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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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#Blogmas – day 15

15

Ci siamo, ormai manca davvero davvero davvero poco.
Mentre leggete questo post sono impegnata nell’ultimo esame del 2014, che davvero non so come andrà, ma una volta fatto ho davanti a me una serata che più in tema con il #blogmas non potrebbe essere: pomeriggio a pattinare sul ghiaccio e poi cena di Natale con i miei amici, giusto in tempo prima di sparpagliarci per tutta Italia e passare le feste a casa.
Avrei voluto postarvi una recensione natalizia, il libro c’era, ma tra lo studio – molto matto e molto molto molto disperato – e lo strano virus che mi sono beccata puntualmente tra mercoledì e giovedì, proprio non è stato possibile. Però dai, mi faccio perdonare con un teaser straordinariamente natalizio, tratto dalle meravigliose pagine che Mirya ci ha regalato con Di carne e di carta.

«Ma che diavolo stai guardando?»
Leonardo irruppe nel salotto con indosso solo i pantaloni della sera prima sotto la maglietta. Non aveva rimesso camicia e maglione e Chiara si disse che tutto sommato valeva la pena fargli soffrire un po’ il caldo, se quello le avesse permesso di godere del suo corpo il meno vestito possibile anche in futuro. In futuro.
«È un film di Natale, ne guardo sempre il più possibile in questo periodo. Questo lo danno quasi tutti gli anni ma non ricordo come si chiama.»
«Tu riguardi ogni anno gli stessi film melensi durante le feste?»
«Certo. È una mia tradizione natalizia.»
«Hai già fatto colazione?» le domandò, passandosi una mano sui capelli scarmigliati.
«Sì, scusa se non ti ho aspettato ma mi alzo sempre con la fame. La macchinetta del caffè è ancora accesa e la cialda per te è già dentro, basta che spingi il pulsante per tirarlo. Il latte è in frigo, lo zucchero e il dolce sono sul tavolo della cucina.»
«Questo significa che tu non hai intenzione di smuoverti dal divano?» le chiese perplesso.
«Stai scherzando? Siamo quasi alla fine e tra un po’ lui dovrà far volare la slitta di Babbo Natale! Ho detto che questa sarebbe stata un giornata normale, quindi non fare il bambino e arrangiati per la colazione.»
Leonardo aveva invece a quanto pareva tutte le intenzioni di fare proprio il bambino, perché brontolò scontento qualcosa sulla scarsa considerazione che lei gli stava riservando e sparì offeso in cucina. Presa dalla televisione, Chiara si accorse di nuovo della sua presenza quando il divano si abbassò sotto il peso di lui, che aveva una tazza col caffelatte in una mano e un tovagliolo di carta col dolce nell’altra.
«Che cos’è?» chiese Leonardo, guardandolo con diffidenza.
«Plumcake natalizio, lo faccio ogni anno. Altra tradizione» rispose Chiara senza staccare gli occhi dal film.
«Cosa sono queste cose colorate?»
«Canditi.»
«Non mi piacciono i canditi.»
«Ci sono i biscotti nella credenza.»
«Non mi vanno i biscotti.»
La slitta di Babbo Natale iniziò a muoversi mentre lui bofonchiava quanto sarebbe stata migliore una colazione al bar.
«Ma quello chi è?»
«Un elfo.»
«Non sembra un elfo!»
«Non è un elfo fantasy, è un elfo di Babbo Natale.»
«Non sembra nemmeno un elfo di Babbo Natale.»
«Perché, scusa, tu sai come sono?»
«Tutti sanno come sono.»
«E come sono?»
«Non così!»
La slitta partì veloce, mentre la gente cantava.
«Perché non vola?»
«Perché c’è un uomo che non sta cantando… quello lì, ecco, ora ha iniziato.»
«Fammi capire: cantano in mille e la slitta non vola, si aggiunge una voce sola e miracolosamente vola?»
«Il senso della cosa è che doveva ridare a quell’uomo la fede nel Natale!»
«Facendogli cantare in pubblico una ridicola canzone? Se voleva umiliarlo, non poteva farlo correre sulla neve in mutandoni ascellari?»
«Guarda che non sei costretto a guardarlo con me! Se ti fa tanto schifo perché non fai qualcos’altro, invece che stare qui a criticare i miei gusti?»
«Non sarebbe così divertente» replicò Leonardo. «Anzi, credo che in futuro questa diverrà una mia tradizione natalizia.»
In futuro. Il film si concluse poco dopo, sepolto sotto una valanga di commenti sardonici da parte di Leonardo.
«Vado a prendermi un’altra fetta di dolce» le disse, mentre Chiara ringraziava la sorte che aveva finalmente fatto scorrere i titoli di coda.
«Ma avevi detto che non ti piacciono i canditi…»
«Non li ho mica mangiati, i canditi» spiegò, mostrandole il tovagliolo di carta in cui li aveva messi dopo averli tolti uno per uno dal plumcake. Proprio come un bambino, come si era comportato sino a quel momento.
E Chiara si ritrovò a pensare che forse era quello il segreto della ricerca di se stessi: la capacità di comportarsi da bambini, con tutta l’irritazione ma anche la tenerezza che agire in quel modo suscitava nello spettatore; perché questo spettatore non poteva essere uno qualsiasi: non era certo possibile tornare bambini con chiunque, si poteva fare solo con una persona, quella persona con cui ci si riscopriva spontanei, quella persona che tirava fuori il meglio e il peggio di noi e che riusciva a sopportarci e ad amarci anche in versione infantile. La persona giusta. La nostra geometria non euclidea.
Leonardo tornò sul divano con un secondo e più grosso pezzo di plumcake ed iniziò a togliere con le dita i canditi, appoggiandoli sul tovagliolo, dal quale Chiara li recuperò, mangiandoli al posto suo. Proprio come una bambina.

Come si può non amarli? La lettrice e lo stercorario, uno dei miei OTP.
E parlando sempre di cose bellissime, avete già inviato la vostra foto a tema natalizio a ladyjadis[AT]hotmail.it? E avete compilato il form?
Spero di si, perché è ormai giunta ora di rivelare un po’ di premi! Il mio, tanto per dirne uno, e per non privare le mie colleghe del piacere di svelare i propri. Siete pronti? Bene, perché per questa prima edizione del #blogmas ho deciso di mettere in palio uno dei libri che più mi sono piaciuti in questo 2014.

Yep, avete capito bene. Uno dei fortunati estratti si vedrà recapitare a casa una copia di Noi siamo grandi come la vita , di Ava Dellaira, che ho recensito qui. Quindi, se ancora non state partecipando, sbrigatevi a farlo; siamo tutte davvero curiose di vedere le foto e non stiamo più nella pelle per la contentezza.
E con questo, davvero chiudo per oggi: pregate che il mio esame stia andando bene, please, e che un miracolo natalizio venga a salvare la mia media!

Calendario terza settimana
15 – 21 dicembre

Lunedì 15: Chiara su ChiaraLeggeTroppo
Martedì 16: Annachiara su Please Another Book
Mercoledì 17: Federica su Pazza Folle Meravigliosa Idea
Giovedì 18: Cee su Se solo sapessi dire 
Venerdì 19: Solekikka su Testa e piedi tra le pagine
Sabato 20: Franci su Coffee and Books
Domenica 21: Erika  su Wonderful Monster

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#3 Teaser Tuesday!

Woop woop!
Il giorno è giusto, questa volta, e le regole son sempre le stesse: pubblicare un estratto del libro che si sta leggendo, evitando accuratamente gli spoiler. Siccome questa è l’ultima settimana del #PABLeoRA, non mi tratterrò dal pubblicare un piccolo estratto da questa piccola gemma firmata Mirya – in attesa della recensione che dovrò davvero impegnarmi di scrivere per bene -, rimandandovi al second recap della settimana di lettura appena conclusasi. 

L’amore a prima lettura. Aveva usato spesso questa formula, per descrivere l’infatuazione che lei stessa talvolta provava per alcuni scrittori o anche solo per alcune loro opere, quel senso di coinvolgimento inverosimile ed estraniante che scaturiva dal leggere qualcosa di se stessa scritto da mani altrui. Dal ritrovarsi sulla carta di qualcun altro, insomma, denudata e compresa in tutta la sua carne. Un tale livello di identificazione emotiva le era capitato raramente, non per forza solo nei libri dotti e non per forza solo negli autori ufficiali, ma in quei casi sparuti Chiara si era sentita trascinare completamente dai versi o dalle righe che leggeva, chiedendosi come avesse fatto qualcuno che non l’aveva mai vista e che magari era vissuto in un’altra epoca a saperla esprimere così bene. Amore a prima lettura. 

 

Non arriva ancora nessun secondo teaser perché ehi, ho dato un esame questa mattina ed è già un miracolo che sia riuscita a leggere qualcosa che non fosse argomento di studio…! Però è andato bene, quindi direi che ne è valsa la pena. Lunedì prossimo mi aspetta l’ultimo, poi fino a settembre l’argomento verrà molto felicemente accantonato e potrò godermi qualche barlume d’estate anche io. Detto tra noi, non vedo l’ora di trovarmi in riva ad un lago in compagnia di Kora e del mio fedelissimo Kobo. Ahhh, mi sbrodolo di felicità al solo pensiero!


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#2 Teaser Tue— Thursday!

Sì, è giovedì.
Sì, questa è una rubrica del martedì.
Davvero siete così pignoli? A me la cosa cambia davvero poco, tanto più che questo blog è mio e mie sono le regole. Ah ah, avete capito bene: è una dittatura!
In questo momento avrei in lettura due libri, ma dico avrei perché il secondo – Brutti, di Scott Westerfeld – ancora non sono riuscita ad aprirlo. L’altro libro è sempre Di carne e di carta di Mirya, come la volta scorsa, dal momento che la seconda settimana di lettura collettiva è ben che inoltrata. Se volete dare un occhio al resoconto della prima, qui potete trovate il bellissimo post riassuntivo di Annachiara, direttrice d’orchestra di questa impresa epica.

“Avevi detto che mi avresti dato tempo!” protestò, soffocando un’offesa irripetibile nei confronti di tutta quella famiglia di cerchi.
“Ho detto che ti avrei dato un po’ di tempo.”
“Quindi hai deciso che era finito e hai pensato bene di venirmi a beccare in piscina?”
“Perché, se fossi venuto a casa tua mi avresti forse aperto?”
Ovviamente no.
“Non puoi invadere così i miei spazi!”
“Come ti ho già detto, questi spazi non sono tuoi, sono comunali.”
“Ma almeno questi,” replicò indicando i suoi seni schiacciati contro il petto di lui, “sono spazi miei!”

Ora, io non voglio entrare nel merito della citazione, perché una delle regole della rubrica è di evitare gli spoiler – tanto più che questo dialogo è il preludio di una scena così ahr che bisogna leggerla, per potersela gustare davvero -, ma in questo momento potete immaginarmi così.

No regrets.


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#1 Teaser Tuesday

Shame on Living For Books! No, scherzo, al limite shame on me che ho bisogno di impormi scadenze fisse e obiettivi in tutto quello che faccio, se voglio sperare di non perdere pezzi per strada. Come ad esempio l’esame che avrei dovuto dare domani mattina, e che invece è vergognosamente slittato all’8 luglio perché l’ho preso allegramente sotto gamba e non sono capace di organizzarmi.
Le regole del Teaser Tuesday sono semplicissime:

    • Prendi il libro che stai leggendo;
    • Aprilo a una pagina a caso;
    • Condividi un breve spezzone di quella pagina, un “teaser” per l’appunto;
    • Fai attenzione a non scrivere spoilers!

Io al momento di libri ne sto leggendo due, quindi i teaser saranno altrettanti. Buone letture, qualsiasi esse siano!

Quando aveva impostato il suo Inferno, sulla scia di altri già dipinti o descritti, Dante aveva posto come primo peccato capitale la lussuria: Paolo e Francesca erano in quel girone, tra i luoghi più lontani da Lucifero, come a dire che il loro era il peccato meno deprecabile, quello per cui il poeta aveva provato tanta compassione da svenire. Chiara aveva sempre spiegato che Dante si sentiva in colpa nei confronti dei lussuriosi perché, con la sua iniziale adesione allo Stilnovo, sentiva di aver spinto anche lui i lettori verso l’amore extraconiugale. Ora che però si trovava anche lei in presa alla tormenta e al tormento delle sue brame, Chiara iniziava a credere che Dante avesse posto quei peccatori in particolare  all’inizio dell’Inferno solo per usufruire del girone più largo, dal momento che l’oltretomba era fatto ad imbuto e si restringeva scendendo verso il centro della Terra.  Perché la lussuria non era il peccato più leggero,  o più perdonabile. Era solo il più facile in cui cadere.

Credo di aver avuto circa quattro anni, quando i miei genitori si resero conto che lo stavano facendo davvero: stavano crescendo un figlio, anche se non navigavano nell’oro e non avevano un “vero” lavoro. Abitavamo in una bella casa e l’affitto era basso. I vestiti non mi mancavano (anche se erano quelli che mi passavano le mie cugine) e crescevo sana e felice. – Sei stata una specie di esperimento – disse una volta papà. – Un esperimento sorprendentemente riuscito. Ma poteva anche trattarsi di un colpo di fortuna. Dovevamo avere un altro figlio come test di verifica.