Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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#3 Pin this book!

Terzo e penultimo appuntamento di questo mese, dedicato a Magisterium – L’anno di ferro, della formidabile combo Black-Clare. Questa volta è stato più difficile, perché a quanto pare il primo capitolo di questa saga interessantissima non ha colpito l’immaginario del web e né su pinterest né su tumblr (non parliamo di weheartit, la desolazione!) sono riuscita a trovare moltissimo. Così ho deciso di provarci io, del tutto decisa ad espormi a questa pubblica umiliazione non necessaria ma fortemente voluta per una questione di onestà intellettuale. Se la rubrica dovesse continuare, devo essere pronta all’eventualità che internet non sia in possesso della risposta alle mie domande e quale miglior occasione per vedere se sono in grado di supplire a queste mancanze da me? Non sono del tutto soddisfatta del risultato, ma neppure completamente schifata. Ci ho provato ed è evidente che ho tanta strada da fare ancora. Il verdetto è vostro, bestioline! Buon sabato 🙂


MAGISTERIUM – L’ANNO DI FERRO
Holly Black & Cassandra Clare

Recensione || Goodreads || Pinterest

 

 

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#7 Incipit madness

Pensavate che me ne fossi dimenticata, vero? Forse quasi ci speravate, perché le citazioni non mancano mai su questo blog e magari vi sono pure venute a noia…! In ogni caso, questa è la carrellata di incipit dei libri letti in questo primo mese del 2015: non male, vero? Spero di riuscire a tenere il ritmo e di riuscire, contemporaneamente, a fare tutto quello che devo fare. Ossia un sacco di cose.
Voi che mi dite? Cosa avete letto? Siete soddisfatti? Io decisamente sì. Quest’anno ho davvero iniziato col botto, non potrei esser più contenta!

«Sara, devi rifare il prelievo. Stendi il braccio».
Sto ancora dormendo quando la voce dell’infermiera mi risuona in testa come un’eco. Non è un sogno e prima che realizzi, sento un ago che mi buca la vena e vedo diventare la cannula rossa. Il braccio l’ho steso inconsciamente, forse in automatico.
«Abbiamo fatto. Premi forte, ti metto il cerotto».
— Giulia Dell’Uomo, Tutte le cose al loro posto.

«Se adesso non è abbastanza pulito,» disse Jaxom a N’ton, mentre passava per l’ultima volta lo straccio oliato sulla cresta del collo di Ruth, «non so proprio cosa voglia dire pulito!» Si terse la fronte sudata con la manica della tunica. «Cosa ne pensi, N’ton?» chiese educatamente, rendendosi conto di aver parlato senza il dovuto riguardo per il rango del suo compa- gno, che era Comandante del Weyr di Fort.
— Anne McCaffrey, Il drago bianco.

Da lontano, l’uomo che arrancava su per il fronte bianco del ghiacciaio poteva somigliare a una formica che zampetta lentamente sul bordo di un piatto. La baraccopoli di La Rinconada era una manciata di puntini sparsi molto più giù; il vento aumentava via via che lui saliva, soffiandogli sbuffi polverosi di neve sul volto e ghiacciando gli umidi ricci neri. Nonostante gli occhiali d’ambra, il suo viso era contratto in una smorfia per la luminosità del tramonto riflesso.
— Cassandra Clare & Holly Black, The Iron Trial.

Magnus si svegliò nella locanda sulla strada fuori Lima e dopo essersi agghindato con un panciotto ricamato, un elegante paio di calzoni al ginocchio e scarpe dalle lucidissime fibbie di metallo, andò in cerca di qualcosa da mangiare per colazione. Trovò invece la locandiera, una donna polposa dai lunghi capelli coperti da una mantilla nera, immersa in una fitta e preoccupata discussione con una delle cameriere, a proposito di qualcuno appena giunto alla locanda.
— Cassandra Clare, Le cronache di Magnus Bane.

She stands on the cliffs, near the old crumbling stone houseThere’s nothing left in the house but an upturned table, a ladle, and a clay bowl. She stands for more than an hour, goose-bumped and shivering. At these times, she won’t confide in me. She runs her hands over her body, as if checking that it’s still there, her heart pulsing and beating. The limbs are smooth and strong, thin and sinewy, her hair long and black and messy and gleaming despite her age. You wouldn’t know it to look at her, that she’s lived long enough to look for what’s across the water. Eighty years later, and she is still fifteen.
— Jodi Lynn Anderson, Tiger Lily.

I love the beginning of a hunt. No one is tired or hungry or complaining yet. Plus the start is so full of maybes. Like maybe we’ll capture our town’s legendary lake monster on film tonight. Maybe we’ll put to rest any doubts of his existence. Maybe we’ll become the legend. As Lake Champlain wrinkles with miniature waves, I imagine Champ swimming underneath, looking up at us and smiling.
— Lisa Aldin, One of the guys.

Se una cosa può andare male, lo farà. Penso alla prima Legge di Murphy mentre Mara… o Lara… o Antonella, insomma qualunque sia il nome della ragazza con cui sono uscito stasera, mi sta baciando con l’impeto di un formichiere in pieno raptus sul sedile posteriore della mia macchina. Lo so, sono un inguaribile romantico. Da un quarto d’ora la sto chiamando «Tesoro», un po’ perché non ricordo il nome e un po’ perché ho l’istinto di sotterrarla. È che questa ragazza è veramente pesante, in tutti i sensi!
— Chiara Parenti, Con un poco di zucchero.

Blue Sargent non ricordava più quante volte le avessero detto che avrebbe ucciso il suo vero amore. La sua famiglia si occupava di predizioni. Predizioni che tendevano, tuttavia, a essere abbastanza generiche. Frasi come:Oggi ti accadrà qualcosa di terribile. Potrebbe avere a che fare con il numero sei. O: Soldi in arrivo. Apri la mano. O: Ti spetta una decisione importante, e non si prenderà da sola. Ma a quelli che entravano nella piccola casa azzurra al numero 300 di Fox Way non importava l’imprecisione dei loro auspici. Era diventato un gioco, una sfida, scoprire il momento esatto in cui le predizioni si sarebbero avverate.
— Maggie Stiefvater, Raven Boys.

Un segreto è una cosa strana.
Ci sono tre tipi di segreti. Il primo è quello noto a tutti, per cui sono necessarie almeno due persone: una che lo custodisca, l’altra che non ne venga mai a conoscenza. Il secondo è quello più difficile, un segreto che non ammettiamo a noi stessi. Ogni giorno migliaia di possibili confessioni rimangono inespresse, e i mancati confessori ignorano che quei segreti mai ammessi si riducano alle solite tre parole: io ho paura. E poi c’è il terzo tipo di segreto, quello più profondo. Il segreto che nessuno conosce. Forse un tempo risaputo e in seguito sepolto. O forse un inutile mistero, arcano e solitario, mai emerso poiché nessuno l’ha mai cercato.
— Maggie Stiefvater, I ladri di sogni.

Non sapevo cosa mi avesse svegliato. Il vento impetuoso della prima, vera tempesta di neve dell’anno si era calmato la scorsa notte e la mia stanza era silenziosa, tranquilla. Mi girai su un fianco e mi stropicciai le palpebre. Occhi del colore delle foglie bagnate dalla rugiada mi fissavano. Occhi stranamente familiari, ma spenti in confronto a quelli che amavo. Dawson.
— Jennifer L. Armentrout, Opal.

Winning. Cara Sweeny had made it her business, and business was good. Honor Society presi- dent? Check. Young Leader Award? Check. State debate champion two years running? Double check. And when the title of valedictorian had eluded her, she’d found a way to snag that, too.
— Melissa Landers, Alienated.


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#4 Incipit Madness

Quasi mi rifiuto di credere di aver letto così pochi libri in un mese intero. Quasi. La verità è che, come ormai sapete benissimo, il tempo libero scarseggia in maniera a dir poco imbarazzante, motivo per cui dovrei esser contenta di aver portato a casa quattro titoli…! November, please be kind. Ho voglia di leggere tanto, di leggere cose belle, di divertirmi e di riuscire a ritagliarmi il tempo per farlo: teniamo tutto incrociato!

Poppy sistemò una delle sirene davanti al tratto d’asfalto che rappresentava il Mar Nerissimo. Erano vecchie – comprate ad un mercatino di beneficenza -, con la testa grossa e lucida, le code di vari colori e i capelli crespi. Zachary Barlow riusciva quasi ad immaginare le pinne che sbattevano, mentre le sirene attendevano che la nave si avvicinasse, gli sciocchi sorrisi di plastica che mascheravano le loro letali intenzioni. Avrebbero fatto schiantare l’imbarcazione nell’acqua bassa, se avessero potuto, avrebbero attirato l’equipaggio in mare e avrebbero sbranato i pirati con i denti aguzzi.
— Holly Black, Doll Bones.

Era quasi dicembre e Jonas aveva paura. No, si corresse tra sé, non era quello il termine esatto. Paura indicava l’angosciosa sensazione che stesse per accadere qualcosa di terribile. Paura era l’emozione provata un anno prima, quando, per ben due volte, un aereo non identificato aveva sorvolato la comunità. Una rapida occhiata al cielo e Jonas aveva visto sfrecciare un aereo elegante, quasi una sagoma indistinta data l’alta velocità, seguita un istante dopo da un boato; poi di nuovo, in un attimo, dalla direzione opposta, ecco ripassare lo stesso aereo.
— Lois Lowry, The Giver – Il donatore.

– Solo un caffè, grazie.
La cameriera sollevò le sopracciglia disegnate. – Niente da mangiare? – chiese con aria delusa  un marcato accento slavo. Simon Lewis non poteva darle torto: probabilmente la ragazza sperava in una mancia migliore di quella che avrebbe ricevuto per una semplice tazza di caffè. Ma non era colpa di Simon se i vampiri non mangiavano. A volte, al ristorante, ordinava comunque un po’ di cibo, giusto per dare una parvenza di normalità, ma la sera tardi un martedì, in un Veselka dove era quasi l’unico cliente, non valeva la pena sforzarsi.
– Caffè e basta.
— Cassandra Clare, Shadowhunters – Città degli angeli caduti.

Simon se ne stava in piedi, attonito, davanti alla porta di casa.
Era l’unica che avesse mai conosciuto. Era il posto dove i suoi genitori lo avevano portato dopo che era nato. C’era cresciuto, fra le mura di quella villetta a schiera di Brooklyn. D’estate aveva giocato in strada all’ombra degli alberi e d’inverno aveva trasformato i coperchi della spazzatura in slittini improvvisati. In quella casa la sua famiglia aveva osservato la shiva, i sette giorni di lutto, in seguito alla morte del padre. ed era sempre lì che aveva baciato Clary la prima volta.
Non si sarebbe mai immaginato che un giorno, per lui, quella porta sarebbe stata chiusa.
— Cassandra Clare, Shadowhunters – Città delle anime perdute. 


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Recensione: “Doll bones”, Holly Black.

Forse crescere significava che quasi tutte le storie si rivelavano bugie.

Titolo: Doll Bones
Titolo originale: Doll Bones
Autore: Holly Black
Editore: Mondadori
Pagine: 145
Anno: 2013

Giudizio: 4/5

Sinossi
A dodici anni, Zach passa i pomeriggi a inventare storie con le sue due migliori amiche, Poppy e Alice: i tre hanno affidato il dominio del loro regno immaginario all’enigmatica Regina, una bambola di porcellana così perfetta da sembrare viva. Un brutto giorno il padre affronta Zach intimandogli di crescere e di cominciare a interessarsi a cose “da grandi”. Il mondo di Zach sembra andare in frantumi, finché una notte la Regina compare in sogno a Poppy, rivelandole di essere stata una bambina in carne e ossa di nome Eleanor, le cui ceneri si trovano ora all’interno della bambola; Eleanor non avrà pace finché non sarà seppellita nella sua tomba, in una lontana cittadina dall’altra parte degli Stati Uniti. I tre ragazzi partono nel cuore della notte, dormendo sotto le stelle, accampandosi nei cimiteri, incontrando bizzarri personaggi che parlano alla bambola scambiandola per una bambina vera, in un viaggio che cambierà per sempre le loro esistenze.
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#13 Teaser Thursday

Dopo pranzo, mentre gli passava accanto in corridoio, Poppy gli mise in mano un bigliettino triangola. Zach non aveva bisogno di aprirlo per sapere di che cosa si trattava. Domande. Non riusciva a ricordare a chi fosse venuta l’idea, o quando, ma le domande erano una strana faccenda privata fuori dal gioco. Lui e Poppy e Alice dovevano rispondere a qualsiasi domanda venisse posta sul gioco, per iscritto, ma solo chi aveva fatto la domanda poteva conoscere la risposta. I personaggi non l’avrebbero saputo.
Si passavano bigliettini avanti e indietro, specie quando uno di loro stava per finire in castigo o per partire. Zach provava sempre una vampata d’esaltazione – e un briciolo di paura – nel momento in cui riceveva un bigliettino ripiegato. Era un elemento particolarmente rischioso del gioco. Se fosse finito nelle mani di un insegnante o se l’avesse visto l’Alex… Bastava il pensiero a fargli avvampare il collo per l’imbarazzo.

Jonas pedalava senza fretta, controllando ogni singola rastrelliera davanti a ogni edificio alla ricerca della bici di Asher. Era raro che trascorresse le ore di volontariato assieme all’amico, perché i suoi continui scherzi rendevano difficile lavorare seriamente; ma ora, con la Cerimonia dei Dodici ormai alle porte, la cosa non sembrava più tanto importante.
La libertà di scegliere come passare quelle ore era sempre sembrata a Jonas un lusso incredibile: tutte quelle altre erano regolate con una tale precisione! Ricordava quando era diventato un Otto, come Lily di lì a poco, e aveva dovuto compiere quella scelta. Gli Otto affrontavano sempre le loro prime ore di volontariato con un certo nervosismo, ridacchiando e stringendosi in crocchi e, quasi invariabilmente, le trascorrevano nella familiare area di ricreazione, aiutando i più piccoli. Ma poi, con l’aumentare della sicurezza in se stessi e della maturità, cominciavano a dedicarsi ad altri compiti, prediligendo quelli più consoni alle loro attitudini e inclinazioni.

…e non mi guardate così, ve li avevo promessi! E già che ci sono, colgo l’occasione per dirvi che siete ancora in tempo ad unirvi al #PABGivRA organizzato da Please Another Book: cliccate sul banner qui sotto e andate al post incriminato per tutte le specifiche del caso. Ci si diverte moltissimo a leggere in compagnia, non abbiate paura di buttarvi!