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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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Recensione: “Città degli angeli caduti”, “Città delle anime perdute”, Cassandra Clare.

Titolo: Città degli angeli caduti (The mortal instruments #4)
Titolo originale: City of fallen angels (The mortal instruments #4)
Autore: Cassandra Clare
Editore: Mondadori
Pagine: 488
Anno: 2011

Giudizio: 3.5/5

Sinossi
La guerra è conclusa e Clary è tornata a New York, intenzionata a diventare una Cacciatrice di demoni a tutti gli effetti. E finalmente può dire al mondo che Jace è il suo ragazzo.
Ma ogni cosa ha un prezzo. C’è qualcuno che si diverte a uccidere gli Shadowhunters, e ciò causa fra Nascosti e Cacciatori tensioni che potrebbero portare a una seconda, sanguinosa guerra. Simon, il migliore amico di Clary, non può aiutarla. Sua madre ha scoperto che è un vampiro e lui non ha più una casa. E come se non bastasse, esce con due ragazze bellissime e pericolose, nessuna delle quali sa dell’altra. Quando anche Jace si allontana senza darle spiegazioni, Clary si trova costretta a penetrare nel cuore di un mistero che teme di svelare fino in fondo: forse è stata lei a mettere in moto la terribile catena di eventi che potrebbe farle perdere tutto ciò che ama. Jace compreso.
Amore. Sangue. Tradimento. Vendetta. La posta in gioco non è mai stata così alta per gli Shadowhunters.

Titolo: Città delle anime perdute (The mortal instruments #5)
Titolo originale: City of lost souls (The mortal instruments #5)
Autore: Cassandra Clare
Editore: Mondadori
Pagine: 549
Anno: 2012

Giudizio: 4/5

Sinossi
Lilith, madre di tutti i demoni, è stata distrutta. Ma quando gli Shadowhunters arrivano a liberare Jace, che lei teneva prigioniero, trovano soltanto sangue e vetri fracassati. E non è scomparso solo il ragazzo che Clary ama, ma anche quello che odia, suo fratello Sebastian, il figlio di Valentine. Un figlio determinato a riuscire dove il padre ha fallito e pronto a tutto per annientare gli Shadowhunters. La potente magia del Conclave non riesce a localizzare né l’uno né l’altro, ma Jace non può stare lontano da Clary. Quando si ritrovano, però, Clary scopre che il ragazzo non è più la persona di cui si era innamorata: in punto di morte Lilith lo ha legato per sempre a Sebastian, rendendolo un fedele servitore del male. Purtroppo non è possibile uccidere uno senza distruggere anche l’altro. A chi spetterà il compito di preservare il futuro degli Shadowhunters, mentre Clary sprofonda in un’oscura furia che mira a scongiurare a ogni costo la morte di Jace? Amore. Peccato. Salvezza. Morte. Quale prezzo è troppo alto per l’amore? Di chi ci si può fidare, quando peccato e salvezza coincidono? Ma soprattutto: si possono reclamare le anime perdute?

Sarà onesta, recensire le trilogie non mi entusiasma. Non è un caso che in questo blog troviamo o la recensione del primo volume soltanto o solo dei primi due, o un post unico come  per The infernal devices: non ho abbastanza pazienza per mettermi seduta, appena terminato un volume, e recensirlo prima di buttarmi a pesce sul secondo o sul terzo. Proprio non ce la faccia, è più forte di me. Per questo quando ho ripreso in mano The mortal instruments, l’ho fatto con la chiara intenzione di cavarne fuori un unico, glorioso post per un unico, per niente glorioso, lunedì.  Poi è successo che ho finito Città delle anime perdute e ho iniziato Città del Fuoco Celeste: dopo i primi tre capitoli ho realizzato che no, un post solo per tutta la trilogia non sarebbe stato abbastanza. E quindi eccoci qui, a parlare di due libri che fondamentalmente servono ad introdurre il capitolo finale, a tirare le fila, ad ingarbugliare le trame e definire alleanze, ad ammassare all’orizzonte un fronte temporalesco che crepita, saturo di elettricità, aspettando solo il momento in cui esplodere e travolgere tutto e tutti, lasciandosi alle spalle un paesaggio che non sarà più lo stesso. Quindi teniamoci forte, un bel respiro, e via andare!
Che dire, sulla trama? Il discorso, di per sé è molto semplice: qualcosa si agita nell’ombra, qualcosa che non visto manipola e trama per realizzare il primo tassello di un disegno infernale. Nephilim uccisi nei territori di competenza dei Nascosti, Jace che – al solito – decide di sobbarcarsi colpe che non ha e allontana una Clary che pensava di poter vivere una storia d’amore normale almeno per un pochino, Simon costretto a scendere a patti con la propria natura di vampiro e con la sua evidente incapacità di fare ordine in una vita sentimentale straordinariamente affollata, Alec alle prese con il tarlo di un dubbio che lo porta a tramare alle spalle di Magnus, forse meno glitterato ma molto meglio riuscito del suo fidanzato, Isabelle, fiera e bellissima, vera protagonista di questi due romanzi, Camille Delancourt che riappare – splendida e ingannevole – direttamente da The Infernal Devices, una misteriosa setta che adora la madre di tutti gli stregoni, Lilith, e il figlio prediletto di quest’ultima, Sebastian, che ritorna alla morte per riequilibrare ciò che Clary ha scombinato, riportando in vita Jace. Questo, in soldoni, è quello che accade in Città degli angeli caduti. Città delle anime perdute, fortunatamente, ci riserva un minimo in più di pepe, perché Jace non è più Jace un burattino a forma di Jace che agisce, pensa e respira in funzione dei desideri di Sebastian, che è ritornato dalla morte ed è la cosa più meravigliosa che la Clare potesse mai regalarci, l’unico personaggio fondamentalmente degno di nota in una palude di immaturità e stupidità esagerata. Perché Clary, sconvolta oltre ogni immaginazione, sceglie consapevolmente di consegnarsi a Sebastian per salvare Jace, facendo affidamento unicamente su due anelli delle fate che avrebbe dovuto consegnare alla (per niente) affidabile Regina Seelie. Sullo sfondo si agitano Isabelle, irrequieta e chiusa in se stessa al limite dell’ostilità, Alec, che si comporta come fosse un bambinetto di cinque anni e Simon, che non ha più niente a che spartire con il Simon della prima trilogia, assieme ai neo arrivati Maia e Jordan che, lo ammetto, in più di un momento ho ritenuto essere più interessanti del trio protagonista.
Sembra essere una malattia diffusa, tra i personaggi della Clare, la stupidosi: nella piena convinzione di aver trovato la soluzione più intelligente ai problemi che si presentano davanti a loro, la loro soluzione è sempre e comunque quella più idiota che una persona possa elaborare. Non contenti, si gettano pure capofitto in situazioni che di fatto non confermano la loro tempra morale, il coraggio o la forza che ci aspetta dagli eroi della Guerra Mortale quanto piuttosto uno stadio di malattia piuttosto avanzato. E questo vale principalmente per Clary e Alec che, a conti fatti, sono stati una delusione piuttosto grossa da digerire.
Vorrei dire che le vicende amorose sono il perno dei due libri, ma non è così. Il motivo per cui questi due libri mi son piaciuti tanto nonostante le vicende amorose nel complesso infantili, fragili e a tratti persino fastidiose (come è giusto che siano, però, i primi grandi amori, e mi chiedo se non fosse questo l’intento della Clare) è il disegno più ampio che tratteggiano e portano avanti pazientemente, pagina dopo pagine, a discapito dalla stupidosi acuta dei personaggi principali. È l’orizzonte più ampio, quello di cui ho accennato in apertura della recensione, dove piano piano si iniziano a raggrumare i famigerati nuvoloni neri dell’inevitabile nuova guerra. Una guerra terribile, che qua s’intuisce appena e che delinea due schieramenti inaspettati e terrificanti, una contrapposizione assoluta che rasenta la guerra civile e che al tempo stesso non lo è. Il mondo degli Shadowhunters è un mondo bellissimo, in cui ci si immerge sempre con piacere, ma che di fatto stenta un po’ nel quarto volume nella saga e si riprende discretamente nel quinto. Richiede pazienza, e un briciolo di perseveranza, promettendo in cambio un capitolo conclusivo che davvero, se non si rivelerà all’altezza delle aspettative, mi vedrà prendere un aereo e andare a protestare dalla Clare in persona.
Ho trovato magistrale la solidità dell’idea alla base, scandita per punti – il ritorno di Sebastian prima e la redenzione di Jace, posseduto tanto dall’oscurità quanto dalla luce del paradiso, poi, la creazione di una Coppa Infernale e la nascita di una stirpe di Ottenebrati – in una contrapposizione di chiaro scuri violenti, senza sfumature di grigio nel mezzo e sostenuta da un’architrave di sentimenti altrettanto intensi, nel bene e nel male, e dalla costante assolutamente perfetta del cattivo per eccellenza, Sebastian. Mi rendo conto di essere ripetitiva, su questo personaggio, ma non riesco a farne a meno. Per citare due commenti stupendi che mi sono stati lasciati la settimana scorsa e chiudere la parentesi almeno fino alla recensione di Città del Fuoco Celeste, Sebastian

E’ complesso, così complesso da essere completo, da non poter essere odiato, è molto più umano di quanto lo sia Jace: nessuno di noi nella vita vera è un eroe come un Herondale, è più facile che sia spaventato o egoista come un Morgenstern; in Sebastian trovi tutti i buchi che gli hanno scavato dentro, da Valentine, a Lilith, passando per Jocelyn che l’ha lasciato e arrivando a Clary che non lo vuole, nonostante lui faccia tutto per lei, per stare con lei. Nessuno nega che sia un personaggio malato, controverso, pericoloso, ma gli va concesso l’essere più profondo di una pozzanghera, a contrario di altri. — Alessia

Perché Sebastian non è tutto ombre ed è pieno di sfaccettature che, se da una parte spaventano per la perversità che lo spinge ad agire, dall’altra commuovono e spingono alla compassione, se non talvolta alla comprensione.
Amo visceralmente Jace, ma non si può riconoscere che è Sebastian/Jonathan il personaggio della Clare (di entrambe le serie) più riuscito. — Cecilia, di Se solo sapessi dire.

Sebastian, di fatto, è un valido argomento (cit.) per leggere questa trilogia. Assieme ad Isabelle, che vediamo emergere a colpi di frusta dall’ombra dei personaggi secondari, è la prova di quanto Cassandra Clare sia stata capace di maturare come autrice e di quanto si sia impegnata nello scrivere e nel migliorare questa saga. Laddove Clary e Jace hanno quasi il sapore dolce amaro dei piacevolissimi cliché da amore tormentato e avversato dalle stelle, laddove Alec proprio non si capisce cosa gli sia preso e Simon si rivela essere un inaspettato e non troppo – da me – apprezzato eroe della situazione, ecco che l’insperato arriva dove proprio non si pensa di andare a cercare. E cosa c’è di meglio di un bellissimo cattivo che, con la determinazione di un segugio, insegue i propri obiettivi senza guardare in faccia nessuno? Cosa c’è di meglio di una splendida eroina che rivela i perché della corazza che indossa quotidianamente con tanta determinazione, per proteggersi dal dolore che le persone potrebbero causarle e che già ha patito proprio a causa di chi avrebbe dovuto semplicemente amarla e proteggerla?
Ripeto, ci sono alti e bassi in questi libri. Ma nel complesso la storia che raccontano è molto bella, molto ben gestita e sopra ogni altra cosa ben pensata – non si può negare. Se a leggere Città degli angeli caduti è legittimo pensare si tratti di un ennesimo modo per portare avanti un fenomeno sulla cresta dell’onda, Città delle anime perdute mette bene in chiaro che c’è molto di più dietro che non una ricerca di guadagno studiata a tavolino – e in una certa misura i riferimenti a The Infernal Devices sono la conferma di questo tentativo di creare un universo completo, che scorre fluidamente tra passato e futuro. Un po’ come sta accadendo tra i vari film della Marvel, dove i riferimenti sono continui e si incastrano senza fatica tra loro. Voglio dire, persino mio padre sta terminando di leggere la saga! Certo, non apprezza troppo i risvolti sentimentali, ma non è neppure il tipo di lettore che finisce di leggere qualcosa per principio. Al contrario, se qualcosa non gli piace lascia perdere e basta: se sta portando avanti questa lettura, evidentemente qualcosa che piace c’è. Quindi fidatevi di lui, perché io è evidente che ho per la testa mille cose da dire e che non so dar loro una struttura coerente.
Consigliati entrambi, ma con le dovute precauzioni: il bello deve ancora arrivare!

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#17 Teaser Tue—thursday!

Appuntamente doppio questa settimana, woop woop!
Martedì vi siete beccati il teaser semiserio tratto dall’autobiografia di Obama, che sto leggendo per un corso del semestre e che, devo dire, mi sta piacendo più di quanto non pensassi fosse possibile. Oggi, invece, che c’è aria di weekend e di paperboy imminenti, il teaser arriva dritto dritto dalle pagine di Città delle anime perdute, di Cassandra Clare. Che mi sta piacendo moltissimo because of reasons. Sono sempre più convinta che le trilogie vadano lette tutte d’un fiato, senza interruzioni nel mentre, onde evitare di perdere pezzi di trama per strada… in questo senso, sto davvero facendo le cose per bene e l’attesa è ripagata alla grandissima. Voi invece come affrontate una saga? Preferite aspettare o non ne siete capaci? Teniamo duro, il weekend è alle porte!

Clary era seduta sul pavimento del bagno di Jace, la schiena contro le piastrelle della vasca, le gambe allungate davanti a sé. Si era ripulita il viso e il corpo dal sangue, per poi sciacquarsi i capelli insanguinati nel lavandino. Indossava l’abito da cerimonia di sua madre, sollevato fino all’altezza delle cosce, e il pavimento era freddo contro i piedi e i polpacci nudi.
Si guardò le mani. Avrebbero dovuto essere diverse, pensò. Ma erano le stesse che aveva sempre avuto: dita sottili, unghie squadrate (non le tieni lunghe, se sei un’artista) e lentiggini sulle nocche. Anche il viso era il solito. Tutto, in lei, era come sempre. Soltando lei stessa non lo era più. Quegli ultimi giorni l’avevano cambiata in un modo che ancora non riusciva a comprendere appieno.
Si alzò in piedi e si guardò allo specchio. Era pallida, tra i colori del fuoco dei capelli e del vestito. I lividi le decoravano spalle e corpo.


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#4 Incipit Madness

Quasi mi rifiuto di credere di aver letto così pochi libri in un mese intero. Quasi. La verità è che, come ormai sapete benissimo, il tempo libero scarseggia in maniera a dir poco imbarazzante, motivo per cui dovrei esser contenta di aver portato a casa quattro titoli…! November, please be kind. Ho voglia di leggere tanto, di leggere cose belle, di divertirmi e di riuscire a ritagliarmi il tempo per farlo: teniamo tutto incrociato!

Poppy sistemò una delle sirene davanti al tratto d’asfalto che rappresentava il Mar Nerissimo. Erano vecchie – comprate ad un mercatino di beneficenza -, con la testa grossa e lucida, le code di vari colori e i capelli crespi. Zachary Barlow riusciva quasi ad immaginare le pinne che sbattevano, mentre le sirene attendevano che la nave si avvicinasse, gli sciocchi sorrisi di plastica che mascheravano le loro letali intenzioni. Avrebbero fatto schiantare l’imbarcazione nell’acqua bassa, se avessero potuto, avrebbero attirato l’equipaggio in mare e avrebbero sbranato i pirati con i denti aguzzi.
— Holly Black, Doll Bones.

Era quasi dicembre e Jonas aveva paura. No, si corresse tra sé, non era quello il termine esatto. Paura indicava l’angosciosa sensazione che stesse per accadere qualcosa di terribile. Paura era l’emozione provata un anno prima, quando, per ben due volte, un aereo non identificato aveva sorvolato la comunità. Una rapida occhiata al cielo e Jonas aveva visto sfrecciare un aereo elegante, quasi una sagoma indistinta data l’alta velocità, seguita un istante dopo da un boato; poi di nuovo, in un attimo, dalla direzione opposta, ecco ripassare lo stesso aereo.
— Lois Lowry, The Giver – Il donatore.

– Solo un caffè, grazie.
La cameriera sollevò le sopracciglia disegnate. – Niente da mangiare? – chiese con aria delusa  un marcato accento slavo. Simon Lewis non poteva darle torto: probabilmente la ragazza sperava in una mancia migliore di quella che avrebbe ricevuto per una semplice tazza di caffè. Ma non era colpa di Simon se i vampiri non mangiavano. A volte, al ristorante, ordinava comunque un po’ di cibo, giusto per dare una parvenza di normalità, ma la sera tardi un martedì, in un Veselka dove era quasi l’unico cliente, non valeva la pena sforzarsi.
– Caffè e basta.
— Cassandra Clare, Shadowhunters – Città degli angeli caduti.

Simon se ne stava in piedi, attonito, davanti alla porta di casa.
Era l’unica che avesse mai conosciuto. Era il posto dove i suoi genitori lo avevano portato dopo che era nato. C’era cresciuto, fra le mura di quella villetta a schiera di Brooklyn. D’estate aveva giocato in strada all’ombra degli alberi e d’inverno aveva trasformato i coperchi della spazzatura in slittini improvvisati. In quella casa la sua famiglia aveva osservato la shiva, i sette giorni di lutto, in seguito alla morte del padre. ed era sempre lì che aveva baciato Clary la prima volta.
Non si sarebbe mai immaginato che un giorno, per lui, quella porta sarebbe stata chiusa.
— Cassandra Clare, Shadowhunters – Città delle anime perdute. 


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#15 Teaser Tuesday

 – Conducimi dall’irrealtà alla realtà – lesse Maia ad alta voce. – Conducimi dalle tenebre alla luce. Conducimi dalla morte all’immortalità. – La pelle di lui era liscia sotto la punta delle sue dita. – Parole tratte dalle Upanishad.
– Una tua idea. Eri tu quella che leggeva sempre. Eri tu quella che sapeva tutto… – riaprì gli occhi per guardarla. Erano di una tonalità più chiara rispetto all’acqua alle sue spalle. – Maia, qualsiasi cosa vorrai fare, io ti aiuterò. Ho risparmiato gran parte dello stipendio che mi passa il Praetor. Quei soldi potrei darli a te, così ci paghi la retta di Stanford. Be’, almeno una parte. Se ci vuoi ancora andare.
– Non lo so – disse lei con la mente che turbinava. – Quando mi sono unita al Branco, pensavo che si potesse essere lupi mannari e basta. Pensavo che fosse questione di vivere con gli altri senza avere una propria identità. Così mi sembrava meno pericoloso… Invece Luke una vita c l’ha, è il proprietario di una libreria. E tu, tu sei nel Paetor. Forse… forse si può essere più di una cosa soltanto.
– E tu lo sei sempre stata. – Il tono di Jordan era basso, quasi gutturale. – Sai, quello che hai detto prima… Che quando sei scappata ti piaceva pensare che qualcuno ti stesse cercando. – Fece un profondo respiro. – Io ti cercavo. E non ho mai smesso.
Gli occhi di Maia incrociarono quelli di Jordan. Lui non si muoveva, ma le mani stringevano le ginocchia così forte che le nocche erano diventate bianche. Lei si sporse in avanti, abbastanza da vedergli un accenno di barba incolta lungo la mascella e da sentire il suo odore di lupo, di dentifricio, di maschio. Appoggiò le mani sopra le sue. – Be’ – disse. – Mi hai trovata.