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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

Recensione: “Il Trono di ghiaccio”, Sarah J. Maas.

3 commenti

We all bear scars… Mine just happen to be more visible than most.

Titolo: Il Trono di ghiaccio (Throne of Glass #1)
Titolo originale: Throne of Glass (Throne of Glass #1)
Autore: Sarah J. Maas
Editore: Mondadori
Pagine: 492
Anno: 2013

Giudizio: 4/5

Sinossi
Per una volta Celaena, la migliore assassina nel regno di Adarlan, non deve uccidere su commissione, ma per guadagnarsi la libertà. Il figlio del tirannico re del Paese sta cercando un nuovo sicario che elimini i nemici di suo padre. Celaena, strappata ai lavori forzati cui era condannata, deve riuscire a sopravvivere tra ventiquattro contendenti. Se vincerà, diventerà la paladina del re e, dopo quattro anni di servizio, sarà infine libera. Il Principe Ereditario è il suo maggiore alleato. Il Capitano delle Guardie la protegge. Entrambi la amano. Ma l’amore e il talento non bastano per vincere. Quando gli altri candidati iniziano a morire uno dopo l’altro, Celaena capisce che la sua vita è sempre più in pericolo, e le persone di cui fidarsi sono sempre meno… A lei spetterà il compito di estirpare il male, prima che distrugga il suo mondo.

La prima cosa che, senza ombra di dubbio, devo dire è questa: per quale astruso motivo hanno tradotto “glass” in “ghiaccio”. Seriamente. Perché? A che scopo? Il riferimento, nel titolo originale, è piuttosto lampante: il Palazzo di Cristallo, dimora del terribile Re di Adarlan, è il simbolo di tutto ciò che Celaena Sardothien odia e teme al tempo stesso, al punto da non poterne sopportare neppure la vista. Eppure è proprio al suo interno, in quello che rimane del vecchio castello di pietra, che l’Assassina più temuta del regno si ritrova a vivere. È nel suo parco che corre ogni mattina all’alba, sotto l’inflessione supervisione del capitano della guardia Chaol, è nella sua biblioteca e nei volumi che custodisce che ritrova stentate briciole di serenità. Ed è nelle sue segrete, attraverso cunicoli dimenticati e abbandonati all’incuria degli anni, che si ritroverà ad affrontare un mistero che affonda le sue radici indietro nei secoli, perdendosi tra storia e leggenda. Perché dopo un anno trascorso nelle Miniere di Endovier, uno dei due campi di lavoro di Adarlan, a Celaena viene offerta una possibilità che non esita ad abbracciare con tutta la disperazione e l’urgenza di una condannata: competere in un torneo segreto, al cui termine verrà proclamato il futuro paladino del re, a cui verrà assicurata la libertà dopo quattro anni di servizio.
A una prima occhiata, la prigionia sembra averla cambiata solo fisicamente. Fuori forma, denutrita, ridotta allo spettro della bellezza che era, Celaena deve imparare a riscoprire il proprio corpo e imporsi di superare i nuovi limiti, senza perdere però l’arroganza che l’ha sempre caratterizzata, né tantomeno quella sua – fastidiosina – tendenza ad abbandonare a vanità e frivolezze senza vergogna. Sulla schiena porta le cicatrici dell’anno passato e nell’animo, dove neppure lei è capace di arrivare, queste si riflettono, dolorose e non guarite. Celaena è cambiata, nel bene e nel male, e non c’è nessuno che possa restituirla al passato che ha perduto in maniera brutale un anno prima. L’assassina, tuttavia, ha la fortuna di avere due alleati insospettabili, al suo fianco: il principe Dorian e il suo capitano, Chaol. Ed entrambi, per un motivo o per l’altro, soccomberanno al suo fascino, e al peso di un sentimento che nessuno dei tre è davvero pronto ad accettare.
C’è un motivo, se Harry Potter e il calice di fuoco è uno dei miei libri preferiti di sempre, o della saga degli Hunger Games i giochi in sé, per quanto crudeli e mostruosi, mi fanno venire le farfalle nello stomaco. Le sfide sistematiche, programmate, la competizione serrata tra più personaggi e la progressiva eliminazione dei candidati fino alla proclamazione di un unico vincitore, sono un qualcosa che su di me ha una presa spaventosa. Il Trono di Ghiaccio non fa eccezione alla regola e va da sé che questo ha portato ad una lettura quasi frenetica, senza pace, delle sue pagine, che mi ha lasciato addosso un senso di vaga insoddisfazione quando mi sono resa conto di come la conclusione di molte vicende si fosse rivelata troppo veloce o di come molte altre, invece, fossero rimaste incompiute. Non ho apprezzato la quasi totale assenza di riferimenti a Sam, così centrale in tutte e quattro le novelle che hanno anticipato il romanzo, e in certo senso questo è stato un vero colpo basso che però, glielo devo concedere, s’intona personalmente con la perfidia di cui ha già fatto sfoggio. #TeamAutriciSadiche, accogli nel tuo abbraccio Sarah J. Maas!
Per conto, mi è piaciuto moltissimo Celaena. Mi sono piaciuti tutti i risvolti assolutamente umani che la Maas ha voluto concederle nonostante le sue esperienze passate, mi è piaciuto il suo essere vanitosa e femminile, il suo amore per i bei vestiti e per i libri e trovo che questo la rende molto più vera di quanto a molti non piaccia ammettere. Mi è piaciuta la sua indecisione, l’inconsapevolezza dei suoi sentimenti, la sua incapacità di scegliere e, al tempo stesso, la facilità con cui poi arriva a mettere un punto fermo in maniera del tutto inconscia. Certo, parliamo della protagonista di Young Adult che, in quanto tale, tende ad essere eccessivamente tutto il più delle volte, ma è talmente infarcita di difetti che alla fine è quanto di più lontano si possa immaginare da uno stereotipo – e fidatevi, detestarla è molto più facile che saperla apprezzare, soprattutto se come si me si finisce col parteggiare per Chaol piuttosto che per Dorian. Nel suo, è esattamente quel che dovrebbe essere una ragazza di diciotto anni con un passato importante alle spalle e un futuro spaventoso che le si spalanca davanti ai piedi. E a tutto questo, si aggiunge il suo essere un’assassina. O meglio, l’Assassina con la A maiuscola. Una combinazione esplosiva, per un romanzo che non sa proprio cosa voglia dire la noia.
Mi sono piaciuti i personaggi secondari, come la principessa Nehemia e la fastidiosissima Lady Kaltain. Mi è piaciuto, anche se non troppo, il Principe Dorian, che per quanto ricalchi fedelmente una manciata di stereotipi già visti e già sentiti, è nel complesso una figura così buona e così luminosa da stringere il cuore. Mi è piaciuta la sua silenziosa competizione con Chaol, e il loro reciproco non volersi ferire a vicenda – non troppo a fondo, quantomeno -, e mi è dispiaciuto vedere il loro rapporto incrinarsi piano piano, spezzato dal peso di un sentimento acerbo ma già ingombrante. Mi è piaciuto un po’ tutto, di loro due.
Consigliato a chi piace leggere di una protagonista che si, è vero, è circondata da principi e cavalieri ma che, alla fine della fiera, si salva da sola e ride delle loro espressioni deluse.

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

3 thoughts on “Recensione: “Il Trono di ghiaccio”, Sarah J. Maas.

  1. Ciao!!! Anche io mi sono chiesta come mai hanno tradotto il titolo in questo modo, dopotutto già nel prime pagine del libro ci si ritrova davanti al castello di cristallo. Devo dire però che a me è piaciuto moltissimo come libro e che al contrario tuo, faccio il tifo per Dorian. Sarà anche il solito principe ma l’ho trovato fantastico 🙂

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