Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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#Blogmas – day 25!

Buon Natale, ancora e ancora, fino a quando non vi usciranno pandoro e panettone dalle orecchie!
Vi scrivo nel momento in cui posso dire di essere ufficialmente sopravvissuta a un cenone, un pranzo e una cena (a base di avanzi, ma pur sempre cena), ai miei pochi parenti e posso persino azzardarmi ad aggiungere che è stato un bel Natale. Certo, mia zia ci ha spennati tutti sia al gioco dell’oca che a tombola, ma non è che si possa aver tutto… sono stata ampiamente ripagata da regali meravigliosi e da sorrisi incredibili, in un crescendo di sorprese iniziate già il 24 all’alba.
La cosa triste è che oggi giunge a conclusione la prima edizione del #blogmas e spero di cuore che questa iniziativa di gruppo vi sia piaciuta quanto è piaciuta a me. In questo mese di email, idee e proposte ho avuto modo di lavorare – virtualmente – gomito a gomito con sei blogger assolutamente meravigliose e non cambierei una virgola di questa squadra che si è venuta a creare. Grazie a Cee, per essere l’amica meravigliosa che è, ad Annachiara, per avermi accolta sotto la sua ala protettrice, a Federica, pandollina del Club del Libro e persona stupenda, e ad Erika, Franci e Kikka per aver abbracciato questo progetto con entusiasmo, competenza e fantasia senza fine. Sono tutte blogger eccezionali e ogni giorno lo dimostrano, ma sopra ogni altra cosa sono anche persone stupende, dal cuore d’oro e straordinariamente disponibili. Fortunato chi può averle come amiche ogni giorno, di persona!
Ma so che a voi preme sapere altro, bestioline curiose! Come vi abbiamo già annunciato più e più volte, oggi si chiude anche lo spettacolare giveaway e qualche fortunato/a riceverà un dono tardivo e potrà fingere di averlo scovato per sbaglio sotto l’albero. Cosa abbiamo messo in palio?

Arouse (A Spiral of Bliss #1), Nina Lane (eng)
Potete leggere qui la recensione di Annachiara, su Please Another Book.

Trama: Alle prese con un passato tormentato, la studentessa Oliva Winter una volta conduceva una vita seria ma isolata. Poi ha incontrato il Professore Dean West, un brillante studioso di storia medievale che ha sciolto le inibizioni di Liv e le ha insegnato il significato dell’amore e del piacere sessuale. Ma dopo tre anni di matrimonio, lussurioso e pieno di contentezza, Liv e Dean si ritrovano ad affrontare una crisi che minaccia tutto quello che credono l’uno sull’altro. Frustrata per i suoi fallimenti professionali, la ricerca di Liv di uno scopo la porta a considerare una delle cose che aveva escluso dal principio: un  bambino. Quando Dean tentenna, le tensioni nascoste escono in superficie. Liv viene assillata da dubbi e paure su quanto bene conosce sé stessa e suo marito. Dean lotta per proteggere il loro passionale matrimonio, ma neanche lui può sconfiggere la devastante onda di sfiducia che sta investendo la loro relazione. Quando la ricerca di Liv forza Dean a rivelare i propri oscuri segreti, le conseguenze potrebbero separarli per sempre. 

Trevor, James Lecesne
Potete leggere qui la recensione di Cee, su Se solo sapessi dire.

Trama: Trevor, tredici anni, è un inguaribile ottimista, uno spirito effervescente ed entusiasta, un artista in erba che con la sua vita sogna di cambiare il mondo, proprio come Lady Gaga. A scuola, però, le sue passioni iniziano ad attirargli battutine e insulti, che nella sua limpida ingenuità Trevor non capisce, e così facendo contribuisce a rinfocolare. Abbandonato dagli amici, frainteso dal mondo degli adulti, genitori compresi, Trevor si ritrova presto affibbiata l’etichetta di gay. Una storia che si ripete spesso in molte scuole del nostro Paese. Per fortuna, però, nel caso di Trevor questo è solo l’inizio.

Noi siamo grandi come la vita, Ava Dellaira
Qui la mia recensione.

Trama: Tutto comincia con un compito in classe. «Scrivi una lettera a una persona famosa che non c’è più.» Per Laurel è il primo giorno in una nuova scuola, e si sente trepidante, spaventata, e con tanta voglia e paura di cominciare. Si sente anche vuota: quel vuoto gigantesco che si chiama May, la sorella più grande che se n’è andata silenziosamente durante l’estate, lasciandole un dolore esterrefatto e incredulo. Laurel scrive a Kurt Cobain, perché era il cantante preferito di May. E poi scrive a Amy Winehouse, Elizabeth Bishop, River Phoenix. Tutte persone che sua sorella amava. E che, come May, sono morte. Persone che possono ascoltare ciò che Laurel ha da raccontare – il suo primo anno di liceo, le cotte, le amicizie, l’emozione di crescere – e aiutarla a comprendere, e superare, un dolore troppo grande per i suoi quindici anni.

Un regalo per te, Nora Roberts

Trama: Arriva un momento dell’anno in cui tutto assume un’aria speciale, in cui pare che i miracoli avvengano davvero e la speranza si accende di nuovo, tanto da spingerci a desiderare l’impossibile, o quasi. È il Natale! Saranno le luminarie, il freddo, la neve… tutto appare diverso a grandi e piccini. Che si tratti di un giornalista che vuole riavere con sé la ragazza che ha lasciato, o di una coppia di gemelli che desiderano una nuova mamma – e hanno già in mente chi sarebbe perfetta per papà – oppure di un tipo solitario, che chiede solo di essere lasciato in pace, il Natale ha in serbo un regalo che può cambiare la vita in meglio. Basta lasciarsi andare e seguire l’amore. Il resto viene da sé.

And the winners are… *inserire rullo di tamburi*

Arouse (A Spiral of Bliss #1) di Nina Lane (eng) — Angela
Noi siamo grandi come la vita di Ava Dellaira (ita)  — Alessandra P.
Trevor di James Lecesne (ita) — Maria Cristina
Un regalo per te di Nora Roberts (ita) — PetPigeon Maddox

Complimenti a tutte, e grazie per le meravigliose fotografie che ci avete mandato! Manca solo un’ultima formalità, ossia inviare i vostri indirizzo allo stranoto – e spero non troppo intasato di spam, dopo tutta questa pubblicità – ladyjadis@hotmail.it, così che vi possa inviare il meritato pacco regalo. Grazie anche a chi non ha vinto, ma ha partecipato e ci ha tenuto compagnia in questo conto alla rovescia mozzafiato e natalizio fino al midollo nonostante l’insospettabile Grinch interna alla squadra blogger (ma ti vogliamo bene lo stesso, Anna!). Grazie, grazie, grazie!

Che altro posso dirvi, senza diventare eccessivamente emotiva? Spero questa giornata sia stata bella e piena di sorrisi – la mia sicuramente! – e che le prossime lo siano altrettanto, in modo da arrivare a una chiusura di anno serena. Non amo capodanno, sarà un gran risultato se riuscirò a non innervosirmi e litigare puntualmente con il mio ragazzo perché unico capro espiatorio della mia ansia da grandi eventi sociali (#moroso, se mi leggi, ricordati che quest’anno vedi meno me dei tuoi amici, ergo stai di più con me!!), ma male che vada sarò quella rintanata in un angolino con il kobo che legge felice e beata con i piedi davanti al caminetto. Bene. E adesso che vi ho raccontato i fatti miei e sono in pace col mondo, vi auguro di nuovo un felice Natale e vi mando tutto il mio affetto. A presto!

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#6 WWW Wednesday – Blogmas edition

Friendly reminder: questo meme è stato creato da MizB di ShouldBeReading. Siccome è una vita che non ne faccio uno, ho pensato di utilizzarlo per fare un riassunto di quello che ho letto durante il mese appena passato. Pur non trattandosi di una tappa ufficiale del #Blogmas ormai praticamente concluso, raccoglie una breve panoramica di una parte delle mie letture a tema Natale ed è, di fatto, l’ennesima occasione che ho per augurarvi di trascorrere la Vigilia in serenità, con le persone che amate, tra montagne di cibo, sorrisi e risate – e possibilmente un sacco di libri belli impacchettati sotto l’albero.

WHAT ARE YOU CURRENTLY READING?

Corinne Savarese, Una Str…ega sotto l’albero
Durante un’intervista televisiva Amanda De Winter, l’interior designer più quotata tra le star di Hollywood, soprannominata la Regina di Ghiaccio per il carattere pessimo e il totale distacco dall’amore, annuncia al mondo di volersi regalare un toy boy.
Anthony Costello è il suo assistente da due anni e la odia con tutto il cuore. Per lui lei è la Strega, la Stronza, il Male, il Demonio. Ma quando suo zio Toruccio gli prospetta un bel matrimonio con Concetta la Caciotta e un futuro di tanti Caciottini, Anthony capisce che l’unica via di fuga è proprio lei: Amanda. Mettendo in pratica tutte le lezioni di marketing assimilate in anni di studio e lavoro, escogita il piano perfetto: lei sarà la finta fidanzata e lui sarà … il suo toy boy. Il fisico non gli manca e nemmeno la grinta per entrare nel ruolo.
I due iniziano la loro appassionante love story fatta di finti scoop, sorrisi forzati e servizi fotografici sulle pagine delle riviste patinate. Ma, complici la magia del Natale e una sempre più irresistibile attrazione, l’amore sarà il regalo che troveranno sotto l’albero.

WHAT DID YOU RECENTLY FINISH READING?

Robyn Carr, Natale a Virgin River
Giudizio:
 ★★☆☆☆
Questo libricino – praticamente una novella se guardiamo al numero di pagine – nasce come prequel di una saga romance ambientata nel pittoresco paesino di Virgin River. Annie è una ragazza di campagna, con la testa sulle spalle e piedi ben piantati a terra: gestisce il proprio salone di bellezza, ha il proprio appartamento e vive il Natale con l’impazienza di chi aspetta questa giornata per poterla trascorrere assieme alla propria famiglia. Nathaniel, al contrario, non vede l’ora di scappare, dal Natale, e dalla prospettiva di passarlo prigioniero su una nave da crociera. Non a caso il bel veterinario della contea ha in programma di passare dieci giorni su una spiaggia caraibica, in compagnia dei suoi vecchi amici dell’università, circondato da bellezze in micro-bikini. Nessuno dei due ha messo in conto di doversi occupare di otto cuccioli abbandonati a pochi giorni dalla nascita, né tantomeno di innamorarsi. Eppure, complice proprio la cucciolata bisognosa di cure e la magica atmosfera di un bianco Natale, le cose prenderanno una piega inaspettata, con un immancabile lieto fine. Natale a Virgin River è una storia carina messa sulla carta, con tutti i giusti ingredienti per diventare una piccola chicca da gustare in un pomeriggio ozioso. Eppure risulta piatta, mal scritta, poco appassionante. Non so se tutta la saga si trascina sugli stessi ritmi assolutamente prevedibili e con personaggi poco approfonditi, un po’ scontati e difficili da inquadrare del tutto, ma spero proprio di no. Sarà che arrivavo da una lettura assolutamente perfetta, sarà che sono schizzinosa, ma non ho saputo gustarmela come avrei voluto. Peccato perché, ripeto, l’idea era buona e assolutamente adorabile.

Virginia Bramati, Meno cinque alla felicità!
Giudizio: ★★★★☆

Costanza è una giornalista finanziaria, tostissima, che dalla piccola Varate – in Brianza – si è trasferita nella caoticissima New York. Ma è proprio a casa che deve fare ritorno, sollecitata dalla voce del padre venuto a mancare di recente e dalla preoccupazione sempre più grande che le laconiche telefonate a casa continuano a suscitarle. E che brutta sorpresa, rientrare nella trattoria Moretti e scoprire che il Natale ancora non è arrivato! Che non ci sono decorazioni, che non ci sarà il tradizionale pranzo a base di oche – diventate improvvisamente le protette della piccola Nuccia – e che la sua vecchia stanzetta è stata affittata ad un misterioso muratore estone! Cinque giorni sembrano davvero pochi, una manciata di ore in cui a malapena ci si fa passare il jet lag, eppure… la magia del Natale non guarda in faccia nessuno e Costanza dovrà affrontare non solo sua madre e sua sorella, sconvolte da un lutto ancora troppo vicino, ma anche se stessa, nel tentativo di accontentare un padre che sembra avere grandi piani e grandi progetti per la sua famiglia, prima di lasciarla definitivamente.
Meno cinque alla felicità! è un libricino adorabile, nel vero senso della parola. Divertente, appassionante, straordinariamente genuino nel tratteggiare una realtà così meravigliosamente italiana da scaldare il cuore. È raro che un romanzo ambientato in Italia mi faccia questo effetto. Generalmente tendo a trovarli noiosi, esagerati, poco credibili. In questo caso, invece, è stato impossibile non innamorarmi di questi personaggi così particolari, da Nuccia – la bambina che parla alle oche con il pallino dell’origine dei nomi propri – ad Andrej – tutt’altro che muratore, tutt’altro che estone, ma ortopedico e triestino (!!!) -, dal piccolo Gabriele – con un vocabolario culinario che si adatta a qualsiasi circostanza – al padre che, pur non essendo che una voce nella mente della figlia – vi farà sganasciare dalle risate in ogni occasione. Mi sono commossa, mi sono divertita. Cos’altro si potrebbe chiedere, ad una favola di Natale?

Jenny Hale, Il regalo più grande
Giudizio: ★★☆☆☆
Sulla carta, questo romanzo si presenta come degno figliolo del genere Kinsella: una storia fresca, un po’ paradossale forse ma fondamentalmente divertente e capace di stemperare tutte le assurdità di una fiaba moderna. Allison non sta vivendo un momento bellissimo, a trentadue anni è costretta a tornare a vivere sotto il tetto materno, perché momentaneamente senza lavoro, e a fare i conti con una sorella di successo che non manca, nel tentativo di aiutarla, di impicciarsi in questione che vorrebbe risolvere da sola. Quando decide di accettare il lavoro di direttrice nella storica dimora della famiglia Marley, è proprio su insistenza di Morgan (la sorella) che sta occupandosi proprio della vendita dell’immobile. Ma quando si ha l’acqua alla gola, non è proprio possibile sputare nel piatto in cui si mangia e la prospettiva di uno stipendio da capogiro non è esattamente così indigesta, tanto più che Robert – il suo diretto superiore – è un uomo difficile da disdegnare. Allie farà ben presto la conoscenza di questa famiglia ricchissima e sgangherata, tenuta assieme unicamente dalla stessa casa che sta per esser venduta a qualcun altro, e deciderà di regalare loro un magnifico ultimo Natale, che tutti possano ricordare.
Il regalo più grande avrebbe potuto essere davvero una storia carina. Peccato i suoi personaggi siano fastidiosi, stereotipati o peggio ancora maltrattati dalla stessa autrice. Allie in primis è una donnicciola superficiale, indecisa, incapace di fare chiarezza sui suoi stessi sentimenti, che accetta il corteggiamento di un uomo molto più coinvolto di quanto l’autrice stessa non volesse lasciar intendere e al tempo stesso ne corteggia spudoratamente un altro che è completamente incapace di mostrare la ben che minima traccia di calore umano. Non c’è magia natalizia che tenga, quando un libro è sviluppato male. Ed è questo il caso: le premesse c’erano tutte, ma il risultato, alla fine della fiera, è decisamente discutibile.

WHAT ARE YOU GOING TO READ NEXT?

Anne McCaffrey, Il volo del drago
Il terzo pianeta di Rubkat era un luogo splendidamente adatto alla vita. Non appena l’uomo lo aveva scoperto si era affrettato a colonizzarlo. La prima spedizione che si era insediata sul pianeta Pern non aveva badato allo strano corpo celeste che descriveva un’orbita attorno ad esso. Ogni duecento anni quel mondo vagante riproponeva la sua minacciosa presenza e fu per questo che i coloni di Pern avevano creato una nuova specie: i Draghi. Essi erano in grado di fronteggiare la minaccia proveniente dallo spazio. Occorrevano però facoltà mentali superiori per allevare e addestrare un Drago, così si sviluppò l’ordine dei Dragonieri che finì per costituire una razza a sé e divenne protagonista di una serie di avventure che si trasformarono in leggenda.

È tradizione, a Natale mi regalo un fantasy.
L’anno scorso ho letto La prescelte e l’erede, di Jacqueline Carey, che non è esattamente un fantasy ma insomma… Quest’anno ho deciso di tornare al mio grande, enorme, mastodontico amore di sempre: i draghi. E i cavalieri di draghi. Perché sì, ho un debole non indifferente per questi lucertoloni terribili, ma non ho mai abbastanza tempo a disposizione per approfondire il tema quanto meriterebbe. Non ho mai letto nulla della McCaffrey, ma nel momento in cui ho letto la sinossi di questo romanzo – il primo di una saga infinita! – ho sentito le dita prudere per la voglia di saperne di più. In un certo senso, è un regalo a me, da parte mia.

Cassandra Clare, Le cronache di Magnus Bane
Chi è davvero Magnus Bane? È forse l’individuo misterioso che s’insinua nelle trame della Rivoluzione francese, o lo strampalato europeo che crea scompiglio in un remoto Perù dell’epoca coloniale, o il venditore di alcolici che sfida il proibizionismo nella Manhattan degli anni Venti? E se invece fosse soltanto un giovane alla moda, sempre pronto a scendere in pista nelle discoteche più elettrizzanti nella New York degli anni Settanta? Cassandra Clare ci accompagna attraverso luoghi ed epoche affascinanti alla scoperta dei retroscena più avvincenti del passato di Magnus Bane, eclettico e inafferrabile personaggio che ha vissuto mille vite in una, tutte legate da un filo rosso: la perenne lotta tra la forza dell’amore e quella del destino, a cui nessuno può opporsi, neppure il Sommo Stregone degli Shadowhunters.

E qua, ragazzi miei, entrate in gioco anche voi.
Perché per la prima volta nella mia brevissima carriera di bookblogger, ho deciso di organizzare assieme a Cristina e Airals, due sante che mi stanno sopportando da bel po’ di email, una lettura corale! Le regole sono semplici:

  • Per commentare la lettura su Twitter usate il tag #CronacheBaneCR o taggate direttamente noi (@AiralsBooks @maistatachiara @SpeziaC );
  • Per aderire, iscrivetevi qui.

Le storie sono state suddivise per settimane, e qui trovate il calendario.

1. ‘Cosa accadde in Perù’  – Dal 10 al 16 gennaio 2015
2. ‘La fuga della Regina’ – Dal 17 al 23 gennaio 2015
3. ‘Vampiri, scones ed Edmund Herondale’ – Dal 24 al 30 gennaio 2015
4. ‘L’erede di mezzanotte’ – Dal 31 gennaio al 6 febbraio
5. ‘L’origine dell’Hotel Dumort’ – Dal 7 al 13 febbraio
6. ‘Alla ricerca di Raphael Santiago’ – Dal 14 al 20 febbraio
7. ‘La caduta dell’Hotel Dumort’ – Dal 14 al 20 febbraio
8. ‘Un regalo di compleanno per Alec’ – Dal 21 al 27 febbraio
9. ‘L’ultima sfida dell’Istituto di New York’ – Dal 21 al 27 febbraio
10. ‘Il corso di un amor cortese’ – Dal 28 febbraio al 6 marzo

Banedefinitivo


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#28 Teaser Tuesday

Joy to the world! Natale è davvero a un tiro di schioppo, e proseguono i teaser a tema. Quello di oggi è tratto dalle pagine di un romanzetto che, lo ammetto, non mi sta facendo impazzire più di tanto. Sarà il punto di vista maschile, sarà l’estrema arroganza di questo punto di vista maschile, ma sto facendo davvero fatica a lasciarmi coinvolgere. Vedremo come va!

«Come l’hanno presa, lo zio e Concetta?»
Lui si siede alla scrivania, si lascia andare contro lo schienale della sedia girevole e, con le rotelle, si avvicina a me. «Come vuoi che siano rimasti? Tuo zio era furioso, anche se cercava di non mostrarlo. Ormai lo conosco. Li vedo, i fulmini dietro quegli occhi da siciliano. Le apparenze prima di tutto, vero?» Mi dà una pacca sulla spalla.
«Già…» rispondo. «E Concetta?»
«Sei proprio un pezzo di merda! Quella povera ragazza già sognava l’abito da sposa per la vigilia di Natale e Gesù Bambino sotto l’albero. Me l’ha detto lei, sai? Mi ha riferito che prima della festa sei andato a casa sua e le hai regalato quel vestito là, che poteva voler dire solo una cosa… E così ha cominciato a farsi la sua versione speciale del film Love actually
«Scommetto che io ero Hugh Grant!»
«Dai, non fare lo stronzo. Hai spezzato il cuore di quella povera ragazza, non ci pensi a come può stare adesso?»
«Mmm… forse non sta proprio sorridendo, hai ragione. Magari ha smesso.» Non posso evitare di ridere da solo alla mia battuta cinica.
«Allora sei proprio un coglione! È una brava ragazza. L’ho conosciuta… sai, nel tentativo di riparare al tuo danno. Nonostante te ne fossi andato, ho cercato di mettere una pezza. Insomma, ti ho parato il culo.»
Matt mi sembra un po’ troppo preso dal discorso di Concetta, ma non ho tempo di chiarire perché Amanda appare alla porta del suo studio e ringhia: «Tu. Dentro!».


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#Blogmas – day 22: Natale a Hogwarts.

Quando ero più piccola, le settimane immediatamente precedenti al Natale volevano dire una cosa soltanto: Harry Potter.
Ricordo perfettamente il senso di aspettativa che riempiva le mie giornate man mano che la data di pubblicazione si faceva sempre più vicina e il momento in cui avrei potuto passare ore intere rannicchiata sul divano, sotto una copertina, a leggere dell’universo fantastico con cui sono cresciuta era sempre meno un sogno ad occhi aperti. In un certo senso, come moltissime altre persone della mia età e non solo, Hogwarts  è stato il luogo magico dove, ogni anno per sette anni, ho fatto fedelmente ritorno durante le vacanze di Natale: come potevo, quindi, non dedicare all’unica scuola al mondo che mi abbia mai fatto venir voglia di andare in collegio un post? Non potevo, appunto.


Harry Potter e la pietra filosofale
La vigilia di Natale, Harry andò a letto pregustando le leccornie e i divertimenti dell’indomani, senza aspettarsi nessun regalo. Ma al suo risveglio, il mattino seguente di buon’ora, la prima cosa che vide ai piedi del 
suo letto fu un mucchio di pacchetti.
«Buon Natale!» gli fece Ron ancora assonnato, mentre Harry si alzava e si infilava la vestaglia.
«Anche a te» gli rispose. «Ma… hai visto che roba? Ho ricevuto dei regali!»
«E che cosa ti aspettavi, un mazzo di rape?» disse Ron voltandosi a guardare i suoi regali, che erano molto più numerosi di quelli di Harry.
Harry prese il primo pacchetto dalla cima del mucchio. Era avvolto in una spessa carta da pacchi, con su scarabocchiato: A Harry da Hagrid. Dentro c’era un flauto di legno rozzamente intagliato. Evidentemente, Hagrid lo aveva fatto con le sue mani. Harry ci soffiò dentro… faceva un suono simile al verso di una civetta.
Il secondo pacchetto era piccolissimo e dentro c’era un biglietto: Abbiamo ricevuto il tuo messaggio e accludiamo il regalo di Natale per te. Zio Vernon e zia Petunia. Attaccata al biglietto col nastro adesivo c’era una moneta da mezza sterlina.
«Molto carino da parte loro» disse Harry.
Ron era affascinato dalla moneta.
«Questa poi!» disse. «Che forma strana! Ma davvero sono soldi?»
«Puoi tenerla se vuoi» lo incoraggiò Harry ridendo della contentezza di Ron. «Allora, ho aperto quello di Hagrid e quello dei miei zii… e questi altri, chi me li manda?»
«Credo di sapere da chi viene quello» disse Ron arrossendo leggermente e indicando un grosso pacco informe. «Da mia mamma. Le ho detto che non ti aspettavi nessun regalo, e allora… Oh, no!» gemette poi. «Ti ha fatto un maglione alla Weasley!»
Harry aveva aperto il pacchetto e ci aveva trovato un pesante maglione di lana lavorato ai ferri, color verde smeraldo, e una grossa scatola di caramelle mou fatte in casa.
«Ci fa un maglione per uno tutti gli anni» disse Ron scartando il suo, «e i miei sono sempre bordeaux».
«Ma che gentile!» disse Harry assaggiando una caramella, che era molto gustosa.
Anche il pacco successivo conteneva dolci: una grossa scatola di Cioccorane da parte di Hermione.
Rimaneva un ultimo pacchetto. Harry lo prese in mano e tastò. Era molto leggero. Lo scartò.
Ne scivolò fuori qualcosa di fluente e color grigio argento che cadde a terra in un mucchietto di pieghe lucenti. Ron rimase senza fiato.
«Ne ho sentito parlare, di quelli» disse in un sussurro, lasciando cadere la scatola di Tuttigusti+1 che aveva ricevuto da Hermione. «Se è quel che penso… sono molto rari e veramente preziosi».
«Che cos’è?» Harry raccolse da terra lo scintillante drappo argenteo. Era stranissimo al tatto, come fosse tessuto con l’acqua.
«È un Mantello dell’Invisibilità» disse Ron con un timore reverenziale dipinto sul volto. «Ne sono sicuro… provalo!»
Harry se lo gettò sulle spalle e Ron gridò.
«È come dico io! Guarda giù!»
Harry si guardò i piedi, ma quelli erano spariti. Corse allo specchio. Non c’erano dubbi: l’immagine riflessa era fatta soltanto di una testa sospesa a mezz’aria sopra un corpo completamente invisibile. Si tirò il Mantello sulla testa e scomparve del tutto.
«C’è un biglietto!» disse Ron d’un tratto. «È caduto un biglietto».
Harry si tolse il Mantello e lo prese. Scritte con una grafia stretta e sinuosa che non aveva mai visto prima, si leggevano le seguenti parole:

Tuo padre me l’aveva dato prima di morire. È giunto il momento che tomi a te. Fanne buon uso.
Buon Natale

Harry Potter e la Camera dei Segreti
«Sveglia!» disse in tono squillante aprendo le tende delle finestre.
«Hermione… non dovresti essere qui» disse Ron riparandosi gli occhi dalla luce.
«Buon Natale anche a te» disse Hermione lanciandogli il suo regalo. «Io sono in piedi da quasi un’ora e sono andata ad aggiungere altre mosche Crisopa alla pozione. È pronta».
Harry si mise seduto sul letto, tutt’a un tratto sveglissimo.
«Ne sei sicura?»
«Affermativo» disse Hermione spostando Crosta, il topo di Ron, in modo da potersi sedere ai piedi del letto. «Se siamo sempre decisi a farlo, io dico che dovrebbe essere per stasera».
In quel momento, Edvige entrò in volo nella stanza portando nel becco un pacchettino.
«Ciao» la salutò Harry felice, mentre l’uccello atterrava sul suo letto. «Siamo di nuovo amici?»
Edvige gli mordicchiò l’orecchio in segno di affetto e per Harry fu un regalo molto più bello di quello che lei gli aveva recapitato, e che risultò provenire dai Dursley. Gli avevano mandato uno stuzzicadenti, insieme a un biglietto in cui gli dicevano di vedere se sarebbe potuto restare a Hogwarts anche per le vacanze estive.
Gli altri regali di Natale furono molto più gratificanti. Da Hagrid ricevette una grossa scatola di caramelle mou, che Harry mise ad ammorbidire davanti al fuoco; Ron gli aveva regalato un libro intitolato I Magnifici Sette, pieno di aneddoti interessanti sui Cannoni di Chudley, la sua squadra del cuore; Hermione gli aveva comprato una lussuosa penna d’aquila. Nell’ultimo pacco Harry trovò un altro dei famosi maglioni fatti a mano dalla signora Weasley e un grosso plum cake. Mentre riponeva il suo bigliettino di auguri fu assalito di nuovo dai sensi di colpa al pensiero dell’automobile del signor Weasley, che da quando era andata a schiantarsi contro il Salice Schiaffeggiante non s’era più vista, e di tutto quel po’ po’ di regole che lui e Ron stavano per infrangere.

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban
La mattina di Natale, Harry fu svegliato da Ron che gli gettava addosso un cuscino.
«Ehi! I regali!»
Harry afferrò gli occhiali e se li infilò, socchiudendo gli occhi nella penombra per vedere bene il mucchietto di pacchi apparso ai piedi del letto. Ron stava già strappando via la carta dai suoi regali.
«Un altro maglione dalla mamma… bordeaux, un’altra volta… guarda se ce l’hai anche tu».
Harry ce l’aveva. La signora Weasley gli aveva mandato un golf scarlatto con il leone dei Grifondoro ricamato davanti, una dozzina di tortini fatti in casa, un dolce di Natale e una scatola di croccante alle nocciole. Mentre metteva da parte tutte queste cose, scorse un lungo pacchetto sottile che era rimasto sotto.
«Che cos’è?» chiese Ron con in mano un paio di calzini bordeaux appena scartati.
«Non lo so…»
Harry strappò la carta e trattenne il respiro mentre una meravigliosa scopa lucente rotolava sul copriletto. Ron lasciò cadere i calzini e balzò giù dal letto per vedere più da vicino.
«Non ci posso credere» disse con voce roca.
Era una Firebolt, la gemella della meraviglia che Harry era andato a vedere tutti i giorni a Diagon Alley. Il manico scintillò mentre lo afferrava. Harry lo sentì vibrare e lasciò la presa: si librò a mezz’aria, da solo, esattamente all’altezza giusta per essere inforcato. Lo sguardo di Harry si spostò dal numero di serie inciso in oro sulla punta del manico, e poi giù giù fino agli aerodinamici ramoscelli di betulla perfettamente levigati che formavano la coda.
«Chi te lo manda?» chiese Ron a mezza voce.
«Guarda se c’è un biglietto» disse Harry.
Ron strappò la carta che aveva avvolto la Firebolt.
«Non c’è niente! Cavolo, chi spenderebbe così tanto per te?»
«Be’» disse Harry, stordito, «scommetto che non sono i Dursley».
«Io scommetto che è stato Silente» disse Ron, che ora si aggirava attorno alla Firebolt studiandone uno per uno i sontuosi dettagli. «Anche il Mantello dell’Invisibilità te l’aveva mandato anonimo…»
«Ma quello era di mio padre» disse Harry. «Silente me l’ha solo consegnato. Non spenderebbe centinaia di galeoni per me. Non può permettersi di regalare cose del genere agli studenti…»
«Ecco perché non vuole dire che è stato lui!» esclamò Ron. «Perché un idiota come Malfoy non possa dire che fa dei favoritismi. Ehi, Harry…» aggiunse scoppiando a ridere, «Malfoy! Aspetta che ti veda con quella! Ci resterà secco! Questa è una scopa mondiale

Harry Potter e il Calice di Fuoco
Harry si svegliò di soprassalto la mattina di Natale. Chiedendosi il perché, aprì gli occhi e vide una creatura dai grandissimi, tondi occhi verdi fissarlo di rimando nell’oscurità, così vicino che i loro nasi quasi si sfioravano.
«Dobby!» strillò Harry, ritraendosi così in fretta dall’elfo che quasi cadde dal letto. «Non farlo mai più!»
«Dobby è spiacente, signore!» squittì Dobby ansioso, balzando indietro, le lunghe dita premute sulla bocca. «Dobby vuole solo augurare a Harry Potter Buon Natale e dargli un regalo, signore! Harry Potter ha detto che Dobby poteva venire a trovarlo una volta o l’altra, signore!»
«Ok» disse Harry, il respiro ancora affannato, mentre il battito del cuore tornava normale. «Solo… solo la prossima volta dammi una spintarella, non so, non piombarmi addosso così…»
Harry tirò indietro le tende che circondavano il letto, prese gli occhiali dal comodino e li inforcò. Il suo strillo aveva svegliato Ron, Seamus, Dean e Neville. Tutti e quattro spiavano dalle fessure tra le loro tende, gli occhi gonfi e i capelli arruffati.
«Qualcuno ha cercato di aggredirti, Harry?» chiese Seamus assonnato.
«No, è solo Dobby» borbottò Harry. «Tornate a dormire».
«Nooo… i regali!» esclamò Seamus, notando il grosso mucchio ai piedi del suo letto. Ron, Dean e Neville decisero che ormai che erano svegli potevano anche loro dedicarsi all’apertura dei pacchi. Harry si voltò di nuovo verso Dobby, in piedi accanto al suo letto, ancora nervoso per aver spaventato Harry. C’era un ciondolo natalizio legato all’occhiello in cima al copriteiera.
«Dobby può dare a Harry Potter il suo regalo?» squittì esitante.
«Ma certo che puoi» disse Harry. «Ehm… anch’io ho qualcosa per te».
Era una bugia; non aveva comprato proprio niente per Dobby, ma aprì in fretta il baule ed estrasse un paio di calzini appallottolati particolarmente sformati. Erano i più vecchi e i più orrendi che avesse, giallo senape, ed erano appartenuti a zio Vernon. Erano superbitorzoluti perché Harry da un anno li usava per avvolgerci il suo Spioscopio. Estrasse lo Spioscopio e diede i calzini a Dobby, dicendo: «Scusa, mi sono dimenticato di impacchettarli…»
Ma Dobby ne fu davvero deliziato.
«I calzini sono i vestiti preferitissimi di Dobby, signore!» disse, sfilandosi quelli vecchi e mettendosi quelli di zio Vernon. «Io ne ha sette adesso, signore… ma, signore…» disse, gli occhi sgranati, dopo aver tirato su al massimo i calzini che ora sfioravano l’orlo dei pantaloncini, «loro ha fatto uno sbaglio al negozio, Harry Potter, loro ti ha dato due calzini uguali!»

Harry Potter e l’Ordine della Fenice
Ma come era potuto venirgli in mente di tornare a Privet Drive per Natale? La gioia di Sirius nell’avere di nuovo la casa piena, e soprattutto nel riavere Harry, era contagiosa. Non era più imbronciato come l’estate passata; pareva deciso a fare in modo che tutti si divertissero quanto a Hogwarts, se non di più, e trascorse i giorni prima di Natale a pulire e decorare senza sosta, con l’aiuto di tutti, così che quando andarono a dormire la sera della vigilia la casa era a stento riconoscibile. I lampadari anneriti non erano più carichi di ragnatele ma di ghirlande di agrifoglio e festoni d’oro e d’argento; mucchi di neve magica scintillavano sui tappeti lisi; un grande albero di Natale, procurato da Mundungus e addobbato con fate vive, nascondeva l’albero genealogico di Sirius, e perfino le teste d’elfo imbalsamate sulle pareti portavano barbe e cappelli da Babbo Natale.
La mattina di Natale, al suo risveglio, Harry trovò una pila di regali ai piedi del letto; Ron aveva già scartato metà della sua pila, decisamente più nutrita.
«Bel bottino, quest’anno» lo informò da dietro una nuvola di carta. «Grazie per la Bussola da Scopa, è stupenda; meglio del diario dei compiti di Hermione…»
Harry cercò tra i suoi regali e ne trovò uno con la calligrafia di Hermione. Anche a lui aveva regalato un libro che somigliava a un diario, ma quando lo si apriva diceva cose come: ‘Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi!’
Sirius e Lupin avevano donato a Harry una bellissima serie di libri dal titolo Magia Difensiva pratica: come usarla contro le Arti Oscure, che contenevano splendide illustrazioni animate a colori di tutte le controfatture e dei malefici descritti. Harry sfogliò avido il primo volume e vide subito che gli sarebbe stato utilissimo nei suoi programmi per l’ES. Hagrid gli aveva mandato un portamonete marrone, peloso e dotato di zanne, che Harry presumeva dovessero fungere da dispositivo antifurto, ma che purtroppo impedivano di metterci dentro i soldi a meno di farsi amputare le dita. Il regalo di Tonks era un modellino perfettamente funzionante di Firebolt, che Harry guardò volare per la stanza, desiderando di riavere la sua; Ron gli aveva regalato una scatola enorme di Gelatine Tuttigusti+1; i signori Weasley il solito maglione fatto a mano e dei pasticci di carne, e Dobby un quadro davvero agghiacciante che Harry sospettava avesse dipinto lui stesso. L’aveva appena girato a testa in giù per vedere se migliorava quando, con un sonoro crac, Fred e George si Materializzarono ai piedi del suo letto.
«Buon Natale» disse George. «Non scendete per un po’».
«Perché?» chiese Ron.
«La mamma piange di nuovo» spiegò Fred in tono grave. «Percy ha rimandato indietro il maglione di Natale».
«Senza nemmeno una riga» aggiunse George. «Non ha chiesto come sta papà, non è andato a trovarlo, niente».
«Abbiamo cercato di consolarla» continuò Fred, facendo il giro del letto per guardare il quadro di Harry. «Le abbiamo detto che Percy è solo un enorme mucchio di cacche di ratto».
«Non ha funzionato» concluse George, prendendo una Cioccorana. «Così è arrivato Lupin. È meglio che gli lasciamo il tempo di tirarla un po’ su prima di scendere per colazione».
«Ma che cosa dovrebbe essere?» domandò Fred, guardando il dipinto di Dobby con la fronte aggrottata. «Sembra un gibbone con gli occhi pesti».
«È Harry!» disse George, indicando il retro del quadro. «C’è scritto dietro!»
«Molto somigliante» commentò Fred con un sorriso. Harry gli scagliò addosso il suo nuovo diario, che colpì la parete di fronte e cadde a terra canticchiando: «Se hai messo i puntini sulle i e i trattini alle ti, puoi uscire di qui!»

Harry Potter e il Principe Mezzosangue
Tutti indossavano pullover nuovi al pranzo di Natale, tranne Fleur (per la quale, a quanto pareva, la signora Weasley non aveva voluto sprecarne uno) e la signora Weasley, che esibiva un cappello da strega nuovo di zecca, blu notte, coperto da minuscoli diamanti a forma di stella, e una spettacolare collana d’oro.
«Sono i regali di Fred e George! Bellissimi, vero?»
«Be’, adesso che ci laviamo i calzini da soli ti apprezziamo sempre di più, mamma» disse George, agitando una mano con leggerezza. «Un po’ di pastinaca, Remus?»
«Harry, hai un verme nei capelli» fece Ginny allegra, sporgendosi sopra il tavolo per prenderlo; Harry sentì sul collo una pelle d’oca che non aveva niente a che fare col verme.
«Orribile» disse Fleur con un brividino affettato.
«Sì, vero?» confermò Ron. «Un po’ di salsa, Fleur?»
Nel desiderio di aiutarla, rovesciò la salsiera; Bill agitò la bacchetta e la salsa galleggiò a mezz’aria, poi tornò mansueta al suo posto.
«Sei un pastisciòn come quella Tonks» disse Fleur a Ron dopo aver baciato Bill per ringraziarlo. «Rovescia sompre tutto…»
«Ho invitato la cara Tonks qui oggi» intervenne la signora Weasley, posando le carote sul tavolo con foga eccessiva e guardando Fleur torva. «Ma non è voluta venire. Le hai parlato di recente, Remus?»
«No, non sono stato in contatto con nessuno» rispose Lupin. «Ma Tonks ha la sua famiglia da cui andare, no?»
«Mmm» fece la signora Weasley. «Forse. Ma veramente ho avuto l’impressione che pensasse di trascorrere il Natale da sola».
Scoccò a Lupin un’occhiata irritata, come se fosse tutta colpa sua se si ritrovava Fleur come nuora invece di Tonks, ma osservando Fleur che imboccava Bill con la propria forchetta, Harry si disse che la signora Weasley combatteva una battaglia persa. Poi gli venne in mente una cosa a proposito di Tonks, e a chi chiedere se non a Lupin, che sapeva tutto dei Patroni?
«Il Patronus di Tonks ha cambiato forma» gli disse. «Almeno, così ha detto Piton. Non sapevo che potesse succedere. Perché un Patronus dovrebbe cambiare?»
Lupin masticò con calma il boccone e lo inghiottì prima di rispondere lentamente: «Qualche volta… un grosso spavento… una tempesta emotiva…»
«Era grande e aveva quattro zampe» mormorò Harry, attraversato da un pensiero improvviso. «Ehi… non poteva essere…»
«Arthur!» esclamò la signora Weasley all’improvviso. Si era alzata dalla sedia, la mano sul cuore e fissava fuori dalla finestra della cucina. «Arthur… è Percy!»
«Che cosa?»
Il signor Weasley si voltò. Tutti guardarono dalla finestra; Ginny si alzò per vedere meglio. C’era proprio Percy Weasley, che avanzava nel giardino coperto di neve, gli occhiali cerchiati di corno che scintillavano al sole. Ma non era solo.
«Arthur, è… è con il Ministro!»
E infatti lo seguiva l’uomo che Harry aveva visto sulla Gazzetta del Profeta, un po’ zoppicante, la criniera di capelli grigi e il mantello nero punteggiati di neve. Prima che uno di loro potesse parlare, prima che il signore e la signora Weasley potessero far altro che scambiarsi sguardi esterrefatti, la porta sul retro si aprì ed entrò Percy.
Ci fu un istante di doloroso silenzio. Poi Percy disse, rigido: «Buon Natale, madre».
«Oh, Percy!» singhiozzò la signora Weasley, gettandosi tra le sue braccia.

I DONI DELLA MORTE

Harry Potter e i Doni della Morte
Il canto aumentava di volume man mano che si avvicinavano. Harry sentì un nodo alla gola, gli ricordava Hogwarts, Peeves che ululava versioni volgari delle carole da dentro le armature, i dodici alberi di Natale nella Sala Grande, Silente che indossava un cappello che aveva trovato in uno scoppiarello magico, Ron col suo golf fatto a maglia…
C’era un cancello all’entrata del cimitero. Hermione lo aprì il più silenziosamente possibile e s’infilarono

Dove si trova il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore

Dunque Rita Skeeter e Muriel avevano detto almeno una porzione di verità. La famiglia Silente aveva vissuto lì e una parte di essa ci era morta.
Vedere la tomba era quasi peggio che sentirne parlare. Harry non poteva fare a meno di pensare che lui e Silente avevano entrambi radici in quel cimitero e che Silente avrebbe dovuto dirglielo; e invece non aveva mai voluto condividere quella cosa. Avrebbero potuto andarci insieme; per un attimo Harry s’immaginò di visitare il cimitero con Silente… che legame sarebbe stato, quanto avrebbe significato per lui. Ma sembrava che per Silente il fatto che le loro famiglie giacessero l’una accanto all’altra nello stesso cimitero fosse una coincidenza priva d’importanza, irrilevante, forse, per il compito assegnato a Harry.
Hermione lo stava guardando, e lui fu lieto che il proprio volto fosse nascosto dal buio. Lesse di nuovo le parole sulla lapide. ‘Dove si trova il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore. Non ne capiva il significato. Di certo le aveva scelte Silente, in qualità di membro più anziano della famiglia dopo la morte della madre.
«Sei sicuro che non ti abbia mai accennato…?» cominciò Hermione.
«Sicuro» tagliò corto Harry, poi aggiunse: «Continuiamo a cercare» e si voltò, desiderando di non aver mai visto quella tomba. Non voleva che la sua trepidazione fosse sciupata dal rancore.
«Qui!» gridò di nuovo Hermione dal buio qualche momento dopo. «Oh, no, scusami. Pensavo che ci fosse scritto ‘Potter’».
Stava grattando la superficie di una pietra sgretolata e ricoperta di muschio, e la guardava con la fronte aggrottata.
«Harry, torna qui un momento».
Harry non voleva essere ancora distratto e tornò indietro da Hermione malvolentieri.
«Cosa c’è?»
«Guarda».
La tomba era molto antica, tanto consunta dal tempo che si riusciva a malapena a leggere il nome. Hermione gli indicò un simbolo.
«È il marchio che c’è nel libro».
Harry lo osservò: la pietra era talmente rovinata che era difficile capire cosa ci fosse inciso, ma sembrava in effetti che ci fosse un triangolo sotto il nome quasi illeggibile.
«Sì… potrebbe…»
Hermione accese la bacchetta e la puntò sulla lapide.
«C’è scritto Ig-Ignotus, mi pare».
«Io continuo a cercare i miei genitori, d’accordo?» disse Harry, con una punta di fastidio nella voce, e si rimise in moto, lasciandola accovacciata accanto alla tomba.
Ogni tanto riconosceva un cognome che, come Abbott, aveva incontrato a Hogwarts. A volte ritrovava diverse generazioni della stessa famiglia di maghi: dalle date Harry arguiva che doveva essersi estinta o trasferita altrove. Man mano che s’inoltrava fra le tombe, ogni volta che raggiungeva una nuova lapide avvertiva un piccolo sussulto di apprensione e attesa.
Di colpo il buio e il silenzio sembrarono farsi più profondi. Harry si guardò in giro, preoccupato, pensando ai Dissennatori, poi si rese conto che le carole erano terminate, il chiacchiericcio e il tramestio dei fedeli che ritornavano verso la piazza stavano svanendo. Qualcuno aveva spento le luci della chiesa.
Poco dopo la voce di Hermione emerse dalle tenebre per la terza volta, chiara e nitida pochi metri più in là.
«Harry, sono qui… eccoli».
Harry capì dal tono della voce che questa volta si trattava di sua madre e suo padre: si mosse verso di lei avvertendo qualcosa di pesante premergli sul petto, la stessa sensazione che aveva provato subito dopo la morte di Silente, un dolore che gli aveva fisicamente schiacciato il cuore e i polmoni.
La lapide era a sole due file da quella di Kendra e Ariana. Era di marmo bianco, come la tomba di Silente, il che la rendeva facile da leggere, perché sembrava quasi brillare nel buio. Harry non dovette inginocchiarsi e nemmeno avvicinarsi tanto per distinguere le parole guardando la spessa neve che copriva il posto dove i resti di Lily e James, ormai ossa o polvere, giacevano senza sapere, o senza curarsene, che il loro figlio era così vicino, col cuore che ancora batteva, ancora vivo grazie al loro sacrificio e prossimo ad augurarsi, in quel momento, di dormire invece sotto la neve insieme a loro.
Hermione gli aveva preso di nuovo la mano e la stringeva forte. Harry non riusciva a guardarla, ma restituì la stretta, e inspirò profondamente l’aria della notte, cercando di calmarsi, di riprendere il controllo. Avrebbe dovuto portare qualcosa da offrire ai suoi genitori, non ci aveva pensato, e ogni pianta nel cimitero era gelata e senza foglie. Ma Hermione alzò la bacchetta, disegnò un cerchio nell’aria e una corona di elleboro sbocciò davanti a loro. Harry la prese e la posò sulla tomba.
Non appena si alzò, ebbe il desiderio di andarsene: non riusciva a stare lì un momento di più. Cinse le spalle di Hermione, lei gli passò il braccio attorno alla vita, si girarono in silenzio e si allontanarono attraverso la neve, oltre la tomba della madre e della sorella di Silente, verso la chiesa buia e il cancello del cimitero.

Non vi è venuta nostalgia per questa saga assolutamente straordinaria? A me moltissima. E siccome proprio non ho il tempo per rileggermela tutta, anche se vorrei moltissimo, non sto a dilungarmi troppo sull’assoluta perfezione che questi libri rappresentano ai miei occhi. C’è poco da fare, sono davvero poche le saghe che hanno saputo emozionarmi e darmi tanto come questa. La porto nel cuore, e sarà sempre così. Fine. Quello che non è finito ancora, invece, è il tempo che avete per partecipare al #blogmas giveaway! Certo, siamo un po’ agli sgoccioli, ma avete visto che premi?

Pazzeschi! Affrettatevi quindi a compilare questo form, a commentare i post del #blogmas e ad inviare  a ladyjadis@hotmail.it una foto di quello che il Natale rappresenta per voi. Potete condividerla, se vi va, utilizzando gli hashtag #blogmas e #nataleperme su tutti i social che volete – anzi, più lo fate e meglio è! Condividerla non è obbligatorio (mentre inviarla a noi ), ma sarebbe carino diffondere il gioioso spirito di questa prima edizione del Blogmas in questo mondo di Grinch, no?
Domani l’appuntamento è con Annachiara di Please Another Book, mi raccomando non mancate!


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#28 Teaser Tue—Thursday!

Buongiorno bestiarole!
Lo sentito il profumo del Natale nell’aria? Io sì, se non altro perché vi scrivo all’ombra dell’albero di casa, con lo schermo illuminato dalle lucine e dal sole incredibile che sta baciando questa meravigliosa giornata. Vi avviso, sarò particolarmente fastidiosa almeno fino al 25 inoltrato con tutta questa storia del Natale: è decisamente il mio periodo dell’anno preferito e che possa finalmente concedermi qualche giorno senza studiare… beh, l’euforia è alle stelle! Quindi, ancora per un altro po’, vi beccate solo e soltanto teaser a tema natalizio, rigorosamente spoiler free e questa volta preso davvero a caso, dal momento ho letteralmente appena preso in mano questo volumetto. Si tratta di Meno cinque alla felicità!, di Virginia Bramati, e qui potete leggere la scheda su GoodReads.

Una luce proveniente dalla cucina mi dice che, se qualcuno c’è, è lì che si è rifugiato.
Ed eccola qui Eleonora, seduta al grande tavolo di legno. La mia bellissima sorella.
Bella anche ora, spettinata e in vestaglia, e con quell’espressione così triste e persa.
Sola.
Rimango sulla porta della cucina per due secondi, poi lei alza gli occhi, mi vede e tranquillamente dice: «Eccoti qui, sei arrivata».
«Già. La mamma?»
«A messa, poi è di turno alla Caritas.»
«I bambini?»
«Dormono ancora.»
Mi siedo di fronte a lei.
«E le cose qui come vanno?»
Alza le spalle.
«Bene.»
Vi presento mia sorella Eleonora, una che non si stupisce se io (che dovrei essere in un lontano ) sonoqui davanti a lei, qui dove le cose chiaramente non vanno bene, checché ne dica lei. Eleonora che, dopo la morte di papà e la partenza di suo marito per alcuni carotaggi nella taiga siberiana (Antonio è un geologo e lavora per l’Eni), è tornata a vivere con la mamma perché potessero sostenersi a vicenda… vista così, direi che non ha funzionato.
«Ho notato che non avete decorato il locale.»
«No.»
«E come mai?»
«Non ce la sentivamo» sospira.
«E i bambini?»
«I bambini hanno capito, abbiamo spiegato loro che quest’anno non festeggeremo il Natale.»
Faccio una lunga pausa cercando di stare calma, ma la voce mi trema mentre le dico: «Hanno capito??? A sette e tre anni hanno capito?». Non che io ne sappia granché di psicologia infantile, però mi sembra che si pretenda veramente troppo.
Eleonora si stringe nella vestaglia, forse toccata dalla mia espressione allibita.
«Sono bambini molto maturi.»
Maturi. Certo


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#Blogmas – day 15

15

Ci siamo, ormai manca davvero davvero davvero poco.
Mentre leggete questo post sono impegnata nell’ultimo esame del 2014, che davvero non so come andrà, ma una volta fatto ho davanti a me una serata che più in tema con il #blogmas non potrebbe essere: pomeriggio a pattinare sul ghiaccio e poi cena di Natale con i miei amici, giusto in tempo prima di sparpagliarci per tutta Italia e passare le feste a casa.
Avrei voluto postarvi una recensione natalizia, il libro c’era, ma tra lo studio – molto matto e molto molto molto disperato – e lo strano virus che mi sono beccata puntualmente tra mercoledì e giovedì, proprio non è stato possibile. Però dai, mi faccio perdonare con un teaser straordinariamente natalizio, tratto dalle meravigliose pagine che Mirya ci ha regalato con Di carne e di carta.

«Ma che diavolo stai guardando?»
Leonardo irruppe nel salotto con indosso solo i pantaloni della sera prima sotto la maglietta. Non aveva rimesso camicia e maglione e Chiara si disse che tutto sommato valeva la pena fargli soffrire un po’ il caldo, se quello le avesse permesso di godere del suo corpo il meno vestito possibile anche in futuro. In futuro.
«È un film di Natale, ne guardo sempre il più possibile in questo periodo. Questo lo danno quasi tutti gli anni ma non ricordo come si chiama.»
«Tu riguardi ogni anno gli stessi film melensi durante le feste?»
«Certo. È una mia tradizione natalizia.»
«Hai già fatto colazione?» le domandò, passandosi una mano sui capelli scarmigliati.
«Sì, scusa se non ti ho aspettato ma mi alzo sempre con la fame. La macchinetta del caffè è ancora accesa e la cialda per te è già dentro, basta che spingi il pulsante per tirarlo. Il latte è in frigo, lo zucchero e il dolce sono sul tavolo della cucina.»
«Questo significa che tu non hai intenzione di smuoverti dal divano?» le chiese perplesso.
«Stai scherzando? Siamo quasi alla fine e tra un po’ lui dovrà far volare la slitta di Babbo Natale! Ho detto che questa sarebbe stata un giornata normale, quindi non fare il bambino e arrangiati per la colazione.»
Leonardo aveva invece a quanto pareva tutte le intenzioni di fare proprio il bambino, perché brontolò scontento qualcosa sulla scarsa considerazione che lei gli stava riservando e sparì offeso in cucina. Presa dalla televisione, Chiara si accorse di nuovo della sua presenza quando il divano si abbassò sotto il peso di lui, che aveva una tazza col caffelatte in una mano e un tovagliolo di carta col dolce nell’altra.
«Che cos’è?» chiese Leonardo, guardandolo con diffidenza.
«Plumcake natalizio, lo faccio ogni anno. Altra tradizione» rispose Chiara senza staccare gli occhi dal film.
«Cosa sono queste cose colorate?»
«Canditi.»
«Non mi piacciono i canditi.»
«Ci sono i biscotti nella credenza.»
«Non mi vanno i biscotti.»
La slitta di Babbo Natale iniziò a muoversi mentre lui bofonchiava quanto sarebbe stata migliore una colazione al bar.
«Ma quello chi è?»
«Un elfo.»
«Non sembra un elfo!»
«Non è un elfo fantasy, è un elfo di Babbo Natale.»
«Non sembra nemmeno un elfo di Babbo Natale.»
«Perché, scusa, tu sai come sono?»
«Tutti sanno come sono.»
«E come sono?»
«Non così!»
La slitta partì veloce, mentre la gente cantava.
«Perché non vola?»
«Perché c’è un uomo che non sta cantando… quello lì, ecco, ora ha iniziato.»
«Fammi capire: cantano in mille e la slitta non vola, si aggiunge una voce sola e miracolosamente vola?»
«Il senso della cosa è che doveva ridare a quell’uomo la fede nel Natale!»
«Facendogli cantare in pubblico una ridicola canzone? Se voleva umiliarlo, non poteva farlo correre sulla neve in mutandoni ascellari?»
«Guarda che non sei costretto a guardarlo con me! Se ti fa tanto schifo perché non fai qualcos’altro, invece che stare qui a criticare i miei gusti?»
«Non sarebbe così divertente» replicò Leonardo. «Anzi, credo che in futuro questa diverrà una mia tradizione natalizia.»
In futuro. Il film si concluse poco dopo, sepolto sotto una valanga di commenti sardonici da parte di Leonardo.
«Vado a prendermi un’altra fetta di dolce» le disse, mentre Chiara ringraziava la sorte che aveva finalmente fatto scorrere i titoli di coda.
«Ma avevi detto che non ti piacciono i canditi…»
«Non li ho mica mangiati, i canditi» spiegò, mostrandole il tovagliolo di carta in cui li aveva messi dopo averli tolti uno per uno dal plumcake. Proprio come un bambino, come si era comportato sino a quel momento.
E Chiara si ritrovò a pensare che forse era quello il segreto della ricerca di se stessi: la capacità di comportarsi da bambini, con tutta l’irritazione ma anche la tenerezza che agire in quel modo suscitava nello spettatore; perché questo spettatore non poteva essere uno qualsiasi: non era certo possibile tornare bambini con chiunque, si poteva fare solo con una persona, quella persona con cui ci si riscopriva spontanei, quella persona che tirava fuori il meglio e il peggio di noi e che riusciva a sopportarci e ad amarci anche in versione infantile. La persona giusta. La nostra geometria non euclidea.
Leonardo tornò sul divano con un secondo e più grosso pezzo di plumcake ed iniziò a togliere con le dita i canditi, appoggiandoli sul tovagliolo, dal quale Chiara li recuperò, mangiandoli al posto suo. Proprio come una bambina.

Come si può non amarli? La lettrice e lo stercorario, uno dei miei OTP.
E parlando sempre di cose bellissime, avete già inviato la vostra foto a tema natalizio a ladyjadis[AT]hotmail.it? E avete compilato il form?
Spero di si, perché è ormai giunta ora di rivelare un po’ di premi! Il mio, tanto per dirne uno, e per non privare le mie colleghe del piacere di svelare i propri. Siete pronti? Bene, perché per questa prima edizione del #blogmas ho deciso di mettere in palio uno dei libri che più mi sono piaciuti in questo 2014.

Yep, avete capito bene. Uno dei fortunati estratti si vedrà recapitare a casa una copia di Noi siamo grandi come la vita , di Ava Dellaira, che ho recensito qui. Quindi, se ancora non state partecipando, sbrigatevi a farlo; siamo tutte davvero curiose di vedere le foto e non stiamo più nella pelle per la contentezza.
E con questo, davvero chiudo per oggi: pregate che il mio esame stia andando bene, please, e che un miracolo natalizio venga a salvare la mia media!

Calendario terza settimana
15 – 21 dicembre

Lunedì 15: Chiara su ChiaraLeggeTroppo
Martedì 16: Annachiara su Please Another Book
Mercoledì 17: Federica su Pazza Folle Meravigliosa Idea
Giovedì 18: Cee su Se solo sapessi dire 
Venerdì 19: Solekikka su Testa e piedi tra le pagine
Sabato 20: Franci su Coffee and Books
Domenica 21: Erika  su Wonderful Monster


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#26 Teaser Tue—Thursday!

Giuro, non mi dilungo: sono troppo malaticcia per farlo e la poca energia vitale che mi rimane in corpo (!) devo usarla per studiare. Perché è matematico che se mi fermo poi non riparto più. In ogni caso, un teaser volutamente natalizio, per non permettervi di dimenticare che #Blogmas is all around e che se non sentito lo spirito gioioso del Natale allora è il caso di rincarare la dose! Buon pomeriggio lettori ❤

7 dicembre, 1991

Caro amico,
hai mai sentito parlare di un gioco chiamato «Babbo Natale Segreto»? Un gruppo di amici pesca da un cappello dei bigliettini su cui sono scritti dei nomi, e ognuno deve comprare un sacco di regali alla persona che ha estratto. I pacchetti vengono messi «di nascosto» nel suo armadietto, quando non c’è. Alla fine si fa una festa, e tutti rivelano la propria identità consegnando gli ultimi doni.
Sam ha iniziato a farlo con un gruppo di amici tre anni fa. Adesso è diventata una tradizione. E, presumibilmente, il party finale è la cosa migliore di tutto l’anno. Si tiene la sera dopo l’ultimo giorno di scuola, prima delle vacanze invernali.
Non so chi abbia pescato il mio nome. Io sarò il Babbo Natale di Patrick.
Sono contentissimo, anche se avrei preferito essere quello di Sam. Da qualche settimana io e Patrick ci vediamo solo a scuola, nelle ore di laboratorio, perché passa quasi tutto il suo tempo con Brad; quindi, occuparmi dei suoi regali è un modo per pensare a lui.
Il primo sarà una cassetta mixata. Dev’essere così, per forza. Ho già scelto le canzoni, e ho trovato un tema. Si intitola «Un inverno». Ma ho deciso di non colorare a mano la copertina. Sul lato A ci sono un sacco di canzoni dei Village People e di Blondie, perché a Patrick piace molto quel genere musicale. Ci ho messo anche «Smells Like Teen Spirit», dei Nirvana: lui e sua sorella la adorano. Personalmente, però, preferisco il lato B, che contiene delle canzoni invernali.
Ti scrivo i titoli:
«Asleep», degli Smiths
«Vapour Trail», dei Ride
«Scarborough Fair», di Simon & Garfunkel
«A Whiter Shade of Pale», dei Procol Harum
«Time of No Reply», di Nick Drake
«Dear Prudence», dei Beatles
«Gypsy», di Suzanne Vega
«Nights in White Satin», dei Moody Blues
«Daydream», degli Smashing Pumpkins
«Dusk», dei Genesis (prima ancora che Phil Collins entrasse a far parte della band!) «MLK», degli U2
«Blackbird», dei Beatles
«Landslide», di Fleetwood Mac
E, per finire…
«Asleep», degli Smiths (di nuovo!).
Ci ho lavorato tutta la notte, e mi auguro che a Patrick piaccia quanto piace a me. Soprattutto il lato B. Spero che sia quel genere di musica che può ascoltare in macchina, da solo; e spero che lo farà sentire parte di qualcosa, ogni volta che sarà un po’ giù. Sì, spero che abbia quest’effetto, su di lui.
Ho provato una sensazione sorprendente quando, finalmente, ho stretto il nastro nella mia mano. Ho pensato che in quella cassetta erano racchiusi un sacco di ricordi e di sensazioni, una gioia e una tristezza immense. Già: era tutto lì, nel palmo della mia mano. E ho pensato alle persone che hanno amato quelle canzoni. E a quelle che, per causa loro, hanno vissuto dei brutti momenti o che, viceversa, grazie a esse hanno trascorso attimi stupendi. Ho riflettuto su ciò che significano, veramente. Sarebbe fantastico se ne avessi scritta una: di certo, ne andrei molto fiero. Spero che gli autori di quei pezzi siano felici; spero che si rendano conto di avere tutto ciò di cui hanno bisogno. Sì, me lo auguro, perché mi hanno reso felice. E io sono solo una persona.
Non vedo l’ora di fare l’esame per la patente! Ormai manca poco!
Fra l’altro, è da un po’ che non ti parlo di Bill. Non che ci sia molto da dire, in realtà: continua ad assegnarmi delle letture diverse da quelle che dà agli altri studenti; io leggo i libri e lui mi chiede di scrivere dei saggi, cosa che faccio regolarmente. Nell’ultimo mese, o giù di lì, ho letto Il grande Gatsby e Pace separata. Inizio a vedere un preciso filo conduttore, nei titoli che mi consiglia. Ed è proprio come con la cassetta: è sorprendente tenere sul palmo della mano ogni singolo libro. Sono tutti i miei preferiti. Tutti.

Sempre con affetto Charlie

Vi segnalo, già che siamo in tema, questo carinissimo giftaway! E vi ricordo che siete ancora in tempo per partecipare al nostro #blogmas giveaway. Dai, come potete non amare il Natale?