Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


Lascia un commento

Citazione: “Non avrai il mio shampoo”, Barbara Solinas.

Questioni di preposizioni, niente di grave.
Fino a tre anni prima avevo un legame inscindibile con “di”: ero la figlia “di”, la nipote “di”, la moglie “di”, la malata “di”.
Ero sempre stata legata a qualcuno, da qualcuno o qualcosa, ero passata da un “di” all’altro senza conoscere veramente la bellezza di tutte le altre preposizioni, che pure hanno significati profondi.

“A” male, ero andata così.
“Da” sì, da una famiglia all’altra.
“In” certe circostanze, ma quasi mai scelte da me. 
“Con” era quella che mi piaceva di più, aveva un senso di comunione. È la preposizione degli amici, della tribù e degli amori veri.
“Su” pareti rocciose e cascate di ghiaccio, piste da sci e sentieri panoramici, treni, moto e molta bicicletta. È la preposizione della libertà, delle mie fughe da ragazza, dell’ottimismo.
“Per” gli altri, poco per me.
“Fra” un attimo è quasi un mai più.
“Tra” mille pensieri c’è n’è sempre uno positivo, guarda bene.
Erano stati tre anni pesanti, vischiosi.
Adesso toccava a me darmi veramente una mano, tirarmi fuori dal tunnel e uscire a veder le stelle.

Provate a immaginare: una mattina vi svegliate e sentite qualcosa di “peloso” sul cuscino. Pensate sia il gatto, ma non è così. Vi alzate dal letto, vi guardate allo specchio: siete quasi calve. Vi toccate la testa e i pochi capelli che avete ancora vi rimangono in mano come ciuffi d’erba.È quello che accade a Gio in “Non avrai il mio shampoo”, colpita all’improvviso da una forma di alopecia areata.“Noi portatori di testa nuda abbiamo piccole convinzioni: l’alopecia capita alle persone sensibili; non è mai per caso; ti rende, tuo malgrado, migliore. Credo sia vero, ma non per meriti, piuttosto per la fattispecie della malattia stessa: l’alopecia ti lascia sano, non hai dolori, non ti ricoverano da nessuna parte, non devi occuparti di tamponare ferite, di fare riabilitazione. Niente. Non fa altro che portare via la tua immagine, te la strappa di dosso come l’imbianchino la tappezzeria vecchia.”E così, tra pareri medici e parrucche, vacanze al mare, vergogna e moti d’orgoglio, Gio riesce finalmente a guardare in faccia la realtà e a raggiungere il traguardo più difficile, ma anche quello che dà la soddisfazione più grande: accettarsi per come è e volersi ancora più bene.

 

Annunci


4 commenti

Citazione: “Alienated”, Melissa Landers.

I sweat, it’s last time you’re going to read a blog post in English.
My week as curator of the @I_am_Europe account it’s almost over, so I’m not going to share there any other post. But since today it’s the last day, I want to say goodbye on this blog too. It has been fun and challenging to tweet everyday in a foreign language and of course I’m going to miss all those people who interacted with me, but I’m not going to lie: I’m happy to speak and write Italian again. So thank you, european people who read me! Here’s a teaser for you, from a lovely books I read a while ago: Alienated, by Melissa Landers. Enjoy!

Closing his eyes, he wrapped his hand around Cara’s fragile wrist, then smoothed it slowly up the length of her arm to her shoulder. He gulped a breath. Bleeding gods, no sub- stance in his world or hers had ever felt so soft. He skimmed two fingers across her collarbone and rested them at the base of her throat, feeling the pulse of her heart beating through the delicate skin. He’d touched her there a dozen times in his dreams, but it didn’t compare to reality.
“Your heart rate is eighty beats per minute,” he said qui- etly, trying not to let his voice tremble.
“Why does that matt—”
“Shh. Don’t talk.”
With his other hand, he swept Cara’s silken hair out of the way, lightly brushing her neck with his fingertips. Her breathing hitched, and he paused for a moment, stunned by her reaction. Had she actually liked that? Was it possible she wanted him? There was only one way to find out. He nestled his cheek against hers, indulging in the feel of her bare skin. Keeping one hand at her throat, he flattened the other against her back, where heat radiated from beneath the thin fabric of her top. He stroked the length of her spine from top to bottom, his fingertips massaging, teasing, and trailing lightly, leaving her skin covered in goose bumps.

He whispered into her ear, “By monitoring our partner’s heart rate, we know how they’re reacting to our touch. The body doesn’t lie. This is the truest test of physical attraction. For example,” he said, stroking the base of her throat with his thumb, “your pulse is ninety beats per minute and increas- ing very quickly.” She did want him. He couldn’t believe it. The soft curves of her body rose and fell against him as the pace of her breathing accelerated, his own pulse quickening in response.
Aelyx brushed his lips back and forth against her ear and whispered, “One-ten now.” But he hoped they could do bet- ter than that. He continued to caress her back, pulling her body even closer to his and brushing his lips down her neck to the top of her shoulder. A quiet murmur escaped the back of her throat and fire pulsed through his veins. More. He wanted more. He traced his fingertips along the outline of her hip, continued across the top of her thigh, and then back up to her waist. Slipping his thumb underneath the bottom of her shirt, he stroked the warm skin of her lower back, then flattened his palm and pulled her hard against him. Her quick, erratic breaths tickled the side of his neck.
“One-thirty now,” he said in the faintest whisper.
It was too much. The most deliciously animalistic thoughts filled his head, and he knew he’d lose all control if this con- tinued a second longer. He abruptly removed his hands and stepped back before he did something he’d regret later. He gazed at Cara—sunset hair framing her scarlet-flushed cheeks, lips parted, eyes closed, lost in the moment. By the gods, she was exquisite. His heart swelled inside his chest. This human had captivated him, and her body’s response gave him hope that she felt the same way.
“I’d better stop.” He tried to hide his elation, but his face probably glowed like a neutron star. “I don’t want to send you into cardiac arrest.”

Two years ago, the aliens made contact. Now Cara Sweeney is going to be sharing a bathroom with one of them. Handpicked to host the first-ever L’eihr exchange student, Cara thinks her future is set. Not only does she get a free ride to her dream college, she’ll have inside information about the mysterious L’eihrs that every journalist would kill for. Cara’s blog following is about to skyrocket. Still, Cara isn’t sure what to think when she meets Aelyx. Humans and L’eihrs have nearly identical DNA, but cold, infuriatingly brilliant Aelyx couldn’t seem more alien. She’s certain about one thing, though: no human boy is this good-looking. But when Cara’s classmates get swept up by anti-L’eihr paranoia, Midtown High School suddenly isn’t safe anymore. Threatening notes appear in Cara’s locker, and a police officer has to escort her and Aelyx to class.  Cara finds support in the last person she expected. She realizes that Aelyx isn’t just her only friend; she’s fallen hard for him. But Aelyx has been hiding the truth about the purpose of his exchange, and its potentially deadly consequences. Soon Cara will be in for the fight of her life—not just for herself and the boy she loves, but for the future of her planet.

 


Lascia un commento

Citazione: “Via con te”, Adi Alsaid.

Questo genere di post, beh, era il mio preferito la scorsa estate. Complice il fatto che la tabella di marcia del blog non era così serrata e che io non avessi ancora deciso di impegnarmi così tanto, le citazioni erano quanto di più semplice da condividere con i quattro coraggiosi lettori che avevo all’epoca. Oggi, sarà che due teaser a settimana mi aiutano a smaltire quanto più colpisce durante la lettura, mi capita raramente di pubblicarne qualcuna solo per il gusto di farlo. Oggi, diciamolo francamente, non ho nessuna voglia di affrontare la mentalità utopica trattata da Karl Mannheim. Quindi ascolto musica, sistemo un paio di cose nel blog e aspetto le quattro per uscire a sfidare il maltempo e andare a raccogliere una personcina speciale in stazione; mi va di indulgere in piccoli piaceri che mi concedo da un po’, e questa scena mi ha colpita moltissimo, perché è tutto tranne quello che mi sarei aspettata di leggere.


“Elliot,” disse Maribel, allungando una mano per sfiorargli l’avambraccio. Tutte le grandi storie d’amore iniziavano esattamente così, con un lieve tocco sull’avambraccio. Sapeva che avrebbe ricordato questo momento per sempre e che un giorno, in futuro, avrebbe potuto riportargli alla mente ogni dettaglio: quanto lei fosse bella, come si fosse allungata per sfiorarlo con la mano sul cui polso era fissato il mazzolino di fiori che lui le aveva fatto, quello che si abbinava all’orchidea appuntata sul risvolto della sua giacca.
Sarebbe stato in grado di recitare parola per parola la risposta di lei alla sua tanto attesa dichiarazione d’amore.

Si preparò a fissare tutto nella memoria, resistendo – se tutto andava bene per l’ultima volta – alla tentazione di baciarla.
“Tengo molto alla tua amicizia. Sul serio. E non voglio perdere quello che abbiamo.”
Gli si avvicinò e lo baciò sulla guancia. “Perciò non complichiamo le cose, d’accordo? Lasciamole come sono.”
Questo è il film sbagliato, pensò subito Elliot tra sé e sé. Non erano queste le battute. Si trovavano al ballo studentesco, e il suo migliore amico da quasi una vita le aveva appena confessato il suo amore con un grande discorso. Avevano davanti a loro un’intera estate d’amore. Subito dopo il lieve tocco sull’avambraccio, lei avrebbe dovuto baciarlo. Avrebbe dovuto dirgli “lo so” e “anch’io”.
Non era previsto dal copione – in nessuno dei copioni che Elliot aveva immaginato per quella sera – che lei gli facesse uno di quei sorrisi che lo avevano fatto innamorare sin dal primo istante e poi se ne andasse.
Eppure questo fu esattamente quello che fece.

Hudson, Bree, Elliot e Sonia hanno un solo punto in comune: Leila, una ragazza che entra nelle loro vite con la sua auto rosso fiammante proprio nel momento in cui hanno più bisogno di aiuto.
Leila è in viaggio verso l’Alaska per andare a vedere l’aurora boreale. Nel suo percorso attraverso gli Stati Uniti incontra Hudson, meccanico di una piccola città, che sembra pronto a gettare via i sogni di una vita in nome dell’amore. Poi Bree, una ragazza in fuga da se stessa che vive rubacchiando. E in seguito Elliot, che crede al lieto fine… finché la sua vita si scosta dalla sceneggiatura prevista. Infine Sonia che, perdendo il suo ragazzo, teme di aver perso la capacità di amare.
Tutti e quattro trovano un’amica in Leila. E quando Leila li saluta per continuare il viaggio, le loro vite sono in qualche modo cambiate. Leila dovrà, invece, arrivare fino in Alaska per venire a patti con se stessa.


1 Commento

#4 Sunday bumbling

Mi andava di continuare con le lettere, cosa vi devo dire? Scrivimi ancora, di Cecilia Ahren, è probabilmente uno dei libri più carini su cui abbia messo le mani e se non l’avete ancora letto allora fatelo, perché vi farà sorridere, piangere e divertire. Solo dopo avete il mio permesso per vedere il film – che non ho ancora visto, detto tra noi, devo assolutamente recuperare – perché va da sé che prima di legge il libro e poi si guarda come lo hanno ridotto sul grande schermo…!
Buona domenica, creature, e buone letture!

Al mio amico più insensibile e bastardo,
Ti scrivo questa lettera perché so che se ti avessi davanti mentre ti dico quello che ho da dirti molto probabilmente finirei col prenderti a pugni.
Non so più chi sei. Non riesco più a vederti. Tutto quello che ottengo da te sono quattro righe buttate giù in fretta o una e-mail telegrafica ogni tanto. So che sei molto occupato e so che ora hai Bethany ma, scusa tanto, si dà il caso che io sia la tua migliore amica.
Non hai idea di cosa sia stata questa estate. Fin da quando eravamo bambini abbiamo sempre respinto tutte le persone che avrebbero potuto diventare nostri amici perché c’eravamo soltanto io e te. Non è che nonvolessimo nessun altro, semplicemente non ne avevamo bisogno. Tu hai sempre avuto me. Io ho sempre avuto te. Adesso tu hai Bethany e io non ho nessuno.
Purtroppo, a quanto pare, ora non hai più bisogno di me. Mi sento come quelle persone che cercavano di diventare nostri amici. Mi rendo conto che non lo fai volutamente, come non l’abbiamo mai fatto noi nei confronti degli altri. Comunque, se mi lamento non è perché non sopporto quella là, ma perché vorrei farti capire che mi manchi molto. E anche… be’… che mi sento sola.
Ogni volta che disdici un appuntamento, va a finire che passo la serata a casa con mamma e papà a guardare la tivù. Stephanie è sempre fuori, e persino Kevin ha una vita più movimentata della mia. Dio, che depressione! Questa sarebbe dovuta essere per noi un’estate piena di divertimento. Che cosa è successo? Possibile che tu non possa essere amico di due persone contemporaneamente?
Capisco che tu abbia trovato qualcuno davvero speciale e che tra voi esista un “legame” particolarmente stretto che tu e io non potremo mai avere. Però c’è qualcosa che unisce noi due: siamo l’uno il migliore amico dell’altra. Oppure il legame che unisce due amici deve sciogliersi non appena uno dei due incontra un’altra persona? Forse è proprio così, e io non sono in grado di capirlo perché non ho ancora incontrato quella “persona speciale”. Comunque non ho fretta di trovarla. Mi piacevano le cose così come erano una volta.
Fra qualche anno, quando sarò diventata famosa, tu probabilmente dirai: “Rosie: ecco un nome che non sentivo da secoli. Una volta eravamo grandi amici. Chissà che cosa starà facendo, ora; sono anni che non la vedo e che non so più niente di lei!” Sembrerà di sentire mia madre e mio padre che, durante le cene con i loro amici, parlano dei tempi andati. Nel rievocare i momenti più significativi della loro vita, nominano persone di cui io non ho mai sentito parlare. Com’è possibile che oggi mia madre non dia più nemmeno un colpo di telefono alla sua damigella d’onore di vent’anni fa? E quanto a mio padre, com’è possibile che non sappia dove abiti il suo più caro compagno di scuola?
In conclusione, io sono di questa opinione (lo so, lo so, ce n’è una sola): non voglio essere una di quelle persone che finiscono nel dimenticatoio; una persona che un tempo era tanto importante, tantospeciale, tanto influente e tanto considerata, e che anni dopo diventa un volto indistinto, un lontano ricordo. Voglio che rimaniamo migliori amici per sempre, Alex.
Se tu sei felice lo sono anch’io, davvero, ma mi sento come messa da parte. Forse il nostro momento è passato. Forse ora è tempo che tu stia con Bethany. Se è così, non mi prenderò nemmeno il disturbo di spedirti questa lettera. Ma se non ho intenzione di spedirla, perché allora la sto scrivendo? D’accordo, adesso me ne vado e strappo queste riflessioni sconclusionate.

La tua amica
Rosie

Rosie e Alex si conoscono sui banchi di una scuola di Dublino e iniziano a scriversi messaggi su biglietti di carta. A poco a poco diventano inseparabili fino a quando quelle lettere tradiscono un sentimento nuovo, che li confonde e li appassiona. Un amore impossibile da esprimere, con tutte le contraddizioni tipiche di quell’età. Ma quando i due prendono coscienza di ciò che li lega veramente, Alex deve abbandonare Rosie e trasferirsi con la sua famiglia negli Stati Uniti. Straordinario collage di lettere, e-mail, bigliettini, sms e cartoline, Scrivimi ancora è un romanzo delicato e indimenticabile che a ogni pagina commuove e fa sorridere al tempo stesso. Una storia sugli scherzi del destino e sulla forza del vero amore.

Goodreads


1 Commento

#36 Teaser Tue—Thursday!

Martedì l’ho saltato, per annunciare l’apertura delle votazione di #ADateWithThePerfectBookFriendqui trovate il post dove votare e qui quello dedicato al mio candidato, Ronan Lynch -, ma oggi non si scampa: è giornata di teaser, rigorosamente spoiler-free e dritto dalle pagine di Gravity, di Melissa West. Ora, lo so di aver più e più volte dichiarato di voler aspettare prima di affrontare anche questa saga, ma cosa vi devo dire? Sono debole e, complice la pubblicazione di Collide tre giorni fa, non ho saputo resistere al richiamo dello sci-fi distopico. E sono stata pure punita, perché devo pure ammettere che per quanto trama e ambientazione siano formidabili, sto faticando per trovare una connessione con i protagonisti. Non so se sia dovuto a una mia mancanza di concentrazione o ad altro, ma continuo ad avere la sensazione che mi sfugga qualcosa di fondamentale. Vedremo come va a finire, nel frattempo vi lascio con l’estratto!

And then we’re alone, Jackson and me, watching each other, both unsure of what to say next. I walk back toward my house, knowing I don’t have long before Mom calls me inside, and sit down on the porch swing that hangs below our deck. Jackson stops in front of me, close enough so when I rock forward our knees touch.
“What happened today? Everything was fine last night. What happened? Was it the attacks? Do you feel like I’m…” He runs a hand through his hair.
I look up at him, fully absorbing him. “No. It isn’t that. It’s… I don’t know. I just feel so unsure.”
“We’ll get the strategy, Ari. Don’t worry. We’ll get it.”
I clear my throat and glance away. “That’s not what I’m unsure of.”
He seems to consider this for a moment, then kneels on the ground in  front of me so we’re eye to eye. “I remember when this happened,” he says, brushing a finger over a large scar on my left knee. “You were ten and carelessly walking on the edge of your bed with socks on. You slipped and sliced your knee open on the bed corner.”
“How do you…?”
“Five stitches if I remember.” He raises his eyebrows.
“But they were useless because it was all better the next morning. I told my mom I had superpowers. She let me pretend to heal her for the rest of the week.” I smile at the memory, and then realization hits. “It was you, wasn’t it?”
“And this one,” he says, pointing to a tiny scar on my elbow, “happened a year ago. That one worried me. What were you doing on the roof, anyway? You slipped and fell into that big oak over there. You could have broken something, but instead just got a large gash on your arm.”
“Why did you do it? Heal me, I mean.”
“I’ve always looked out for you.”

In the future, only one rule will matter.
Don’t. Ever. Peek.
Seventeen-year-old Ari Alexander just broke that rule and saw the last person she expected hovering above her bed — arrogant Jackson Locke, the most popular boy in her school. She expects instant execution or some kind of freak alien punishment, but instead, Jackson issues a challenge: help him, or everyone on Earth will die.
Ari knows she should report him, but everything about Jackson makes her question what she’s been taught about his kind. And against her instincts, she’s falling for him. But Ari isn’t just any girl, and Jackson wants more than her attention. She’s a military legacy who’s been trained by her father and exposed to war strategies and societal information no one can know — especially an alien spy, like Jackson. Giving Jackson the information he needs will betray her father and her country, but keeping silent will start a war.

[GoodReads]


Lascia un commento

#35 Teaser Tue—Thursday!

Come già anticipato, sono viva.
Esausta, letteralmente sfibrata da una sessione invernale andata straordinariamente bene – e non so neppure io come, se devo esser sincera. Avevo pronto un post, impaginato ieri sera, con un teaser tratto da Alienated, di Marissa Landers, ma la cruda verità è che l’ho terminato questa mattina e mi sembrava scorretto propinarvi una citazione tratta da qualcosa che non sto effettivamente leggendo. Lo so, lo so, lasciatemi blaterare, sono davvero troppo stanca per pensare a quanto questo mi faccia sembrare strano. Il punto è che sono tornata a leggere Opal, brutalmente accantonato nel momento in cui ho scoperto la Stiefvater – e fidatevi che a breve la recupero, sono troppo innamorata di lei per lasciar correre anche uno soltanto dei suoi romanzi – e poi per il GDL di Let’s read in english. Immagino non sia difficile dedurre quanto poco mi stia entusiasmando questo romanzo… ma ormai che è iniziato, il minimo che posso fare è finirlo. Quindi, teaser spoiler free per voi e la pianto di delirare in preda alla stanchezza!

Più tardi, Daemon e io ci occupammo di Dawson. Anche se aveva promesso di non gettarsi a capofitto in un’impresa suicida, sapevo che Daemon non si sentiva sicuro a lasciarlo solo e Dee voleva uscire, andare al cinema o fare qualche altra cosa. Io non ero stata invitata.
Me ne stavo seduta tra Daemon e Dawson, pronta per una maratona di film di Romero, con una ciotola di popcorn sulle gambe e un quaderno stretto al petto. Avevamo provato a buttare giù un piano per cercare Beth, ma eravamo riusciti solo a scrivere due posti in cui controllare e avevamo deciso di sorvegliarli nel fine settimana per capire che misure di sicurezza avessero preso. La terra dei morti viventi era appena iniziata e gli zombi erano più brutti e famelici che mai. Mi stavo proprio divertendo.
«Non ti facevo una fan di film di zombi.» Daemon prese una manciata di popcorn. «Cosa ti attira di più, sangue e budella o critica sociale sottintesa?»
Scoppiai a ridere. «Sangue e budella, lo confesso.»
«Sei proprio un maschiaccio» commentò Daemon aggrottando le sopracciglia mentre uno zombi cercava di buttare giù un muro a colpi di mannaia. «Oddio. Quanti film dobbiamo sorbirci ancora?»
Dawson alzò una mano stringendo due DVD. «Ci mancano Le cronache dei morti viventi e L’isola dei sopravvissuti
«Fantastico» borbottò Daemon.
«Mmm… che noioso che sei» commentai alzando gli occhi al cielo.
Per tutta risposta mi fece ribaltare un po’ di popcorn sul quaderno con una gomitata. Sospirai. «Serve una mano?» chiese. Lo guardai di sbieco, raccolsi i popcorn e glieli tirai in faccia.
«Il mio feticismo per gli zombi ti tornerà utile quando arriverà la fine del mondo e saprai come difenderti.»
Non sembrava molto convinto. «Esistono altri tipi di feticismo là fuori, Kitty, se vuoi te ne mostro qualcuno.»

Daemon e Katy, Katy e Daemon… Ostacolato da tutti, represso, negato, il legame proibito tra la timida studentessa e il misterioso alieno è ogni giorno più potente, inscindibile e rischioso. Il dipartimento della difesa li teme e li spia in ogni momento, ma soprattutto tiene in pugno tutti coloro che amano. Nel disperato tentativo di combattere l’organizzazione segreta che studia e tortura gli ibridi, Katy diventa sempre più consapevole degli straordinari poteri che ha acquisito attraverso la connessione aliena con Daemon: non è più la ragazza ingenua e impacciata di qualche anno prima, ed è pronta a tutto pur di ottenere verità e giustizia. Ma riuscirà a proteggere la sua famiglia e quella di Daemon dalle oscure minacce che incombono su di loro? Quando anche gli amici più stretti si rivelano dei traditori, ogni certezza sembra svanire, ma Daemon e Katy non sono disposti a fermarsi: nemmeno se la lotta dovesse travolgere i loro mondi in modo devastante.

|| GoodReads ||

 


3 commenti

Citazione: “Ladri di sogni”, Maggie Stiefvater.

Noah si strofinò la macchia sul viso. Ma non se ne andò. Non se ne andava mai. Disse: «Conosco qualcuno che potresti baciare».
«Chi?» Lei notò che aveva uno sguardo divertito. «Oh, aspetta.»
Lui scrollò le spalle. Probabilmente era l’unica persona che Blue conosceva che potesse dare un’alzata di spalle da sdraiato. «Tanto non mi ucciderai. Voglio dire, se sei curiosa…»
Lei non pensava di essere curiosa. Dopotutto, non era mai stata una possibilità. Non poter baciare nessuno era come essere povera. Provava a non soffermarsi su cose che non poteva avere. Ma ora…
«Okay» disse lei.
«Cosa?»
«Ho detto okay.»
Lui arrossì. O meglio, dato che era morto, assunse un colorito normale. «Uh.» Si alzò su un gomito. «Bene.» Lei alzò il viso dal cuscino. «Ma tipo…»
Lui si chinò verso di lei.
Blue sentì un brivido per mezzo secondo. No, per un quarto di secondo. Perché dopo quello sentì l’increspatura fin troppo consistente delle sue labbra tese. La bocca di lui le premette sulle labbra finché non incontrò i denti. Era tutto semplice, elettrizzante ed esilarante al tempo stesso. Entrambi scoppiarono in una risata imbarazzata. Noah disse: «Bah!». Blue pensò di pulirsi la bocca, ma sapeva che sarebbe stato maleducato. Non era affatto coinvolgente.
«Bene» disse lei.
«Aspetta» replicò Noah «aspettaspettaspetta.» Le tolse un capello dalla bocca. «Non ero pronto.»
Agitò le mani come se le labbra di Blue fossero un evento sportivo e ci fosse una buona possibilità di farsi venire i crampi.
«Vai» disse Blue.
Questa volta arrivarono solo a un respiro dalle reciproche bocche prima di iniziare a ridere. Lei accorciò la distanza e fu premiata con un altro bacio, che le diede la sensazione di baciare una lavatrice.
«Sto facendo qualcosa di sbagliato?» suggerì.
«A volte è meglio con la lingua» rispose lui, dubbioso.
Si guardarono.
Blue strizzò gli occhi. «Sei sicuro di averlo già fatto?»
«Ehi!» protestò lui. «Per me è strano, perché sei tu
«Be’, per me è strano perché sei tu
«Possiamo fermarci.»
«Forse dovremmo.»
Noah si raddrizzò di più, sempre puntellandosi con il gomito, e fissò vagamente il soffitto. Infine le lanciò un altro sguardo.
«Hai visto qualche film… con dei baci? Le tue labbra devono essere, tipo, devono voler essere baciate.»
Blue si toccò la bocca.
«Cosa stanno facendo adesso?»
«Sono serrate.»
Lei unì e separò le labbra. Noah aveva ragione.
«Quindi immaginati uno di quelli» suggerì Noah.
Lei sospirò e frugò nei suoi ricordi fino a trovarne uno che faceva al caso.
Non era il bacio di un film, però. Era il bacio che l’albero sognante le aveva mostrato a Cabeswater. Il suo primo e unico bacio con Gansey, prima che lui morisse. Pensò alla sua bocca sottile mentre sorrideva. Ai suoi occhi belli quando rideva. Chiuse i suoi. Puntellando l’altro gomito accanto alla testa di lei, Noah si avvicinò e la baciò di nuovo. Questa volta era più un pensiero che una sensazione, un soffice calore che partiva dalla sua bocca e si espandeva nel resto del corpo. Una delle sue mani fredde scivolò dietro il collo di lei, e continuò a baciarla, schiudendo le labbra. Non era solo un tocco, un’azione. Era un tentativo di semplificazione da parte di entrambi: non erano più Noah Czerny e Blue Sargent. Erano solo lui e lei. Nemmeno quello. Erano solo il tempo che tenevano tra di loro.
Oh, pensò Blue. Quindi è questo che non potrò avere.
Non poter baciare la persona di cui si sarebbe innamorata non sembrava tanto diverso dal non avere un cellulare come tutti gli altri. Non sembrava diverso dal sapere che non avrebbe studiato ecologia all’estero, o che non sarebbe mai andata all’estero e basta. Non sembrava tanto diverso dal sapere che Cabeswater sarebbe stata l’unica cosa straordinaria della sua vita .
E ciò voleva dire che era insopportabile, ma lei doveva sopportarlo comunque.
Perché non c’era nulla di male nel baciare Noah Czerny, a parte il suo essere freddo. Lei gli permise di baciarla, e lo baciò a sua volta, fino a quando lui si appoggiò di nuovo sul gomito e, goffamente, le asciugò le lacrime che le rigavano le guance con il polso. La macchia sul suo viso era diventata molto scura, e lui era abbastanza freddo da farla rabbrividire. Blue gli rivolse un sorriso umido. «È stato super bello.»
Lui si strinse nelle spalle, gli occhi tristi. Stava scomparendo. Non che potesse vedere attraverso di lui, ma diventava difficile ricordarsi come fosse fisicamente anche mentre lo guardava. Quando lui voltò la testa, lo vide deglutire.
«Ti chiederei di uscire, se fossi vivo» farfugliò.
Il mondo era ingiusto.
«Ti direi di sì» rispose lei.
Ebbe solo il tempo per vederlo sorridere appena. E poi lui scomparve. Blue si alzò a sedere al centro di quel letto improvvisamente vuoto. Sopra di lei, le travi brillavano nella luce estiva. Blue si toccò la bocca. La sensazione fu quella di sempre. Per niente come se avesse avuto il suo primo e ultimo bacio.


La magica linea di prateria è stata risvegliata e la sua energia affiora. I ragazzi corvo, un gruppo di studenti della scintillante Aglionby Academy, sono sulle tracce del mitico re gallese Glendower, che dovrebbe essere nascosto nelle colline intorno alla scuola. Con loro c’è Blue, che vive in una famiglia di veggenti tutta al femminile. A lei è stato predetto più volte che quando bacerà il ragazzo di cui sarà davvero innamorata, questi morirà. Sulle prime sembra che il suo cuore batta per Adam, ma forse è Gansey quello che ama davvero… Intanto Ronan s’inoltra nei suoi sogni, da cui può uscire di tutto. Del resto è uno che ama sfidare il pericolo. Mentre il tormentato Adam, con un passato pesante alle spalle, s’inoltra sempre più in se stesso, cercando una sua strada nella vita. Nel frattempo c’è un individuo sinistro che è anche lui sulle tracce di Glendower. Un uomo pronto a tutto.
Di Raven Boys, Entertainment Weekly ha scritto: “L’avventura paranormale di Maggie Stiefvater si legge d’un fiato e vi farà chiedere a gran voce il secondo libro.” Ecco il secondo libro, con la stessa fervida immaginazione, lo stesso intreccio inquietante e romantico, e le svolte mozzafiato che Maggie Stiefvater sa costruire.