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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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MiniReview: “Le cronache di Magnus Bane”, Cassandra Clare, Maureen Johnson, Sarah Rees Brennan

Titolo: Le cronache di Magnus Bane
Autore: Cassandra Clare, Maureen Johnson, Sarah Rees Brennan
Editore: Mondadori
Pagine: 501
Anno: 2014

Sinossi
Chi è davvero Magnus Bane? È forse l’individuo misterioso che s’insinua nelle trame della Rivoluzione francese, o lo strampalato europeo che crea scompiglio in un remoto Perù dell’epoca coloniale, o il venditore di alcolici che sfida il proibizionismo nella Manhattan degli anni Venti? E se invece fosse soltanto un giovane alla moda, sempre pronto a scendere in pista nelle discoteche più elettrizzanti nella New York degli anni Settanta? Cassandra Clare ci accompagna attraverso luoghi ed epoche affascinanti alla scoperta dei retroscena più avvincenti del passato di Magnus Bane, eclettico e inafferrabile personaggio che ha vissuto mille vite in una, tutte legate da un filo rosso: la perenne lotta tra la forza dell’amore e quella del destino, a cui nessuno può opporsi, neppure il Sommo Stregone degli Shadowhunters. Con il racconto inedito “La segreteria telefonica di Magnus Blade”

Le Cronache di Magnus Bane è il volume unico che raccoglie al suo interno tutto le novelle che la Clare, assieme a Maureen Johnson e Sarah Rees Brennan, ha scritto credo nel tentativo di dare spessore e storia allo Stregone di Brooklyn. Dico credo, perché la triste impressione che ho avuto durante la lettura mi ha portata a pensare che queste storielline senza capo né coda, il più delle volte terribilmente superficiali e inconcludenti, avessero un unico obiettivo: sfruttare la notorietà di un personaggio secondario salito alla ribalta e far convergere altri bei soldoni nel fiume di incassi che riempie le tasche della Clare. Un giudizio davvero duro, mi rendo conto, e neppure il tempo trascorso da quando ho concluso la lettura ha stemperato il fastidio che ritorna, puntuale come il prurito ventiquattro ore dal momento in cui la zanzara ti ha punto, ogni volta che penso di potercela fare a scrivere una recensione obiettiva e pacata. Beh, non posso. Evidentemente non sono in grado. Cercherò nonostante questo di fare del mio meglio, per quanto non ci sia moltissimo da dire. Mi sono approcciata tardi al mondo degli Shadowhunters: tutti i volumi erano già usciti da un bel po’, il primo film era ben che in cantiere e il web sbrodolava arcobaleni su Jace e Clary. Il pensiero di aprire un blog dove parlare delle mie letture non era neppure un embrione e non avevo ancora sviluppato questa strana forma di snobbismo stilistico che adesso mi rende assolutamente indigeste un sacco di letture. Ho letto la prima trilogia, ho letto The Infernal Devices e ho ripresto The Mortal Instruments a singhiozzo, senza rendermi conto appieno dell’evoluzione bruschissima che la scrittura della Clare ha subito nel tempo. Forse solo con Città del Fuoco Celeste ho accarezzato questo inconfutabile verità, ora che ci penso, ma niente avrebbe potuto prepararmi a quanto accaduto con queste novelle. Che sono pessime, davvero davvero davvero pessime. Le prime sono scritte male, non raccontano nulla di Magnus, non gli danno spessore ma al contrario lo rendono una figura confusa, difficile da definire, nel complesso piuttosto… inutile. Man mano che la progressione cronologica prosegue, poi, ho avuto la netta sensazione che Magnus e la sua immortalità fossero solo una scusa per riprendere in un qualche modo personaggi che avrebbero fatto strillare e squittire le fangirl più accanite – vedi Will, Tessa e Jem -, focalizzando l’attenzione più su di loro che non su chi, a ragione, avrebbe dovuto essere il vero protagonista delle vicende. Insomma, un vero macello. Ci ho provato, ci ho provato tantissimo, ma non ce ne è stata una che mi abbia davvero convinta fino in fondo e detesto l’idea di un’autrice disposta a mettere sul mercato prodotti che al massimo riescono ad essere mediocri pur di vendere e sfruttare una buona idea. Le foreste della fantasia sono pieni di frutti e fiori da cogliere, Cassandra: trova un albero diverso, la prossima volta, e vedi di non ridurlo in fin di vita per amore dei dollari che ti procura. Non è bello per te, non è bello per me che ti leggo sempre volentieri.
Sconsigliatissima questa raccolta, sconsigliatissime le singole novelle.

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#3 Pin this book!

Terzo e penultimo appuntamento di questo mese, dedicato a Magisterium – L’anno di ferro, della formidabile combo Black-Clare. Questa volta è stato più difficile, perché a quanto pare il primo capitolo di questa saga interessantissima non ha colpito l’immaginario del web e né su pinterest né su tumblr (non parliamo di weheartit, la desolazione!) sono riuscita a trovare moltissimo. Così ho deciso di provarci io, del tutto decisa ad espormi a questa pubblica umiliazione non necessaria ma fortemente voluta per una questione di onestà intellettuale. Se la rubrica dovesse continuare, devo essere pronta all’eventualità che internet non sia in possesso della risposta alle mie domande e quale miglior occasione per vedere se sono in grado di supplire a queste mancanze da me? Non sono del tutto soddisfatta del risultato, ma neppure completamente schifata. Ci ho provato ed è evidente che ho tanta strada da fare ancora. Il verdetto è vostro, bestioline! Buon sabato 🙂


MAGISTERIUM – L’ANNO DI FERRO
Holly Black & Cassandra Clare

Recensione || Goodreads || Pinterest

 

 


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#7 Incipit madness

Pensavate che me ne fossi dimenticata, vero? Forse quasi ci speravate, perché le citazioni non mancano mai su questo blog e magari vi sono pure venute a noia…! In ogni caso, questa è la carrellata di incipit dei libri letti in questo primo mese del 2015: non male, vero? Spero di riuscire a tenere il ritmo e di riuscire, contemporaneamente, a fare tutto quello che devo fare. Ossia un sacco di cose.
Voi che mi dite? Cosa avete letto? Siete soddisfatti? Io decisamente sì. Quest’anno ho davvero iniziato col botto, non potrei esser più contenta!

«Sara, devi rifare il prelievo. Stendi il braccio».
Sto ancora dormendo quando la voce dell’infermiera mi risuona in testa come un’eco. Non è un sogno e prima che realizzi, sento un ago che mi buca la vena e vedo diventare la cannula rossa. Il braccio l’ho steso inconsciamente, forse in automatico.
«Abbiamo fatto. Premi forte, ti metto il cerotto».
— Giulia Dell’Uomo, Tutte le cose al loro posto.

«Se adesso non è abbastanza pulito,» disse Jaxom a N’ton, mentre passava per l’ultima volta lo straccio oliato sulla cresta del collo di Ruth, «non so proprio cosa voglia dire pulito!» Si terse la fronte sudata con la manica della tunica. «Cosa ne pensi, N’ton?» chiese educatamente, rendendosi conto di aver parlato senza il dovuto riguardo per il rango del suo compa- gno, che era Comandante del Weyr di Fort.
— Anne McCaffrey, Il drago bianco.

Da lontano, l’uomo che arrancava su per il fronte bianco del ghiacciaio poteva somigliare a una formica che zampetta lentamente sul bordo di un piatto. La baraccopoli di La Rinconada era una manciata di puntini sparsi molto più giù; il vento aumentava via via che lui saliva, soffiandogli sbuffi polverosi di neve sul volto e ghiacciando gli umidi ricci neri. Nonostante gli occhiali d’ambra, il suo viso era contratto in una smorfia per la luminosità del tramonto riflesso.
— Cassandra Clare & Holly Black, The Iron Trial.

Magnus si svegliò nella locanda sulla strada fuori Lima e dopo essersi agghindato con un panciotto ricamato, un elegante paio di calzoni al ginocchio e scarpe dalle lucidissime fibbie di metallo, andò in cerca di qualcosa da mangiare per colazione. Trovò invece la locandiera, una donna polposa dai lunghi capelli coperti da una mantilla nera, immersa in una fitta e preoccupata discussione con una delle cameriere, a proposito di qualcuno appena giunto alla locanda.
— Cassandra Clare, Le cronache di Magnus Bane.

She stands on the cliffs, near the old crumbling stone houseThere’s nothing left in the house but an upturned table, a ladle, and a clay bowl. She stands for more than an hour, goose-bumped and shivering. At these times, she won’t confide in me. She runs her hands over her body, as if checking that it’s still there, her heart pulsing and beating. The limbs are smooth and strong, thin and sinewy, her hair long and black and messy and gleaming despite her age. You wouldn’t know it to look at her, that she’s lived long enough to look for what’s across the water. Eighty years later, and she is still fifteen.
— Jodi Lynn Anderson, Tiger Lily.

I love the beginning of a hunt. No one is tired or hungry or complaining yet. Plus the start is so full of maybes. Like maybe we’ll capture our town’s legendary lake monster on film tonight. Maybe we’ll put to rest any doubts of his existence. Maybe we’ll become the legend. As Lake Champlain wrinkles with miniature waves, I imagine Champ swimming underneath, looking up at us and smiling.
— Lisa Aldin, One of the guys.

Se una cosa può andare male, lo farà. Penso alla prima Legge di Murphy mentre Mara… o Lara… o Antonella, insomma qualunque sia il nome della ragazza con cui sono uscito stasera, mi sta baciando con l’impeto di un formichiere in pieno raptus sul sedile posteriore della mia macchina. Lo so, sono un inguaribile romantico. Da un quarto d’ora la sto chiamando «Tesoro», un po’ perché non ricordo il nome e un po’ perché ho l’istinto di sotterrarla. È che questa ragazza è veramente pesante, in tutti i sensi!
— Chiara Parenti, Con un poco di zucchero.

Blue Sargent non ricordava più quante volte le avessero detto che avrebbe ucciso il suo vero amore. La sua famiglia si occupava di predizioni. Predizioni che tendevano, tuttavia, a essere abbastanza generiche. Frasi come:Oggi ti accadrà qualcosa di terribile. Potrebbe avere a che fare con il numero sei. O: Soldi in arrivo. Apri la mano. O: Ti spetta una decisione importante, e non si prenderà da sola. Ma a quelli che entravano nella piccola casa azzurra al numero 300 di Fox Way non importava l’imprecisione dei loro auspici. Era diventato un gioco, una sfida, scoprire il momento esatto in cui le predizioni si sarebbero avverate.
— Maggie Stiefvater, Raven Boys.

Un segreto è una cosa strana.
Ci sono tre tipi di segreti. Il primo è quello noto a tutti, per cui sono necessarie almeno due persone: una che lo custodisca, l’altra che non ne venga mai a conoscenza. Il secondo è quello più difficile, un segreto che non ammettiamo a noi stessi. Ogni giorno migliaia di possibili confessioni rimangono inespresse, e i mancati confessori ignorano che quei segreti mai ammessi si riducano alle solite tre parole: io ho paura. E poi c’è il terzo tipo di segreto, quello più profondo. Il segreto che nessuno conosce. Forse un tempo risaputo e in seguito sepolto. O forse un inutile mistero, arcano e solitario, mai emerso poiché nessuno l’ha mai cercato.
— Maggie Stiefvater, I ladri di sogni.

Non sapevo cosa mi avesse svegliato. Il vento impetuoso della prima, vera tempesta di neve dell’anno si era calmato la scorsa notte e la mia stanza era silenziosa, tranquilla. Mi girai su un fianco e mi stropicciai le palpebre. Occhi del colore delle foglie bagnate dalla rugiada mi fissavano. Occhi stranamente familiari, ma spenti in confronto a quelli che amavo. Dawson.
— Jennifer L. Armentrout, Opal.

Winning. Cara Sweeny had made it her business, and business was good. Honor Society presi- dent? Check. Young Leader Award? Check. State debate champion two years running? Double check. And when the title of valedictorian had eluded her, she’d found a way to snag that, too.
— Melissa Landers, Alienated.


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#6 WWW Wednesday – Blogmas edition

Friendly reminder: questo meme è stato creato da MizB di ShouldBeReading. Siccome è una vita che non ne faccio uno, ho pensato di utilizzarlo per fare un riassunto di quello che ho letto durante il mese appena passato. Pur non trattandosi di una tappa ufficiale del #Blogmas ormai praticamente concluso, raccoglie una breve panoramica di una parte delle mie letture a tema Natale ed è, di fatto, l’ennesima occasione che ho per augurarvi di trascorrere la Vigilia in serenità, con le persone che amate, tra montagne di cibo, sorrisi e risate – e possibilmente un sacco di libri belli impacchettati sotto l’albero.

WHAT ARE YOU CURRENTLY READING?

Corinne Savarese, Una Str…ega sotto l’albero
Durante un’intervista televisiva Amanda De Winter, l’interior designer più quotata tra le star di Hollywood, soprannominata la Regina di Ghiaccio per il carattere pessimo e il totale distacco dall’amore, annuncia al mondo di volersi regalare un toy boy.
Anthony Costello è il suo assistente da due anni e la odia con tutto il cuore. Per lui lei è la Strega, la Stronza, il Male, il Demonio. Ma quando suo zio Toruccio gli prospetta un bel matrimonio con Concetta la Caciotta e un futuro di tanti Caciottini, Anthony capisce che l’unica via di fuga è proprio lei: Amanda. Mettendo in pratica tutte le lezioni di marketing assimilate in anni di studio e lavoro, escogita il piano perfetto: lei sarà la finta fidanzata e lui sarà … il suo toy boy. Il fisico non gli manca e nemmeno la grinta per entrare nel ruolo.
I due iniziano la loro appassionante love story fatta di finti scoop, sorrisi forzati e servizi fotografici sulle pagine delle riviste patinate. Ma, complici la magia del Natale e una sempre più irresistibile attrazione, l’amore sarà il regalo che troveranno sotto l’albero.

WHAT DID YOU RECENTLY FINISH READING?

Robyn Carr, Natale a Virgin River
Giudizio:
 ★★☆☆☆
Questo libricino – praticamente una novella se guardiamo al numero di pagine – nasce come prequel di una saga romance ambientata nel pittoresco paesino di Virgin River. Annie è una ragazza di campagna, con la testa sulle spalle e piedi ben piantati a terra: gestisce il proprio salone di bellezza, ha il proprio appartamento e vive il Natale con l’impazienza di chi aspetta questa giornata per poterla trascorrere assieme alla propria famiglia. Nathaniel, al contrario, non vede l’ora di scappare, dal Natale, e dalla prospettiva di passarlo prigioniero su una nave da crociera. Non a caso il bel veterinario della contea ha in programma di passare dieci giorni su una spiaggia caraibica, in compagnia dei suoi vecchi amici dell’università, circondato da bellezze in micro-bikini. Nessuno dei due ha messo in conto di doversi occupare di otto cuccioli abbandonati a pochi giorni dalla nascita, né tantomeno di innamorarsi. Eppure, complice proprio la cucciolata bisognosa di cure e la magica atmosfera di un bianco Natale, le cose prenderanno una piega inaspettata, con un immancabile lieto fine. Natale a Virgin River è una storia carina messa sulla carta, con tutti i giusti ingredienti per diventare una piccola chicca da gustare in un pomeriggio ozioso. Eppure risulta piatta, mal scritta, poco appassionante. Non so se tutta la saga si trascina sugli stessi ritmi assolutamente prevedibili e con personaggi poco approfonditi, un po’ scontati e difficili da inquadrare del tutto, ma spero proprio di no. Sarà che arrivavo da una lettura assolutamente perfetta, sarà che sono schizzinosa, ma non ho saputo gustarmela come avrei voluto. Peccato perché, ripeto, l’idea era buona e assolutamente adorabile.

Virginia Bramati, Meno cinque alla felicità!
Giudizio: ★★★★☆

Costanza è una giornalista finanziaria, tostissima, che dalla piccola Varate – in Brianza – si è trasferita nella caoticissima New York. Ma è proprio a casa che deve fare ritorno, sollecitata dalla voce del padre venuto a mancare di recente e dalla preoccupazione sempre più grande che le laconiche telefonate a casa continuano a suscitarle. E che brutta sorpresa, rientrare nella trattoria Moretti e scoprire che il Natale ancora non è arrivato! Che non ci sono decorazioni, che non ci sarà il tradizionale pranzo a base di oche – diventate improvvisamente le protette della piccola Nuccia – e che la sua vecchia stanzetta è stata affittata ad un misterioso muratore estone! Cinque giorni sembrano davvero pochi, una manciata di ore in cui a malapena ci si fa passare il jet lag, eppure… la magia del Natale non guarda in faccia nessuno e Costanza dovrà affrontare non solo sua madre e sua sorella, sconvolte da un lutto ancora troppo vicino, ma anche se stessa, nel tentativo di accontentare un padre che sembra avere grandi piani e grandi progetti per la sua famiglia, prima di lasciarla definitivamente.
Meno cinque alla felicità! è un libricino adorabile, nel vero senso della parola. Divertente, appassionante, straordinariamente genuino nel tratteggiare una realtà così meravigliosamente italiana da scaldare il cuore. È raro che un romanzo ambientato in Italia mi faccia questo effetto. Generalmente tendo a trovarli noiosi, esagerati, poco credibili. In questo caso, invece, è stato impossibile non innamorarmi di questi personaggi così particolari, da Nuccia – la bambina che parla alle oche con il pallino dell’origine dei nomi propri – ad Andrej – tutt’altro che muratore, tutt’altro che estone, ma ortopedico e triestino (!!!) -, dal piccolo Gabriele – con un vocabolario culinario che si adatta a qualsiasi circostanza – al padre che, pur non essendo che una voce nella mente della figlia – vi farà sganasciare dalle risate in ogni occasione. Mi sono commossa, mi sono divertita. Cos’altro si potrebbe chiedere, ad una favola di Natale?

Jenny Hale, Il regalo più grande
Giudizio: ★★☆☆☆
Sulla carta, questo romanzo si presenta come degno figliolo del genere Kinsella: una storia fresca, un po’ paradossale forse ma fondamentalmente divertente e capace di stemperare tutte le assurdità di una fiaba moderna. Allison non sta vivendo un momento bellissimo, a trentadue anni è costretta a tornare a vivere sotto il tetto materno, perché momentaneamente senza lavoro, e a fare i conti con una sorella di successo che non manca, nel tentativo di aiutarla, di impicciarsi in questione che vorrebbe risolvere da sola. Quando decide di accettare il lavoro di direttrice nella storica dimora della famiglia Marley, è proprio su insistenza di Morgan (la sorella) che sta occupandosi proprio della vendita dell’immobile. Ma quando si ha l’acqua alla gola, non è proprio possibile sputare nel piatto in cui si mangia e la prospettiva di uno stipendio da capogiro non è esattamente così indigesta, tanto più che Robert – il suo diretto superiore – è un uomo difficile da disdegnare. Allie farà ben presto la conoscenza di questa famiglia ricchissima e sgangherata, tenuta assieme unicamente dalla stessa casa che sta per esser venduta a qualcun altro, e deciderà di regalare loro un magnifico ultimo Natale, che tutti possano ricordare.
Il regalo più grande avrebbe potuto essere davvero una storia carina. Peccato i suoi personaggi siano fastidiosi, stereotipati o peggio ancora maltrattati dalla stessa autrice. Allie in primis è una donnicciola superficiale, indecisa, incapace di fare chiarezza sui suoi stessi sentimenti, che accetta il corteggiamento di un uomo molto più coinvolto di quanto l’autrice stessa non volesse lasciar intendere e al tempo stesso ne corteggia spudoratamente un altro che è completamente incapace di mostrare la ben che minima traccia di calore umano. Non c’è magia natalizia che tenga, quando un libro è sviluppato male. Ed è questo il caso: le premesse c’erano tutte, ma il risultato, alla fine della fiera, è decisamente discutibile.

WHAT ARE YOU GOING TO READ NEXT?

Anne McCaffrey, Il volo del drago
Il terzo pianeta di Rubkat era un luogo splendidamente adatto alla vita. Non appena l’uomo lo aveva scoperto si era affrettato a colonizzarlo. La prima spedizione che si era insediata sul pianeta Pern non aveva badato allo strano corpo celeste che descriveva un’orbita attorno ad esso. Ogni duecento anni quel mondo vagante riproponeva la sua minacciosa presenza e fu per questo che i coloni di Pern avevano creato una nuova specie: i Draghi. Essi erano in grado di fronteggiare la minaccia proveniente dallo spazio. Occorrevano però facoltà mentali superiori per allevare e addestrare un Drago, così si sviluppò l’ordine dei Dragonieri che finì per costituire una razza a sé e divenne protagonista di una serie di avventure che si trasformarono in leggenda.

È tradizione, a Natale mi regalo un fantasy.
L’anno scorso ho letto La prescelte e l’erede, di Jacqueline Carey, che non è esattamente un fantasy ma insomma… Quest’anno ho deciso di tornare al mio grande, enorme, mastodontico amore di sempre: i draghi. E i cavalieri di draghi. Perché sì, ho un debole non indifferente per questi lucertoloni terribili, ma non ho mai abbastanza tempo a disposizione per approfondire il tema quanto meriterebbe. Non ho mai letto nulla della McCaffrey, ma nel momento in cui ho letto la sinossi di questo romanzo – il primo di una saga infinita! – ho sentito le dita prudere per la voglia di saperne di più. In un certo senso, è un regalo a me, da parte mia.

Cassandra Clare, Le cronache di Magnus Bane
Chi è davvero Magnus Bane? È forse l’individuo misterioso che s’insinua nelle trame della Rivoluzione francese, o lo strampalato europeo che crea scompiglio in un remoto Perù dell’epoca coloniale, o il venditore di alcolici che sfida il proibizionismo nella Manhattan degli anni Venti? E se invece fosse soltanto un giovane alla moda, sempre pronto a scendere in pista nelle discoteche più elettrizzanti nella New York degli anni Settanta? Cassandra Clare ci accompagna attraverso luoghi ed epoche affascinanti alla scoperta dei retroscena più avvincenti del passato di Magnus Bane, eclettico e inafferrabile personaggio che ha vissuto mille vite in una, tutte legate da un filo rosso: la perenne lotta tra la forza dell’amore e quella del destino, a cui nessuno può opporsi, neppure il Sommo Stregone degli Shadowhunters.

E qua, ragazzi miei, entrate in gioco anche voi.
Perché per la prima volta nella mia brevissima carriera di bookblogger, ho deciso di organizzare assieme a Cristina e Airals, due sante che mi stanno sopportando da bel po’ di email, una lettura corale! Le regole sono semplici:

  • Per commentare la lettura su Twitter usate il tag #CronacheBaneCR o taggate direttamente noi (@AiralsBooks @maistatachiara @SpeziaC );
  • Per aderire, iscrivetevi qui.

Le storie sono state suddivise per settimane, e qui trovate il calendario.

1. ‘Cosa accadde in Perù’  – Dal 10 al 16 gennaio 2015
2. ‘La fuga della Regina’ – Dal 17 al 23 gennaio 2015
3. ‘Vampiri, scones ed Edmund Herondale’ – Dal 24 al 30 gennaio 2015
4. ‘L’erede di mezzanotte’ – Dal 31 gennaio al 6 febbraio
5. ‘L’origine dell’Hotel Dumort’ – Dal 7 al 13 febbraio
6. ‘Alla ricerca di Raphael Santiago’ – Dal 14 al 20 febbraio
7. ‘La caduta dell’Hotel Dumort’ – Dal 14 al 20 febbraio
8. ‘Un regalo di compleanno per Alec’ – Dal 21 al 27 febbraio
9. ‘L’ultima sfida dell’Istituto di New York’ – Dal 21 al 27 febbraio
10. ‘Il corso di un amor cortese’ – Dal 28 febbraio al 6 marzo

Banedefinitivo


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Recensione: “Città del Fuoco Celeste”, Cassandra Clare.

Gli eroi non sempre sono quelli che vincono. Sono quelli che perdono, a volte. Però continuano a combattere, continuano a provarci. Non si arrendono. Ed è questo che fa di loro degli eroi.

Titolo: Città del Fuoco Celeste
Titolo originale: City of Heavenly Fire
Autore: Cassandra Clare
Editore: Mondadori – Chrysalide
Pagine: 756
Anno: 2014

Giudizio: 5/5

Sinossi
Erchomai, ha detto Sebastian. Sto arrivando. E ancora una volta sul mondo degli Shadowhunters cala l’oscurità. Mentre tutto intorno a loro cade a pezzi, Clary, Jace e Simon devono unirsi con tutti quelli che stanno dalla stessa parte, per combattere il più grande pericolo che la società dei Nephilim abbia mai affrontato: Sebastian, il fratello di Clary. Il traditore, colui che ha scelto il male. Nulla, in questo mondo, può sconfiggerlo, e i tre – uniti da un legame profondo e indissolubile – sono costretti a cercare un altro mondo dove l’estremo scontro abbia una speranza di vittoria. Il mondo dei demoni. Ma il prezzo da pagare sarà altissimo. Molte vite saranno perdute per sempre, e l’amore sarà sacrificato per un bene più grande: scongiurare la distruzione definitiva di un mondo che non sarà mai più lo stesso. Perché la fine degli Shadowhunters è anche il loro inizio. Continua a leggere


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#18 Teaser Tuesday

Ragazzi, che fatica questo semestre. Che-fatica! Riuscire a trovare un momentino per leggere è un’impresa al limite dell’impossibile MA! non permetterò all’università di privarmi del piacere delle mie poche pagine quotidiane, a costo di dormire un’ora in meno la notte. E non guardatemi così, so che lo fate pure voi…!
Vi lascio con un teaser piccino piccino, spoiler free, tratto da Città del Fuoco Celeste. Che è tipo asdfghjkl, il migliore libro che la Clare abbia scritto fino ad oggi.

– Cerca di non staccarmi la mano, per favore – disse Magnus. – Mi piace quella mano. Ho bisogno di quella mano.
– Hmf – fece Raphael, che gli stava inginocchiato accanto, i pugni stretti sulla catena che unica il ceppo fissato alla mano destra di Magnus all’anello di adamas profondamente conficcato nel pavimento. – Sto solo cercando di rendermi utile. –
Diede un forte strattone alla catena, e lo stregone urlò di dolore prima di fulminarlo con lo sguardo. Le mani di Raphael erano sottili, da ragazzino, ma traevano in inganno: in realtà avevano una forza da vampiro, e al momento la stavano impiegando per svellere le catene di Magnus.


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Recensione: “Città degli angeli caduti”, “Città delle anime perdute”, Cassandra Clare.

Titolo: Città degli angeli caduti (The mortal instruments #4)
Titolo originale: City of fallen angels (The mortal instruments #4)
Autore: Cassandra Clare
Editore: Mondadori
Pagine: 488
Anno: 2011

Giudizio: 3.5/5

Sinossi
La guerra è conclusa e Clary è tornata a New York, intenzionata a diventare una Cacciatrice di demoni a tutti gli effetti. E finalmente può dire al mondo che Jace è il suo ragazzo.
Ma ogni cosa ha un prezzo. C’è qualcuno che si diverte a uccidere gli Shadowhunters, e ciò causa fra Nascosti e Cacciatori tensioni che potrebbero portare a una seconda, sanguinosa guerra. Simon, il migliore amico di Clary, non può aiutarla. Sua madre ha scoperto che è un vampiro e lui non ha più una casa. E come se non bastasse, esce con due ragazze bellissime e pericolose, nessuna delle quali sa dell’altra. Quando anche Jace si allontana senza darle spiegazioni, Clary si trova costretta a penetrare nel cuore di un mistero che teme di svelare fino in fondo: forse è stata lei a mettere in moto la terribile catena di eventi che potrebbe farle perdere tutto ciò che ama. Jace compreso.
Amore. Sangue. Tradimento. Vendetta. La posta in gioco non è mai stata così alta per gli Shadowhunters.

Titolo: Città delle anime perdute (The mortal instruments #5)
Titolo originale: City of lost souls (The mortal instruments #5)
Autore: Cassandra Clare
Editore: Mondadori
Pagine: 549
Anno: 2012

Giudizio: 4/5

Sinossi
Lilith, madre di tutti i demoni, è stata distrutta. Ma quando gli Shadowhunters arrivano a liberare Jace, che lei teneva prigioniero, trovano soltanto sangue e vetri fracassati. E non è scomparso solo il ragazzo che Clary ama, ma anche quello che odia, suo fratello Sebastian, il figlio di Valentine. Un figlio determinato a riuscire dove il padre ha fallito e pronto a tutto per annientare gli Shadowhunters. La potente magia del Conclave non riesce a localizzare né l’uno né l’altro, ma Jace non può stare lontano da Clary. Quando si ritrovano, però, Clary scopre che il ragazzo non è più la persona di cui si era innamorata: in punto di morte Lilith lo ha legato per sempre a Sebastian, rendendolo un fedele servitore del male. Purtroppo non è possibile uccidere uno senza distruggere anche l’altro. A chi spetterà il compito di preservare il futuro degli Shadowhunters, mentre Clary sprofonda in un’oscura furia che mira a scongiurare a ogni costo la morte di Jace? Amore. Peccato. Salvezza. Morte. Quale prezzo è troppo alto per l’amore? Di chi ci si può fidare, quando peccato e salvezza coincidono? Ma soprattutto: si possono reclamare le anime perdute?

Sarà onesta, recensire le trilogie non mi entusiasma. Non è un caso che in questo blog troviamo o la recensione del primo volume soltanto o solo dei primi due, o un post unico come  per The infernal devices: non ho abbastanza pazienza per mettermi seduta, appena terminato un volume, e recensirlo prima di buttarmi a pesce sul secondo o sul terzo. Proprio non ce la faccia, è più forte di me. Per questo quando ho ripreso in mano The mortal instruments, l’ho fatto con la chiara intenzione di cavarne fuori un unico, glorioso post per un unico, per niente glorioso, lunedì.  Poi è successo che ho finito Città delle anime perdute e ho iniziato Città del Fuoco Celeste: dopo i primi tre capitoli ho realizzato che no, un post solo per tutta la trilogia non sarebbe stato abbastanza. E quindi eccoci qui, a parlare di due libri che fondamentalmente servono ad introdurre il capitolo finale, a tirare le fila, ad ingarbugliare le trame e definire alleanze, ad ammassare all’orizzonte un fronte temporalesco che crepita, saturo di elettricità, aspettando solo il momento in cui esplodere e travolgere tutto e tutti, lasciandosi alle spalle un paesaggio che non sarà più lo stesso. Quindi teniamoci forte, un bel respiro, e via andare!
Che dire, sulla trama? Il discorso, di per sé è molto semplice: qualcosa si agita nell’ombra, qualcosa che non visto manipola e trama per realizzare il primo tassello di un disegno infernale. Nephilim uccisi nei territori di competenza dei Nascosti, Jace che – al solito – decide di sobbarcarsi colpe che non ha e allontana una Clary che pensava di poter vivere una storia d’amore normale almeno per un pochino, Simon costretto a scendere a patti con la propria natura di vampiro e con la sua evidente incapacità di fare ordine in una vita sentimentale straordinariamente affollata, Alec alle prese con il tarlo di un dubbio che lo porta a tramare alle spalle di Magnus, forse meno glitterato ma molto meglio riuscito del suo fidanzato, Isabelle, fiera e bellissima, vera protagonista di questi due romanzi, Camille Delancourt che riappare – splendida e ingannevole – direttamente da The Infernal Devices, una misteriosa setta che adora la madre di tutti gli stregoni, Lilith, e il figlio prediletto di quest’ultima, Sebastian, che ritorna alla morte per riequilibrare ciò che Clary ha scombinato, riportando in vita Jace. Questo, in soldoni, è quello che accade in Città degli angeli caduti. Città delle anime perdute, fortunatamente, ci riserva un minimo in più di pepe, perché Jace non è più Jace un burattino a forma di Jace che agisce, pensa e respira in funzione dei desideri di Sebastian, che è ritornato dalla morte ed è la cosa più meravigliosa che la Clare potesse mai regalarci, l’unico personaggio fondamentalmente degno di nota in una palude di immaturità e stupidità esagerata. Perché Clary, sconvolta oltre ogni immaginazione, sceglie consapevolmente di consegnarsi a Sebastian per salvare Jace, facendo affidamento unicamente su due anelli delle fate che avrebbe dovuto consegnare alla (per niente) affidabile Regina Seelie. Sullo sfondo si agitano Isabelle, irrequieta e chiusa in se stessa al limite dell’ostilità, Alec, che si comporta come fosse un bambinetto di cinque anni e Simon, che non ha più niente a che spartire con il Simon della prima trilogia, assieme ai neo arrivati Maia e Jordan che, lo ammetto, in più di un momento ho ritenuto essere più interessanti del trio protagonista.
Sembra essere una malattia diffusa, tra i personaggi della Clare, la stupidosi: nella piena convinzione di aver trovato la soluzione più intelligente ai problemi che si presentano davanti a loro, la loro soluzione è sempre e comunque quella più idiota che una persona possa elaborare. Non contenti, si gettano pure capofitto in situazioni che di fatto non confermano la loro tempra morale, il coraggio o la forza che ci aspetta dagli eroi della Guerra Mortale quanto piuttosto uno stadio di malattia piuttosto avanzato. E questo vale principalmente per Clary e Alec che, a conti fatti, sono stati una delusione piuttosto grossa da digerire.
Vorrei dire che le vicende amorose sono il perno dei due libri, ma non è così. Il motivo per cui questi due libri mi son piaciuti tanto nonostante le vicende amorose nel complesso infantili, fragili e a tratti persino fastidiose (come è giusto che siano, però, i primi grandi amori, e mi chiedo se non fosse questo l’intento della Clare) è il disegno più ampio che tratteggiano e portano avanti pazientemente, pagina dopo pagine, a discapito dalla stupidosi acuta dei personaggi principali. È l’orizzonte più ampio, quello di cui ho accennato in apertura della recensione, dove piano piano si iniziano a raggrumare i famigerati nuvoloni neri dell’inevitabile nuova guerra. Una guerra terribile, che qua s’intuisce appena e che delinea due schieramenti inaspettati e terrificanti, una contrapposizione assoluta che rasenta la guerra civile e che al tempo stesso non lo è. Il mondo degli Shadowhunters è un mondo bellissimo, in cui ci si immerge sempre con piacere, ma che di fatto stenta un po’ nel quarto volume nella saga e si riprende discretamente nel quinto. Richiede pazienza, e un briciolo di perseveranza, promettendo in cambio un capitolo conclusivo che davvero, se non si rivelerà all’altezza delle aspettative, mi vedrà prendere un aereo e andare a protestare dalla Clare in persona.
Ho trovato magistrale la solidità dell’idea alla base, scandita per punti – il ritorno di Sebastian prima e la redenzione di Jace, posseduto tanto dall’oscurità quanto dalla luce del paradiso, poi, la creazione di una Coppa Infernale e la nascita di una stirpe di Ottenebrati – in una contrapposizione di chiaro scuri violenti, senza sfumature di grigio nel mezzo e sostenuta da un’architrave di sentimenti altrettanto intensi, nel bene e nel male, e dalla costante assolutamente perfetta del cattivo per eccellenza, Sebastian. Mi rendo conto di essere ripetitiva, su questo personaggio, ma non riesco a farne a meno. Per citare due commenti stupendi che mi sono stati lasciati la settimana scorsa e chiudere la parentesi almeno fino alla recensione di Città del Fuoco Celeste, Sebastian

E’ complesso, così complesso da essere completo, da non poter essere odiato, è molto più umano di quanto lo sia Jace: nessuno di noi nella vita vera è un eroe come un Herondale, è più facile che sia spaventato o egoista come un Morgenstern; in Sebastian trovi tutti i buchi che gli hanno scavato dentro, da Valentine, a Lilith, passando per Jocelyn che l’ha lasciato e arrivando a Clary che non lo vuole, nonostante lui faccia tutto per lei, per stare con lei. Nessuno nega che sia un personaggio malato, controverso, pericoloso, ma gli va concesso l’essere più profondo di una pozzanghera, a contrario di altri. — Alessia

Perché Sebastian non è tutto ombre ed è pieno di sfaccettature che, se da una parte spaventano per la perversità che lo spinge ad agire, dall’altra commuovono e spingono alla compassione, se non talvolta alla comprensione.
Amo visceralmente Jace, ma non si può riconoscere che è Sebastian/Jonathan il personaggio della Clare (di entrambe le serie) più riuscito. — Cecilia, di Se solo sapessi dire.

Sebastian, di fatto, è un valido argomento (cit.) per leggere questa trilogia. Assieme ad Isabelle, che vediamo emergere a colpi di frusta dall’ombra dei personaggi secondari, è la prova di quanto Cassandra Clare sia stata capace di maturare come autrice e di quanto si sia impegnata nello scrivere e nel migliorare questa saga. Laddove Clary e Jace hanno quasi il sapore dolce amaro dei piacevolissimi cliché da amore tormentato e avversato dalle stelle, laddove Alec proprio non si capisce cosa gli sia preso e Simon si rivela essere un inaspettato e non troppo – da me – apprezzato eroe della situazione, ecco che l’insperato arriva dove proprio non si pensa di andare a cercare. E cosa c’è di meglio di un bellissimo cattivo che, con la determinazione di un segugio, insegue i propri obiettivi senza guardare in faccia nessuno? Cosa c’è di meglio di una splendida eroina che rivela i perché della corazza che indossa quotidianamente con tanta determinazione, per proteggersi dal dolore che le persone potrebbero causarle e che già ha patito proprio a causa di chi avrebbe dovuto semplicemente amarla e proteggerla?
Ripeto, ci sono alti e bassi in questi libri. Ma nel complesso la storia che raccontano è molto bella, molto ben gestita e sopra ogni altra cosa ben pensata – non si può negare. Se a leggere Città degli angeli caduti è legittimo pensare si tratti di un ennesimo modo per portare avanti un fenomeno sulla cresta dell’onda, Città delle anime perdute mette bene in chiaro che c’è molto di più dietro che non una ricerca di guadagno studiata a tavolino – e in una certa misura i riferimenti a The Infernal Devices sono la conferma di questo tentativo di creare un universo completo, che scorre fluidamente tra passato e futuro. Un po’ come sta accadendo tra i vari film della Marvel, dove i riferimenti sono continui e si incastrano senza fatica tra loro. Voglio dire, persino mio padre sta terminando di leggere la saga! Certo, non apprezza troppo i risvolti sentimentali, ma non è neppure il tipo di lettore che finisce di leggere qualcosa per principio. Al contrario, se qualcosa non gli piace lascia perdere e basta: se sta portando avanti questa lettura, evidentemente qualcosa che piace c’è. Quindi fidatevi di lui, perché io è evidente che ho per la testa mille cose da dire e che non so dar loro una struttura coerente.
Consigliati entrambi, ma con le dovute precauzioni: il bello deve ancora arrivare!