Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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#15 Paperboy – Fidanzati di carta

Amyche, il momento è giusto.
Dopo più di un mese di latitanza, probabilmente dovuto al fatto che ho avuto bisogno di riprendermi dall’impressionante tuttezza di Ronan Lynch – mi son personalmente prodigata per consolarlo, dal momento che voi, creature ingrate, gli avete concesso un solo voto!! Siete perdonate solo perché la concorrenza è stata spietata -, finalmente ho trovato qualcuno che mi facesse sospirare dalle pagine di un libro, intrappolandomi nella sua magia d’inchiostro. E nello specifico del manzo di oggi, l’inchiostro è davvero davvero davvero magico. Come lui, del resto.

Irial
Mi vengono in mente almeno un paio di film che, stringi stringi, parlano della ragazza normale che incontra un principe, non sa che è un principe, se ne innamora e si ritrova una corona sulla testa. Tendenzialmente sono storie a lieto fine, un po’ divertenti e molto romantiche. Irial è direttamente un Re, il Re della Corte Oscura, e il suo concetto di lieto fine non è coincide esattamente con l’idea che potremmo avere noi. Come tutte le creature fatate, il soggetto del nostro studio ha sulle spalle secoli di macchinazioni, astuzie e inganni che gli permettono di rigirare come un calzino anche il più accorto degli esseri umani, figuriamoci le speranze che abbiamo noi fangirl incallite. Spoiler: nessuna. Bello, pericoloso, impossibile e mediamente dannato da un fardello di responsabilità, Irial è una combinazione di caratteristiche che lo rendono assolutamente irresistibile e nel momento in cui, nel cuore di Ink Exchange, la mortalità di Leslie inizia ad attecchire nel suo cuore… SBAM! È la fine. Se non avete letto il libro non avete idea.
Irial dovrebbe essere il cattivo della situazione, capitano della fazione più oscura e terribile di un mondo che si per sé è già spaventoso oltre ogni immaginazione, eppure è difficile detestarlo. A differenza di Keenan, il Re dell’Estate, la sua mancanza di scrupoli è mitigata dall’urgenza che lo spinge e dal rispetto che, nonostante tutto, sembra sempre accordare alla vittima dei suoi intrighi. I suoi mezzi sono discutibili, ma il suo scopo è nobile: salvare la sua Corte, procacciando emozioni con cui nutrirla. E lo fa nonostante sia stanco, nonostante il desiderio di trovare qualcuno che prenda il suo posto e la consapevolezza che quel qualcuno non solo gli era vicino, ma lo ha anche già abbandonato per servire in una corte diversa.
Forse non c’è un motivo razionale che spiega perché Irial mi piaccia così tanto. A conti fatti è un manipolatore che priva una ragazza della sua libertà, della facoltà di scelta, salvo poi innamorarsene e pagare il prezzo del suo sentimento con la perdita proprio di colei che gli ha consegnato qualche briciola di umanità. Forse è il modo, la sua crescita, la sua evoluzione personale. O forse sono i capelli neri, i tatuaggi, gli occhi incredibili. Quale che sia il motivo, Irial è un bel personaggio, un bel cattivo, un bel manzo. E si merita il titolo di Paperboy. Oh.

A volte amare significa lasciare andare ciò che si vorrebbe stringere a sé. Non aveva altro modo di proteggere la sua corte, il popolo fatato, e l’unica mortale che avesse mai contato per lui.

Ok, mi piace perché è tormentato.
Ho la sindrome da crocerossina.
#SorryNotSorry


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A date with the perfect bookfriend #6: Ronan Lynch.

Buon San Val— no, non ancora!
Scusate, ma tutta questa atmosfera da appuntamento perfetto con il bookboyfriend perfetto mi sta dando un po’ alla testa. E dire che solitamente il 14 febbraio per me è una giornata come le altre… il più delle volte non usciamo neppure, il mio ragazzo ed io. Magari neanche ci vediamo, non lo so, sinceramente non saprei davvero dire e questo dovrebbe darvi un’idea della rilevanza che do a questa festa! Quest’anno, però, ci sono un sacco di validi argomenti (cit.) per tenere gli occhi ben aperti e le orecchie rizzate – e lasciatevelo dire, il giveaway non è che la ciliegina sulla torta di un’iniziativa che da sola è sufficiente a mandare in brodo di giuggiole chiunque.
A Date with the Perfect Book Boyfriend, nel caso ancora non l’abbiate capito, è un’iniziativa organizzata da Anncleire di Please Another Book, Alex & Pam di Il Cibo della Mente, Cee di Se Solo Sapessi Dire, Chiara di Chiara Legge Troppo, Erika di Wonderful Monster, Franci di Coffee and Books, Lorena di Petrichor, Maria Cristina di Chronicles of a bookaholic & Susi di Bookish Advisor.
Per nove giorni, uno al giorno, vi proporremo i nostri fidanzati di carta del cuore, raccontandovi perché e come sono riusciti a farci innamorare e immaginando per voi che appuntamento vi proporrebbero per festeggiare la festa dell’amore – e della cioccolata – perché, come ha scritto Annclaire “ogni manzo ha qualcosa di speciale”. E sarà compito vostri decretare il migliore, dal 9 al 13 febbraio. Il 14 febbraio, infine, annunceremo il Signor Manzo per eccellenza, quello con cui trascorrere un appuntamento indimenticabile.

CALENDARIO

1 febbraio – Anncleire su Please Another Book
2 febbraio – Maria Cristina su Chronicles of a bookaholic
3 febbraio – Lorena su Petrichor
4 febbraio – Erika su Wonderful Monster
5 febbraio – Cee su Se Solo Sapessi Dire
6 febbraio – Chiara su Chiara Legge Troppo
7 febbraio – Franci su Coffee and Books
8 febbraio – Alex e Pam su Il Cibo della Mente
9 febbraio – Susi su Bookish Advisor

9/13 febbraio – votazioni

14 febbraio – annuncio del bookboyfriend vincitore e estrazione giveaway

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#13 Paperboy – Fidanzati di carta

Source: Pinterest.Giusto ieri sera blateravo con Cee di Se solo sapessi dire sui Raven boys, aka i manzi più manzi di questo 2015 di letture piuttosto frenetiche (almeno al momento), e non ho mancato di registrare l’incredibile entusiasmo della mia socia in fangirlate moleste per il loro leader.
Ed effettivamente, a ben pensarci, Richard Gansey III ha effettivamente un suo perché.
Il nobile rampollo della schifosamente ricca e socialmente ben piazzata famiglia Gansey è, a prima vista, un modello Abercrombie con un portafoglio che non conoscerà mai la triste desolazione del non contenere abbastanza monetine per comprare un caffè: alto, di bell’aspetto, capelli castano e occhi color nocciola, è solito aggirarsi per il mondo con addosso o l’esclusiva uniforme della Aglionby o con polo dai colori improponibili e scarpe da barca ai piedi, in compagnia di una Camaro dal colore improbabile (arancione) affettuosamente soprannominata “il catorcio”. Al suo fianco, gli immancabili Ronan Lynch, Adam Parrish e Noah Czerny – accessori di tutti rispetto, nonché amici e compagni nella cerca di Glendower, il re dormiente che insegue con una passione tale da oscurare tutto quanto possa esserci di fastidioso in lui. Tipo il conto in banca dall’imbarazzante numero di zeri combinato ad una bellezza stratosferica. O il carisma indiscusso che lo rende un faro attorno a cui gravitare, una persona per la quale si è disposti a sacrificare ogni cosa solo per il privilegio della sua approvazione. Quello che veramente di lui colpisce, però, è la totale dedizione con cui insegue, lungo la linea di prateria che scivola accanto ad Henrietta, il suo sogno. Il tempo che ci impiega, il sangue che sacrifica, l’assoluta abnegazione con cui raccoglie e riordina indizi in un puzzle ben lontano dall’essere completato e che ha come origine un episodio accaduto durante la sua infanzia, quando – giocando a nascondino – si avventurò nella foresta dietro casa e mise un piede in fallo sopra un nido di calabroni. Allergico alle punture al punto che una soltanto sarebbe stata sufficiente ad ucciderlo, il piccolo Gansey si ritrova avvolto dagli insetti ma ha in dono una seconda occasione di vita da una voce che reputa appartenere a Glendower stesso. E nello stesso momento, sulla stessa linea, Noah Czerny muore, ingiustamente. Non mi è facile riuscire a capire questo ragazzo che, pur cercando di dosare le parole con attenzione, ferisce gli altri involontariamente e riesce a farsi amare in una maniera troppo genuina per poter essere semplice convenienza. Tuttavia neppure io posso nascondere di essere vittima – marginale, ci sono Raven boys molto molto molto più interessanti! – del suo fascino assassino. Un po’ bambinone, un po’ esploratore, a volte infantile e a volte straordinariamente saggio: Richard Gansey III, signore mie, il rampollo che tutte voi vorreste presentare a mamma e papà. Per poi scappare via, a godervelo tutto sui sedili di pelle del Catorcio.

L’albero li trascinò in una visione.
In questa visione, la notte spargeva riflessi luccicanti sull’asfalto bagnato e fumante, mentre il semaforo da verde diventava rosso. La Camaro era ferma su un marciapiede, e Blue sedeva alla guida. C’era un forte odore di benzina. Blue vide di sfuggita una camicia sul sedile del passeggero: era Gansey. Lui si protese sopra il cambio per premerle le dita sulla clavicola scoperta. Il suo respiro era caldo sul collo di lei.
Gansey, lo ammonì lei, ma si sentiva fragile e pericolosa.
Voglio solo fare finta, disse Gansey, soffiandole le parole sulla pelle. Voglio fare finta di poterlo fare.
La Blue nella visione chiuse gli occhi.
Forse non farà male se sarò io a baciarti, disse lui. Forse è solo se tu baci me…

Source: Pinterest.

 

Richard caro, niente paura: noi possiamo essere baciate tutte le volte che vuoi e l’unica preoccupazione che potremmo darti riguardo lo stato delle tue preziose polo nel momento in cui ti saranno strappate di dosso. Ok? Ok.


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#12Paperboy – Fidanzati di carta

Diciamolo, tutte noi almeno una volta nella vita abbiamo amato spassionatamente e molto poco saggiamente un Peter Pan. Se siamo state fortunate, abbiamo giocato la parte della Wendy di turno che se lo è accalappiato per bene e se lo è portato via dall’Isola che non c’è come un simpatico souvenir. Se siamo state poco fortunate, piccole Giglio Tigrato, allora lo abbiamo guardato andare via con il cuore a pezzi e solo a distanza di anni siamo state capaci di ricordarlo senza sentirci morire un po’ dentro, pur con non poca tristezza e amarezza nel ripensare ai nostri giorni felici.
Perché Peter Pan è esattamente quel tipo di ragazzo che arriva e ti scombina la vita senza chiederti il permesso. Quello di cui non sai nulla, a parte qualcosa di terribile che ti è stato detto da qualcun altro, e che quando ti capita tra capo e collo si rivela essere tutt’altro – un groviglio confuso di energia, impazienza, tutto occhi brillanti e sorridi che scaldano il cuore. Non è che ti ruba il cuore: sei tu che glielo consegni spontaneamente, accecata da un amore che non sai gestire e a cui permetti di abbagliarti, di farti perdere di vista il mondo che ti circonda e, alla fine, persino te stessa. Con i suoi incredibili occhi blu, i capelli scompigliati, l’irrequietezza di un corpo fatto di pura energia, è una macchina spaccacuori ben rodata, che procede implacabile dispensando giornate di gioia abbagliante che si esauriscono in fretta. Il mondo è buio, senza Peter. Il mondo è vuoto, senza la sua ingombrante presenza, la sua avventatezza, la sua esuberanza. E lo stesso, non è difficile cogliere dietro lo scintillio esteriore, un’oscurità nascosta che ci attrae, inevitabilmente, e ci tiene legate più di quanto non sappia fare una risata cristallina. La solitudine, da cui è in costante fuga, e la paura che un giorno possa raggiungerlo lo tengono in costante movimento, lo rendono irraggiungibile a chiunque non abbia o le gambe molto molto molto lunghe o dei polmoni d’acciaio (amyche, correre è fondamentale per le più svariate ragioni: fa dimagrire e ci aiuta ad accalappiare paperboy di livello, facciamo che ci troviamo tutte assieme almeno tre volte a settimana per allenarci, ok? Ok. Vi aspetto). Peter Pan è complicato, più di quanto ci si possa aspettare, e questo ci piace. Ci piace tantissimo, così come ci piacciono le sue tenerezze inaspettate, il modo imprevisto che ha di piombare in casa nostra nel cuore della notte per scusarsi della sua impulsività, le cose straordinarie che riesce a dire quando meno ce lo aspettiamo. E ci piace anche quando ci abbandona, perché il modo che ha di farsi amare non conosce mezze misure. Ti resta dentro, tra le schegge del cuore che ti ha spezzato, anche nel momento in cui riesce ad aggiustarlo e rimetterlo tutto assieme.

How can I describe Peter’s face, the pieces of him that stick to my heart? Peter sometimes looked aloof and distant; sometimes his face was open and soft as a bruise. Sometimes he looked completely at Tiger Lily, as if she were the point on which all the universe revolved, as if she were the biggest mystery of life, or as if she were a flame and he couldn’t not look even though he was scared. And sometimes it would all disappear into carelessness, confidence, amusement, as if he didn’t need anyone or anything on this earth to feel happy and alive.

Peter Pan è il primo amore, e tutte noi ne abbiamo uno.
Quello di Jodi Lynn Anderson, fondamentalmente, è uno particolarmente ben riuscito.
CLAIMED! (cit.)


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Mr. Paperboy – 2014 edition!

È stata una lotta all’ultimo voto, non si può negare, e se avevo una qualche previsione su quello che sarebbe stato il podio di questa nobilissima elezione, avete il merito di aver stravolto completamente i miei piani. Perché no, mai nella vita avrei detto che proprio lui si aggiudicasse la corona di miglior paperboy dell’anno. MAI! Ci tengo a precisare di non aver votato, un po’ perché tutti i candidati sono i miei preferiti e un po’ perché ero curiosa di vedere quali erano i vostri preferiti. E così, se non vi sta bene il risultato, non potete prendervela con me gné gné gné! Continua a leggere


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Mister Paperboy 2014 – le votazioni.

Buongiorno, amiche!
Mi rivolgo a voi esplicitamente, oggi, perché ormai è risaputo che il venerdì è la giornata dedicata a noi femminucce e ai nostri superlativi fidanzati di carta. Siamo in chiusura d’anno ed è evidente che, da sola, non sono in grado di risolvere l’annosa questione dell’elezione di quello che è considerato il migliore in assoluto del 2014. Quindi, fanciulle, qui entrate in gioco voi: se sono stata capace di impostare il tutto correttamente, avete una settimana esatta per votare il vostro paperboy preferito.
Pensateci bene, è una questione di una certa importanza, e anche se ho una mezza idea sul signor pezzo di manzo che si porterà a casa il titolo, date una possibilità a tutti i validissimi candidati in lizza. Se avete bisogno di rinfrescarvi la memoria, qui li trovate tutti quanti, in tutto il loro glorioso e cartaceo splendore.
Attenzione però! Questa categoria è da consultare con cautela e non se siete arrabbiate con eventuali morosini/mariti: genera alte aspettative, palpitazioni e picchi ormonali non indifferenti. Non dite, poi, che non vi avevo avvertite!


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TRENTRATRÉ BLOG-TOUR – tappa finale.


Calendario

20 novembre: Anncleire su Please Another Book
23 novembre: @dituttocuore su Di Tutto Cuore
25 novembre: @ciaradh_ & @kiadalpi su Ikigai
28 novembre: @kikkasole su Testa e piedi tra le pagine dei libri
 1 dicembre: Erika su Wonderful Monster
5 dicembre: @maistatachiara di Chiara Legge Troppo


E dopo tutte queste meravigliose tappe, cos’altro resta da dire? Un sacco di cose, a dire il vero.
Su Michele, in particolare, e dovete credermi se vi dico che per tutta la lettura ho sentito formicolare questo post sulla punta di dita. Ma siccome non vorrei anticiparvi troppo, lasciamo da parte la questione per qualche momento: questa è l’ultima tappa del Trentratré Blog-tour e, se avete seguito le precedenti puntate, allora sapete che oggi avete la possibilità di aggiudicarvi una copia cartacea del meraviglioso Di carne e di carta, sempre di Mirya, aggiungendo l’ultimo indizio a quelli che raccolti e tentando la sorte.
Vi ricordo che per vincere è necessario lasciare un commento a questo posto indicando non solo la parola nascosta nelle immagini disseminate nelle varie tappe, ma anche cosa quelle immagini rappresentano. Avete tempo fino a LUNEDÌ 8 per risolvere gli enigmi, poi il vincitore sarà estratto e martedì saprete chi si porta a casa l’ambito premio – al fine di agevolarci le comunicazioni, ricordatevi di inserire anche la vostra email nel commento a questo post!

Avete già indovinato? No? Niente paura.
Avete tempo fino alla fine del post, per scovare la soluzione! Nel mentre, parliamo finalmente di cose serie. Perché è venerdì, e se mi seguite allora già sapete cosa succede il venerdì in questo blog: i maschietti sono dimenticati in un angolino e noi fanciulline ci dedichiamo ad un’abbuffata di bei pezzi di manzo cartacei per entrare nello spirito vacanziero – spero per voi, il mio è fatto principalmente di studio – del fine settimana alle porte. E quale miglior occasione per dare visibilità a questo romanzo di per sé già meraviglioso, se non puntando i riflettori su uno dei suoi protagonisti maschili? Signore e signore, ecco a voi…

Michele
Michele, come dire, è tanta roba.
Il bel proprietario del Fortuna, croce e delizia di tutte noi lettrici di Trentratré – non negate, lo so che anche voi siete vittime di questa malattia -, è il classico esemplare di uomo troppo bello per essere ma che come apre bocca ti vien voglia subito di zittirlo. A craniate. Perché si, il paperboy di questa settimana può tranquillamente essere definito come una capra di prima categoria, di quelli che giudicano ad una prima occhiata e sparano a zero sulla folla in via del tutto preventiva, perché potrebbe essere che in quella folla si nasconda un pazzo bombarolo, e non importa se poi salta fuori che in quella folla di pazzi bombaroli non ce ne era neanche l’ombra: nel dubbio, meglio evitare il rischio. Pecca un po’ di sensibilità, a voler esser gentili, ma se proprio vogliamo essere oneste il modo che ha di chieder scusa riesce decisamente ad eclissare tutte le sue carenze nell’ambito di cosa sia socialmente accettabile in un rapporto umano – tipo una minima base di fiducia, tanto per dire la più ovvia. Perché il signorino ti limona fino a farti dimenticare il motivo per cui ti ha fatta inferocire, proprio così. Ora, io non so voi, ma personalmente sarei per istituire una tradizione comune ispirata a questa sua peculiarità, perché solo D sa quanto soddisfacente possa essere un limone bello incazzoso quando si è arrabbiati o uno inaspettato dopo che una persona ti ha ferita, però c’è anche da dire che il troppo stroppa e che Michele, purtroppo, tende a stroppare un po’ troppo. Ma noi gli vogliamo bene, perché a differenza di Grace che lo scopre solo più tardi, sappiamo che è così zotico e testa dura unicamente perché cresciuto in un contesto famigliare dove nessun bambino dovrebbe crescere, e che è già un miracolo che sia venuto su così come è venuto, carenze sociali incluse, e quindi accettiamo tutto il pacchetto del brutto carattere senza colpo ferire. E in cambio, signore mie, Mirya ha pensato bene di propinarci uno degli uomini più tutto che il creato abbia mai ospitato nella sua cornice eterna e senza fine. Figo. Fi-go. Michele è davvero davvero davvero figo, così tanto che fin tanto che tiene la bocca chiusa – o la lingua impegnata a limonare – è difficile credere alla marea di pregiudizi che sanno venirne fuori, e a quanto orgoglio possa essere contenuto in un involucro così ben costruito. E alla fine, se proprio proprio proprio vogliamo dirla tutta, il fatto che sia così pieno di difetti non è che l’ennesima conferma della bravura di chi l’ha creato, che l’ha reso molto meno di carta e molto più vero di moltissime persone che ho attorno ogni giorno, tutti i giorni, e che a differenza di Michele non hanno il coraggio di rifiutare il male subito e rifiutare la possibilità di restituirlo al mondo per ripicca. E che, soprattutto, non sono fighe neanche la metà di questo signor manzo di carta. Col risultato che, neanche volendo, potrebbero permetterselo!

E in chiusura, una menzione speciale va al ReadAlong che potete seguire qui, con aggiornamenti quotidiani e riflessioni davvero di spessore su un romanzo che, inutile negarlo, ha conquistato chiunque lo abbia letto. Ma senza privarvi del piacere della lettura delle riflessioni che potete trovare sulla pagina di Slytherin’s roses, quello che voglio portare alla vostra attenzione è lo straordinario lavoro grafico che le accompagna. Karin, noi non ci conosciamo, ma se mai dovessi un giorno decidere di autopubblicarmi qualcosa, io vorrei che fossi tu a creare la copertina, D mi è testimone!
Un banner al giorno, per trentatré giorni: qua ce ne sono alcuni, gli altri lascio a voi la meraviglia di scoprirli.

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Mirya è indiscutibilmente nata; altrettanto indiscutibilmente vive, per puro caso a Ferrara, con il figlio e il marito. Il suo desiderio di includere nel nucleo familiare il kindle si è scontrato con la definizione di essere umano, che pare non potersi estendere al reader, nonostante esso risulti più utile e affezionato di alcuni cosiddetti esseri umani.
Sempre a Ferrara, per non ammorbare il resto del mondo, Mirya insegna le materie umanistiche e la sopportazione del dolore agli alunni liceali, celandosi dietro al suo reale nome anagrafico che, come tutte le cose reali, non dice nulla della realtà.

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