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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

Recensione: “Fangirl”, Rainbow Rowell.

10 commenti

Centesimo post. Lo so, pare incredibile: è un traguardo non da poco, specie per me, e mi andava di festeggiare recensendo uno dei libri più difficili al mondo da recensire. Spero possiate perdonarmi lo sproloquio, la diarrea verbale e incredibilmente personale che mi ha colta ieri sera, ma proprio non ho saputo trattenermi… Buon inizio settimana, e buone letture!

Real life was something happening in her peripheral vision.

Titolo: Fangirl
Titolo originale: Fangirl
Autore: Rainbow Rowell
Editore: St. Martin’s Press – Kindle edition
Pagine: 445
Anno: 2013

Giudizio: 5/5

Sinossi
Cath is a Simon Snow fan.
Okay, the whole world is a Simon Snow fan…
But for Cath, being a fan is her life—and she’s really good at it. She and her twin sister, Wren, ensconced themselves in the Simon Snow series when they were just kids; it’s what got them through their mother leaving.
Reading. Rereading. Hanging out in Simon Snow forums, writing Simon Snow fan fiction, dressing up like the characters for every movie premiere.
Cath’s sister has mostly grown away from fandom, but Cath can’t let go. She doesn’t want to.
Now that they’re going to college, Wren has told Cath she doesn’t want to be roommates. Cath is on her own, completely outside of her comfort zone. She’s got a surly roommate with a charming, always-around boyfriend, a fiction-writing professor who thinks fan fiction is the end of the civilized world, a handsome classmate who only wants to talk about words… And she can’t stop worrying about her dad, who’s loving and fragile and has never really been alone.
For Cath, the question is: Can she do this?
Can she make it without Wren holding her hand? Is she ready to start living her own life? Writing her own stories?
And does she even want to move on if it means leaving Simon Snow behind?

Eccolo qui, un libro di cui moltissime persone mi aveva parlato. Alcune di loro mi hanno persino minacciata di morte, per incitarmi ad affrontare una lettura che – al solito – è arrivata con i miei tempi e si è diluita nel tempo, tra impegni universitari, palestra e una visita del mio ragazzo che è durata troppo troppo troppo poco. Ma è arrivata, per cui immagino che possiate depennare, persone, questa voce dalla lista dei motivi per cui esigere la mia testa! Il motivo per cui, forse, potreste invece volerla reclamare, è la fatica con cui sto affrontando questa recensione. Non sono mai stata il tipo di persona che si fa problemi a parlar di sé sul web, è dall’estate della terza media che – per un motivo o per l’altro – ho sempre tenuto blog pubblici, bazzicato per i social, rivelato più di quanto sarebbe stato saggio rivelare per una qualsiasi adolescente. In un certo senso, sono sempre stata molto più Cath che non Wren. Introversa, a disagio nelle situazioni nuove, terrorizzata dal cambiamento, trincerata in un mondo straordinariamente affollato ma sparpagliato su chilometri quadrati – reso innocuo, addomesticato nella sicurezza della sua camera da letto dove non ci sono volti ma solo nomi e commenti ai fiumi di parole che riversa nel web ogni giorno, alimentando l’infinito universo di Simon Snow -. Cath, fondamentalmente, all’università non ci vuole andare. Le piace il suo mondo, la confortevole routine di una vita spesa al risparmio energetico ed emotivo, le piace avere attorno sua sorella, le piace avere sotto il naso suo padre e non vuole che il suo mondo cambi. Il college, beh… dire che stravolge ogni cosa è poco. Il primo grande cambiamento lo impone proprio Wren, determinata a lasciarsi alle spalle la sua adolescenza di fangirl per abbracciare standard di vita completamente diversi, affacciandosi su panorami che non includono Cath. Costretta a dividere la stanza con una quantomai scorbutica sconosciuta e l’onnipresente, affascinante, biondissimo fidanzato di questa, Cath non ha nemmeno il coraggio di andare a cena alla mensa da sola, e passa le sue giornate in una perenne agonia che solamente le lezioni di narrativa sanno rallegrare. È qui, infatti, che conosce Nick, che nel giro di pochissimo diventerà suo compagno di scrittura, una persona con cui condividere il piacere di creare con le parole e dare vita a mondi che, per una volta, esulano dalle fanfiction che l’hanno resa spaventosamente celebre su Fanfixx.net. Sola, per la prima volta nella sua vita, con più paure di quante lei stessa possa contare o immaginare, Cath si renderà ben presto di non poter resistere a lungo nella bolla di solitudine in cui ha scelto di trincerarsi e che il mondo che ha così ostinatamente tentato di escludere e allontanare da sé alla fine è molto più grande, molto più forte, e molto più determinato ad entrare. Che lei sia pronta o meno.

“Just… isn’t giving up allowed sometimes? Isn’t it okay to say, ‘This really hurts, so I’m going to stop trying’?”
“It sets a dangerous precedent.”
“For avoiding pain?”
“For avoiding life.”

Credo sia cosa piuttosto diffusa, tra bookblogger, l’assoluta incapacità di trovare le parole per recensire questo libro. Ho iniziato a scriverlo prima, perdendomi poi nei meandri confusi dei miei pensieri e delle emozioni che Rainbow Rowell ha saputo suscitare in me, e non ho mai finito di spiegarmi. Quando ho detto che sono molto più Cath che Wren, lo intendevo per davvero. Prima di incontrare il mio attuale ragazzo, ero anche io una ragazza persa in un mondo tutto virtuale: tra fanfiction e giochi di ruolo, sono sempre stata più capace di coltivare amicizie intangibili a livello fisico, distanti geograficamente, ma non per questo meno reali delle persone che avevo attorno. Da brava introversa, non sono una a cui piace uscire in mezzo alla folla. O anche solo starci, in mezzo alla folla. E per me, dalle quattro persone in su è folla. Ci ho messo tempo a capirlo e ancor più tempo ad accettarlo, ma per tanti anni questa cosa è stata per me una fonte di frustrazione e sofferenza tali che ero solita scappare in mondo di fantasia, dove le leggi e gli eventi si piegavano alla mia volontà, dove era facile cambiare. Dove era facile non essere me. Non è un caso che vi abbia riportato questa citazione – “Why do we write fiction?” […] To disappear. -, né è un caso che sul Kobo ad un certo punto abbia smesso di evidenziare citazioni: mi ero resa conto, grossomodo a metà libro, che stavo evidenziando letteralmente ogni parola. Perché c’è tanto di me, in questo libro, e in un certo senso immagino sia così per chiunque sappia cosa sia una fangirl, una fanfiction o un fandom. Figuriamoci qualcuno che nel proprio background poi abbia delle esperienze che in una certa misura rimandano a quelle di Cath! Perché come se non bastasse l’adolescenza da outsider, è stato poi l’incontro con il mio ragazzo a farmi aprire gli occhi su tutto quello che stavo perdendo, concentrata com’ero sul mio mondo virtuale al punto da aver perso quasi ogni interesse per quello reale. Certo, lui non è Levi e non ha i suoi cento sorrisi, è tutto tranne che perfetto e lo amo proprio per questo. Però insomma… questa storia mi ha toccata là dove pochi altri libri hanno saputo arrivare. Perché nel mio piccolo e finalmente senza più imbarazzo, sono una Fangirl pure io.

“You don’t have any friends, your sister dumped you, you’re a freak eater..and you’ve got some weird thing about Simon Snow.”
“I object to every single thing you just said.”
Reagan chewed. And frowned. She was wearing dark red lipstick.
“I have lots of friends,” Cath said.
“I never see them.”
“I just got here. Most of my friends went to other schools. Or they’re online.”
“Internet friends don’t count.”
“Why not?”
Reagan shrugged disdainfully.
“And I don’t have a weird thing with Simon Snow,” Cath said. “I’m just really active in the fandom.”
“What the fuck is ‘the fandom’?”

Quello che sto cercando di dire, comportandomi in maniera socially awkward, è che niente in questo libro è sbagliato. Niente è fuori posto, niente è esagerato, niente è eccessivo. Non c’è l’eccesso di dramma di certi Young Adult, né tantomeno la superficialità smodata di certe storielline d’amore del tutto inverosimili, dove la ragazzina timida di turno si trasforma in una donna di mondo dopo aver limonato per la prima volta in vita sua. Cath e Levi a malapena si toccano, per moltissimo tempo. Perché lei è impacciata, ha paura, non sa come fare. Ha i suoi fantasmi, i suoi problemi, un passato che la incalza costantemente e un presente così precario che davvero, solo l’idea di stare vicina a lui a volte è troppo da gestire. È straordinariamente famosa, nel web, al punto che esistono magliette su Etsy che citano la sua ultima, inconclusa, fatica – Carry on, che io vorrei davvero leggere se fosse possibile -, che può vantare migliaia di lettori e così tanti commenti che non è neppure in grado di rispondere a tutti. Magicath è una celebrità e Cath avrebbe tutto i motivi del mondo di essere orgogliosa del suo lavoro, della sua fantasia, della sua straordinaria prosa. E invece no, perché teme il giudizio altrui al punto da tenere segreto questa parte della sua vita. Quando ha iniziato a leggere una fanfiction a Levi ho esultato. Letteralmente. Stavo facendo colazione e ho esclamato ad alta voce qualcosa di inarticolato, perché per una fangirl così come lo è lei – come sono io – non c’è niente di spaventoso come ammettere al mondo quello che si fa (e per restare in tema, sono pochissime le persone che conosco nel mondo reale che sanno di questo blog. E la stragrande maggioranza non va oltre al like sulla pagina facebook, neanche le legge le mie recensioni).

“The whole point of fanfiction,” she said, “is that you get to play inside somebody else’s universe. Rewrite the rules. Or bend them. The story doesn’t have to end when Gemma Leslie gets tired of it. You can stay in this world, this world you love, as long as you want, as long as you keep thinking of new stories—”
“Fanfiction,” Levi said.
Yes.” Cath was embarrassed by how sincere she sounded, how excited she felt whenever she actually talked about this. She was so used to keeping it a secret—used to assuming people would think she was a freak and a nerd and a pervert.…”

Ora, ci sono state un paio di cose che mi hanno lasciata perplessa.
La somiglianza tra la saga di Simon Snow e Harry Potter, in primis, per quanto mi riesce facile immagine che sia un’analogia voluta: esistono pochi fandom al mondo che sono così fertili e produttivi nell’ambito delle fanfiction come l’universo spettacolare che J.K.Rowling ha saputo inventare. E suppongo che la Rowell non potesse scrivere di Harry Potter per lo stesso motivo per cui Cath non può consegnare fanfiction alla sua professoressa senza sentirsi urlare al plagio.
C’è poi il finale. Che è bellissimo, perfetto con tutto lo sviluppo narrativo e psicologico dei personaggi. Ma è veloce, spaventosamente veloce, tanto che quando è arrivato e Fangirl è finito io sono rimasta senza parole e senza pensieri, con la sensazione che mancasse qualcosa, che non potesse essersi risolto tutto così velocemente.
E poi basta, perché davvero… questo libro è bello, bellissimo. È onesto, è vero, è ben costruito. Fa ridere e sorridere, piangere e preoccupare. Fa arrabbiare, persino, e fa sospirare. Ci si innervosisce con Cath, tante volte, perché la sua ingenuità è così ostinata che non può essere diversamente. Si soffre per la mancanza di Wren, che neanche è la nostra gemella! E devo essere sincera, se dopo quasi duemila parole ancora non sono riuscita a convincervi sul perché valga la pena affrontare una lettura in lingua – in attesa che la Piemme si sbrighi a far uscire la traduzione italiana! -, allora non ci riuscirò mai.
Leggete questo libro.
Leggetelo se siete fangirl, leggetelo se non lo siete, leggetelo se non avete idea di cosa diavolo voglia dire “essere una fangirl”. Non si sa mai, potreste scoprire di esserlo sempre stati…!

“Maybe for this story,” Professor Piper said delicately, “you could start with something real. With one day from your life. Something that confused or intrigued you, something you want to explore. Start there and see what happens. You can keep it true, or you can let it turn into something else—you can add magic—but give yourself a starting point.”

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

10 thoughts on “Recensione: “Fangirl”, Rainbow Rowell.

  1. Bellissima recensione, complimenti! Ho amato questo libro, così come tutti gli altri della Rowell, su qualsiasi tematica o di qualsiasi fascia d’età scriva, riesce sempre a incantare e far riflettere.
    La mia unica perplessità su Fangirl é stato proprio il finale troppo troppo veloce, che non gli ha fatto meritare il voto pienissimo nella mia valutazione, perché i finali troppo veloci sono un mio cruccio!

    • Ti ringrazio moltissimo, perché scriverla è stata davvero dura! Ti dirò che alla fine ho dato il punteggio pieno più per un fattore emotivo… più ci ripenso e più il finale mi sembra troppo, troppo, troppo veloce rispetto alla narrazione di tutto il libro, da un po’ l’idea che molto sia stato amputato via per ragioni misteriose :/ Ma resta il fatto che ho amato troppo questo libro, vorrei ce ne fossero di più così!

      • Non so se hai letto anche gli altri della stessa autrice, sono tutti bellissimi davvero e ultimamente trovo sempre piú difficile appassionarmi cosí tanto. E’ bellissimo fiondarsi a leggere a scatola chiusa ogni nuova uscita di una scrittrice, sapendo che difficilmente si prenderá una cantonata!

      • Si, è una cosa che faccio pure io ahahahah! Ogni tanto si prendono cantonate, altre volte invece è come tornare a casa dopo un lungo viaggio 😀
        Della Rowell non ho letto altro, ancora, ma progetto di riprenderla in mano al più presto. Hai mica qualche titolo in particolare da consigliarmi?

      • Il primo suo che é letto é Attachments, in italiano tradotto come Per l’amore basta un click. A questo ho dato punteggio pieno perché l’amore che nasce dagli scambi di email penso sia uno dei miei punti deboli maggiori (anche nella vita non solo nei libri!). Tra tutti é quello che ha preso punteggi piú bassi, compresa Annachiara. Molto dolce e ya è invece Eleanor & Park, magari prova con quello.
        Il suo ultimo lavoro, invece, verte di piú su tematiche adult, matrimonio, figli ecc anche se c’é la componente delle “telefonate dal passato”. E’ quello che mi ha fatto riflettere di piú ma penso di averlo apprezzato e compreso totalmente ora che sono mamma e moglie. E’ impressionante come la Rowell riesca a snidare sentimenti e riflessioni raccontando di personaggi diversissimi anche per etá ed esperienze di vita!

      • Me li segno tutti, grazie mille!

  2. Pingback: #5 WWW Wednesday | chiaraleggetroppo

  3. Ho iniziato a leggere questo libro ieri pomeriggio, e non sono riuscita a staccarmi da lui nemmeno per un secondo. E’ fantastico, davvero, soprattutto per noi fangirl.
    Comunque piacere, mi chiamo Chiara anche io. E a quanto pare… anche io leggo troppo! ^-^

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