Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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#44 Teaser Tue—Thursday!

Buon pomeriggio bestioline!
Giusto qualche minuto per segnalarvi che sono usciti i risultati dei Book Blog Awards e per farvi sapere che i miei Paperboy sono particolarmente orgogliosi e felici di esser risultati così apprezzati ❤ Mi hanno fatto sapere che contatteranno personalmente le persone che li hanno votati, quindi fate attenzione alle mail nei prossimi giorni….! Scemenze a parte, grazie di cuore a chi ha deciso di affidare a me anche solo un voto, in qualsiasi categoria: al di là di tutto, c’è tanto impegno dietro un blog e trovare un riscontro positivo in chi lo legge è gratificante oltre ogni immaginazione. Quindi grazie, e infiniti complimenti a tutti gli altri partecipanti ❤
Venendo a noi, il teaser di oggi è tratto dalle pagine di Via con te, di Adi Alsaid, che la Rizzoli mi ha gentilmente inviato come regalo – anticipato – di compleanno. L’ho iniziato da pochissimo e sono già presissima da questa storia di viaggi e incontri, come potevo non lasciarvene un – brevissimo, ma son troppo in ritardo – assaggio?

“La mia anima freme,” disse Bree. “Non hai mai rubato in un negozio?”
“No, non proprio.”

“Sembra stupido ma è piuttosto eccitante.”
Leila non sembrava molto convinta e guardò verso il commesso.
“Cogliere l’attimo non ha sempre a che vedere con qualcosa di significativo,” disse Bree, infilando un’altra lattina di the nella borsa. “Qualche volta si tratta solo di soddisfare stupidi capricci che ti fanno sentire viva.”

Hudson, Bree, Elliot e Sonia hanno un solo punto in comune: Leila, una ragazza che entra nelle loro vite con la sua auto rosso fiammante proprio nel momento in cui hanno più bisogno di aiuto.
Leila è in viaggio verso l’Alaska per andare a vedere l’aurora boreale. Nel suo percorso attraverso gli Stati Uniti incontra Hudson, meccanico di una piccola città, che sembra pronto a gettare via i sogni di una vita in nome dell’amore. Poi Bree, una ragazza in fuga da se stessa che vive rubacchiando. E in seguito Elliot, che crede al lieto fine… finché la sua vita si scosta dalla sceneggiatura prevista. Infine Sonia che, perdendo il suo ragazzo, teme di aver perso la capacità di amare.
Tutti e quattro trovano un’amica in Leila. E quando Leila li saluta per continuare il viaggio, le loro vite sono in qualche modo cambiate. Leila dovrà, invece, arrivare fino in Alaska per venire a patti con se stessa.

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#43 Teaser Tuesday!

Mamma quanto passa in fretta il tempo. Non ho fatto in tempo a riprendere i ritmi forlivesi che già siamo a metà marzo, Pasqua è alle porte e non ho combinato neanche un terzo delle cose che dovevo combinare in questo mese. Bene, molto bene. Cioè, bene per niente, ma insomma… che ci si può fare? L’unica è rimboccarsi le maniche, sicuramente star qui a lamentarmi non aiuterà in alcun modo. Quindi, senza ulteriori indugi, buttiamoci a pesce in queste Teaser Tuesday – rubrica ideata da Miz di Should be reading, che ha recentemente spostato il blog qui – rigorosamente spoiler free, tratto dalle pagine di uno dei due libri che ho al momento in lettura.

La donna si arrese e richiuse la rivista, posandola ordinatamente sul tavolo di fronte.
Notò un consistente velo di polvere su quella superficie e ne fu infastidita. Provò a pensare a quanto tempo sarebbe stato necessario per rendere lucente lo stanzino, a cosa avrebbe fatto se fosse toccato a lei quel compito. Avrebbe sicuramente smontato lo schedario al lato della porta, in cui si annidava gran parte della polvere, avrebbe sbattuto i faldoni con dentro le pratiche, uno per uno, prima di ripulire ogni spazio e ogni oggetto, risistemandolo nel posto giusto.
Immersa nel fantasticare sul suo diligente impegno in quella umile mansione, senza rendersi conto, riuscì, per un breve momento, a liberarsi dall’ansia che l’attanagliava.
Fu lo scostarsi della porta a ricondurla alla realtà, appiccando un incendio sotto la sua epidermide.

È una Firenze fredda, notturna e mai nominata quella che fa da palcoscenico alla storia di Calisto e dei suoi sodali, il Secco e Tamagotchi. La città è segnata dalla crisi globale, dietro l’opulenza pattinata del glorioso centro storico si nasconde la miseria dei quartieri periferici. Calisto è intelligente, ambizioso, arriva dal Meridione con un piano in mente e non ha intenzione di trasformarsi in una statistica sul mondo del precariato. Vuole tutto: tutto quello che la vita può offrire. Vuole lasciarsi alle spalle lo squallore della periferia – gli spacciatori albanesi, la prostituzione, il degrado, i rave illegali –, per conquistare lo scintillio delle bottiglie di champagne che innaffiano i privè del Nabucco e del Platinum, i due locali fashion più in voga della città. Calisto vuole tutto e sa come vincere la partita: diventando un pezzo da novanta del narcotraffico.
Cupamente, nella rappresentazione di un dramma collettivo della “generazione perduta”, schiava di un sistema socioeconomico degenere e illusa dalle favole di una televisione grottesca, si snoda questa storia di ingiustizie e tradimenti, ma anche di amicizie e amori forti tragicamente condannati. Perché il male non arriva mai per caso e la vita non dimentica mai nulla, non perdona mai nessuno.


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#42 Teaser Tue—Thursday!

Le regole ormai le conoscete: un teaser dalle pagine di un libro che sto leggendo, rigorosamente spoiler-free, questa volta effettivamente pescato a random perché, bestiole, non avete idea della stanchezza che mi si è aggrappata addosso. E la giornata non è ancora finita, se solo ci penso mi viene da piangere. Quindi non pensiamoci.

Mi sentivo irrequieto, nervoso. Non riuscivo a darmi pace, ero scoraggiato e di cattivo umore. Per due settimane di seguito mi svegliai con la netta sensazione che la mia vita non andasse per il verso giusto.
Fumavo troppo. Di quel passo presto avrei raggiunto il povero Monsieur Lapin nei prati celesti. Immaginavo Mélanie, che mi trovava quando ormai era troppo tardi e crollava sulla mia tomba, distrutta dal dolore. Prima il principale, poi il fidanzato, che tragedia, che tragedia…
“Alain, adesso però esageri. È solo una donna, bello mio, ti passerà,” disse Robert con la schiettezza che lo contraddistingueva. Sapevo che il mio dolore era spropositato, sapevo che la mia reazione era eccessiva, ma cosa ricavavo da quella consapevolezza? Saperlo non mi consolava.
Andavo al Cinéma Paradis ogni pomeriggio, e quando faceva buio fissavo la strada. Madame Clément e François si scambiavano sguardi preoccupati, io mi chiudevo nel mio ufficio per sfuggire alle loro domande.
Più il tempo passava, centellinandosi lento, e meno probabilità avevo di rivedere Mélanie. Il mercoledì la mia ansia cresceva a dismisura. Il mercoledì era il suo giorno. Il nostro giorno! E mancavano solamente cinque giorni all’inizio delle riprese, che ormai erano l’ultimo dei miei pensieri.  Decisi di mandare un segnale e all’ultimo minuto cambiai il film in programma nella rassegna Les amours au Paradis: La signora è di passaggio fu sostituito da Cyrano de Bergerac. Per un breve, irrazionale momento mi illusi di poter attirare Mélanie in questo modo. È proprio vero: ci si attacca a tutto pur di ottenere ciò che si desidera dal profondo del cuore.
Anche quel mercoledì il cinema era al completo, ma nessuna traccia della donna con il cappotto rosso. Forse non lo indossa nemmeno più, pensai con amarezza. Era primavera e ormai faceva troppo caldo per i vestiti invernali.

In una piccola strada di Parigi, percorrendo rue Bonaparte fino a scorgere la Senna e girando due volte l’angolo, si trova un luogo incantato: il Cinéma Paradis. È questo il regno di Alain Bonnard, l’appassionato e nostalgico proprietario del locale. Ed è qui che ogni mercoledì, al secondo spettacolo, va in scena Les amours au Paradis, una rassegna dei migliori film d’amore del passato. In quelle sere il Cinéma Paradis è avvolto da una magia particolare: regala sogni, come recita il poster appeso in biglietteria, sopra alla cassa antiquata. La piccola folla di habitué si abbandona volentieri sulle vecchie poltroncine di velluto per farsi rapire dal fascino del grande schermo. Ma da quando al secondo spettacolo partecipa anche una certa ragazza, è Alain a sognare più di tutti. Cappotto rosso, sorriso timido, siede sempre nella stessa fila, la numero diciassette. Poi, non appena in sala si riaccendono le luci, si allontana solitaria nella notte parigina. Chi è? E qual è la sua storia? Finalmente Alain trova il coraggio di invitarla a cena. È una serata perfetta e in più, poco dopo, accade un altro fatto eccezionale: un famoso regista americano annuncia di voler girare il suo prossimo film proprio dentro al Paradis, con protagonista la bellissima e inavvicinabile Solène Avril. Non solo Alain potrà conoscere una vera star, ma all’improvviso il minuscolo cinema, in perenne lotta per la sopravvivenza, registra ogni sera il tutto esaurito. Alain è fuori di sé dalla gioia. C’è solo una cosa che lo preoccupa: proprio quando va tutto a gonfie vele, la misteriosa ragazza con il cappotto rosso sembra scomparsa dalla faccia della terra. Che sia solo una coincidenza?


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#41 Teaser Tuesday!

Buongiorno bestiole!
Sono reduce da tre ore di brian storming per un lavoro di gruppo che si protrarrà per i prossimi mesi, inutile dire che ho il cervello in pappa. Fortuna il post di oggi è un classic teaser tuesday, spoiler free e pescato dalle pagine di uno dei libri che ho in lettura. Questa settimana è il turno di The Merit Bird, romanzo di Kelly Powell concessomi da Netgalley in cambio della recensione, uno Young Adult ambientato nel misterioso Laos.

Eighteen years old and I don’t know how to take a crap. The frog mocked me. I knew it. His eyes gleamed in the moonlight as I stood before the toilet, trying to figure out what to do. There was nothing but a hole in the ground with foot grips on either side. The frog croaked out a chuckle when he saw me scan the closet like bathroom for toilet paper. Only a hose with a sprayer hung from the wall. What the the hell was that for?
“Idiot,” the frog seemed to croak.
“You okay in there, Cameron?” asked, Julia, aka my mom. I hated her at that moment. It had been her idea to give up everything for a year – her job, our house in Ottawa, my last year of high school, the basketball team – to come here, to Laos. Who the hell goes to Laos? I didn’t even know how to say it right. Was it Louse, like lice that feed off little kids’ blood? Or Lay-os, like some weird basketball move? The guy next door – I think his name is Somchai – said, “welcome to Lao”. At least he could speak English, and he looked my age, although it was hard to tell.
In this country even grandpas look young. I stomped my foot at the frog and he leapt off to go tell his friends about the freaky foreigner who didn’t know how to shit.

Eighteen-year-old Cam Scott is angry. He’s angry about his absent dad, he’s angry about being angry, and he’s angry that he has had to give up his Ottawa basketball team to follow his mom to her new job in Vientiane, Laos. However, Cam’s anger begins to melt under the Southeast Asian sun as he finds friendship with his neighbour, Somchai, and gradually falls in love with Nok, who teaches him about building merit, or karma, by doing good deeds, such as purchasing caged “merit birds.” Tragedy strikes and Cam finds himself falsely accused of a crime. His freedom depends on a person he’s never met. A person who knows that the only way to restore his merit is to confess. “The Merit Birds” blends action and suspense and humour in a far-off land where things seem so different, yet deep down are so much the same.

Goodreads || Netgalley


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#40 Teaser Tuesday!

Buongiorno!
Anche oggi un teaser, totalmente spoilerfree, dalle pagine di uno dei cinque libri che ho in lettura. Niente panico, non mi sono trasformato in uno di quegli esseri mitologici che riescono a gestire così tante letture: Le Cronache di Magnus Bane sono in dirittura d’arrivo, così come questa novella dalle potenzialità incredibili ma eccessivamente pesante per i miei gusti. Ma non voglio anticiparvi nulla della recensione che mi prometto di scrivere forse già in giornata, quindi vi lascio con la citazione e vi auguro una buona giornata!

“The worst you’ll do is screw it up and it collapses. Wards are pretty harmless as spells go. They don’t hurt anything if they fail, so you can’t do worse than not managing the spell.”
“If you say so,” Tai said. He shifted, biting his lip as he stared at the flattened square of grass. Carter waited, feeling the spark of Tai’s energy as he started casting. The spell was barely there, and Carter couldn’t get a good read on it before it collapsed. Tai sighed, rubbing his forehead. “What did I do wrong?”
“I don’t know,” Carter admitted, smiling wryly because that was better than being frustrated at his lack of power. “I couldn’t get a good handle on it before it collapsed. Try again, but put more energy behind it?”
Tai nodded. This time he held a hand out toward the space where the ward would be, and Carter felt it when Tai started casting. Tai’s cool energy spun through the space, building a ward seemingly effortlessly—but then it fell apart when Tai tried to close it off far too soon. Tai looked at him questioningly.
“You tried to close it too soon,” Carter said. He reached into the space where Tai had been casting the ward, drawing a circle in the center of the space. “You set the wards up to enclose this much, but then tried to lock it in place like it contained the whole of the space.”
“But it felt like it was done,” Tai said.
Carter almost snickered, knowing full well what his mother would say to that nonsense. “Yeah? How did it feel?”
“Like the energy fit the space,” Tai said. “Like it did when you switched from building them to locking them down.”
That hadn’t been the answer Carter had expected, and he frowned, considering that. “Try it again? Push it past that point, and I’ll see if I can let you know when to try and close it off.”
Nodding, Tai held his hand out toward the space again. His magic spun up, cool and sharp, and Carter focused on it, paying close attention. Tai nearly faltered when he pushed past the point where he’d closed the spell previously but kept going. Carter waited until Tai reached the point where the space was contained in his wards, then nodded at Tai. “That’s it.”

Carter Bellwood’s family has Earth-claimed the Bellwood territory for generations and they’ve always had an excess of Earth energy to back it up. Until Carter, whose energy is barely a fraction of that his mother has. But he’s the only Earth wizard in his generation and set to inherit the territory—if there’s anything left of it. The territory is being ravaged by a disease that kills all plant life it comes into contact with. They can’t cure it, can barely contain it, can only watch as their territory turns into a barren landscape.
Then a new Earth wizard shows up. Tai is everything Carter is not when it comes to the strength of his magic, and more importantly he knows how to cure the disease. But he’s also terrified and clearly on the run from something, and Carter’s not sure Tai’s help is worth the risk of him trying to stake his own claim on the territory—or the risk that whatever he’s running from finds him…


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#39 Teaser Tue—Thursday!

Ho passato tutta la giornata di ieri convinta fosse giovedì, torturandomi perché incapace di trovare un momento per postare il Teaser Thursday, e invece questa mattina mi sono alzata, ho aperto gli occhi, guardato il cellulare e tac! 26 febbraio 2015 – giovedì. Mi sono sentita una scema totale e se ci penso la situazione non migliora, così facciamo finta di niente e passiamo direttamente alle cose importante: il teaser di oggi, rigorosamente spoiler-free, arriva dalle pagina di Una sera a Parigi, il romanzo di Nicolas Barreaus consigliatomi caldamente dalla splendida Angie, la quale non solo raccomanda libri stupendi ma ha di recente aperto un suo angolino di web che potete visitare cliccando qui. E quando dico “potete”, è piuttosto evidente che in realtà intendo “dovete”…!

Ero profondamente grato a Monsieur Lumière per aver inventato il cinematografo, e credo di essere stato l’unico della mia classe a sapere che il primo film, girato nel 1895 e della durata di poche decine di secondi, mostra l’arrivo di un treno nella stazione di La Ciotat. E che il cinema francese ha un’essenza profondamente impressionista, come ripeteva con convinzione zio Bernard. Io non avevo idea di cosa significasse “impressionista”, ma doveva essere qualcosa di eccezionale.
Quando Madame Baland, la nostra insegnante di storia dell’arte, ci portò alla Galleria nazionale del Jeu de Paume che ancora ospitava i dipinti degli impressionisti prima che fossero trasferiti nell’ex stazione ferroviaria nel Quai d’Orsay, tra i delicati paesaggi inondati di luce scoprii una locomotiva nera che entrava in una stazione sbuffando un pennacchio di fumo bianco.
Osservai a lungo la tela e mi sembrò di capire come mai il cinema francese veniva definito “impressionista”: aveva a che fare con i treni in arrivo.
Spiegai la mia teoria a zio Bernard e lui sollevò le sopracciglia con espressione ironica, ma era troppo buono per correggermi. Anzi, mi insegnò a usare il proiettore, raccomandandomi di stare sempre molto attento a non lasciare troppo a lungo la pellicola di celluloide davanti al fascio di luce.
Quando vedemmo insieme Nuovo Cinema Paradisocapii perché. Il film era uno dei preferiti di zio Bernard, che con ogni probabilità aveva battezzato il proprio cinema in omaggio a questo classico della cinematografia italiana, benché non avesse un’essenza impressionista. “Niente male per essere italiano, eh?” borbottò con i suoi modi da patriota burbero, senza però riuscire a nascondere la commozione. “Sì, bisogna ammettere che anche gli italiani ci sanno fare.”
Io annuii, ancora scosso per la tragica sorte del vecchio proiezionista rimasto cieco nell’incendio che distrugge la cabina. Naturalmente mi immedesimavo nel piccolo Totò, anche se mia madre non mi aveva mai picchiato perché spendevo i miei soldi per vedere i film. D’altronde non ne avevo nemmeno bisogno, dal momento che potevo vederli gratis, compresi quelli non propriamente adatti a un bambino di undici anni.
A zio Bernard non interessava che un film fosse vietato ai minori, purché fosse un “buon film”. E un buon film era un film con un’idea: un film capace di toccare l’anima e dimostrare empatia per l’arduo compito di “essere”, di regalare un sogno a cui aggrapparsi in questa vita non sempre facile.
Cocteau, Truffaut, Godard, Sautet, Chabrol, Malle: per me erano tutti come vicini di casa.
Incrociavo le dita per il ladro di Fino all’ultimo respiro; indossavo i guanti insieme a Orfeo e attraversavo lo specchio per liberare Euridice dagli inferi; ammiravo il fascino divino di Bella in La bella e la bestia, con i capelli biondi che le arrivano ai fianchi, mentre precede il mostro triste sulla scalinata al chiarore tremolante di un candelabro a cinque bracci; e mi angosciavo con Lucas Steiner, il regista ebreo in L’ultimo metrò, che vive nascosto nello scantinato del teatro e ascoltando le prove si accorge che la moglie è innamorata di un collega attore. Gridavo insieme ai ragazzini di La guerra dei bottoni che si azzuffano tra loro; soffrivo con Baptiste che in Amanti perduti cerca disperatamente di ritrovare Garance nella bolgia del carnevale; inorridivo quando Fanny Ardant spara all’amante e poi si uccide in La signora della porta accanto; consideravo stramba Zazie di Zazie nel metrò, con i grandi occhi e la fessura tra i denti davanti; e ridevo dei fratelli Marx all’opera e delle scoppiettanti schermaglie verbali di Billy Wilder, Ernst Lubitsch e Preston Sturges, che zio Bernard chiamava semplicemente les américains.
Preston Sturges, mi raccontò una volta zio Bernard, aveva stabilito le regole d’oro della commedia brillante: un inseguimento è meglio di una conversazione, una camera da letto è meglio di un salotto e un arrivo è meglio di una partenza. Regole che ricordo ancora oggi.
Va da sé che les américains non erano impressionisti come “noi francesi”, in compenso erano molto divertenti e i loro dialoghi molto arguti, mentre spesso i film francesi davano l’impressione di origliare prolisse discussioni tenute per strada, in un caffè, al mare o a letto.
Si potrebbe dire che a tredici anni conoscevo parecchie cose della vita, nonostante non ne avessi ancora una grande esperienza.

In una piccola strada di Parigi, percorrendo rue Bonaparte fino a scorgere la Senna e girando due volte l’angolo, si trova un luogo incantato: il Cinéma Paradis. È questo il regno di Alain Bonnard, l’appassionato e nostalgico proprietario del locale. Ed è qui che ogni mercoledì, al secondo spettacolo, va in scena Les amours au Paradis, una rassegna dei migliori film d’amore del passato. In quelle sere il Cinéma Paradis è avvolto da una magia particolare: regala sogni, come recita il poster appeso in biglietteria, sopra alla cassa antiquata. La piccola folla di habitué si abbandona volentieri sulle vecchie poltroncine di velluto per farsi rapire dal fascino del grande schermo. Ma da quando al secondo spettacolo partecipa anche una certa ragazza, è Alain a sognare più di tutti. Cappotto rosso, sorriso timido, siede sempre nella stessa fila, la numero diciassette. Poi, non appena in sala si riaccendono le luci, si allontana solitaria nella notte parigina. Chi è? E qual è la sua storia? Finalmente Alain trova il coraggio di invitarla a cena. È una serata perfetta e in più, poco dopo, accade un altro fatto eccezionale: un famoso regista americano annuncia di voler girare il suo prossimo film proprio dentro al Paradis, con protagonista la bellissima e inavvicinabile Solène Avril. Non solo Alain potrà conoscere una vera star, ma all’improvviso il minuscolo cinema, in perenne lotta per la sopravvivenza, registra ogni sera il tutto esaurito. Alain è fuori di sé dalla gioia. C’è solo una cosa che lo preoccupa: proprio quando va tutto a gonfie vele, la misteriosa ragazza con il cappotto rosso sembra scomparsa dalla faccia della terra. Che sia solo una coincidenza?

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#38 Teaser Tuesday

L’appuntamento scorso è saltato perché ho passato la giornata a morire sul divano stavo poco bene, ma questa settimana riprendiamo a pieno regime senza nessuna paura! Anche oggi, come sempre, il teaser che vi propongo è spoiler free, preso dalle pagine del libro che ho attualmente in lettura: Wicked Lovely, di Melissa Marr – e se mi seguite su Facebook allora sapete che ho aperto questo file per errore, che avevo in programma di leggere tutt’altro, ma che mi è bastato leggere il prologo per innamorarmi di questo Young Adult assolutamente meraviglioso. Voi cosa avete in lettura? Buona giornata!

Non appena furono al riparo nelle pareti di acciaio del vagone, Aislinn tirò un sospiro di sollievo. Per tutto il tragitto le era parso di essere impegnata in una sorta di disfida medievale con quelle creature che continuavano a osservarli e ad avvicinarsi sempre più. Non l’avevano toccata, ma Seth avrebbe presto scoperto diversi lividi inspiegabili. Aislinn era contenta che non le avesse potute vedere.
Lo abbracciò, stringendolo a sé per un attimo. «Mi dispiace».
«Di cosa?», domandò lui srotolando Boomer che aveva sepolto il bollitore. Lo posò nel terrario.
«Di quello che ti hanno fatto», rispose Aislinn saltando a sedere sul bancone della cucina. Seth accese la presa multipla per la roccia e le lampade che riscaldavano il terrario. «Un tè?».
«Grazie…Ti sei accorto di qualcosa?».
«Forse». Rimase in silenzio per qualche istante mentre sciacquava il bollitore. «In biblioteca ho sentito qualcosa… Dimmi prima cos’è successo, cosa ti è successo», le chiese indicando il suo viso gonfio.
Glielo disse. Gli raccontò dei tipi davanti alla biblioteca, di come era stata salvata da Donia e della sua collera mentre parlava alla ragazza scheletro. Lasciò che le parole fluissero senza freni dalle sue labbra, senza nascondere nulla.
Per qualche istante Seth rimase immobile, teso, in silenzio. Poi, con voce che tradiva la sua inquietudine, domandò: «Stai bene?».
«Sì, non è successo niente a dire il vero. Mi sono solo presa una gran paura. È tutto okay». Era vero. Seth invece sembrava combattere la rabbia crescente. Aveva la mandibola serrata e il volto tirato. Le voltò le spalle mentre cercava di recuperare la calma, ma Aislinn lo conosceva troppo bene.
«Sul serio, sto bene», ripeté. «Mi fa un po’ male il viso dove mi ha stretto, ma per il resto non mi ha fatto niente».
Una volta, da piccola, aveva visto un gruppo di esseri fatati trascinare una creatura dall’aria gracile e delicata in un boschetto nel parco. Le grida di quella creatura, le sue urla raggelanti, avevano riecheggiato per mesi nei suoi incubi. Essere afferrata e immobilizzata per qualche istante non era nulla rispetto a quel che poteva succedere.
«Donia è arrivata prima che la situazione degenerasse», ripeté.
«Non so cosa farei se ti accadesse qualcosa…». Seth s’interruppe, un’insolita espressione di panico negli occhi.
«Non è successo niente». Voleva fare qualcosa per non vederlo così preoccupato, così provò a cambiare argomento. «Allora, a proposito del tuo incontro con quelle creature…».
Seth annuì comprendendo il suo desiderio di parlare d’altro. «Perché non proviamo tutti e due a scrivere quello che è successo?».
«Perché?».
«Così posso essere sicuro che non è frutto della mia immaginazione, né di quello che mi racconti tu».

Aislinn vive in una cittadina della provincia americana con la nonna. Va a scuola, frequenta gli amici, e tra questi incontra ogni giorno Seth, diciottenne, capelli blu, piercing e un vecchio vagone di un treno abbandonato come casa; un tipo mozzafiato, sicuro di sé e alternativo, un amico verso cui lei prova sentimenti profondi, al di là dell’amicizia. E la vita di Aislinn è quella di milioni di ragazzi, se non fosse per un aspetto: ha il potere di vedere le fate. Fate malvagie che infestano la città, che si presentano in bande a fare dispetti e spintonare gli umani, fate pagane, maliziose e lascive, creature che possono essere tenute alla larga solo grazie alla presenza del ferro. Aislinn ha imparato a proteggersi da loro facendo finta di non vedere, di non possedere la vista, seguendo i saggi consigli della nonna: non guardare le fate invisibili, non parlare con loro e, soprattutto, non attirarne l’attenzione. Ma quando Keenan, il Re dell’estate, guida del Regno Fatato, decide che la ragazza è destinata a diventare la compagna della sua vita, per Aislinn, ammaliata dalla sua straordinaria bellezza e preda di una strana e calda alchimia che la scuote in ogni parte, diventa difficilissimo allontanarlo: il suo cuore è diviso tra Keenan e l’amico-amante Seth, divenuto nel frattempo custode del suo segreto, in un pericoloso ed eccitante conflitto tra amore eterno e amore terreno.

Goodreads

Considerazioni random:
1. Quanto è meravigliosa questa copertina? Quanto?
2. Ho già una mia ship del cuore e sono pronta a fare una strage se le cose non vanno come dico io sono pronta a fare la strage. Appurata la struttura del libro e quello che so, è più corretto dire che sto organizzando una strage. Qualcuno vuole unirsi? #TeamSeth