Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

#19 Teaser Tue—thursday

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Ed eccoci qui, di nuovo, con l’appuntamento del giovedì! Le letture, as usual, procedono a rilento e questa volta è il turno dell’autobiografia di Barack Obama che vi consiglio caldamente. Ancora non so se la recensirò – c’è comunque l’ostacolo del libro imposto da superare – ma magari qualcosa mi riuscirà di tirarne fuori, magari qualcosa relativo al contesto del corso per cui lo sto leggendo. Chi lo sa…! Intanto, buona giornata e buone letture!

La settimana successiva telefonai a Mark proponendogli di pranzare assieme. Sembrava un po’ titubante, ma alla fine accettò di incontrarmi in un ristorante indiano del centro. Era più rilassato rispetto al nostro primo incontro, faceva battute autoironiche ed esponeva le sue riflessioni sulla California e sulle lotte intestine all’università. Mentre pranzavamo, gli chiesi se fosse contento di essere tornato a casa per l’estate.
“Si, certo”, disse. “È bello rivedere mamma e papà. E Joey… è davvero un bambino eccezionale”. Mark tagliò un pezzetto di samosa e se lo mise in bocca. “Quanto al resto del Kenya, non ci sono molto affezionato. È solo un povero paese africano come tanti”.
“Non pensi mai di stabilirti qui?”
Mark bevve un sorso di coca. “No”, disse. “Insomma, non c’è molto lavoro per un fisico in un paese dove l’abitante medio non ha nemmeno il telefono.”
Avrei dovuto fermarmi lì, ma qualcosa – la sicurezza nella voce di mio fratello, forse, o la nostra vaga somiglianza, come se guardassi in uno specchio opaco – mi fece desiderare di spingermi oltre. “Non hai mai la sensazione che potresti perderti qualcosa?”, gli domandai.
Mark posò forchetta e coltello e per la prima volta quel pomeriggio i suoi occhi guardarono dritto nei miei.
“Ho capito dove vuoi arrivare,” disse in tono piatto. “Pensi che in un certo senso io mi senta sradicato o cose di questo genere.” Si pulì la bocca e lasciò cadere il tovagliolo nel piatto. “Beh, hai ragione. C’è stato un momento in cui ho deciso di non pensare più a chi fosse il mio vero padre. Per me era morto anche quando era ancora vivo. Sapevo che era un ubriacone e che non mostrava alcun interesse per sua moglie o per i suoi figli. Questo mi bastava.”
“Eri arrabbiato.”
“Non arrabbiato. Solo indifferente.”
“E non ti disturba? Essere indifferente, intendo.”
“Verso di lui, no. Sono altre le cose che mi commuovono. Le sinfonie di Beethoven, i sonetti di Shakespeare. Lo so, non è il genere di cose a cui dovrebbe interessarsi un africano. Ma chi può dirmi a che cosa dovrei o non dovrei interessarmi? Non mi fraintendere, non mi vergogno di  essere per metà keniota. Semplicemente non mi faccio un sacco di domande su cosa ciò significhi. Su chi io sia realmente.” Si strinse delle spalle. “Non so, forse dovrei. Ammetto che se guardassi più attentamente dentro di me, è possibile che…”
Per un breve istante avvertii la sua esitazione, come uno scalatore che perde il punto d’appoggio. Poi, quasi immediatamente, riacquistò la sua compostezza e fece cenno al cameriere di portare il conto.
“Chi lo sa?”, disse. “Quel che è certo è che non voglio altro stress. La vita è già abbastanza dura senza questo ulteriore fardello.”

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

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