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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

Citazione: “Per te qualsiasi cosa”, Sam Angus.

1 Commento

In genere non scrivo nulla, quando si tratta di citazioni, ma in questo caso l’avviso è quanto mai doveroso: lo spoiler, a questo punto, è inevitabile. Ci ho pensato molto, se pubblicare, lasciar perdere, censurare qualcosa, insomma evitare a tutti i costi una involontaria anticipazione che sostanzialmente cambierebbe la prospettiva di un lettore su tutta la prima parte del libro. La conclusione a cui sono giunta è che sì, pubblico lo stesso perché è un brano che a me toglie il fiato e riempie gli occhi di lacrime, però lo faccio avvisandovi: nelle parole che sto per citare ce ne è una, nello specifico, che è uno spoiler pazzesco visto tutto quello che implica. Lascio a voi la scelta se proseguire o meno con il post – ma non dite, poi, che non vi avevo avvertiti!

Stanley non riusciva a pensare a niente, non sentiva niente, non vedeva niente, solo quel filo di mercurio, solo quella sagoma che sfiorava il suolo come un’ombra veloce. Un trincea ornata di filo spinato si parò davanti a Soldier, che vi corse incontro e la saltò, felice e senza sforzo come un cervo, con le zampe posteriori raccolte. Sarebbe stato più difficile procedere adesso, con il terreno ridotto a un pantano denso – una zuppa, lo definiva Hamish -, ma il crepuscolo si stava infittendo e Soldier poteva usare i canali di scolo per ripararsi, se non erano pieni d’acqua.
Si udì un’unica raffica dalla destra… non la Maxim, un fucile.
“Un Mauser, là, in basso a destra”, disse Hamish. “Postazioni nemiche dappertutto.”
Stanley continuava a spostare freneticamente lo sguardo… Dove’era il fucile, dov’era Soldier?
In fondo al pendio, alla destra del ragazzo, si mescolavano sfumature innaturali di grigio, verde e marrone.
“Fritz è ovunque, dappertutto”, disse Fidget.
Ma Soldier continuò a correre, incolume, e Stanley tirò un sospiro di sollievo. La fila di cappelli che coronava il parapetto era tutta concentrata a guardare, gridare e incitare il cane a proseguire. Riecheggiarono due, forse tre colpi di fucile. Dov’era Soldier? Sembrava scomparso… No, era caduto nell’argine, l’argine inondato che correva perpendicolare alla trincea in fondo al pendio. Si stava riparando… No, era uscito… costretto forse dal fango soffocante… Era di nuovo allo scoperto.
Ormai non c’era più un filo di copertura. Solo frammenti delle cose che un tempo erano state intere. Solo loro e quel cane coraggioso. Alle spalle di Soldier, il profilo del paese che bruciava si stagliava contro un fondale di luce cangiante. Nel cielo che scintillava sopra il paese erano appesi nastri di luci.
Il fucile sparò un unico colpo brutale. A Stanley si raggelò il sangue. Dov’era? Dov’era Soldier?
“È in piedi, ragazzo… è in piedi”, disse Hamish.
Là… là! Era caduto ma si era rimesso in piedi subito: l’impatto lo aveva buttato a terra, tutto lì, solo l’impatto. Stanley si mise un pugno in bocca.
Soldier si fermò e lanciò un grido di dolore sinistro e agghiacciante. Era stato colpito. Si era fermato. Il suo fianco destro fremeva, contraendosi. Stanley udì, come smorzate, le grida degli uomini che guardavano oltre il parapetto, vide Hamish che si copriva con le grandi mani la faccia contorta dal dolore, che si girava per non vedere una scena insopportabile. Vide, come in sogno, Soldier che cadeva…
“Soldier, Soldier…” sussurrò.
Prese il binocolo con mani tremanti e si mise a scrutare la distesa di melma, mentre il suo campo visivo saltava da un punto all’altro. Sentì cedergli le gambe. Vide pezzi di stoffa laceri che fluttuavano al vento e uomini morti gettati a terra come relitti portati a riva dalla corrente. Dove? Dov’era Soldier? Stanley scorse fili aggrovigliati, lattine, armi. Vide, i morti e i feriti, ma… dov’era Soldier?
“Soldier…” mormorò scorgendo sulla melma scintillante il cane che giaceva come una bambola di pezza, gli arti scomposti e spezzati. Stanley si voltò, aggrappandosi al palo di legno, ma Hamish lo stava tirando, lo fece girare verso il fronte.
“Guarda, ragazzo, guarda”.
Soldier aveva sollevato la testa. Era in piedi, su tre zampe, quelle anteriori che tremavano, con le mascelle sottili aperte e ansimanti. Trascinava una zampa posteriore. Ciò che Stanley non poteva vedere con i suoi occhi lo sentiva nel cuore: il dolore, la paura e il rimprovero di cui certo erano colmi gli occhi del cane.
Soldier stava avanzando malgrado la zampa inerte, ancora spinto dalla misteriosa attrazione magnetica esercitata dal suo padrone. Il cane affrontò zoppicando la salita, titubante mentre cercava di tenersi in equilibrio sulla zampa ferita.
“Vieni, da bravo, vieni.” Pià Soldier si avvicinava, più si allontanava dal raggio della gittata. Solo un centinaio di metro lungo il pendio più ripido e sarebbe stato al sicuro.
Stanley stava tremando dalla testa ai piedi per la paura che Soldier non ce la facesse, ma rabbrividiva anche per il cappotto fradicio che lo impacciava. Spinse da parte le piante di carota e fu investito da una forte zaffata della loro puzza rancida.
“Continua a camminare, continua a camminare”, sussurrò Hamish.
Ci fu un altro colpo secco del Mauser, poi un’altra. Volarono in aria zampilli di fango, e Stanley afferrò la mano di Hamish. I proiettili sferzarono il terreno accanto a Soldier, sollevando spruzzi di fango e terriccio tutt’intorno. Dov’era il cecchino? Stanley si arrampicò sulla parete scivolosa della trincea che si sgretolava, cercando di salire più in alto, di vedere meglio. Dov’era il cecchino con quella mira micidiale, il cecchino con quel Mauser assassino?
“Cinque colpi… ne ha sparati cinque. Sta ricaricando. Continua a muoverti, Soldier, continua a muoverti. Continua a muoverti mentre ricarica.”
Il cane continuò a inerpicarsi, con le valorose zampe anteriori che affondavano e scivolavano ad ogni passo, il galoppo irregolare… una vista insostenibile. Stanley aveva appoggiato la mano sinistra sul fianco, premendolo come per alleviare il dolore di una gamba rotta. Su entrambi i lati gli uomini stavano incitando Soldier. Uomini adulti, gli stessi che, senza versare una lacrima, avevano visto i loro compagni morire, quegli uomini che erano da così tanto tempo lontani dalle loro donne, dai bambini, da ogni forma di tenerezza, adesso avevano le lacrime agli occhi per un cane che trascinava la sua zampa rotta attraverso una tempesta di spari.

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

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