Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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#9 Sunday bumbling!

Inutile raccontarci frottole, bestioline: manco da troppo tempo per potermi nascondere dietro un momento di debolezza e per come sono fatta io non sono capace di raccontare bugie né a voi né a me stessa. Questa cosa stranissima che è la vita mi ha portata ad affrontare sentieri nuovi, sentieri tortuosi, sentieri che mi portano via tanto tempo ed energie ma che sto amando spassionatamente – non ci provo neanche a negarlo, mi sto spingendo ben oltre il bozzolo sicuro che negli anni mi sono costruita e lo sto facendo con un senso di soddisfazione di cui ho patito la mancanza, nell’ultimo periodo.
Questo blog mi ha aiutata moltissimo, negli ultimi due anni, e non vi sto dicendo che non ci metterò mai più mano. Leggo sempre, con ritmi meno serrati e molte meno pressioni sulle spalle, e di libri mi piace sempre parlare. Solo non ho tempo, né modo – attualmente sono sprovvista di connessione internet in casa – per poterlo fare qui. Per questo motivo ChiaraLeggeTroppo si mette in pausa. Se vogliamo parlare di colpe, ammesso che di colpe si possa parlare, sono tutte quante mie che non ho la dedizione che questo impegno richiede. Probabilmente sono troppo pigra, probabilmente sono poco motivata – possiamo girarci attorno tutto il giorno ma lo stato delle cose non cambia: potrei ritagliarmi del tempo, in questo momento, per scrivere i post della settimana, ma fuori c’è il sole e ho voglia di stare all’aria aperta; preferisco cercare qualcuno con cui fare due chiacchiere o andarmene al parco a leggere qualche pagina seduta sull’erba.
Ci tengo però a ringraziarvi per tutta la fiducia che mi avete accordato, potessi abbracciare una ad una tutte le persone che hanno deciso di seguire questo angolo di web lo farei – facciamo finta che lo abbia fatto davvero! -, così come non esistono parole per esprimere la gratitudine nei confronti di autori e case editrici con cui ho avuto il piacere di interagire negli ultimi mesi. Questo blog è stata un’avventura bellissima, una scuola bellissima che mi ha aperto gli occhi su quello che mi piacerebbe fare nella vita e sugli obiettivi che spero, un giorno, di riuscire a raggiungere. Il presente mi impone però di metterlo in pausa, di farlo adesso, perché tutto quello che bussa alla mia porta merita attenzione e io questa attenzione voglio concederla.
Non è un addio, figuriamoci. Però vi saluto, vi bacio tutti e vi chiedo scusa per aver tribolato così a lungo prima di trovare il coraggio di scrivere queste due righe. Era giusto lasciarvele e sono felice di aver trovato tempo e modo per farlo.
Buon tutto, bestioline! Ci rileggiamo presto ❤

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Riflessioni di una piccola blogger arrabbiata.

Questa mattina ho condiviso sulla pagina facebook del blog questo articolo di Wired, dove in soldoni si dice che gli italiani non leggono, che persino nei sondaggi anonimi si vergognano a dire che non lo fanno e che la percentuale di persone che leggono in media un libro al mese è una minoranza vera e propria. Inutile dire che le persone che, come me, hanno una media di due libri letti a settimana non vengono neanche prese in considerazione perché semplicemente ritenute creature mitologiche.
Al di là di ovvie considerazioni sul fatto che l’Italia sia un paese di capre che i libri, se li comprano, è perché sono degli imprescindibili oggetti di moda in un dato momento o perché proprio non si può fare altrimenti, a me vien da chiedere perché nessuno parli mai del poco che fanno le case editrici, quei quattro colossi che sono responsabili dei titoli che poi, evidentemente, non vengono letti dal paese. Perché è inutile proporre e riproporre la stessa versione masticata e ormai ben che digerita dei soliti dati Istat su quanto sia sconfortante vivere in questo paese dalle infinite e sprecate potenzialità: la realtà è quella che è, piangerci sopra non serve assolutamente a nulla se non a soddisfare il momentaneo prurito di fastidio che coglie, puntualmente, ogni maledetta volta. Placare il prurito, tuttavia, non elimina il problema alla radice. Pochissimo tempo fa, ho condiviso uno status di Annachiara [Please Another Book], che diceva questo:

Quello che manca davvero comunque è la consapevolezza della promozione, che è molto carente nell’editoria italiana. La cura per le cover, creare il buzz per un libro, incentivare la lettura. Spesso le date di pubblicazione si sanno il giorno prima per il giorno dopo. Manca l’obiettivo e per di più la conoscenza e lo “sfruttamento” di un mezzo, quello fornito dai blog, incommensurabile. E se non si capisce questo, che la promozione sul web è fondamentale, anche perché il lettore medio ormai vive sui social, e li utilizza per tenersi aggiornato sulle novità, allora non si andrà da nessuna parte. Certe pagine facebook di case editrici fanno davvero pena in questo senso.

Copertine che invogliano la lettura.

Ora, mettiamo subito in chiaro che non sono un’esperta di marketing, non l’ho mai studiato e nella mia vita si contano unicamente due esami di economia, uno superato straordinariamente bene e uno dignitosamente. I numeri non sono il mio forte e non ho il tempo né la voglia di andare a cercarmelo adessi perché ehi, questo post non è una pubblicazione scientifica ma semplicemente un’accozzaglia di mie impressioni, però c’è una cosa che anche io so e principalmente la devo al fatto che ho visto The wolf of Wall Street: per avere domanda, devi creare il bisogno.
Per una persona pigra come la sottoscritta, i siti delle case editrici sono un labirinto per lo più incomprensibile, che evito di affrontare se non è strettamente necessario e da cui mi tengo alla larga con la ferma certezza che nel mondo, da qualche parte, esiste una blogger che in maniera molto più carina e molto più semplice può informarmi sulle nuove uscite.
Blogger che, ricordiamolo, lo fa principalmente per passione, senza riconoscimenti di sorta, raggiungendo un pubblico molto più vasto di quello che abbracciano le pagine delle svariate case editrici. Lo stesso dicasi per gli account social, che sembrano essere gestiti da persone che non hanno idea di cosa sia una strategia di comunicazione e di marketing ne sanno meno di quanto ne sappia io: di quelle che seguo, le poche che riescono ad imbastire una campagna degna di questo nome ed effettivamente efficace si contano sulla punta delle dita e l’unico esempio che mi viene in mente è quanto hanno fatto la Garzanti per Il tredicesimo dono, perché è da novembre che smanio dalla voglia di leggere. Perché? Perché è da novembre che per un motivo o per l’altro mi trovo sotto il naso la copertina, o la sinossi, o il teaser o la cartolina a tema. Perché hanno creato, in me, il bisogno di quel libro.
Mettendo per un attimo in un angolino la questione economica, fingendo di vivere in un mondo dove mi posso effettivamente permettere di comprare tutti i libri che voglio, nel momento in cui mi viene proposto quotidianamente un titolo in maniera accattivante – che non vuol dire che bisogna spoilerarmelo tutto, ma che basta davvero poco per catturare l’attenzione focalizzando sugli aspetti più intriganti del prodotto – per tutto il mese che precede la pubblicazione, è ovvio che nel momento in cui posso trovarlo in libreria mi fiondo a comprarlo perché l’aspettativa e l’impazienza mi stanno divorando! E invece no, come ha sottolineato Annachiara, le case editrici italiane sembrano essere fossilizzate in un’epoca dove internet e i social media non esistevano, la televisione c’era circa, il cinema mah e i libri erano parte della quotidianità di chiunque. I titoli vengono pubblicizzati il giorno prima dell’uscita, e male, le pagine facebook sono in uno stato di  totale incuria che davvero, ma chi ci sta dietro? Senza offesa, ma queste persone sono davvero pagate? Non che sia colpa loro, che probabilmente si limitano a fare quello che viene loro detto, ma è imbarazzante il livello medio che le accomuna tutte in negativo.
Le cover, poi, sono un altro drammatico capitolo. Su GoodReads e NetGallery – ma anche su numerosi blog che hanno dedicato all’argomento infinite rubriche una più interessante dell’altra – la differenza tra cover straniere e cover italiane emerge con una chiarezza imbarazzante. Nove volte su dieci è la copertina che mi fa scegliere un libro, nove volte su dieci le copertine italiane sono tristi, poco curate, fatte con le stampino. Passi quando si tratta di una saga, dove la continuità grafica è un’esigenza, ma non è possibile che tutti i libri pubblicati all’interno di una stessa collana abbiano copertine sostanzialmente identiche tra loro al punto che diventa difficile ricordare quale cover corrisponda a quale libro. Non so se ci siano effettive difficoltà nel trasporre le copertine originali semplicemente aggiungendoci il titolo in italiano, ma volete davvero farmi credere che con il fior fior di grafici che le più disparate accademie italiane sfornano all’anno non ce ne sia uno che possa uscirsene con delle proposte più interessanti?
Il vero problema delle case editrici, io credo, è che sono vecchie. Sono vecchie, fossilizzate in modi di pensare vecchi, incastrate in una visione del libro, della lettura e del contesto in cui si legge che si è sfasata rispetto alla realtà effettiva. I blog sono una realtà snobbata, relegata ai margini di campagne pubblicitarie inesistenti, perché sono uno strumento troppo nuovo per rientrare nelle concezioni di un’imprenditorialità che ha un grandissimo bisogno di darsi una svegliata.
Le persone non leggono? Forse è anche perché non si crea la voglia di leggere. Una mia carissima amica è appassionatissima di letteratura romance, puntualmente si rivolge a me chiedendomi consiglio su quali titoli leggere e quando li ha li divora tutta felice e contenta. Ma se io non le dicessi che esistono, probabilmente non le verrebbe neanche in mente di andare a cercarseli perché nella sua vita si incastrano infinite altre attività e la lettura è solo uno dei tanti modi con cui passare il tempo. Non vive da eremita, sia chiaro, ma un po’ come chiunque ha i suoi account su tutti i principali social media. Qui, e non altrove, recepisce un’infinità di informazioni che assimila in maniera spontanea. Qui, puntualmente, il mondo della letteratura tace o parla con voce esile, mangiucchiandosi le parole prima e poi vomitandole fuori tutto d’un fiato. Non è così che si fa, non in una situazione dove – lo sappiamo tutti benissimo – i libri rappresentano ormai un oggetto di nicchia, riservato ad una minoranza che ancora non li ha messi da parte in favore delle infinite altre possibilità che il quotidiano offre. Scherzando, questa mattina, ho commentato l’articolo scrivendo che sarei più che favorevole ad un sussidio statale che permetta ai pochi lettori di continuare a farlo, ma sotto sotto l’idea che questa minoranza vada, non dico tutelata, ma quantomeno curata non è così sbagliata. Se un lettore, una persona spontaneamente portata a leggere, non viene invogliato a scegliere un titolo piuttosto che un altro, che speranze si posso avere che lo faccia qualcuno che non legge neanche un libro al mese? Si possono puntare tante dita, sulla pirateria degli ebook così come sui costi altissimi dei cartacei, sulla deriva culturale dell’Italia così come sugli innegabili cambiamenti nello stile di vita di tutti noi in seguito all’esplosione dei media 2.0, ma a che pro farlo quando non si tenta neppure di fare il minimo indispensabile per dare rilevanza ai propri prodotti sul mercato? Non voglio parlare di colpe, perché non è compito mio farlo, ma lamentarsi che il paese non legge quando i custodi della letteratura commerciale – le case editrici – rifiutano di fare anche il minimo, coerente e dignitoso sforzo per andare incontro ai loro ormai decimati clienti, mi puzza soltanto di facile ipocrisia.
Si potrebbero fare tante cose, in questo settore, pur accettando il fatto che ormai sia diventato di nicchia. E se l’ho capito io che, ripeto, di marketing non capisco una banana, non vedo come non possa averlo capito chi sta alla guida dei colossi dell’editoria che decidono cosa farci e cosa non farci leggere. Cosa che, di fatto, mi preoccupa non poco e mi fa pensare che forse, la mancata decisione è di per sé una decisione già presa e assodata. Una decisione che, a conti fatti, mi piace zero.


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2015 bucket list & 2014 best readings

Buon 2015, bestioline!
Che questo nuovo anno vi porti tante emozioni, tante sorprese e, soprattutto, tantissimi libri da leggere e amare assieme. Come potete immaginare dalla premessa, questo post è sostanzialmente un recap di quest’ultimo anno da blogger in cui cercherò di buttar dentro tutto quello che le blogger serie e competenti hanno fatto con ampio anticipo e in più post. Perché l’organizzazione è qualcosa che non conosco troppo bene, ma soprattutto ho esaurito tutta la mia capacità di argomentazione – il tempo libero – su di una tesina che mi sta facendo diventare scema. Nonostante questo mia patologica incapacità, nel 2014 siamo cresciuti moltissimo e i numeri parlano chiaro: tra WordPress e Facebook siamo più di 100 e a volte faccio fatica a credere di essere la depositaria di tanta fiducia.
Grazie, a voi che mi leggete. Grazie a chi trova il tempo di dedicarmi un like o un commento, grazie a condivide, grazie a chi non è assolutamente d’accordo su qualcosa che dico, grazie a chi invece si rispecchia nelle mie parole. Una blogger, senza lettori, è un po’ come una persona che parla da sola: inutile negare che date un senso alla fatica che è, a volte, scrivere una recensione o trovare qualcosa di divertente da dire su un paperboy. Un grazie è quanto mai doveroso anche alle mie cucciole preferite del Club del Libro, che hanno migliorato taaaanti lunedì – ragazze, sogno il giorno in cui ci troveremo tutte assieme nello stesso posto, davanti a una tazza di thé, a parlare delle nostre letture -, alle ragazze del #blogmas, a Cee per un’infinità di motivi che esulano dai libri e dai blog – in primis perché ogni volta che vado a Firenze viene ad abbuffarsi con me al Mostodolce -, ad Annachiara – che è un po’ la mia blogmadrina -, alle autrici che hanno avuto così tanta fiducia in me da affidarmi le loro creature – Mirya, Alessia Esse, Giulia Dell’Uomo e Chiara Parenti! – e a quelle che, come Denise Groover Swank, mi hanno fatto la grazia di leggere le mie recensioni nonostante fossero scritte in una lingua che non è la loro. Grazie anche alla mia banda dei limoni e al mio coinquilino, che sopportano i miei sprazzi schizofrenici di entusiasmo con infinita pazienza e discrezione; e al solito #moroso che “non leggo libri, tanto poi me li racconti tu“.
Sicuramente ho dimenticato qualcuno (tipo la zumpi, compagna di fangirlate moleste since 2009 – ho controllato la data! -), ma insomma… spero possiate perdonarmi la dimenticanza e che sappiate che avete tutta la mia gratitudine e che non sono parole dette per dire. 

NEW YEAR RESOLUTION;
LEGGERE – sembra stupido, ma a ben pensarci non è così scontato trovare ogni giorno tutti i giorni il tempo necessario per incastrare, tra i mille impegni, qualche minuto prezioso per sfogliare un buon libro.
PIANIFICARE – il blog è un impegno non indifferente, e chi ne gestisce uno lo sa meglio di me. Ci sono post da scrivere, rubriche da seguire, informazioni da raccogliere e, per quanto ChiaraLeggeTroppo non brillo soprattutto per originalità di rubriche, anche per buttare giù un paio di stupidaggini su un paperboy o pubblicare un teaser serve più tempo di quel che si creda. E al di là del tempo materiale necessario alla scrittura in sé, bisogna sapere COSA effettivamente scrivere. Per questo motivo ho deciso di dedicare un’agenda al blog, dove appuntarmi idee, spunti e soprattutto organizzare tutto il lavoro che si nasconde dietro questo angolo di web.
RESTARE IN PARI CON LE RECENSIONI – senza perderne tantissime per la foga di iniziare un libro nuovo, e recuperare almeno quelle dei libri che mi sono particolarmente piaciuti;
LEGGERE IN LINGUA – dei cento libri che spero di leggere nel 2015, vorrei che almeno cinque fossero in lingua. Considerata la quantità esorbitante di autori che non vengono tradotti e che voglio conoscere, non dovrebbe essere troppo difficile…!
DIVERTIRMI – tendo a dimenticare, ogni tanto, che questo blog non è il mio lavoro. Questo mi porta a colpevolizzarmi eccessivamente quando manco uno o più appuntamenti, quando invece non dovrebbe essere così: lo faccio perché mi piace, non perché devo. Sono una studentessa, laureanda, e ho davanti a me un tirocinio che non so ancora quanto tempo mi porterà via. E al di là di questo ho degli impegni, altre cose, ed è giusto che non vengano sacrificate. E poi, diciamolo, capita di non avere voglia. Sono un essere umano, alla fine.  Continua a leggere


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The Very Inspiring Blogger Award

Come già annunciato, ritorno ad affacciarmi a questa finestrella di web con il secondo post della giornata! Di questa cosa, ecco, io non mi capacito. Arriva al termine di un weekend bellissimo, passato nella natura e in compagnia di persone conosciute solo di recente e in un contesto dove mai avrei pensato di trovarmi così bene – una inaspettatissima ciliegina sulla torta, letteralmente. Annachiara mi ha nominata per i Very Inspiring Blogger Award, un’iniziativa stupenda che ho visto girare già da un po’ e alla quale, in tutta onestà, non avrei mai creduto di poter partecipare. Per la milionesima volta, grazie per quello che stai facendo, aiutandomi a crescere come bookblogger.
Venendo alle regole dell’iniziativa, sono poche e sono semplicissime:
1. Ringraziare la persona che ti ha nominato!
2. Elencare le regole e visualizzare il premio.
3. Condividere 7 fatti su di te.
4. Nominare altri 15 blog e lasciare un commento per fargli sapere che sono stati nominati.
5. Mostrare il logo del premio sul tuo blog e seguire il/la blogger che ti ha nominato.

Dunque, sette fatti random su di me.

1. Non mi è facile parlare di me stessa. Sono una persona timida, che ha bisogno di molto tempo per riflettere su qualsiasi cosa: persino in questo momento, nella quiete della mia camera, mi trovo in difficoltà nel pensare a qualcosa che inevitabilmente mi esporrà ad occhi estranei perché non amo sentirmi al centro dell’attenzione.

2. Il primo punto comporta, inevitabilmente, grandi difficoltà nel relazionarmi con persone che non conosco davvero molto bene o alla cui presenza mi sono abituata gradualmente nel tempo. I miei amici sono pochi ma strettissimi, le mie conoscenze non si spingono troppo in là numericamente perché, beh, io ho bisogno di tempo per tutto e vivo in un mondo che di tempo è disposto a concerdetene ben poco persino quando si tratta di bere un caffè.

3. Parlando di caffè, la mia giornata non si considera iniziata fino a quando non ho bevuto una buona tazza di caffellatte con due cucchiaini di zucchero di canna, a cui si accompagna una immancabile ciotola di cereali con lo yogurt rigorosamente bianco.

4. D’inverno mi trasformo in una patita di thé e tisane, che consumo in gran quantità. La mia preferita è la tisana al finocchio, da gustarmi al calduccio sotto le coperte in quelle due orette scarse che precedono il momento di andare a dormire. Mi piace la sensazione della tazza calda tra le dita, e il profumo che mi solletica il naso mentre guardo un film o un telefilm, o leggo qualche pagina. Sotto Natale, invece, arancia e chiodi di garofano si sprecano, assieme alle canzoni natalizie che mi fanno da sottofondo grossomodo da metà novembre in poi.

5. Ho iniziato, ad aprile, ad andare a correre al mattino presto, prima di fare colazione. Inizialmente la cosa era dovuta all’imminente partecipazione alla Colour Run del 24 maggio, volevo a tutti i costi evitare una figuraccia morendo dopo neanche un chilometro, poi la cosa è diventata una piacevolissima abitudine che spero di riuscire a portare avanti anche nei mesi invernali, nonostante il freddo e la mia innegabile pigrizia.

6. Perché si, sono straordinariamente pigra. Ho costantemente bisogno di spronarmi a fare un passo in più ogni giorno e non c’è posto al mondo come il divano dove sprofondare e lasciarmi morire d’inedia. Una morte nobile, e dignitosissima.

7. A rimediare allo stato di coma vegetativo che rischia di prendere il sopravvento sulla mia già sedentaria esistenza di studentessa, ci pensa Kora. Chi mi conosce sa che è il mio cane, ma sono in pochissimi quelli che invece sanno quanto il mio sogno più grande sia poter lavorare con lei a qualcosa che non si limiti ad un “seduto” o a una discreta condotta con o senza guinzaglio. Io voglio fare riporto, che non ha nulla a che vedere con strani e opinabili modi di sistemare i capelli per nascondere calvizie più o meno vistose: il riporto è l’attività retriever per eccellenza, una disciplina sportiva in cui viene simulata una battuta di caccia tramite l’uso di riportelli. Ed è questo che faccio quando il tempo e il mio altalenante rapporto con Kora lo permettono: me la carico dietro, assieme a mia sorella, e tutte e tre andiamo a lavorare in compagnia di persone che condividono questa nostra stessa passione – con risultati infinitamente superiori! – e una visione del cane che, mi rendo conto, è difficile spiegare a chi non la vive ogni giorno. Siccome però mi rendo conto che delle mie idee e attività cinofile interessa molto poco al resto dell’universo, vi lascio qualche foto di ieri perché il posto in cui ci siamo fermati a lanciare era di una bellezza mozzafiato. Meno belle, a dire il vero, le vipere che abbiamo incrociato tornando verso le macchine. Paura. PAURA. 

Un topolino extralarge.

Occhi chiusi stile di vita.

Un topolino extralarge che corre verso mia sorella, in quel momento impegnata a lanciare/fotografare. Il nostro scarso livello si deduce da questa foto: Kora avrebbe dovuto riportare a me, che stavo da tutt’altra parte. Sob.

Chiusa questa del tutto fuori luogo parentesi da riportista in erba e totalmente ubriaca da un intero fine settimana passato a riportare, passiamo alle mie nomination. Che mi mettono non poco in difficoltà, perché o le blogger che sto per citare sono già state nominate e hanno già passato questo momento di scrittura di un post del tutto fuori contesto dall’abituale o non hanno mai sentito parlare di me, che sono una lettrice fastidiosamente silente e poco propensa ad espormi – esattamente come nella vita vera. E comunque a quindici manco c’arrivo, purtroppo. Per cui ecco, se state leggendo qui dopo esservi ritrovati un mio commento spuntato fuori dal nulla, nessuna paura: non sono una stalker, sono una persona molto riservata che vi legge! E se avete già ricevuto nomination, non importa fare un secondo post, così come il fatto di seguirmi… non sentitevi obbligati, al contrario. Se volete, fatelo e la cosa mi farà piacerissimo. Se questo blog invece vi fa schifo, pace all’anima – ma se vi avanza tempo, fatemi sapere come migliorare!

1. Annachiara, di Please Another Book, because of reasons.
2. Mr. Ink, di Diario di una dipendenza, perché le sue recensioni non sono recensioni, ma scampoli di una persona dalla sensibilità straordinaria.
3. Erika, di Wonderful Monster, perché il suo blog è uno dei più belli su cui abbia mai posato lo sguardo.
4. Glinda, dell’Atelier dei Libri, perché lui non può saperlo ma è grazie al suo blog che ho preso coraggio e ho aperto il mio. 
5. Living for Books, perché è uno dei primi bookblog che abbia mai seguito.
6. Franci, di Coffee and Books, perché ho scoperto solo da pochissimo che ha un blog letterario, ma è uno dei miei amici su GR alla cui libreria mi ispiro più di frequente quando non so cosa leggere.

E quindi niente, questo è quanto. 
Nella speranza di dimostrarmi all’altezza di questa nomination, dichiaro ufficialmente conclusa la mia pausa-caffé-senza-caffé (ne ho già bevuti troppi oggi) e torno a studiare!

 


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Un anno di ChiaraLeggeTroppo!

In realtà non sono puntuale neppure in questo, temo, perché la notifica di questi 365 giorni di letture e decisamente molti meno tentativi di recensione mi è arrivata qualche giorno fa – a mia discolpa non ero a casa e, pur non essendo neppure in vacanza, non ho avuto modo di celebrare l’evento in nessun modo. Neppure mangiando un cupcake in solitudine né tantomeno accendendo una  candelina per questo mio piccolo blog. Un regalo, però, in un certo senso l’ho ricevuto. Io, non il blog, anche se di riflesso lo riguarda. Si tratta di una mail piena zeppa di consigli e dritte da una blogger molto più navigata di quanto non sia, che da sempre mi sono limitata a disseminare nel mondo virtuale scampoli del mio privato piuttosto che contenuti un pelo più impegnativi. Annachiara, di Please Another Book, è stata infatti così gentile da sobbarcarsi tutte le mie perplessità e aiutarmi a sbrogliare la matassa confusa di cose da fare e cose da mettere in programma di fare nell’immediato futuro. Grazie ❤

Work in progress!

Un anno, quindi. Un lasso di tempo abbastanza ampio da farmi azzardare una restyle grafico, puntando su qualcosa di meno sterile e molto più mio. Il rosa non mi convince particolarmente, sarò sincera, né mi fa impazzire questa suddivisione in colonne non delimitata, però nel complesso il tutto ha un aspetto molto più coerente e meglio strutturato. C’è ancora molto da fare e va da sé che non troverò tregua fin tanto che tutto non sarà esattamente come voglio io – e come la foto qui sopra testimonia, sono una che deve approvare ogni singolo, maledetto pixel prima di potersi rilassare e, possibilmente, ricominciare tutto da capo.
Ma al di là dell’aggiungere pagine, collegamenti e quant’altro, il cambiamento più grande che mi riprometto di fare riguarda me. Quindi qui lo dico e lo scrivo, di modo che mi si possa rinfacciare le mie mancanze qualora dovessi sgarrare: giuro solamente di non avere buone intenzioni di postare almeno una recensione a settimana e di non saltare i pochi, pochissimi appuntamenti fissi che sono le mie tre rubriche.
Leggere è sempre stato per me un momento prezioso, un investimento di tempo e energie che vale più di un aperitivo o di una serata bagorda. Non dico che voglio farne il mio lavoro, esser pagata per stare con il naso tra le pagine è un sogno troppo bello per essere vero e i miei percorsi accademici mi stanno portando in direzioni totalmente diverse, però nulla vieta che nel mio tempo libero s’incastri questo blog, che è una mia scelta e una mia responsabilità, una creatura in tutto e per tutto mia. Certo, rispetto all’anno scorso sono cambiate tantissime cose e indubbiamente sono cambiata io, ma questo non deve essere necessariamente un ostacolo a qualcosa che, in fondo, mi piace fare.
Quindi buon compleanno, blog! Possano essercene ancora tanti, davanti a noi, pieni di pagine e nuove avventure!

Edit delle 14.54 – Il rosa ha avuto vita breve, non vogliatemene, ma non potevo proprio vederlo.