Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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#Blogmas – day 25!

Buon Natale, ancora e ancora, fino a quando non vi usciranno pandoro e panettone dalle orecchie!
Vi scrivo nel momento in cui posso dire di essere ufficialmente sopravvissuta a un cenone, un pranzo e una cena (a base di avanzi, ma pur sempre cena), ai miei pochi parenti e posso persino azzardarmi ad aggiungere che è stato un bel Natale. Certo, mia zia ci ha spennati tutti sia al gioco dell’oca che a tombola, ma non è che si possa aver tutto… sono stata ampiamente ripagata da regali meravigliosi e da sorrisi incredibili, in un crescendo di sorprese iniziate già il 24 all’alba.
La cosa triste è che oggi giunge a conclusione la prima edizione del #blogmas e spero di cuore che questa iniziativa di gruppo vi sia piaciuta quanto è piaciuta a me. In questo mese di email, idee e proposte ho avuto modo di lavorare – virtualmente – gomito a gomito con sei blogger assolutamente meravigliose e non cambierei una virgola di questa squadra che si è venuta a creare. Grazie a Cee, per essere l’amica meravigliosa che è, ad Annachiara, per avermi accolta sotto la sua ala protettrice, a Federica, pandollina del Club del Libro e persona stupenda, e ad Erika, Franci e Kikka per aver abbracciato questo progetto con entusiasmo, competenza e fantasia senza fine. Sono tutte blogger eccezionali e ogni giorno lo dimostrano, ma sopra ogni altra cosa sono anche persone stupende, dal cuore d’oro e straordinariamente disponibili. Fortunato chi può averle come amiche ogni giorno, di persona!
Ma so che a voi preme sapere altro, bestioline curiose! Come vi abbiamo già annunciato più e più volte, oggi si chiude anche lo spettacolare giveaway e qualche fortunato/a riceverà un dono tardivo e potrà fingere di averlo scovato per sbaglio sotto l’albero. Cosa abbiamo messo in palio?

Arouse (A Spiral of Bliss #1), Nina Lane (eng)
Potete leggere qui la recensione di Annachiara, su Please Another Book.

Trama: Alle prese con un passato tormentato, la studentessa Oliva Winter una volta conduceva una vita seria ma isolata. Poi ha incontrato il Professore Dean West, un brillante studioso di storia medievale che ha sciolto le inibizioni di Liv e le ha insegnato il significato dell’amore e del piacere sessuale. Ma dopo tre anni di matrimonio, lussurioso e pieno di contentezza, Liv e Dean si ritrovano ad affrontare una crisi che minaccia tutto quello che credono l’uno sull’altro. Frustrata per i suoi fallimenti professionali, la ricerca di Liv di uno scopo la porta a considerare una delle cose che aveva escluso dal principio: un  bambino. Quando Dean tentenna, le tensioni nascoste escono in superficie. Liv viene assillata da dubbi e paure su quanto bene conosce sé stessa e suo marito. Dean lotta per proteggere il loro passionale matrimonio, ma neanche lui può sconfiggere la devastante onda di sfiducia che sta investendo la loro relazione. Quando la ricerca di Liv forza Dean a rivelare i propri oscuri segreti, le conseguenze potrebbero separarli per sempre. 

Trevor, James Lecesne
Potete leggere qui la recensione di Cee, su Se solo sapessi dire.

Trama: Trevor, tredici anni, è un inguaribile ottimista, uno spirito effervescente ed entusiasta, un artista in erba che con la sua vita sogna di cambiare il mondo, proprio come Lady Gaga. A scuola, però, le sue passioni iniziano ad attirargli battutine e insulti, che nella sua limpida ingenuità Trevor non capisce, e così facendo contribuisce a rinfocolare. Abbandonato dagli amici, frainteso dal mondo degli adulti, genitori compresi, Trevor si ritrova presto affibbiata l’etichetta di gay. Una storia che si ripete spesso in molte scuole del nostro Paese. Per fortuna, però, nel caso di Trevor questo è solo l’inizio.

Noi siamo grandi come la vita, Ava Dellaira
Qui la mia recensione.

Trama: Tutto comincia con un compito in classe. «Scrivi una lettera a una persona famosa che non c’è più.» Per Laurel è il primo giorno in una nuova scuola, e si sente trepidante, spaventata, e con tanta voglia e paura di cominciare. Si sente anche vuota: quel vuoto gigantesco che si chiama May, la sorella più grande che se n’è andata silenziosamente durante l’estate, lasciandole un dolore esterrefatto e incredulo. Laurel scrive a Kurt Cobain, perché era il cantante preferito di May. E poi scrive a Amy Winehouse, Elizabeth Bishop, River Phoenix. Tutte persone che sua sorella amava. E che, come May, sono morte. Persone che possono ascoltare ciò che Laurel ha da raccontare – il suo primo anno di liceo, le cotte, le amicizie, l’emozione di crescere – e aiutarla a comprendere, e superare, un dolore troppo grande per i suoi quindici anni.

Un regalo per te, Nora Roberts

Trama: Arriva un momento dell’anno in cui tutto assume un’aria speciale, in cui pare che i miracoli avvengano davvero e la speranza si accende di nuovo, tanto da spingerci a desiderare l’impossibile, o quasi. È il Natale! Saranno le luminarie, il freddo, la neve… tutto appare diverso a grandi e piccini. Che si tratti di un giornalista che vuole riavere con sé la ragazza che ha lasciato, o di una coppia di gemelli che desiderano una nuova mamma – e hanno già in mente chi sarebbe perfetta per papà – oppure di un tipo solitario, che chiede solo di essere lasciato in pace, il Natale ha in serbo un regalo che può cambiare la vita in meglio. Basta lasciarsi andare e seguire l’amore. Il resto viene da sé.

And the winners are… *inserire rullo di tamburi*

Arouse (A Spiral of Bliss #1) di Nina Lane (eng) — Angela
Noi siamo grandi come la vita di Ava Dellaira (ita)  — Alessandra P.
Trevor di James Lecesne (ita) — Maria Cristina
Un regalo per te di Nora Roberts (ita) — PetPigeon Maddox

Complimenti a tutte, e grazie per le meravigliose fotografie che ci avete mandato! Manca solo un’ultima formalità, ossia inviare i vostri indirizzo allo stranoto – e spero non troppo intasato di spam, dopo tutta questa pubblicità – ladyjadis@hotmail.it, così che vi possa inviare il meritato pacco regalo. Grazie anche a chi non ha vinto, ma ha partecipato e ci ha tenuto compagnia in questo conto alla rovescia mozzafiato e natalizio fino al midollo nonostante l’insospettabile Grinch interna alla squadra blogger (ma ti vogliamo bene lo stesso, Anna!). Grazie, grazie, grazie!

Che altro posso dirvi, senza diventare eccessivamente emotiva? Spero questa giornata sia stata bella e piena di sorrisi – la mia sicuramente! – e che le prossime lo siano altrettanto, in modo da arrivare a una chiusura di anno serena. Non amo capodanno, sarà un gran risultato se riuscirò a non innervosirmi e litigare puntualmente con il mio ragazzo perché unico capro espiatorio della mia ansia da grandi eventi sociali (#moroso, se mi leggi, ricordati che quest’anno vedi meno me dei tuoi amici, ergo stai di più con me!!), ma male che vada sarò quella rintanata in un angolino con il kobo che legge felice e beata con i piedi davanti al caminetto. Bene. E adesso che vi ho raccontato i fatti miei e sono in pace col mondo, vi auguro di nuovo un felice Natale e vi mando tutto il mio affetto. A presto!


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#Blogmas – day 22: Natale a Hogwarts.

Quando ero più piccola, le settimane immediatamente precedenti al Natale volevano dire una cosa soltanto: Harry Potter.
Ricordo perfettamente il senso di aspettativa che riempiva le mie giornate man mano che la data di pubblicazione si faceva sempre più vicina e il momento in cui avrei potuto passare ore intere rannicchiata sul divano, sotto una copertina, a leggere dell’universo fantastico con cui sono cresciuta era sempre meno un sogno ad occhi aperti. In un certo senso, come moltissime altre persone della mia età e non solo, Hogwarts  è stato il luogo magico dove, ogni anno per sette anni, ho fatto fedelmente ritorno durante le vacanze di Natale: come potevo, quindi, non dedicare all’unica scuola al mondo che mi abbia mai fatto venir voglia di andare in collegio un post? Non potevo, appunto.


Harry Potter e la pietra filosofale
La vigilia di Natale, Harry andò a letto pregustando le leccornie e i divertimenti dell’indomani, senza aspettarsi nessun regalo. Ma al suo risveglio, il mattino seguente di buon’ora, la prima cosa che vide ai piedi del 
suo letto fu un mucchio di pacchetti.
«Buon Natale!» gli fece Ron ancora assonnato, mentre Harry si alzava e si infilava la vestaglia.
«Anche a te» gli rispose. «Ma… hai visto che roba? Ho ricevuto dei regali!»
«E che cosa ti aspettavi, un mazzo di rape?» disse Ron voltandosi a guardare i suoi regali, che erano molto più numerosi di quelli di Harry.
Harry prese il primo pacchetto dalla cima del mucchio. Era avvolto in una spessa carta da pacchi, con su scarabocchiato: A Harry da Hagrid. Dentro c’era un flauto di legno rozzamente intagliato. Evidentemente, Hagrid lo aveva fatto con le sue mani. Harry ci soffiò dentro… faceva un suono simile al verso di una civetta.
Il secondo pacchetto era piccolissimo e dentro c’era un biglietto: Abbiamo ricevuto il tuo messaggio e accludiamo il regalo di Natale per te. Zio Vernon e zia Petunia. Attaccata al biglietto col nastro adesivo c’era una moneta da mezza sterlina.
«Molto carino da parte loro» disse Harry.
Ron era affascinato dalla moneta.
«Questa poi!» disse. «Che forma strana! Ma davvero sono soldi?»
«Puoi tenerla se vuoi» lo incoraggiò Harry ridendo della contentezza di Ron. «Allora, ho aperto quello di Hagrid e quello dei miei zii… e questi altri, chi me li manda?»
«Credo di sapere da chi viene quello» disse Ron arrossendo leggermente e indicando un grosso pacco informe. «Da mia mamma. Le ho detto che non ti aspettavi nessun regalo, e allora… Oh, no!» gemette poi. «Ti ha fatto un maglione alla Weasley!»
Harry aveva aperto il pacchetto e ci aveva trovato un pesante maglione di lana lavorato ai ferri, color verde smeraldo, e una grossa scatola di caramelle mou fatte in casa.
«Ci fa un maglione per uno tutti gli anni» disse Ron scartando il suo, «e i miei sono sempre bordeaux».
«Ma che gentile!» disse Harry assaggiando una caramella, che era molto gustosa.
Anche il pacco successivo conteneva dolci: una grossa scatola di Cioccorane da parte di Hermione.
Rimaneva un ultimo pacchetto. Harry lo prese in mano e tastò. Era molto leggero. Lo scartò.
Ne scivolò fuori qualcosa di fluente e color grigio argento che cadde a terra in un mucchietto di pieghe lucenti. Ron rimase senza fiato.
«Ne ho sentito parlare, di quelli» disse in un sussurro, lasciando cadere la scatola di Tuttigusti+1 che aveva ricevuto da Hermione. «Se è quel che penso… sono molto rari e veramente preziosi».
«Che cos’è?» Harry raccolse da terra lo scintillante drappo argenteo. Era stranissimo al tatto, come fosse tessuto con l’acqua.
«È un Mantello dell’Invisibilità» disse Ron con un timore reverenziale dipinto sul volto. «Ne sono sicuro… provalo!»
Harry se lo gettò sulle spalle e Ron gridò.
«È come dico io! Guarda giù!»
Harry si guardò i piedi, ma quelli erano spariti. Corse allo specchio. Non c’erano dubbi: l’immagine riflessa era fatta soltanto di una testa sospesa a mezz’aria sopra un corpo completamente invisibile. Si tirò il Mantello sulla testa e scomparve del tutto.
«C’è un biglietto!» disse Ron d’un tratto. «È caduto un biglietto».
Harry si tolse il Mantello e lo prese. Scritte con una grafia stretta e sinuosa che non aveva mai visto prima, si leggevano le seguenti parole:

Tuo padre me l’aveva dato prima di morire. È giunto il momento che tomi a te. Fanne buon uso.
Buon Natale

Harry Potter e la Camera dei Segreti
«Sveglia!» disse in tono squillante aprendo le tende delle finestre.
«Hermione… non dovresti essere qui» disse Ron riparandosi gli occhi dalla luce.
«Buon Natale anche a te» disse Hermione lanciandogli il suo regalo. «Io sono in piedi da quasi un’ora e sono andata ad aggiungere altre mosche Crisopa alla pozione. È pronta».
Harry si mise seduto sul letto, tutt’a un tratto sveglissimo.
«Ne sei sicura?»
«Affermativo» disse Hermione spostando Crosta, il topo di Ron, in modo da potersi sedere ai piedi del letto. «Se siamo sempre decisi a farlo, io dico che dovrebbe essere per stasera».
In quel momento, Edvige entrò in volo nella stanza portando nel becco un pacchettino.
«Ciao» la salutò Harry felice, mentre l’uccello atterrava sul suo letto. «Siamo di nuovo amici?»
Edvige gli mordicchiò l’orecchio in segno di affetto e per Harry fu un regalo molto più bello di quello che lei gli aveva recapitato, e che risultò provenire dai Dursley. Gli avevano mandato uno stuzzicadenti, insieme a un biglietto in cui gli dicevano di vedere se sarebbe potuto restare a Hogwarts anche per le vacanze estive.
Gli altri regali di Natale furono molto più gratificanti. Da Hagrid ricevette una grossa scatola di caramelle mou, che Harry mise ad ammorbidire davanti al fuoco; Ron gli aveva regalato un libro intitolato I Magnifici Sette, pieno di aneddoti interessanti sui Cannoni di Chudley, la sua squadra del cuore; Hermione gli aveva comprato una lussuosa penna d’aquila. Nell’ultimo pacco Harry trovò un altro dei famosi maglioni fatti a mano dalla signora Weasley e un grosso plum cake. Mentre riponeva il suo bigliettino di auguri fu assalito di nuovo dai sensi di colpa al pensiero dell’automobile del signor Weasley, che da quando era andata a schiantarsi contro il Salice Schiaffeggiante non s’era più vista, e di tutto quel po’ po’ di regole che lui e Ron stavano per infrangere.

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban
La mattina di Natale, Harry fu svegliato da Ron che gli gettava addosso un cuscino.
«Ehi! I regali!»
Harry afferrò gli occhiali e se li infilò, socchiudendo gli occhi nella penombra per vedere bene il mucchietto di pacchi apparso ai piedi del letto. Ron stava già strappando via la carta dai suoi regali.
«Un altro maglione dalla mamma… bordeaux, un’altra volta… guarda se ce l’hai anche tu».
Harry ce l’aveva. La signora Weasley gli aveva mandato un golf scarlatto con il leone dei Grifondoro ricamato davanti, una dozzina di tortini fatti in casa, un dolce di Natale e una scatola di croccante alle nocciole. Mentre metteva da parte tutte queste cose, scorse un lungo pacchetto sottile che era rimasto sotto.
«Che cos’è?» chiese Ron con in mano un paio di calzini bordeaux appena scartati.
«Non lo so…»
Harry strappò la carta e trattenne il respiro mentre una meravigliosa scopa lucente rotolava sul copriletto. Ron lasciò cadere i calzini e balzò giù dal letto per vedere più da vicino.
«Non ci posso credere» disse con voce roca.
Era una Firebolt, la gemella della meraviglia che Harry era andato a vedere tutti i giorni a Diagon Alley. Il manico scintillò mentre lo afferrava. Harry lo sentì vibrare e lasciò la presa: si librò a mezz’aria, da solo, esattamente all’altezza giusta per essere inforcato. Lo sguardo di Harry si spostò dal numero di serie inciso in oro sulla punta del manico, e poi giù giù fino agli aerodinamici ramoscelli di betulla perfettamente levigati che formavano la coda.
«Chi te lo manda?» chiese Ron a mezza voce.
«Guarda se c’è un biglietto» disse Harry.
Ron strappò la carta che aveva avvolto la Firebolt.
«Non c’è niente! Cavolo, chi spenderebbe così tanto per te?»
«Be’» disse Harry, stordito, «scommetto che non sono i Dursley».
«Io scommetto che è stato Silente» disse Ron, che ora si aggirava attorno alla Firebolt studiandone uno per uno i sontuosi dettagli. «Anche il Mantello dell’Invisibilità te l’aveva mandato anonimo…»
«Ma quello era di mio padre» disse Harry. «Silente me l’ha solo consegnato. Non spenderebbe centinaia di galeoni per me. Non può permettersi di regalare cose del genere agli studenti…»
«Ecco perché non vuole dire che è stato lui!» esclamò Ron. «Perché un idiota come Malfoy non possa dire che fa dei favoritismi. Ehi, Harry…» aggiunse scoppiando a ridere, «Malfoy! Aspetta che ti veda con quella! Ci resterà secco! Questa è una scopa mondiale

Harry Potter e il Calice di Fuoco
Harry si svegliò di soprassalto la mattina di Natale. Chiedendosi il perché, aprì gli occhi e vide una creatura dai grandissimi, tondi occhi verdi fissarlo di rimando nell’oscurità, così vicino che i loro nasi quasi si sfioravano.
«Dobby!» strillò Harry, ritraendosi così in fretta dall’elfo che quasi cadde dal letto. «Non farlo mai più!»
«Dobby è spiacente, signore!» squittì Dobby ansioso, balzando indietro, le lunghe dita premute sulla bocca. «Dobby vuole solo augurare a Harry Potter Buon Natale e dargli un regalo, signore! Harry Potter ha detto che Dobby poteva venire a trovarlo una volta o l’altra, signore!»
«Ok» disse Harry, il respiro ancora affannato, mentre il battito del cuore tornava normale. «Solo… solo la prossima volta dammi una spintarella, non so, non piombarmi addosso così…»
Harry tirò indietro le tende che circondavano il letto, prese gli occhiali dal comodino e li inforcò. Il suo strillo aveva svegliato Ron, Seamus, Dean e Neville. Tutti e quattro spiavano dalle fessure tra le loro tende, gli occhi gonfi e i capelli arruffati.
«Qualcuno ha cercato di aggredirti, Harry?» chiese Seamus assonnato.
«No, è solo Dobby» borbottò Harry. «Tornate a dormire».
«Nooo… i regali!» esclamò Seamus, notando il grosso mucchio ai piedi del suo letto. Ron, Dean e Neville decisero che ormai che erano svegli potevano anche loro dedicarsi all’apertura dei pacchi. Harry si voltò di nuovo verso Dobby, in piedi accanto al suo letto, ancora nervoso per aver spaventato Harry. C’era un ciondolo natalizio legato all’occhiello in cima al copriteiera.
«Dobby può dare a Harry Potter il suo regalo?» squittì esitante.
«Ma certo che puoi» disse Harry. «Ehm… anch’io ho qualcosa per te».
Era una bugia; non aveva comprato proprio niente per Dobby, ma aprì in fretta il baule ed estrasse un paio di calzini appallottolati particolarmente sformati. Erano i più vecchi e i più orrendi che avesse, giallo senape, ed erano appartenuti a zio Vernon. Erano superbitorzoluti perché Harry da un anno li usava per avvolgerci il suo Spioscopio. Estrasse lo Spioscopio e diede i calzini a Dobby, dicendo: «Scusa, mi sono dimenticato di impacchettarli…»
Ma Dobby ne fu davvero deliziato.
«I calzini sono i vestiti preferitissimi di Dobby, signore!» disse, sfilandosi quelli vecchi e mettendosi quelli di zio Vernon. «Io ne ha sette adesso, signore… ma, signore…» disse, gli occhi sgranati, dopo aver tirato su al massimo i calzini che ora sfioravano l’orlo dei pantaloncini, «loro ha fatto uno sbaglio al negozio, Harry Potter, loro ti ha dato due calzini uguali!»

Harry Potter e l’Ordine della Fenice
Ma come era potuto venirgli in mente di tornare a Privet Drive per Natale? La gioia di Sirius nell’avere di nuovo la casa piena, e soprattutto nel riavere Harry, era contagiosa. Non era più imbronciato come l’estate passata; pareva deciso a fare in modo che tutti si divertissero quanto a Hogwarts, se non di più, e trascorse i giorni prima di Natale a pulire e decorare senza sosta, con l’aiuto di tutti, così che quando andarono a dormire la sera della vigilia la casa era a stento riconoscibile. I lampadari anneriti non erano più carichi di ragnatele ma di ghirlande di agrifoglio e festoni d’oro e d’argento; mucchi di neve magica scintillavano sui tappeti lisi; un grande albero di Natale, procurato da Mundungus e addobbato con fate vive, nascondeva l’albero genealogico di Sirius, e perfino le teste d’elfo imbalsamate sulle pareti portavano barbe e cappelli da Babbo Natale.
La mattina di Natale, al suo risveglio, Harry trovò una pila di regali ai piedi del letto; Ron aveva già scartato metà della sua pila, decisamente più nutrita.
«Bel bottino, quest’anno» lo informò da dietro una nuvola di carta. «Grazie per la Bussola da Scopa, è stupenda; meglio del diario dei compiti di Hermione…»
Harry cercò tra i suoi regali e ne trovò uno con la calligrafia di Hermione. Anche a lui aveva regalato un libro che somigliava a un diario, ma quando lo si apriva diceva cose come: ‘Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi!’
Sirius e Lupin avevano donato a Harry una bellissima serie di libri dal titolo Magia Difensiva pratica: come usarla contro le Arti Oscure, che contenevano splendide illustrazioni animate a colori di tutte le controfatture e dei malefici descritti. Harry sfogliò avido il primo volume e vide subito che gli sarebbe stato utilissimo nei suoi programmi per l’ES. Hagrid gli aveva mandato un portamonete marrone, peloso e dotato di zanne, che Harry presumeva dovessero fungere da dispositivo antifurto, ma che purtroppo impedivano di metterci dentro i soldi a meno di farsi amputare le dita. Il regalo di Tonks era un modellino perfettamente funzionante di Firebolt, che Harry guardò volare per la stanza, desiderando di riavere la sua; Ron gli aveva regalato una scatola enorme di Gelatine Tuttigusti+1; i signori Weasley il solito maglione fatto a mano e dei pasticci di carne, e Dobby un quadro davvero agghiacciante che Harry sospettava avesse dipinto lui stesso. L’aveva appena girato a testa in giù per vedere se migliorava quando, con un sonoro crac, Fred e George si Materializzarono ai piedi del suo letto.
«Buon Natale» disse George. «Non scendete per un po’».
«Perché?» chiese Ron.
«La mamma piange di nuovo» spiegò Fred in tono grave. «Percy ha rimandato indietro il maglione di Natale».
«Senza nemmeno una riga» aggiunse George. «Non ha chiesto come sta papà, non è andato a trovarlo, niente».
«Abbiamo cercato di consolarla» continuò Fred, facendo il giro del letto per guardare il quadro di Harry. «Le abbiamo detto che Percy è solo un enorme mucchio di cacche di ratto».
«Non ha funzionato» concluse George, prendendo una Cioccorana. «Così è arrivato Lupin. È meglio che gli lasciamo il tempo di tirarla un po’ su prima di scendere per colazione».
«Ma che cosa dovrebbe essere?» domandò Fred, guardando il dipinto di Dobby con la fronte aggrottata. «Sembra un gibbone con gli occhi pesti».
«È Harry!» disse George, indicando il retro del quadro. «C’è scritto dietro!»
«Molto somigliante» commentò Fred con un sorriso. Harry gli scagliò addosso il suo nuovo diario, che colpì la parete di fronte e cadde a terra canticchiando: «Se hai messo i puntini sulle i e i trattini alle ti, puoi uscire di qui!»

Harry Potter e il Principe Mezzosangue
Tutti indossavano pullover nuovi al pranzo di Natale, tranne Fleur (per la quale, a quanto pareva, la signora Weasley non aveva voluto sprecarne uno) e la signora Weasley, che esibiva un cappello da strega nuovo di zecca, blu notte, coperto da minuscoli diamanti a forma di stella, e una spettacolare collana d’oro.
«Sono i regali di Fred e George! Bellissimi, vero?»
«Be’, adesso che ci laviamo i calzini da soli ti apprezziamo sempre di più, mamma» disse George, agitando una mano con leggerezza. «Un po’ di pastinaca, Remus?»
«Harry, hai un verme nei capelli» fece Ginny allegra, sporgendosi sopra il tavolo per prenderlo; Harry sentì sul collo una pelle d’oca che non aveva niente a che fare col verme.
«Orribile» disse Fleur con un brividino affettato.
«Sì, vero?» confermò Ron. «Un po’ di salsa, Fleur?»
Nel desiderio di aiutarla, rovesciò la salsiera; Bill agitò la bacchetta e la salsa galleggiò a mezz’aria, poi tornò mansueta al suo posto.
«Sei un pastisciòn come quella Tonks» disse Fleur a Ron dopo aver baciato Bill per ringraziarlo. «Rovescia sompre tutto…»
«Ho invitato la cara Tonks qui oggi» intervenne la signora Weasley, posando le carote sul tavolo con foga eccessiva e guardando Fleur torva. «Ma non è voluta venire. Le hai parlato di recente, Remus?»
«No, non sono stato in contatto con nessuno» rispose Lupin. «Ma Tonks ha la sua famiglia da cui andare, no?»
«Mmm» fece la signora Weasley. «Forse. Ma veramente ho avuto l’impressione che pensasse di trascorrere il Natale da sola».
Scoccò a Lupin un’occhiata irritata, come se fosse tutta colpa sua se si ritrovava Fleur come nuora invece di Tonks, ma osservando Fleur che imboccava Bill con la propria forchetta, Harry si disse che la signora Weasley combatteva una battaglia persa. Poi gli venne in mente una cosa a proposito di Tonks, e a chi chiedere se non a Lupin, che sapeva tutto dei Patroni?
«Il Patronus di Tonks ha cambiato forma» gli disse. «Almeno, così ha detto Piton. Non sapevo che potesse succedere. Perché un Patronus dovrebbe cambiare?»
Lupin masticò con calma il boccone e lo inghiottì prima di rispondere lentamente: «Qualche volta… un grosso spavento… una tempesta emotiva…»
«Era grande e aveva quattro zampe» mormorò Harry, attraversato da un pensiero improvviso. «Ehi… non poteva essere…»
«Arthur!» esclamò la signora Weasley all’improvviso. Si era alzata dalla sedia, la mano sul cuore e fissava fuori dalla finestra della cucina. «Arthur… è Percy!»
«Che cosa?»
Il signor Weasley si voltò. Tutti guardarono dalla finestra; Ginny si alzò per vedere meglio. C’era proprio Percy Weasley, che avanzava nel giardino coperto di neve, gli occhiali cerchiati di corno che scintillavano al sole. Ma non era solo.
«Arthur, è… è con il Ministro!»
E infatti lo seguiva l’uomo che Harry aveva visto sulla Gazzetta del Profeta, un po’ zoppicante, la criniera di capelli grigi e il mantello nero punteggiati di neve. Prima che uno di loro potesse parlare, prima che il signore e la signora Weasley potessero far altro che scambiarsi sguardi esterrefatti, la porta sul retro si aprì ed entrò Percy.
Ci fu un istante di doloroso silenzio. Poi Percy disse, rigido: «Buon Natale, madre».
«Oh, Percy!» singhiozzò la signora Weasley, gettandosi tra le sue braccia.

I DONI DELLA MORTE

Harry Potter e i Doni della Morte
Il canto aumentava di volume man mano che si avvicinavano. Harry sentì un nodo alla gola, gli ricordava Hogwarts, Peeves che ululava versioni volgari delle carole da dentro le armature, i dodici alberi di Natale nella Sala Grande, Silente che indossava un cappello che aveva trovato in uno scoppiarello magico, Ron col suo golf fatto a maglia…
C’era un cancello all’entrata del cimitero. Hermione lo aprì il più silenziosamente possibile e s’infilarono

Dove si trova il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore

Dunque Rita Skeeter e Muriel avevano detto almeno una porzione di verità. La famiglia Silente aveva vissuto lì e una parte di essa ci era morta.
Vedere la tomba era quasi peggio che sentirne parlare. Harry non poteva fare a meno di pensare che lui e Silente avevano entrambi radici in quel cimitero e che Silente avrebbe dovuto dirglielo; e invece non aveva mai voluto condividere quella cosa. Avrebbero potuto andarci insieme; per un attimo Harry s’immaginò di visitare il cimitero con Silente… che legame sarebbe stato, quanto avrebbe significato per lui. Ma sembrava che per Silente il fatto che le loro famiglie giacessero l’una accanto all’altra nello stesso cimitero fosse una coincidenza priva d’importanza, irrilevante, forse, per il compito assegnato a Harry.
Hermione lo stava guardando, e lui fu lieto che il proprio volto fosse nascosto dal buio. Lesse di nuovo le parole sulla lapide. ‘Dove si trova il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore. Non ne capiva il significato. Di certo le aveva scelte Silente, in qualità di membro più anziano della famiglia dopo la morte della madre.
«Sei sicuro che non ti abbia mai accennato…?» cominciò Hermione.
«Sicuro» tagliò corto Harry, poi aggiunse: «Continuiamo a cercare» e si voltò, desiderando di non aver mai visto quella tomba. Non voleva che la sua trepidazione fosse sciupata dal rancore.
«Qui!» gridò di nuovo Hermione dal buio qualche momento dopo. «Oh, no, scusami. Pensavo che ci fosse scritto ‘Potter’».
Stava grattando la superficie di una pietra sgretolata e ricoperta di muschio, e la guardava con la fronte aggrottata.
«Harry, torna qui un momento».
Harry non voleva essere ancora distratto e tornò indietro da Hermione malvolentieri.
«Cosa c’è?»
«Guarda».
La tomba era molto antica, tanto consunta dal tempo che si riusciva a malapena a leggere il nome. Hermione gli indicò un simbolo.
«È il marchio che c’è nel libro».
Harry lo osservò: la pietra era talmente rovinata che era difficile capire cosa ci fosse inciso, ma sembrava in effetti che ci fosse un triangolo sotto il nome quasi illeggibile.
«Sì… potrebbe…»
Hermione accese la bacchetta e la puntò sulla lapide.
«C’è scritto Ig-Ignotus, mi pare».
«Io continuo a cercare i miei genitori, d’accordo?» disse Harry, con una punta di fastidio nella voce, e si rimise in moto, lasciandola accovacciata accanto alla tomba.
Ogni tanto riconosceva un cognome che, come Abbott, aveva incontrato a Hogwarts. A volte ritrovava diverse generazioni della stessa famiglia di maghi: dalle date Harry arguiva che doveva essersi estinta o trasferita altrove. Man mano che s’inoltrava fra le tombe, ogni volta che raggiungeva una nuova lapide avvertiva un piccolo sussulto di apprensione e attesa.
Di colpo il buio e il silenzio sembrarono farsi più profondi. Harry si guardò in giro, preoccupato, pensando ai Dissennatori, poi si rese conto che le carole erano terminate, il chiacchiericcio e il tramestio dei fedeli che ritornavano verso la piazza stavano svanendo. Qualcuno aveva spento le luci della chiesa.
Poco dopo la voce di Hermione emerse dalle tenebre per la terza volta, chiara e nitida pochi metri più in là.
«Harry, sono qui… eccoli».
Harry capì dal tono della voce che questa volta si trattava di sua madre e suo padre: si mosse verso di lei avvertendo qualcosa di pesante premergli sul petto, la stessa sensazione che aveva provato subito dopo la morte di Silente, un dolore che gli aveva fisicamente schiacciato il cuore e i polmoni.
La lapide era a sole due file da quella di Kendra e Ariana. Era di marmo bianco, come la tomba di Silente, il che la rendeva facile da leggere, perché sembrava quasi brillare nel buio. Harry non dovette inginocchiarsi e nemmeno avvicinarsi tanto per distinguere le parole guardando la spessa neve che copriva il posto dove i resti di Lily e James, ormai ossa o polvere, giacevano senza sapere, o senza curarsene, che il loro figlio era così vicino, col cuore che ancora batteva, ancora vivo grazie al loro sacrificio e prossimo ad augurarsi, in quel momento, di dormire invece sotto la neve insieme a loro.
Hermione gli aveva preso di nuovo la mano e la stringeva forte. Harry non riusciva a guardarla, ma restituì la stretta, e inspirò profondamente l’aria della notte, cercando di calmarsi, di riprendere il controllo. Avrebbe dovuto portare qualcosa da offrire ai suoi genitori, non ci aveva pensato, e ogni pianta nel cimitero era gelata e senza foglie. Ma Hermione alzò la bacchetta, disegnò un cerchio nell’aria e una corona di elleboro sbocciò davanti a loro. Harry la prese e la posò sulla tomba.
Non appena si alzò, ebbe il desiderio di andarsene: non riusciva a stare lì un momento di più. Cinse le spalle di Hermione, lei gli passò il braccio attorno alla vita, si girarono in silenzio e si allontanarono attraverso la neve, oltre la tomba della madre e della sorella di Silente, verso la chiesa buia e il cancello del cimitero.

Non vi è venuta nostalgia per questa saga assolutamente straordinaria? A me moltissima. E siccome proprio non ho il tempo per rileggermela tutta, anche se vorrei moltissimo, non sto a dilungarmi troppo sull’assoluta perfezione che questi libri rappresentano ai miei occhi. C’è poco da fare, sono davvero poche le saghe che hanno saputo emozionarmi e darmi tanto come questa. La porto nel cuore, e sarà sempre così. Fine. Quello che non è finito ancora, invece, è il tempo che avete per partecipare al #blogmas giveaway! Certo, siamo un po’ agli sgoccioli, ma avete visto che premi?

Pazzeschi! Affrettatevi quindi a compilare questo form, a commentare i post del #blogmas e ad inviare  a ladyjadis@hotmail.it una foto di quello che il Natale rappresenta per voi. Potete condividerla, se vi va, utilizzando gli hashtag #blogmas e #nataleperme su tutti i social che volete – anzi, più lo fate e meglio è! Condividerla non è obbligatorio (mentre inviarla a noi ), ma sarebbe carino diffondere il gioioso spirito di questa prima edizione del Blogmas in questo mondo di Grinch, no?
Domani l’appuntamento è con Annachiara di Please Another Book, mi raccomando non mancate!


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#Blogmas – day 15

15

Ci siamo, ormai manca davvero davvero davvero poco.
Mentre leggete questo post sono impegnata nell’ultimo esame del 2014, che davvero non so come andrà, ma una volta fatto ho davanti a me una serata che più in tema con il #blogmas non potrebbe essere: pomeriggio a pattinare sul ghiaccio e poi cena di Natale con i miei amici, giusto in tempo prima di sparpagliarci per tutta Italia e passare le feste a casa.
Avrei voluto postarvi una recensione natalizia, il libro c’era, ma tra lo studio – molto matto e molto molto molto disperato – e lo strano virus che mi sono beccata puntualmente tra mercoledì e giovedì, proprio non è stato possibile. Però dai, mi faccio perdonare con un teaser straordinariamente natalizio, tratto dalle meravigliose pagine che Mirya ci ha regalato con Di carne e di carta.

«Ma che diavolo stai guardando?»
Leonardo irruppe nel salotto con indosso solo i pantaloni della sera prima sotto la maglietta. Non aveva rimesso camicia e maglione e Chiara si disse che tutto sommato valeva la pena fargli soffrire un po’ il caldo, se quello le avesse permesso di godere del suo corpo il meno vestito possibile anche in futuro. In futuro.
«È un film di Natale, ne guardo sempre il più possibile in questo periodo. Questo lo danno quasi tutti gli anni ma non ricordo come si chiama.»
«Tu riguardi ogni anno gli stessi film melensi durante le feste?»
«Certo. È una mia tradizione natalizia.»
«Hai già fatto colazione?» le domandò, passandosi una mano sui capelli scarmigliati.
«Sì, scusa se non ti ho aspettato ma mi alzo sempre con la fame. La macchinetta del caffè è ancora accesa e la cialda per te è già dentro, basta che spingi il pulsante per tirarlo. Il latte è in frigo, lo zucchero e il dolce sono sul tavolo della cucina.»
«Questo significa che tu non hai intenzione di smuoverti dal divano?» le chiese perplesso.
«Stai scherzando? Siamo quasi alla fine e tra un po’ lui dovrà far volare la slitta di Babbo Natale! Ho detto che questa sarebbe stata un giornata normale, quindi non fare il bambino e arrangiati per la colazione.»
Leonardo aveva invece a quanto pareva tutte le intenzioni di fare proprio il bambino, perché brontolò scontento qualcosa sulla scarsa considerazione che lei gli stava riservando e sparì offeso in cucina. Presa dalla televisione, Chiara si accorse di nuovo della sua presenza quando il divano si abbassò sotto il peso di lui, che aveva una tazza col caffelatte in una mano e un tovagliolo di carta col dolce nell’altra.
«Che cos’è?» chiese Leonardo, guardandolo con diffidenza.
«Plumcake natalizio, lo faccio ogni anno. Altra tradizione» rispose Chiara senza staccare gli occhi dal film.
«Cosa sono queste cose colorate?»
«Canditi.»
«Non mi piacciono i canditi.»
«Ci sono i biscotti nella credenza.»
«Non mi vanno i biscotti.»
La slitta di Babbo Natale iniziò a muoversi mentre lui bofonchiava quanto sarebbe stata migliore una colazione al bar.
«Ma quello chi è?»
«Un elfo.»
«Non sembra un elfo!»
«Non è un elfo fantasy, è un elfo di Babbo Natale.»
«Non sembra nemmeno un elfo di Babbo Natale.»
«Perché, scusa, tu sai come sono?»
«Tutti sanno come sono.»
«E come sono?»
«Non così!»
La slitta partì veloce, mentre la gente cantava.
«Perché non vola?»
«Perché c’è un uomo che non sta cantando… quello lì, ecco, ora ha iniziato.»
«Fammi capire: cantano in mille e la slitta non vola, si aggiunge una voce sola e miracolosamente vola?»
«Il senso della cosa è che doveva ridare a quell’uomo la fede nel Natale!»
«Facendogli cantare in pubblico una ridicola canzone? Se voleva umiliarlo, non poteva farlo correre sulla neve in mutandoni ascellari?»
«Guarda che non sei costretto a guardarlo con me! Se ti fa tanto schifo perché non fai qualcos’altro, invece che stare qui a criticare i miei gusti?»
«Non sarebbe così divertente» replicò Leonardo. «Anzi, credo che in futuro questa diverrà una mia tradizione natalizia.»
In futuro. Il film si concluse poco dopo, sepolto sotto una valanga di commenti sardonici da parte di Leonardo.
«Vado a prendermi un’altra fetta di dolce» le disse, mentre Chiara ringraziava la sorte che aveva finalmente fatto scorrere i titoli di coda.
«Ma avevi detto che non ti piacciono i canditi…»
«Non li ho mica mangiati, i canditi» spiegò, mostrandole il tovagliolo di carta in cui li aveva messi dopo averli tolti uno per uno dal plumcake. Proprio come un bambino, come si era comportato sino a quel momento.
E Chiara si ritrovò a pensare che forse era quello il segreto della ricerca di se stessi: la capacità di comportarsi da bambini, con tutta l’irritazione ma anche la tenerezza che agire in quel modo suscitava nello spettatore; perché questo spettatore non poteva essere uno qualsiasi: non era certo possibile tornare bambini con chiunque, si poteva fare solo con una persona, quella persona con cui ci si riscopriva spontanei, quella persona che tirava fuori il meglio e il peggio di noi e che riusciva a sopportarci e ad amarci anche in versione infantile. La persona giusta. La nostra geometria non euclidea.
Leonardo tornò sul divano con un secondo e più grosso pezzo di plumcake ed iniziò a togliere con le dita i canditi, appoggiandoli sul tovagliolo, dal quale Chiara li recuperò, mangiandoli al posto suo. Proprio come una bambina.

Come si può non amarli? La lettrice e lo stercorario, uno dei miei OTP.
E parlando sempre di cose bellissime, avete già inviato la vostra foto a tema natalizio a ladyjadis[AT]hotmail.it? E avete compilato il form?
Spero di si, perché è ormai giunta ora di rivelare un po’ di premi! Il mio, tanto per dirne uno, e per non privare le mie colleghe del piacere di svelare i propri. Siete pronti? Bene, perché per questa prima edizione del #blogmas ho deciso di mettere in palio uno dei libri che più mi sono piaciuti in questo 2014.

Yep, avete capito bene. Uno dei fortunati estratti si vedrà recapitare a casa una copia di Noi siamo grandi come la vita , di Ava Dellaira, che ho recensito qui. Quindi, se ancora non state partecipando, sbrigatevi a farlo; siamo tutte davvero curiose di vedere le foto e non stiamo più nella pelle per la contentezza.
E con questo, davvero chiudo per oggi: pregate che il mio esame stia andando bene, please, e che un miracolo natalizio venga a salvare la mia media!

Calendario terza settimana
15 – 21 dicembre

Lunedì 15: Chiara su ChiaraLeggeTroppo
Martedì 16: Annachiara su Please Another Book
Mercoledì 17: Federica su Pazza Folle Meravigliosa Idea
Giovedì 18: Cee su Se solo sapessi dire 
Venerdì 19: Solekikka su Testa e piedi tra le pagine
Sabato 20: Franci su Coffee and Books
Domenica 21: Erika  su Wonderful Monster


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#Blogmas – day 8 – Recensione: “Desiderio di Natale”, Alessia Esse.

Lunedì, lunedì, lunedì.
Giornata difficile, ma non oggi! Oggi infatti è festa, e come tutti i lunedì di festa, anche questo si chiama domenica pt. 2 e, per legge, non sono ammesse cose brutte. E adesso che ho sproloquiato senza motivo apparente, passiamo alle cose davvero importanti: inizia oggi la seconda settimana di #Blogmas e tocca a me l’onore di rendere questo inizio il meno traumatico e più natalizio possibile. Perché, non prendiamoci in giro, che lo si chiami lunedì o domenica pt. 2, lo stato delle cose non cambia: il weekend è finito e a noi tocca tornare a sgobbare per altri cinque giorni. Brutte cose, mi rendo conto, e non parliamo di chi come me invece ha una settimana scarsa per preparare una presentazione e un esame. Appunto, non parliamone.
Parliamo invece di tutto il tempo che avete ancora a disposizione per partecipare al meraviglioso giveaway che noi piccole blogger di Babbo Natale abbiamo organizzato per voi!
Partecipare è semplice, vi basterà inviare una fotografia che rappresenti ciò che il Natale rappresenta per voi  a ladyjadis[AT]hotmail.it  e condividerla sui vostri social utilizzando gli hashtag #nataleperme  e #blogmas. In aggiunta assicuratevi di aver completato questo form e di aver partecipato assieme a noi in questo conto alla rovescia verso il Natale!
Fatto? Bene. Buon per voi <3!
A questo punto non mi rimane altro da fare che lasciarvi con il calendario, già spoilerato ieri da Franci, di questa nuova settimana e con la recensione della novella natalizia dell’anno, di cui già qualche mia collega ha parlato: Desiderio di Natale, di Alessia Esse, che potete vincere qui. E poi non venite a dirmi che il Natale non è un periodo meraviglioso!

Calendario seconda settimana
8 – 14 dicembre

Lunedì 8Chiara di Chiaraleggetroppo
Martedì 9: Federica di Pazza Folle Meravigliosa Idea
Mercoledì 10: Anncleire di Please Another Book
Giovedì 11: Cee di Se Solo Sapessi Dire
Venerdì 12: Franci di Coffee and books
Sabato 13: Kikkasole di Testa e Piedi tra le pagine dei libri
– Domenica 14: Erika di Wonderful Monster

Titolo: Desiderio di Natale
Autore: Alessia Esse
Editore: Kindle edition
Pagine: 86
Anno: 2014

Giudizio: 4/5

Sinossi
Violet Richmond è la proprietaria di World Toys, un negozio di giocattoli situato al centro di Manhattan. Ogni anno, in occasione del Natale, il World Toys si riempie di bambini pronti per la classica foto con Babbo Natale. Quest’anno, però, il solito Babbo Natale non può sedere sulla poltrona dorata, e Violet deve assumere un sostituto, David Connor. David è uno studente di architettura alla prima esperienza in un negozio di giocattoli.
Nonostante i dubbi iniziali, Violet si scopre felice di lavorare con David. Ma c’è dell’altro. Nel corso delle tre settimane che precedono la vigilia di Natale, Violet si scopre profondamente attratta dal ragazzo seduto sulla poltrona dorata.
Cosa succederà quando Violet e David rimarranno da soli nel negozio di giocattoli?
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#Blogmas – day 6

6

Sesta giornata di #blogmas!
Come sta andando, vi state divertendo? L’atmosfera natalizia vi sta trascinando in un vortice di lucine colorate, nastri e pacchettini che aspettano di essere incartati e riposti sotto le braccia amorevoli – e cariche di addobbi, di un albero di Natale? Sinceramente spero di sì, così posso iniziare a sentirmi meno sola in questa giornata che, per chi non lo sapesse, celebra una festività che ho sempre sentito da quando ero bambina. A Trieste, infatti, e forse in qualche altra parte d’Italia, il 6 dicembre si festeggia San Nicolò: durante tutta la settimana che precede questa giornata, in città viene organizzata una fiera, un trionfo di bancarelle che vendono un po’ di tutto e che rendono i pomeriggi bui un po’ meno bui, riempiendoli di voci, chiacchiere e dolcetti che lasciano le dita fastidiosamente appiccicose per ore. Quest’anno, come l’anno scorso, San Nicolò lo passo a Forlì, dove invece si festeggia Santa Lucia, quindi non andrò in giro per bancarelle (me ne vado invece a un seminario di kettleball, tanto per passare un pomeriggio alternativo!), ma questo non vuol dire che non senta – a distanza – l’atmosfera festiva che sono sicura essere un po’ ovunque per le vie della mia città.
Ma bando alle ciance. Il #blogmas di oggi è un teaser, tratto dal primo volume di una delle mie saghe preferite di sempre: quando si tratta di evocare emozioni e dipingerle con tinte straordinariamente nitide, Virginia de Winter è il primo nome che mi salta alla mente e questa scena, rubata alle pagine di Black Frairs, è una di quelle che più mi sono rimaste impresse. Sarà per la delicatezza con cui è narrata e per il contrasto quasi violento tra questa delicatezza e i sentimenti di cui è intrisa, io davvero non so spiegarvelo razionalmente, ma ogni volta che la leggo sento il desiderio fortissimo di essere lì anche io, assieme a loro. Sono sostanzialmente invidiosa di un libro, ecco. Ma non voglio rivelarvi altro, quindi mi mordo la lingua e, prima di lasciarvi al teaser, vi ricordo dell’incredibile giveaway che stiamo mettendo a punto per voi: le modalità di partecipazione potete trovarle qui.
Buon sabato, bestiarole!

I corridoi dei piani superiori erano avvolti nella semioscurità, la luce dal basso saliva morbida sfumando sui pianerottoli più in alto; tra le rose bianche immobili sui tavolini e la luminosità notturna appena più chiara del buio tra le mura, i quadri erano sagome scure incorniciate di vaghi barlumi dorati, volti in ombra e barbagli di pelle chiara dove arrivava il chiarore sbiadito della luna.
Eloise stava contando le porte per individuare quella della sua stanza, senza dover chiamare un valletto con una lampada, quando ebbe l’impressione di un movimento nell’oscurità.
Si avvicinò mentre la luna catturava un bagliore d’oro nell’ombra del corridoio e le sue dita trovarono il tessuto raffinato di una giacca da sera. In quel momento due mani si posarono sui suoi fianchi.
L’oscurità della notte si confuse con quella dietro gli occhi chiusi, la carezza di capelli soffici le toccò il viso mentre le mani riconoscevano le braccia che la circondavano con forza. Nel silenzio vegliato dalle porte sbarrate ascoltò il proprio sospiro spegnersi in un bacio che le fece perdere per un istante il senso di ogni cosa, la festa al piano di sotto e la musica svanita di colpo dalla sua mente.
Lui separò di un soffio le labbra dalle sue e le sfiorò la fronte con la propria, poi cercò di nuovo il suo bacio.
La lasciò, dileguandosi all’improvviso, inghiottito dalla stessa oscurità da cui era emerso, senza fare rumore così come l’aveva sorpresa, ed Eloise rimase con una mano appoggiata a una porta e l’altra premuta sul petto alla base della gola, trattenendo il respiro e il senso di calore che aveva dentro.
L’interno della stanza era ordinata e accogliente, i cuscini sprimacciati e le lenzuola girate sulle coperte come se lei già abitasse in quella casa. Schermò l’unica candela accesa su un tavolino e la portò vicino al letto, ai piedi del quale era posato un certo numero di pacchetti.
Non sembravano nuovi acquisti, alcuni avevano un impercettibile velo di polvere e i nastri erano leggermente schiacciati, come se fossero rimasti conservati a lungo sul fondo di qualche armadio.
Aprì un pacchetto a caso e vi trovò una spilla d’argento col blasone della Societas di Medicina. Rimase a contemplarlo a lungo finché, colta da una strana frenesia, non aprì anche gli altri pacchi, le mani che tremavano, ansiosa di scoprire se la sua intuizione era stata corretta.
Qualche minuto dopo era inginocchiata sul tappeto, col dorso di una mano premuto sulla bocca e un mantello da matricola stretto al seno.
Un regalo per ogni anno di Università che aveva trascorso da sola, a cominciare da quello da matricola, in cui Axel l’aveva calpestata con una crudeltà che aveva spaccato la sua vita in due parti, prima e dopo di lui. Ogni anno le aveva comprato un regalo, consapevole che lei non avrebbe potuto riceverlo.
Un libro di antiche romanze di studenti, una catena d’oro a cui appendere il simbolo della Fraternitas, se mai avesse deciso di far parte di qualcuna; il blasone della Societas di Medicina dove in cuor suo aveva deciso di entrare quando era appena una matricola; una sciarpa bianca ornata di trine che solo una studentessa anziana poteva permettersi di indossare al posto di quella più semplice imposta dalla divisa. Tutti quei regali erano un racconto silenzioso di come lui l’avesse sempre seguita passo per passo, senza mai abbandonarla.
Aveva avuto la stessa impressione in passato ma, a quei tempi, ciò che Axel metteva in atto era una pura e semplice persecuzione: punizioni che l’obbligavano a restare in collegio oppure a svolgere i compiti che le aveva assegnato. Momenti talmente penosi che anche il solo ricordarli le strappava una fitta di dolore.
«Non capisco», disse, ascoltando la propria voce forte e nitida e centellinando le parole come se servissero a chiarire qualcosa. La spiegazione, qualunque fosse, le era preclusa, Axel lo aveva fatto capire chiaramente. Eppure, mentre lisciava con dita distratte i nastri sciolti che qualcuno aveva legato intorno a quelle scatole all’epoca in cui lei lo aveva odiato e in cui aveva creduto che lui la odiasse, pensò che forse la verità era semplice: le aveva detto di essersi separato da lei contro la sua volontà e, quale che fosse il motivo, forse era una cosa che poteva cominciare ad accettare. Tuttavia, era un pensiero fin troppo simile a quelle che erano state le sue misere speranze e le faceva male.
Uscì dalla stanza col mantello ripiegato sul braccio, dimenticando la porta socchiusa; solo quando fu raggiunta di nuovo dal suono del pianoforte e delle chiacchiere ai piani inferiori ricordò che la casa era piena di ospiti e che probabilmente avrebbe dovuto attendere ore prima di riuscire a passare un istante da sola con Axel.
Quando però, arrivata sull’ultimo pianerottolo, prima della rampa che scendeva verso i saloni, lo vide seduto sui gradini in alto, nell’ombra delle scale, pensò che dopotutto avrebbe dovuto prevederlo.
Era in abito da sera formale, nero con la camicia a piegoline e la cravatta candida fermata da una spilla, eppure il modo in cui si appoggiava ai gradini era disinvolto, del tutto incurante di avere la casa praticamente invasa di gente che aspettava la sua compagnia.
Le sorrise voltando sicuro la testa, anche se lei sapeva che il folto tappeto aveva attutito il rumore dei suoi passi, come se non avesse mai dubitato che il suo sorriso potesse trovare altri che lei.
«Stai per ricordarmi di quando ci nascondevamo in cima alle scale per guardare i ricevimenti perché eravamo troppo piccoli per partecipare?», gli domandò.
Axel rise e la luce creava aloni di miele sul suo viso, qualcosa che la spingeva a inginocchiarsi accanto a lui per poterla raccogliere con le dita.
«Sì, confesso che stavo per diventare così banale».

Calendario prima settimana
1 – 7 dicembre

– Lunedì 1 Dicembre Kikkasole su Testa e Piedi tra le pagine dei libri
– Martedì 2 Dicembre Anncleire su Please Another Book
– Mercoledì 3 Dicembre Federica su Pazza Folle Meravigliosa Idea
– Giovedì 4 Dicembre Cee su Se Solo Sapessi Dire
– Venerdì 5 Dicembre Erika su Wonderful Monster
– Sabato 6 Dicembre Chiara su Chiaraleggetroppo
– Domenica 7 Dicembre Franci su Coffee and Books


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#BLOGMAS – day 1


Ci siamo!
Ci sono volute circa due settimane e un centinaio di mail, ma finalmente eccoci qui. Se mi seguite su Facebook (e se non lo fate, fatelo subito!) avrete sicuramente notato che un paio di giorni ho iniziato a pubblicare immagini a tema natalizio, tutte etichettate un hashtag comune: #blogmas.

Che cos’è #Blogmas?

È un’iniziativa ideata da Anncleire di Please Another Book, Cee di Se Solo Sapessi Dire, Chiara di Chiaraleggetroppo, Erika di Wonderful Monster, Federica di Folle Pazza Meravigliosa Idea, Franci di Coffee and Books e Kikkasole di Testa e Piedi tra le Pagine dei Libri.
Queste sette blogger vi accompagneranno dal 1 al 25 dicembre in un incontro giornaliero all’insegna del Natale in ogni sua forma, passando per i libri, i film, i telefilm, i regali e tutto quello che passa loro per la testa per rendere l’attesa per una delle feste più meravigliose dell’anno ancora più emozionante.
I giorni non saranno fissi, ogni settimana il calendario sarà sconvolto, seguiteci sulle nostre pagine Facebook e su Twitter dove promuoveremo ogni post.
Preparatevi ad essere stupiti: il Natale è il tempo che unisce il tempo intero” e noi ci siamo unite per regalarvi idee e spunti.

Calendario prima settimana
1 – 7 dicembre

– Lunedì 1 Dicembre Kikkasole su Testa e Piedi tra le pagine dei libri 
– Martedì 2 Dicembre Anncleire su Please Another Book
– Mercoledì 3 Dicembre Federica su Pazza Folle Meravigliosa Idea
– Giovedì 4 Dicembre Cee su Se Solo Sapessi Dire
– Venerdì 5 Dicembre Erika su Wonderful Monster
– Sabato 6 Dicembre Chiara su Chiaraleggetroppo
– Domenica 7 Dicembre Franci su Coffee and Books

Ma non finisce qui. Che Natale sarebbe, senza un pacchetto da scartare ad attendervi sotto l’albero?
Non potendo però destinare un regalo a ciascuno di voi, abbiamo deciso di organizzare un GIVEAWAY e sfidarvi a conquistarvelo, il premio.
Partecipare è semplice, vi basterà inviare una fotografia che rappresenti ciò che il Natale rappresenta per voi  a ladyjadis[AT]hotmail.it  e condividerla sui vostri social utilizzando gli hashtag #nataleperme  e #blogmas. E non dimenticatevi di segnalarci le vostre entry, non si sa mai che ce ne sfugga qualcuna!
Inoltre, chi intende partecipare deve assicurarsi di:
– mettere il like alle pagine facebook relative ai blog partecipanti;
– seguire ciascuna di noi su Twitter;
– seguire tutti e sette i blog;
Sono previsti dei punti extra per chi volesse seguirci anche su GoodReads, ma questo non è vincolante ai fini dell’estrazione dei vincitori che, per inciso, si terrà nella giornata del 25 dicembre. La partecipazione attiva a tutto il #Blogmas, va da sé, verrà tenuta in considerazione…!
Cosa si vince? Sorpresa! Anche questo verrà rivelato a tempo debito – beh, mica possiamo dirvi tutto subito no? -, ma quale modo migliore per ingannare l’attesa che non accompagnandoci giorno dopo giorno fino al tanto agognato Natale?

Clicca qui per partecipare e completa il form!

Siamo tutte molto orgogliose di questo nostro piccolo calendario dell’avvento disseminato su più blog e tutte piene di idee che speriamo di riuscire a mettere in pratica e condividere con voi. Quindi, mentre vi lascio per tornare a studiare, non posso fare a meno di invitarvi a farci compagnia per queste tre settimane e mezza. Mi raccomando, seguite tutte le tappe! A domani, per l’ultimo teaser tuesday tratto dalle pagine di Trentratré, e a sabato, per il mio personale, primo appuntamento con #Blogmas!