Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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#10 Paperboy – Fidanzati di carta

Ieri a pranzo mi è capitato discutere pseudo seriamente di blog, rubriche, visibilità e strategie di comunicative con Angie (che non scrive di libri, ma di cose altrettanto interessanti su The Bottom Up). Dico pseudo seriamente perché sì, è vero, noi queste cose in linea teorica le studiamo, ma poi come si fa a metterle in pratica è un altro paio di maniche – e poi, comunque, che vi aspettate da due amiche che non si vedono da inizio settembre e che hanno mesi su cui aggiornarsi? Serietà? Un po’, ma non troppa! – e tutto quello che stiamo facendo, lo stiamo facendo andando un po’ a tentoni, un po’ a caso, molto spesso a naso. Io, per lo meno, perché quando Angie mi ha detto che il venerdì, il sabato e la domenica sono giornate in cui postare non ha troppo senso perché le persone filano meno il web, io ho pensato – e ho detto – “Ma come! I post del venerdì sono quelli che ricevono più commenti, in genere!”.
Eh, potere del paperboy, direte voi. Eh. Vedremo, dico io. Vedremo se anche questa settimana il miracolo del nostro aperitivino ormonale pre-weekend opererà la sua magia o meno! Nel frattempo, però, vorrei ringraziare di tutto ❤ le sessanta persone che hanno seguito questo blog: è una cosa bellissima svegliarsi al mattino e trovare un numero tondo tra le notifiche dell’app di WordPress – grazie!

Trevor Knight
Il principe azzurro ha barattato il cavallo bianco con una Maserati, poco da fare. E ha anche ceduto il suo buon carattere con una zucca dura che in più di un’occasione vi farà uscire sceme, arrabbiate, pestare i piedi per la frustrazione e storcere il naso di sdegno; sarà prevaricante, per niente rispettoso dei vostri desideri perché i suoi vengono prima di ogni altra cosa e cercherà in tutti i modi possibili di imporvi la sua volontà perché diciamolo, Trevor Knight il complesso di onnipotenza ce l’ha piuttosto radicato. Probabile, addirittura, che da qualche parte nel suo estremamente funzionante cervellino si sia radicata la convinzione che Dio, se avesse davvero fatto le cose per bene, le avrebbe fatte a immagine e forma delle sue idee. O avrebbe avuto quantomeno la decenza di delegargli il grosso dei lavori.
Giovane, rampante avvocato di grido di Chicago, direttore part time di una scuola materna estremamente all’avanguardia, la sua creatrice – Ella M. Endif – lo descrive così:

È un macho […]. Ma c’è qualcosa di più.
È sfrontato, schietto, diretto ma non volgare.
È abituato al controllo sulla realtà che lo circonda, anzi spesso tende ad esserne ossessionato.
È perseverante, subdolo e calcolatore. Raramente è impulsivo.
È un edonista e un prevaricatore.
È pratico e razionale, schivo riguardo i legami affettivi stabili (tipo quelli famigliari).

E per rincarare un altro po’ la dose, niente popò di meno che Mirya sostiene che “Trevor è un idiota, in quanto dotato di cromosoma ipsilon”, e io davvero non mi sento di darle torto. Perché Trevor è un idiota a tutti gli effetti, completamente imbevuto in una mentalità da uomo delle caverne che, a colpi di clava (beh, nel suo caso sono le parole ad essere un’arma eccezionale), va a reclamare la sua donna come fosse un pezzo di carne da caricarsi in spalla e riportare alla caverna. Ma per quando l’idea di essere presa e caricata in spalla al suddetto omaccione dalla lingua affilata possa risultare allettante, lui sa meglio di noi quanto questo non sia più socialmente accettabile. E quindi che fa? Oh, questa vi piacerà. Vi sbatte al muro. O al pavimento. Tendenzialmente alla camera ci si arriva, ma al letto no. EBBENE SI, signore mie, il principe del foro da spettacolo persino in camera da letto. Gli riesce bene, benissimo, alla grande. Gli piace un sacco ed è pure bravo e per quanto la cosa possa sembrare ovvia, va ribadita, perché fin tanto che non ci sbatti il muso contro non puoi davvero saperlo. Trevor Knight è bravo. Ed è pure bello, ovviamente, con quel filo di barba che punge le guance e occhi grigi – chi sa resistere agli occhi grigi? Io no di certo, specie se a portarli con tanta disinvoltura è uno squaglia-mutande di professione -, sempre curatissimo e impeccabile, che indossi completi firmati o un paio di jeans strappati. Se poi non indossa proprio nulla, ecco, non stiamo certo a lamentarci, ma il punto è che questo signore qui presente, il paperboy di questa nebbiosissima settimana, può permettersi tutto quello che gli pare che tanto la nostra prima reazione sarà sempre e comunque un sospiro trasognato e poi il sogno di esser prese e incantonate di cattiveria per beccarci pure noi il limone a sorpresa che, dall’alto della sua discutibile arroganza, decide di appioppare a Loreline dopo averla incrociata al supermercato*.
Mi sento in dovere di aggiungere che io, al supermercato, al massimo ci trovo nonnini tremolanti e nonnine che pensano bene di sfruttare il mio esser alta per farsi tirar giù pacchi di biscotti dagli scaffali, ma una volta che un Trevor Knight sia sbucato dal nulla per limonarmi come non ci fosse un domani.

Le dita di Trevor iniziarono a spostarsi con delicatezza sul legno liscio, ma gli occhi restarono nei suoi.
Ti supplico, non fare con la bocca quella cosa che fai sempre.
…e le labbra gli si incurvarono in un mezzo sorriso, mentre la mascella si muoveva un po’, suggerendo con chiarezza il movimento appena avvenuto nella bocca.
Ryan deglutì. Non può andare peggio di così.
“E’ un amplesso”, spiegò lui sereno.
Come non detto.


 

 

*Non entro del merito di cosa significhi arrivare a conoscere quest’uomo dall’acume incredibile, divertente e a suo modo straordinariamente generoso, protettivo e attento a tutto ciò che lo circonda, perché se è vero che buona parte di questo post è impostata al negativo nella speranza di farvi sorridere, c’è sempre un’altra faccia della medaglia, e questa faccia nel caso di Trevor non solo è bellissima a vedersi, ma fa bene al cuore. Quindi no, non entro nel merito. Lascio a voi il piacere di innamorarvi di questo personaggio complesso e interessantissimo.

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#9 Paperboy – Fidanzati di carta

Questa cosa del pubblicare post subito dopo aver fatto colazione, ve lo dico, mi fa sentire straordinariamente professionale. Come se fossi una blogger seria, awwww! Peccato poi i contenuti mi riconfermi la cretina che son sempre stata, direte voi. E avete ragione, vi dico io. Ma è venerdì ragazzi, dopo aver passato tutto il mercoledì sera a scrivere una recensione difficilissima e ieri essermi, nell’ordine, massacrata palmi, polsi e avambracci con una kettlebell, consumato una cena tristissima a base di carote e uno stracchino mezzo andato a male, aver trovato il cellulare con il vetro completamente spaccato quando è rimasto tutta la sera dentro la mia borsa e aver visto gli Spritz for Five (e vi dico subito che canto nel loro coro, se non vi piacciono meglio non farmelo sapere che sono pure intollerante, tra le altre cose :P) esclusi da XFactor a causa dell’ego senza fine del giudice che avrebbe dovuto valorizzarli… cosa stavo dicendo? Ah già, è venerdì. È venerdì e converrete con me che un po’ di beneducate frivolezze (cit.) sono quanto mai gradite. Quindi, senza ulteriori indugi, ecco a voi il Paperboy di questa settimana!

Draco Malfoy
Perché amare Draco Malfoy? Perché probabilmente è uno dei personaggi più bistrattati di tutti i sette libri della saga che mi ha accompagnata tra infanzia e adolescente, consegnandomi al mondo ormai giovane donna in perenne attesa di un gufo che portasse la mia lettera di ammissione a Hogwarts. Ma la Scuola di Magia e Stregoneria più famosa al mondo non è l’unico motivo per cui incolpo la Rowling e le appioppo la responsabilità di avermi rovinato la vita, no. La cara Joanne mi deve anche un grosso, grossissimo favore per ripagarmi della sofferenza che è stata leggere Draco Malfoy e sapere che non sarebbe mai arrivato alla gloria che gli sarebbe spettata di diritto. No, non sono fautrice di teorie complottistiche che vedono il bel biondo Serpeverde esautorare il ruolo di protagonista di Harry Pot— ok, lo sono. La mia antipatia per Potter è cosa nota, così come il mio essere dichiaramente pro Dramione, ma non essendo qui per parlare di Fanfiction che meglio danno sfogo alla mia brama di un Malfoy non maltrattato, chiudo qui la parentesi e arrivo al punto.
E il punto, amiche mie, è che Draco Malfoy è un paperboy. Più precisamente, è il paperboy di questa settimana e oserei dire che con i suoi capelli biondi, gli occhi grigi e l’alterigia dei nati nobili se lo è più che meritato. Nato il 5 maggio 1980, è l’erede di due delle più antiche famiglie purosangue del mondo magico, i Malfoy e i Black (cosa che lo imparenta con un altro signor paperboy, aka Sirius Black, a riprova che buon sangue non mente), e di fatto la sua intera vicenda si può riassumere così: si è sempre trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ora, wikipedia mi informa che la cara vecchia JK si è sempre mostrata molto inquietata dall’attaccamento che noi fan abbiamo dimostrato nei suoi confronti, che trovava un pelo inquietante l’aura di romantico decadentismo con cui l’abbiamo circonfuso, ma oh vecchia! L’hai creato tu così irrimediabilmente sfigato nelle amicizie, nella famiglia e nella sorte. Non noi. La nostra unica colpa è l’essere sensibili alla sua bellezza maledetta, alla sua sottile perfidia, al fascino che solo i Serpeverde sanno e possono avere. E poi, beh, Savannah ci ha messo del suo e Mirya pure, e come loro tantissime altre autrici di fanfiction che sono tipo dei capolavori che vorrei avere nel Kobo e rileggere a giornate alterne. La verità è che se c’è un personaggio, nella saga di Harry Potter, che permette di viaggiare con la fantasia e fantasticare su come sarebbe stargli accanto, questo è proprio Draco. Non Harry, così tragicamente innamorato di Ginny, non Ron, così tragicamente innamorato di Hermione. I gemelli Weasley, ecco, è molto probabile che li ritroveremo su questi schermi a breve, ma è lui il vero vincitore di questa gara da me indetta e da me giudicata.
Perché non è un buono, non potrebbe mai esserlo, ma non è neppure un cattivo: Draco rimane sempre incastrato a metà tra le due cose, in cerca molto probabilmente di una via di fuga dallo stallo in cui è costretto sin dal giorno in cui è nato. Schiacciato da un padre dall’orientamento politico molto più che definito, combattuto dal desiderio di emulazione e dalla voglia di essere qualcosa di diverso, costretto poi a fare qualcosa che non vuole perché altrimenti ne sarebbe andata della sua vita, non è nemmeno un anti-eroe: è il ragazzo normale, un po’ confuso, che è cresciuto con una precisa visione delle cose e che con il tempo magari l’ha pure messa in discussione, ma mai ha potuto davvero liberarsene, essere libero, essere se stesso. E lasciatemi dire che tutto questo potenziale è stato ampiamente sviluppato all’interno del fandom e io ho solo cuori per chi gli ha reso giustizia, regalandogli una dignità che nei libri è sempre stata un po’ calpestata e bistrattata.
Purtroppo non ho citazioni con cui chiudere questo post, i cartacei sono materialmente irragiungibili a più di 300 km da me, e so anche per certo che non troverei nulla che possa adattarsi allo stile della rubrica – spero possiate perdonarmi, e perdonare la deriva quasi seria che questo post ha imboccato, ma Draco è davvero un personaggio che mi sta a cuore e che amo moltissimo. Non è colpa sua se l’intera saga è sostanzialmente raccontata dal punto di vista dei Grifondoro che lo odiano! E poi è gnocco. E a noi questo interessa.


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#8 Paperboy – Fidanzati di carta

Amyche, questo paperboy porterà discordia nel nostro mondo di amori di carta, io già lo so. Però, perché ovviamente c’è un però, a me piace. Un sacco. Vero che ho appena iniziato il sesto volume della saga, vero è che già mi hanno profilato perversioni fuori controllo che me lo faranno odiare, vero tutto. Allo stato attuale delle cose, però, è un personaggio che mi piace moltissimo nonostante i se e nonostante i ma. Quindi ve lo beccate, che vi piaccia o meno!

Johnatan  “Sebastian” Morgenstern
C’è qualcosa di profondamente disturbante, in questo ragazzo. Qualcosa che attira e respinge in egual misura ad un primo impatto, perché diciamolo: al secondo c’è già quella sottile voglia di prenderlo per la collottola, sbatterlo contro una parete e farlo tacere a suon di limoni. Perché il cattivo piace, e lui è così cattivo che proprio non si può resistere. Figlio di Valentine Morgenstern e Jocelyn Fairchild, complementare alla sua nemesi per metà angelica nota al secolo come Jace Pezzo di Manzo Lightwood/Herondale, Sebastian è così figo che non solo riesce a far sembrare il suo essere in parte demone un dettaglio di poco conto, ma te lo fa pure dimenticare nel giro di pochissimo. Ti fa dimenticare persino tutte le cattiverie pregresse, le meschinità, le crudeltà inconcepibili e arriva il momento in cui boh, davvero, perché lo odiano tutti? In una parentesi dei romanzi dove i personaggi principali sono in una fase di rincoglionimento assoluto e palesemente non ce la fanno né posso riuscire a farcela perché la Clare per prima, nello scrivere, è in una fase ormonale particolarmente acuta, Sebastian è l’unico con un piano. L’unico che sa quello che fa. L’unico che sa quello che vuole. L’unico che agisce in maniera coerente, organizzata e ragionata. E solo per questo bisogna volergli bene. Aggiungendo poi il suo essere un Figo con la F maiuscola ecco che il danno è fatto: non gli serve sbattere i suoi occhi neri senz’anima, anzi. Meno fa il cucciolo, più fa lo stronzo distaccato, e più noi gli cadiamo ai piedi come mosche. Siamo falene attratte dalle fiamme dell’inferno e per l’amor del cielo, devo chiedervi perdono per l’enormità della cazzata che ho appena scritto, ma Sebastian fa sembrare interessante persino la dannazione eterna. Perché se la dannazione ha il suo viso spigoloso, i capelli così chiari da sembrare bianchi, il fisico asciutto e allenato, la determinazione di una macchina da guerra e dentro di sé un groviglio di tormento di quello giusti, belli tosti, che danno una bella pennellata di dramma ad una figura di per sé già interessante… il patatrack è fatto. È finita. Non c’è speranza di scamparla: il richiamo del Paperboy è troppo forte per poter resistere. Come si può dire di no a cotanto ben diddio quando è stato cresciuto con la convinzione di essere un mostro, di essere la causa per cui sua madre l’ha abbandonato. Con il ghiaccio nel cuore e il veleno nelle ossa, plasmato da (e con) una crudeltà senza pari, neanche voglio pensare a come sarebbe diventato se quel gran scassamaroni di Valentine non avesse giocato al piccolo scienziato con i suoi figlioli. E non solo i suoi.

Sebastian fece scattare la mano e le prese il mento, sollevandole il viso. Si guardavano a pochi centimetri di distanza. Clary avrebbe voluto chiudere gli occhi, ma si rifiutò di dargli quella soddisfazione. Lo fissò, i cerchi d’argento dentro agli occhi neri, il sangue lo labbro dove lo aveva morso. – Tu appartieni a me – disse lui, di nuovo. – E ti avrò al mio fianco, anche se dovrò obbligarti a esserci.

E grazie al cielo non sei come Jace, Sebastian.
Perché ci piaci un sacco così: bello, dannato e soprattutto cattivo oltre ogni immaginazione.


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Vampiri sul comodino: Paperboy – Fidanzati di carta – Halloween edition.

È la vigilia di Ognissanti, e che io lo dica non è affatto casuale. Ma onde evitare di anticiparvi il Signor Pezzo di Manzo DOP che ci farà compagnia in questo venerdì di fine ottobre, vi segnalo questa pregevole iniziativa – organizzata nel giro di pochissimo grazie ad un furibondo tornado di email a tutte le ore del giorno e della notte – partorita dall’incredibile mente di Annachiara: Vampiri sul comodino. Nel corso di tutto oggi, infatti, troverete post a tema vampiresco su Please Another Book, Se solo sapessi dire e Follepazzameravigliosaidea, a cui tra parentesi dobbiamo questo banner assolutamente spaventevole e stupendevole, per festeggiare in maniera molto poco british questo Halloween! Va da sé che, nel mio caso specifico, il contributo al tema prende una deriva ormonale non indifferente. Appurato che di libri mi sentite blaterare non solo in lunedì, ma sostanzialmente ogni giorno sui vari social e, se avete questa fortuna, persino su whatsapp dove le conversazioni scadono nel molesto fuori controllo; appurato che è venerdì e che il venerdì a noi piace sbrodolarci pensando a tutto quel ben di Dio cartaceo che esiste al mondo; appurato che sono così esaurita dall’università che non avrei saputo di che altre parlare… appurato che non ce la sto facendo neanche oggi, no, ho deciso di farmi perdonare con un Paperboy da comodino. Che vi faccia compagnia in queste notti fredde e buie. Peccato i vampiri siano a sangue freddo. La pianto, giuro. Coff.

Ashton Mikhael Blackmore di Blackmore
Diciamolo, il vampiro attizza. Ma deve esser fatto bene, senza innesti glitter sottopelle che il sole attiva, senza un’eccessiva brama di sangue. Diciamo che deve essere alto, prestante, capelli neri come inchiostro e occhi che sono ametiste contro un cielo notturno, ecco, è meglio. Diciamo anche che al pacchetto aggiungiamo pure un senso dell’umorismo sottile, un’educazione impeccabile, una generosa manciata di mistero e un passato intriso di sofferenze, e sì siamo a posto così grazie. Miss DeWinter ci ha regalato uno dei vampiri più affascinanti, intriganti e insondabili del mondo letterarario contemporaneo, una creatura così magnifica che le parole per descriverla, davvero, non rendono tutta la sua incomparabile figosità. Perché si, Ashton è figo, ma un figo vero, non uno di quelli che partono tanto bene e poi scadono nella banalità più assoluta nel giro di due capitoli. Lui è al di sopra di qualsiasi Edward Cullen da due soldi, detta senza giri di parole. Ha una missione, a cui è fedele e per la quale è disposto a sacrificare persino la propria vita. In tutto ciò, è così antico che ha visto generazioni intere di persone a lui care nascere e morire, e nonostante tutto non ha timore di legarsi alle persone, di affezionarsi, di sentire la vita per quanto abbia la consapevolezza di sopravviverle, di vederla appassire, di respirarne poi l’assenza nei secoli dei secoli. Io davvero, non lo so come si possa resistergli. Come si possa non volergli bene. Come si possa non volerlo e basta. Avete idea di quanto letale sia la combo capelli neri – occhi viola? No? Meglio per voi, perché nel momento in cui riuscite a visualizzare questo binomio di assoluta perfezione siete condannate a sospirare e disperarvi per il resto dei vostri giorni nella consapevolezza che tanta bellezza non può esistere nella realtà. Ma, se devo esser sincera, forse è meglio che Ashton sia solo di carta. Per lo meno, a suon di sognarlo, l’unica cosa che consumiamo sono le pagine del libro. Che, detto tra noi, non sono mai abbastanza.

Una statua dallo splendore del marmo di luna e una bellezza straziante da fare desiderare anche l’Inferno per poterla vedere ancora. L’aveva distratta per un istante, emergendo sul terrore folle che le invadeva il cervello.
Né morto né vivo, una creatura del sangue che cammina per l’eternità su quella soglia che agli umani è consentito varcare una volta soltanto, senza ritorno.


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#6 Paperboy – Fidanzati di carta

Lo so che in realtà questa rubrica è l’unica che vi interessa, che credete? È anche la mia preferita, del resto. Un po’ perché cade di venerdì, quando il weekend è ormai alle porte, e un po’ perché l’argomento di cui tratta è un po’ una mia grande debolezza in quanto lettrice. Ma ehi, chi vogliamo prendere in giro? I paperboy piacciono, poco da fare. E questa settimana… beh, lasciamo stare. C’è poco da dire su di lui. Godetevelo tutto, e godetevi il fine settimana in arrivo!

Legolas di Bosco Atro
Alziamo il tiro, belle donzelle. Questa volta puntiamo a un manzo di sangue reale e, come se l’essere l’erede di uno dei reami più vasti della Terra di Mezzo non fosse abbastanza, per di più elfo. E se voi come me siete parte del glorioso #TeamElfi, allora non ho bisogno di spiegarvi perché questo attributo, nello specifico, faccia vincere al nostro prode cavaliere tutto quello che si può vincere al mondo, e a mani basse. Ma non siete ancora dei nostri, lasciate che vi illumini a riguardo: gli elfi sono fighi. Ma fighi non come può esserlo un comune mortale, no. Loro stanno ad un livello di fighezza che si può definire unicamente come “ultraterreno”, rasentano una perfezione che non è solo fisica, no. Perché sono degli stronzi, consapevoli di essere baciati dalle stelle, di essere la stirpe prediletta dagli dei, di potersi permettere di guardare dall’alto in basso noi poveri esseri inferiori. E non neghiamolo, questo atteggiamento assolutamente sprezzante a noi piace. Ci piace, e ci piace anche il fatto che lo stesso modo di fare su qualcun altro ci farebbe venir voglia di prendere questo fantomatico altro a calci nel sedere da qui all’eternità. Ma essendo un elfo, Legolas può. E lo fa alla grande, lasciatevelo dire.
Dicevamo: manzetto di stirpe reale, bello bello in modo assurdo, alto, orecchie a punta, occhi che vedono più di quanto non sembri, la delicatezza di spirito che è propria della sua stirpe mescolata all’acuta stronzite che è – anche questa – propria della sua stirpe. Eroe della Terra di Mezzo, membro originario della Compagnia dell’Anello. Guerriero formidabile, tira con l’arco che, lasciatevelo dire, attizza come poche altre cose nella vita, e se non è l’arco allora sono due pugnaloni fichissimi che davvero, ma devo proprio dirlo? Non è un caso che il web sia pieno di fanfiction zeppe di facili sentimenti tra lui e banalissime ragazzotte umane senza arte né parte: noi tutte aspiriamo alla sua mano. E non solo a quella, coff. Cammina leggero come un gatto sulla neve, è un maratoneta nato, ha i capelli sempre a posto e anche quando è coperto di fango e sangue dalla testa ai piedi ci fa partire un picco ormonale che metà basta. Perché lui può. Perché Legolas di Bosco Atro è qualità superiore e non c’è davvero fine ai motivi per cui è nostro preciso dovere amarlo come e persino più di quanto merita.

Frodo levò lo sguardo sull’Elfo che lo sovrastava, alto, con gli occhi fissi nel buio, alla ricerca di un bersaglio da colpire. Scura era la sua testa, e cinta da una corona di stelle bianche ed aguzze che luccicavano nei neri stagni del cielo dietro di lui.

Legolas gave me unrealistic expectation about men.
Un po’ come le principesse Disney con i capelli.


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#5 Paperboy – Fidanzati di carta

Sono le nove del mattino e io non dovrei essere qui davanti al pc, ma a dormire. Perché ho lezione appena alle undici, e qualche minutino in più avrei potuto rubarlo invece di dovermi mettere a pensare a un post che non ho avuto il tempo di scrivere in settimana. In cucina c’è il mio coinquilino che dialoga con Siri, per darvi un’idea della voglia di interazione col mondo che ho appena sveglia, però… oggi è il compleanno della mia Zumpi, e quindi non posso ignorare il fatto che glielo devo. Me lo ha chiesto già tre volte, in fondo, quindi devo avvisarvi che su questo Paperboy c’è un diritto di precedenza insindacabile che spetta a lei in quanto suo regalo di compleanno, dal momento che non ho un labrador nero per le mani da regalarle. Buon compleanno, cuor di panna <3!

Sirius Black
Lo conosciamo tutte, per un motivo o per l’altro, ed è inutile negare che tutte – dalla prima all’ultima, senza alcuna possibile eccezione – siamo rimaste deluse dal volto che gli è stato dato nella versione su pellica della saga per eccellenza. Perché diciamolo, Sirius Black è un figo. Niente a che vedere con il vecchio che ci siamo sorbite per ore e ore e ore fino a quando la sua morte non ha lasciato un vuoto nei nostri cuori di fangirl innamorate. Il vero Sirius Black ha i capelli neri come ali di corvo, un passato da vero malandrino – in tutti i sensi possibili e immaginabili – alle spalle e una bellezza così sconvolgente che davvero, J.K. perché non ti sei opposta al scempio che ne hanno fatto? Il vero Sirius non avrebbe mai portato quei baffetti invedibili. Il vero Sirius sarebbe stato un pezzo di gnocco persino appena evaso da Azkaban, perché uno che riesce ad evadere da un tale inferno deve esserlo per forza di cose. È la legge della gnoccaggine, non si può evitarlo.
Ma cosa sappiamo di lui? Sappiamo che ha contribuito alla realizzazione della Mappa del Malandrino, e che è diventato Animagus quando buona parte dei suoi coetanei aveva problemi a trasfigurare una tazzina da te in una mela. Sappiamo che l’ha fatto per amicizia, cosa che gli fa vincere un triliardo di punti cuore. Sappiamo pure che per amicizia è finito ad Azkaban, e che poi per amore di quel povero troglodita che si ritrova per figlioccio di Harry arriverà persino a morire, lasciandoci tristi e sole in compagnia di un protagonista che boh, non è un mistero, io gioco in tutti i team possibili tranne che nel team Potter. Ma oltre a questo? Beh, ha una moto volante. E se non vi basta il pensiero di poter fare un giretto al tramonto tutte belle strizzate contro di lui, allora non so proprio cosa dirvi. Potreste avere un problema, siatene consapevoli!
Perché Sirius è il ragazzo che ti fa perdere la testa quando sei a scuola, che ti fa uscire scema perché è un arrogante, borioso, splendido giovane uomo con un cuore immenso che probabilmente tiene ben nascosto, e poi si trasforma nell’uomo che ti fa perdere il cuore una volta lasciata andare la ruggente tracotanza degli anni da teen. Sirius è quello che è stato letteralmente cancellato dall’albero genealogico della famiglia Black per le sue scelte fondamentalmente politiche, è quello che non esita a combattere per ciò che ritiene giusto, quello che ci sbatte il muso fino a quando non ti fa cambiare idea e che non si arrende neppure quando la resa sempre essere l’unica e sola possibilità.
Sirius Black, amiche mie, è l’uomo che tutte noi vorremmo accanto durante il giorno: divertente, intelligente, bello, spigliato, sfrontato quanto basta a farci venire la tremarella alle ginocchia. Orgoglioso, coraggioso, fiero. Ma sopra ogni altra cosa, e lo dico senza vergogna perché credo più alle fanfiction che leggo che non all’idea che hanno voluto darne nei film, è esattamente l’uomo che vorremmo nel letto la notte. Ma anche per terra. In macchina. Sulla moto volante. Contro un muro. INSOMMA ABBIAMO CAPITO. Sirius Black, in parole povere, è pura perfezione.

“We’ve all got both light and dark inside us. What matters is the part we choose to act on. That’s who we really are.”

You just can’t handle him. You can’t.
You surrender to him and that’s fine.


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#4 Paperboy – Fidanzati di carta.

Amiche lettrici, ho caldo al solo pensiero del Paperboy di questa settimana. Ma tipo che devo un attimo sedermi e darmi una calmata, perché davvero non è accettabile una reazione del genere per un bel manzo di carta. Nello specifico, questo lo trovate nelle pagine di un libricino adorabile che s’intitola After math, di Denise Grover Swank, e se non l’avete ancora letto allora fatelo. Perché? Perché è una lettura leggera, divertente e scorrevole. Se non vi fidate, nessuna paura. Molto probabilmente già questo lunedì pubblicherò la recensione del libro e quindi avrete svariati altri motivi per fiondarvi nella lettura. Ma per adesso vi dovete accontentare di lui e credetemi quando vi dico che non è per niente poca cosa.

Tucker Price

No, davvero, noi non siamo pronte per Tucker Price. Ma neanche alla lontana, neanche nei nostri sogni più segreti: il signorino qui presente ci lascerà tutte senza fiato, ogni volta, e sarà nostro privilegio morire soffocate dalla sua esagerata tuttezza. Giocatore di punta della squadra di calcio della Southwestern University, beneficiario – proprio grazie allo sport – di una borsa di studio, fisico da atleta e occhi azzurrissimi, Tucker è la perfetta incarnazione del ragazzo popolare del liceo che vince a mani basse persino nel momento in cui approda al college. Ma se sulla carta è il classico bello e impossibile, stronzo di professione e arrogante oltre ogni immaginazione, nel momento in cui si va a guardare al di là della sua agenda fitta fitta di appuntamenti – e diciamolo, anche noi sogniamo di finire su quella lista almeno una volta nella vita – ecco che tutto cambia. Da bello e impossibile a bello e dannato. Perché, signore mie, la verità è che questo pregevole pezzo di manzo non solo è uno schianto ma è pure disastrato. E a noi piacciono disastrati, perché siamo tutte un po’ crocerossine dentro, quindi mettiamoci tutte ordinatamente in fila che di Tucker Price ce ne è un po’ per ognuna. Bugia, tutto quello che c’è è mio perché IO HO DECISO COSÌ.In breve:

  • è uno spaccone tormentato, vale la pena ribadirlo, perché è davvero tanto tanto tanto tormentato e a noi piacciono così;
  • corre e se uno corre per me è cosa fatta, perché io corro e quindi mi vedo correre assieme a lui e poi me lo vedo in tenuta sportiva e pure un po’ sudato e ciao, che cosa stavamo dicendo?
  • per ringraziarti di qualcosa ti fa dei regali carinissimi e super ragionati;
  • è disposto a prendere a calci nel sedere e pugni sul naso chiunque vi faccia piangere;

Non so voi, ma io sono in cerca del contratto da firmare per averne uno tutto mio.

“If I kiss you now, I won’t be able to let you go, and you’ll end up hating me. Tell me to walk away right now before it’s too late. Tell me to leave you alone so you can have the life you deserve, Scarlett Goodwin, and not get stuck with a fuckup like me.”

No, ma guarda, a me sta bene di vivere una vita che non merito, eh, e mi sta pure bene di trovarmi incastrata con uno come te.
Ora, se potessimo un attimo chiarire in privato la cosa dell’incastrarsi, Tucker…