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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

Recensione: “Noi siamo grandi come la vita”, Ava Dellaira.

3 commenti

Questa recensione ha aspettato un bel po’, prima di esser conclusa, e ancora ho addosso un vago senso di insoddisfazione nel rileggerla perché questo libro mi ha dato talmente tanto che niente di quello che potrei mai dire a riguardo sarebbe sufficiente da ripagare il debito emotivo che ho nei suoi confronti. Ma è tempo di farla uscire dal suo guscio, un po’ come ho fatto io in questo fine settimana appena passato – portando a casa un risultato inaspettato e infinite soddisfazioni personali. Voi come state? Siete pronti ad accogliere a braccia aperte questo nuovo settembre?
Ho davanti a me settimane impegnative, che un po’ mi spaventano e un po’ mi rendono impaziente, e tanti cambiamenti che in un modo o nell’altro dovrò imparare ad affrontare. Teniamo tutto incrociato!

Titolo: Noi siamo grandi come la vita
Titolo originale: Love letters to the dead
Autore: Ava Dellaira
Editore:
Pagine:
Anno:

Giudizio: 5/5

Sinossi
Tutto comincia con un compito in classe. «Scrivi una lettera a una persona famosa che non c’è più.» Per Laurel è il primo giorno in una nuova scuola, e si sente trepidante, spaventata, e con tanta voglia e paura di cominciare. Si sente anche vuota: quel vuoto gigantesco che si chiama May, la sorella più grande che se n’è andata silenziosamente durante l’estate, lasciandole un dolore esterrefatto e incredulo. Laurel scrive a Kurt Cobain, perché era il cantante preferito di May. E poi scrive a Amy Winehouse, Elizabeth Bishop, River Phoenix. Tutte persone che sua sorella amava. E che, come May, sono morte. Persone che possono ascoltare ciò che Laurel ha da raccontare – il suo primo anno di liceo, le cotte, le amicizie, l’emozione di crescere – e aiutarla a comprendere, e superare, un dolore troppo grande per i suoi quindici anni.

Avrei pagato, per un compito in classe del genere. Mi sarebbe bastato si limitasse ad un più generico “scrivi una lettera”, senza necessariamente aver vicino la specificazione del destinatario: conoscendomi, avrei passato quattro ore a riversare fiumi di inchiostro su più di un foglio protocollo, ritrovandomi poi a dover consegnare la brutta copia per mancanza di tempo. Laurel, probabilmente, avrebbe preferito una più asettica e impersonale analisi del testo, perché sua sorella – la sua luminosa, irresistibile, magica sorella – è venuta a mancare da poco, in una notte dai contorni indefiniti che non trova il coraggio di affrontare. Ha troppi pochi anni per saper affrontare il vuoto e la mancanza che hanno preso il posto di risate e confidenze, ha spalle troppo minute per reggere il peso di una realtà che lascia appena intuire, però, piangendo inchiostro su fogli a righe che non consegna mai, rivolgendosi alle stelle più fulgide di una costellazione di tragedie consumate, stropicciate, raccontate da infinite voci.
È il suo primo anno di liceo, e non ha un posto cui sente di appartenere veramente. Vive divisa tra la casa di un padre intontito dal dolore, straordinariamente tenero e commovente nella sua sofferenza inguaribile, e di una zia che cerca in Gesù l’amore che la vita non le ha mai concesso, vestendosi di rigore e privazioni. Non sa chi è, non più, non senza il calore di May al suo fianco, a splendere come un piccolo Sole in un cielo che non conosce e che, di punto in bianco, si ritrova ad affrontare da sola. Sembra strappata ad anni che sono lontani almeno una decade da lei e nelle cui voci trova conforto nel tentativo di riempire un buco che non può essere riempito, ma solo accettato – veste un po’ punk, rubando dall’armadio della sorella perduta, e si nasconde tra righe, strappi e tagli come fossero un’armatura con cui affrontare ogni nuovo giorno. Ma per quanto Laurel non desideri altro che poter riavvolgere la matassa ingarbugliata del tempo, questa continua a srotolarsi inevitabilmente verso un futuro che non può evitare, trascinando con sé altri fili e altri colori, altre voci, altri nomi e altri affetti, esplodendo poi in un cielo che potrebbe sfumarsi d’amore, se solo lei avesse il coraggio di accettarlo. Di accettarsi. Di accettare Sky che la guarda con occhi che sanno andare al di là delle somiglianze con May, cui lei si aggrappa con ostinazione, spaventata al pensiero di non essere altro che se stessa, Laurel-senza-May, colpevole di averla amata al punto da non riuscire a vedere il suo dolore, condannatasi in solitudine a portare un fardello di cui non è responsabile e che non avrebbe mai potuto alleviare.
La malinconia che impregna le pagine di Noi siamo grandi come la vita è quasi insopportabile. Si aggrappa alla pelle con dita che stringono troppo forte, scivola tra la carne e i muscoli, scorre lungo i nervi e fa male in un modo che non ti aspetti, mai uguale e mai costante, ma sempre presente. Non si arriva mai a mettere in dubbio, mai veramente, il sottile spiraglio di speranza che a tratti si riesce ad intravedere, ma è una strada tormentata e difficile da percorrere, scandita da una prosa suggestiva e una profondità che a tratti stupisce, altre volte sconvolge, per poi essere sostituita da pensieri così infantili e così necessari per ricordarci quanto giovane sia Laurel e quanto ingiusta la sofferenza che prova. C’è tanta vita, nelle sue pagine. Una vita triste, piegata ma mai spezzata, che ti ammonisce severamente dal cercare di proteggerla: quello di Laurel è un viaggio solitario, per quanto lei sola non lo sia mai davvero, che sconta davvero solo nel momento in cui lo realizza. Non può essere Sky a salvarla, non suo padre, non sua zia, non i suoi amici. Laurel deve salvarsi da sola, e salvando se stessa salverà anche la sorella, accettando e perdonando. Perdonandosi, perché niente è più difficile del sapersi chiedere scusa e del saper accettare le proprie scuse.
Onestamente vorrei avere io più coraggio per parlare di questo libro, ma persino adesso – a distanza di mesi dalla lettura – mi sento ancora sopraffatta dall’immensità e dalla bellezza che vi ho trovato racchiuse. Ricordo con precisione quasi dolorosa tutto quello che ho provato, le lacrime trattenute e quelle versate, i sorrisi e le piccole smorfie, la rabbia e l’impotenza che mi hanno tenuto compagnia in giornate calde di inizio estate. Forse una lettera sarebbe stato un modo migliore per raccontarvelo, forse no. Non lo so.

A volte, però, mi viene da chiedermi che differenza farebbe oggi se avessimo finalmente una risposta.

Probabilmente nessuna, Laurel. Ma questo non vuol dire che si debba smettere di cercare.
Consigliato, consigliatissimo.
Imperdibile.

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

3 thoughts on “Recensione: “Noi siamo grandi come la vita”, Ava Dellaira.

  1. L’ha ribloggato su Vita da Babbanae ha commentato:
    Ne avevo parlato un po’ di tempo fa, ma è sempre bello leggerne recensioni :3

  2. Pingback: Chi di teaser ferisce #7 ~ #Blogmas 24 | Se solo sapessi dire

  3. Pingback: #Blogmas – day 25! | Chiaraleggetroppo

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