Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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#5 Incipit madness

Non sto neanche a dirvi la tristezza per l’esser riuscita ad iniziare unicamente tre libri in tutto novembre. Mi lamenterei, se non fosse che ho un esame alle 11 e che sono in piedi dalle 6.30 nel tentativo di mettere delle pezze alle mie lacune. L’epoca assiale decisamente non è il mio forte. Vabbeh, capita anche questo: studiare come disgraziati e nonostante tutto non esser capaci di portare a casa il risultato. Mi presenterò con la mia faccia di bronzo migliore, molto dignitosamente tenterò di fare del mio meglio e poi mi toglierò il peso dal groppone. Amen.
Buona giornata bestioline!

Ricevetti la notizia da uno sconosciuto qualche mese dopo il mio ventunesimo compleanno. In quel periodo vivevo a New York sulla Novantaquattresima Strada, tra la Seconda e la Prima, parte di quel confine mutevole e senza nome che separa East Harlem dal resto di Manhattan. Era un isolato squallido, tetro e senza verde, fiancheggiato da palazzi fuligginosi e privi di ascensore che lo immergevano nell’ombra per gran parte della giornata. L’appartamento era piccolo, con il pavimento in pendenza e il riscaldamento che funzionava a tratti.
— Barack Obama, I sogni di mio padre.

Le luci notturne dei negozi di specchiarono sul suo viso, mentre con l’auto scivolava silenziosa per le strade semideserte. All’apparenza, Ryan guidava composta e tranquilla. In realtà, era solo troppo impegnata ad accogliere, uno per uno, gli improperi della sua mente.
Forse, potrei provare da Sullivan. Il suo market non è vicinissimo, ma ormai…
Arrivò a destinazione proprio mentre il parcheggio si stava svuotando del tutto ed assaporò la meravigliosa sensazione di poter posteggiare liberamente. Un’occhiata all’ingresso le confermò che il negozio era ancora aperto; tirò un sospiro di sollievo e si disse che, tutto sommato, era stata fortunata.
— Ella M. Endif, Manuale della perfetta adultera.

Iniziò come aveva preordinato, con qualche leggera nota solitaria, l’arpa celestiale che tanto amava seguita da violini e violoncelli, il pianoforte, i cori angelici che Gli intonavano la loro devozione. L’ultima volta che aveva puntato la sveglia era stato nel 1492: voleva vederla, la faccia di Colombo quando sbarcava nel Nuovo Mondo e non si rendeva conto di avere scoperto un Nuovo Mondo.
Era effettivamente una faccia da pirla.
— Mirya, Trentatré.


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#10 Paperboy – Fidanzati di carta

Ieri a pranzo mi è capitato discutere pseudo seriamente di blog, rubriche, visibilità e strategie di comunicative con Angie (che non scrive di libri, ma di cose altrettanto interessanti su The Bottom Up). Dico pseudo seriamente perché sì, è vero, noi queste cose in linea teorica le studiamo, ma poi come si fa a metterle in pratica è un altro paio di maniche – e poi, comunque, che vi aspettate da due amiche che non si vedono da inizio settembre e che hanno mesi su cui aggiornarsi? Serietà? Un po’, ma non troppa! – e tutto quello che stiamo facendo, lo stiamo facendo andando un po’ a tentoni, un po’ a caso, molto spesso a naso. Io, per lo meno, perché quando Angie mi ha detto che il venerdì, il sabato e la domenica sono giornate in cui postare non ha troppo senso perché le persone filano meno il web, io ho pensato – e ho detto – “Ma come! I post del venerdì sono quelli che ricevono più commenti, in genere!”.
Eh, potere del paperboy, direte voi. Eh. Vedremo, dico io. Vedremo se anche questa settimana il miracolo del nostro aperitivino ormonale pre-weekend opererà la sua magia o meno! Nel frattempo, però, vorrei ringraziare di tutto ❤ le sessanta persone che hanno seguito questo blog: è una cosa bellissima svegliarsi al mattino e trovare un numero tondo tra le notifiche dell’app di WordPress – grazie!

Trevor Knight
Il principe azzurro ha barattato il cavallo bianco con una Maserati, poco da fare. E ha anche ceduto il suo buon carattere con una zucca dura che in più di un’occasione vi farà uscire sceme, arrabbiate, pestare i piedi per la frustrazione e storcere il naso di sdegno; sarà prevaricante, per niente rispettoso dei vostri desideri perché i suoi vengono prima di ogni altra cosa e cercherà in tutti i modi possibili di imporvi la sua volontà perché diciamolo, Trevor Knight il complesso di onnipotenza ce l’ha piuttosto radicato. Probabile, addirittura, che da qualche parte nel suo estremamente funzionante cervellino si sia radicata la convinzione che Dio, se avesse davvero fatto le cose per bene, le avrebbe fatte a immagine e forma delle sue idee. O avrebbe avuto quantomeno la decenza di delegargli il grosso dei lavori.
Giovane, rampante avvocato di grido di Chicago, direttore part time di una scuola materna estremamente all’avanguardia, la sua creatrice – Ella M. Endif – lo descrive così:

È un macho […]. Ma c’è qualcosa di più.
È sfrontato, schietto, diretto ma non volgare.
È abituato al controllo sulla realtà che lo circonda, anzi spesso tende ad esserne ossessionato.
È perseverante, subdolo e calcolatore. Raramente è impulsivo.
È un edonista e un prevaricatore.
È pratico e razionale, schivo riguardo i legami affettivi stabili (tipo quelli famigliari).

E per rincarare un altro po’ la dose, niente popò di meno che Mirya sostiene che “Trevor è un idiota, in quanto dotato di cromosoma ipsilon”, e io davvero non mi sento di darle torto. Perché Trevor è un idiota a tutti gli effetti, completamente imbevuto in una mentalità da uomo delle caverne che, a colpi di clava (beh, nel suo caso sono le parole ad essere un’arma eccezionale), va a reclamare la sua donna come fosse un pezzo di carne da caricarsi in spalla e riportare alla caverna. Ma per quando l’idea di essere presa e caricata in spalla al suddetto omaccione dalla lingua affilata possa risultare allettante, lui sa meglio di noi quanto questo non sia più socialmente accettabile. E quindi che fa? Oh, questa vi piacerà. Vi sbatte al muro. O al pavimento. Tendenzialmente alla camera ci si arriva, ma al letto no. EBBENE SI, signore mie, il principe del foro da spettacolo persino in camera da letto. Gli riesce bene, benissimo, alla grande. Gli piace un sacco ed è pure bravo e per quanto la cosa possa sembrare ovvia, va ribadita, perché fin tanto che non ci sbatti il muso contro non puoi davvero saperlo. Trevor Knight è bravo. Ed è pure bello, ovviamente, con quel filo di barba che punge le guance e occhi grigi – chi sa resistere agli occhi grigi? Io no di certo, specie se a portarli con tanta disinvoltura è uno squaglia-mutande di professione -, sempre curatissimo e impeccabile, che indossi completi firmati o un paio di jeans strappati. Se poi non indossa proprio nulla, ecco, non stiamo certo a lamentarci, ma il punto è che questo signore qui presente, il paperboy di questa nebbiosissima settimana, può permettersi tutto quello che gli pare che tanto la nostra prima reazione sarà sempre e comunque un sospiro trasognato e poi il sogno di esser prese e incantonate di cattiveria per beccarci pure noi il limone a sorpresa che, dall’alto della sua discutibile arroganza, decide di appioppare a Loreline dopo averla incrociata al supermercato*.
Mi sento in dovere di aggiungere che io, al supermercato, al massimo ci trovo nonnini tremolanti e nonnine che pensano bene di sfruttare il mio esser alta per farsi tirar giù pacchi di biscotti dagli scaffali, ma una volta che un Trevor Knight sia sbucato dal nulla per limonarmi come non ci fosse un domani.

Le dita di Trevor iniziarono a spostarsi con delicatezza sul legno liscio, ma gli occhi restarono nei suoi.
Ti supplico, non fare con la bocca quella cosa che fai sempre.
…e le labbra gli si incurvarono in un mezzo sorriso, mentre la mascella si muoveva un po’, suggerendo con chiarezza il movimento appena avvenuto nella bocca.
Ryan deglutì. Non può andare peggio di così.
“E’ un amplesso”, spiegò lui sereno.
Come non detto.


 

 

*Non entro del merito di cosa significhi arrivare a conoscere quest’uomo dall’acume incredibile, divertente e a suo modo straordinariamente generoso, protettivo e attento a tutto ciò che lo circonda, perché se è vero che buona parte di questo post è impostata al negativo nella speranza di farvi sorridere, c’è sempre un’altra faccia della medaglia, e questa faccia nel caso di Trevor non solo è bellissima a vedersi, ma fa bene al cuore. Quindi no, non entro nel merito. Lascio a voi il piacere di innamorarvi di questo personaggio complesso e interessantissimo.


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#22 Teaser Tuesday

“Pensi di aver fatto un torto a tuo padre quando siete andate via da North Conway” affermò Trevor con sicurezza e Ryan si rese conto di mantenere lo sguardo su di lui, ma senza vederlo davvero. Ascoltava le parole dell’uomo solo per riflettersi in uno specchio dell’animo.
“Ryan, tu non hai nessuna colpa per quello che è accaduto. E non devi punirti per questo, come se dovessi scontare una condanna. Non sei tua madre e le decisioni che hanno preso i tuoi genitori, ti sembrerà assurdo, ma…” le mani si bloccarono ai lati delle sue caviglie. “Non riguardavano te. Hanno agito da uomo e donna, non da madre e padre. E hanno fatto bene, perché sono in questo modo sarebbero diventati genitori migliori di te, nel futuro.”
“Lo so” replicò la ragazza, gli occhi ancora fissi nel vuoto.
Un flash nella sua mente la riportò indietro nel tempo, a una bambina dal carattere chiuso che le impediva di fare amicizie, schiva, taciturna, eccessivamente riflessiva. Otteneva sempre risultati brillanti a scuola, nessun insegnante aveva avuto mai occasione di lamentarsi di lei. Non aveva pretese particolari, non chiedeva mai nulla. Quando poteva, aiutava in casa.
“Volevo essere perfetta, per dimostrare di non essere sbagliata. Credevo fosse colpa mia” sussurrò talmente piano che non seppe se il pensiero avesse assunto forma.
Trevor si spostò piano sul divano verso di lei, accogliendola nel proprio abbraccio e Ryan inclinò la testa sul petto di lui, solido e sicuro.
“Come lo sapevi?” mormorò contro la t-shirt di lui, gli occhi spalancati e fissi sulla verità. Gli sentiva il cuore battere forte, potente. Erano un gomitolo umano: stesso corpo, stesso respiro, stesse emozioni.
Percepì le labbra di lui premere sui suoi capelli, le braccia stringerla più forte.
“Perché noi ci apparteniamo, Ryan.”

Reazione immediata:


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#21 Teaser Tue— thursday!

CI SIAMO! Il momento è giunto e finalmente pure io posso godermi quello spettacolo annunciato che è Trevor. No, non sto delirando. Molto più semplicemente, ho finalmente preso in mano Manuale della perfetta adultera, di Ella M. Endif, e sto sprizzando arcobaleni da tutti i pori. Il teaser di oggi, spoiler free, arriva proprio dalle pagine di questo delizioso libricino che, davvero, se non avete ancora letto, FATELO SUBITO

Quando lo scaccia-guai tintinnò, si affrettò a chiudere il libro di cui stava sbirciando la sinossi e, in bilico su un piede, tentò di sistemarlo sullo scaffale della Narrativa.
Esultò perché, oltre a quello che aveva in mano, ne restavano solo altri due da riporre, e già immaginava il commento di Bess per la sua rapidità, nonostante dovesse riconoscere che l’amica, a fare ritorno in negozio, era stata veloce tanto quanto lei nello svuotare gli scatoloni.
“Sono subito da lei!” urlò in tono scherzoso.
“Lo dico sempre io, che un buon libro può offrire inattese e decisamente piacevoli prospettive.”
Ryan strabuzzò gli occhi.
Quella non era la voce di Bess.
E nemmeno di una donna.
La presa sul volume si fece improvvisamente molle e il libro le sfuggì di mano, piombando sul pavimento con un tonfo secco, insieme agli altri due che aveva incastrato sotto il braccio. Ondeggiò sulla scaletta ma, miracolosamente, riuscì a mantenere l’equilibrio. Inclinò il capo verso il basso giusto in tempo per vedere la chioma scura di uno sconosciuto entrare nella sua visuale.
Con un movimento pigro, si stava abbassando a raccogliere i libri caduti sul pavimento. Li voltò, uno ad uno, dal lato delle copertine e ne lesse i titoli ad alta voce.
Lezioni di piano… beh, credo che il film resti insuperabile. La gang dei sogni… letteratura straniera, questo non l’ho letto. Guarda, guarda… Manuale della perfetta adultera, questo qui è interessante. Tuttavia, temo che la sezione in cui vada inserito non sia la Narrativa: è chiaramente un testo da Didattica.” commentò divertito, la voce bassa, indolente. Strascicava le esse con eleganza, in modo sottile, come distaccandole dal resto della parola.
Con fluidità si rialzò.
Ryan si affrettò a far scivolare le mani sui fianchi, nel tentativo di abbassare la gonna sulle cosce.
Fu un attimo.
Lo vide irrigidirsi, prendere un respiro profondo.
Poi un altro.
Stava per chiedergli se si sentisse male, quando con uno scatto secco il viso di lui si sollevò verso l’alto, verso di lei.
Deglutì, paralizzata. E la gola iniziò a dolerle, tanto si era seccata.
Per l’istante in cui lui tenne gli occhi chiusi Ryan sperò di potersi dissolvere come per magia, ma sapeva quanto acute e penetranti fossero quelle iridi di cui, si sorprese, conosceva già la tonalità. Ne ricordava con lucida chiarezza ogni sfumatura, nonostante non l’avesse registrato a livello conscio.
Quando le palpebre dell’uomo di sollevarono come a rallentatore, smise completamente di respirare.
E, in una frazione di secondo, si ritrovò, per la seconda volta, a fissare il grigio più torbido ed intenso che avesse mai visto in tutta la sua vita.

Diapositiva della sottoscritta durante la lettura di questa scena.