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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

Recensione: “After”, Anna Todd.

6 commenti

C’era una volta una ragazza che, stanca di leggere brutte ficcyine, decise di aprire un blog assieme alla solita ignota, amica da una vita e compagna di letture e avventure, dove poter dire tutto quello che dovevano proprio dire. L’esperimento, che per qualche tempo riscosse un discreto successo nel mondo del web, vantava come fiore all’occhiello un’analisi critica, fortemente sarcastica e irriverente, di due fanfiction all’epoca famose oltre ogni possibile e giustificabile immaginazione: Dark e Danger, rispettivamente dedicate agli One Direction e a Justin Bieber. Quello che è stato prodotto in mesi straordinariamente fecondi e divertenti è ancora lì, a vostra totale e completa disposizione, per quanto è ormai assodato che il blog non verrà più ripreso in mano. Cosa ce ne parli a fare, allora, direte voi. Boni, boni, c’è sempre un motivo! Il libro di oggi, After di Anna Todd, nasce come fanfiction incentrata sugli One Direction: fenomeno mondiale, 5 milioni di lettori su Wattpad, diritti cinematografici venduti… si può affermare con un discreto margine di sicurezza che questo volume piuttosto corposo è il caso editoriale dell’estate, se non dell’anno, così come lo sono state le cinquanta sfumature a loro tempo. Bene. L’ho letto, in un giorno e mezzo l’ho finito e sapete cosa? Ho rimpianto il caro, vecchio, velenoso e irrispettoso Dovevo proprio dirlo. Quindi sapete cosa? Nei limiti di correttezza che mi sono imposta, la recensione di oggi sarà diversa dal solito. Meno politicamente corretta, molto molto molto inviperita e sicuramente piena di spoiler.
La cosa vi infastidisce? Terminate la lettura qui.
Siete curiosi di scoprire cosa devo proprio dire? Ci rileggiamo più sotto.Lettore avvisato, mezzo salvato! Buon inizio settimana!


Titolo:
After
Titolo originale: After
Autore: Anna Todd
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 450
Anno: 2015

Acqua e sapone, ottimi voti e con un ragazzo perfetto che l’aspetta a casa, Tessa ama pensare di avere il controllo della sua vita. Al primo anno di college, il suo futuro sembra già segnato… Sembra, perché Tessa fa a malapena in tempo a mettere piede nel campus che subito s’imbatte in Hardin. E da allora niente è come prima.
Lui è il classico cattivo ragazzo, tutto fascino e sregolatezza, arrabbiato con il mondo, arrogante e ribelle, pieno di piercing e tatuaggi. È la persona più detestabile che Tessa abbia mai conosciuto. Eppure, il giorno in cui si ritrova sola con lui, non può fare a meno di baciarlo. Un bacio che cambierà tutto. E accenderà in lei una passione incontrollabile. Una passione che, contro ogni previsione, sembra reciproca. Nonostante Hardin, per ogni passo verso di lei, con un altro poi retroceda. Per entrambi sarebbe più facile arrendersi e voltare pagina, ma se stare insieme è difficile, a tratti impossibile, lo è ancora di più stare lontani.
Quello che c’è tra Tessa e Hardin è solo una storia sbagliata o l’inizio di un amore infinito?

1

I casi editoriali mi lasciano sempre piuttosto perplessa, specie quando hanno origine nel variegato e molto poco meritocratico mondo dell’internet. Non che tutto ciò che proviene dal mondo delle fanfiction sia da scartare a priori – alcune delle mie autrici preferite sono nate proprio dal grande ventre dell’EFP -, ma spesso e volentieri quando il botto è così clamoroso quello che si ha tra le mani è solo una gigantesca nuvola di fumo. Tossico. Velenoso – qualcosa da evitare, insomma. After, amici miei, non fa eccezione alla regola: un libro brutto, mal scritto, popolato di brutti personaggi con brutte idee, con una brutta storia e bruttissimi messaggi. E sapete cosa? I motivi per cui a me ha fatto ribrezzo, sono proprio quelli che l’hanno reso così popolare al mondo.

Appurato che non mi interessa scendere nel merito dei gusti personali della stragrande maggioranza del mondo dei lettori e che sono fermamente convinta che siamo tutti liberi di amare i libri che più ci piacciono, facciamo che skippiamo questa parte e arriviamo a parlare del libro. Che libro non è, perché, a conti fatti, la struttura da (brutta) fanfiction è rimasta inalterata: 97 capitoli nel complesso piuttosto brevi, che tracciano un arco temporale discretamente ampio ma a spizzichi piccoli piccoli, producono l’effetto complessivo di uno sviluppo degli eventi piuttosto superficiale, pensato più per episodi – tipico della fanfiction – che non per disegnare un organico complessivo coerente e ben amalgamato. Sono troppi, concentrati su accadimenti di per sé anche insignificanti, farciti di omissioni che renderebbero comprensibili molte reazioni e molti scambi di battute, approssimativi, il più delle volte assolutamente inutili a qualsiasi scopo che esuli dal far sospirare/squittire/sbrodolare la fangirl impegnata nella lettura. Non essendo io una fangirl, non trovando altra utilità negli One Direction che il produrre canzoni così tutte uguali e perfettamente scandite da risultare il sottofondo ideale per la corsa, trovo questi espedienti sintomo di immaturità stilistica e di… fangirlaggine pure, non c’è altro modo per dirlo. Sono il sogno proibito di fior fior di ragazzine innamorate e quindi necessari, nella logica ficcynara, a conservare e costruire un pubblico vastissimo che condivide, per l’appunto, l’amore – pfffff, amore…! – per gli ormai rimasti in quattro cantanti inglesi. Insomma, no. Proprio no.

Sulla trama, c’è molto poco da dire: Miss Perfezione, altrimenti detta Mai-Stata-Scopata-Ma-Con-Una-Scopa-Nel-Culo, approda al college lasciandosi alle spalle una madre che definire ossessiva è poco e un ragazzo che dire noioso è un complimento, accompagnata da una valigia di vestiti che è più facile trovare nel guardaroba di una zia zitella Amish, senza offesa per gli Amish, e dalla presunzione di essere migliore di tutto e tutti. Che il mondo se ne freghi altamente è chiaro sin dal primo momento, quando si ritrova a condividere la stanza con Steph, dipinta come una specie di punk-goth-emo dai vestiti sempre troppo corti e il trucco sempre troppo pesante. Quello che la Todd forse cercava di dirci, calcando la mano sulle descrizioni di ‘sta povera fiarella che si trova a dover convivere con Tessa Solo-Gonne-Al-Ginocchio-Per-Me, è che Steph molto probabilmente è una ragazza normale, che indossa vestiti normali, che cura il proprio aspetto fisico, che ha un buon rapporto con se stessa e con il proprio corpo, nonché è felice proprietaria di una vita sociale. Scandalo e orrore per la nostra piccola Tessa, che dopo una settimana di lezioni ha dato prova di aspirare ad essere un Hermione Granger degli sfigati, sprovvista della doti più evidenti della Grifondoro: l’intelligenza, tanto per dirne una, e la capacità di giudicare sulla base dei fatti e sono sulla cruda apparenza. Ma sarebbe stato tutto troppo facile se la protagonista di questo malloppo si fosse rivelata capace di andare oltre ciò che appare, altrimenti come avrebbe potuto qualificare il tenebrosissimo, tatuatissimo, vestito sempre uguale Hardin come uno stronzo maleducato? Eccerto. Perché se te ti approcci al mondo facendo capire come ti ritieni migliore, il mondo si affretta a darti ragione e ti porta in trionfo, grato per la tua messianica venuta, idolatrandoti e amandoti. Forse dopo aver assunto un considerevole numero di droghe sintetiche un ragionamento di questo tipo pare plausibile, ma non ne son del tutto sicura. Quel che è certo è che neanche nel libro regge, grazie al cielo, e infatti Hardin si approccia a Tessa trattandola per la supponente cagacazzi che effettivamente è, almeno per qualche capitolo. Dura poco, la legge della fanfiction è una legge che non ammette sgarri, e infatti nel giro di niente i due – che non si sono mai parlati davvero – non sono si trovano ad uscire assieme, ma iniziano a fare zozzerie che boh, io non so, ma Tessa non aveva un moroso? Quel poverello, il biondino che per due anni se l’è sciroppata senza che mai gliela facesse manco annusare, cosa che porta il mio gay-radar a suonare al ritmo di Beyoncé, che lei millanta di amare con tutta se stessa, si, proprio lui! Che quando finalmente viene a sapere cosa la sua anima gemella sta combinando – spoiler: pessimi preliminari – non solo non s’indigna, ma si dichiara pronto a perdonarla e a far finta di nulla. Addirittura se ne esce di scena in punta di piedi, timoroso di far troppa confusione, quando diventa palese la sua totale inutilità da un punto di vista narrativo, lasciando campo all’ennesimo esempio di relazione abusiva che tanto piace alle giovani lettrici del web perché così drammatica, così tormentata, così struggente che dai, importa davvero qualcosa il fatto che lui abbia problemi di gestione della rabbia – Trevor, di Uno splendido disastro, anyone? -, un passato travagliato – Christian Grey anyone? – dove alcolismo e violenze si alternavano senza continuità di soluzione e un carattere che più demmmerda non si poteva? No, chiaro che no. Non importa a nessuno, perché la lettrice media di questo genere di ficcyna SA che la redenzione è imminente, il lieto fine assicurato, la conversione questione di poche pagine. E allora dai, dopo due mesi di conoscenza, facciamo che Tessa e Hardin vanno a convivere, che la madre che si oppone è una pazza psicotica – cosa che effettivamente è, anche se non in questo caso -, che i soldi piovono dal cielo come gli stage retribuiti in case editrici per studentesse senza esperienza, senza talento e senza cervello al primo semestre del primo anno di college. Dai, cosa importa se nel mondo vero devi vendere l’anima per un tirocinio non retribuito al McDonald’s, l’importante è che in After i due piccini bevano regolarmente e regolarmente si facciano del male, per poi regolarmente riappacificarsi senza aver davvero risolto nulla, accumulando questioni e incomprensioni che puntualmente si ripresentano e si coagulano nel gigantesco trombo che occlude le vene, quando, in chiusura di questa cosa che non è e non sarà mai un romanzo, salta fuori che Hardin si è approcciato a Tessa unicamente perché ha scommesso un sacco di soldi con i suoi molto-tatuati-poco-raccomandabili amici sul fatto che si sarebbe fatto la verginella di turno, senza mettere in conto che se ne sarebbe perdutamente innamorato. OVVIAMENTE.

La cosa davvero sconvolgente, di questo libro, non è tanto l’assurdità della vicenda che narra in sé, quanto le tare mentali dei personaggi. Di Tessa, se non altro, che ci viene presentata come la punta di diamante della società americana, tutta sani valori e voti altissimi, e che nel giro di due pagine si rivela essere una superficialona bigotta di prima categoria, incapace di guardare al di là del proprio naso, troppo impegnata ad inorridire per gli altri per accorgersi degli innumerevoli disturbi che si trascina appresso. La sconvolgente predisposizione a giudicare tutto e tutti sulla base dei vestiti indossati è qualcosa contro cui ho sbattuto il muso più e più volte, domandandomi come sia possibile che secoli di letteratura ci abbiano portati ad un livello qualitativo talmente infimo da risultate non solo inaccettabile, ma spesso incomprensibile. Ce l’ha a morte con la ragazza con i capelli rosa – di cui ho già dimenticato il nome, non vogliatemene – per il semplice fatto che ha conosciuto Hardin prima di lei e ci è andata a letto un paio di volte. Ora. Vi pare normale? C’è davvero qualcuno che, nel 2015, considera ok un atteggiamento aggressivo, diffamatorio e offensivo da parte di una ragazza nei confronti di un’altra ragazza, basato sul suo aspetto fisico, il vestiario che indossa e dei trascorsi che hanno avuto luogo prima che la sopracitata prima ragazza comparisse nella vita dell’uomo di turno? Personalmente non lo considero né ok né normale. Lo reputo stupido, inutile e totalmente fuori luogo, degno di una mentalità ignorante e vagamente maschilista, di quelle che arrivano a sostenere “lo stupro? Beh, con quella gonna se lo sta andando a cercare”, tanto per darvi un’idea. Insomma, no. Decisamente no.

E vogliamo parlare di Hardin? Dell’ennesimo stereotipo ambulante senza nulla che possa giustificare l’etichetta di bad boy? Una volta ancora, siamo nel 2015 e ancora c’è qualcuno convinto che sfoggiare dei tatuaggi sia sinonimo di persona cattiva? La Todd evidentemente ne è convinta, perché ha sentito la necessità di dare la vita ad un personaggio che in principio pare un normalissimo ragazzo, del tutto indifferente alle follie pretese di Tessa, che si limita a riderle in faccia come farebbe un normalissimo stronzo proveniente dal pianeta Terra, si rivela poi essere disturbato quasi quanto la sua controparte. Ma non tanto per quello che fa – sbronzarsi, andare a letto senza impegno… tutte cose che qualificano più lo studente di college medio, che non un cattivo ragazzo -, ma per come lo fa – senza ragione apparente. Hardin, in un certo senso, sembra soffrire della malattia degli eccessi, che oscillano in maniera bipolare dall’indifferenza più totale alla troppa partecipazione, costringendo noi lettori a stare seduti su una montagna russa emotiva del tutto gratuita, che non conosce né un apice né una fine ma si limita a mettere una serie di giri della morte in fila, all’infinito. Risultato? Nausea totale. Se poi aggiungiamo gli scatti violenti, le reazioni patologiche e il patetico tentativo di giustificare il tutto con la scusa del passato travagliato, allora ne viene fuori un personaggio debole e brutto, mal costruito. Non sorprende che Harry Styles, sfortunato prescelto, abbia pubblicamente dichiarato di non voler essere associato neppure alla lontana con questo orrore stampato e tradotto in una infinità di lingue. Personalmente lo capisco e, caso più unico che raro, mi trovo ad appoggiarlo; sfido chiunque abbia un minimo di sale in zucca a trovare desiderabile una simile associazione, in ogni caso. E ci tengo a precisare che, a prescindere da tutto, meglio essere associato ad Hardin che a Tessa.

Credo sia piuttosto evidente quanto poco mi è piaciuto questo libro.
Arrivati a questo punto, dubito fortemente di poter aggiungere qualcosa a quanto ho già detto senza ripetermi  o senza finire completamente off topic. Per farla breve, After è un libro brutto, con una brutta storia, brutti personaggi e un bruttissimo messaggio. Per come la vedo io, anche la versione originale – la fanfiction – sarebbe risultata inaccettabile, ma che un lavoro del genere sia stato preso e travasato pari pari nel contenitore della letteratura contemporanea mi fa innervosire fuori maniera, portandomi al limite del disgusto. Non consiglio la lettura a nessuno, trovo che spendere soldi su un libro del genere sia un insulto nei confronti di un sacco di altri autori, anche di fanfiction, che sono capaci di produrre testi molto più belli e molto più interessanti. Se poi a voi è piaciuto e siete arrivati a leggere fino a qui, allora lasciatemi un commento e parliamone. Perché vi giuro, in tutta onestà, non riesco a capire come si possa trovare apprezzabile un lavoro di questo tipo. E per chiudere, vi faccio presente che…

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

6 thoughts on “Recensione: “After”, Anna Todd.

  1. Mi viene da ridere e da piangere insieme! Mi dispiace che tu abbia dovuto subire una tale tortura, e sono felice di essere stata avvertita in tempo! Comunque bellissima recensione, molto divertente e comunque approfondita. Che poi mi chiedo: perché tutti i libri che riscuotono un inutile ma spropositato successo, portano anche dei messaggi sbagliatissimi? Come se non bastasse tutto il resto a screditare la cultura di molti “lettori”…

  2. Ok, i gusti sono al 100% soggetivi e nessuno può criticare ma… E LA LETTERATURA?! Venono pubblicati, pubblicizzati e “apprezzati” TROPPI libri scritti male, con personaggi terribili e messaggi raccapriccianti. Continuo ad allontanarmi e riavvicinarmi al mondo dei lit-blog ANCHE per questo: tantissime lettrici adorano e consigliano storie in cui il protagonista maschile è il classico bad boy dal passato travagliato, violento e possessivo (ma, in fin dei conti, è solo un personaggio mal caratterizzato e da rinchiudere) e in cui la love story è talmente abusiva che mi viene voglia di piangere. L’amore non è questo.
    E non mi si venga a dire che un libro non deve avere un messaggio! Ogni libro ha un messaggio, che lo si voglia o meno. “Stoner” di Williams ti porta a chiederti cosa faresti tu, cosa fai e se stai vivendo. “Il buio oltre la siepe” ti fa pensare al razzismo, ai pregiudizi, all’innocenza. Questo libro e tutti i suoi simili dicono che l’amore è abuso, litigio, montagne russe in picchiata e senza fine. NO. L’amore è bello, se è amore. Può essere difficile, ma non è fatto da controllo, possessivià, violenza e insicurezza. La donna non deve essere una crocerossina, perché nella realtà difficilmente lo è. Io credo che i libri rivolti ad un target giovane (siano YA o simili) debbano anche aiutare a capire il mondo e le relazioni che lo sorreggono, le differenze tra le persone… la realtà. E poco importa se il mondo che circonda i protagonisti è reale, o se sono dei maghi, delle fatine o dei draghi. Il lettore DOVREBBE terminare una lettura arricchito e in grado, sempre di più, di capire se stesso e gli altri.

    Scusa il poema ma questi libri mi fanno imbestialire.

  3. Hai ragione. Ci sono tutte le ragazze della mia scuola che leggono ( Bum! Che bella battuta! Quelle capre, leggere?) libri così, sognandoci dietro.
    È un degrado. Dov’è finito l’amore per i bei libri?
    Bah. Sono veramente disgustata. Pure un film dovevano farci? Non contenti del supplizio dato all’umanità,pure un film?!
    Il bello è che ci sono fan che chiedono a gran voce che sia Harry Styles a interpretare Hardin. Non sono directioner, ma quel povero ragazzo ora come ora mi fa proprio pena.

  4. Splendida recensione! Sei ancora appassionata a questi abomini?

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