Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

#Blogmas – day 22: Natale a Hogwarts.

6 commenti

Quando ero più piccola, le settimane immediatamente precedenti al Natale volevano dire una cosa soltanto: Harry Potter.
Ricordo perfettamente il senso di aspettativa che riempiva le mie giornate man mano che la data di pubblicazione si faceva sempre più vicina e il momento in cui avrei potuto passare ore intere rannicchiata sul divano, sotto una copertina, a leggere dell’universo fantastico con cui sono cresciuta era sempre meno un sogno ad occhi aperti. In un certo senso, come moltissime altre persone della mia età e non solo, Hogwarts  è stato il luogo magico dove, ogni anno per sette anni, ho fatto fedelmente ritorno durante le vacanze di Natale: come potevo, quindi, non dedicare all’unica scuola al mondo che mi abbia mai fatto venir voglia di andare in collegio un post? Non potevo, appunto.


Harry Potter e la pietra filosofale
La vigilia di Natale, Harry andò a letto pregustando le leccornie e i divertimenti dell’indomani, senza aspettarsi nessun regalo. Ma al suo risveglio, il mattino seguente di buon’ora, la prima cosa che vide ai piedi del 
suo letto fu un mucchio di pacchetti.
«Buon Natale!» gli fece Ron ancora assonnato, mentre Harry si alzava e si infilava la vestaglia.
«Anche a te» gli rispose. «Ma… hai visto che roba? Ho ricevuto dei regali!»
«E che cosa ti aspettavi, un mazzo di rape?» disse Ron voltandosi a guardare i suoi regali, che erano molto più numerosi di quelli di Harry.
Harry prese il primo pacchetto dalla cima del mucchio. Era avvolto in una spessa carta da pacchi, con su scarabocchiato: A Harry da Hagrid. Dentro c’era un flauto di legno rozzamente intagliato. Evidentemente, Hagrid lo aveva fatto con le sue mani. Harry ci soffiò dentro… faceva un suono simile al verso di una civetta.
Il secondo pacchetto era piccolissimo e dentro c’era un biglietto: Abbiamo ricevuto il tuo messaggio e accludiamo il regalo di Natale per te. Zio Vernon e zia Petunia. Attaccata al biglietto col nastro adesivo c’era una moneta da mezza sterlina.
«Molto carino da parte loro» disse Harry.
Ron era affascinato dalla moneta.
«Questa poi!» disse. «Che forma strana! Ma davvero sono soldi?»
«Puoi tenerla se vuoi» lo incoraggiò Harry ridendo della contentezza di Ron. «Allora, ho aperto quello di Hagrid e quello dei miei zii… e questi altri, chi me li manda?»
«Credo di sapere da chi viene quello» disse Ron arrossendo leggermente e indicando un grosso pacco informe. «Da mia mamma. Le ho detto che non ti aspettavi nessun regalo, e allora… Oh, no!» gemette poi. «Ti ha fatto un maglione alla Weasley!»
Harry aveva aperto il pacchetto e ci aveva trovato un pesante maglione di lana lavorato ai ferri, color verde smeraldo, e una grossa scatola di caramelle mou fatte in casa.
«Ci fa un maglione per uno tutti gli anni» disse Ron scartando il suo, «e i miei sono sempre bordeaux».
«Ma che gentile!» disse Harry assaggiando una caramella, che era molto gustosa.
Anche il pacco successivo conteneva dolci: una grossa scatola di Cioccorane da parte di Hermione.
Rimaneva un ultimo pacchetto. Harry lo prese in mano e tastò. Era molto leggero. Lo scartò.
Ne scivolò fuori qualcosa di fluente e color grigio argento che cadde a terra in un mucchietto di pieghe lucenti. Ron rimase senza fiato.
«Ne ho sentito parlare, di quelli» disse in un sussurro, lasciando cadere la scatola di Tuttigusti+1 che aveva ricevuto da Hermione. «Se è quel che penso… sono molto rari e veramente preziosi».
«Che cos’è?» Harry raccolse da terra lo scintillante drappo argenteo. Era stranissimo al tatto, come fosse tessuto con l’acqua.
«È un Mantello dell’Invisibilità» disse Ron con un timore reverenziale dipinto sul volto. «Ne sono sicuro… provalo!»
Harry se lo gettò sulle spalle e Ron gridò.
«È come dico io! Guarda giù!»
Harry si guardò i piedi, ma quelli erano spariti. Corse allo specchio. Non c’erano dubbi: l’immagine riflessa era fatta soltanto di una testa sospesa a mezz’aria sopra un corpo completamente invisibile. Si tirò il Mantello sulla testa e scomparve del tutto.
«C’è un biglietto!» disse Ron d’un tratto. «È caduto un biglietto».
Harry si tolse il Mantello e lo prese. Scritte con una grafia stretta e sinuosa che non aveva mai visto prima, si leggevano le seguenti parole:

Tuo padre me l’aveva dato prima di morire. È giunto il momento che tomi a te. Fanne buon uso.
Buon Natale

Harry Potter e la Camera dei Segreti
«Sveglia!» disse in tono squillante aprendo le tende delle finestre.
«Hermione… non dovresti essere qui» disse Ron riparandosi gli occhi dalla luce.
«Buon Natale anche a te» disse Hermione lanciandogli il suo regalo. «Io sono in piedi da quasi un’ora e sono andata ad aggiungere altre mosche Crisopa alla pozione. È pronta».
Harry si mise seduto sul letto, tutt’a un tratto sveglissimo.
«Ne sei sicura?»
«Affermativo» disse Hermione spostando Crosta, il topo di Ron, in modo da potersi sedere ai piedi del letto. «Se siamo sempre decisi a farlo, io dico che dovrebbe essere per stasera».
In quel momento, Edvige entrò in volo nella stanza portando nel becco un pacchettino.
«Ciao» la salutò Harry felice, mentre l’uccello atterrava sul suo letto. «Siamo di nuovo amici?»
Edvige gli mordicchiò l’orecchio in segno di affetto e per Harry fu un regalo molto più bello di quello che lei gli aveva recapitato, e che risultò provenire dai Dursley. Gli avevano mandato uno stuzzicadenti, insieme a un biglietto in cui gli dicevano di vedere se sarebbe potuto restare a Hogwarts anche per le vacanze estive.
Gli altri regali di Natale furono molto più gratificanti. Da Hagrid ricevette una grossa scatola di caramelle mou, che Harry mise ad ammorbidire davanti al fuoco; Ron gli aveva regalato un libro intitolato I Magnifici Sette, pieno di aneddoti interessanti sui Cannoni di Chudley, la sua squadra del cuore; Hermione gli aveva comprato una lussuosa penna d’aquila. Nell’ultimo pacco Harry trovò un altro dei famosi maglioni fatti a mano dalla signora Weasley e un grosso plum cake. Mentre riponeva il suo bigliettino di auguri fu assalito di nuovo dai sensi di colpa al pensiero dell’automobile del signor Weasley, che da quando era andata a schiantarsi contro il Salice Schiaffeggiante non s’era più vista, e di tutto quel po’ po’ di regole che lui e Ron stavano per infrangere.

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban
La mattina di Natale, Harry fu svegliato da Ron che gli gettava addosso un cuscino.
«Ehi! I regali!»
Harry afferrò gli occhiali e se li infilò, socchiudendo gli occhi nella penombra per vedere bene il mucchietto di pacchi apparso ai piedi del letto. Ron stava già strappando via la carta dai suoi regali.
«Un altro maglione dalla mamma… bordeaux, un’altra volta… guarda se ce l’hai anche tu».
Harry ce l’aveva. La signora Weasley gli aveva mandato un golf scarlatto con il leone dei Grifondoro ricamato davanti, una dozzina di tortini fatti in casa, un dolce di Natale e una scatola di croccante alle nocciole. Mentre metteva da parte tutte queste cose, scorse un lungo pacchetto sottile che era rimasto sotto.
«Che cos’è?» chiese Ron con in mano un paio di calzini bordeaux appena scartati.
«Non lo so…»
Harry strappò la carta e trattenne il respiro mentre una meravigliosa scopa lucente rotolava sul copriletto. Ron lasciò cadere i calzini e balzò giù dal letto per vedere più da vicino.
«Non ci posso credere» disse con voce roca.
Era una Firebolt, la gemella della meraviglia che Harry era andato a vedere tutti i giorni a Diagon Alley. Il manico scintillò mentre lo afferrava. Harry lo sentì vibrare e lasciò la presa: si librò a mezz’aria, da solo, esattamente all’altezza giusta per essere inforcato. Lo sguardo di Harry si spostò dal numero di serie inciso in oro sulla punta del manico, e poi giù giù fino agli aerodinamici ramoscelli di betulla perfettamente levigati che formavano la coda.
«Chi te lo manda?» chiese Ron a mezza voce.
«Guarda se c’è un biglietto» disse Harry.
Ron strappò la carta che aveva avvolto la Firebolt.
«Non c’è niente! Cavolo, chi spenderebbe così tanto per te?»
«Be’» disse Harry, stordito, «scommetto che non sono i Dursley».
«Io scommetto che è stato Silente» disse Ron, che ora si aggirava attorno alla Firebolt studiandone uno per uno i sontuosi dettagli. «Anche il Mantello dell’Invisibilità te l’aveva mandato anonimo…»
«Ma quello era di mio padre» disse Harry. «Silente me l’ha solo consegnato. Non spenderebbe centinaia di galeoni per me. Non può permettersi di regalare cose del genere agli studenti…»
«Ecco perché non vuole dire che è stato lui!» esclamò Ron. «Perché un idiota come Malfoy non possa dire che fa dei favoritismi. Ehi, Harry…» aggiunse scoppiando a ridere, «Malfoy! Aspetta che ti veda con quella! Ci resterà secco! Questa è una scopa mondiale

Harry Potter e il Calice di Fuoco
Harry si svegliò di soprassalto la mattina di Natale. Chiedendosi il perché, aprì gli occhi e vide una creatura dai grandissimi, tondi occhi verdi fissarlo di rimando nell’oscurità, così vicino che i loro nasi quasi si sfioravano.
«Dobby!» strillò Harry, ritraendosi così in fretta dall’elfo che quasi cadde dal letto. «Non farlo mai più!»
«Dobby è spiacente, signore!» squittì Dobby ansioso, balzando indietro, le lunghe dita premute sulla bocca. «Dobby vuole solo augurare a Harry Potter Buon Natale e dargli un regalo, signore! Harry Potter ha detto che Dobby poteva venire a trovarlo una volta o l’altra, signore!»
«Ok» disse Harry, il respiro ancora affannato, mentre il battito del cuore tornava normale. «Solo… solo la prossima volta dammi una spintarella, non so, non piombarmi addosso così…»
Harry tirò indietro le tende che circondavano il letto, prese gli occhiali dal comodino e li inforcò. Il suo strillo aveva svegliato Ron, Seamus, Dean e Neville. Tutti e quattro spiavano dalle fessure tra le loro tende, gli occhi gonfi e i capelli arruffati.
«Qualcuno ha cercato di aggredirti, Harry?» chiese Seamus assonnato.
«No, è solo Dobby» borbottò Harry. «Tornate a dormire».
«Nooo… i regali!» esclamò Seamus, notando il grosso mucchio ai piedi del suo letto. Ron, Dean e Neville decisero che ormai che erano svegli potevano anche loro dedicarsi all’apertura dei pacchi. Harry si voltò di nuovo verso Dobby, in piedi accanto al suo letto, ancora nervoso per aver spaventato Harry. C’era un ciondolo natalizio legato all’occhiello in cima al copriteiera.
«Dobby può dare a Harry Potter il suo regalo?» squittì esitante.
«Ma certo che puoi» disse Harry. «Ehm… anch’io ho qualcosa per te».
Era una bugia; non aveva comprato proprio niente per Dobby, ma aprì in fretta il baule ed estrasse un paio di calzini appallottolati particolarmente sformati. Erano i più vecchi e i più orrendi che avesse, giallo senape, ed erano appartenuti a zio Vernon. Erano superbitorzoluti perché Harry da un anno li usava per avvolgerci il suo Spioscopio. Estrasse lo Spioscopio e diede i calzini a Dobby, dicendo: «Scusa, mi sono dimenticato di impacchettarli…»
Ma Dobby ne fu davvero deliziato.
«I calzini sono i vestiti preferitissimi di Dobby, signore!» disse, sfilandosi quelli vecchi e mettendosi quelli di zio Vernon. «Io ne ha sette adesso, signore… ma, signore…» disse, gli occhi sgranati, dopo aver tirato su al massimo i calzini che ora sfioravano l’orlo dei pantaloncini, «loro ha fatto uno sbaglio al negozio, Harry Potter, loro ti ha dato due calzini uguali!»

Harry Potter e l’Ordine della Fenice
Ma come era potuto venirgli in mente di tornare a Privet Drive per Natale? La gioia di Sirius nell’avere di nuovo la casa piena, e soprattutto nel riavere Harry, era contagiosa. Non era più imbronciato come l’estate passata; pareva deciso a fare in modo che tutti si divertissero quanto a Hogwarts, se non di più, e trascorse i giorni prima di Natale a pulire e decorare senza sosta, con l’aiuto di tutti, così che quando andarono a dormire la sera della vigilia la casa era a stento riconoscibile. I lampadari anneriti non erano più carichi di ragnatele ma di ghirlande di agrifoglio e festoni d’oro e d’argento; mucchi di neve magica scintillavano sui tappeti lisi; un grande albero di Natale, procurato da Mundungus e addobbato con fate vive, nascondeva l’albero genealogico di Sirius, e perfino le teste d’elfo imbalsamate sulle pareti portavano barbe e cappelli da Babbo Natale.
La mattina di Natale, al suo risveglio, Harry trovò una pila di regali ai piedi del letto; Ron aveva già scartato metà della sua pila, decisamente più nutrita.
«Bel bottino, quest’anno» lo informò da dietro una nuvola di carta. «Grazie per la Bussola da Scopa, è stupenda; meglio del diario dei compiti di Hermione…»
Harry cercò tra i suoi regali e ne trovò uno con la calligrafia di Hermione. Anche a lui aveva regalato un libro che somigliava a un diario, ma quando lo si apriva diceva cose come: ‘Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi!’
Sirius e Lupin avevano donato a Harry una bellissima serie di libri dal titolo Magia Difensiva pratica: come usarla contro le Arti Oscure, che contenevano splendide illustrazioni animate a colori di tutte le controfatture e dei malefici descritti. Harry sfogliò avido il primo volume e vide subito che gli sarebbe stato utilissimo nei suoi programmi per l’ES. Hagrid gli aveva mandato un portamonete marrone, peloso e dotato di zanne, che Harry presumeva dovessero fungere da dispositivo antifurto, ma che purtroppo impedivano di metterci dentro i soldi a meno di farsi amputare le dita. Il regalo di Tonks era un modellino perfettamente funzionante di Firebolt, che Harry guardò volare per la stanza, desiderando di riavere la sua; Ron gli aveva regalato una scatola enorme di Gelatine Tuttigusti+1; i signori Weasley il solito maglione fatto a mano e dei pasticci di carne, e Dobby un quadro davvero agghiacciante che Harry sospettava avesse dipinto lui stesso. L’aveva appena girato a testa in giù per vedere se migliorava quando, con un sonoro crac, Fred e George si Materializzarono ai piedi del suo letto.
«Buon Natale» disse George. «Non scendete per un po’».
«Perché?» chiese Ron.
«La mamma piange di nuovo» spiegò Fred in tono grave. «Percy ha rimandato indietro il maglione di Natale».
«Senza nemmeno una riga» aggiunse George. «Non ha chiesto come sta papà, non è andato a trovarlo, niente».
«Abbiamo cercato di consolarla» continuò Fred, facendo il giro del letto per guardare il quadro di Harry. «Le abbiamo detto che Percy è solo un enorme mucchio di cacche di ratto».
«Non ha funzionato» concluse George, prendendo una Cioccorana. «Così è arrivato Lupin. È meglio che gli lasciamo il tempo di tirarla un po’ su prima di scendere per colazione».
«Ma che cosa dovrebbe essere?» domandò Fred, guardando il dipinto di Dobby con la fronte aggrottata. «Sembra un gibbone con gli occhi pesti».
«È Harry!» disse George, indicando il retro del quadro. «C’è scritto dietro!»
«Molto somigliante» commentò Fred con un sorriso. Harry gli scagliò addosso il suo nuovo diario, che colpì la parete di fronte e cadde a terra canticchiando: «Se hai messo i puntini sulle i e i trattini alle ti, puoi uscire di qui!»

Harry Potter e il Principe Mezzosangue
Tutti indossavano pullover nuovi al pranzo di Natale, tranne Fleur (per la quale, a quanto pareva, la signora Weasley non aveva voluto sprecarne uno) e la signora Weasley, che esibiva un cappello da strega nuovo di zecca, blu notte, coperto da minuscoli diamanti a forma di stella, e una spettacolare collana d’oro.
«Sono i regali di Fred e George! Bellissimi, vero?»
«Be’, adesso che ci laviamo i calzini da soli ti apprezziamo sempre di più, mamma» disse George, agitando una mano con leggerezza. «Un po’ di pastinaca, Remus?»
«Harry, hai un verme nei capelli» fece Ginny allegra, sporgendosi sopra il tavolo per prenderlo; Harry sentì sul collo una pelle d’oca che non aveva niente a che fare col verme.
«Orribile» disse Fleur con un brividino affettato.
«Sì, vero?» confermò Ron. «Un po’ di salsa, Fleur?»
Nel desiderio di aiutarla, rovesciò la salsiera; Bill agitò la bacchetta e la salsa galleggiò a mezz’aria, poi tornò mansueta al suo posto.
«Sei un pastisciòn come quella Tonks» disse Fleur a Ron dopo aver baciato Bill per ringraziarlo. «Rovescia sompre tutto…»
«Ho invitato la cara Tonks qui oggi» intervenne la signora Weasley, posando le carote sul tavolo con foga eccessiva e guardando Fleur torva. «Ma non è voluta venire. Le hai parlato di recente, Remus?»
«No, non sono stato in contatto con nessuno» rispose Lupin. «Ma Tonks ha la sua famiglia da cui andare, no?»
«Mmm» fece la signora Weasley. «Forse. Ma veramente ho avuto l’impressione che pensasse di trascorrere il Natale da sola».
Scoccò a Lupin un’occhiata irritata, come se fosse tutta colpa sua se si ritrovava Fleur come nuora invece di Tonks, ma osservando Fleur che imboccava Bill con la propria forchetta, Harry si disse che la signora Weasley combatteva una battaglia persa. Poi gli venne in mente una cosa a proposito di Tonks, e a chi chiedere se non a Lupin, che sapeva tutto dei Patroni?
«Il Patronus di Tonks ha cambiato forma» gli disse. «Almeno, così ha detto Piton. Non sapevo che potesse succedere. Perché un Patronus dovrebbe cambiare?»
Lupin masticò con calma il boccone e lo inghiottì prima di rispondere lentamente: «Qualche volta… un grosso spavento… una tempesta emotiva…»
«Era grande e aveva quattro zampe» mormorò Harry, attraversato da un pensiero improvviso. «Ehi… non poteva essere…»
«Arthur!» esclamò la signora Weasley all’improvviso. Si era alzata dalla sedia, la mano sul cuore e fissava fuori dalla finestra della cucina. «Arthur… è Percy!»
«Che cosa?»
Il signor Weasley si voltò. Tutti guardarono dalla finestra; Ginny si alzò per vedere meglio. C’era proprio Percy Weasley, che avanzava nel giardino coperto di neve, gli occhiali cerchiati di corno che scintillavano al sole. Ma non era solo.
«Arthur, è… è con il Ministro!»
E infatti lo seguiva l’uomo che Harry aveva visto sulla Gazzetta del Profeta, un po’ zoppicante, la criniera di capelli grigi e il mantello nero punteggiati di neve. Prima che uno di loro potesse parlare, prima che il signore e la signora Weasley potessero far altro che scambiarsi sguardi esterrefatti, la porta sul retro si aprì ed entrò Percy.
Ci fu un istante di doloroso silenzio. Poi Percy disse, rigido: «Buon Natale, madre».
«Oh, Percy!» singhiozzò la signora Weasley, gettandosi tra le sue braccia.

I DONI DELLA MORTE

Harry Potter e i Doni della Morte
Il canto aumentava di volume man mano che si avvicinavano. Harry sentì un nodo alla gola, gli ricordava Hogwarts, Peeves che ululava versioni volgari delle carole da dentro le armature, i dodici alberi di Natale nella Sala Grande, Silente che indossava un cappello che aveva trovato in uno scoppiarello magico, Ron col suo golf fatto a maglia…
C’era un cancello all’entrata del cimitero. Hermione lo aprì il più silenziosamente possibile e s’infilarono

Dove si trova il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore

Dunque Rita Skeeter e Muriel avevano detto almeno una porzione di verità. La famiglia Silente aveva vissuto lì e una parte di essa ci era morta.
Vedere la tomba era quasi peggio che sentirne parlare. Harry non poteva fare a meno di pensare che lui e Silente avevano entrambi radici in quel cimitero e che Silente avrebbe dovuto dirglielo; e invece non aveva mai voluto condividere quella cosa. Avrebbero potuto andarci insieme; per un attimo Harry s’immaginò di visitare il cimitero con Silente… che legame sarebbe stato, quanto avrebbe significato per lui. Ma sembrava che per Silente il fatto che le loro famiglie giacessero l’una accanto all’altra nello stesso cimitero fosse una coincidenza priva d’importanza, irrilevante, forse, per il compito assegnato a Harry.
Hermione lo stava guardando, e lui fu lieto che il proprio volto fosse nascosto dal buio. Lesse di nuovo le parole sulla lapide. ‘Dove si trova il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore. Non ne capiva il significato. Di certo le aveva scelte Silente, in qualità di membro più anziano della famiglia dopo la morte della madre.
«Sei sicuro che non ti abbia mai accennato…?» cominciò Hermione.
«Sicuro» tagliò corto Harry, poi aggiunse: «Continuiamo a cercare» e si voltò, desiderando di non aver mai visto quella tomba. Non voleva che la sua trepidazione fosse sciupata dal rancore.
«Qui!» gridò di nuovo Hermione dal buio qualche momento dopo. «Oh, no, scusami. Pensavo che ci fosse scritto ‘Potter’».
Stava grattando la superficie di una pietra sgretolata e ricoperta di muschio, e la guardava con la fronte aggrottata.
«Harry, torna qui un momento».
Harry non voleva essere ancora distratto e tornò indietro da Hermione malvolentieri.
«Cosa c’è?»
«Guarda».
La tomba era molto antica, tanto consunta dal tempo che si riusciva a malapena a leggere il nome. Hermione gli indicò un simbolo.
«È il marchio che c’è nel libro».
Harry lo osservò: la pietra era talmente rovinata che era difficile capire cosa ci fosse inciso, ma sembrava in effetti che ci fosse un triangolo sotto il nome quasi illeggibile.
«Sì… potrebbe…»
Hermione accese la bacchetta e la puntò sulla lapide.
«C’è scritto Ig-Ignotus, mi pare».
«Io continuo a cercare i miei genitori, d’accordo?» disse Harry, con una punta di fastidio nella voce, e si rimise in moto, lasciandola accovacciata accanto alla tomba.
Ogni tanto riconosceva un cognome che, come Abbott, aveva incontrato a Hogwarts. A volte ritrovava diverse generazioni della stessa famiglia di maghi: dalle date Harry arguiva che doveva essersi estinta o trasferita altrove. Man mano che s’inoltrava fra le tombe, ogni volta che raggiungeva una nuova lapide avvertiva un piccolo sussulto di apprensione e attesa.
Di colpo il buio e il silenzio sembrarono farsi più profondi. Harry si guardò in giro, preoccupato, pensando ai Dissennatori, poi si rese conto che le carole erano terminate, il chiacchiericcio e il tramestio dei fedeli che ritornavano verso la piazza stavano svanendo. Qualcuno aveva spento le luci della chiesa.
Poco dopo la voce di Hermione emerse dalle tenebre per la terza volta, chiara e nitida pochi metri più in là.
«Harry, sono qui… eccoli».
Harry capì dal tono della voce che questa volta si trattava di sua madre e suo padre: si mosse verso di lei avvertendo qualcosa di pesante premergli sul petto, la stessa sensazione che aveva provato subito dopo la morte di Silente, un dolore che gli aveva fisicamente schiacciato il cuore e i polmoni.
La lapide era a sole due file da quella di Kendra e Ariana. Era di marmo bianco, come la tomba di Silente, il che la rendeva facile da leggere, perché sembrava quasi brillare nel buio. Harry non dovette inginocchiarsi e nemmeno avvicinarsi tanto per distinguere le parole guardando la spessa neve che copriva il posto dove i resti di Lily e James, ormai ossa o polvere, giacevano senza sapere, o senza curarsene, che il loro figlio era così vicino, col cuore che ancora batteva, ancora vivo grazie al loro sacrificio e prossimo ad augurarsi, in quel momento, di dormire invece sotto la neve insieme a loro.
Hermione gli aveva preso di nuovo la mano e la stringeva forte. Harry non riusciva a guardarla, ma restituì la stretta, e inspirò profondamente l’aria della notte, cercando di calmarsi, di riprendere il controllo. Avrebbe dovuto portare qualcosa da offrire ai suoi genitori, non ci aveva pensato, e ogni pianta nel cimitero era gelata e senza foglie. Ma Hermione alzò la bacchetta, disegnò un cerchio nell’aria e una corona di elleboro sbocciò davanti a loro. Harry la prese e la posò sulla tomba.
Non appena si alzò, ebbe il desiderio di andarsene: non riusciva a stare lì un momento di più. Cinse le spalle di Hermione, lei gli passò il braccio attorno alla vita, si girarono in silenzio e si allontanarono attraverso la neve, oltre la tomba della madre e della sorella di Silente, verso la chiesa buia e il cancello del cimitero.

Non vi è venuta nostalgia per questa saga assolutamente straordinaria? A me moltissima. E siccome proprio non ho il tempo per rileggermela tutta, anche se vorrei moltissimo, non sto a dilungarmi troppo sull’assoluta perfezione che questi libri rappresentano ai miei occhi. C’è poco da fare, sono davvero poche le saghe che hanno saputo emozionarmi e darmi tanto come questa. La porto nel cuore, e sarà sempre così. Fine. Quello che non è finito ancora, invece, è il tempo che avete per partecipare al #blogmas giveaway! Certo, siamo un po’ agli sgoccioli, ma avete visto che premi?

Pazzeschi! Affrettatevi quindi a compilare questo form, a commentare i post del #blogmas e ad inviare  a ladyjadis@hotmail.it una foto di quello che il Natale rappresenta per voi. Potete condividerla, se vi va, utilizzando gli hashtag #blogmas e #nataleperme su tutti i social che volete – anzi, più lo fate e meglio è! Condividerla non è obbligatorio (mentre inviarla a noi ), ma sarebbe carino diffondere il gioioso spirito di questa prima edizione del Blogmas in questo mondo di Grinch, no?
Domani l’appuntamento è con Annachiara di Please Another Book, mi raccomando non mancate!

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

6 thoughts on “#Blogmas – day 22: Natale a Hogwarts.

  1. Brava, mi hai fatto venire nostalgia! ç_ç
    Hogwarts è lo sfondo perfetto per il Natale! Eppure i natali di Harry sono sempre stati un po’ malinconici.. 😉 Meno male che c’erano gli orribili maglioni della signora Weasley a rallegrare l’atmosfera! 😀

  2. Bellissimo questo post! Ho sempre voluto uno dei maglioni della signora Weasley 😀

  3. meraviglioso post *___* Harry Potter per me rappresenta il natale… ricordo che i libri uscivano sempre in prossimità delle feste e non c’è un natale che ho passato senza fare le corse in libreria per comprarne una delle prime copie 🙂
    grazie ancora ragazze per il #blogmas 🙂

  4. Questo è in assoluto il più bel post dell’iniziativa, mi ha fatto venire i lacrimoni e il magone! Harry adorato! ♡

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