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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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#8 Paperboy – Fidanzati di carta

Amyche, questo paperboy porterà discordia nel nostro mondo di amori di carta, io già lo so. Però, perché ovviamente c’è un però, a me piace. Un sacco. Vero che ho appena iniziato il sesto volume della saga, vero è che già mi hanno profilato perversioni fuori controllo che me lo faranno odiare, vero tutto. Allo stato attuale delle cose, però, è un personaggio che mi piace moltissimo nonostante i se e nonostante i ma. Quindi ve lo beccate, che vi piaccia o meno!

Johnatan  “Sebastian” Morgenstern
C’è qualcosa di profondamente disturbante, in questo ragazzo. Qualcosa che attira e respinge in egual misura ad un primo impatto, perché diciamolo: al secondo c’è già quella sottile voglia di prenderlo per la collottola, sbatterlo contro una parete e farlo tacere a suon di limoni. Perché il cattivo piace, e lui è così cattivo che proprio non si può resistere. Figlio di Valentine Morgenstern e Jocelyn Fairchild, complementare alla sua nemesi per metà angelica nota al secolo come Jace Pezzo di Manzo Lightwood/Herondale, Sebastian è così figo che non solo riesce a far sembrare il suo essere in parte demone un dettaglio di poco conto, ma te lo fa pure dimenticare nel giro di pochissimo. Ti fa dimenticare persino tutte le cattiverie pregresse, le meschinità, le crudeltà inconcepibili e arriva il momento in cui boh, davvero, perché lo odiano tutti? In una parentesi dei romanzi dove i personaggi principali sono in una fase di rincoglionimento assoluto e palesemente non ce la fanno né posso riuscire a farcela perché la Clare per prima, nello scrivere, è in una fase ormonale particolarmente acuta, Sebastian è l’unico con un piano. L’unico che sa quello che fa. L’unico che sa quello che vuole. L’unico che agisce in maniera coerente, organizzata e ragionata. E solo per questo bisogna volergli bene. Aggiungendo poi il suo essere un Figo con la F maiuscola ecco che il danno è fatto: non gli serve sbattere i suoi occhi neri senz’anima, anzi. Meno fa il cucciolo, più fa lo stronzo distaccato, e più noi gli cadiamo ai piedi come mosche. Siamo falene attratte dalle fiamme dell’inferno e per l’amor del cielo, devo chiedervi perdono per l’enormità della cazzata che ho appena scritto, ma Sebastian fa sembrare interessante persino la dannazione eterna. Perché se la dannazione ha il suo viso spigoloso, i capelli così chiari da sembrare bianchi, il fisico asciutto e allenato, la determinazione di una macchina da guerra e dentro di sé un groviglio di tormento di quello giusti, belli tosti, che danno una bella pennellata di dramma ad una figura di per sé già interessante… il patatrack è fatto. È finita. Non c’è speranza di scamparla: il richiamo del Paperboy è troppo forte per poter resistere. Come si può dire di no a cotanto ben diddio quando è stato cresciuto con la convinzione di essere un mostro, di essere la causa per cui sua madre l’ha abbandonato. Con il ghiaccio nel cuore e il veleno nelle ossa, plasmato da (e con) una crudeltà senza pari, neanche voglio pensare a come sarebbe diventato se quel gran scassamaroni di Valentine non avesse giocato al piccolo scienziato con i suoi figlioli. E non solo i suoi.

Sebastian fece scattare la mano e le prese il mento, sollevandole il viso. Si guardavano a pochi centimetri di distanza. Clary avrebbe voluto chiudere gli occhi, ma si rifiutò di dargli quella soddisfazione. Lo fissò, i cerchi d’argento dentro agli occhi neri, il sangue lo labbro dove lo aveva morso. – Tu appartieni a me – disse lui, di nuovo. – E ti avrò al mio fianco, anche se dovrò obbligarti a esserci.

E grazie al cielo non sei come Jace, Sebastian.
Perché ci piaci un sacco così: bello, dannato e soprattutto cattivo oltre ogni immaginazione.

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