Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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MiniReview: “Rimani con me”, J. Lynn

Titolo: Rimani con me (Wait for you #3)
Titolo originale: Stay with me (Wait for you #3)
Autore: J. Lynn/Jennifer L. Armentrout
Editore: Narrativa Nord
Anno: 2014
Pagine: 360

Sinossi

Avevo deciso di andarmene lontano
Avevo deciso di chiudere tutte le porte
Avevo deciso d’ignorare il mio cuore
Ma poi tu hai invaso la mia vita…

Lo studio è la sua salvezza. Per troppi anni, da quella maledetta notte che ha mandato in fumo tutte le sue speranze, Calla ha vissuto in un limbo di dolore e di rimpianti. Un limbo da cui è uscita grazie all’università, che le ha offerto una seconda occasione. Almeno fino al giorno in cui scopre che la madre – con cui lei non parla da anni – le ha prosciugato il conto, impedendole d’iscriversi all’ultimo anno. Calla è quindi costretta a tornare a casa per affrontare la donna che, ancora una volta, rischia di distruggere i suoi sogni. Tuttavia, dietro il bancone del bar gestito della madre, trova Jax James. Ammalianti occhi scuri e fisico mozzafiato, Jax è il genere di «distrazione» che Calla non può permettersi in un momento simile. Jax però non ha nessuna intenzione di farsi mettere da parte, anzi sembra sempre pronto ad aiutarla e a tirarle su il morale, con quel suo atteggiamento spavaldo e il sorriso disarmante. E, per la prima volta dopo tantissimo tempo, Calla sente di non essere più sola ed è come se il vuoto che ha dentro si stesse a poco a poco colmando. Ma, quando inizia a ricevere minacce e strane visite nel cuore della notte, Calla si rende conto di essere stata trascinata in un gioco pericoloso e molto più grande di lei. Il legame con Jax le darà la forza per superare anche questa prova o sarà la «debolezza» che la farà crollare?

«Allora, hai progetti per stasera?»
Lo fissai. Stava flirtando con me? Mi stava invitando a uscire? Non potevo crederci. Certe cose succedevano alle ragazze belle e popolari. Non a me. Mai a me. Eppure lui inchiodò quegli occhi stupendi nei miei e, per un momento, dimenticai come si respirava.
«Nel caso non fossi stato chiaro, mi spiego meglio: vorrei sapere se sei libera e se stasera ti va di andare da qualche parte con me.»

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#39 Teaser Tue—Thursday!

Ho passato tutta la giornata di ieri convinta fosse giovedì, torturandomi perché incapace di trovare un momento per postare il Teaser Thursday, e invece questa mattina mi sono alzata, ho aperto gli occhi, guardato il cellulare e tac! 26 febbraio 2015 – giovedì. Mi sono sentita una scema totale e se ci penso la situazione non migliora, così facciamo finta di niente e passiamo direttamente alle cose importante: il teaser di oggi, rigorosamente spoiler-free, arriva dalle pagina di Una sera a Parigi, il romanzo di Nicolas Barreaus consigliatomi caldamente dalla splendida Angie, la quale non solo raccomanda libri stupendi ma ha di recente aperto un suo angolino di web che potete visitare cliccando qui. E quando dico “potete”, è piuttosto evidente che in realtà intendo “dovete”…!

Ero profondamente grato a Monsieur Lumière per aver inventato il cinematografo, e credo di essere stato l’unico della mia classe a sapere che il primo film, girato nel 1895 e della durata di poche decine di secondi, mostra l’arrivo di un treno nella stazione di La Ciotat. E che il cinema francese ha un’essenza profondamente impressionista, come ripeteva con convinzione zio Bernard. Io non avevo idea di cosa significasse “impressionista”, ma doveva essere qualcosa di eccezionale.
Quando Madame Baland, la nostra insegnante di storia dell’arte, ci portò alla Galleria nazionale del Jeu de Paume che ancora ospitava i dipinti degli impressionisti prima che fossero trasferiti nell’ex stazione ferroviaria nel Quai d’Orsay, tra i delicati paesaggi inondati di luce scoprii una locomotiva nera che entrava in una stazione sbuffando un pennacchio di fumo bianco.
Osservai a lungo la tela e mi sembrò di capire come mai il cinema francese veniva definito “impressionista”: aveva a che fare con i treni in arrivo.
Spiegai la mia teoria a zio Bernard e lui sollevò le sopracciglia con espressione ironica, ma era troppo buono per correggermi. Anzi, mi insegnò a usare il proiettore, raccomandandomi di stare sempre molto attento a non lasciare troppo a lungo la pellicola di celluloide davanti al fascio di luce.
Quando vedemmo insieme Nuovo Cinema Paradisocapii perché. Il film era uno dei preferiti di zio Bernard, che con ogni probabilità aveva battezzato il proprio cinema in omaggio a questo classico della cinematografia italiana, benché non avesse un’essenza impressionista. “Niente male per essere italiano, eh?” borbottò con i suoi modi da patriota burbero, senza però riuscire a nascondere la commozione. “Sì, bisogna ammettere che anche gli italiani ci sanno fare.”
Io annuii, ancora scosso per la tragica sorte del vecchio proiezionista rimasto cieco nell’incendio che distrugge la cabina. Naturalmente mi immedesimavo nel piccolo Totò, anche se mia madre non mi aveva mai picchiato perché spendevo i miei soldi per vedere i film. D’altronde non ne avevo nemmeno bisogno, dal momento che potevo vederli gratis, compresi quelli non propriamente adatti a un bambino di undici anni.
A zio Bernard non interessava che un film fosse vietato ai minori, purché fosse un “buon film”. E un buon film era un film con un’idea: un film capace di toccare l’anima e dimostrare empatia per l’arduo compito di “essere”, di regalare un sogno a cui aggrapparsi in questa vita non sempre facile.
Cocteau, Truffaut, Godard, Sautet, Chabrol, Malle: per me erano tutti come vicini di casa.
Incrociavo le dita per il ladro di Fino all’ultimo respiro; indossavo i guanti insieme a Orfeo e attraversavo lo specchio per liberare Euridice dagli inferi; ammiravo il fascino divino di Bella in La bella e la bestia, con i capelli biondi che le arrivano ai fianchi, mentre precede il mostro triste sulla scalinata al chiarore tremolante di un candelabro a cinque bracci; e mi angosciavo con Lucas Steiner, il regista ebreo in L’ultimo metrò, che vive nascosto nello scantinato del teatro e ascoltando le prove si accorge che la moglie è innamorata di un collega attore. Gridavo insieme ai ragazzini di La guerra dei bottoni che si azzuffano tra loro; soffrivo con Baptiste che in Amanti perduti cerca disperatamente di ritrovare Garance nella bolgia del carnevale; inorridivo quando Fanny Ardant spara all’amante e poi si uccide in La signora della porta accanto; consideravo stramba Zazie di Zazie nel metrò, con i grandi occhi e la fessura tra i denti davanti; e ridevo dei fratelli Marx all’opera e delle scoppiettanti schermaglie verbali di Billy Wilder, Ernst Lubitsch e Preston Sturges, che zio Bernard chiamava semplicemente les américains.
Preston Sturges, mi raccontò una volta zio Bernard, aveva stabilito le regole d’oro della commedia brillante: un inseguimento è meglio di una conversazione, una camera da letto è meglio di un salotto e un arrivo è meglio di una partenza. Regole che ricordo ancora oggi.
Va da sé che les américains non erano impressionisti come “noi francesi”, in compenso erano molto divertenti e i loro dialoghi molto arguti, mentre spesso i film francesi davano l’impressione di origliare prolisse discussioni tenute per strada, in un caffè, al mare o a letto.
Si potrebbe dire che a tredici anni conoscevo parecchie cose della vita, nonostante non ne avessi ancora una grande esperienza.

In una piccola strada di Parigi, percorrendo rue Bonaparte fino a scorgere la Senna e girando due volte l’angolo, si trova un luogo incantato: il Cinéma Paradis. È questo il regno di Alain Bonnard, l’appassionato e nostalgico proprietario del locale. Ed è qui che ogni mercoledì, al secondo spettacolo, va in scena Les amours au Paradis, una rassegna dei migliori film d’amore del passato. In quelle sere il Cinéma Paradis è avvolto da una magia particolare: regala sogni, come recita il poster appeso in biglietteria, sopra alla cassa antiquata. La piccola folla di habitué si abbandona volentieri sulle vecchie poltroncine di velluto per farsi rapire dal fascino del grande schermo. Ma da quando al secondo spettacolo partecipa anche una certa ragazza, è Alain a sognare più di tutti. Cappotto rosso, sorriso timido, siede sempre nella stessa fila, la numero diciassette. Poi, non appena in sala si riaccendono le luci, si allontana solitaria nella notte parigina. Chi è? E qual è la sua storia? Finalmente Alain trova il coraggio di invitarla a cena. È una serata perfetta e in più, poco dopo, accade un altro fatto eccezionale: un famoso regista americano annuncia di voler girare il suo prossimo film proprio dentro al Paradis, con protagonista la bellissima e inavvicinabile Solène Avril. Non solo Alain potrà conoscere una vera star, ma all’improvviso il minuscolo cinema, in perenne lotta per la sopravvivenza, registra ogni sera il tutto esaurito. Alain è fuori di sé dalla gioia. C’è solo una cosa che lo preoccupa: proprio quando va tutto a gonfie vele, la misteriosa ragazza con il cappotto rosso sembra scomparsa dalla faccia della terra. Che sia solo una coincidenza?

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#38 Teaser Tuesday

L’appuntamento scorso è saltato perché ho passato la giornata a morire sul divano stavo poco bene, ma questa settimana riprendiamo a pieno regime senza nessuna paura! Anche oggi, come sempre, il teaser che vi propongo è spoiler free, preso dalle pagine del libro che ho attualmente in lettura: Wicked Lovely, di Melissa Marr – e se mi seguite su Facebook allora sapete che ho aperto questo file per errore, che avevo in programma di leggere tutt’altro, ma che mi è bastato leggere il prologo per innamorarmi di questo Young Adult assolutamente meraviglioso. Voi cosa avete in lettura? Buona giornata!

Non appena furono al riparo nelle pareti di acciaio del vagone, Aislinn tirò un sospiro di sollievo. Per tutto il tragitto le era parso di essere impegnata in una sorta di disfida medievale con quelle creature che continuavano a osservarli e ad avvicinarsi sempre più. Non l’avevano toccata, ma Seth avrebbe presto scoperto diversi lividi inspiegabili. Aislinn era contenta che non le avesse potute vedere.
Lo abbracciò, stringendolo a sé per un attimo. «Mi dispiace».
«Di cosa?», domandò lui srotolando Boomer che aveva sepolto il bollitore. Lo posò nel terrario.
«Di quello che ti hanno fatto», rispose Aislinn saltando a sedere sul bancone della cucina. Seth accese la presa multipla per la roccia e le lampade che riscaldavano il terrario. «Un tè?».
«Grazie…Ti sei accorto di qualcosa?».
«Forse». Rimase in silenzio per qualche istante mentre sciacquava il bollitore. «In biblioteca ho sentito qualcosa… Dimmi prima cos’è successo, cosa ti è successo», le chiese indicando il suo viso gonfio.
Glielo disse. Gli raccontò dei tipi davanti alla biblioteca, di come era stata salvata da Donia e della sua collera mentre parlava alla ragazza scheletro. Lasciò che le parole fluissero senza freni dalle sue labbra, senza nascondere nulla.
Per qualche istante Seth rimase immobile, teso, in silenzio. Poi, con voce che tradiva la sua inquietudine, domandò: «Stai bene?».
«Sì, non è successo niente a dire il vero. Mi sono solo presa una gran paura. È tutto okay». Era vero. Seth invece sembrava combattere la rabbia crescente. Aveva la mandibola serrata e il volto tirato. Le voltò le spalle mentre cercava di recuperare la calma, ma Aislinn lo conosceva troppo bene.
«Sul serio, sto bene», ripeté. «Mi fa un po’ male il viso dove mi ha stretto, ma per il resto non mi ha fatto niente».
Una volta, da piccola, aveva visto un gruppo di esseri fatati trascinare una creatura dall’aria gracile e delicata in un boschetto nel parco. Le grida di quella creatura, le sue urla raggelanti, avevano riecheggiato per mesi nei suoi incubi. Essere afferrata e immobilizzata per qualche istante non era nulla rispetto a quel che poteva succedere.
«Donia è arrivata prima che la situazione degenerasse», ripeté.
«Non so cosa farei se ti accadesse qualcosa…». Seth s’interruppe, un’insolita espressione di panico negli occhi.
«Non è successo niente». Voleva fare qualcosa per non vederlo così preoccupato, così provò a cambiare argomento. «Allora, a proposito del tuo incontro con quelle creature…».
Seth annuì comprendendo il suo desiderio di parlare d’altro. «Perché non proviamo tutti e due a scrivere quello che è successo?».
«Perché?».
«Così posso essere sicuro che non è frutto della mia immaginazione, né di quello che mi racconti tu».

Aislinn vive in una cittadina della provincia americana con la nonna. Va a scuola, frequenta gli amici, e tra questi incontra ogni giorno Seth, diciottenne, capelli blu, piercing e un vecchio vagone di un treno abbandonato come casa; un tipo mozzafiato, sicuro di sé e alternativo, un amico verso cui lei prova sentimenti profondi, al di là dell’amicizia. E la vita di Aislinn è quella di milioni di ragazzi, se non fosse per un aspetto: ha il potere di vedere le fate. Fate malvagie che infestano la città, che si presentano in bande a fare dispetti e spintonare gli umani, fate pagane, maliziose e lascive, creature che possono essere tenute alla larga solo grazie alla presenza del ferro. Aislinn ha imparato a proteggersi da loro facendo finta di non vedere, di non possedere la vista, seguendo i saggi consigli della nonna: non guardare le fate invisibili, non parlare con loro e, soprattutto, non attirarne l’attenzione. Ma quando Keenan, il Re dell’estate, guida del Regno Fatato, decide che la ragazza è destinata a diventare la compagna della sua vita, per Aislinn, ammaliata dalla sua straordinaria bellezza e preda di una strana e calda alchimia che la scuote in ogni parte, diventa difficilissimo allontanarlo: il suo cuore è diviso tra Keenan e l’amico-amante Seth, divenuto nel frattempo custode del suo segreto, in un pericoloso ed eccitante conflitto tra amore eterno e amore terreno.

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Considerazioni random:
1. Quanto è meravigliosa questa copertina? Quanto?
2. Ho già una mia ship del cuore e sono pronta a fare una strage se le cose non vanno come dico io sono pronta a fare la strage. Appurata la struttura del libro e quello che so, è più corretto dire che sto organizzando una strage. Qualcuno vuole unirsi? #TeamSeth


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Recensione: “Biggie”, Derek E. Sullivan.

Titolo: Biggie
Autore: Derek E. Sullivan
Editore: Albert Whitman & Company
Pagine: 272
Anno: 2015

Sinossi
Henry “Biggie” Abbott is the son of one of Finch, Iowa ‘s most famous athletes. His father was a baseball legend and his step-dad is a close second. At an obese 300+ pounds though, Biggie himself prefers classroom success to sports. As a perfectionist, he doesn’t understand why someone would be happy getting two hits in five trips to the plate. “Forty percent, that’s an F in any class,” he would say. As Biggie’s junior year begins, the girl of his dreams, Annabelle Rivers, starts to flirt with him. Hundreds of people have told him to follow in his dad’s footsteps and play ball, but Annabelle might be the one to actually convince him to try. What happens when a boy who has spent his life since fourth grade trying to remain invisible is suddenly thrust into the harsh glare of the high school spotlight?

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#2 Sunday bumbling

Buongiorno, buongiorno!
State tranquilli, è davvero domenica: non ho sbagliato giornata e no, questo non intende essere un appuntamento fisso perché, you know me, gli appuntamenti fissi non fanno per me. Però capita, ogni tanto, che ci siano cose che voglia dirvi, post da pubblicare, stupidaggini da condividere e la domenica è sempre la giornata adatta. Quindi niente, sostanzialmente è una cosa che facevo già, adesso però ha un nome. Nello specifico di oggi, c’è un tag – palesemente rubato su Libri per passione – che mi va di condividere con voi. Magari voi li trovate noiosi, ma sotto sotto questo genere di post sono sempre (per me) un modo divertente per venire a conoscenza di titoli interessanti. Questo è un po’ fuori stagione, ma senza dubbio vale la pena affrontarlo: il Grinch Tag!

1. La metà delle luci di Natale sono bruciate: nome di un libro/serie/personaggio che ha iniziato bene, ma poi è andato in discesa.

Marika Cavaletto e Chiara B. D’Oria, Lithium.
Classico caso di idea bellissima sviluppata male.
Una generosa spalmata di editing avrebbe decisamente giovato a questo libro autopubblicato, che si presenta benissimo non solo a livello grafico – la copertina mi piace moltissimo – ma anche come trama. Ha davvero tutto gli elementi per diventare interessante e il prologo è una vera bomba, mi è rimasto davvero impresso.
Peccato poi la magia si perda in ripetizioni, in una prosa che potrebbe essere un po’ più curata e in un netto predominare delle questioni amorose su quelle più vitali di sviluppo della storia.
Un peccato davvero.

2. La fastidiosa pro-zia Sally che non vi lascerà soli: il nome di un libro che non ti è piaciuto, ma che tutti gli altri sembrano amare così che non sparisca mai del tutto.

Jamie McGuire, Uno splendido disastro.
Diiiiiiiio, quanto mi ha fatta arrabbiare questo libro.
L’ho già ribadito nella recensione, ma è bene calcare la mano: non è normale un ragazzo violento, ossessionato e maniacale, tanto meno è una cosa aspirare. Ragazze, voi non la volete una relazione come questa qui. Non. La. Volete.
Comunque si, ecco, questo è uno di quei libri che il mondo osanna, il capostipite di una saga altrettanto osannata, che a me ha fatto non solo schifo, ma pure rabbia e repulsione.
#SorryNotSorry

3. I vostri animali domestici continuano a sbattere contro le decorazioni natalizie: nome di un personaggio che continuava a rovinare le cose per tutti gli altri (non puoi scegliere un cattivo!).

Wendy Darling – Tiger Lily, Jodi Lynn Anderson.
Finalmente! Finalmente mi è concesso esprimere tutta la mia antipatia per questo personaggio assolutamente guastafeste, ruba lieto fine, ruba Peter Pan e spacca cuori.
Che tu sia maledetta, Wendy Darling, tu e i tuoi capelli perfetti, la pelle di porcellana, i vestiti sempre puliti e sempre impeccabili. Tu e le tue chiacchiere ben educata, il tuo continuo ciarlare, la tua brillante idea di portare via Peter Pan E i Bimbi Sperduti dall’Isola che non c’è.
Brava, davvero brava. Clap clap clap.
#TeamTigerLily #Shameless #SeNonViStaBene #PotetePureAndarVia #LaPortaèQuella.
#NoRegrets

4. Senti i tuoi genitori mettere i regali sotto l’albero e capisci che Babbo Natale non è reale: il nome di un libro che ti è stato spoilerato.

Il labirinto, James Dashner.
Grazie papà, ti sarò sempre debitrice per avermi raccontato per filo e per segno non solo come si concludeva il primo volume della trilogia, ma anche il secondo, quando ancora non ero arrivata a metà.
Davvero, per quanto sia bellissimo avere un genitore che alla fine legge le stesse cose che leggi tu, non auguro a nessuno di averne uno come il mio, patologicamente incapace di tenere la bocca chiusa quanto finisce qualsiasi cosa – libro, film o telefilm che sia.
Una buona scuola, in ogni caso, e ho imparato al lezione.
Ho smesso di dirgli quello che leggo, almeno fino a quando non ho letto l’ultimo punto alla fine dell’ultima frase.
E nonostante tutto, ancora tremo quando lo vedo che tenta di intavolare una discussione sulle sue letture in corso…!

5. Si gela fuori: nome di un personaggio principale con cui proprio non sei riuscita a legarti.

Jenny Hale, Il regalo più grande.
Nel complesso, il libro non mi ha particolarmente convinta ma peggio di una trama un po’ arraffata a caso ci sono solo personaggi insipidi. Nello specifico, Allie è scialba, inconsistente, inconcludente: un personaggio che in quarta di copertina è presentato come estremamente carino ma che, in realtà, si è rivelato essere più superficiale che altro. Passi il momento di insicurezza quando si ha appena perso un lavoro, passi lo smarrimento, passi tutto, ma a trent’anni suonati questa qui non sa fare altro che ficcare il naso in affari che decisamente non sono suoi e preoccuparsi di tutti tranne che di se stessa e del suo futuro. Insomma, decisamente no. Proprio non ce l’ho fatta a volerle un po’ di bene.

6. ‘All I Want for Christmas Is You’ di Mariah Carey ti si sta dando sentimenti anti-romantici: nome di una coppia che non potevi sopportare.

Abbi Glines, The Vincent brothers.
Mi ero quasi dimenticata di questo libro, seppellito in fondo alla mia libreria su Goodreads: è uno dei primi che ho letto sul kobo, divorato effettivamente in pochissimo ma non per questo amato alla follia. Probabilmente a causa delle assurdità di Beau e Ashton, che sono una delle peggio coppie mai creato nella storia dei libri, perché davvero due così non li auguro a nessuno. A voler esser sincera, però, lei è decisamente peggio di lui e il suo comportamento nei confronti di Sawyer non ha perorato poi la causa. E se posso dirlo, non ho neppure apprezzato che il giorno in cui è morta sua nonna abbia avuto la geniale idea di andare ad alleviare le proprie pene con il pene di lui – spoiler: non sto scherzando -. Per me proprio no. No al libro, ma soprattutto no a questi due che si comportano davvero male nei confronti di un sacco di persone.

7. Il graffiante maglione di lana in casa che hai ricevuto per Natale anni fa, ma di cui non ti sei mai sbarazzato: mostrano alcuni libri che sono rimasti sui tuoi scaffali per un po’, e che tu non sei motivato a leggere, ma che non riesci a dar via.

Cora Carmack, Faking it.
Mackenzie “Max” Miller has a problem. Her parents have arrived in town for a surprise visit, and if they see her dyed hair, tattoos, and piercings, they just might disown her. Even worse, they’re expecting to meet a nice, wholesome boyfriend, not a guy named Mace who has a neck tattoo and plays in a band. All her lies are about to come crashing down around her, but then she meets Cade.Cade moved to Philadelphia to act and to leave his problems behind in Texas. So far though, he’s kept the problems and had very little opportunity to take the stage. When Max approaches him in a coffee shop with a crazy request to pretend to be her boyfriend, he agrees to play the part. But when Cade plays the role a little too well, they’re forced to keep the ruse going. And the more they fake the relationship, the more real it begins to feel.

Cora Carmack, Finding it.
Sometimes you have to lose yourself to find where you truly belong… Most girls would kill to spend months traveling around Europe after college graduation with no responsibility, no parents, and no-limit credit cards. Kelsey Summers is no exception. She’s having the time of her life . . . or that’s what she keeps telling herself. It’s a lonely business trying to find out who you are, especially when you’re afraid you won’t like what you discover. No amount of drinking or dancing can chase away Kelsey’s loneliness, but maybe Jackson Hunt can. After a few chance meetings, he convinces her to take a journey of adventure instead of alcohol. With each new city and experience, Kelsey’s mind becomes a little clearer and her heart a little less hers. Jackson helps her unravel her own dreams and desires. But the more she learns about herself, the more Kelsey realizes how little she knows about Jackson.

8. Nonna è stata investita da una renna: morte di un personaggio per cui sei ancora arrabbiato (avvertire che si tratta di SPOILER! puoi anche le morti televisive o di film!)

Tris Prior.
Dio quanto ero incazzata con la Roth all’epoca.
Quanto lo sono ancora adesso, se ci penso bene… non perché fossi una grande fan di Tris, ma perché quel povero diavolo di Four ne ha passate fin troppo e per la miseria, aveva diritto ad una parvenza di lieto fine, no?
No. Perché a quanto pare la sofferenza emotiva tira più di un pelo di fi— contegno, Chiara, contegno.
Ecco, non mi è passata e non mi passerà mai. Ed ero pure in dubbio su che personaggio citare, un’opzione molto valida sarebbe stata Grace di Trentratré, ma non è che sia poi così tanta arrabbiata per la sua morte. Era una morte giusta, ci stava. La morte di Tris, invece, proprio no. NO.

9. I centri commerciali sono eccessivamente affollati di acquirenti vacanzieri: nome di una serie che ha troppi libri in essa/è andata avanti troppo a lungo.

Lara Adrian, Midnight Breed Saga.
No, seriamente. Quanti sono? Perché sono così tanti? Come si fa a leggerli tutti?
Un giorno, forse – quando questo blog non esisterà più e non sentirò più l’ansia di produrre recensioni – mi farò coraggio e la affronterò. Ma per ora NIET! Troppi, troppi, troppissimi libri!

10. Il Grinch: nome personaggio principale che odi (ancora nessun cattivo!)

Becky Bloomwood.
Io amo la Kinsella, sia messo agli atti. La amo, la venero: quando sto male sono i suoi libri che vado a cercare e quando affronto il genere chick-lit il paragone con i suoi lavori non dico che sia obbligatorio, ma poco ci manca.
Becky Bloomwood, però… brrr. Non tanto in I love shopping, dove è semplicemente come tutte le protagoniste della Kinsella – simpatica, smarrita, con la testa tra le nuvole e una fortuna sfacciata nel momento in cui riesce a far innamorare di sé il manzo di turno – e trova la redenzione e il lieto fine e siamo tutti felici e contenti. Il problema sta nel secondo libro. E nel terzo. E nel quarto. In tutti gli altri, insomma, dove diventa evidente che è un’oca recidiva, impunita, totalmente indegna di Luke che – per contro – si conferma essere un uomo assolutamente meraviglioso. Quindi sì, un po’ la odio. Perché sperpera miliardi, fa davvero una serie di stupidaggini che dio ce ne scampi e la passa sempre, sempre, SEMPRE liscia. E io sono gelosissima, mpf.

Ecco qua! Che ve ne pare? Siete d’accordo, avreste date risposte diverse? Dai, sono davvero curiosa!
Vi auguro una bellissima domenica, a domani per una nuova recensione!


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#7 WWW Wednesday!

L’ultimo WWW Wednesday che questo blog ricorda risale al 24 dicembre: direi che è il caso di rimendiare e propinarvene uno nuovo di pacca, in attesa di tutte le recensioni da pubblicare. Perché si, non dico che sono in pari, ma sono presa piuttosto bene per i miei standard, quindi yay me! Ciò non toglie che, obbligandomi a pubblicarne massimo due per settimana perché i periodi di magra son sempre dietro l’angolo e questo blog lo sa fin troppo bene, ci vorrà un po’ prima che siano pubblicate tutte e quindi quale occasione migliore per propinarvi quelle che sono le mie letture presenti/passate/future? Appunto. E poi mi andava di pubblicare anche oggi, quindi poche storie: il post ve lo cuccate in ogni caso.

WHAT ARE YOU CURRENTLY READING?

Sasha L. Miller, Losing ground.
Carter Bellwood’s family has Earth-claimed the Bellwood territory for generations and they’ve always had an excess of Earth energy to back it up. Until Carter, whose energy is barely a fraction of that his mother has. But he’s the only Earth wizard in his generation and set to inherit the territory—if there’s anything left of it. The territory is being ravaged by a disease that kills all plant life it comes into contact with. They can’t cure it, can barely contain it, can only watch as their territory turns into a barren landscape. Then a new Earth wizard shows up. Tai is everything Carter is not when it comes to the strength of his magic, and more importantly he knows how to cure the disease. But he’s also terrified and clearly on the run from something, and Carter’s not sure Tai’s help is worth the risk of him trying to stake his own claim on the territory—or the risk that whatever he’s running from finds him…

WHAT DID YOU RECENTLY FINISH READING?

Melissa West, Gravity.
In the future, only one rule will matter: don’t. Ever. Peek. Seventeen-year-old Ari Alexander just broke that rule and saw the last person she expected hovering above her bed — arrogant Jackson Locke, the most popular boy in her school. She expects instant execution or some kind of freak alien punishment, but instead, Jackson issues a challenge: help him, or everyone on Earth will die. Ari knows she should report him, but everything about Jackson makes her question what she’s been taught about his kind. And against her instincts, she’s falling for him. But Ari isn’t just any girl, and Jackson wants more than her attention. She’s a military legacy who’s been trained by her father and exposed to war strategies and societal information no one can know — especially an alien spy, like Jackson. Giving Jackson the information he needs will betray her father and her country, but keeping silent will start a war.

Katja Millay, Il tuo meraviglioso silenzio.
Le sue dita non possono più correre sul pianoforte, il suo mondo pieno di note è diventato muto. Nastya era una promessa della musica, prima. Prima che tutto precipitasse, prima che la vita perdesse ogni significato. Da 452 giorni Nastya ha smesso di parlare, e il suo unico desiderio è tenere nascosto il motivo del suo silenzio. La storia di Josh non è un segreto: ha perso tragicamente i suoi cari, e solo nel recinto impenetrabile che ha costruito intorno a sé si sente al riparo dalla compassione degli altri e libero di dedicarsi in solitudine all’unica cosa che lo tiene in vita: intagliare il legno. Quando sembra non esserci più luce né speranza, Nastya e Josh si trovano e le sensazioni sopite esplodono dal corpo e dal cuore. Due lontananze si incontrano, cercando l’una nell’altra la forza per superare il passato e rinascere davvero.

Stephanie Perkins, Il primo bacio a Parigi.
Non c’è nulla che Anna aspetti più dell’ultimo anno al liceo. E’ sicura che ogni singolo momento insieme alla sua migliore amica e al ragazzo per cui ha una cotta colossale sarà indimenticabile. Ma le cose non vanno affatto come sperato perché i genitori di Anna decidono di spedirla per un anno intero in collegio a Parigi. Anna è disperata … almeno fino al giorno in cui incontra Etienne St.Clair. Divertente, sensibile, affascinante, St. Clair sembra proprio il ragazzo perfetto. C’è solo un piccolo problema: lui è fidanzato. Ma- si sa – Parigi è la città più romantica del mondo, e tra una passeggiata sulle rive della Senna e un appuntamento al chiaro di luna, tutto può succedere.

WHAT ARE YOU GOING TO READ NEXT?

Kelley Powell, The merit birds.
Eighteen-year-old Cam Scott is angry. He’s angry about his absent dad, he’s angry about being angry, and he’s angry that he has had to give up his Ottawa basketball team to follow his mom to her new job in Vientiane, Laos. However, Cam’s anger begins to melt under the Southeast Asian sun as he finds friendship with his neighbour, Somchai, and gradually falls in love with Nok, who teaches him about building merit, or karma, by doing good deeds, such as purchasing caged “merit birds.” Tragedy strikes and Cam finds himself falsely accused of a crime. His freedom depends on a person he’s never met. A person who knows that the only way to restore his merit is to confess. “The Merit Birds” blends action and suspense and humour in a far-off land where things seem so different, yet deep down are so much the same.


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#37 Teaser Tuesday!

In rapidità, perché ribadire certe cose non è mai un male: Teaser Tuesday è una rubrica a cadenza settimanale, ogni martedì (e giovedì) viene postata una citazione presa dal libro che ho attualmente in lettura, rigorosamente spoiler free.

Border 9

Lo so che è la verità. Lo so perché le si legge il dolore sul viso, negli occhi, nella voce. Lo so perché adesso anch’io ho il voltastomaco come lei e non posso farci niente. Quel che è fatto è fatto.
Si alza dal tavolo e attraversa la stanza, e io percepisco ogni singolo centimetro che ci separa. «E sai qual è la cosa più terribile?» prosegue. «È che non posso nemmeno rinfacciarti nulla, perché è tutta colpa mia. È questo che vuoi? Che ammetta che è stata tutta colpa mia? Che niente di tutto questo sarebbe mai successo se solo io non avessi scelto di distruggere me stessa e tutti quelli che mi circondano? Bene. È tutta colpa mia! Sono io che ho creato questo inferno. Lo so e ti chiedo scusa
Resto a fissarla un minuto perché questo è il primo sentimento autentico che percepisco in lei da un sacco di tempo. Sono settimane che si presenta come un buco nero emotivo, ma tutto a un tratto, quella sua calma piatta, smorta, non esiste più, e lei appare arrabbiata, frustrata, affranta quanto me.
Mi alzo in piedi e faccio un passo nella sua direzione. Lei mi guarda come se non capisse cosa diavolo io stia facendo. C’è un misto di paura e di confusione sul suo viso, mentre mi trapassa con lo sguardo come un animale spaventato in cerca di una via di fuga. Per un brevissimo istante, smette di nascondere la vulnerabilità che io ho sempre finto di non vedere. Dovrei andarmene e lasciar perdere, ma è assurdo per me ritrovarmi nella stessa stanza con lei e non poterla toccare un’ultima volta, prima di tornare alla solita vita di schifo.
«Adesso mi avvicino» dico, facendo un passo alla volta verso di lei, come se volessi tranquillizzare uno che sta per buttarsi. «Apro le braccia e ti stringo a me» faccio una pausa, prima di compiere l’ultimo passo «e tu mi lascerai fare.»
«Perché?» mi domanda, come se fosse la cosa più insensata che abbia mai sentito, e forse, vista la nottata, lo è davvero.
«Perché ne ho bisogno.»

Border 9

Le sue dita non possono più correre sul pianoforte, il suo mondo pieno di note è diventato muto. Nastya era una promessa della musica, prima. Prima che tutto precipitasse, prima che la vita perdesse ogni significato. Da 452 giorni Nastya ha smesso di parlare, e il suo unico desiderio è tenere nascosto il motivo del suo silenzio. La storia di Josh non è un segreto: ha perso tragicamente i suoi cari, e solo nel recinto impenetrabile che ha costruito intorno a sé si sente al riparo dalla compassione degli altri e libero di dedicarsi in solitudine all’unica cosa che lo tiene in vita: intagliare il legno. Quando sembra non esserci più luce né speranza, Nastya e Josh si trovano e le sensazioni sopite esplodono dal corpo e dal cuore. Due lontananze si incontrano, cercando l’una nell’altra la forza per superare il passato e rinascere davvero.