Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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#10 Incipit Madness!

Aprile, dolce dormire: quanta verità in queste tre parole. Il mese è volato via, letteralmente, lasciandosi alle spalle pochissime letture che si traducono, come di consueto, in una raccolta di incipit. Che vi devo dire, stanno capitando un sacco di cose e il tempo a mia disposizione è quello che è – si fa quel che si può, anche se le letture che ho portato avanti non son state troppo d’aiuto, in questo senso.

Il pickup arrugginito si fermò sferragliando e Lauren Huntsman sbatté la testa contro il finestrino, svegliandosi di soprassalto. Strizzò gli occhi più volte, intontita. Aveva la mente disseminata di ricordi frammentari, cocci sparsi che, se solo fosse riuscita a rimettere insieme, avrebbero formato qualcosa di intero, una finestra sulla prima parte della serata. Al momento, invece, quella finestra giaceva in frantumi nel suo cranio pulsante. Ricordava la cacofonia della musica country, le risate sguaiate e i risultati dell’NBA sullo schermo del televisore montato alla parete. Illuminazione fioca. Scaffali con decine di bottiglie dai riflessi verdi, ambrati, neri. Neri.
— Becca Fitzpatrick, Black Ice.

Accarezzò la sua pelle sapendo già che sarebbe stata l’ultima volta. Un minuscolo frammento in fondo al cuore conservava la speranza che l’abbraccio che stava per unirli ancora fosse un modo per tenerla legata a sé. Ma se fino ad allora le sue mani e la sua bocca non erano bastati a convincerla, di certo quella sera le cose non sarebbero state diverse. Dalla finestra si vedevano i pini innevati e la debole luce del tramonto stava morendo lentamente per lasciare spazio alla notte gelata. Rabbrividì e la strinse più forte per godere del calore del suo corpo fremente. Entrò dentro di lei, come aveva fatto per mesi, per anni. La conosceva alla perfezione, eppure ogni volta si sentiva emozionato e innamorato come un ragazzino al primo incontro. In tutto quel tempo però aveva posseduto solo la carne, non i sentimenti.
— Nora Noir, Nella tana del lupo.

Devlin osservò quella ragazza spettrale avvicinarsi. La piuma del suo cappello e i boccoli scuri che le incorniciavano il viso non mostravano il minimo movimento nonostante la brezza: l’aria non la sfiorava, il che significava che probabilmente anche lui non sarebbe stato in grado di toccarla.
«Ho come l’impressione di trovarmi in un sogno, o forse mi sono… smarrita», mormorò.
«Già».
«Mi stavo riposando…», continuò lei indicando alle proprie spalle, poi si accigliò e accennò un timido sorriso, «in quella caverna che sembra svanita. Sto ancora dormendo forse?».
— Melissa Marr, Radiant Shadow.

E queste son state le mie quasi inesistenti letture di aprile. Le vostre, invece? Vi è andata meglio?
Tenete tutto incrociato, questo periodaccio sta per finire e conto di riuscire a riprendere il controllo della mia vita tutta, blog incluso, giusto in tempo per la bella stagione e le letture da ombrellone che verranno!


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#9 Incipit madness

Buon pomeriggio bestioline! Sono tornata in quel di Forlì e ho la fortuna di potermi godere la compagnia del ragazzo per qualche giorno ancora, motivo per cui sono poco presente online. Confido nella vostra comprensione, perché poi passerà almeno un mese prima che possa rivederlo…! Il post di oggi, in ritardissimo rispetto al solito, è una carellata di incipit, tanto per riassumere le mie letture marzoline.

Irial osservò la ragazza che si stava avvicinando, scorgendo in lei la rabbia e il terrore che la attanagliavano. Rimase nell’ombra, nascosto nel vicolo davanti allo studio di tatuaggi, senza staccarle gli occhi di dosso neanche per un istante mentre finiva una sigaretta. Uscì nel momento in cui lei passava.
— Melissa Marr, Ink Exchange.

Seth comprese che Aislinn era arrivata. Gli sarebbe bastato percepire il lieve aumento di temperatura, anche senza scorgere quel baluginio di sole nel buio notturno. Più di una lanterna. Sorrise al pensiero di come avrebbe reagito all’idea di essere paragonata a una lanterna, ma il sorriso gli svanì dalle labbra non appena la vide apparire sulla soglia.
— Melissa Marr, Fragile Eternity.

Oggi è un buon giorno per morire? È quello che mi chiedo la mattina, quando mi sveglio. A scuola, quando mi sforzo di tenere gli occhi aperti mentre il professor Schroeder continua con la sua lagna. A tavola, mentre faccio passare il piatto coi fagiolini. La sera, a letto, quando non riesco a prendere sonno perché il mio cervello rifiuta di spegnersi per tutto quello su cui c’è da riflettere. Oggi è il giorno? E se non oggi, quando?
— Jennifer Niven, Raccontami di un giorno perfetto.

Hudson riusciva a sentire il motore dell’auto da alcuni isolati di distanza. Uscì dall’autofficina e chiuse gli occhi, in ascolto, distinguendo i suoni uno a uno, così che ancora prima di aprire il cofano avrebbe saputo esattamente quello che c’era da riparare. Appoggiato al muro, concentrato sull’auto ancora lontana, Hudson riusciva a dimenticare tutto il resto: la scuola e le ragazze e il suo futuro e se i suoi amici fossero dei veri idioti o si comportassero solo come tali.
— Adi Alsaid, Via con te.


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#4 Incipit Madness

Quasi mi rifiuto di credere di aver letto così pochi libri in un mese intero. Quasi. La verità è che, come ormai sapete benissimo, il tempo libero scarseggia in maniera a dir poco imbarazzante, motivo per cui dovrei esser contenta di aver portato a casa quattro titoli…! November, please be kind. Ho voglia di leggere tanto, di leggere cose belle, di divertirmi e di riuscire a ritagliarmi il tempo per farlo: teniamo tutto incrociato!

Poppy sistemò una delle sirene davanti al tratto d’asfalto che rappresentava il Mar Nerissimo. Erano vecchie – comprate ad un mercatino di beneficenza -, con la testa grossa e lucida, le code di vari colori e i capelli crespi. Zachary Barlow riusciva quasi ad immaginare le pinne che sbattevano, mentre le sirene attendevano che la nave si avvicinasse, gli sciocchi sorrisi di plastica che mascheravano le loro letali intenzioni. Avrebbero fatto schiantare l’imbarcazione nell’acqua bassa, se avessero potuto, avrebbero attirato l’equipaggio in mare e avrebbero sbranato i pirati con i denti aguzzi.
— Holly Black, Doll Bones.

Era quasi dicembre e Jonas aveva paura. No, si corresse tra sé, non era quello il termine esatto. Paura indicava l’angosciosa sensazione che stesse per accadere qualcosa di terribile. Paura era l’emozione provata un anno prima, quando, per ben due volte, un aereo non identificato aveva sorvolato la comunità. Una rapida occhiata al cielo e Jonas aveva visto sfrecciare un aereo elegante, quasi una sagoma indistinta data l’alta velocità, seguita un istante dopo da un boato; poi di nuovo, in un attimo, dalla direzione opposta, ecco ripassare lo stesso aereo.
— Lois Lowry, The Giver – Il donatore.

– Solo un caffè, grazie.
La cameriera sollevò le sopracciglia disegnate. – Niente da mangiare? – chiese con aria delusa  un marcato accento slavo. Simon Lewis non poteva darle torto: probabilmente la ragazza sperava in una mancia migliore di quella che avrebbe ricevuto per una semplice tazza di caffè. Ma non era colpa di Simon se i vampiri non mangiavano. A volte, al ristorante, ordinava comunque un po’ di cibo, giusto per dare una parvenza di normalità, ma la sera tardi un martedì, in un Veselka dove era quasi l’unico cliente, non valeva la pena sforzarsi.
– Caffè e basta.
— Cassandra Clare, Shadowhunters – Città degli angeli caduti.

Simon se ne stava in piedi, attonito, davanti alla porta di casa.
Era l’unica che avesse mai conosciuto. Era il posto dove i suoi genitori lo avevano portato dopo che era nato. C’era cresciuto, fra le mura di quella villetta a schiera di Brooklyn. D’estate aveva giocato in strada all’ombra degli alberi e d’inverno aveva trasformato i coperchi della spazzatura in slittini improvvisati. In quella casa la sua famiglia aveva osservato la shiva, i sette giorni di lutto, in seguito alla morte del padre. ed era sempre lì che aveva baciato Clary la prima volta.
Non si sarebbe mai immaginato che un giorno, per lui, quella porta sarebbe stata chiusa.
— Cassandra Clare, Shadowhunters – Città delle anime perdute. 


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#2 Incipit madness, Agosto 2014.

Sono in pausa da un ripasso serratissimo che, più che essere un ripasso, è il folle tentativo di memorizzare tutto quello che ad oggi non ho memorizzato – ossia tutto. Quindi, rapidissimamente, vi lascio la carrellata di incipit che hanno scandito le mie letture di un agosto finito troppo in fretta e vi do appuntamento molto probabilmente a lunedì prossimo, con la recensione settimanale, quando finalmente sarò ufficialmente in vacanza per una settimana e mezza prima dell’inizio delle lezioni! Non vedo l’ora. Continua a leggere


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#1 Incipit madness – Luglio 2014

Agosto è arrivato e si è trascinato dietro persino una parvenza d’estate, woop woop!
Quale modo migliore per celebrare l’avvenimento, se non con una nuova rubrica?
L’idea mi è frullata in testa per un po’ di tempo, soprattutto perché mi rendo conto di essere piuttosto carente di contenuti – specie nell’ultimo periodo, in cui preferisco godermi la semplice lettura all’impegno non indifferente che è la stesura di una recensione (per quanto si potrebbe tranquillamente discutere sulla qualità delle mie ahahaha!).
È estate anche per me, in fondo, e posso racimolare al massimo qualche altre giorno prima che le incombenze di un settembre mai lontano abbastanza mi trascinino su altri libri. E quindi niente, questi sono gli incipit dei libri che ho letto nel corso dell’ultimo mese! Continua a leggere