Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


1 Commento

#53 Teaser Thursday!

Al volo, perché sono un po’ di corsa oggi – ma come tutte le volte che nomino il blog con persone che conosco nel mondo al di fuori dello schermo o queste persone mi chiedono del blog o delle mie letture, beh, il senso di colpa per la mancanza di post da qualche mese a questa parte è troppo grande e mi costringere a muovere la chiappe della mia virtuale pigrizia e produrre qualcosa. Caso vuole che oggi sia giovedì, quindi giornata di teaser: posso ritenermi fortunata. Vi lascio con un pezzettino della distopia che ho un lettura, Il giardino degli eterni di Lauren De Stefano e scappo a fare un po’ di commissioni prima di correre in palestra a provare un corso nuovo – potenzialmente mortale, e non sto scherzando neanche un pochino.

«Stai bene?», mi chiede.
È una domanda semplice e a lui che ha salvato la mia vita, per quanto poco valesse, riesco a dire la verità: «No».
Mi guarda per un po’. Devo avere un aspetto abbastanza patetico, ma non sembra che stia davvero guardando me: pare che il mio viso lo stia portando in qualche luogo lontano.
«Che c’è?», gli chiedo. «A cosa stai pensando?».
Fa passare un po’ prima di rispondere. «Te n’eri quasi andata». E non si riferisce al fatto che sono quasi scappata. Apro la bocca, non so bene per dire cosa. Forse vorrei scusarmi di nuovo, ma lui mi prende il viso tra le mani e preme la sua fronte contro la mia. Mi sta così vicino che sento i suoi piccoli respiri caldi, e so solo che, la prossima volta che inspira, vorrei che portasse via anche me. Le nostre labbra si sfiorano così delicatamente che all’inizio me ne accorgo appena. Poi premono le une contro le altre con più forza e si tirano un po’ indietro solo per ritornare a unirsi. Per tutto il corpo sento scorrere il calore, anche tra le ossa rotte, laddove dovrei provare solo dolore. Gli metto le braccia intorno al collo e lo tengo stretto. Stretto perché in questo posto non sai mai quando ti porteranno via le cose belle.
C’è un rumore in corridoio e ci dividiamo bruscamente. Gabriel si alza e va a vedere, poi guarda fuori dalla finestra. Siamo soli, ma ci siamo presi un bello spavento. La porta è aperta: davvero un bel modo di stare attenti. Riesco a sentire distintamente il mio cuore che batte. Ed è per l’euforia, non per il dolore o per il vento forte, che non riesco a respirare. Gabriel si schiarisce la voce: ha le guance di un rosa acceso e gli occhi un po’ offuscati. Non riusciamo a incrociare i nostri sguardi. «Ti ho portato una cosa», dice, evitando di fissarmi. Mi porge quello che aveva in mano un minuto fa: è un libro nero e pesante, con un cuore rosso sulla copertina.
«Mi hai portato l’atlante di Linden?», gli domando, un po’ perplessa.
«Sì, ma guardalo». Lo apre su una pagina piena di mappe marroni e beige, con sopra delle linee blu. Il titolo in cima dice Fiumi d’Europa. Su un lato c’è una legenda che indica i fiumi e i punti d’interesse. Gabriel mi indica il terzo dal basso: Rhine. Fa scorrere il dito su tutta la lunghezza della linea blu.
«Rhine è un fiume», dice.
Be’, era un fiume. Prima che tutto venisse distrutto. Io non lo sapevo, ma i miei genitori sicuramente sì. Gli piaceva tanto giocare agli scienziati misteriosi, e alla fine non hanno mai avuto occasione per dirci tante cose, a me e a mio fratello.
Seguo il dito di Gabriel lungo il percorso di un fiume che non esiste più. Penso che magari è ancora laggiù, da qualche parte: potrebbe essersi disperso nell’oceano, dietro quel cancello di ferro a forma di fiore che porta alla libertà.
«Non ne avevo idea», dico. «Pensavo che non significasse niente».
Era a questo che si riferiva Rose, quando le rivelai il mio nome e lei mi rispose che era un posto bellissimo?
«Dice solo che era un fiume navigabile, non ci sono altre informazioni», aggiunge Gabriel, un po’ deluso.
«Ma va bene così!».
Rido e gli metto un braccio intorno al collo per avvicinarlo a me, poi gli do un bacio di ringraziamento sulla fronte. Tutti e due diventiamo rossissimi. Non può immaginare cosa significhi per me, ma dal suo sguardo capisco che si rende conto di aver fatto una bella cosa. Mi leva qualche ciocca di capelli dalla fronte e mi guarda. Rhine. Il fiume che, da qualche parte là fuori, è diventato libero.

Rhine ha sedici anni ed è bellissima. Ma è condannata a un destino terribile: morirà il giorno del suo ventesimo compleanno. E, come lei, tutti i ragazzi che vivono sulla Terra in un futuro non troppo lontano. Nel tentativo di trovare una cura per il cancro, infatti, un gruppo di scienziati ha finito per condannare la razza umana a una vita brevissima: vent’anni per le donne e venticinque per gli uomini. Anche l’avvenenza di Rhine rappresenta un pericolo: in questo mondo in decadenza, le ragazze più belle vengono rapite e date in spose ai Governatori, una casta di uomini ricchi e potenti.
Rinchiusa in una lussuosa dimora, Rhine passa i suoi giorni pensando a un modo per scappare e tornare alla libertà. Soprattutto da quando ha scoperto che la gabbia dorata in cui è prigioniera nasconde uno sconvolgente segreto: nei sotterranei vengono compiuti agghiaccianti esperimenti sugli esseri umani. Nel suo folle piano di fuga, sarà aiutata da un affascinante coetaneo incontrato durante la sua reclusione. Ma il tempo stringe e la libertà sembra sempre più lontana…

Che cosa faresti se conoscessi il giorno esatto della tua morte?


Lascia un commento

#52 Teaset tuesday!

Una saga spettacolare, di cui è stato tradotto unicamente il primo capitolo.
L’estate scorsa mi struggevo d’amore per Aric, la Morte, e qualcosa mi dice che anche quest’anno la situazione non sarà troppo diversa. In attesa di veder comparire il mio terribile cavaliere biondo, vi lascio con il teaser di oggi. Buona giornata, buone letture!

I stared into Tess’s dark blue eyes as her power began to manifest.
Her skin heated beneath my hands, and a dull buzz sounded. A breeze blew in a circle around us. From my thorns? No, the current of air flowed clockwise.
Her power stoked, the heat from her body increasing till it scalded me. But I refused to release my hold. The buzz grew in volume. Louder. Louder. Our hair was dragged straight upward. When her body started levitating, I sank my claws deeper. If I hadn’t been here to anchor her, would she have floated away?
The noise had gotten so loud her ears bled. Wet warmth slicked down my neck as well.
Suddenly Tess threw back her head and screamed. I could perceive the earth—or our existence or reality or something—stilling for one airless instant . . . before grinding into motion. The wrong way.
We were rotating backward! The World Card, Quintessence herself, was making time flow in reverse.
First rotation. Below us came a splash as the Priestess first attacked. The leftover arsenal I’d used against her began to vanish—but within Tess’s circle, I remained the same, wet and bloodied.
Tess met my gaze. Her skin paled, her cheeks thinning.
Second rotation. Previous versions of me and Tess fled from the soldiers through the rock gully.
Beneath my claws, she was shedding weight at an alarming rate. “Please, Empress.” The whites of her eyes were red, vessels blown. From pressure?
Jack’s own eyes were gone. Brutally stolen. So I clawed her harder.
Third rotation. The soldiers had just begun giving chase.
Tess’s breathing grew labored. Her face was haggard, her cheekbones jutting sharply. Patches of her raised mane of hair came out, long sections plucked away into the ether.
Fourth rotation. Four disguised Arcana meandered through the camp, almost at the twins’ tent.
Tess’s sunken red eyes pleaded. She looked like one of my famine victims from a past game. Brittle. Dying.
Her arms deflated in my grip, my bloody claws scraping over bone.
Scrape, scrape . . .
Would I kill this girl to save Jack’s sight? “Not yet, Tess! Not yet!”

Fifth rotation. Still disguised, Gabriel and an earlier version of Tess landed on this bluff, meeting up with Selena and the earlier version of me. The beginning of our mission.
“No more!” I screamed.
As if at the end of a car wreck, the spinning abruptly . . . stopped. Tess’s head lolled, the remains of her hair hanging over her face.
The earth righted itself in fitful movements, seeming to gasp from exertion. With a shudder, the rotation ground forward once more.
Those earlier versions of me and Tess disappeared—leaving us, two girls aware of the near future, but physically changed. I’d been drained of power, with no arsenal to show for it.
And Tess . . . I released her arms, catching her as she collapsed, unconscious. Her now baggy clothing swallowed her emaciated body. Her teeth chattered, and she shivered for warmth. Would she survive?

Can Evie convince her rival loves to work together? Their survival depends on it in this third book of #1 New York Times bestselling author Kresley Cole’s Arcana Chronicles, a nonstop action tale of rescue, redemption, and a revenge most wicked.
Heartbreaking decisions
Evie was almost seduced by the life of comfort that Death offered her—until Jack was threatened by two of the most horrific Arcana, the Lovers. She will do anything to save him, even escape Death’s uncanny prison, full of beautiful objects, material comforts…and stolen glances from a former love.
Uncertain victory
Despite leaving a part of her heart behind with Death, Evie sets out into a perilous post-apocalyptic wasteland to meet up with her allies and launch an attack on the Lovers. Such formidable enemies require a battle plan, and the only way to kill them may mean Evie, Jack, and Death allying. Evie doesn’t know what will prove more impossible: surviving slavers, plague, Bagmen and other Arcana—or convincing Jack and Death to work together.
Two heroes returned
There’s a thin line between love and hate, and Evie just doesn’t know where she stands with either Jack or Death. Will this unlikely trio be able to defeat The Lovers without killing one another first…?


1 Commento

#51 Teaser Tuesday!

Un po’ tardi, forse, ma che dire? Le atmosfere di questo libro mi hanno fatto perdere totalmente la cognizione del tempo e, beh, il teaser di oggi parla da sé: una scena meravigliosa.

In the deepest, most hidden room of the Chernosvyat, whose ossified cupolas shone here and there with silver bubbles and steel cruciforms, Koschei the Deathless sat on his throne of onyx and bone. His eyes drooped, redly exhausted, from weeping or working or both. Before him, on a great table formed from the pelvic dish of some impossibly huge fish, lay scattered maps and plans and letters, papers and couriers’ boxes, photographs and sketches, books wedged open, upside down, splitting their spines. Marya Morevna entered, her hunting costume half-open in the heat of the place. The dark walls of the Chernosvyat often seemed to breathe, and their breath came either brutally hot or mercilessly cold. Marya never knew which to expect. Silently, she walked around the long table and let a single golden feather drop. It drifted lazily down to rest on a requisition form. It no longer flamed, but glowed with a soft amber light.
“I would have preferred it living, volchitsa,” said Koschei, without looking up.
Marya shrugged. “It only died just now, as much of exhaustion from the hunt as the bullet.”
Koschei rose from his papers and drew her to him, bending to kiss her collarbone.
“I am proud of you, of course, beloved, baleful. But you must realize that you have only added a firebird to Viy’s cavalry. A black, flameless thing, its bony wings bearing ghost-pilots with their arms full of ordnance.”
Marya Morevna shut her eyes, savoring his lips on her skin as she savored the slab of black bread, buttered and spread with roe, once, long ago.
“It was hiding a clutch of eggs,” she breathed as he gripped her hair and tilted her head to show her throat, pale and bare. “In a short while we shall have enough firebirds to pull a siege tower, and still have one or two left over to light the hearth when we return.” His weight against her chilled and wakened her skin. She smiled against his dark glove. “Besides, it was tradition, once, for a suitor to fetch a firebird’s feather to show their good and marriageable qualities.”
“I know your qualities.”
Marya said nothing. She did not feel an urgency to marry, exactly—nothing like her sisters, who had longed for it like the prize at the end of a long and difficult game. But she did feel that as long as Koschei kissed her and kissed her and did not marry her, she remained a child in Buyan—a cosseted tsarevna, but not a Tsaritsa, not a native. A human toy. She did not care whether he gave her a ring—he had given her dozens, of every dark and glinting gem—but she did not wish to be a princess forever. Koschei picked up the knife he had been using to open couriers’ seals and looked up at her speculatively. Reaching up, he slowly sliced off the buttons of her hunting dress.
“If you keep cutting at me I shall have no clothes left,” said Marya Morevna. The gems in her hair clattered against one another as he cupped her skull in one large hand. With the other, he cut away the skirt of her dress in a stroke, like peeling the skin off a red, red apple. His hands burned coldly on her. She felt, as she could always feel, the bones of him beneath the skin of his fingers, his hips. Then he hardened, his skin becoming warm and real and full. A skeleton, always, embraced her first, and then remembered to be a man. She understood—had he not told her?To be Deathless is to treat with death in every moment. To stave death is not involuntary, like breathing, but a constant tension, like balancing a glass on the head. And each day the Tsar of Life fought in his own body to keep death down like a chastened dog. Koschei dug his nails into the small of Marya’s naked back; blood welled in tiny drops. Marya cried out a little, her breath thin and quick, and he lifted his thumb to his lips, suckling at the little smear of her blood. His cheeks, always gaunt, hung with shadows, and he watched her with a starveling’s eyes. But that did not frighten her anymore. Her lover often looked starved, hounded. She could kiss those things from him, and often did, until his face waxed seraphic, soft, smooth—as anyone can do for her mate when the day is long and hard, and solace far off. She thought nothing of it now, of kissing him alive. Everything in this place was livid and lurid and living, and when he loved her and hurt her all at once she lived, too, higher and harder than she had thought she could. Yes, she thought, magic is like that, when it comes. Like the fountains of blood, the houses of skin and hair, Koschei had long since become home. So Marya smiled as he bit her shoulders, feeling infant bruises bloom invisibly under her skin. Tomorrow I shall wear them like medals, she thought as he lifted her up onto the wreckage of field maps and mechanical diagrams.
“Koschei,” she whispered against his neck, where his dark hair curled. “Where do you keep your death?”
Koschei the Deathless lifted the calves of Marya Morevna around his waist and sank into her with the weight of years. He moaned against her breast. It stopped her breath, how like a child the Tsar of Life became when he needed her. The power she had over him, that he gave her. Who is to rule, that is all.
“Tell me,” she whispered. She wanted that, too. She wanted so much these days, everything she touched.
“Hush, you Delilah!” He thrust against her, the bones of his hips stabbing at her soft belly.
“I keep nothing from you. I befriend your friends; I eat as you eat; I teach you the dialectic! If you will not take me to wife, at least take me into confidence.”
Koschei squeezed his eyes shut. He winced with the force of his secret, his climax, his need. As he gripped her tighter and tighter, Marya thought his face grew rounder, younger, as though breathing in her own youth.
“I keep it in a glass chest,” he gasped finally, pushing her roughly back over the stacks of predicted troop movements, his fists caught up in the infinite mass of her hair. “Guarded by four dogs: a wolf like you, a starved racing hound, a haughty lap pup, and a fat sheepdog. All their names begin with the same letter, and only I know the letter.” He shut his eyes against her cheek as she arched toward him like a drawn bow. “And only someone who knows their names can reach the chest where I keep my death.”
Koschei cried out as though he were dying. He leaned against his love, his chest shaking. She held him, like a baby, like her own. And it did not escape her that speaking of his death excited Koschei somewhere deep inside, as if the proximity of it, even the word itself, sizzled electric in his brain.
“Will we win, Koschei?” she whispered. The room went suddenly frigid, frost gathering at the tall windows. “Will we win this war?”
“War is not for winning, Masha,” sighed Koschei, reading the tracks of supply lines, of pincer strategies, over her shoulder. “It is for surviving.”

A glorious retelling of the Russian folktale Marya Morevna and Koschei the Deathless, set in a mysterious version of St. Petersburg during the first half of the 20th century.
Child of the revolution, maiden of myth, bride of darkness.
A handsome young man arrives in St Petersburg at the house of Marya Morevna. He is Koschei, the Tsar of Life, and he is Marya’s fate.
Koschei leads Marya to his kingdom, where she becomes a warrior in his tireless battle against his own brother, the Tsar of Death.
Years pass. Battle-hardened, scarred by love, and longing for respite, Marya returns to St Petersburg – only to discover a place as pitiful as the land she has just fled: a starveling city, haunted by death.
Deathless is a fierce story of life and death, love and power, old memories, deep myth and dark magic, set against the history of Russia in the twentieth century. It is, quite simply, unforgettable.

 


1 Commento

#50 Teaser Tuesday!

Un post alla volta, devo un po’ impormi di riprendere il ritmo. Ammetto di avere la testa altrove, presa da altre persone e altre questioni, e che per come sono fatta dovrei fare tutto tranne che sentirmi sotto pressione perché non mi riesce di scrivere recensioni o, peggior ancora, leggere libri. Eppure ammetto di sentirmi un po’ come se stessi mancando un dovere fondamentalmente, quindi ho bisogno di una giusta via di mezzo… motivo per cui oggi vi lascio un teaser, rigorosamente spoiler free, dalle pagine del libricino meraviglioso consigliatomi da una delle mie persone preferite in assoluto. Il titolo è “Deathless“, l’autrice Catherynne M. Valente, e lo sto davvero davvero davvero amando.


In a city by the sea that was certainly never called anything so bourgeois as St. Petersburg, there stood a long, thin house on a long, thin street. By a long, thin window, a young woman in a pale blue dress and pale green slippers watched her new neighbor arrive in the house next door. An old woman clutching her suitcase, shrouded in a black wool dress, very tall and thin, whose waist was so stretched and skinny that Marya could have put both her hands around it. The woman’s fingers were amazingly long, her nose sharp and spiked, and her white hair pulled tightly back into a bun. She walked with a limp and a hunch, but Marya suspected that this was to hide how tall she truly was.
“That’s Comrade Likho,” said one of Marya’s twelve mothers, darning an ancient stocking. “A widow with no children. She says she’ll take in all our laundry, the dear old thing. I thought it might be nice if you visited her after school. She could tutor you, watch out for you while I’m at the factory.”

Marya did not like this idea at all. In a classroom she could think her own thoughts and no one would bother her—no teachers called upon her anymore. With a tutor, she could not avoid being asked her opinions. She frowned down at the hunchbacked Likho. The crone stopped and looked up at the window, the turn of her head fast and sharp, like a bird’s. Widow Likho’s eyes were black and huge, as though they had drooped and melted and slid down into her cheekbones. Her gaze was barbed and biting. The cherry trees dropped their blossoms across Likho’s black dress, and she scowled.
“You shouldn’t be frightened of old ladies,” admonished another of Marya’s mothers—the one, by coincidence, who had borne her. Marya knew she should not show favoritism, but her mother’s hands looked so thin, the skin so dry, she wanted to clap them between her own, to warm them and make them red again. “You’ll be one someday, you know.”
The widow Likho stared up at Marya’s window. Slowly, like ice sliding across a plate, she smiled.


A glorious retelling of the Russian folktale Marya Morevna and Koschei the Deathless, set in a mysterious version of St. Petersburg during the first half of the 20th century.
Child of the revolution, maiden of myth, bride of darkness.

A handsome young man arrives in St Petersburg at the house of Marya Morevna. He is Koschei, the Tsar of Life, and he is Marya’s fate.
Koschei leads Marya to his kingdom, where she becomes a warrior in his tireless battle against his own brother, the Tsar of Death.
Years pass. Battle-hardened, scarred by love, and longing for respite, Marya returns to St Petersburg – only to discover a place as pitiful as the land she has just fled: a starveling city, haunted by death.
Deathless is a fierce story of life and death, love and power, old memories, deep myth and dark magic, set against the history of Russia in the twentieth century. It is, quite simply, unforgettable.


Lascia un commento

#49 Teaser Tue—Thursday!

Buongiorno!
Mentre mi leggete sto probabilmente fallendo nel seguire una lezione perché mentre vi scrivo è mercoledì pomeriggio, c’è un sole meraviglioso e sto per buttarmi a letto un paio d’ore: ho un impegno serale, che coinvolge karaoke e temo dell’alcol, al quale non posso mancare. Quindi mi prendo per tempo e preparo questo post con un teaser rapido rapido, sempre tratto dalle pagine di Radiant Shadow, di Melissa Marr. Amo questa saga. La amo. Perché non l’ho scoperta prima?

Gabriel e Devlin si stavano guardando in cagnesco.
«Non serve a nulla parlare». Ani si sedette accanto a Rabbit.
Il fratello le mise un braccio sulle spalle. «Gabriel ha bisogno di sfogare il suo dolore».
«Battendosi contro il mio…», s’interruppe quando si rese conto di non saper concludere la frase.
«Il tuo cosa?», ringhiò Gabriel dando uno spintone a Devlin. «Il suo cosa?».
«Basta». Ani balzò in piedi e si piazzò davanti al padre. «È lui che mi ha protetto finora».
«È il Sicario della Regina Suprema…».
«Sì, e tu sei quello del Re del Buio», replicò Ani esasperata. «E con ciò?».
Gabriel allungò un braccio come a volerla togliere di mezzo, ma la figlia glielo bloccò.
A quel gesto lui la fissò e sorrise, preparandosi a colpirla.
«Non credo proprio», esclamò Ani. Schivò il colpo sferrando un pugno che fece barcollare il padre. Era la prima volta nella sua vita che lo metteva in difficoltà.
Di riflesso Gabriel replicò non con uno di quei colpetti bonari e insultanti a cui era Ani abituata, ma un vero cazzotto, tirato da un segugio che colpisce un suo pari.
«Volevi colpirmi», mormorò lei. «Hai davvero cercato di colpirmi!».
«Ti ho colpito», disse lui tastandosi il viso, «e tu hai colpito me».
Si strinse a lui. «Finalmente».
Gabriel la guardava con orgoglio. «Mi hai dato un cazzotto degno di Chela. Com’è possibile?».
«Ani non ha quasi più nulla di umano», spiegò Devlin in tono imperturbabile, falsamente calmo. «Il suo sangue mortale è stato consumato dal tuo, Gabriel. È per questo che è così anomala e sospetto che dipenda dal fatto che Jillian avesse un antenato non mortale».
Gabriel la sollevò da terra, abbracciandola. «Sei ancora la mia bambina, però. Non pensare di potertela svignare senza avvertirci. Okay?».
«Volevo solo proteggere voi». Ani simulò un ringhio, ma non era in collera con lui per quell’atteggiamento protettivo: sapeva che era tipico della Corte Oscura e dei segugi. «E c’erano Devlin e Barry con me. Non ero sola».
Gabriel la posò di nuovo a terra. «Barry?».
«È così che ho chiamato il mio destriero».
Il padre le diede una pacca su una spalla e lei si sentì meglio.
Poi comprese che Devlin aveva intuito che un piccolo assaggio di violenza l’avrebbe fatta stare meglio. Lo guardò e sorrise.
Il sollievo che vide sul suo volto le strinse il cuore. Ani gli porse la mano. «Allora, cosa si fa?».
Devlin fece un cenno con il capo in direzione di Gabriel. «Se lo scontro vi ha calmati, forse potremmo tornare al nostro piano».
«Questo non significa che tu mi piaccia più di prima», minacciò Gabriel. «Prova soltanto a deluderla e io giuro che ti massacrerò finché non mi chiederai…».
«In quel caso essere massacrato sarebbe il minore dei mali». Devlin strinse Ani a sé.
Gabriel annuì e si avviò in soggiorno, dove li stavano aspettando Irial e Niall.

Per metà umana e per metà essere fatato, Ani è guidata dai propri appetiti. Ma sono gli stessi che guidano anche nemici potenti e deboli alleati, come Devlin che è stato modellato per essere un assassino ed è il fratello della Regina dell’Alta Corte, fredda e calcolatrice, nonché della gemella di lei, confusionaria e personificazione della guerra. Devlin però vuole salvare Ani dalle sue sorelle, sapendo che, se fallisce, sarà lui lo strumento con cui la ragazza verrà uccisa. Ani, da parte sua, non è tipo da lasciarsi controllare mentre altri lottano a causa sua: ha abbastanza coraggio da proteggere se stessa e alterare i piani di Devlin. I due sono indissolubilmente legati da un destino che li rende allo stesso tempo minaccia e protezione l’uno per l’altra. Ma nel momento in cui la loro vicinanza diventa più stretta, un inganno ancora maggiore si prepara a mettere in pericolo il mondo fatato. Il prezzo da pagare perché si salvi sarà dunque la loro separazione?

 


3 commenti

#46 Teaser Tue—thursday!

Buon pomeriggio bestioline!
Sono appena tornata da due ore di lezione sulla mia amatissima Anna Arendt, ho il cervello in pappa e un moroso da coccolare. Quindi sarò breve, vi lascio con il teaser – brevissimo – di oggi che arriva dalle pagine di un libricino scritto da Maggie Stiefvater, aka la mia autrice YA preferita di sempre: Shiver.
Cosa state leggendo? Avete progetti per il weekend imminente?

Il giorno in cui fui lì lì per parlare con Grace fu il più caldo della mia vita. Perfino in libreria, con l’aria condizionata, il calore strisciava sotto la porta ed entrava a ondate attraverso le vetrate. Io me ne stavo seduto scomposto sullo sgabello, dietro la cassa, al sole, e risucchiavo l’estate come se avessi potuto trattenerne ogni goccia. Mentre le ore passavano lente, la luce del pomeriggio trasformava i libri sugli scaffali nella versione pallida e dorata di loro stessi e scaldava la carta e l’inchiostro al loro interno, così che l’odore delle parole non lette era sospeso nell’aria.
Questo era ciò che umano, da umano.

Grace e Sam non si sono mai parlati, ma da sempre si prendono cura l’una dell’altro. Non si conoscono, eppure lei rischierebbe la vita per lui, e lui per lei.
Perché Grace, fin da piccola, sorveglia i lupi che vivono nel bosco dietro casa sua, e in particolare uno dotato di magnetici occhi gialli, che negli anni è diventato il suo lupo. E perché Sam da quando era un bambino vive una doppia vita: lupo d’inverno, umano d’estate. Il caldo gli regala pochi preziosissimi mesi da essere umano prima che il freddo lo trasformi di nuovo.
Grace e Sam ancora non si conoscono, ma tutto è destinato a cambiare: un ragazzo è stato ucciso, proprio dai lupi, e nella piccola città in cui vive Grace monta il panico, e si scatena la caccia al branco. Grace corre nel bosco per salvare il suo lupo e trova un ragazzo solo, ferito, smarrito, con due magnetici occhi gialli. Non ha dubbi su chi sia, né su ciò che deve fare.
Perché Grace e Sam da sempre si prendono cura l’una dell’altro, e adesso hanno una sola, breve stagione per stare insieme prima che il gelo torni e si porti via Sam un’altra volta. Forse per sempre.


Lascia un commento

#45 Teaser Tue—Thursday!

Buongiorno!
Vi scrivo da Trieste, questo pomeriggio: sono rientrata per la Grande Abbuffata di domenica, una toccata e fuga molto gentilmente permessa dal silenzio accademico indetto dalla cara, vecchia Alma Mater Studiorum – per gli amici, Università di Bologna. Ho un sacco di lavoro arretrato, tante cose da raccontarvi – un pomeriggio con Susi, di Bookish Advisor, alla Bologna Children’s Book Fair, tanto per dirne una – e pochissimo tempo libero. Adesso, per esempio, sono appena rientrata dal pranzo organizzato per festeggiare il mio compleanno e quello di mia madre. E prima di lasciarvi al teaser, vi ricordo che, parlando di compleanni, siete ancora in tempo per partecipare al Birthday giveaway per aggiudicarvi una copia di Via con te, gentilmente messa in palio dalla Rizzoli. Detto ciò, eccovi l’estratto rigorosamente spoiler-free che vi spetta, dritto dritto dalle pagine di Black Ice, di Becca Fitzpatrick.

Mentre il sonno prendeva il sopravvento, sentii bussare alla mia porta.
«Cal?» gridai, scattando seduta e tirandomi le coperte fin sopra il mento.
Lui aprì la porta, appena uno spiraglio. «Stavi già dormendo?»
Feci un sospiro di sollievo. «No, entra.» Battei la mano sul materasso accanto a me.
Non accese la luce. «Volevo solo assicurarmi che stessi bene.»
«Sono un po’ spaventata, ma con te mi sento al sicuro.» Per quanto abile e determinato fosse Jude, Calvin l’avrebbe battuto. Se fosse arrivato a Idlewilde e avesse tentato di entrare, Calvin lo avrebbe fermato. Me lo ripetevo in continuazione.
«Qui non entra nessuno» mi promise e, come ai vecchi tempi, riuscì a confortarmi. Calvin sapeva leggermi nel pensiero.
«Hai un’altra pistola?» chiesi. «Non dovrei tenerne una anch’io, per prudenza?»
Il materasso si abbassò mentre si sedeva accanto a me. Indossava la vecchia felpa rossa e nera della nostra scuola, la Highland High, che io gli avevo rubato milioni di volte l’anno prima, indossandola per andare a letto e addormentarmi con l’odore avvolgente e salmastro di lui. Non l’avevo più rivista da quando era partito, otto mesi prima, e mi parve strano che non l’avesse sostituita con una di Stanford, ma… forse lo aveva fatto ed era semplicemente a lavare. O forse non era pronto a tagliare con il passato, con persone che avevano significato così tanto per lui. Lo trovai un pensiero rassicurante.
«Sapresti usarla?» domandò.
«Ian ne ha una, ma io non ho mai sparato.»
«Allora meglio di no.» Poi disse: «Britt, ti devo delle scuse…». S’interruppe, abbassando gli occhi e sospirando lentamente.
Avrei potuto alleviare la tensione con una battuta o minimizzando, invece decisi di non correre a salvarlo. Mi meritavo quel momento, lo avevo aspettato così a lungo…
«Mi dispiace per averti ferito. Non avrei mai voluto farlo» disse. Il suo volto tradiva l’emozione, quindi distolse lo sguardo, asciugandosi in fretta gli occhi. «Lo so, può essere sembrato che io sia scappato di corsa, che volessi lasciare il più presto possibile la città… e te con lei. Credici o no, ero spaventato all’idea del college. Mio padre mi ha fatto talmente tante pressioni che avevo paura di fallire. Volevo tagliare i ponti con casa mia e cominciare subito una nuova vita. Desideravo fare colpo su di lui, dimostrargli che meritavo i soldi che spendeva in tasse scolastiche. Prima di partire mi ha consegnato uno stramaledetto elenco di cose da fare per verificare i miei progressi» aggiunse, il tono pieno d’amarezza. «Sai quali sono state le sue ultime parole, prima che partissi? Ha detto: “Non azzardarti ad avere nostalgia di casa. Solo le fighette si voltano indietro”. E parlava sul serio, Britt. Per questo non ho festeggiato a casa il Ringraziamento e il Natale, per dimostrargli che ero un uomo e non avevo bisogno di correre dalla mamma alla prima occasione. Oltre al fatto che non volevo vederlo.»
Gli presi la mano e lui la strinse. Per consolarlo, gli sollevai il mento e gli sorrisi. «Ricordi quando da ragazzini abbiamo fatto una bambolina vudù fingendo che fosse tuo padre? Quante volte l’abbiamo trafitto con lo spillo?»
Calvin annuì, ma la sua voce rimase monotona. «Gli avevo rubato un calzino dal cassetto e lo avevamo imbottito di cotone. Abbiamo disegnato sopra la sua faccia con il pennarello nero. Korbie aveva preso uno spillo dal cesto del cucito di mia madre.»
«Nemmeno ricordo perché ci avesse fatto arrabbiare.»
Un muscolo guizzò sotto la mascella contratta di Cal. «Avevo sbagliato un tiro libero alla partita di basket. Ero in seconda media. Quando rientrammo mi ordinò di allenarmi. Non sarei rientrato in casa finché non avessi fatto canèstro mille volte. Fuori si gelava e io ero in felpa e calzoncini corti. Tu e Korbie mi guardavate dalla finestra piangendo. Quando finii, era quasi ora di andare a letto. Quattro ore» mormorò a se stesso. «Mi ha lasciato là fuori a congelarmi per quattro ore.»
Ora ricordavo. Cal era rientrato con le labbra viola, la pelle arrossata e screpolata, battendo i denti. Quattro ore e il signor Versteeg non aveva messo il naso fuori una sola volta per vedere come stesse suo figlio. Era rimasto nel suo studio a battere sulla tastiera del computer con le spalle alla finestra affacciata sul vialetto dove Cal cercava di fare canestro.
«Mi ringrazierai per questo» gli aveva detto, stringendogli una spalla congelata. «Alla prossima partita, non sbaglierai un tiro, vedrai.»

Britt si è preparata per più di un anno a un trekking sul Teton Range. Quello a cui non era preparata, però, è scoprire che Calvin, il suo ex ragazzo e unico grande amore, si unirà a lei. Prima che Britt abbia tempo di esplorare i propri sentimenti, si scatena una terribile tormenta che la obbliga a rifugiarsi in una baita sperduta. Peccato che gli occupanti, entrambi giovani e molto affascinanti, siano anche due fuggitivi decisi a prenderla in ostaggio. Britt sa che la conoscenza dei sentieri e l’attrezzatura da trekking che ha con sé rappresentano la sua assicurazione sulla vita, e che deve solo resistere abbastanza a lungo perché Calvin la raggiunga, eppure… In una disperata corsa contro il tempo e il freddo, Britt scoprirà che sotto la neve si nascondono moltissimi segreti e che forse il suo rapitore, la cui gentilezza è decisamente seducente, non è quello che sembra.