Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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#44 Teaser Tue—Thursday!

Buon pomeriggio bestioline!
Giusto qualche minuto per segnalarvi che sono usciti i risultati dei Book Blog Awards e per farvi sapere che i miei Paperboy sono particolarmente orgogliosi e felici di esser risultati così apprezzati ❤ Mi hanno fatto sapere che contatteranno personalmente le persone che li hanno votati, quindi fate attenzione alle mail nei prossimi giorni….! Scemenze a parte, grazie di cuore a chi ha deciso di affidare a me anche solo un voto, in qualsiasi categoria: al di là di tutto, c’è tanto impegno dietro un blog e trovare un riscontro positivo in chi lo legge è gratificante oltre ogni immaginazione. Quindi grazie, e infiniti complimenti a tutti gli altri partecipanti ❤
Venendo a noi, il teaser di oggi è tratto dalle pagine di Via con te, di Adi Alsaid, che la Rizzoli mi ha gentilmente inviato come regalo – anticipato – di compleanno. L’ho iniziato da pochissimo e sono già presissima da questa storia di viaggi e incontri, come potevo non lasciarvene un – brevissimo, ma son troppo in ritardo – assaggio?

“La mia anima freme,” disse Bree. “Non hai mai rubato in un negozio?”
“No, non proprio.”

“Sembra stupido ma è piuttosto eccitante.”
Leila non sembrava molto convinta e guardò verso il commesso.
“Cogliere l’attimo non ha sempre a che vedere con qualcosa di significativo,” disse Bree, infilando un’altra lattina di the nella borsa. “Qualche volta si tratta solo di soddisfare stupidi capricci che ti fanno sentire viva.”

Hudson, Bree, Elliot e Sonia hanno un solo punto in comune: Leila, una ragazza che entra nelle loro vite con la sua auto rosso fiammante proprio nel momento in cui hanno più bisogno di aiuto.
Leila è in viaggio verso l’Alaska per andare a vedere l’aurora boreale. Nel suo percorso attraverso gli Stati Uniti incontra Hudson, meccanico di una piccola città, che sembra pronto a gettare via i sogni di una vita in nome dell’amore. Poi Bree, una ragazza in fuga da se stessa che vive rubacchiando. E in seguito Elliot, che crede al lieto fine… finché la sua vita si scosta dalla sceneggiatura prevista. Infine Sonia che, perdendo il suo ragazzo, teme di aver perso la capacità di amare.
Tutti e quattro trovano un’amica in Leila. E quando Leila li saluta per continuare il viaggio, le loro vite sono in qualche modo cambiate. Leila dovrà, invece, arrivare fino in Alaska per venire a patti con se stessa.

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#43 Teaser Tuesday!

Mamma quanto passa in fretta il tempo. Non ho fatto in tempo a riprendere i ritmi forlivesi che già siamo a metà marzo, Pasqua è alle porte e non ho combinato neanche un terzo delle cose che dovevo combinare in questo mese. Bene, molto bene. Cioè, bene per niente, ma insomma… che ci si può fare? L’unica è rimboccarsi le maniche, sicuramente star qui a lamentarmi non aiuterà in alcun modo. Quindi, senza ulteriori indugi, buttiamoci a pesce in queste Teaser Tuesday – rubrica ideata da Miz di Should be reading, che ha recentemente spostato il blog qui – rigorosamente spoiler free, tratto dalle pagine di uno dei due libri che ho al momento in lettura.

La donna si arrese e richiuse la rivista, posandola ordinatamente sul tavolo di fronte.
Notò un consistente velo di polvere su quella superficie e ne fu infastidita. Provò a pensare a quanto tempo sarebbe stato necessario per rendere lucente lo stanzino, a cosa avrebbe fatto se fosse toccato a lei quel compito. Avrebbe sicuramente smontato lo schedario al lato della porta, in cui si annidava gran parte della polvere, avrebbe sbattuto i faldoni con dentro le pratiche, uno per uno, prima di ripulire ogni spazio e ogni oggetto, risistemandolo nel posto giusto.
Immersa nel fantasticare sul suo diligente impegno in quella umile mansione, senza rendersi conto, riuscì, per un breve momento, a liberarsi dall’ansia che l’attanagliava.
Fu lo scostarsi della porta a ricondurla alla realtà, appiccando un incendio sotto la sua epidermide.

È una Firenze fredda, notturna e mai nominata quella che fa da palcoscenico alla storia di Calisto e dei suoi sodali, il Secco e Tamagotchi. La città è segnata dalla crisi globale, dietro l’opulenza pattinata del glorioso centro storico si nasconde la miseria dei quartieri periferici. Calisto è intelligente, ambizioso, arriva dal Meridione con un piano in mente e non ha intenzione di trasformarsi in una statistica sul mondo del precariato. Vuole tutto: tutto quello che la vita può offrire. Vuole lasciarsi alle spalle lo squallore della periferia – gli spacciatori albanesi, la prostituzione, il degrado, i rave illegali –, per conquistare lo scintillio delle bottiglie di champagne che innaffiano i privè del Nabucco e del Platinum, i due locali fashion più in voga della città. Calisto vuole tutto e sa come vincere la partita: diventando un pezzo da novanta del narcotraffico.
Cupamente, nella rappresentazione di un dramma collettivo della “generazione perduta”, schiava di un sistema socioeconomico degenere e illusa dalle favole di una televisione grottesca, si snoda questa storia di ingiustizie e tradimenti, ma anche di amicizie e amori forti tragicamente condannati. Perché il male non arriva mai per caso e la vita non dimentica mai nulla, non perdona mai nessuno.


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#42 Teaser Tue—Thursday!

Le regole ormai le conoscete: un teaser dalle pagine di un libro che sto leggendo, rigorosamente spoiler-free, questa volta effettivamente pescato a random perché, bestiole, non avete idea della stanchezza che mi si è aggrappata addosso. E la giornata non è ancora finita, se solo ci penso mi viene da piangere. Quindi non pensiamoci.

Mi sentivo irrequieto, nervoso. Non riuscivo a darmi pace, ero scoraggiato e di cattivo umore. Per due settimane di seguito mi svegliai con la netta sensazione che la mia vita non andasse per il verso giusto.
Fumavo troppo. Di quel passo presto avrei raggiunto il povero Monsieur Lapin nei prati celesti. Immaginavo Mélanie, che mi trovava quando ormai era troppo tardi e crollava sulla mia tomba, distrutta dal dolore. Prima il principale, poi il fidanzato, che tragedia, che tragedia…
“Alain, adesso però esageri. È solo una donna, bello mio, ti passerà,” disse Robert con la schiettezza che lo contraddistingueva. Sapevo che il mio dolore era spropositato, sapevo che la mia reazione era eccessiva, ma cosa ricavavo da quella consapevolezza? Saperlo non mi consolava.
Andavo al Cinéma Paradis ogni pomeriggio, e quando faceva buio fissavo la strada. Madame Clément e François si scambiavano sguardi preoccupati, io mi chiudevo nel mio ufficio per sfuggire alle loro domande.
Più il tempo passava, centellinandosi lento, e meno probabilità avevo di rivedere Mélanie. Il mercoledì la mia ansia cresceva a dismisura. Il mercoledì era il suo giorno. Il nostro giorno! E mancavano solamente cinque giorni all’inizio delle riprese, che ormai erano l’ultimo dei miei pensieri.  Decisi di mandare un segnale e all’ultimo minuto cambiai il film in programma nella rassegna Les amours au Paradis: La signora è di passaggio fu sostituito da Cyrano de Bergerac. Per un breve, irrazionale momento mi illusi di poter attirare Mélanie in questo modo. È proprio vero: ci si attacca a tutto pur di ottenere ciò che si desidera dal profondo del cuore.
Anche quel mercoledì il cinema era al completo, ma nessuna traccia della donna con il cappotto rosso. Forse non lo indossa nemmeno più, pensai con amarezza. Era primavera e ormai faceva troppo caldo per i vestiti invernali.

In una piccola strada di Parigi, percorrendo rue Bonaparte fino a scorgere la Senna e girando due volte l’angolo, si trova un luogo incantato: il Cinéma Paradis. È questo il regno di Alain Bonnard, l’appassionato e nostalgico proprietario del locale. Ed è qui che ogni mercoledì, al secondo spettacolo, va in scena Les amours au Paradis, una rassegna dei migliori film d’amore del passato. In quelle sere il Cinéma Paradis è avvolto da una magia particolare: regala sogni, come recita il poster appeso in biglietteria, sopra alla cassa antiquata. La piccola folla di habitué si abbandona volentieri sulle vecchie poltroncine di velluto per farsi rapire dal fascino del grande schermo. Ma da quando al secondo spettacolo partecipa anche una certa ragazza, è Alain a sognare più di tutti. Cappotto rosso, sorriso timido, siede sempre nella stessa fila, la numero diciassette. Poi, non appena in sala si riaccendono le luci, si allontana solitaria nella notte parigina. Chi è? E qual è la sua storia? Finalmente Alain trova il coraggio di invitarla a cena. È una serata perfetta e in più, poco dopo, accade un altro fatto eccezionale: un famoso regista americano annuncia di voler girare il suo prossimo film proprio dentro al Paradis, con protagonista la bellissima e inavvicinabile Solène Avril. Non solo Alain potrà conoscere una vera star, ma all’improvviso il minuscolo cinema, in perenne lotta per la sopravvivenza, registra ogni sera il tutto esaurito. Alain è fuori di sé dalla gioia. C’è solo una cosa che lo preoccupa: proprio quando va tutto a gonfie vele, la misteriosa ragazza con il cappotto rosso sembra scomparsa dalla faccia della terra. Che sia solo una coincidenza?


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#4 Sunday bumbling

Mi andava di continuare con le lettere, cosa vi devo dire? Scrivimi ancora, di Cecilia Ahren, è probabilmente uno dei libri più carini su cui abbia messo le mani e se non l’avete ancora letto allora fatelo, perché vi farà sorridere, piangere e divertire. Solo dopo avete il mio permesso per vedere il film – che non ho ancora visto, detto tra noi, devo assolutamente recuperare – perché va da sé che prima di legge il libro e poi si guarda come lo hanno ridotto sul grande schermo…!
Buona domenica, creature, e buone letture!

Al mio amico più insensibile e bastardo,
Ti scrivo questa lettera perché so che se ti avessi davanti mentre ti dico quello che ho da dirti molto probabilmente finirei col prenderti a pugni.
Non so più chi sei. Non riesco più a vederti. Tutto quello che ottengo da te sono quattro righe buttate giù in fretta o una e-mail telegrafica ogni tanto. So che sei molto occupato e so che ora hai Bethany ma, scusa tanto, si dà il caso che io sia la tua migliore amica.
Non hai idea di cosa sia stata questa estate. Fin da quando eravamo bambini abbiamo sempre respinto tutte le persone che avrebbero potuto diventare nostri amici perché c’eravamo soltanto io e te. Non è che nonvolessimo nessun altro, semplicemente non ne avevamo bisogno. Tu hai sempre avuto me. Io ho sempre avuto te. Adesso tu hai Bethany e io non ho nessuno.
Purtroppo, a quanto pare, ora non hai più bisogno di me. Mi sento come quelle persone che cercavano di diventare nostri amici. Mi rendo conto che non lo fai volutamente, come non l’abbiamo mai fatto noi nei confronti degli altri. Comunque, se mi lamento non è perché non sopporto quella là, ma perché vorrei farti capire che mi manchi molto. E anche… be’… che mi sento sola.
Ogni volta che disdici un appuntamento, va a finire che passo la serata a casa con mamma e papà a guardare la tivù. Stephanie è sempre fuori, e persino Kevin ha una vita più movimentata della mia. Dio, che depressione! Questa sarebbe dovuta essere per noi un’estate piena di divertimento. Che cosa è successo? Possibile che tu non possa essere amico di due persone contemporaneamente?
Capisco che tu abbia trovato qualcuno davvero speciale e che tra voi esista un “legame” particolarmente stretto che tu e io non potremo mai avere. Però c’è qualcosa che unisce noi due: siamo l’uno il migliore amico dell’altra. Oppure il legame che unisce due amici deve sciogliersi non appena uno dei due incontra un’altra persona? Forse è proprio così, e io non sono in grado di capirlo perché non ho ancora incontrato quella “persona speciale”. Comunque non ho fretta di trovarla. Mi piacevano le cose così come erano una volta.
Fra qualche anno, quando sarò diventata famosa, tu probabilmente dirai: “Rosie: ecco un nome che non sentivo da secoli. Una volta eravamo grandi amici. Chissà che cosa starà facendo, ora; sono anni che non la vedo e che non so più niente di lei!” Sembrerà di sentire mia madre e mio padre che, durante le cene con i loro amici, parlano dei tempi andati. Nel rievocare i momenti più significativi della loro vita, nominano persone di cui io non ho mai sentito parlare. Com’è possibile che oggi mia madre non dia più nemmeno un colpo di telefono alla sua damigella d’onore di vent’anni fa? E quanto a mio padre, com’è possibile che non sappia dove abiti il suo più caro compagno di scuola?
In conclusione, io sono di questa opinione (lo so, lo so, ce n’è una sola): non voglio essere una di quelle persone che finiscono nel dimenticatoio; una persona che un tempo era tanto importante, tantospeciale, tanto influente e tanto considerata, e che anni dopo diventa un volto indistinto, un lontano ricordo. Voglio che rimaniamo migliori amici per sempre, Alex.
Se tu sei felice lo sono anch’io, davvero, ma mi sento come messa da parte. Forse il nostro momento è passato. Forse ora è tempo che tu stia con Bethany. Se è così, non mi prenderò nemmeno il disturbo di spedirti questa lettera. Ma se non ho intenzione di spedirla, perché allora la sto scrivendo? D’accordo, adesso me ne vado e strappo queste riflessioni sconclusionate.

La tua amica
Rosie

Rosie e Alex si conoscono sui banchi di una scuola di Dublino e iniziano a scriversi messaggi su biglietti di carta. A poco a poco diventano inseparabili fino a quando quelle lettere tradiscono un sentimento nuovo, che li confonde e li appassiona. Un amore impossibile da esprimere, con tutte le contraddizioni tipiche di quell’età. Ma quando i due prendono coscienza di ciò che li lega veramente, Alex deve abbandonare Rosie e trasferirsi con la sua famiglia negli Stati Uniti. Straordinario collage di lettere, e-mail, bigliettini, sms e cartoline, Scrivimi ancora è un romanzo delicato e indimenticabile che a ogni pagina commuove e fa sorridere al tempo stesso. Una storia sugli scherzi del destino e sulla forza del vero amore.

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#40 Teaser Tuesday!

Buongiorno!
Anche oggi un teaser, totalmente spoilerfree, dalle pagine di uno dei cinque libri che ho in lettura. Niente panico, non mi sono trasformato in uno di quegli esseri mitologici che riescono a gestire così tante letture: Le Cronache di Magnus Bane sono in dirittura d’arrivo, così come questa novella dalle potenzialità incredibili ma eccessivamente pesante per i miei gusti. Ma non voglio anticiparvi nulla della recensione che mi prometto di scrivere forse già in giornata, quindi vi lascio con la citazione e vi auguro una buona giornata!

“The worst you’ll do is screw it up and it collapses. Wards are pretty harmless as spells go. They don’t hurt anything if they fail, so you can’t do worse than not managing the spell.”
“If you say so,” Tai said. He shifted, biting his lip as he stared at the flattened square of grass. Carter waited, feeling the spark of Tai’s energy as he started casting. The spell was barely there, and Carter couldn’t get a good read on it before it collapsed. Tai sighed, rubbing his forehead. “What did I do wrong?”
“I don’t know,” Carter admitted, smiling wryly because that was better than being frustrated at his lack of power. “I couldn’t get a good handle on it before it collapsed. Try again, but put more energy behind it?”
Tai nodded. This time he held a hand out toward the space where the ward would be, and Carter felt it when Tai started casting. Tai’s cool energy spun through the space, building a ward seemingly effortlessly—but then it fell apart when Tai tried to close it off far too soon. Tai looked at him questioningly.
“You tried to close it too soon,” Carter said. He reached into the space where Tai had been casting the ward, drawing a circle in the center of the space. “You set the wards up to enclose this much, but then tried to lock it in place like it contained the whole of the space.”
“But it felt like it was done,” Tai said.
Carter almost snickered, knowing full well what his mother would say to that nonsense. “Yeah? How did it feel?”
“Like the energy fit the space,” Tai said. “Like it did when you switched from building them to locking them down.”
That hadn’t been the answer Carter had expected, and he frowned, considering that. “Try it again? Push it past that point, and I’ll see if I can let you know when to try and close it off.”
Nodding, Tai held his hand out toward the space again. His magic spun up, cool and sharp, and Carter focused on it, paying close attention. Tai nearly faltered when he pushed past the point where he’d closed the spell previously but kept going. Carter waited until Tai reached the point where the space was contained in his wards, then nodded at Tai. “That’s it.”

Carter Bellwood’s family has Earth-claimed the Bellwood territory for generations and they’ve always had an excess of Earth energy to back it up. Until Carter, whose energy is barely a fraction of that his mother has. But he’s the only Earth wizard in his generation and set to inherit the territory—if there’s anything left of it. The territory is being ravaged by a disease that kills all plant life it comes into contact with. They can’t cure it, can barely contain it, can only watch as their territory turns into a barren landscape.
Then a new Earth wizard shows up. Tai is everything Carter is not when it comes to the strength of his magic, and more importantly he knows how to cure the disease. But he’s also terrified and clearly on the run from something, and Carter’s not sure Tai’s help is worth the risk of him trying to stake his own claim on the territory—or the risk that whatever he’s running from finds him…


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#3 Sunday bumbling

Alzi la mano chi non ha letto Tiger Lily!
Ecco, senza cattiveria: se non volete spoiler sul finale, non leggete questo post. Altrimenti, li fate a vostro rischio e pericolo. Da parte mia ho fatto il possibile per avvisarvi, quindi non venite a lamentarvi poi…!
Fatte le dovute premesse, mi limiterò a dirvi che sì, sono ancora in bookhangover per questo libro e no, non intendo farmelo passare presto. Probabilmente lo rileggerò presto, perché ho nostalgia delle atmosfere nostalgiche dell’Isola che non c’è e dei silenzi di Tiger Lily, un personaggio in cui è facile ritrovarsi ma che è difficilissimo eguagliare. Davvero un libro meraviglioso, non mi stancherò mai di ripeterlo.

Did you know I always thought you were braver than me? Did you ever guess that that was why I was so afraid? It wasn’t that I only loved some of you. But I wondered if you could ever love more than some of me.
I knew I’d miss you. But the surprising thing is, you never leave me. I never forget a thing. Every kind of love, it seems, is the only one. It doesn’t happen twice. And I never expected that you could have a broken heart and love with it too, so much that it doesn’t seem broken at all. I know young people look at me and think my youth seems so far away, but it’s all around me, and you’re all around me. Tiger Lily, do you think magic exists if it can be explained? I can explain why I loved you, I can explain the theory of evolution that tells me why mermaids live in Neverland and nowhere else. But it still feels magic.
The lost boys all stood at our wedding. Does it seem odd to you that they could have stood at a wedding that wasn’t yours and mine? It does to me. and I’m sorry for it, and for a lot, and I also wouldn’t change it.
It is so quiet here. Even with all the trains and the streets and the people. It’s nothing like the jungle. The boys have grown. Everything has grown. Do you think you will ever grow? I hope not. I like to think that even if I change and fade away, some other people won’t.
I like to think that one day after I die, at least one small particle of me – of all the particles that will spread everywhere – will float all the way to Neverland, and be part of a flower or something like that, like that poet said, the one that your Tik Tok loved. I like to think that nothing’s final, and that everyone gets to be together even when it looks like they don’t, that it all works out even when all the evidence seems to say something else, that you and I are always young in the woods, and that I’ll see you sometime again, even if it’s not with any kind of eyes I know of or understand. I wouldn’t be surprised if that is the way things go after all – that all things end happy. Even for you and Tik Tok. and for you and me.

Always,
Your Peter

P.S. Please give my love to Tink. She was always such a funny little bug.

Before Peter Pan belonged to Wendy, he belonged to the girl with the crow feather in her hair. . . .
Fifteen-year-old Tiger Lily doesn’t believe in love stories or happy endings. Then she meets the alluring teenage Peter Pan in the forbidden woods of Neverland and immediately falls under his spell.
Peter is unlike anyone she’s ever known. Impetuous and brave, he both scares and enthralls her. As the leader of the Lost Boys, the most fearsome of Neverland’s inhabitants, Peter is an unthinkable match for Tiger Lily. Soon, she is risking everything—her family, her future—to be with him. When she is faced with marriage to a terrible man in her own tribe, she must choose between the life she’s always known and running away to an uncertain future with Peter.
With enemies threatening to tear them apart, the lovers seem doomed. But it’s the arrival of Wendy Darling, an English girl who’s everything Tiger Lily is not, that leads Tiger Lily to discover that the most dangerous enemies can live inside even the most loyal and loving heart.
From the New York Times bestselling author of Peaches comes a magical and bewitching story of the romance between a fearless heroine and the boy who wouldn’t grow up.

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#39 Teaser Tue—Thursday!

Ho passato tutta la giornata di ieri convinta fosse giovedì, torturandomi perché incapace di trovare un momento per postare il Teaser Thursday, e invece questa mattina mi sono alzata, ho aperto gli occhi, guardato il cellulare e tac! 26 febbraio 2015 – giovedì. Mi sono sentita una scema totale e se ci penso la situazione non migliora, così facciamo finta di niente e passiamo direttamente alle cose importante: il teaser di oggi, rigorosamente spoiler-free, arriva dalle pagina di Una sera a Parigi, il romanzo di Nicolas Barreaus consigliatomi caldamente dalla splendida Angie, la quale non solo raccomanda libri stupendi ma ha di recente aperto un suo angolino di web che potete visitare cliccando qui. E quando dico “potete”, è piuttosto evidente che in realtà intendo “dovete”…!

Ero profondamente grato a Monsieur Lumière per aver inventato il cinematografo, e credo di essere stato l’unico della mia classe a sapere che il primo film, girato nel 1895 e della durata di poche decine di secondi, mostra l’arrivo di un treno nella stazione di La Ciotat. E che il cinema francese ha un’essenza profondamente impressionista, come ripeteva con convinzione zio Bernard. Io non avevo idea di cosa significasse “impressionista”, ma doveva essere qualcosa di eccezionale.
Quando Madame Baland, la nostra insegnante di storia dell’arte, ci portò alla Galleria nazionale del Jeu de Paume che ancora ospitava i dipinti degli impressionisti prima che fossero trasferiti nell’ex stazione ferroviaria nel Quai d’Orsay, tra i delicati paesaggi inondati di luce scoprii una locomotiva nera che entrava in una stazione sbuffando un pennacchio di fumo bianco.
Osservai a lungo la tela e mi sembrò di capire come mai il cinema francese veniva definito “impressionista”: aveva a che fare con i treni in arrivo.
Spiegai la mia teoria a zio Bernard e lui sollevò le sopracciglia con espressione ironica, ma era troppo buono per correggermi. Anzi, mi insegnò a usare il proiettore, raccomandandomi di stare sempre molto attento a non lasciare troppo a lungo la pellicola di celluloide davanti al fascio di luce.
Quando vedemmo insieme Nuovo Cinema Paradisocapii perché. Il film era uno dei preferiti di zio Bernard, che con ogni probabilità aveva battezzato il proprio cinema in omaggio a questo classico della cinematografia italiana, benché non avesse un’essenza impressionista. “Niente male per essere italiano, eh?” borbottò con i suoi modi da patriota burbero, senza però riuscire a nascondere la commozione. “Sì, bisogna ammettere che anche gli italiani ci sanno fare.”
Io annuii, ancora scosso per la tragica sorte del vecchio proiezionista rimasto cieco nell’incendio che distrugge la cabina. Naturalmente mi immedesimavo nel piccolo Totò, anche se mia madre non mi aveva mai picchiato perché spendevo i miei soldi per vedere i film. D’altronde non ne avevo nemmeno bisogno, dal momento che potevo vederli gratis, compresi quelli non propriamente adatti a un bambino di undici anni.
A zio Bernard non interessava che un film fosse vietato ai minori, purché fosse un “buon film”. E un buon film era un film con un’idea: un film capace di toccare l’anima e dimostrare empatia per l’arduo compito di “essere”, di regalare un sogno a cui aggrapparsi in questa vita non sempre facile.
Cocteau, Truffaut, Godard, Sautet, Chabrol, Malle: per me erano tutti come vicini di casa.
Incrociavo le dita per il ladro di Fino all’ultimo respiro; indossavo i guanti insieme a Orfeo e attraversavo lo specchio per liberare Euridice dagli inferi; ammiravo il fascino divino di Bella in La bella e la bestia, con i capelli biondi che le arrivano ai fianchi, mentre precede il mostro triste sulla scalinata al chiarore tremolante di un candelabro a cinque bracci; e mi angosciavo con Lucas Steiner, il regista ebreo in L’ultimo metrò, che vive nascosto nello scantinato del teatro e ascoltando le prove si accorge che la moglie è innamorata di un collega attore. Gridavo insieme ai ragazzini di La guerra dei bottoni che si azzuffano tra loro; soffrivo con Baptiste che in Amanti perduti cerca disperatamente di ritrovare Garance nella bolgia del carnevale; inorridivo quando Fanny Ardant spara all’amante e poi si uccide in La signora della porta accanto; consideravo stramba Zazie di Zazie nel metrò, con i grandi occhi e la fessura tra i denti davanti; e ridevo dei fratelli Marx all’opera e delle scoppiettanti schermaglie verbali di Billy Wilder, Ernst Lubitsch e Preston Sturges, che zio Bernard chiamava semplicemente les américains.
Preston Sturges, mi raccontò una volta zio Bernard, aveva stabilito le regole d’oro della commedia brillante: un inseguimento è meglio di una conversazione, una camera da letto è meglio di un salotto e un arrivo è meglio di una partenza. Regole che ricordo ancora oggi.
Va da sé che les américains non erano impressionisti come “noi francesi”, in compenso erano molto divertenti e i loro dialoghi molto arguti, mentre spesso i film francesi davano l’impressione di origliare prolisse discussioni tenute per strada, in un caffè, al mare o a letto.
Si potrebbe dire che a tredici anni conoscevo parecchie cose della vita, nonostante non ne avessi ancora una grande esperienza.

In una piccola strada di Parigi, percorrendo rue Bonaparte fino a scorgere la Senna e girando due volte l’angolo, si trova un luogo incantato: il Cinéma Paradis. È questo il regno di Alain Bonnard, l’appassionato e nostalgico proprietario del locale. Ed è qui che ogni mercoledì, al secondo spettacolo, va in scena Les amours au Paradis, una rassegna dei migliori film d’amore del passato. In quelle sere il Cinéma Paradis è avvolto da una magia particolare: regala sogni, come recita il poster appeso in biglietteria, sopra alla cassa antiquata. La piccola folla di habitué si abbandona volentieri sulle vecchie poltroncine di velluto per farsi rapire dal fascino del grande schermo. Ma da quando al secondo spettacolo partecipa anche una certa ragazza, è Alain a sognare più di tutti. Cappotto rosso, sorriso timido, siede sempre nella stessa fila, la numero diciassette. Poi, non appena in sala si riaccendono le luci, si allontana solitaria nella notte parigina. Chi è? E qual è la sua storia? Finalmente Alain trova il coraggio di invitarla a cena. È una serata perfetta e in più, poco dopo, accade un altro fatto eccezionale: un famoso regista americano annuncia di voler girare il suo prossimo film proprio dentro al Paradis, con protagonista la bellissima e inavvicinabile Solène Avril. Non solo Alain potrà conoscere una vera star, ma all’improvviso il minuscolo cinema, in perenne lotta per la sopravvivenza, registra ogni sera il tutto esaurito. Alain è fuori di sé dalla gioia. C’è solo una cosa che lo preoccupa: proprio quando va tutto a gonfie vele, la misteriosa ragazza con il cappotto rosso sembra scomparsa dalla faccia della terra. Che sia solo una coincidenza?

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