Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


2 commenti

MiniReview: “Deathless”, Catherynne M. Valente.

Libro consigliatomi dalla mia anima gemella, inutile dire che l’ho amato moltissimo – e non c’erano dubbi a riguardo, perché quando una persona è la tua anima gemella, lo è persino nei libri che legge e ti impone di leggere. Chiusa questa piccola, ma doverosa, premesse, vi auguro un buonissimo inizio di settimana!

Titolo: Deathless (Deathless #1)
Titolo originale: Deathless (Deathless #1)
Autore: Catherynne M. Valente
Editore: Corsair
Pagine: 352
Anno: 2011

A glorious retelling of the Russian folktale Marya Morevna and Koschei the Deathless, set in a mysterious version of St. Petersburg during the first half of the 20th century. Child of the revolution, maiden of myth, bride of darkness.
A handsome young man arrives in St Petersburg at the house of Marya Morevna. He is Koschei, the Tsar of Life, and he is Marya’s fate.
Koschei leads Marya to his kingdom, where she becomes a warrior in his tireless battle against his own brother, the Tsar of Death.
Years pass. Battle-hardened, scarred by love, and longing for respite, Marya returns to St Petersburg – only to discover a place as pitiful as the land she has just fled: a starveling city, haunted by death.
Deathless is a fierce story of life and death, love and power, old memories, deep myth and dark magic, set against the history of Russia in the twentieth century. It is, quite simply, unforgettable.

COSA MI È PIACIUTO

  • L’ambientazione. La Russia della Rivoluzione è un una parentesi spazio-temporale che ha su di me un fascino incomparabile, mi prende e non mi lascia più andare, e la Valente è stata capace di ricostruirne uno spaccato che è così vivido, così reale, così assolutamente particolare da lasciare senza fiato. Pagina dopo pagina, l’impressione di non essere più nella mia cameretta a Forlì ma in un paese dai contrasti violenti, opulento anche nella miseria, affilato d’inverno e generoso d’estate si è fatta via via più forte, fino a sradicarmi totalmente dal mio presente per catapultarmi in un mondo dove realtà e folklore sono così sapientemente calibrati da rendere impossibile distinguere il punto esatto dove uno inizia e l’altro finisce.
  • I personaggi. Costruiti magistralmente, sviluppati in maniera coerente e mai banale, unici, inconfondibili, con voci talmente particolari da saltare letteralmente fuori dallo schermo del kobo e prendere vita davanti ai miei occhi, trascinandomi in un mondo vivido quanto loro. Marya, Koshei, Ivan, tutta la schiera di creature prese in prestito dal folklore russo… non c’è davvero modo per descrivere a parole la straordinaria personalizzazione che l’autrice ha saputo cucire su ogni nome, facendo vivere l’inchiostro, dandogli la forma di qualcosa di unico e irripetibile.
  • La storia. Eccezionale. Non c’è niente da fare, la Valente ha fatto bene i compiti e si vede: il contesto storico è impeccabile, la trama vi s’incastra con una naturalezza strabiliante e la narrazione scandisce un ritmo maestoso, mai troppo veloce o troppo lento, snodandosi attraverso gli anni senza fatica, accompagnando il lettore attraverso le ombre e le luci di una terra dai contrasti vibranti e il passato imponente. Fiaba e realtà si mischiano, amalgamando un racconto che coinvolge e cattura, che rende impossibile immaginare che sia solo frutto di una fantasia straordinariamente feconda e sapientemente utilizzata.
  • Lo stile. Perché si, per quanto il mio inglese non sia tale da permettermi di apprezzare le più piccole sfumature di una lingua che non è la mia, devo riconoscere che il modo in cui questo libro è scritto ha qualcosa di magico. Le parole hanno una consistenza che buca le pagine – o lo schermo del kobo, nel mio caso – e un sapore che è difficile ignorare, figuriamoci dimenticare.

“Deathless is a fairytale”, scrive Giovanna su Goodreads, “and is as dark and sweet and lovely as only a fairytale can be”. Ed è proprio così, senza mezzi termini e senza mezze misure: la scrittura non è che l’ennesimo riflesso di un libro ben scritto, ben pensato e ben costruito, che vi ruberà il cuore senza mostrar segni di rimorso, consegnandovi ad un mondo che che vibra di ombre e luce, facendosi ora metafora e ora fotografia, respirando magia e cruda realtà, costringendo il lettore a piegarsi alle ragioni della leggenda popolare che si anima e s’impone in una realtà impregnata di gelido, crudele cinismo.
Leggetelo, amatelo, custoditelo con cura: non vi deluderà.

Let the truth be told: There is no virtue anywhere. Life is sly and unscrupulous, a blackguard, wolfish, severe. In service to itself, it will commit any offense. So, too, is Death possessed of infinite strategies and a gaunt nature- but also mercy, also grace and tenderness. In his own country, Death can be kind.

Annunci


1 Commento

Recensione: “Città degli angeli caduti”, “Città delle anime perdute”, Cassandra Clare.

Titolo: Città degli angeli caduti (The mortal instruments #4)
Titolo originale: City of fallen angels (The mortal instruments #4)
Autore: Cassandra Clare
Editore: Mondadori
Pagine: 488
Anno: 2011

Giudizio: 3.5/5

Sinossi
La guerra è conclusa e Clary è tornata a New York, intenzionata a diventare una Cacciatrice di demoni a tutti gli effetti. E finalmente può dire al mondo che Jace è il suo ragazzo.
Ma ogni cosa ha un prezzo. C’è qualcuno che si diverte a uccidere gli Shadowhunters, e ciò causa fra Nascosti e Cacciatori tensioni che potrebbero portare a una seconda, sanguinosa guerra. Simon, il migliore amico di Clary, non può aiutarla. Sua madre ha scoperto che è un vampiro e lui non ha più una casa. E come se non bastasse, esce con due ragazze bellissime e pericolose, nessuna delle quali sa dell’altra. Quando anche Jace si allontana senza darle spiegazioni, Clary si trova costretta a penetrare nel cuore di un mistero che teme di svelare fino in fondo: forse è stata lei a mettere in moto la terribile catena di eventi che potrebbe farle perdere tutto ciò che ama. Jace compreso.
Amore. Sangue. Tradimento. Vendetta. La posta in gioco non è mai stata così alta per gli Shadowhunters.

Titolo: Città delle anime perdute (The mortal instruments #5)
Titolo originale: City of lost souls (The mortal instruments #5)
Autore: Cassandra Clare
Editore: Mondadori
Pagine: 549
Anno: 2012

Giudizio: 4/5

Sinossi
Lilith, madre di tutti i demoni, è stata distrutta. Ma quando gli Shadowhunters arrivano a liberare Jace, che lei teneva prigioniero, trovano soltanto sangue e vetri fracassati. E non è scomparso solo il ragazzo che Clary ama, ma anche quello che odia, suo fratello Sebastian, il figlio di Valentine. Un figlio determinato a riuscire dove il padre ha fallito e pronto a tutto per annientare gli Shadowhunters. La potente magia del Conclave non riesce a localizzare né l’uno né l’altro, ma Jace non può stare lontano da Clary. Quando si ritrovano, però, Clary scopre che il ragazzo non è più la persona di cui si era innamorata: in punto di morte Lilith lo ha legato per sempre a Sebastian, rendendolo un fedele servitore del male. Purtroppo non è possibile uccidere uno senza distruggere anche l’altro. A chi spetterà il compito di preservare il futuro degli Shadowhunters, mentre Clary sprofonda in un’oscura furia che mira a scongiurare a ogni costo la morte di Jace? Amore. Peccato. Salvezza. Morte. Quale prezzo è troppo alto per l’amore? Di chi ci si può fidare, quando peccato e salvezza coincidono? Ma soprattutto: si possono reclamare le anime perdute?

Sarà onesta, recensire le trilogie non mi entusiasma. Non è un caso che in questo blog troviamo o la recensione del primo volume soltanto o solo dei primi due, o un post unico come  per The infernal devices: non ho abbastanza pazienza per mettermi seduta, appena terminato un volume, e recensirlo prima di buttarmi a pesce sul secondo o sul terzo. Proprio non ce la faccia, è più forte di me. Per questo quando ho ripreso in mano The mortal instruments, l’ho fatto con la chiara intenzione di cavarne fuori un unico, glorioso post per un unico, per niente glorioso, lunedì.  Poi è successo che ho finito Città delle anime perdute e ho iniziato Città del Fuoco Celeste: dopo i primi tre capitoli ho realizzato che no, un post solo per tutta la trilogia non sarebbe stato abbastanza. E quindi eccoci qui, a parlare di due libri che fondamentalmente servono ad introdurre il capitolo finale, a tirare le fila, ad ingarbugliare le trame e definire alleanze, ad ammassare all’orizzonte un fronte temporalesco che crepita, saturo di elettricità, aspettando solo il momento in cui esplodere e travolgere tutto e tutti, lasciandosi alle spalle un paesaggio che non sarà più lo stesso. Quindi teniamoci forte, un bel respiro, e via andare!
Che dire, sulla trama? Il discorso, di per sé è molto semplice: qualcosa si agita nell’ombra, qualcosa che non visto manipola e trama per realizzare il primo tassello di un disegno infernale. Nephilim uccisi nei territori di competenza dei Nascosti, Jace che – al solito – decide di sobbarcarsi colpe che non ha e allontana una Clary che pensava di poter vivere una storia d’amore normale almeno per un pochino, Simon costretto a scendere a patti con la propria natura di vampiro e con la sua evidente incapacità di fare ordine in una vita sentimentale straordinariamente affollata, Alec alle prese con il tarlo di un dubbio che lo porta a tramare alle spalle di Magnus, forse meno glitterato ma molto meglio riuscito del suo fidanzato, Isabelle, fiera e bellissima, vera protagonista di questi due romanzi, Camille Delancourt che riappare – splendida e ingannevole – direttamente da The Infernal Devices, una misteriosa setta che adora la madre di tutti gli stregoni, Lilith, e il figlio prediletto di quest’ultima, Sebastian, che ritorna alla morte per riequilibrare ciò che Clary ha scombinato, riportando in vita Jace. Questo, in soldoni, è quello che accade in Città degli angeli caduti. Città delle anime perdute, fortunatamente, ci riserva un minimo in più di pepe, perché Jace non è più Jace un burattino a forma di Jace che agisce, pensa e respira in funzione dei desideri di Sebastian, che è ritornato dalla morte ed è la cosa più meravigliosa che la Clare potesse mai regalarci, l’unico personaggio fondamentalmente degno di nota in una palude di immaturità e stupidità esagerata. Perché Clary, sconvolta oltre ogni immaginazione, sceglie consapevolmente di consegnarsi a Sebastian per salvare Jace, facendo affidamento unicamente su due anelli delle fate che avrebbe dovuto consegnare alla (per niente) affidabile Regina Seelie. Sullo sfondo si agitano Isabelle, irrequieta e chiusa in se stessa al limite dell’ostilità, Alec, che si comporta come fosse un bambinetto di cinque anni e Simon, che non ha più niente a che spartire con il Simon della prima trilogia, assieme ai neo arrivati Maia e Jordan che, lo ammetto, in più di un momento ho ritenuto essere più interessanti del trio protagonista.
Sembra essere una malattia diffusa, tra i personaggi della Clare, la stupidosi: nella piena convinzione di aver trovato la soluzione più intelligente ai problemi che si presentano davanti a loro, la loro soluzione è sempre e comunque quella più idiota che una persona possa elaborare. Non contenti, si gettano pure capofitto in situazioni che di fatto non confermano la loro tempra morale, il coraggio o la forza che ci aspetta dagli eroi della Guerra Mortale quanto piuttosto uno stadio di malattia piuttosto avanzato. E questo vale principalmente per Clary e Alec che, a conti fatti, sono stati una delusione piuttosto grossa da digerire.
Vorrei dire che le vicende amorose sono il perno dei due libri, ma non è così. Il motivo per cui questi due libri mi son piaciuti tanto nonostante le vicende amorose nel complesso infantili, fragili e a tratti persino fastidiose (come è giusto che siano, però, i primi grandi amori, e mi chiedo se non fosse questo l’intento della Clare) è il disegno più ampio che tratteggiano e portano avanti pazientemente, pagina dopo pagine, a discapito dalla stupidosi acuta dei personaggi principali. È l’orizzonte più ampio, quello di cui ho accennato in apertura della recensione, dove piano piano si iniziano a raggrumare i famigerati nuvoloni neri dell’inevitabile nuova guerra. Una guerra terribile, che qua s’intuisce appena e che delinea due schieramenti inaspettati e terrificanti, una contrapposizione assoluta che rasenta la guerra civile e che al tempo stesso non lo è. Il mondo degli Shadowhunters è un mondo bellissimo, in cui ci si immerge sempre con piacere, ma che di fatto stenta un po’ nel quarto volume nella saga e si riprende discretamente nel quinto. Richiede pazienza, e un briciolo di perseveranza, promettendo in cambio un capitolo conclusivo che davvero, se non si rivelerà all’altezza delle aspettative, mi vedrà prendere un aereo e andare a protestare dalla Clare in persona.
Ho trovato magistrale la solidità dell’idea alla base, scandita per punti – il ritorno di Sebastian prima e la redenzione di Jace, posseduto tanto dall’oscurità quanto dalla luce del paradiso, poi, la creazione di una Coppa Infernale e la nascita di una stirpe di Ottenebrati – in una contrapposizione di chiaro scuri violenti, senza sfumature di grigio nel mezzo e sostenuta da un’architrave di sentimenti altrettanto intensi, nel bene e nel male, e dalla costante assolutamente perfetta del cattivo per eccellenza, Sebastian. Mi rendo conto di essere ripetitiva, su questo personaggio, ma non riesco a farne a meno. Per citare due commenti stupendi che mi sono stati lasciati la settimana scorsa e chiudere la parentesi almeno fino alla recensione di Città del Fuoco Celeste, Sebastian

E’ complesso, così complesso da essere completo, da non poter essere odiato, è molto più umano di quanto lo sia Jace: nessuno di noi nella vita vera è un eroe come un Herondale, è più facile che sia spaventato o egoista come un Morgenstern; in Sebastian trovi tutti i buchi che gli hanno scavato dentro, da Valentine, a Lilith, passando per Jocelyn che l’ha lasciato e arrivando a Clary che non lo vuole, nonostante lui faccia tutto per lei, per stare con lei. Nessuno nega che sia un personaggio malato, controverso, pericoloso, ma gli va concesso l’essere più profondo di una pozzanghera, a contrario di altri. — Alessia

Perché Sebastian non è tutto ombre ed è pieno di sfaccettature che, se da una parte spaventano per la perversità che lo spinge ad agire, dall’altra commuovono e spingono alla compassione, se non talvolta alla comprensione.
Amo visceralmente Jace, ma non si può riconoscere che è Sebastian/Jonathan il personaggio della Clare (di entrambe le serie) più riuscito. — Cecilia, di Se solo sapessi dire.

Sebastian, di fatto, è un valido argomento (cit.) per leggere questa trilogia. Assieme ad Isabelle, che vediamo emergere a colpi di frusta dall’ombra dei personaggi secondari, è la prova di quanto Cassandra Clare sia stata capace di maturare come autrice e di quanto si sia impegnata nello scrivere e nel migliorare questa saga. Laddove Clary e Jace hanno quasi il sapore dolce amaro dei piacevolissimi cliché da amore tormentato e avversato dalle stelle, laddove Alec proprio non si capisce cosa gli sia preso e Simon si rivela essere un inaspettato e non troppo – da me – apprezzato eroe della situazione, ecco che l’insperato arriva dove proprio non si pensa di andare a cercare. E cosa c’è di meglio di un bellissimo cattivo che, con la determinazione di un segugio, insegue i propri obiettivi senza guardare in faccia nessuno? Cosa c’è di meglio di una splendida eroina che rivela i perché della corazza che indossa quotidianamente con tanta determinazione, per proteggersi dal dolore che le persone potrebbero causarle e che già ha patito proprio a causa di chi avrebbe dovuto semplicemente amarla e proteggerla?
Ripeto, ci sono alti e bassi in questi libri. Ma nel complesso la storia che raccontano è molto bella, molto ben gestita e sopra ogni altra cosa ben pensata – non si può negare. Se a leggere Città degli angeli caduti è legittimo pensare si tratti di un ennesimo modo per portare avanti un fenomeno sulla cresta dell’onda, Città delle anime perdute mette bene in chiaro che c’è molto di più dietro che non una ricerca di guadagno studiata a tavolino – e in una certa misura i riferimenti a The Infernal Devices sono la conferma di questo tentativo di creare un universo completo, che scorre fluidamente tra passato e futuro. Un po’ come sta accadendo tra i vari film della Marvel, dove i riferimenti sono continui e si incastrano senza fatica tra loro. Voglio dire, persino mio padre sta terminando di leggere la saga! Certo, non apprezza troppo i risvolti sentimentali, ma non è neppure il tipo di lettore che finisce di leggere qualcosa per principio. Al contrario, se qualcosa non gli piace lascia perdere e basta: se sta portando avanti questa lettura, evidentemente qualcosa che piace c’è. Quindi fidatevi di lui, perché io è evidente che ho per la testa mille cose da dire e che non so dar loro una struttura coerente.
Consigliati entrambi, ma con le dovute precauzioni: il bello deve ancora arrivare!


1 Commento

Il Club del Libro: “Il labirinto”, James Dashner.

Si, lo so, è trascorsa un’imbarazzante quantità di giorni dall’ultimo aggiornamento. Cosa è successo? Fondamentalmente un sacco di cose: si sta concludendo questo primo anno di magistrale e pare che tutti i professori si siano messi d’accordo per impedirmi di godere di queste prime, stupende giornate quasi esistevi. Un lavoro di gruppo qui, un’intervista là, una relazione subito dietro, il primo esame due giorni fa… maggio mi si è schiantato addosso con una velocità spaventosa e di punto in bianco mi son resa conto di tutto quello che è rimasto in sospeso. Come questo blog, coff. Il lato positivo è che tra le mille cose da fare ce ne è stata una che ha reso i miei lunedì qualcosa di diverso dal solito incubo: il Club del Libro. Ogni inizio settimana è stato scandito da nuovi capitoli da leggere e l’immersione, davanti ad una tazza di caffellatte, in un universo che ci ha colpite più di quanto non potessimo immaginare.
Per quel che mi riguarda, prima di lasciare la parola ad alcune delle mie compagne di lettura, è stata un’esperienza bellissima. Non solo per l’aver trovato persone che, come me, amano leggere e non hanno paura di passare il venerdì sera sotto le coperte, con un pigiama con i gufi, a leggere. Persone lette in altre contesti, conosciute per altri motivi, e poi unite un po’ per caso in un piccolo gruppo che spero rimanga a farmi compagnia per molti altri lunedì, con cui squittire o strillare perché non siamo state in grado di diluire i capitoli nel tempo e, puntualmente, il mercoledì siamo state costrette a trovare qualcos’altro da leggere per rispettare le scadenze. Fortuna per noi, abbiamo già una lunga lista di libri in attesa e giusto ieri abbiamo dato il via alla seconda lettura collettiva proprio con il seguito, The scorch trials  – quindi, bando alle ciance, diamo a quello appena concluso lo spazio che merita.

Continua a leggere


1 Commento

Il Club del Libro: “Il labirinto”, James Dashner.

Ci abbiamo messo un po’, ad organizzarci.
Ma sotto sotto sono fermamente convinta che un po’ fosse inevitabile: abbiamo sempre letto gli stessi libri, grossomodo negli stessi periodi, finendo col discuterne per lo più su Twitter. Così alla fine, complici le infinite comodità di GR, abbiamo tagliato la testa al toro e formato un temibilissimo Club del Libro. Siamo Federica, Silvia, Cecilia, Chiara, Veronica. E abbiamo iniziato con “Il labirinto”, di James Dashner. Perché siamo delle pive e non avevamo idea della palude ansiogena in cui ci saremmo trovate invischiate!

Titolo: Il labirinto
Titolo originale: The maze runner (#1)
Autore: James Dashner
Editore: Fanucci
Pagine: 428
Anno: 2011

Sinossi
Quando Thomas si sveglia, le porte dell’ascensore in cui si trova si aprono su un mondo che non conosce. Non ricorda come ci sia arrivato, né alcun particolare del suo passato, a eccezione del proprio nome di battesimo. Con lui ci sono altri ragazzi, tutti nelle sue stesse condizioni, che gli danno il benvenuto nella Radura, un ampio spazio limitato da invalicabili mura di pietra, che non lasciano filtrare neanche la luce del sole. L’unica certezza dei ragazzi è che ogni mattina le porte di pietra del gigantesco Labirinto che li circonda vengono aperte, per poi richiudersi di notte. Ben presto il gruppo elabora l’organizzazione di una società ben ordinata e disciplinata dai Custodi, nella quale si svolgono riunioni dei Consigli e vigono rigorose regole per mantenere l’ordine. Ogni trenta giorni qualcuno si aggiunge a loro dopo essersi risvegliato nell’ascensore. Il mistero si infittisce un giorno, quando – senza che nessuno se lo aspettasse – arriva una ragazza. È la prima donna a fare la propria comparsa in quel mondo, ed è il messaggio che porta con sé a stupire, più della sua stessa presenza. Un messaggio che non lascia alternative. Ma in assenza di altri mezzi visibili di fuga, il Labirinto sembra essere l’unica speranza del gruppo o forse potrebbe rivelarsi una trappola da cui è impossibile uscire.


Lascia un commento

Recensione: “Tu contro di me”, Jenny Downham.

Ultimo sforzo prima delle ultime vacanze del semestre! E quale miglior modo per affrontare questo tostissimo lunedì se non con un libro che ho amato follemente e che mi ha tenuto compagnia qualche mese fa? Studiare non rientra nelle opzioni disponibili, no. E nel mentre inizia pure una nuova avventura virtuale con un bunch di very lovely people, di cui spero di riuscire a parlare più approfonditamente la prossima settimana – sperando di riuscire a sopravvivere alle abbuffate pasquali che, ahimè, mietono sempre più vittime di quanto si voglia credere!

Tu contro di me - Jenny DownhamTitolo: Tu contro di me
Titolo originale: You against me
Autore: Jenny Downham
Editore: Bompiani
Pagine: 388
Anno: 2011

Giudizio: 4/5

Sinossi
Due normali famiglie inglesi, una povera, i McKenzie, l’altra ricca, i Parker. Michael McKenzie è un ragazzo mite e sensibile. Lavora in un pub, ha due fratelli, una madre depressa e alcolizzata e un problema da risolvere: sua sorella Karyn è stata violentata da Tom Parker, che è stato arrestato ma subito messo in libertà vigilata grazie ai soldi e alle conoscenze del padre. Tom vuole vendicarsi, come minimo riempire Tom di botte facendosi aiutare da Jacko, il suo amico del cuore. Ma a casa dei Parker si festeggia il rilascio di Tom: non c’è nulla da fare. Eppure no, qualcosa ce: lo sguardo che Michael scambia con Ellis, la sorella minore di Tom. E amore a prima vista, anche se Ellis non sa nulla di Michael, e lui nulla le rivela di sé. Cerca piuttosto di carpire informazioni su Tom, mentre Ellis deve fronteggiare la cattiveria delle compagne di scuola e Karyn va in crisi. Ma alla fine Ellis scopre chi è veramente il suo innamorato. Non c’è più tempo, è lei ora a dover prendere una decisione: quella di dire finalmente la verità, tutta la verità su quella maledetta storia che ha rovinato la sua famiglia e quella di Michael.

Continua a leggere


3 commenti

Recensione: Trilogia “Le origini”, Cassandra Clare.

A Federica, che l’ha aspettata per mesi.

Titolo: L’angelo
Titolo originale: Clockwork angel
Autore: Cassandra Clare
Editore: Mondadori
Pagine: 474
Anno:  2011

Giudizio: 3.5/5

Sinossi
Tessa Gray, orfana sedicenne, lascia New York dopo la morte della zia con cui viveva e raggiunge il fratello ventenne Nate, a Londra. Unico ricordo della vita precedente, una catenina con un piccolo angelo dotato di meccanismo a molla, appartenuto alla madre. Quando il fratello maggiore scompare all’improvviso, le ricerche portano la ragazza nel pericoloso mondo sovrannaturale della Londra vittoriana. Sarà rapita, ingannata, sfruttata per la sua straordinaria capacità di trasformarsi e assumere l’aspetto di altre persone. La salveranno due Shadowhunters, Will e Jem, destinati a combattere i demoni, nonché a mantenere l’equilibrio tra i Nascosti e fra questi e gli umani. Tessa sarà costretta a fidarsi. Si unirà a loro nella lotta contro i demoni per poter imparare a controllare i propri poteri e riuscire finalmente a trovare Nate. Ma tutto ciò la porterà al cuore di un arcano complotto che minaccia di distruggere gli Shadowhunters, e le farà scoprire che l’amore può essere la magia più pericolosa di tutte.

Titolo: Il principe
Titolo originale: Clockwork prince
Autore: Cassandra Clare
Editore: Mondadori
Pagine: 495
Anno:  2012

Giudizio: 3/5

Sinossi
In una Londra vittoriana fosca e inquietante, e nel suo magico mondo nascosto, Tessa Gray crede di avere finalmente trovato tranquillità e sicurezza con gli Shadowhunters, i cacciatori di demoni, che proteggono lei e il suo terribile potere dalle mire del perfido Mortmain. Ma con lui e il suo esercito di automi ancora in azione, il Consiglio vuole spodestare Charlotte Fairchild, per affidare il comando a Benedict Lightwood, uomo senza scrupoli e affamato di potere. Nella speranza di salvare Charlotte, Will, Jem e Tessa decidono di svelare i segreti del passato di Mortmain e scoprono sconvolgenti legami fra gli Shadowhunters e la chiave del mistero dell’identità di Tessa. La ragazza, intrappolata nei sentimenti che prova per Will e Jem, si trova a dover compiere una scelta cruciale quando scopre in che modo gli Shadowhunters abbiano contribuito a fare di lei “un mostro”. Sconvolta, Tessa è tentata di schierarsi con il fratello Nate dalla parte di Mortmain. Ma a chi è davvero fedele? E chi ama, nel profondo del suo cuore? Soltanto lei può scegliere se salvare gli Shadowhunters di Londra oppure distruggerli per sempre.

Titolo: La principessa
Titolo originale: Clockwork princess
Autore: Cassandra Clare
Editore: Mondadori
Pagine: 553
Anno:  2013

Giudizio: 3.5/5

Sinossi
Una rete d’ombra si stringe sempre di più intorno agli Shadowhunters dell’Istituto di Londra. Mortmain progetta di usare un esercito di automi spietati per distruggere una volta per tutte i Cacciatori. Gli manca un solo elemento per completare l’opera: Tessa Gray. Intanto, Charlotte Branwell, capo dell’Istituto, cerca disperatamente di trovarlo per impedirgli di scatenare l’attacco. E quando Mortmain rapisce Tessa, Will e Jem, i ragazzi che ambiscono alla conquista del suo cuore, fanno di tutto per salvarla. Perché anche se Tessa e Jem sono fidanzati ufficialmente, Will è ancora innamorato di lei, ora più che mai. Tuttavia, mentre chi le vuole bene unisce le forze per strapparla alla perfidia di Mortmain, Tessa si rende conto che l’unica persona in grado di salvarla dal male è lei stessa. Ma come può una sola ragazza, per quanto capace di comandare il potere degli angeli, affrontare un intero esercito? Pericoli e tradimenti, segreti e magia, oltre ai fili sempre più ingarbugliati dell’amore e dell’abbandono si legano e si confondono mentre gli Shadowhunters vengono spinti sull’orlo del precipizio, in un finale che lascia con il fiato mozzo.

Continua a leggere


Lascia un commento

Recensione: “Cose che nessuno sa”, Alessandro D’Avenia.

Io ve lo dico, sono stata cattiva. Siamo tutti d’accordo, è quasi Natale. Ma, per l’appunto, c’è un quasi che potrebbe giustificare l’altissimo livello di acidità di questa recensione e immagine che, una volta conclusa la lettura, vi sarà più chiaro il perché di questa doverosa premessa. Detto ciò, ho davanti le due settimane più brutte di tutto questo primo semestre, tutto studio e esami, quindi taglio corto e torno agli altri libri che mi fanno compagnia in queste grigie – un po’ nevose – giornate forlivesi.

Cose che nessuno sa - Alessandro D'AveniaTitolo: Cose che nessuno sa
Autore: Alessandro D’Avenia
Editore: Mondadori
Pagine: 332
Anno: 2011

Giudizio: 2/5

Sinossi
Margherita ha quattordici anni e sta per varcare una soglia magica e misteriosa: l’inizio del liceo. Un mondo nuovo da esplorare e conquistare, sapendo però di poter contare sulle persone che la amano. Ma un giorno, tornata a casa, ascolta un messaggio nella segreteria telefonica: è di suo padre, che non tornerà più a casa. Margherita ancora non sa che affrontando questo dolore si trasformerà a poco a poco in una donna, proprio come una splendida perla fiorisce nell’ostrica per l’attacco di un predatore marino. Accanto a lei ci sono la madre, il fratellino vivace e sensibile e l’irriverente nonna Teresa. E poi Marta, la compagna di banco sempre sorridente, e Giulio, il ragazzo più cupo e affascinante della scuola. Ma sarà un professore, un giovane uomo alla ricerca di sé eppure capace di ascoltare le pulsazioni della vita nelle pagine dei libri, a indicare a Margherita il coraggio di Telemaco nell’Odissea: così che il viaggio sulle tracce del padre possa cambiare il suo destino. Continua a leggere