Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


3 commenti

Citazione: “Ladri di sogni”, Maggie Stiefvater.

Noah si strofinò la macchia sul viso. Ma non se ne andò. Non se ne andava mai. Disse: «Conosco qualcuno che potresti baciare».
«Chi?» Lei notò che aveva uno sguardo divertito. «Oh, aspetta.»
Lui scrollò le spalle. Probabilmente era l’unica persona che Blue conosceva che potesse dare un’alzata di spalle da sdraiato. «Tanto non mi ucciderai. Voglio dire, se sei curiosa…»
Lei non pensava di essere curiosa. Dopotutto, non era mai stata una possibilità. Non poter baciare nessuno era come essere povera. Provava a non soffermarsi su cose che non poteva avere. Ma ora…
«Okay» disse lei.
«Cosa?»
«Ho detto okay.»
Lui arrossì. O meglio, dato che era morto, assunse un colorito normale. «Uh.» Si alzò su un gomito. «Bene.» Lei alzò il viso dal cuscino. «Ma tipo…»
Lui si chinò verso di lei.
Blue sentì un brivido per mezzo secondo. No, per un quarto di secondo. Perché dopo quello sentì l’increspatura fin troppo consistente delle sue labbra tese. La bocca di lui le premette sulle labbra finché non incontrò i denti. Era tutto semplice, elettrizzante ed esilarante al tempo stesso. Entrambi scoppiarono in una risata imbarazzata. Noah disse: «Bah!». Blue pensò di pulirsi la bocca, ma sapeva che sarebbe stato maleducato. Non era affatto coinvolgente.
«Bene» disse lei.
«Aspetta» replicò Noah «aspettaspettaspetta.» Le tolse un capello dalla bocca. «Non ero pronto.»
Agitò le mani come se le labbra di Blue fossero un evento sportivo e ci fosse una buona possibilità di farsi venire i crampi.
«Vai» disse Blue.
Questa volta arrivarono solo a un respiro dalle reciproche bocche prima di iniziare a ridere. Lei accorciò la distanza e fu premiata con un altro bacio, che le diede la sensazione di baciare una lavatrice.
«Sto facendo qualcosa di sbagliato?» suggerì.
«A volte è meglio con la lingua» rispose lui, dubbioso.
Si guardarono.
Blue strizzò gli occhi. «Sei sicuro di averlo già fatto?»
«Ehi!» protestò lui. «Per me è strano, perché sei tu
«Be’, per me è strano perché sei tu
«Possiamo fermarci.»
«Forse dovremmo.»
Noah si raddrizzò di più, sempre puntellandosi con il gomito, e fissò vagamente il soffitto. Infine le lanciò un altro sguardo.
«Hai visto qualche film… con dei baci? Le tue labbra devono essere, tipo, devono voler essere baciate.»
Blue si toccò la bocca.
«Cosa stanno facendo adesso?»
«Sono serrate.»
Lei unì e separò le labbra. Noah aveva ragione.
«Quindi immaginati uno di quelli» suggerì Noah.
Lei sospirò e frugò nei suoi ricordi fino a trovarne uno che faceva al caso.
Non era il bacio di un film, però. Era il bacio che l’albero sognante le aveva mostrato a Cabeswater. Il suo primo e unico bacio con Gansey, prima che lui morisse. Pensò alla sua bocca sottile mentre sorrideva. Ai suoi occhi belli quando rideva. Chiuse i suoi. Puntellando l’altro gomito accanto alla testa di lei, Noah si avvicinò e la baciò di nuovo. Questa volta era più un pensiero che una sensazione, un soffice calore che partiva dalla sua bocca e si espandeva nel resto del corpo. Una delle sue mani fredde scivolò dietro il collo di lei, e continuò a baciarla, schiudendo le labbra. Non era solo un tocco, un’azione. Era un tentativo di semplificazione da parte di entrambi: non erano più Noah Czerny e Blue Sargent. Erano solo lui e lei. Nemmeno quello. Erano solo il tempo che tenevano tra di loro.
Oh, pensò Blue. Quindi è questo che non potrò avere.
Non poter baciare la persona di cui si sarebbe innamorata non sembrava tanto diverso dal non avere un cellulare come tutti gli altri. Non sembrava diverso dal sapere che non avrebbe studiato ecologia all’estero, o che non sarebbe mai andata all’estero e basta. Non sembrava tanto diverso dal sapere che Cabeswater sarebbe stata l’unica cosa straordinaria della sua vita .
E ciò voleva dire che era insopportabile, ma lei doveva sopportarlo comunque.
Perché non c’era nulla di male nel baciare Noah Czerny, a parte il suo essere freddo. Lei gli permise di baciarla, e lo baciò a sua volta, fino a quando lui si appoggiò di nuovo sul gomito e, goffamente, le asciugò le lacrime che le rigavano le guance con il polso. La macchia sul suo viso era diventata molto scura, e lui era abbastanza freddo da farla rabbrividire. Blue gli rivolse un sorriso umido. «È stato super bello.»
Lui si strinse nelle spalle, gli occhi tristi. Stava scomparendo. Non che potesse vedere attraverso di lui, ma diventava difficile ricordarsi come fosse fisicamente anche mentre lo guardava. Quando lui voltò la testa, lo vide deglutire.
«Ti chiederei di uscire, se fossi vivo» farfugliò.
Il mondo era ingiusto.
«Ti direi di sì» rispose lei.
Ebbe solo il tempo per vederlo sorridere appena. E poi lui scomparve. Blue si alzò a sedere al centro di quel letto improvvisamente vuoto. Sopra di lei, le travi brillavano nella luce estiva. Blue si toccò la bocca. La sensazione fu quella di sempre. Per niente come se avesse avuto il suo primo e ultimo bacio.


La magica linea di prateria è stata risvegliata e la sua energia affiora. I ragazzi corvo, un gruppo di studenti della scintillante Aglionby Academy, sono sulle tracce del mitico re gallese Glendower, che dovrebbe essere nascosto nelle colline intorno alla scuola. Con loro c’è Blue, che vive in una famiglia di veggenti tutta al femminile. A lei è stato predetto più volte che quando bacerà il ragazzo di cui sarà davvero innamorata, questi morirà. Sulle prime sembra che il suo cuore batta per Adam, ma forse è Gansey quello che ama davvero… Intanto Ronan s’inoltra nei suoi sogni, da cui può uscire di tutto. Del resto è uno che ama sfidare il pericolo. Mentre il tormentato Adam, con un passato pesante alle spalle, s’inoltra sempre più in se stesso, cercando una sua strada nella vita. Nel frattempo c’è un individuo sinistro che è anche lui sulle tracce di Glendower. Un uomo pronto a tutto.
Di Raven Boys, Entertainment Weekly ha scritto: “L’avventura paranormale di Maggie Stiefvater si legge d’un fiato e vi farà chiedere a gran voce il secondo libro.” Ecco il secondo libro, con la stessa fervida immaginazione, lo stesso intreccio inquietante e romantico, e le svolte mozzafiato che Maggie Stiefvater sa costruire.


 


3 commenti

#13 Paperboy – Fidanzati di carta

Source: Pinterest.Giusto ieri sera blateravo con Cee di Se solo sapessi dire sui Raven boys, aka i manzi più manzi di questo 2015 di letture piuttosto frenetiche (almeno al momento), e non ho mancato di registrare l’incredibile entusiasmo della mia socia in fangirlate moleste per il loro leader.
Ed effettivamente, a ben pensarci, Richard Gansey III ha effettivamente un suo perché.
Il nobile rampollo della schifosamente ricca e socialmente ben piazzata famiglia Gansey è, a prima vista, un modello Abercrombie con un portafoglio che non conoscerà mai la triste desolazione del non contenere abbastanza monetine per comprare un caffè: alto, di bell’aspetto, capelli castano e occhi color nocciola, è solito aggirarsi per il mondo con addosso o l’esclusiva uniforme della Aglionby o con polo dai colori improponibili e scarpe da barca ai piedi, in compagnia di una Camaro dal colore improbabile (arancione) affettuosamente soprannominata “il catorcio”. Al suo fianco, gli immancabili Ronan Lynch, Adam Parrish e Noah Czerny – accessori di tutti rispetto, nonché amici e compagni nella cerca di Glendower, il re dormiente che insegue con una passione tale da oscurare tutto quanto possa esserci di fastidioso in lui. Tipo il conto in banca dall’imbarazzante numero di zeri combinato ad una bellezza stratosferica. O il carisma indiscusso che lo rende un faro attorno a cui gravitare, una persona per la quale si è disposti a sacrificare ogni cosa solo per il privilegio della sua approvazione. Quello che veramente di lui colpisce, però, è la totale dedizione con cui insegue, lungo la linea di prateria che scivola accanto ad Henrietta, il suo sogno. Il tempo che ci impiega, il sangue che sacrifica, l’assoluta abnegazione con cui raccoglie e riordina indizi in un puzzle ben lontano dall’essere completato e che ha come origine un episodio accaduto durante la sua infanzia, quando – giocando a nascondino – si avventurò nella foresta dietro casa e mise un piede in fallo sopra un nido di calabroni. Allergico alle punture al punto che una soltanto sarebbe stata sufficiente ad ucciderlo, il piccolo Gansey si ritrova avvolto dagli insetti ma ha in dono una seconda occasione di vita da una voce che reputa appartenere a Glendower stesso. E nello stesso momento, sulla stessa linea, Noah Czerny muore, ingiustamente. Non mi è facile riuscire a capire questo ragazzo che, pur cercando di dosare le parole con attenzione, ferisce gli altri involontariamente e riesce a farsi amare in una maniera troppo genuina per poter essere semplice convenienza. Tuttavia neppure io posso nascondere di essere vittima – marginale, ci sono Raven boys molto molto molto più interessanti! – del suo fascino assassino. Un po’ bambinone, un po’ esploratore, a volte infantile e a volte straordinariamente saggio: Richard Gansey III, signore mie, il rampollo che tutte voi vorreste presentare a mamma e papà. Per poi scappare via, a godervelo tutto sui sedili di pelle del Catorcio.

L’albero li trascinò in una visione.
In questa visione, la notte spargeva riflessi luccicanti sull’asfalto bagnato e fumante, mentre il semaforo da verde diventava rosso. La Camaro era ferma su un marciapiede, e Blue sedeva alla guida. C’era un forte odore di benzina. Blue vide di sfuggita una camicia sul sedile del passeggero: era Gansey. Lui si protese sopra il cambio per premerle le dita sulla clavicola scoperta. Il suo respiro era caldo sul collo di lei.
Gansey, lo ammonì lei, ma si sentiva fragile e pericolosa.
Voglio solo fare finta, disse Gansey, soffiandole le parole sulla pelle. Voglio fare finta di poterlo fare.
La Blue nella visione chiuse gli occhi.
Forse non farà male se sarò io a baciarti, disse lui. Forse è solo se tu baci me…

Source: Pinterest.

 

Richard caro, niente paura: noi possiamo essere baciate tutte le volte che vuoi e l’unica preoccupazione che potremmo darti riguardo lo stato delle tue preziose polo nel momento in cui ti saranno strappate di dosso. Ok? Ok.


Lascia un commento

#34 Teaser Tue—Thursday!

Teaser lunghissimo, ma davvero… come si può non amarlo? Sempre Maggie Siefvater, sempre Ladri di sogni. Avete detto bene, mi sta prendendo moltissimo: posso già prevedere quanto sarà difficile recensirlo. Buona giornata!

Gareggiare non era tanto facile quanto ci si aspettava per Ronan Lynch. I più rispettavano i limiti di velocità. Visto che le gare si guadagnavano parecchio spazio sui giornali, la maggior parte dei piloti era troppo timorosa, troppo retta, o troppo ingenua per essere provocata. Anche quelli che avevano valutato l’ipotesi di qualche minuto di corsa tra i semafori sapevano di non avere veicoli adatti allo scopo. Le gare non si trovavano in strada. Dovevano essere alimentate. Era così che Ronan Lynch trovava guai.
Serviva una macchina di un colore sgargiante, per cominciare. Ronan aveva passato molto tempo a giocare come unica macchina nera tra veicoli color confetto. Aveva bisogno di una due volumi o di una coupé. Quasi mai di una decapottabile. Nessuno voleva scompigliarsi i capelli. Ecco la lista dei desideri di un pilota clandestino: parti di ricambio su una qualsiasi macchina, tubi di scappamento rumorosi, parafanghi rasoterra, una presa d’aria cavernosa sul cofano, fanali tinti, fiamme diverse dipinte sulle fiancate. E un’auto qualsiasi con un alettone. Più sembrava una maniglia per sollevare la macchina, meglio era. La silhouette di una testa rasata o di un cappello indossato storto erano segni promettenti, come un braccio penzoloni fuori dal finestrino. Una mano abbronzata sullo specchietto era ancora meglio. I bassi potenti erano una chiamata alle armi. Lo erano anche le targhe, a meno che ci fossero scritte cose tipoHOTGURL o LVBUNY. Gli adesivi sul paraurti invece spegnevano l’entusiasmo, a meno che non rappresentassero radio appartenenti a college. Oh, e i cavalli non significavano nulla. La metà delle volte, le migliori macchine da corsa venivano guidate da banchieri di mezz’età spaventati da qualunque cosa si nascondesse sotto il loro cofano. Ronan di solito evitava le auto con più passeggeri, supponendo che un pilota solitario fosse più incline a consumare le gomme al cambio di luci del semaforo. Ma ora sapeva che i passeggeri giusti avrebbero incitato anche un pilota solitamente tranquillo. Non c’era nulla che a Ronan piacesse di più di un ragazzino abbronzato fuori per metà da una rumorosa e quasi morta Honda rossa piena di amici. Ed era così che iniziava: muso alto davanti al semaforo. Gli occhi dei piloti si incrociavano. Si spegneva l’aria condizionata per dare alla macchina qualche cavallo in più. Si portava su di giri il motore. Si sorrideva pericolosi.
Era così che Ronan trovava i guai, tranne quando i guai erano Kavinsky. Perché in quel caso, erano i guai a trovare lui.
Dopo la messa, Ronan e Noah si diressero verso il condominio in cui Kavinsky viveva con la madre. Ronan aveva avuto una mezza idea: mettere il paio di occhiali onirico nella cassetta della posta di Kavinsky, o lasciarglieli sotto i tergicristalli della Mitsubishi. L’aria condizionata era al massimo per combattere la calura di mezzogiorno. I grilli si cantavano serenate a vicenda. Non c’erano ombre.
«Abbiamo compagnia» disse Noah.
A un incrocio, Kavinsky accostò con la macchina alla BMW. Il semaforo diventò verde, ma la strada dietro di loro era vuota e nessuno dei due si mosse. I palmi di Ronan erano improvvisamente sudati. Kavinsky abbassò il finestrino. Ronan fece lo stesso.
«Frocio» disse Kavinsky, schiacciando l’acceleratore. La Mitsubishi emise un guaito e sussultò. Era un capolavoro magnifico e raccapricciante allo stesso tempo.
«Russo» rispose Ronan. Anche lui schiacciò l’acceleratore. La BMW ruggì, un po’ più piano.
«Ehi, piano con le parole.»
Aprendo il cruscotto, Ronan tirò fuori gli occhiali che aveva sognato quella notte. Li lanciò sul sedile del passeggero di Kavinsky attraverso il finestrino.
Il semaforo diventò giallo, poi rosso. Kavinsky raccolse gli occhiali e li studiò. Si calò il paio che indossava sul naso e li studiò ancora. Ronan fu contento di vedere quanto fossero simili le due paia. L’unica cosa che aveva sbagliato era il colore: la tinta onirica era un po’ più scura. Sicuramente Kavinsky, esperto falsario, li avrebbe apprezzati. Infine, Kavinsky fece scivolare lo sguardo su Ronan. Il suo sorriso era viscido. Compiaciuto del fatto che Ronan avesse capito il gioco.
«Ben fatto, Lynch. Dove li hai trovati?»
Ronan abbozzò un sorriso. Spense l’aria condizionata.
«È così che vuoi comportarti? Vuoi fare il difficile?»
Il semaforo opposto diventò giallo.
«Sì» disse Ronan.
Scattò il verde. Senza alcun preludio, le due macchine schizzarono fuori dai segni. Per due secondi la Mitsubishi fu avanti, ma Kavinsky cambiò la marcia, dalla terza alla quarta.
Ronan non lo fece. Kavinsky gli rombò accanto. Mentre Ronan svoltava l’angolo, Kavinsky suonò il clacson due volte e fece un gestaccio. Poi Ronan uscì dal suo campo visivo, diretto alla Monmouth Manufacturing.
Nello specchietto retrovisore si concesse il più lieve dei sorrisi.
Ecco come ci si sentiva a essere felici.

 


3 commenti

Mini-review: “Mentre fuori nevica”, Sarah Morgan.

Titolo: Mentre fuori nevica
Titolo originale: Sleigh bells in the snow
Autore: Sarah Morgan
Editore: Harlequin Mondadori
Pagine: 304
Anno: 2014

Sinossi
Kayla Green odia il Natale. Farebbe qualsiasi cosa per evitarlo del tutto, così, quando le si presenta l’occasione di lavorare durante le vacanze, la coglie al volo. Kayla è un mostro sacro delle pubbliche relazioni, e ora dovrà occuparsi di una struttura alberghiera di lusso in montagna. Perfetto! Quello che non sa è che l’impresa del suo cliente, Jackson O’Neil, è a conduzione familiare, che lì tra montagne innevate e addobbi di stagione il Natale è più presente che mai, e che l’atmosfera è calda, accogliente e decisamente festiva. Inoltre, a rendere più coinvolgente e inebriante il suo soggiorno tra i monti ci si mette pure questa intensa e fastidiosa attrazione per Jackson. Un’attrazione che la porterà chissà dove. Ma certo non a letto con lui. O sì?

Decisamente il libro più bello che abbia letto durante prima delle vacanze di Natale. Non che avessi bisogno di una spintarella, per entrare in atmosfera natalizia… al contrario di Kayla Green, biondissima grinch delle pubbliche relazioni, inizio a smaniare per i canti, le lucine e i pacchi ben prima che diventi socialmente accettabile ordinare compulsivamente maglioni con motivi a renne online. Ed è stato strano, all’inizio, ritrovarmi a leggere di qualcuno che, al contrario, ha quasi paura di questo frenetico periodo dell’anno e cerca ogni scusa possibile per evitarlo. Proprio perché in fuga dal Natale (presente e degli anni passati), Kayla accetta di passare le feste a lavorare in uno splendido resort di lusso, per conoscere meglio i suoi nuovi clienti. Caso vuole, però, che la situazione non sia affatto semplice come l’aveva programmata e che, tra nonni scorbutici, madri invadenti, panorami mozzafiato e un Jackson O’Neill che – mannaggia a me – avrebbe dovuto vincere il titolo di Mr. Paperboy a mani basse e senza colpo ferire, il Natale saprà coglierla impreparata e, sopra ogni altra cosa, stupirla, insegnandole che non tutte le decorazioni vengono per nuocere e che un regalo non necessariamente è qualcosa da scartare. Al limite, infatti, lo si può anche spogliare…
Cosa dire? Questo romanzo scalda il cuore. Si ride, ci si commuove, ci si indigna e ci sente lo stomaco tutto aggrovigliato per l’eccitazione. Non è un capolavoro, è una romance. Ma è molto dolce, è piacevole come scivolare in una vasca d’acqua bollente dopo una lunga giornata al freddo ed è bello sapere di poter fare affidamento su un romanzo che è la perfetta garanzia di un’evasione da sogno dalla realtà. Solo un’altra autrice è riuscita a regalarmi il desiderio di vivere in un romanzo, ed è Nora Roberts. Sarah Morgan, inutile dirlo, aspetto i prossimi volumi della saga per vedere se la magia continua o se è destinata a rimanere concentrata in questo unico volume! Jackson e Kayla sono bellissimi e sono anche due grandissimi testoni che s’inseguono più o meno consapevolmente, prendendosi a testate lungo la via pur di non cedere all’attrazione incredibile che li lega l’uno all’altra. Per come la vedo io, se potessi mollerei tutto per andare a lavorare allo Snow Crystal. Voci di corridoio dicono che Jackson abbia un gemello niente male, e se proprio lui non vi garba, c’è anche un terzo fratello, ex campione di sci, ancora libero sul mercato. A buon intenditore…!


Lascia un commento

#33 Teaser Tuesday

Sarò sincera, la Stiefvater sta rapidamente piazzandosi in testa alla classifica delle mie autrici preferite. Dopo Raven boys, è questa settimana è la volta di Ladri di Sogni, secondo volume della saga. Enjoy!

L’Uomo Grigio tirò fuori un raccoglitore dalla sua borsa di tela e lo aprì sul copriletto. C’era il programma di un corso di studi: Storia Medievale I. Letture obbligatorie: Fraternity in Anglo-Saxon Verse. S’infilò un paio di auricolari e selezionò una playlist dei Flaming Lips. Si sentiva sostanzialmente felice.
Squillò il telefono lì accanto. La gioia dell’Uomo Grigio diminuì. Il numero sullo schermo non era di Boston, e dunque non poteva essere suo fratello maggiore. Quindi accettò la chiamata.
«Buonasera» disse.
«Lo è? Credo di sì.» Era il dottor Colin Greenmantle, il professore che gli dava da vivere. L’unico uomo con un paio di occhi più intensi di quelli dell’Uomo Grigio. «Sai cosa mi renderebbe più facile chiamarti? Sapere il tuo nome.»
L’Uomo Grigio non rispose. Greenmantle era in contatto con lui da cinque anni senza conoscere ancora il suo nome; e potevano benissimo passarne altri cinque. L’Uomo Grigio pensò che se avesse continuato a non usarlo per molto tempo, lui stesso avrebbe potuto dimenticare il proprio nome, e diventare una persona totalmente diversa.
«L’hai trovato?» chiese Greenmantle.
«Sono appena arrivato» gli ricordò l’Uomo Grigio.
«Avresti potuto rispondere alla domanda. Avresti potuto dire semplicemente no
«No non è la stessa cosa di non ancora
Greenmantle tacque per un momento. Un grillo frinì appena fuori dalla finestrella. «Voglio che ti sbrighi con questa cosa» disse il professore.
Da qualche tempo l’Uomo Grigio stava dando la caccia a cose che non potevano essere trovate, non potevano essere comprate, non potevano essere acquisite, e il suo istinto gli diceva che il Greywaren non era qualcosa che avrebbe ottenuto velocemente. Ricordò a Greenmantle che erano già passati cinque anni da quando avevano iniziato a cercarlo.
«Irrilevante.»
«Perché tutta questa fretta?»
«Altre persone lo stanno cercando.»
L’Uomo Grigio posò lo sguardo sugli strumenti. Non avrebbe permesso a Greenmantle di rovinare la sua tranquilla esplorazione di Henrietta. Disse ciò che Declan Lynch sapeva già.
«Ci sono sempre state altre persone a cercarlo.»
«Non sono sempre state a Henrietta.»