Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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Blog-tour: “Forse un giorno”, Colleen Hoover – tappa finale.

Ultima tappa del blog-tour, che dire? Una responsabilità non da poco, visto il lavoro meraviglioso fatto dalle fanciulle stupende che mi hanno preceduta. Cercherò di essere all’altezza, ma prima di arrivare al cuore di questo post un po’ delirante, vi rimando al calendario di appuntamenti che hanno scandito questo tour un po’ strappalacrime e decisamente diverso dal solito. Si cerca di sdrammatizzare, detto tra noi, perché non esiste al mondo che io riesca ad eguagliare chi è venuto prima di me – al contrario, vi invito a fare un salto alle tappe precedenti e a dimenticare in fretta e furia quanto state per leggere!

23 Marzo: Intervista all’autrice – Bookish Advisor
25 Marzo: Secondo Epilogo – Please Another Book
27 Marzo: Approfondimento sulle musiche di Griffin Peterson – Se solo sapessi dire
29 Marzo: Approfondimento Maybe Not – Coffee and Books
31 Marzo: Approfondimento sui personaggi – Walks With Gio
02 Aprile: Character Interview – Chronicles of A Bookaholic
04 Aprile: Post di chiusura – Chiara legge troppo

Ma veniamo a noi.
Abbiamo sospirato per Ridge, ci siamo commossi per Maggie, abbiamo sofferto con Sydney e, complessivamente, ci siamo logorate come fossimo noi le protagoniste di questo romanzo incantevole. E poi? E poi l’abbiamo finito.
Panico.
Non era previsto.
Non eravamo pronte.
E adesso?
Abbiamo fissato l’ultima pagina del libro o lo schermo del nostro e-reader in preda ad un terrore assolutamente irrazionale, pensando che non è possibile, che la vita non può continuare senza Ridge, Sidney e le loro canzoni. Cioè, dai, come si fa?
Poi è subentrato uno strano senso di vuoto, abbiamo vagato per casa come zombie inquietando famigliari e coinquilini, incapace di rispondere alle più banali delle domande, prive di forze, derubate della voglia di vivere.
E infine… infine sono arrivati loro.
I cinque stadi della perdita.
Negazione, rabbia, negoziazione, depressione e accettazione: siete pronte ad attraversali uno ad uno con me? Facciamo coraggio ragazze, grazie al cielo c’è un giveaway che ci aspetta, alla fine di questo sentiero di dolore…!

 NEGAZIONE

“No, non è finito. Non posso averlo finito.”
“Diamine, non è possibile. DEVE esserci un secondo epilogo, una novella, qualche scena inedita. Il web è bello perché infinito, sono sicura che se mi impegno trovo qualcosa.”
“Colleen non mi farebbe mai una cosa del genere, ahahahahaha, ma cosa mi preoccupo a fare?”
“Sicuro che c’è dell’altro da leggere!”

RABBIA

“Seriamente, Colleen? Mi stai prendendo in giro?”
“Come hai potuto? Come hai solo potuto pensare che fosse ok una cosa del genere, io davvero non so, ti sembra normale? Ti sembra giusto propinarci una storia del genere e poi farla finire?”
“Merda.”
“Mai fare affidamento su un’autrice di new adult romance. Maledizione.”
“Sapevo che dovevo leggere più lentamente.”
“MERDA.”

NEGOZIAZIONE

“Parliamone.”
“Colleen, per cortesia, parliamone: sono una persona ragionevole, sei una persona ragionevole, sono sicura che possiamo facilmente trovare un accordo.”
“Si tratta solo di stabilire una cifra, un qualcosa di simbolico, cosa ti servirà mai per scrivere qualche altra scena in più, per un’autrice come te deve essere sicuramente un gioco da ragazzi, una passeggiata.”
“….”
“No, capisco, ma almeno parliamone.”
“PARLIAMONE COLLEEN, TI PREGO. FARÒ TUTTO QUELLO CHE VUOI!”

DEPRESSIONE

“No, è inutile che tu mi dica adesso che il mondo è pieno di libri, persino più belli dei tuoi.”
“Colleen, no, non insistere nemmeno.”
“No, non intendo alzarmi dal pavimento. Si sta bene qui, si sta comodi, le piastrelle capiscono la mia disperazione e mi vogliono bene, si prendono cura di me, non mi faranno mai del male. LE PIASTRELLE SONO MIE AMICHE.”
“No, non voglio mettere il carica il kobo. A quale scopo?”
“Non leggerò mai più nulla in vita mia, mai più.”

ACCETTAZIONE

“Okay.”
“Okay, posso trovare una soluzione.”
Ugly Love esce tra un po’, posso continuare a rileggere Maybe Someday fino a quel momento.”
“Si, mi sembra ragionevole. Del resto, sono una persona ragionevole.”
“Si, mi sembra un buon piano.”
“Okay.”
“OKAY.”

E adesso che siamo – circa – sopravvissute pure a questo, facciamo un bel respiro e diamoci una pacca sulla spalla: siamo pressoché invincibili, non ci sentiamo così neanche dopo aver terminato un’ora di corsa alle spalle di un signor pezzo di manzo di carta, stracciando tutti i nostri record personali grazie al valido sacrificio di milza e polmone destro. Siamo ufficialmente sopravvissute a Maybe Someday: c’è ancora un po’ di tristezza, forse, ma niente che un giveaway non possa abilmente sistemare. Vi ricordo che in palio c’è una copia cartacea, gentilmente offerta da Leggereditore, e che avete tempo fino al 9 aprile per tentare a sorte. È obbligatorio compilare il form linkato qui sotto al banner, ma se volete guadagnare qualche punto extra potete commentare tutte le tappe, condividere il sopracitato banner sui vostri blog o, più in generale, l’iniziativa sui vostri canali social!

<a href=”http://bookishadvisor.blogspot.com/2015/03/blogtour-forse-un-giorno-di-colleen.html”><img src=”http://i1318.photobucket.com/albums/t656/Susi_Marcone/forse%20un%20giorno%20banner%20GA_zpsucbvme0o.png&#8221; border=”1″ width=”250″ /></a><br />

Clicca qui per partecipare!

Approfitto del fatto che sono l’ultima, che mi dovete leggere per forza (AH! Il potere.) e che, beh, essendo da poco ufficialmente entrata nella sfera dei venti che tendono pericolosamente ai trent’anni posso concedermi il lusso di sproloquiare in libertà millantando una saggezza che non ho per ringraziare le mie colleghe e tutti voi che avete partecipato così numerosi e pieni di entusiasmo. Questo blog-tour è stata l’ennesima conferma al mio personale dilemma esistenziale – esistono altri lettori nel mondo, oltre a me? Spoiler: sì – nonché un’avventura che mi ha permesso di intrufolarmi molto più a fondo in questo romanzo estremamente carino. Mi piacerebbe che tutti gli aspetti della mia vita fossero così, tanto lavoro e tante soddisfazioni, ma già ad averne uno so di essere molto fortunata. E niente, mi andava di dirlo.
Buon sabato e buone uova per domani, io la cioccolata non la posso mangiare ma sono certa che mi sostituirete degnamente nell’impresa!

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TRENTRATRÉ BLOG-TOUR – tappa finale.


Calendario

20 novembre: Anncleire su Please Another Book
23 novembre: @dituttocuore su Di Tutto Cuore
25 novembre: @ciaradh_ & @kiadalpi su Ikigai
28 novembre: @kikkasole su Testa e piedi tra le pagine dei libri
 1 dicembre: Erika su Wonderful Monster
5 dicembre: @maistatachiara di Chiara Legge Troppo


E dopo tutte queste meravigliose tappe, cos’altro resta da dire? Un sacco di cose, a dire il vero.
Su Michele, in particolare, e dovete credermi se vi dico che per tutta la lettura ho sentito formicolare questo post sulla punta di dita. Ma siccome non vorrei anticiparvi troppo, lasciamo da parte la questione per qualche momento: questa è l’ultima tappa del Trentratré Blog-tour e, se avete seguito le precedenti puntate, allora sapete che oggi avete la possibilità di aggiudicarvi una copia cartacea del meraviglioso Di carne e di carta, sempre di Mirya, aggiungendo l’ultimo indizio a quelli che raccolti e tentando la sorte.
Vi ricordo che per vincere è necessario lasciare un commento a questo posto indicando non solo la parola nascosta nelle immagini disseminate nelle varie tappe, ma anche cosa quelle immagini rappresentano. Avete tempo fino a LUNEDÌ 8 per risolvere gli enigmi, poi il vincitore sarà estratto e martedì saprete chi si porta a casa l’ambito premio – al fine di agevolarci le comunicazioni, ricordatevi di inserire anche la vostra email nel commento a questo post!

Avete già indovinato? No? Niente paura.
Avete tempo fino alla fine del post, per scovare la soluzione! Nel mentre, parliamo finalmente di cose serie. Perché è venerdì, e se mi seguite allora già sapete cosa succede il venerdì in questo blog: i maschietti sono dimenticati in un angolino e noi fanciulline ci dedichiamo ad un’abbuffata di bei pezzi di manzo cartacei per entrare nello spirito vacanziero – spero per voi, il mio è fatto principalmente di studio – del fine settimana alle porte. E quale miglior occasione per dare visibilità a questo romanzo di per sé già meraviglioso, se non puntando i riflettori su uno dei suoi protagonisti maschili? Signore e signore, ecco a voi…

Michele
Michele, come dire, è tanta roba.
Il bel proprietario del Fortuna, croce e delizia di tutte noi lettrici di Trentratré – non negate, lo so che anche voi siete vittime di questa malattia -, è il classico esemplare di uomo troppo bello per essere ma che come apre bocca ti vien voglia subito di zittirlo. A craniate. Perché si, il paperboy di questa settimana può tranquillamente essere definito come una capra di prima categoria, di quelli che giudicano ad una prima occhiata e sparano a zero sulla folla in via del tutto preventiva, perché potrebbe essere che in quella folla si nasconda un pazzo bombarolo, e non importa se poi salta fuori che in quella folla di pazzi bombaroli non ce ne era neanche l’ombra: nel dubbio, meglio evitare il rischio. Pecca un po’ di sensibilità, a voler esser gentili, ma se proprio vogliamo essere oneste il modo che ha di chieder scusa riesce decisamente ad eclissare tutte le sue carenze nell’ambito di cosa sia socialmente accettabile in un rapporto umano – tipo una minima base di fiducia, tanto per dire la più ovvia. Perché il signorino ti limona fino a farti dimenticare il motivo per cui ti ha fatta inferocire, proprio così. Ora, io non so voi, ma personalmente sarei per istituire una tradizione comune ispirata a questa sua peculiarità, perché solo D sa quanto soddisfacente possa essere un limone bello incazzoso quando si è arrabbiati o uno inaspettato dopo che una persona ti ha ferita, però c’è anche da dire che il troppo stroppa e che Michele, purtroppo, tende a stroppare un po’ troppo. Ma noi gli vogliamo bene, perché a differenza di Grace che lo scopre solo più tardi, sappiamo che è così zotico e testa dura unicamente perché cresciuto in un contesto famigliare dove nessun bambino dovrebbe crescere, e che è già un miracolo che sia venuto su così come è venuto, carenze sociali incluse, e quindi accettiamo tutto il pacchetto del brutto carattere senza colpo ferire. E in cambio, signore mie, Mirya ha pensato bene di propinarci uno degli uomini più tutto che il creato abbia mai ospitato nella sua cornice eterna e senza fine. Figo. Fi-go. Michele è davvero davvero davvero figo, così tanto che fin tanto che tiene la bocca chiusa – o la lingua impegnata a limonare – è difficile credere alla marea di pregiudizi che sanno venirne fuori, e a quanto orgoglio possa essere contenuto in un involucro così ben costruito. E alla fine, se proprio proprio proprio vogliamo dirla tutta, il fatto che sia così pieno di difetti non è che l’ennesima conferma della bravura di chi l’ha creato, che l’ha reso molto meno di carta e molto più vero di moltissime persone che ho attorno ogni giorno, tutti i giorni, e che a differenza di Michele non hanno il coraggio di rifiutare il male subito e rifiutare la possibilità di restituirlo al mondo per ripicca. E che, soprattutto, non sono fighe neanche la metà di questo signor manzo di carta. Col risultato che, neanche volendo, potrebbero permetterselo!

E in chiusura, una menzione speciale va al ReadAlong che potete seguire qui, con aggiornamenti quotidiani e riflessioni davvero di spessore su un romanzo che, inutile negarlo, ha conquistato chiunque lo abbia letto. Ma senza privarvi del piacere della lettura delle riflessioni che potete trovare sulla pagina di Slytherin’s roses, quello che voglio portare alla vostra attenzione è lo straordinario lavoro grafico che le accompagna. Karin, noi non ci conosciamo, ma se mai dovessi un giorno decidere di autopubblicarmi qualcosa, io vorrei che fossi tu a creare la copertina, D mi è testimone!
Un banner al giorno, per trentatré giorni: qua ce ne sono alcuni, gli altri lascio a voi la meraviglia di scoprirli.

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Mirya è indiscutibilmente nata; altrettanto indiscutibilmente vive, per puro caso a Ferrara, con il figlio e il marito. Il suo desiderio di includere nel nucleo familiare il kindle si è scontrato con la definizione di essere umano, che pare non potersi estendere al reader, nonostante esso risulti più utile e affezionato di alcuni cosiddetti esseri umani.
Sempre a Ferrara, per non ammorbare il resto del mondo, Mirya insegna le materie umanistiche e la sopportazione del dolore agli alunni liceali, celandosi dietro al suo reale nome anagrafico che, come tutte le cose reali, non dice nulla della realtà.

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