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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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#9 Incipit madness

Buon pomeriggio bestioline! Sono tornata in quel di Forlì e ho la fortuna di potermi godere la compagnia del ragazzo per qualche giorno ancora, motivo per cui sono poco presente online. Confido nella vostra comprensione, perché poi passerà almeno un mese prima che possa rivederlo…! Il post di oggi, in ritardissimo rispetto al solito, è una carellata di incipit, tanto per riassumere le mie letture marzoline.

Irial osservò la ragazza che si stava avvicinando, scorgendo in lei la rabbia e il terrore che la attanagliavano. Rimase nell’ombra, nascosto nel vicolo davanti allo studio di tatuaggi, senza staccarle gli occhi di dosso neanche per un istante mentre finiva una sigaretta. Uscì nel momento in cui lei passava.
— Melissa Marr, Ink Exchange.

Seth comprese che Aislinn era arrivata. Gli sarebbe bastato percepire il lieve aumento di temperatura, anche senza scorgere quel baluginio di sole nel buio notturno. Più di una lanterna. Sorrise al pensiero di come avrebbe reagito all’idea di essere paragonata a una lanterna, ma il sorriso gli svanì dalle labbra non appena la vide apparire sulla soglia.
— Melissa Marr, Fragile Eternity.

Oggi è un buon giorno per morire? È quello che mi chiedo la mattina, quando mi sveglio. A scuola, quando mi sforzo di tenere gli occhi aperti mentre il professor Schroeder continua con la sua lagna. A tavola, mentre faccio passare il piatto coi fagiolini. La sera, a letto, quando non riesco a prendere sonno perché il mio cervello rifiuta di spegnersi per tutto quello su cui c’è da riflettere. Oggi è il giorno? E se non oggi, quando?
— Jennifer Niven, Raccontami di un giorno perfetto.

Hudson riusciva a sentire il motore dell’auto da alcuni isolati di distanza. Uscì dall’autofficina e chiuse gli occhi, in ascolto, distinguendo i suoni uno a uno, così che ancora prima di aprire il cofano avrebbe saputo esattamente quello che c’era da riparare. Appoggiato al muro, concentrato sull’auto ancora lontana, Hudson riusciva a dimenticare tutto il resto: la scuola e le ragazze e il suo futuro e se i suoi amici fossero dei veri idioti o si comportassero solo come tali.
— Adi Alsaid, Via con te.

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Recensione: “Ink exchange”, Melissa Marr.

Titolo: Ink exchange – Sortilegi sulla pelle (Wicked lovely #2)
Titolo originale: Ink exchange (Wicked lovely #2)
Autore: Melissa Marr
Editore: Fazi Editore
Pagine: 328
Anno: 2010

Misconosciuta ai mortali, una lotta per il potere si sta scatenando in un mondo di ombre e pericoli. Dopo secoli di stabilità, l’equilibrio all’interno delle corti fatate si è spezzato e Irial, il re della Corte Oscura, si batte per salvaguardare i suoi sudditi, ribelli e vulnerabili. Se dovesse fallire, ne seguirebbero spargimenti di sangue e crudeltà spietate. Leslie, a diciassette anni, non sa niente né delle fate né dei loro intrighi. D’improvviso si sente attratta da un tatuaggio incantato: capisce di doverlo avere a ogni costo, convinta che sia il simbolo tangibile di quel cambiamento che sta disperatamente cercando. Il tatuaggio in effetti porterà con sé molte trasformazioni, ma non del genere che lei immaginava: sono eventi sinistri e avvincenti, tutt’altro che simbolici. Avvenimenti che uniranno Leslie a Irial, attirandola sempre più in un universo fatato cui sembrerà incapace di resistere, scoprendosi impotente di fronte ai suoi pericoli. Dopo Wicked Lovely, Melissa Marr prosegue nel racconto delle avventure del Piccolo Popolo in una seducente storia di tentazioni e inganni: fino a un ultimo, imprevedibile gesto eroico.

Leslie, una delle migliori amiche di Aislinn – la nuova Regina dell’Estate -, vive in una situazione familiare di estremo degrado e malessere: la madre se ne è andata, il padre è un ubriacone che non si fa mai vivo e il fratello è un tossico che non esita a drogarla e a venderla ai suoi amici per dose. Il solo motivo per cui Leslie non scappa né chiede aiuto, ma si fa il mazzo tra scuola e lavoro e rientra in casa solo per dormire dietro la porta chiusa a doppia mandata della sua camera, è che come tutte le vittime non cerca vendetta: vuole sopravvivere. E sopravvivere significa aggrapparsi ad ogni brandello di speranza, come la possibilità di potersene andare al college una volta finito il liceo o, molto più semplicemente, l’idea di fare del suo corpo ciò che vuole – marchiandolo con un tatuaggio. Quello che non ha messo – né avrebbe potuto – mettere in contro è che Rabbit, il tatuatore a cui ha scelto di affidarsi utilizzi su di lei il sangue di Irial, il sovrano della Corte Oscura, per realizzare quello che non è un semplice disegno ma la chiave di apertura di un legame destinato a trasformare Leslie e la vita così come l’ha sempre conosciuta.

«Leslie?», sussurrò Irial.
Lo vedeva come se le fosse apparso davanti il suo ologramma. Se non avesse avuto gli occhi chiusi, avrebbe potuto credere che fosse lì. Lo vide trasalire, sbalordito, disturbando con quel movimento improvviso la creatura fatata che si era accoccolata sulle sue ginocchia. «Cosa stai facendo?».

«Ho fatto la mia scelta». Morse il copriletto per non gridare. Aveva i pugni serrati con tanta forza che sentì che il tessuto si stava lacerando. Inarcò il dorso. Niall la trattenne appoggiandole un ginocchio sulla schiena.
Sotto le sue guance, il copriletto era bagnato di lacrime.
«Io sono mia. Di nessun altro».
«Io, invece, sono ancora tuo. E lo sarò sempre, Ragazza delle Tenebre»

Tutto in questo libro è molto più cupo e molto più malinconico di quanto non fosse nel primo capitolo della saga. Wicked Lovely è una storiellina all’acqua di rose, volendo fare un paragone: Ink exchange chiama in campo tematiche delicatissime, schiera personaggi più pericolosi, racconta eventi che fanno rizzare i peli sulle braccia per l’inquietudine e l’orrore. La Corte Oscura, del resto, non si chiama così per caso. Popolata da esseri che si nutrono di emozioni, tremendamente indebolita dalla nuova pace instauratasi tra la Corte d’Estate e la Corte d’Inverno, è guidata da Irial, una creatura che da subito mette bene in chiaro quale sia la sua priorità – il meglio, per le sue creature – e che a questo suo credo rimane fedele persino nel momento in cui le circostanze sono così stravolte da richiedere un sacrificio imprevisto. Mi è piaciuto, Irial. Mi è piaciuto il modo in cui l’umanità di Leslie è stata filtrata dal tatuaggio che a lui lo lega e poi declinata secondo un’indole che non è affatto umana e che non manca mai di ricordarcelo. È determinato, concentrato, deciso da fare ciò che va fatto – e nonostante questo riserva a Leslie premure che Keenan – tanto per fare un nome – non avrebbe mai riservato ad Aislinn – con la quale, ricordo, era più che disposto a giocare sporco. Eppure, vittima di sentimenti inaspettati e di una decisione che non condivide, non esiterà ad optare per il meglio – per Leslie e per la sua Corte – dando prova di essere molto migliore di quanto non potesse sembrare all’inizio del libro. Chiaro che gli esseri umani, in questa saga sono e saranno sempre in svantaggio: come Aislinn, anche Leslie è una pedina su una scacchiera di immortali, ma questo non le impedisce di conservare una dignità degna di nota. Leslie vuole essere libera, padrona di sé stessa e del suo destino. In più di ogni occasione ribadisce il suo voler essere sua e di nessun altro, tanto con Irial che con Niall, i quali non sembrano però capire appieno questa sua necessità – forse perché vittima della loro natura, che genera dipendenza in qualsiasi mortale si trovi al loro fianco, o perché abituati a trattare i mortali alla stregua di giocattoli -, determinata a scegliere da sé e per sé si scontrerà persino con Aislinn, decisa a tenerla all’oscuro di un qualcosa che sì, è oscuro, ma non così tanto segreto. La Corte dell’Estate non ci fa una bella figura, con la sua Regina incapace di comportarsi da amica nonostante le più buone intenzioni, un Re che percaritàdiddio non fatemi dire nulla su questo essere egocentrico, egoista e non curante e il suo ex consigliere, scalzato dal suo ruolo e improvvisamente privo di scopo, conteso tra la sua volontà, la sua voglia e la sua natura più intima e tenebrosa. Niall è… controverso. Se da un lato sembra davvero avere a cuore la sorte di Leslie, dall’altro è piuttosto evidente che la sua preoccupazione è dovuta al pensiero che Irial possa sottrargli il giocattolino da sotto il naso. Non parla di innamoramento, non una volta soltanto, ma di desiderio. Desidera Leslie, per qualche oscura ragione, ed è disposto a prendere in considerazione l’idea di soggiogarla con i proprio poteri, trasformandola in tutto quello che lei più teme e aborrisce al mondo, solo per il gusto di sottrarla al Sovrano Oscuro. Cosa sarà di lei quando si sarà eventualmente scocciato, non è un pensiero che lo sfiora per un solo istante: la caccia e la soddisfazione immediata sono più importanti, per quanto una parvenza di riscatto – glielo concedo – gli permetta di salvarsi all’ultimo.

Niall cadde in ginocchio davanti alla sua regina. «Se mi permetterete di parlarle, di dirle di noi, Leslie potrà giurare fedeltà alla nostra corte. Sarà al sicuro, Irial non potrà più toccarla».
La Regina dell’Estate trasalì a quelle parole e si morse il labbro. «Non voglio essere la regina delle mie amiche. Non è mai stato mio desiderio».
«Ma voi non sapete cosa accade nella Corte Oscura. Io sì», disse Niall, per quanto sperasse che Leslie non dovesse scoprirlo mai. Imbarazzato, si portò una mano alla cicatrice che gli segnava il volto. Erano state le creature di Irial a sfregiarlo in quel modo affinché se ne rammentasse ogni giorno della sua vita.
«Voglio che Leslie possa essere libera da… tutto questo», disse Aislinn indicando gli esseri fatati che facevano baldoria intorno a loro. «Voglio che possa avere una vita normale e non essere costretta a vivere in questo mondo. Ha già sofferto abbastanza».
«Se Irial la rapisce, soffrirà ben più di quanto nessuno di voi possa immaginare».

Per essere uno Young Adult, Ink exchange affronta tematiche tutt’altro che leggere ed è, in soldoni, una storia di abusi. Leslie ha subito abusi dalla sua famiglia, è vittima di abusi dal momento in cui si ritrova contesa tra Irial e Niall e quando cade vittima della malia del primo. Sotto questo punto di vista, è un libro terrificante. Per quanto anche in Wicked Lovely ad Aislinn non fosse dato di scegliere, questa volta le prospettive sono spaventose. Come ho già detto, le pagine di questo romanzo tratteggiano una storia cupa, in certi punti quasi deprimente, ma mai meno che affascinante. Mi è piaciuta l’idea di un’intera corte che ha bisogno di emozioni per sopravvivere, mi è piaciuto lo stratagemma del tatuaggio per creare la connessione tra Leslie e Irial, mi è piaciuto Irial e mi è piaciuto moltissimo questo triangolo amoroso che si viene a costituire sulla base di attrazioni capricciose ma che lentamente evolve verso una consapevolezza più matura. La Marr ha uno stile che con me funziona benissimo, non si può negare, e leggere i suoi romanzi è per me un piacere che dura sempre troppo poco. Il suo universo è un universo per tanti aspetti spaventoso, che relega gli umani in una posizione di netta inferiorità rispetto al popolo fatato e ai suoi sovrani, ma è proprio questo il punto: è una novità. Una bellissima novità che spalanca una finestra su un panorama che per me è inedito, intrigante, stupendo.

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#15 Paperboy – Fidanzati di carta

Amyche, il momento è giusto.
Dopo più di un mese di latitanza, probabilmente dovuto al fatto che ho avuto bisogno di riprendermi dall’impressionante tuttezza di Ronan Lynch – mi son personalmente prodigata per consolarlo, dal momento che voi, creature ingrate, gli avete concesso un solo voto!! Siete perdonate solo perché la concorrenza è stata spietata -, finalmente ho trovato qualcuno che mi facesse sospirare dalle pagine di un libro, intrappolandomi nella sua magia d’inchiostro. E nello specifico del manzo di oggi, l’inchiostro è davvero davvero davvero magico. Come lui, del resto.

Irial
Mi vengono in mente almeno un paio di film che, stringi stringi, parlano della ragazza normale che incontra un principe, non sa che è un principe, se ne innamora e si ritrova una corona sulla testa. Tendenzialmente sono storie a lieto fine, un po’ divertenti e molto romantiche. Irial è direttamente un Re, il Re della Corte Oscura, e il suo concetto di lieto fine non è coincide esattamente con l’idea che potremmo avere noi. Come tutte le creature fatate, il soggetto del nostro studio ha sulle spalle secoli di macchinazioni, astuzie e inganni che gli permettono di rigirare come un calzino anche il più accorto degli esseri umani, figuriamoci le speranze che abbiamo noi fangirl incallite. Spoiler: nessuna. Bello, pericoloso, impossibile e mediamente dannato da un fardello di responsabilità, Irial è una combinazione di caratteristiche che lo rendono assolutamente irresistibile e nel momento in cui, nel cuore di Ink Exchange, la mortalità di Leslie inizia ad attecchire nel suo cuore… SBAM! È la fine. Se non avete letto il libro non avete idea.
Irial dovrebbe essere il cattivo della situazione, capitano della fazione più oscura e terribile di un mondo che si per sé è già spaventoso oltre ogni immaginazione, eppure è difficile detestarlo. A differenza di Keenan, il Re dell’Estate, la sua mancanza di scrupoli è mitigata dall’urgenza che lo spinge e dal rispetto che, nonostante tutto, sembra sempre accordare alla vittima dei suoi intrighi. I suoi mezzi sono discutibili, ma il suo scopo è nobile: salvare la sua Corte, procacciando emozioni con cui nutrirla. E lo fa nonostante sia stanco, nonostante il desiderio di trovare qualcuno che prenda il suo posto e la consapevolezza che quel qualcuno non solo gli era vicino, ma lo ha anche già abbandonato per servire in una corte diversa.
Forse non c’è un motivo razionale che spiega perché Irial mi piaccia così tanto. A conti fatti è un manipolatore che priva una ragazza della sua libertà, della facoltà di scelta, salvo poi innamorarsene e pagare il prezzo del suo sentimento con la perdita proprio di colei che gli ha consegnato qualche briciola di umanità. Forse è il modo, la sua crescita, la sua evoluzione personale. O forse sono i capelli neri, i tatuaggi, gli occhi incredibili. Quale che sia il motivo, Irial è un bel personaggio, un bel cattivo, un bel manzo. E si merita il titolo di Paperboy. Oh.

A volte amare significa lasciare andare ciò che si vorrebbe stringere a sé. Non aveva altro modo di proteggere la sua corte, il popolo fatato, e l’unica mortale che avesse mai contato per lui.

Ok, mi piace perché è tormentato.
Ho la sindrome da crocerossina.
#SorryNotSorry