento. Potrebbe essere il principale argomento, se non fosse per lo spettacolo di ragazzo che se la porta appresso: Tobias – o Quattro, perché è così che si presenta per la prima volta ai nostri occhi trasognati -, è un Intrepido, che però sogna di essere anche un Candido, un Pacifico, un Abnegante e un Erudito, perché essere una cosa non è abbastanza. Lui vuole essere tutto. E lui è, tutto, per non essendo un Divergente vero e proprio, perché ha scelto di essere così ed lo è diventato.
Veste di nero, è ricoperto di tatuaggi e ha un fisico di quelli che sono giustificati solo e soltanto da ore e ore e ore di sudore e fatica. E in tutta onestà, la possibilità che lui passi tutto questo tempo magari senza maglietta, con addosso un velo di sudore e i muscoli che si contraggono prima e allungano poi… GNAM.
Come raggiungerlo? Beh, è un po’ più complicato di quanto non sembri, ma la morale della favola è che la parte più semplice consiste nel saltare su e da un treno in corsa, e poi lanciarsi nel vuoto in un cratere all’interno di un edificio, senza sapere se sotto c’è qualcosa che fermerà la caduta. Possibilmente le sue braccia, dipendesse da me, ma anche la rete non è male. Fatto questo, non rimane che sopravvivere. O meglio, farsi un culo tanto per sopravvivere tra gli Intrepidi, e anche lì non è detto che lui si degni di accogliervi sotto la sua ala protettrice come è successo a Tris. Resta il fatto che vale la pena morire nel tentativo, fosse solo per una fugace visione dei tatuaggi neri che s’intravedono sulla sua nuca.

“I have something I need to tell you,” he says. I run my fingers along the tendons in his hands and look back at him. “I might be in love with you.” He smiles a little. “I’m waiting until I’m sure to tell you, though.”
“That’s sensible of you,” I say, smiling too. “We should find some paper so you can make a list or a chart or something.”
I feel his laughter against my side, his nose sliding along my jaw, his lips pressing my ear.
“Maybe I’m already sure,” he says, “and I just don’t want to frighten you.”
I laugh a little. “Then you should know better.”
“Fine,” he says. “Then I love you.”


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Premio curiosità 2014

In ritardissimo, argh, e con addosso una stanchezza indicibile. Questa mattina mi sono alzata alle 6:30 per andare a correre – freddo a parte, è stato bellissimo tornare al parco mentre il sole sorgeva e ritrovare le vecchie abitudini di qualche mese fa! – e poi mi sono cuccata sei ore di lezione che si sono trascinate fino alle 19.00, quando sono approdata a casa desiderando unicamente di morire sotto il piumone. Perché non scherzavo, fa davvero freddo oggi. Davvero freddo. Davvero. Freddo. Freddo. Davvero. OK MI SONO INCANTATA! Dicevo, sono stanca morta, ma sono stata taggata dalla splendida Cecilia di Se solo sapessi dire e ho lasciato trascorrere fin troppo tempo. Quindi, approfittando della triste mancanza di nuove letture che mi impedisce di postare il WWW Wednesday, eccovi qua – in cambio – il Premio Curiosità 2014!

1. Hai qualche qualità personale che nessuno sembra apprezzare?

Mi sono già pentita di aver accettato la nomination. Sinceramente non saprei davvero dire se c’è una mia qualche qualità che non sta a genio a nessuno… mi vengono in mente solo un’infinità quantità di difetti, se devo esser sincera. Suppongo che il mio definirmi uno zerbino in realtà voglia dire che sono una persona molto disponibile nei confronti di chiunque, cosa che mi porta il più delle volte a calpestare me stessa per evitare di calpestare le persone che ho attorno. Non è un qualcosa che oggi viene particolarmente apprezzato, al contrario ho come l’impressione che venga considerato un qualcosa di normale o quantomai scontato – come se le persone fossero al mondo per rendere la vita di qualcun altro particolarmente facile, a costo di sacrificare se stessi. Non è che mi pesa fare favori, al contrario mi piace rendermi utile, però sono in pochi quelli che poi effettivamente mi dicono grazie. Forse il problema è più che altro una straordinariamente diffusa maleducazione.

2. Il sogno più interessante che tu abbia fatto.

Ah, quando ero piccola ero bravissima e al mattino, se mi svegliavo dopo un sogno pazzesco, lo scrivevo su un quadernetto per non dimenticarlo. Una volta diventata più grande, il quadernetto è stato dimenticato sul fondo di una qualche scatola dei ricordi e io ho iniziato a trasformare i sogni in racconti, quindi a rigori di logica mi basterebbe cercare l’ultimo file word aperto – e successivamente abbandonato – per risalire all’ultimo. No, non funzionerebbe perché qua mi viene chiesto il mio sogno più interessante, non un bel sogno. Una volta ho sognato di essere una studentessa di Hogwarts, ecco, ed è probabilmente la cosa più fica che il mio inconscio abbia mai partorito nelle ore di sonno.

3. Ti senti più te stesso nel mondo reale o nel mondo virtuale?

Dipende molto dalle persone che ho davanti. Va da sé che nel mondo virtuale è tutto più facile, in primis perché non ci metti la faccia – nel mio caso ci metto una quintalata di selfie e altre foto in cui sembro mediamente fregna, perché ehi… a ciascuno le sue debolezze – e poi perché è molto più facile esprimersi per iscritto che non a voce. Ci sono cose che vengono condivise online quotidianamente che non avremmo mai il coraggio di dire a voce, guardando negli occhi la persona a cui ci stiamo rivolgendo. La cosa davvero bella è quando incontri persone che ti fanno sentire così a tuo agio anche stando al tuo fianco, che ti ascoltano, ti capiscono e ti conoscono. Non credo di sentirmi più o meno me stessa dentro o fuori dallo schermo, però. Credo di aver finalmente imparato ad essere una cosa sola a prescindere dagli altri: se piaccio, bene, se non piaccio, pace. Sono quello che sono, e se sta bene a me, allora tutto a posto.

(Poi in realtà sono la regina delle paranoie e basta un niente per mandare in vacca tutto questo bel discorso. Però non li diciamo ad alta voce, ecco. )

4. Esponici il tuo abbigliamento-tipo di quando avevi 14 anni.

Mi vestivo male, non c’è altro modo per dirlo. Non mi importava di niente, stavo bene con le mie magliette e i miei jeans, le felpe e i giacconi sformati. Ero felice lo stesso, vivevo per la pallavolo, i vestiti (così come i ragazzi, o tante altre cose) erano l’ultimo dei miei problemi.

5. Qual è il modo più strano in cui ti sei fatto male?

Da piccola, sulla bici. Non stavo neppure pedalando, ero ferma e stavo aspettando qualche mia amica dell’epoca, e di punto in bianco mi sono trovata per terra senza sapere come: distorsione al mignolo della mano sinistra. Ma siccome #sonofattapeggiodimale, non solo non ho pianto: non ho detto proprio nulla, mi sono rialzata e sono andata a pranzo con i miei in un agriturismo, solo sulla strada del ritorno ho mostrato le condizioni della mia mano a cui non era più attaccato un dito ma una salsiccia. Mi hanno portata al pronto soccorso e mi hanno steccato la mano. Non so se sia un modo strano di farsi male, ma la cosa del cadere da ferma mi è rimasta e se non altro è un aneddoto strano di per sé.
No, avete ragione, non so raccontare aneddoti.

E questo è quanto!
Mi rendo conto che è tardissimo, per i miei standard, ma non mi andava di trascurare ancora questo piccolo blog. Questo fine settimana conto di passare qualche ora felice sul mio bel lettino, in compagnia di un po’ di musica e qualche recensione da completare. E voi? Avete già pensato a cosa farete nel weekend o è troppo presto ancora?


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#10 Teaser Tuesday

Buongiorno buongiorno! Splende il sole su Forlì e tra qualche ora inizierò ufficialmente le lezioni di quello che è il mio ultimo semestre universitario: non sono esattamente carichissima, l’ora di palestra di ieri sera (per non parlare della pedalata per arrivarci, alla palestra, e poi tornare a casa!) si sta facendo sentire e questa notte non ho dormito poi così bene, però il buon umore resiste e quindi bene così. Prima di lasciarvi per continuare imperterrita a sistemare cose che sono già a posto ma che mi convincono proprio, vi ricordo le regole di questo simpatico appuntamento settimanale rubacchiato impunemente da Living for Books:

  • Prendi il libro che stai leggendo;
  • Aprilo a una pagina a caso;
  • Condividi un breve spezzone di quella pagina, un “teaser” per l’appunto;
  • Fai attenzione a non scrivere spoilers!

Il suo amico lo ignorò. “Vieni fuori e fatti vedere!”
Chiunque fosse non rispose. Minho si mosse come se stesse per attraversare la strada e andare a dare un’occhiata, ma Thomas lo afferrò per un braccio.
“Non pensarci nemmeno. È l’idea peggiore del secolo. È buio, potrebbe essere una trappola, potrebbe essere un sacco di cose terribili. Andiamo a dormire un po’, domani terremo gli occhi più aperti.”
Minho non fece tante storie. “Va bene. Fai la femminuccia. Ma stanotte uno dei letti è mio.”
A quel punto salirono in camera. Thomas ci impiegò un’eternità a prendere sonno; continuava a spremersi le meningi per capire chi potesse averli seguiti. Ma a prescindere da dove andassero i suoi pensieri, tornavano sempre a Teresa e gli altri. Dov’erano? Era possibile che fosse Teresa, lì in strada, a spiarli? O magari erano Gally e il Braccio Destro?
E detestava il fatto di non avere scelta e di dover aspettare tutta la notte prima di poter andare da Newt. E se gli fosse successo qualcosa?
Alla fine la mente si tranquillizzò, le domande svanirono, e si addormentò.


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Recensione: “La straniera”, Diana Gabaldon.

Avete presente quando aspettate di mettere le mani su un libro con così tanta impazienza da sentirvi male? A me è successo per La Straniera, primo volume di una infinita trilogia che ha visto la luce ormai dieci anni fa. Ho iniziato a leggere questo romanzo dopo aver deciso di rinunciare a dare un esame, sostanzialmente in cerca di una via di fuga e di una compagnia durante le troppe ore di treno che mi avrebbero riportata a casa e devo dire che poche volte, nella mia vita di lettrice, mi sono sentita così tradita dalle mie (altissime) aspettative. Ma senza anticiparvi altro, vi lascio alla recensione e torno a spostare in maniera compulsiva utensili da cucina e fotografie, cercando di rendere questa nuova casa un po’ più mia. Buon inizio settimana!

Titolo: La Straniera
Titolo originale: Outlander
Autore: Diana Gabaldon
Editore: TEA
Pagine: 838
Anno: 2004

Giudizio: 2/5

Sinossi
È il 1945. La seconda guerra mondiale finalmente è terminata, e Claire Randall, un’infermiera militare inglese, si riunisce al marito, dopo sette anni di lontananza, in una sorta di seconda luna di miele nelle Highlands scozzesi. Ma durante una passeggiata solitaria, visitando un antico circolo di pietre, la giovane donna si ritrova improvvisamente catapultata in un’altra epoca, in una Scozia settecentesca, dilaniata dalla guerra e dai conflitti tra clan. Nelle Highlands più selvagge e desolate, tra streghe e inquisitori, intrighi e passioni, Claire dovrà affrontare un susseguirsi di vicende che metteranno a rischio non soltanto la sua vita ma anche il suo cuore: l’incontro con un giovane e carismatico cavaliere scozzese la costringerà a una scelta radicale, tra due uomini e… due destini. Continua a leggere


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#2 Paperboy – Fidanzati di carta.

Secondo appuntamento con la rubrica Paperboy – Fidanzati di carta. La settimana scorsa abbiamo patito tutte un picco ormonale non indifferente a causa di Jaime Fraser, e in verità vi dico che non era niente rispetto a quanto ci aspetterà domenica, quando guarderemo la puntata che molto probabilmente diventerà la nostra più grande fantasia ad occhi aperti di sempre. Quindi, per compensare, oggi vi chiedo di munirvi di fazzoletti di carta, perché stiamo per celebrare un personaggio meraviglioso che tutte noi sogniamo di incontrare nella nostra vita – ma con una piccola postilla, perché di un fidanzato morto ce ne facciamo ben poco, quindi niente cancro grazie! Siccome a questo punto immagino abbiate capito chi sia il protagonista di questo venerdì pre-trasloco, bando alle ciance. E se qualcuno solo ha il coraggio di pensare che un diciottenne è troppo piccolo per me, invito quel qualcuno a farsi un bell’esamino di coscienza, perché lo sappiamo tutti che non c’é modo di sfuggire all’innamoramento per lui, neppure a venticinque anni.

Augustus Waters
Augustus Waters. Sì, lo so che l’ho già scritto, ma se penso a lui allora devo automaticamente pronunciare il suo nome, perché non c’è altro modo per farlo. Quindi, Augustus Waters. Il ragazzo la cui vita è una montagna russa che va sempre e soltanto in su, il diciottenne che tutte noi avremmo volute incontrare al liceo, quello che segretamente fantasticavamo di incrociare in corridoio per sbaglio, quello che si sarebbe innamorato di noi nonostante tutto e che avremmo amato nonostante tutto. Che amiamo, diciamocelo francamente, nonostante tutto. Nonostante il cancro. Augustus Waters è un figlio di puttana, ma noi lo perdoniamo; una persona vanitosa, bella e perfettamente consapevole della sua bellezza. Un po’ stucchevole alle volte, certamente teatrale e esagerato, nella sua smania di grandezza terrorizzato dall’oblio e per questo, alla fine, forse un po’ prevedibile. Augustus Waters è il ragazzo dei grandi gesti, delle grandi verità, dei grandi pianti e delle grandi risate. Non c’è niente in lui che non aspiri costantemente alla grandezza, e se non fosse per la sua mente brillante, per la devastante sincerità, per la brutalità con cui rifiuta di negarsi il piacere della verità, ecco, si potrebbe persino detestarlo. O trovarlo ridicolo. Augustus Waters è quello che mette tra i denti ciò che può ucciderlo, ma non gli da il potere di farlo. È quello che sa che non si può evitare di soffrire, nella vita, ma che si può scegliere da chi o cosa farsi ferire – ed è felice delle proprie scelte.
Augustus Waters è anche morto, perché quel grandissimo stronzo – e che Dio lo benedica sempre perché guai, guai, GUAI se non avesse scritto Colpa delle stelle! – di John Green ha deciso di far illuminare la sua PET come un albero di Natale, gli ha fatto tornare il cancro che si era già mangiato la sua gamba e ha fatto in mondo che questa volta se lo mangiasse tutto.
Ma noi, piccole Hazel Grace, abbiamo avuto il privilegio di amarlo. Non quanto lei, non come lei, ma a modo nostro – ci sono piccoli infiniti e grandi infiniti, il nostro è un infinito talmente microscopico da far ridere a conti fatti. Ma non importa, perché è esistito.

“I’m in love with you,” he said quietly.
“Augustus,” I said.
“I am,” he said. He was staring at me, and I could see the corners of his eyes crinkling. “I’m in love with you, and I’m not in the business of denying myself the simple pleasure of saying true things. I’m in love with you, and I know that love is just a shout into the void, and that oblivion is inevitable, and that we’re all doomed and that there will come a day when all our labor has been returned to dust, and I know the sun will swallow the only earth we’ll ever have, and I am in love with you.”