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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

Recensione: “Ladri di sogni”, Maggie Stiefvater.

2 commenti

Titolo: Ladri di sogni (The Raven Cycle #2)
Titolo originale: Dream Thieves (The Raven Cycle #2)
Autore: Maggie Stiefvater
Editore: Rizzoli
Pagine: 522
Anno: 2014

Sinossi
La magica linea di prateria è stata risvegliata e la sua energia affiora. I ragazzi corvo, un gruppo di studenti della scintillante Aglionby Academy, sono sulle tracce del mitico re gallese Glendower, che dovrebbe essere nascosto nelle colline intorno alla scuola. Con loro c’è Blue, che vive in una famiglia di veggenti tutta al femminile. A lei è stato predetto più volte che quando bacerà il ragazzo di cui sarà davvero innamorata, questi morirà. Sulle prime sembra che il suo cuore batta per Adam, ma forse è Gansey quello che ama davvero… Intanto Ronan s’inoltra nei suoi sogni, da cui può uscire di tutto. Del resto è uno che ama sfidare il pericolo. Mentre il tormentato Adam, con un passato pesante alle spalle, s’inoltra sempre più in se stesso, cercando una sua strada nella vita. Nel frattempo c’è un individuo sinistro che è anche lui sulle tracce di Glendower. Un uomo pronto a tutto.
Di Raven Boys, Entertainment Weekly ha scritto: “L’avventura paranormale di Maggie Stiefvater si legge d’un fiato e vi farà chiedere a gran voce il secondo libro.” Ecco il secondo libro, con la stessa fervida immaginazione, lo stesso intreccio inquietante e romantico, e le svolte mozzafiato che Maggie Stiefvater sa costruire.

Tutti gli uomini sognano: ma non allo stesso modo. Coloro che sognano di notte, nei recessi polverosi delle loro menti, si svegliano di giorno per scoprire la vanità di quelle immagini: ma coloro i quali sognano di giorno sono uomini pericolosi, perché possono mettere in pratica i loro sogni a occhi aperti, per renderli possibili.

I secondi libri di una saga in genere mi deludono sempre. No, non cerchiamo di indorare la pillola: spesso e volentieri mi fanno proprio cagare, non raccontano niente di utile, non succede niente di interessante. Sono lo sfortunato trampolino verso qualcosa che deve ancora arrivare, farciti di aneddoti che da soli possono risultare interessanti ma che nel complesso non arrivano a costruire una trama fatta e finita, figuriamoci se degna di nota.
Dopo tutta questa premessa, posso arrivare al punto davvero importante: non è questo il caso. Perché Ladri di sogni è uno scacco alla noia del secondo volume di passaggio, la mazzata definitiva al “mpf, si, lo leggo solo perché devo”, la bomba atomica che farà piazza pulita di tutti i vostri preconcetti e si lascerà alle spalle un deserto radioattivo di aspettative contagiose per tutto quello che verrà dopo. Amyci, stiamo parlando di Maggie Stiefvater: c’è poco da scherzare. Brace yourself, things are going to change and you are going to love it. Ah! Va da sé che potrebbero esserci dello spoiler sul primo volume della saga, quindi o vi affrettate a leggerlo per recuperare o sono affaracci vostri: non dite che non ve l’avevo detto!

«Sei sicuro di volerlo trovare?» chiese Maura.
Blue sapeva bene che la domanda era superflua. Senza nemmeno guardarlo, sapeva già cosa avrebbe visto: un ragazzo ricco, vestito come un manichino e acconciato come un conduttore televisivo – ma i suoi occhi erano come la pozza magica a Cabeswater. Nascondeva bene la sua brama, ma ora che lei l’aveva vista, non riusciva a ignorarla. Eppure lui non sarebbe stato in grado di spiegarlo a Maura.
E non avrebbe mai dovuto spiegarlo a Blue.
Era il suo qualcosa di più.
In tono formale, rispose: «Sì, sono sicuro».
«Potrebbe ucciderti» disse Maura.

La linea di prateria è stata svegliata, Adam ha sacrificato se stesso affinché questo potesse accadere e adesso proprio la linea sembra risentire di improvvisi cali energetici, tradendo le aspettative dei ragazzi corvo. A tratti si spegne, altre volte è troppo debole – sembra comportarsi come un vecchio cavo elettrico usurato dal tempo, incapace di sostenere il voltaggio dell’energia che ci scorre attraverso. Come se non bastasse, la tensione serpeggia anche tra i ragazzi corvo, alle prese con la rivelazione sconvolgente di Ronan – capace di sognare e portare alla vita mondi interi -, la morte di Noah e il suo essere un fantasma la cui sorte è legata in maniera inscindibile al sentiero dei morti su cui è stato ucciso sette anni prima, il gesto sconsiderato di Adam che, recandosi da solo a Cabeswater – che ora ha pensato bene di scomparire -, ha tradito la fiducia di Gansey agendo alle sue spalle e l’incontestabile sentimento che spinge Blue tra le braccia di Gansey, e viceversa.  A questo bisogna aggiungere la comparsa del misterioso Uomo Grigio, spietato sicario sulle tracce del Greywaren, la cui strada incrocierà il numero 300 di Fox Way e Maura – la madre di Blue – con conseguenze inaspettate, e la presenza tossica di Kavinsky e delle sue Mitsubishi bianche nell’orbita distruttiva di Ronan, aka il personaggio più meraviglioso su cui abbia mai posato gli occhi negli ultimi bianchi. Insomma, Ladri di sogni si presenta come un grandissimo macello, un costante sovraccarico di informazioni e feelings (qui potete leggere quello che può essere considerato, a ragione, uno dei baci più strazianti della storia dei baci E NON STO NEANCHE ESAGERANDO) che danno vita ad un intreccio meraviglioso e a quella magia incredibile che permette, nonostante il rapido succedersi degli eventi, di scorgere la prospettiva di un disegno più grande, quello che si snoda attraverso tutti i volumi della saga – pubblicati e non. Una cosa del genere mi era capitata unicamente leggendo A Song of ice and fire, quindi… fate voi. Maggie Stiefvater è la mia nuova religione and nothing everything hurts.

«Giro bonus» disse Kavinsky. Poi: «Apri».
Mise una pillola di un rosso impossibile sulla lingua di Ronan. Ronan sentì per un solo istante il gusto di sudore e gomma e benzina sulla punta delle sue dita. Poi la pillola lo colpì allo stomaco.
«Cosa fa questa?» chiese Ronan.
Kavinsky disse: «La morte è un noioso effetto collaterale».
Ci volle solo un momento.
Ronan pensò: Aspetta, ho cambiato idea.
Ma non c’era modo di tornare indietro.

Ronan si sentì uno sconosciuto nel suo stesso corpo. Il tramonto gli attraversò lo sguardo, obliquo e insistente. Mentre i muscoli si contorcevano, lui si piegò su se stesso e posò la guancia contro il cofano. Il calore del metallo non era troppo doloroso per poter essere sopportato. Chiuse gli occhi. Quella non era la pillola che lo gettava nel sonno. Era un incidente mortale liquido. Riusciva a sentire il cervello che si spegneva. Dopo un attimo sentì il cofano gemere mentre Kavinsky si chinava su di lui. Poi sentì il callo crestato di un dito trascinarsi lentamente sulla pelle nuda della sua schiena. Un lento arco tra le sue scapole, mentre seguiva il  disegno del suo tatuaggio. Poi lo sentì scivolare lungo la spina dorsale, mandando in tensione ogni muscolo su cui passava.
La miccia dentro di lui si stava consumando.
Ronan non si mosse. Se si fosse mosso, il tocco sulla sua schiena lo avrebbe infilzato – una ferita come quella pillola. Non si poteva tornare indietro.

Ronan Lynch, sia sempre resa lode alla Stiefvater per averlo inventato, è il vero protagonista di questo libro. Per quanto la vicenda sia narrata, esattamente come Raven Boys, attraverso un continuo alternarsi di punti di vista, è innegabile che il Greywaren si trovi un gradino sopra tutti gli altri e sia il punto focale dell’intera vicenda. Per quanto il mio amore spassionato per questo personaggio sia cosa notaLadri di sogni è la finestra di opportunità che si apre per chiunque non sia rimasto troppo impressionato dal più feroce dei ragazzi corvo nel primo capitolo della saga nonché l’occasione per scoprire qualcosa di più sul suo misterioso padre. Che Ronan fosse una creatura complicata e in una qualche maniera danneggiata dal lutto e tutto ciò che ne è seguito, già lo si sapeva, ma è solo intrufolandosi nei suoi tre segreti che si arriva a sfiorare – finalmente – la sensazione di poterlo conoscere per davvero e scoprire cosa si nasconde dietro i denti perfetti e la schiena tatuata con inchiostro nero. Il rapporto con Kavinsky, con gli occhiali da sole perennemente calati sul naso e una reputazione che non è neanche lontanamente all’altezza di quello che è in grado di fare effettivamente, è un di più che mi ha tenuta con il fiato il sospeso, facendomi patire una tensione che è gestita magistralmente dal primo all’ultimo – epocale, indimenticabile, sconvolgente – incontro. Pur essendo il genere di lettrice che preferire shippare se stessa con il paperboy di turno, questa volta ho trovato il pairing quanto mai azzeccato, assolutamente perfetto nonostante fosse a malapena abbozzato e intuibile nel quadro complessivo di un romanzo ricchissimo. L’atmosfera malata, così naturalmente drammatica, che si dipana come nebbia attorno a questi due ragazzi non esattamente da sogno un po’ lascia trapelare le sorti di questa parentesi tutt’altro che romantica, ma fidatevi: vi faranno venire l’acquolina in bocca e non ne avrete mai abbastanza.

Blue si affrettò a raccogliere il telescopio prima che potesse farlo lui – che le lanciò un’occhiataccia – mentre gli altri ragazzi presero le mappe, le macchine fotografiche e i lettori di frequenze elettromagnetiche. Si incamminarono in fila indiana, lo sguardo di Ronan ancora seguiva il suo aereoplanino e Motosega, un uccello bianco e un uccello nero contro il soffitto azzurro del mondo. Mentre camminavano, un’improvvisa folata di vento spazzò l’erba, portando con sé l’odore di acque in movimento e rocce nascoste nell’ombra, e Blue si emozionò al solo pensiero che la magia fosse reale, reale, reale.

Inutile girarci attorno: se Raven Boys mi ha fatta innamorare del clima torrido di Henrietta e delle sue atmosfere a metà tra il cupo e il magico, popolate di personaggi tanto originali quanto sapientemente sviluppati, Ladri di sogni è stato il colpo di grazia alla mia fragile psiche di lettrice incallita. Magnetico, accattivante, affascinante; questo libro è esattamente come il suo protagonista – Ronan – e come succede con il suo protagonista è impossibile staccargli gli occhi di dosso per un solo momento. Viene voglia di sfogliarlo – ho detto sfogliarlo, non spogliarlo! – , di immergersi nelle sue parole per cercare di capirne i meccanismo, coglierne i segreti, svelarne i misteri. Beh, non ci si riesce. Ma il tentativo è quanto di più bella possa mai succedervi, un viaggio che vale la pena fare tutto d’un fiato, con gli occhi spalancati verso una meta distante altri due libri che sotto sotto speri non arrivi mai. Bello, bellissimo, stupendo.

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

2 thoughts on “Recensione: “Ladri di sogni”, Maggie Stiefvater.

  1. C’era un motivo se insistevo tanto con i “Chia, devi troppo leggerlo”.
    L’ho amato e l’ho da poco finito di rileggere ed ogni volta mi porta via allo stesso identico motivo.
    Maggie riesce a portarti nella Camaro, a farti sentire seduta lì da qualche parte, tra Ronan che guarda annoiato fuori dal finestrino e la perfezione svogliata di Gansey, con la pelle incollata a quella del sedile per il caldo. Riesce a farti abitare al 300 di Fox Way, ti rende in grado di riconoscere i passi e le voci di ogni piccola donna che vi abita, di sapere quando è pronto il tè, anche se un libro non ha un tale “sostegno” sensoriale. Lei ci riesce.

    La tentazione di leggere Blue Lily, Lily Blue in inglese è fortissima, pur di non dover aspettare ancora, per il resto, ho solo una cosa molto seria da dire:

    #ROVINKSYOTPSUPREMA

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