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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

Recensione: “La straniera”, Diana Gabaldon.

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Avete presente quando aspettate di mettere le mani su un libro con così tanta impazienza da sentirvi male? A me è successo per La Straniera, primo volume di una infinita trilogia che ha visto la luce ormai dieci anni fa. Ho iniziato a leggere questo romanzo dopo aver deciso di rinunciare a dare un esame, sostanzialmente in cerca di una via di fuga e di una compagnia durante le troppe ore di treno che mi avrebbero riportata a casa e devo dire che poche volte, nella mia vita di lettrice, mi sono sentita così tradita dalle mie (altissime) aspettative. Ma senza anticiparvi altro, vi lascio alla recensione e torno a spostare in maniera compulsiva utensili da cucina e fotografie, cercando di rendere questa nuova casa un po’ più mia. Buon inizio settimana!

Titolo: La Straniera
Titolo originale: Outlander
Autore: Diana Gabaldon
Editore: TEA
Pagine: 838
Anno: 2004

Giudizio: 2/5

Sinossi
È il 1945. La seconda guerra mondiale finalmente è terminata, e Claire Randall, un’infermiera militare inglese, si riunisce al marito, dopo sette anni di lontananza, in una sorta di seconda luna di miele nelle Highlands scozzesi. Ma durante una passeggiata solitaria, visitando un antico circolo di pietre, la giovane donna si ritrova improvvisamente catapultata in un’altra epoca, in una Scozia settecentesca, dilaniata dalla guerra e dai conflitti tra clan. Nelle Highlands più selvagge e desolate, tra streghe e inquisitori, intrighi e passioni, Claire dovrà affrontare un susseguirsi di vicende che metteranno a rischio non soltanto la sua vita ma anche il suo cuore: l’incontro con un giovane e carismatico cavaliere scozzese la costringerà a una scelta radicale, tra due uomini e… due destini.

Sappiamo tutti benissimo il perché questo libro, pubblicato per la prima volta nel lontanissimo 1991 e approdato in Italia appena nel 2004, spopola nelle nostre timeline di GoodReads. Il perché, nello specifico, risponde al nome di Jamie Fraser e, di farro, è anche l’unico motivo per cui mi sono trascinata attraverso questa orrenda lettura per il totale di una settimana di puro strazio e agonia. Questo libro è brutto. Davvero, davvero, davvero brutto. E la cosa mi ha lasciata non poco sconvolta.
La storia, grazie all’omonima e infinitamente meglio riuscita serie tv, è cosa nota: Claire Randall è un’infermiera che, alla fine della seconda guerra mondiale, si trova ricongiunta ad un marito che riconosce a malapena e, con la speranza di ritrovarsi e ricominciare come coppia, i due partono alla volta delle Highlands per una seconda luna di miele. Qui, dopo qualche giorno, Claire si avventura tra le rocce del Craigh Na Dun e per ragioni misteriose si trova ad attraversare la spaccatura nella pietra centrale del cerchio, fatto che la catapulta indietro nel tempo di due secoli. Qui, dopo un terribile incontro con Black Jack Randall – illustre antenato di Frank Randall, suo marito -, si troverà a vivere una serie di avventure più o meno spettacolari, più o meno plausibili, più o meno avvincenti in compagnia di una serie di personaggi molto più interessanti di lei che, piano piano, diventeranno figure fondamentali della sua nuova vita nel passato.
È stato difficile, in un primo momento, accettare l’idea che Outlander – il telefilm – fosse così infinitamente superiore alla sua versione cartacea, soprattutto alla luce del fatto che il primo è la copia spiccicata del secondo, al punto che persino le battute sono le stesse. Ma quello che alla carta manca, in questo caso, è una forte contestualizzazione. La narrazione è povera di descrizioni, al punto che non ci è dato sapere neppure che aspetto abbiano i personaggi, e pecca persino di introspezione pur essendo scritta in prima persona. Le riflessioni di Claire, attraverso i cui occhi seguiamo un susseguirsi interminabile di vicende, sono spesso e volentieri prive di spessore, delineano i tratti di una donna il più delle volte superficiale o troppo preoccupata per se stessa per esser capace di abbracciare un punto di vista appena appena più ampio dello stretto necessario. Non so se fosse un effetto voluto o meno, ma più di qualche volta ho avuto l’impressione che mancassero tasselli fondamentali – come ad esempio, per dirne uno, non ho mai capito quando di preciso Claire abbia iniziato a parlare il gaelico, né tanto mento come lo abbia imparato: semplicemente succede, in una pagina non capisce una banana e in quella dopo sa comunicare tranquillamente in una lingua che sembra essere tostissima – e che altri, invece, fossero inseriti solo per far pagine, senza nessuna ragione apparente. Il romanzo, nel complesso, è un’accozzaglia sgangherata di eventi e avventure, privo di un filo conduttore unico e molte volte sviluppati male, quasi l’autrice avesse fretta di chiudere un episodio e lanciarsi a pesce sul successivo. Di fatto, ho avuto come l’impressione che potesse essere tranquillamente diviso in tre blocchi a se stanti, perché quando si passa da uno all’altro viene a mancare ogni possibile riferimento a quello appena concluso, ai suoi personaggi, ai luoghi e alle vicende. Nel momento in cui si abbandona Castel Leoch in favore di Lallybroch, ad esempio, tutti i MacKenzie vengono dimenticati. Certo, di tanto in tanto sono citati, ma è come non esistessero più. In un certo senso sembra di assistere a tre stagioni di uno stesso telefilm, che in comune hanno solo i protagonisti principali e di tanto in tanto qualche riferimento a una vecchia puntata – ma il cuore di ogni nuova stagione non è mai uguale a quello di quella (che brutto italiano, perdonatemi!) di che è venuta prima. Per questo motivo è sostanzialmente impossibile recensirlo al dettaglio: la mole di cose da dire risulterebbe troppo grande e troppo dispersiva per riuscire a chiudere un discorso unitario e, francamente, per quel che vale questo libro, sarebbe uno sforzo esagerato e immotivato.
Devo ammettere, però, che alcune cose mi hanno colpita positivamente. Tra tutte, mi son saltati all’occhio i numerosi riferimenti alla storia scozzese e all’uso medicinale che si faceva di determinate piante, all’epoca: tutto si può dire di Diana Gabaldon, ma ha fatto bene i suoi compiti. Inoltre, se ho passato l’ultima mezz’ora a googlare “piante uso medicinale” non è affatto un caso. Ma al di là dei miei poliedrici e volubili interessi personali, non si può negare che ci sia una certa accuratezza di fondo, nel romanzo, e che questo fatto rende onore ad un’autrice che non mi è piaciuta eccessivamente. Più che un libro, sembrava di aver per le mani un copione cinematografico e non stupisce che la Starz ne stia tirando fuori una serie straordinariamente carina con pochissima fatica: La Straniera – come immagino anche gli altri volumi della saga – si adatta straordinariamente ad essere trasposta per il piccolo schermo e con una buona fotografia e un cast interessante non può che venir fuori un adattamento degno di nota, che compensa con l’immagine tutte le carenze della carta stampata.
E poi, ma non è solo a causa di Sam Heughan, c’è Jaime. Un personaggio che non compare mai abbastanza, ma la cui umanità è così reale e convincente da scalzare persino la vagamente isterica protagonista del libro. Un uomo che è molto più reale di quanto ci si possa aspettare, un carattere così completo e così sfaccettato che è impossibile non apprezzarlo: nei suoi momenti più alti, così come in quelli più bassi, è sempre coerente con se stesso – cosa che non si può dire di Claire, la quale, dopo aver piagnucolato per un quarto libro per il suo amore perduto, riesce a dimenticarlo nel giro di due nanosecondi ed è come non fosse mai esistito – e con i suoi pensieri, divertente e sempre sorridente, spigliato, di buon carattere e non entro nel merito dell’aspetto fisico perché Diana non ha perso tempo ha descriverlo.
Ricapitolando, La Straniera è un libro mediocre che avrebbe potuto concludersi con almeno due pagine di anticipo, o per lo meno essere diviso in più volumi come è stato fatto con la versione italiana dei seguiti, scritto con uno stile scarno che poco appassiona. Ci sono scese che, inutile negarlo, fanno sospirare e sognare ad occhi aperti, ma nel complesso è lento e troppo denso di episodi che vanno bene per la tv ma non per la carta stampata. Leggetelo, se proprio volete. Io, personalmente, non mi sento di consigliarvelo.

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

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