Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

#2 Incipit madness, Agosto 2014.

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Sono in pausa da un ripasso serratissimo che, più che essere un ripasso, è il folle tentativo di memorizzare tutto quello che ad oggi non ho memorizzato – ossia tutto. Quindi, rapidissimamente, vi lascio la carrellata di incipit che hanno scandito le mie letture di un agosto finito troppo in fretta e vi do appuntamento molto probabilmente a lunedì prossimo, con la recensione settimanale, quando finalmente sarò ufficialmente in vacanza per una settimana e mezza prima dell’inizio delle lezioni! Non vedo l’ora.

La guerra provò ad ucciderci in primavera. Quando l’erba tingeva di verde le pianure del Ninawa e il clima si faceva più caldo, pattugliavamo le colline basse dietro città e cittadine. Superavamo le alture e ci spostavamo nell’erba alta mossi dalla fede, aprendoci sentieri con le mani come i pionieri, tra la vegetazione spazzata dal vento. Mentre dormivamo, la guerra sfregava a terra le sue mille costole in preghiera. Quando arrancavamo, sfiniti, i suoi occhi erano bianchi e spalancati nel buio. Se noi mangiavamo, la guerra digiunava, nutrita dalle sue stesse privazioni. Faceva l’amore e procreava e si propagava col fuoco.
—Kevin Powers, Yellow Birds.

Ti ucciderò per il tuo rifiuto sprezzante…
Lottando per scacciare il ricordo dell’ultima minaccia di Louis Robicheaux, Néomi Laress se ne stava in cima all’imponente scalinata, facendo vagare lo sguardo sull’affollata sala da ballo. Come se cullasse un bambino, stringeva tra le braccia mazzi di rose avvolti nella seta. Erano omaggi ricevuti da alcuni uomini presenti nella folla di festaioli in basso, un variegato campionario di briosi esponenti del suo mondo, ricchi mecenati, e reporter della carta stampata. Una torrida brezza proveniente dalla bayou s’insinuava e spirava nella stanza, portando con sé stralci di melodia dell’orchestra da dodici all’esterno.
…implorerai la mia clemenza.
— Kresley Cole, Dark night.

Benvenuti nella splendida famiglia Sinclair.
Qui non ci sono criminali. Non ci sono drogati. Non ci sono falliti.
I Sinclair sono atletici, alti e belli. Siamo una facoltosa famiglia di stirpe democratica. Abbiamo sorrisi smaglianti, menti squadrati e un temibile servizio a tennis. Non importa se i divorzi straziano i muscoli dei nostri cuori. Non importa se il fondo fiduciario si sta esaurendo e le fatture inevase si accumulano sul ripiano della cucina. Non importa se i flaconi di pillole affollano il comodino. Non importa se uno di noi è perdutamente, disperatamente innamorato.
Un amore così estremo da richiedere un rimedio altrettanto estremo.
Siamo Sinclair.
Nessuno è spiantato.
— E. Lockhart, L’estate dei segreti perduti.

Ora che sono morta so tutto. Avrei voluto che fosse così, ma come molti miei desideri neanche questo si è avverato. Conosco solo alcuni eventi che prima ignoravo, entrati nella tradizione, ma forse infondati. Inutile dire che è un prezzo molto alto per soddisfare una curiosità. Da quando sono morta – da quando ho raggiunto questa condizione di senzaossa, senzalabbra, senzapetto – ho imparato cose che avrei preferito non sapere, come succede se si origlia dietro le finestre o si aprono le lettere degli altri. Credete che vi piacerebbe leggere nelle menti? Ripensateci.
— Margaret Atwood, Il canto di Penelope.

Un’ombra scivolò sulle montagne innevate, troppo veloce per appartenere a una creatura di questa terra. Il obiettivo era Dawson Black.
Arum, mormorò fra sé Dawson.
Solo a pronunciarne il nome sentiva un sapore metallico in bocca. Il bastardo lo aveva inseguito come un segugio fa con la sua preda. Viaggiavano sempre a gruppi di quattro: ne aveva ucciso uno la notte prima, quindi dovevano essercene ancora tre in circolazione… e uno stava proprio per raggiungerlo.
— Jennifer L. Armentrout, Shadows.

1 gennaio
Ore 03:58
Buon anno a me. Dopo una notte di sbronze e divertimento, ho smaltito la sbornia e sono tornato a casa. Sono così stufo di stare a casa in vacanza a non fare nulla. Da un lato ringrazio di aver potuto staccare dall’addestramento, ma in Arkansas ci si stufa in fretta. Tutti i miei vecchi amici sono qui, sempre a bere la stessa birra e a fare le stesse cose. Credo che sarò felicissimo di tornare a casa, a San Antonio. Proposito per l’anno nuovo: iniziare a tenere un diario.
— J. L. Bourne, Diario di un sopravvissuto agli zombie.

Mi fermai un attimo.
Sei fantastica.
Non ci credevo molto neanch’io, quindi lo ripetei di nuovo.
Fantastica, sei davvero fantastica. Se mia madre avesse sentito i miei pensieri, mi avrebbe detto di essere un po’ più modesta, ma la modestia non mi aveva portato mai da nessuna.
— Cara Cormak, Losing it.

Seduta nella sala consigliare della Fortezza dell’Assassino, Celaena Sardothien si appoggiò allo schienale della sedia.
– Sono le quattro del mattino – disse sistemandosi le pieghe della vestaglia di seta e accavallando le gambe nude sotto il tavolo di legno. – Voglio sperare sia importante. –
— Sarah J. Maas, L’assassina e il Signore dei Pirati.

Non c’era più niente al mondo, solo sabbia e vento. Così almeno sembrava a Celaena Sardothien, ferma a scrutare il deserto circostante sulla cresta di una duna rossa.
— Sarah J. Maas, L’assassina e il deserto.

La spettrale sala d’ingresso della Fortezza dell’Assassino era immersa nel silenzio più totale. Celaena Sardothien attraversava il pavimento di marmo stringendo una lettera tra le dita. Un attimo prima, al pesante portone di quercia dell’entrata era stata accolta unicamente da guardiano, che le aveva preso la mantella intrisa di pioggia e, vedendo il ghigno sul viso della ragazza, aveva preferito non fiatare.
— Sarah J. Maas, L’assassina e il male.

Rannicchiata in un angolo del carro prigionieri, Celaena Sardothien osservava il gioco di luci e ombre sulla parete. Era come se gli alberi, che stavano iniziando a colorarsi delle intense tonalità autunnali, la scrutassero da dietro le sbarre della finestrella. Appoggiò la testa alla parete di legno ammuffito e restò ad ascoltare il cigolio delle ruote, il tintinnio delle catene che aveva ai polsi e alle caviglie, il chiacchiericcio e le risate sporadiche delle guardie che da ormai due giorni stavano scortando il carro lungo il tragitto.
— Sarah J. Maas, L’assassina e l’Impero.

Dopo un anno di schiavitù nelle miniere di Endovier, Celaena Sardothien si era abituata a essere condotta ovunque in catene, con una spada puntata addosso. Migliaia di schiavi ricevevano lo stesso trattamento, ma quando andava e tornava dalle miniere Celaena era sempre accompagnata da sei guardie in più rispetto agli altri. Questo l’assassina più famigerata di Adarlan lo aveva messo in conto. Ciò che non aveva previsto era l’uomo incappucciato e vestito di nero, sempre al suo fianco, proprio come in quel momento.
— Sarah J. Maas, Il trono di ghiaccio.

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

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