Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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Recensione: “Trentatré”, Mirya.

A breve – ma proprio a brevissimo – esce il cartaceo. Serve davvero dirvi altro?

Non si può essere ottimisti solo quando non si rischia niente. La fiducia nel mondo ha valore proprio quando è rischiosa.

Titolo: Trentatré
Autore: Mirya
Editore: self-published
Pagine: 381
Anno: 2014

Giudizio: ★★★★★

Sinossi
Trentatré sono i giorni che Dio Si impegna a trascorrere sulla terra, senza i Suoi poteri, prima che Suo Figlio acconsenta ad aiutarLo nell’Apocalisse; ma scopre subito che l’umanità è un abito scomodo da indossare.
Trentatré sono i giorni di cui Grace dispone per persuadere quel vecchio pazzo convinto di essere Dio che l’universo non deve finire; ma c’è un asino dagli occhi azzurri a complicarle la vita e a lei non resta che cercare di trasformarlo in un unicorno rosa.
Trentatré sono i giorni in cui Michele deve affrontare i suoi demoni, per liberarsi del marchio di Caino e imparare di nuovo ad avere fiducia; ma c’è una rossa intenzionata a combattere contro di lui che invece forse potrebbe combattere al suo fianco.
Trentatré sono i giorni necessari a cambiare per sempre le vite del vecchio Giò, di Amir, di Juliette e di tutti coloro che ruotano attorno allo stesso locale, quel locale che in fondo può assomigliare ad una casa, come loro in fondo possono assomigliare ad una famiglia.
Perché la fortuna non è positiva né negativa, le cose migliori accadono per caso e il mondo è pieno di incastri. Continua a leggere


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#Blogmas – day 15

15

Ci siamo, ormai manca davvero davvero davvero poco.
Mentre leggete questo post sono impegnata nell’ultimo esame del 2014, che davvero non so come andrà, ma una volta fatto ho davanti a me una serata che più in tema con il #blogmas non potrebbe essere: pomeriggio a pattinare sul ghiaccio e poi cena di Natale con i miei amici, giusto in tempo prima di sparpagliarci per tutta Italia e passare le feste a casa.
Avrei voluto postarvi una recensione natalizia, il libro c’era, ma tra lo studio – molto matto e molto molto molto disperato – e lo strano virus che mi sono beccata puntualmente tra mercoledì e giovedì, proprio non è stato possibile. Però dai, mi faccio perdonare con un teaser straordinariamente natalizio, tratto dalle meravigliose pagine che Mirya ci ha regalato con Di carne e di carta.

«Ma che diavolo stai guardando?»
Leonardo irruppe nel salotto con indosso solo i pantaloni della sera prima sotto la maglietta. Non aveva rimesso camicia e maglione e Chiara si disse che tutto sommato valeva la pena fargli soffrire un po’ il caldo, se quello le avesse permesso di godere del suo corpo il meno vestito possibile anche in futuro. In futuro.
«È un film di Natale, ne guardo sempre il più possibile in questo periodo. Questo lo danno quasi tutti gli anni ma non ricordo come si chiama.»
«Tu riguardi ogni anno gli stessi film melensi durante le feste?»
«Certo. È una mia tradizione natalizia.»
«Hai già fatto colazione?» le domandò, passandosi una mano sui capelli scarmigliati.
«Sì, scusa se non ti ho aspettato ma mi alzo sempre con la fame. La macchinetta del caffè è ancora accesa e la cialda per te è già dentro, basta che spingi il pulsante per tirarlo. Il latte è in frigo, lo zucchero e il dolce sono sul tavolo della cucina.»
«Questo significa che tu non hai intenzione di smuoverti dal divano?» le chiese perplesso.
«Stai scherzando? Siamo quasi alla fine e tra un po’ lui dovrà far volare la slitta di Babbo Natale! Ho detto che questa sarebbe stata un giornata normale, quindi non fare il bambino e arrangiati per la colazione.»
Leonardo aveva invece a quanto pareva tutte le intenzioni di fare proprio il bambino, perché brontolò scontento qualcosa sulla scarsa considerazione che lei gli stava riservando e sparì offeso in cucina. Presa dalla televisione, Chiara si accorse di nuovo della sua presenza quando il divano si abbassò sotto il peso di lui, che aveva una tazza col caffelatte in una mano e un tovagliolo di carta col dolce nell’altra.
«Che cos’è?» chiese Leonardo, guardandolo con diffidenza.
«Plumcake natalizio, lo faccio ogni anno. Altra tradizione» rispose Chiara senza staccare gli occhi dal film.
«Cosa sono queste cose colorate?»
«Canditi.»
«Non mi piacciono i canditi.»
«Ci sono i biscotti nella credenza.»
«Non mi vanno i biscotti.»
La slitta di Babbo Natale iniziò a muoversi mentre lui bofonchiava quanto sarebbe stata migliore una colazione al bar.
«Ma quello chi è?»
«Un elfo.»
«Non sembra un elfo!»
«Non è un elfo fantasy, è un elfo di Babbo Natale.»
«Non sembra nemmeno un elfo di Babbo Natale.»
«Perché, scusa, tu sai come sono?»
«Tutti sanno come sono.»
«E come sono?»
«Non così!»
La slitta partì veloce, mentre la gente cantava.
«Perché non vola?»
«Perché c’è un uomo che non sta cantando… quello lì, ecco, ora ha iniziato.»
«Fammi capire: cantano in mille e la slitta non vola, si aggiunge una voce sola e miracolosamente vola?»
«Il senso della cosa è che doveva ridare a quell’uomo la fede nel Natale!»
«Facendogli cantare in pubblico una ridicola canzone? Se voleva umiliarlo, non poteva farlo correre sulla neve in mutandoni ascellari?»
«Guarda che non sei costretto a guardarlo con me! Se ti fa tanto schifo perché non fai qualcos’altro, invece che stare qui a criticare i miei gusti?»
«Non sarebbe così divertente» replicò Leonardo. «Anzi, credo che in futuro questa diverrà una mia tradizione natalizia.»
In futuro. Il film si concluse poco dopo, sepolto sotto una valanga di commenti sardonici da parte di Leonardo.
«Vado a prendermi un’altra fetta di dolce» le disse, mentre Chiara ringraziava la sorte che aveva finalmente fatto scorrere i titoli di coda.
«Ma avevi detto che non ti piacciono i canditi…»
«Non li ho mica mangiati, i canditi» spiegò, mostrandole il tovagliolo di carta in cui li aveva messi dopo averli tolti uno per uno dal plumcake. Proprio come un bambino, come si era comportato sino a quel momento.
E Chiara si ritrovò a pensare che forse era quello il segreto della ricerca di se stessi: la capacità di comportarsi da bambini, con tutta l’irritazione ma anche la tenerezza che agire in quel modo suscitava nello spettatore; perché questo spettatore non poteva essere uno qualsiasi: non era certo possibile tornare bambini con chiunque, si poteva fare solo con una persona, quella persona con cui ci si riscopriva spontanei, quella persona che tirava fuori il meglio e il peggio di noi e che riusciva a sopportarci e ad amarci anche in versione infantile. La persona giusta. La nostra geometria non euclidea.
Leonardo tornò sul divano con un secondo e più grosso pezzo di plumcake ed iniziò a togliere con le dita i canditi, appoggiandoli sul tovagliolo, dal quale Chiara li recuperò, mangiandoli al posto suo. Proprio come una bambina.

Come si può non amarli? La lettrice e lo stercorario, uno dei miei OTP.
E parlando sempre di cose bellissime, avete già inviato la vostra foto a tema natalizio a ladyjadis[AT]hotmail.it? E avete compilato il form?
Spero di si, perché è ormai giunta ora di rivelare un po’ di premi! Il mio, tanto per dirne uno, e per non privare le mie colleghe del piacere di svelare i propri. Siete pronti? Bene, perché per questa prima edizione del #blogmas ho deciso di mettere in palio uno dei libri che più mi sono piaciuti in questo 2014.

Yep, avete capito bene. Uno dei fortunati estratti si vedrà recapitare a casa una copia di Noi siamo grandi come la vita , di Ava Dellaira, che ho recensito qui. Quindi, se ancora non state partecipando, sbrigatevi a farlo; siamo tutte davvero curiose di vedere le foto e non stiamo più nella pelle per la contentezza.
E con questo, davvero chiudo per oggi: pregate che il mio esame stia andando bene, please, e che un miracolo natalizio venga a salvare la mia media!

Calendario terza settimana
15 – 21 dicembre

Lunedì 15: Chiara su ChiaraLeggeTroppo
Martedì 16: Annachiara su Please Another Book
Mercoledì 17: Federica su Pazza Folle Meravigliosa Idea
Giovedì 18: Cee su Se solo sapessi dire 
Venerdì 19: Solekikka su Testa e piedi tra le pagine
Sabato 20: Franci su Coffee and Books
Domenica 21: Erika  su Wonderful Monster


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TRENTRATRÉ BLOG-TOUR – tappa finale.


Calendario

20 novembre: Anncleire su Please Another Book
23 novembre: @dituttocuore su Di Tutto Cuore
25 novembre: @ciaradh_ & @kiadalpi su Ikigai
28 novembre: @kikkasole su Testa e piedi tra le pagine dei libri
 1 dicembre: Erika su Wonderful Monster
5 dicembre: @maistatachiara di Chiara Legge Troppo


E dopo tutte queste meravigliose tappe, cos’altro resta da dire? Un sacco di cose, a dire il vero.
Su Michele, in particolare, e dovete credermi se vi dico che per tutta la lettura ho sentito formicolare questo post sulla punta di dita. Ma siccome non vorrei anticiparvi troppo, lasciamo da parte la questione per qualche momento: questa è l’ultima tappa del Trentratré Blog-tour e, se avete seguito le precedenti puntate, allora sapete che oggi avete la possibilità di aggiudicarvi una copia cartacea del meraviglioso Di carne e di carta, sempre di Mirya, aggiungendo l’ultimo indizio a quelli che raccolti e tentando la sorte.
Vi ricordo che per vincere è necessario lasciare un commento a questo posto indicando non solo la parola nascosta nelle immagini disseminate nelle varie tappe, ma anche cosa quelle immagini rappresentano. Avete tempo fino a LUNEDÌ 8 per risolvere gli enigmi, poi il vincitore sarà estratto e martedì saprete chi si porta a casa l’ambito premio – al fine di agevolarci le comunicazioni, ricordatevi di inserire anche la vostra email nel commento a questo post!

Avete già indovinato? No? Niente paura.
Avete tempo fino alla fine del post, per scovare la soluzione! Nel mentre, parliamo finalmente di cose serie. Perché è venerdì, e se mi seguite allora già sapete cosa succede il venerdì in questo blog: i maschietti sono dimenticati in un angolino e noi fanciulline ci dedichiamo ad un’abbuffata di bei pezzi di manzo cartacei per entrare nello spirito vacanziero – spero per voi, il mio è fatto principalmente di studio – del fine settimana alle porte. E quale miglior occasione per dare visibilità a questo romanzo di per sé già meraviglioso, se non puntando i riflettori su uno dei suoi protagonisti maschili? Signore e signore, ecco a voi…

Michele
Michele, come dire, è tanta roba.
Il bel proprietario del Fortuna, croce e delizia di tutte noi lettrici di Trentratré – non negate, lo so che anche voi siete vittime di questa malattia -, è il classico esemplare di uomo troppo bello per essere ma che come apre bocca ti vien voglia subito di zittirlo. A craniate. Perché si, il paperboy di questa settimana può tranquillamente essere definito come una capra di prima categoria, di quelli che giudicano ad una prima occhiata e sparano a zero sulla folla in via del tutto preventiva, perché potrebbe essere che in quella folla si nasconda un pazzo bombarolo, e non importa se poi salta fuori che in quella folla di pazzi bombaroli non ce ne era neanche l’ombra: nel dubbio, meglio evitare il rischio. Pecca un po’ di sensibilità, a voler esser gentili, ma se proprio vogliamo essere oneste il modo che ha di chieder scusa riesce decisamente ad eclissare tutte le sue carenze nell’ambito di cosa sia socialmente accettabile in un rapporto umano – tipo una minima base di fiducia, tanto per dire la più ovvia. Perché il signorino ti limona fino a farti dimenticare il motivo per cui ti ha fatta inferocire, proprio così. Ora, io non so voi, ma personalmente sarei per istituire una tradizione comune ispirata a questa sua peculiarità, perché solo D sa quanto soddisfacente possa essere un limone bello incazzoso quando si è arrabbiati o uno inaspettato dopo che una persona ti ha ferita, però c’è anche da dire che il troppo stroppa e che Michele, purtroppo, tende a stroppare un po’ troppo. Ma noi gli vogliamo bene, perché a differenza di Grace che lo scopre solo più tardi, sappiamo che è così zotico e testa dura unicamente perché cresciuto in un contesto famigliare dove nessun bambino dovrebbe crescere, e che è già un miracolo che sia venuto su così come è venuto, carenze sociali incluse, e quindi accettiamo tutto il pacchetto del brutto carattere senza colpo ferire. E in cambio, signore mie, Mirya ha pensato bene di propinarci uno degli uomini più tutto che il creato abbia mai ospitato nella sua cornice eterna e senza fine. Figo. Fi-go. Michele è davvero davvero davvero figo, così tanto che fin tanto che tiene la bocca chiusa – o la lingua impegnata a limonare – è difficile credere alla marea di pregiudizi che sanno venirne fuori, e a quanto orgoglio possa essere contenuto in un involucro così ben costruito. E alla fine, se proprio proprio proprio vogliamo dirla tutta, il fatto che sia così pieno di difetti non è che l’ennesima conferma della bravura di chi l’ha creato, che l’ha reso molto meno di carta e molto più vero di moltissime persone che ho attorno ogni giorno, tutti i giorni, e che a differenza di Michele non hanno il coraggio di rifiutare il male subito e rifiutare la possibilità di restituirlo al mondo per ripicca. E che, soprattutto, non sono fighe neanche la metà di questo signor manzo di carta. Col risultato che, neanche volendo, potrebbero permetterselo!

E in chiusura, una menzione speciale va al ReadAlong che potete seguire qui, con aggiornamenti quotidiani e riflessioni davvero di spessore su un romanzo che, inutile negarlo, ha conquistato chiunque lo abbia letto. Ma senza privarvi del piacere della lettura delle riflessioni che potete trovare sulla pagina di Slytherin’s roses, quello che voglio portare alla vostra attenzione è lo straordinario lavoro grafico che le accompagna. Karin, noi non ci conosciamo, ma se mai dovessi un giorno decidere di autopubblicarmi qualcosa, io vorrei che fossi tu a creare la copertina, D mi è testimone!
Un banner al giorno, per trentatré giorni: qua ce ne sono alcuni, gli altri lascio a voi la meraviglia di scoprirli.

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Mirya è indiscutibilmente nata; altrettanto indiscutibilmente vive, per puro caso a Ferrara, con il figlio e il marito. Il suo desiderio di includere nel nucleo familiare il kindle si è scontrato con la definizione di essere umano, che pare non potersi estendere al reader, nonostante esso risulti più utile e affezionato di alcuni cosiddetti esseri umani.
Sempre a Ferrara, per non ammorbare il resto del mondo, Mirya insegna le materie umanistiche e la sopportazione del dolore agli alunni liceali, celandosi dietro al suo reale nome anagrafico che, come tutte le cose reali, non dice nulla della realtà.

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#5 Incipit madness

Non sto neanche a dirvi la tristezza per l’esser riuscita ad iniziare unicamente tre libri in tutto novembre. Mi lamenterei, se non fosse che ho un esame alle 11 e che sono in piedi dalle 6.30 nel tentativo di mettere delle pezze alle mie lacune. L’epoca assiale decisamente non è il mio forte. Vabbeh, capita anche questo: studiare come disgraziati e nonostante tutto non esser capaci di portare a casa il risultato. Mi presenterò con la mia faccia di bronzo migliore, molto dignitosamente tenterò di fare del mio meglio e poi mi toglierò il peso dal groppone. Amen.
Buona giornata bestioline!

Ricevetti la notizia da uno sconosciuto qualche mese dopo il mio ventunesimo compleanno. In quel periodo vivevo a New York sulla Novantaquattresima Strada, tra la Seconda e la Prima, parte di quel confine mutevole e senza nome che separa East Harlem dal resto di Manhattan. Era un isolato squallido, tetro e senza verde, fiancheggiato da palazzi fuligginosi e privi di ascensore che lo immergevano nell’ombra per gran parte della giornata. L’appartamento era piccolo, con il pavimento in pendenza e il riscaldamento che funzionava a tratti.
— Barack Obama, I sogni di mio padre.

Le luci notturne dei negozi di specchiarono sul suo viso, mentre con l’auto scivolava silenziosa per le strade semideserte. All’apparenza, Ryan guidava composta e tranquilla. In realtà, era solo troppo impegnata ad accogliere, uno per uno, gli improperi della sua mente.
Forse, potrei provare da Sullivan. Il suo market non è vicinissimo, ma ormai…
Arrivò a destinazione proprio mentre il parcheggio si stava svuotando del tutto ed assaporò la meravigliosa sensazione di poter posteggiare liberamente. Un’occhiata all’ingresso le confermò che il negozio era ancora aperto; tirò un sospiro di sollievo e si disse che, tutto sommato, era stata fortunata.
— Ella M. Endif, Manuale della perfetta adultera.

Iniziò come aveva preordinato, con qualche leggera nota solitaria, l’arpa celestiale che tanto amava seguita da violini e violoncelli, il pianoforte, i cori angelici che Gli intonavano la loro devozione. L’ultima volta che aveva puntato la sveglia era stato nel 1492: voleva vederla, la faccia di Colombo quando sbarcava nel Nuovo Mondo e non si rendeva conto di avere scoperto un Nuovo Mondo.
Era effettivamente una faccia da pirla.
— Mirya, Trentatré.


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#23 Teaser Tue—Thursday!

La cosa funziona così: quando si tratta di scegliere il teaser da pubblicare, non è mai un caso. Generalmente c’è sempre un momento, durante la lettura, in cui incappo in una scena particolarmente bella, che diligentemente mi segno e poi riporto qui. Con Trentatré, di Mirya, questa cosa non funziona. Perché vorrei riportare ogni maledetta pagina, e che D. mi aiuti se non ho evidenziati tre quarti di quanto ho letto fino ad adesso. Il libro è ancora in offerta su Amazon a soli 0.89 centesimi, quindi fatemi la cortesia di comprarlo e leggervelo, perché mi rifiuto categoricamente di fare un copia-incolla molesto di tutti i teaser che ho messo da parte. Tanto più che propinarvi l’intero libro sul blog, ahem, non è esattamente legale.

La mamma è la maialina al centro!
Aprì gli occhi, chiedendosi come il suo incubo si fosse trasformato in un sogno erotico con mamme porno, ma scoprì che il suino che l’aveva svegliato era un cartone animato e non una metafora.
“Giò Giò, cosa stai facendo qui alle…”, controllò la sveglia per terra accanto al divano, “…sei e mezza del mattino?”
Il nipote si accomodò meglio con un saltello sui cuscini, nell’incavo tra la pancia e le gambe piegate di Michele, che dormiva girato sul fianco – e ovviamente gli schiacciò con precisione i testicoli. Aveva ormai appurato oltre ogni ragionevole dubbio che i bambini sono strumenti lenti e dolorosi di castrazione, perciò non si permise che un flebile addio a qualche altro spermatozoo.
“Se mi sveglio prima la mamma mi fa guardare la televisù” rispose il bimbo senza staccare gli occhi dallo schermo, dove quattro maiali vestiti grugnivano quella che doveva essere una risata.
Michele si chiese se fosse il caso di far vedere ad un cinquenne un cartone chiaramente prodotto sotto l’effetto di pesanti allucinogeni. Il maialino più piccolo, notò tra i fumi del sonno, aveva in mano un dinosauro, molto simile a quello che aveva in mano anche Giò Giò.
“Immagino che questo accada a casa vostra, dove puoi vederla in salotto mentre mamma continua a dormire…” suggerì al piccolo.
Forse quel cartone era un insulto scherzoso a tutte le famiglie: un modo per dare dei porci a genitori e figli. Ma questo non spiegava perché mai le bestie sullo schermo avessero un muso a forma di pene, e si ribaltassero per terra scalciando i piedi ogni volta che ridevano. No, c’entrava sicuramente la droga.
Invece di rispondergli, Giò Giò ridusse ulteriormente la sua possibilità di riproduzione arretrando ancora e poi stendendosi sul divano con la testa sul braccio di Michele, la schiena contro il suo petto e il sedere contro il suo ventre. Rimase fermo qualche secondo, poi con l’altra manina gli prese il braccio libero e se lo portò sulla pancia, in un abbraccio stretto.
Michele aveva tutte le intenzioni di dirgli che non poteva restare lì, che non voleva dormire con dei maiali grugnenti in sottofondo e che per giunta Giò Giò emetteva il calore di una fornace che sarebbe stato gradevole forse d’inverno ma non in piena estate, ma tutte le obiezioni gli morirono in gola quando sentì la morbidezza di quel corpicino addossato al suo, di quella manina rinchiusa nella sua e di quei capelli solleticanti sotto il suo mento. Con qualcosa che gli bruciava in gola e dietro agli occhi e con cui non c’entrava affatto il caldo, Michele si appiattì il più possibile contro lo schienale del divano per far posto al nipote e rinchiuse le palpebre, iniziando a scivolare nuovamente nel sonno.
Szio, ho la cacca.”
La mamma è proprio una maiala fortunata!


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#3 Teaser Tuesday!

Woop woop!
Il giorno è giusto, questa volta, e le regole son sempre le stesse: pubblicare un estratto del libro che si sta leggendo, evitando accuratamente gli spoiler. Siccome questa è l’ultima settimana del #PABLeoRA, non mi tratterrò dal pubblicare un piccolo estratto da questa piccola gemma firmata Mirya – in attesa della recensione che dovrò davvero impegnarmi di scrivere per bene -, rimandandovi al second recap della settimana di lettura appena conclusasi. 

L’amore a prima lettura. Aveva usato spesso questa formula, per descrivere l’infatuazione che lei stessa talvolta provava per alcuni scrittori o anche solo per alcune loro opere, quel senso di coinvolgimento inverosimile ed estraniante che scaturiva dal leggere qualcosa di se stessa scritto da mani altrui. Dal ritrovarsi sulla carta di qualcun altro, insomma, denudata e compresa in tutta la sua carne. Un tale livello di identificazione emotiva le era capitato raramente, non per forza solo nei libri dotti e non per forza solo negli autori ufficiali, ma in quei casi sparuti Chiara si era sentita trascinare completamente dai versi o dalle righe che leggeva, chiedendosi come avesse fatto qualcuno che non l’aveva mai vista e che magari era vissuto in un’altra epoca a saperla esprimere così bene. Amore a prima lettura. 

 

Non arriva ancora nessun secondo teaser perché ehi, ho dato un esame questa mattina ed è già un miracolo che sia riuscita a leggere qualcosa che non fosse argomento di studio…! Però è andato bene, quindi direi che ne è valsa la pena. Lunedì prossimo mi aspetta l’ultimo, poi fino a settembre l’argomento verrà molto felicemente accantonato e potrò godermi qualche barlume d’estate anche io. Detto tra noi, non vedo l’ora di trovarmi in riva ad un lago in compagnia di Kora e del mio fedelissimo Kobo. Ahhh, mi sbrodolo di felicità al solo pensiero!


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#2 Teaser Tue— Thursday!

Sì, è giovedì.
Sì, questa è una rubrica del martedì.
Davvero siete così pignoli? A me la cosa cambia davvero poco, tanto più che questo blog è mio e mie sono le regole. Ah ah, avete capito bene: è una dittatura!
In questo momento avrei in lettura due libri, ma dico avrei perché il secondo – Brutti, di Scott Westerfeld – ancora non sono riuscita ad aprirlo. L’altro libro è sempre Di carne e di carta di Mirya, come la volta scorsa, dal momento che la seconda settimana di lettura collettiva è ben che inoltrata. Se volete dare un occhio al resoconto della prima, qui potete trovate il bellissimo post riassuntivo di Annachiara, direttrice d’orchestra di questa impresa epica.

“Avevi detto che mi avresti dato tempo!” protestò, soffocando un’offesa irripetibile nei confronti di tutta quella famiglia di cerchi.
“Ho detto che ti avrei dato un po’ di tempo.”
“Quindi hai deciso che era finito e hai pensato bene di venirmi a beccare in piscina?”
“Perché, se fossi venuto a casa tua mi avresti forse aperto?”
Ovviamente no.
“Non puoi invadere così i miei spazi!”
“Come ti ho già detto, questi spazi non sono tuoi, sono comunali.”
“Ma almeno questi,” replicò indicando i suoi seni schiacciati contro il petto di lui, “sono spazi miei!”

Ora, io non voglio entrare nel merito della citazione, perché una delle regole della rubrica è di evitare gli spoiler – tanto più che questo dialogo è il preludio di una scena così ahr che bisogna leggerla, per potersela gustare davvero -, ma in questo momento potete immaginarmi così.

No regrets.