Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

#44 Teaser Tue—Thursday!

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Buongiorno bestiole!
Vorrei avere il coraggio di farmi un video in questo momento, per darvi un’idea delle condizioni in cui sono: collo e spalle bloccati, esattamente come si suppone debba essere per la vecchietta che sto per diventare, sguardo fisso in avanti e grande difficoltà nel guardare allo schermo del cellulare che si trova a neanche dieci cm dal computer. A destra. Ouch. Basta scrivermi, basta! Non voglio neanche avere la tentazione di leggervi!
A parte questo, c’è quasi il sole a Forlì e sono estremamente turbata dall’andazzo che The 100 – il mio ultimo amore telefilmico (?) – ha preso, quella brutta questione che coinvolge aghi, trasfusioni e droghe, quindi forse il romanzo da cui ho estratto il teaser di oggi non è la lettura più adatta da portare avanti. Però oh, ho preso l’impegno, ho scelto di leggere qualcosa che è molto al di fuori della mia confort zone letteraria e adesso porto a casa il risultato. Fine della storia. A un passo dalla vita è il romanzo d’esordio di Thomas Melis ed è anche duro come un pugno nello stomaco.

Il pomeriggio era scuro e piovoso. Una tipica giornata che, sin dalla notte dei tempi, qualsiasi uomo avrebbe definito “di merda”. L’autobus si fermò e aprì le porte laterali d’ingresso. Montai sulla pedana e mi accomodai nel primo posto libero. Il mezzo pubblico era popolato dal solito miscuglio umano composto da anziani autoctoni, studenti fuorisede e immigrati di varia etnia. Il sistema di trasporto urbano mi offriva ogni volta una lezione pratica sulle dinamiche sociali attive all’interno della città e dei suoi quartieri. Le facce delle persone, i loro discorsi, il modo in cui vestivano, rivelavano la distanza tra l’immagine della società propagandata dai mass media e la vita reale. L’estetica dello spazio fisico esterno, compreso tra le fermate del bus, e il ciclico ricambio della popolazione al suo interno, mostravano l’abisso che separava il centro storico dalla periferia. L’ordine architettonico sfarzoso e l’umanità da copertina patinata, venivano sostituiti dal freddo grigiore dei quartieri dormitorio, palcoscenico di sudici vizi privati e dimora a buon mercato di reietti. Gli occhi delle prostitute in abiti succinti dirette all’angolo, l’ansia degli eroinomani in cerca di una dose, la puzza di alcool dei barboni con il cartone di Tavernello in mano, parlavano la stessa miserabile lingua di sofferenza da nascondere inesorabilmente sotto il tappeto periferico della città assieme al resto dell’inconfessabile degenerazione creata da una società senza direzione.
All’incrocio tra via Vittorio Emanuele II e viale Morgagni decisi di scendere dal bus. Avrei potuto prendere una coincidenza ma mi venne voglia di fare una passeggiata e ascoltare della musica. Estrassi dal mio borsello Gucci un iPod e selezionai “Devil’s Pies” di D’Angelo. Camminai per meno di un chilometro e giunsi di fronte all’imponente struttura del Polo universitario.
La cittadella era stata costruita utilizzando un grande piazzale come epicentro. Al suo interno, tra maestosi edifici adornati da grandi lastre di pietra, si dipanava un circuito di stradine e portici contraddistinto dalla ricorrente presenza del colore rosso. Il complesso riproponeva classici elementi architettonici del passato commistionati a soluzioni attuali, in un tipico crogiuolo postmoderno.
L’edificio D6 si trovava al centro della struttura. Salii al primo piano e mi recai direttamente nei pressi dell’aula 23. Mi accomodai in una postazione studio nell’andito, e aprii le dispense.

È una Firenze fredda, notturna e mai nominata quella che fa da palcoscenico alla storia di Calisto e dei suoi sodali, il Secco e Tamagotchi. La città è segnata dalla crisi globale, dietro l’opulenza pattinata del glorioso centro storico si nasconde la miseria dei quartieri periferici. Calisto è intelligente, ambizioso, arriva dal Meridione con un piano in mente e non ha intenzione di trasformarsi in una statistica sul mondo del precariato. Vuole tutto: tutto quello che la vita può offrire. Vuole lasciarsi alle spalle lo squallore della periferia – gli spacciatori albanesi, la prostituzione, il degrado, i rave illegali –, per conquistare lo scintillio delle bottiglie di champagne che innaffiano i privè del Nabucco e del Platinum, i due locali fashion più in voga della città. Calisto vuole tutto e sa come vincere la partita: diventando un pezzo da novanta del narcotraffico.
Cupamente, nella rappresentazione di un dramma collettivo della “generazione perduta”, schiava di un sistema socioeconomico degenere e illusa dalle favole di una televisione grottesca, si snoda questa storia di ingiustizie e tradimenti, ma anche di amicizie e amori forti tragicamente condannati. Perché il male non arriva mai per caso e la vita non dimentica mai nulla, non perdona mai nessuno.

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

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