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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

Recensione: “Doll bones”, Holly Black.

1 Commento

Forse crescere significava che quasi tutte le storie si rivelavano bugie.

Titolo: Doll Bones
Titolo originale: Doll Bones
Autore: Holly Black
Editore: Mondadori
Pagine: 145
Anno: 2013

Giudizio: 4/5

Sinossi
A dodici anni, Zach passa i pomeriggi a inventare storie con le sue due migliori amiche, Poppy e Alice: i tre hanno affidato il dominio del loro regno immaginario all’enigmatica Regina, una bambola di porcellana così perfetta da sembrare viva. Un brutto giorno il padre affronta Zach intimandogli di crescere e di cominciare a interessarsi a cose “da grandi”. Il mondo di Zach sembra andare in frantumi, finché una notte la Regina compare in sogno a Poppy, rivelandole di essere stata una bambina in carne e ossa di nome Eleanor, le cui ceneri si trovano ora all’interno della bambola; Eleanor non avrà pace finché non sarà seppellita nella sua tomba, in una lontana cittadina dall’altra parte degli Stati Uniti. I tre ragazzi partono nel cuore della notte, dormendo sotto le stelle, accampandosi nei cimiteri, incontrando bizzarri personaggi che parlano alla bambola scambiandola per una bambina vera, in un viaggio che cambierà per sempre le loro esistenze.

Quando ero piccola, leggevo un sacco di libri. Tantissimi, soprattutto d’estate quando, con i miei genitori, andavamo in campeggio nel fine settimana e il sabato sera la tappa obbligatoria era in libreria da dove uscivamo tutti con almeno un libro nuovo in mano: se Doll Bones fosse uscito all’epoca, probabilmente sarebbe tornato a casa con me e me lo sarei divorato poi in spiaggia nel giro di pochissimo.
Adesso che non sono più così tanto piccola – anzi, piccola non lo sono per niente -, ci ho messo un po’ di più e non solo a causa di una drastica diminuzione del mio tempo libero. I libri per bambini sono fatti per essere letti da bambini. Sembra un’ovvietà, ma non lo è poi così tanto: il genere young non è fatto per far presa sugli adolescenti o sugli adulti, ma si rivolge esplicitamente ad un pubblico che esige un determinato tipo di scrittura, di trama, di sviluppi che tendono ad essere molto più semplici e lineari di quello che potrebbe accadere in un romanzo dedicato ad una fascia d’età diversa. Per questo motivo la narrazione che ci racconta l’incredibile avventura di Zach, Alice e Poppy a volte può sembrare approssimativa, superficiale e abbozzata, come fosse compito del lettore riempire gli spazi bianchi che l’autore ha disseminato in giro.

Per un attimo, sembrò ancora possibile rimangiarsi le parole, raccontare a Poppy e Alice quel che era accaduto in realtà. Avrebbe potuto spiegare cos’aveva combinato suo padre e quant’era furioso. Avrebbe potuto dire che non voleva che le storie restassero senza conclusione. Avrebbe potuto dire che si sentiva come se fossero spariti dei pezzi di se stesso, come se una parte di lui fosse stata gettata via assieme ai pupazzi.

Il mondo di Zach è un mondo semplice: scuola, allenamenti e pomeriggi di gioco con le sue due migliori amiche. Non conosce le preoccupazioni che sono tipiche degli adolescenti, i suoi pensieri sono liberi di concentrarsi unicamente sulle infinite trame che, assieme ad Alice e Poppy, inventa di giorno in giorno, muovendo personaggi da loro inventati in un universo fantastico e costretto a subire il dominio della terribile Regina – una fragilissima e preziosissima, nonché terrificante, bambola di porcellana conservata sottochiave. Il Gioco è quanto più gli sta a cuore al mondo, e lo stesso dicasi per i suoi pupazzi: quando il padre, figura di per sé già abbastanza problematica, decide che Zach è troppo grande per perdere tempo dietro a sciocchezze simile e li butta via, qualcosa dentro di lui si spezza. Il dolore, la delusione e la perdita sono così grandi che non sa come affrontarli e decide di fare di tutti i suoi sentimenti un unico grumo rabbioso, che poi vomita addosso alle uniche due persone che potrebbero mai capirlo. Del tutto deciso ad allontanare Alice e Poppy da sé pur di non rivelare l’accaduto, Zach quasi cade dalla nuvole quando sono proprio loro due a presentarsi sotto casa sua, nel cuore della notte, chiedendogli aiuto per portare a termine una missione affidata alla piccola Poppy dal fantasma della terribile Regina: trovare la sua tomba all’ombra di un salice e darle pace, con la tanto agognata sepoltura.

Il vecchio rise. – Siete tutti un bel po’ tesi, sapete? Paranoici, davvero. Non ci parlo con la bionda, scordatevelo. Non mi piace come mi guarda. Vi dirà che non ha mai fatto male a nessuno, ma non ascoltatela. Ne farà a voi, oh sì. Vi farà del male e le piacerà.

C’è qualcosa di inquietante in maniera acuta e sottile, in Doll Bones. La narrazione viaggia in bilico sul confine tra l’horror e il paranormal senza mai scadere in nessuno dei due. Di fatto, si limita a rubare piccoli elementi, sfumature e dettagli da entrambi, per dare vita ad una strutturazione avvincente e incalzante, dal ritmo serrato, che nonostante tutto non lascia mai trapelare un indizio di troppo o ammette sbavature di sorta. Certo, come ho già scritto sopra, ci sono come degli spazi bianchi, che è compito del lettore riempire, e se questo può essere divertente per un bambino, per me che sono avida di sapere vita, morte e miracoli di qualsiasi personaggi non è poi questa gran figata. Ad esempio, non è chiaro perché gli adulti vedano non la bambola della regina ma Eleanor stessa. O perché, con il passare del tempo, la bambola diventi un fardello fisicamente sempre più pesante, un po’ come accade nel Signore degli Anelli man mano che Frodo si avvicina a Mordor e al Monte Fato (e se il riferimento è volento, Holly Black hai appena vinto cento punti stima!). Ma al di là di questi piccoli difetti, l’autrice ha saputo creare una storia da cui Tim Burton potrebbe tirar fuori un film d’animazione con i contro fiocchi: non fa morire di paura, ma è cupo a sufficienza che mantenere sempre viva e costante una inquietudine nervosa, quel brividino di angoscia che ti fa guardare agli angoli bui di una stanza con una certa apprensione. In questo, l’idea di fare di una bambola di porcellana il fulcro della vicenda, è geniale. Perché ve lo giuro, anche se le bambole non vi fanno paura, questa vi terrorizzerà a morte. Trust me.
Nel complesso Doll bones è un libro molto carino, scritto con una prosa estremamente evocativa e con un buon ritmo. La lettura è stata veloce – particolarmente divertente perché condivisa con le mie ragazze del Club del Libro – e, se come me siete facilmente impressionabili, allora questo libro fa per voi: l’elemento spaventoso non manca, ma che sia rivolto a un pubblico giovanissimo è garanzia di notti senza incubi popolati da bambole di ceramica, cenere e ossa umane. Provare per credere!

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

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