Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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MiniReview: “La mia fuga più dolce”, Chealsea M. Cameron.

Buon venerdì bestioline!
Come potete vedere, la minireview di oggi si presenta strutturata in maniera diversa dal solito: purtroppo mi capita di trovare libri ai quali non so dedicare fiumi di parole, vuoi per mancanza di tempo o perché proprio non mi hanno entusiasmata, ma di cui ho ugualmente piacere di parlare. In questo caso, nella specifica giornata di oggi, il fattore tempo è cruciale: postata questa recensione devo sbrigarmi a sistemare la questione cookies policy, prima di iniziare a pensare alla serata impegnativa che mi aspetta questa sera. Quindi colgo l’occasione per ringraziare l’Harlequin Mondadori e la loro PR per avermi inviato una copia di questo New Adult in cambio della mia onesta opinione.
Ci sentiamo presto e, se siete della zona, ci vediamo questa sera alla Panighina…!

Titolo: La mia fuga più dolce (My favourite mistake #2)
Titolo originale: My sweetest escape (My favourite mistake #2)
Autore: Chealsea M. Cameron
Editore: Harlequin Mondadori
Pagine: 282
Anno: 2015

Jos Archer viveva in un mondo perfetto, fino alla notte in cui cambiò tutto. Ora, dopo nove mesi, ancora non è riuscita a rimettere insieme i pezzi della propria vita, e nemmeno il fatto di avere cambiato college, andando a vivere con la sorella maggiore Renee, è sufficiente a farla sentire di nuovo normale.
Finché un giorno non incontra Dusty Sharp, il tipico bad boy che si è prefissato di farla uscire dal suo guscio. Jos deve stare attenta a quel sorriso presuntuoso e a quello sguardo assassino, o si ritroverà presto a provare cose che non è più sicura di meritare.
Ma se da un lato Dusty la sprona ad aprirsi e a parlare del suo passato, dall’altro anche lui nasconde dei segreti. Segreti che riguardano proprio la notte in cui il mondo è crollato addosso Jos.
La verità li unirà ancora di più o li separerà per sempre?

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MiniReview: “Le cronache di Magnus Bane”, Cassandra Clare, Maureen Johnson, Sarah Rees Brennan

Titolo: Le cronache di Magnus Bane
Autore: Cassandra Clare, Maureen Johnson, Sarah Rees Brennan
Editore: Mondadori
Pagine: 501
Anno: 2014

Sinossi
Chi è davvero Magnus Bane? È forse l’individuo misterioso che s’insinua nelle trame della Rivoluzione francese, o lo strampalato europeo che crea scompiglio in un remoto Perù dell’epoca coloniale, o il venditore di alcolici che sfida il proibizionismo nella Manhattan degli anni Venti? E se invece fosse soltanto un giovane alla moda, sempre pronto a scendere in pista nelle discoteche più elettrizzanti nella New York degli anni Settanta? Cassandra Clare ci accompagna attraverso luoghi ed epoche affascinanti alla scoperta dei retroscena più avvincenti del passato di Magnus Bane, eclettico e inafferrabile personaggio che ha vissuto mille vite in una, tutte legate da un filo rosso: la perenne lotta tra la forza dell’amore e quella del destino, a cui nessuno può opporsi, neppure il Sommo Stregone degli Shadowhunters. Con il racconto inedito “La segreteria telefonica di Magnus Blade”

Le Cronache di Magnus Bane è il volume unico che raccoglie al suo interno tutto le novelle che la Clare, assieme a Maureen Johnson e Sarah Rees Brennan, ha scritto credo nel tentativo di dare spessore e storia allo Stregone di Brooklyn. Dico credo, perché la triste impressione che ho avuto durante la lettura mi ha portata a pensare che queste storielline senza capo né coda, il più delle volte terribilmente superficiali e inconcludenti, avessero un unico obiettivo: sfruttare la notorietà di un personaggio secondario salito alla ribalta e far convergere altri bei soldoni nel fiume di incassi che riempie le tasche della Clare. Un giudizio davvero duro, mi rendo conto, e neppure il tempo trascorso da quando ho concluso la lettura ha stemperato il fastidio che ritorna, puntuale come il prurito ventiquattro ore dal momento in cui la zanzara ti ha punto, ogni volta che penso di potercela fare a scrivere una recensione obiettiva e pacata. Beh, non posso. Evidentemente non sono in grado. Cercherò nonostante questo di fare del mio meglio, per quanto non ci sia moltissimo da dire. Mi sono approcciata tardi al mondo degli Shadowhunters: tutti i volumi erano già usciti da un bel po’, il primo film era ben che in cantiere e il web sbrodolava arcobaleni su Jace e Clary. Il pensiero di aprire un blog dove parlare delle mie letture non era neppure un embrione e non avevo ancora sviluppato questa strana forma di snobbismo stilistico che adesso mi rende assolutamente indigeste un sacco di letture. Ho letto la prima trilogia, ho letto The Infernal Devices e ho ripresto The Mortal Instruments a singhiozzo, senza rendermi conto appieno dell’evoluzione bruschissima che la scrittura della Clare ha subito nel tempo. Forse solo con Città del Fuoco Celeste ho accarezzato questo inconfutabile verità, ora che ci penso, ma niente avrebbe potuto prepararmi a quanto accaduto con queste novelle. Che sono pessime, davvero davvero davvero pessime. Le prime sono scritte male, non raccontano nulla di Magnus, non gli danno spessore ma al contrario lo rendono una figura confusa, difficile da definire, nel complesso piuttosto… inutile. Man mano che la progressione cronologica prosegue, poi, ho avuto la netta sensazione che Magnus e la sua immortalità fossero solo una scusa per riprendere in un qualche modo personaggi che avrebbero fatto strillare e squittire le fangirl più accanite – vedi Will, Tessa e Jem -, focalizzando l’attenzione più su di loro che non su chi, a ragione, avrebbe dovuto essere il vero protagonista delle vicende. Insomma, un vero macello. Ci ho provato, ci ho provato tantissimo, ma non ce ne è stata una che mi abbia davvero convinta fino in fondo e detesto l’idea di un’autrice disposta a mettere sul mercato prodotti che al massimo riescono ad essere mediocri pur di vendere e sfruttare una buona idea. Le foreste della fantasia sono pieni di frutti e fiori da cogliere, Cassandra: trova un albero diverso, la prossima volta, e vedi di non ridurlo in fin di vita per amore dei dollari che ti procura. Non è bello per te, non è bello per me che ti leggo sempre volentieri.
Sconsigliatissima questa raccolta, sconsigliatissime le singole novelle.


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#3 Pin this book!

Terzo e penultimo appuntamento di questo mese, dedicato a Magisterium – L’anno di ferro, della formidabile combo Black-Clare. Questa volta è stato più difficile, perché a quanto pare il primo capitolo di questa saga interessantissima non ha colpito l’immaginario del web e né su pinterest né su tumblr (non parliamo di weheartit, la desolazione!) sono riuscita a trovare moltissimo. Così ho deciso di provarci io, del tutto decisa ad espormi a questa pubblica umiliazione non necessaria ma fortemente voluta per una questione di onestà intellettuale. Se la rubrica dovesse continuare, devo essere pronta all’eventualità che internet non sia in possesso della risposta alle mie domande e quale miglior occasione per vedere se sono in grado di supplire a queste mancanze da me? Non sono del tutto soddisfatta del risultato, ma neppure completamente schifata. Ci ho provato ed è evidente che ho tanta strada da fare ancora. Il verdetto è vostro, bestioline! Buon sabato 🙂


MAGISTERIUM – L’ANNO DI FERRO
Holly Black & Cassandra Clare

Recensione || Goodreads || Pinterest

 

 


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#37 Teaser Tuesday!

In rapidità, perché ribadire certe cose non è mai un male: Teaser Tuesday è una rubrica a cadenza settimanale, ogni martedì (e giovedì) viene postata una citazione presa dal libro che ho attualmente in lettura, rigorosamente spoiler free.

Border 9

Lo so che è la verità. Lo so perché le si legge il dolore sul viso, negli occhi, nella voce. Lo so perché adesso anch’io ho il voltastomaco come lei e non posso farci niente. Quel che è fatto è fatto.
Si alza dal tavolo e attraversa la stanza, e io percepisco ogni singolo centimetro che ci separa. «E sai qual è la cosa più terribile?» prosegue. «È che non posso nemmeno rinfacciarti nulla, perché è tutta colpa mia. È questo che vuoi? Che ammetta che è stata tutta colpa mia? Che niente di tutto questo sarebbe mai successo se solo io non avessi scelto di distruggere me stessa e tutti quelli che mi circondano? Bene. È tutta colpa mia! Sono io che ho creato questo inferno. Lo so e ti chiedo scusa
Resto a fissarla un minuto perché questo è il primo sentimento autentico che percepisco in lei da un sacco di tempo. Sono settimane che si presenta come un buco nero emotivo, ma tutto a un tratto, quella sua calma piatta, smorta, non esiste più, e lei appare arrabbiata, frustrata, affranta quanto me.
Mi alzo in piedi e faccio un passo nella sua direzione. Lei mi guarda come se non capisse cosa diavolo io stia facendo. C’è un misto di paura e di confusione sul suo viso, mentre mi trapassa con lo sguardo come un animale spaventato in cerca di una via di fuga. Per un brevissimo istante, smette di nascondere la vulnerabilità che io ho sempre finto di non vedere. Dovrei andarmene e lasciar perdere, ma è assurdo per me ritrovarmi nella stessa stanza con lei e non poterla toccare un’ultima volta, prima di tornare alla solita vita di schifo.
«Adesso mi avvicino» dico, facendo un passo alla volta verso di lei, come se volessi tranquillizzare uno che sta per buttarsi. «Apro le braccia e ti stringo a me» faccio una pausa, prima di compiere l’ultimo passo «e tu mi lascerai fare.»
«Perché?» mi domanda, come se fosse la cosa più insensata che abbia mai sentito, e forse, vista la nottata, lo è davvero.
«Perché ne ho bisogno.»

Border 9

Le sue dita non possono più correre sul pianoforte, il suo mondo pieno di note è diventato muto. Nastya era una promessa della musica, prima. Prima che tutto precipitasse, prima che la vita perdesse ogni significato. Da 452 giorni Nastya ha smesso di parlare, e il suo unico desiderio è tenere nascosto il motivo del suo silenzio. La storia di Josh non è un segreto: ha perso tragicamente i suoi cari, e solo nel recinto impenetrabile che ha costruito intorno a sé si sente al riparo dalla compassione degli altri e libero di dedicarsi in solitudine all’unica cosa che lo tiene in vita: intagliare il legno. Quando sembra non esserci più luce né speranza, Nastya e Josh si trovano e le sensazioni sopite esplodono dal corpo e dal cuore. Due lontananze si incontrano, cercando l’una nell’altra la forza per superare il passato e rinascere davvero.


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Recensione: “Città del Fuoco Celeste”, Cassandra Clare.

Gli eroi non sempre sono quelli che vincono. Sono quelli che perdono, a volte. Però continuano a combattere, continuano a provarci. Non si arrendono. Ed è questo che fa di loro degli eroi.

Titolo: Città del Fuoco Celeste
Titolo originale: City of Heavenly Fire
Autore: Cassandra Clare
Editore: Mondadori – Chrysalide
Pagine: 756
Anno: 2014

Giudizio: 5/5

Sinossi
Erchomai, ha detto Sebastian. Sto arrivando. E ancora una volta sul mondo degli Shadowhunters cala l’oscurità. Mentre tutto intorno a loro cade a pezzi, Clary, Jace e Simon devono unirsi con tutti quelli che stanno dalla stessa parte, per combattere il più grande pericolo che la società dei Nephilim abbia mai affrontato: Sebastian, il fratello di Clary. Il traditore, colui che ha scelto il male. Nulla, in questo mondo, può sconfiggerlo, e i tre – uniti da un legame profondo e indissolubile – sono costretti a cercare un altro mondo dove l’estremo scontro abbia una speranza di vittoria. Il mondo dei demoni. Ma il prezzo da pagare sarà altissimo. Molte vite saranno perdute per sempre, e l’amore sarà sacrificato per un bene più grande: scongiurare la distruzione definitiva di un mondo che non sarà mai più lo stesso. Perché la fine degli Shadowhunters è anche il loro inizio. Continua a leggere


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#18 Teaser Tuesday

Ragazzi, che fatica questo semestre. Che-fatica! Riuscire a trovare un momentino per leggere è un’impresa al limite dell’impossibile MA! non permetterò all’università di privarmi del piacere delle mie poche pagine quotidiane, a costo di dormire un’ora in meno la notte. E non guardatemi così, so che lo fate pure voi…!
Vi lascio con un teaser piccino piccino, spoiler free, tratto da Città del Fuoco Celeste. Che è tipo asdfghjkl, il migliore libro che la Clare abbia scritto fino ad oggi.

– Cerca di non staccarmi la mano, per favore – disse Magnus. – Mi piace quella mano. Ho bisogno di quella mano.
– Hmf – fece Raphael, che gli stava inginocchiato accanto, i pugni stretti sulla catena che unica il ceppo fissato alla mano destra di Magnus all’anello di adamas profondamente conficcato nel pavimento. – Sto solo cercando di rendermi utile. –
Diede un forte strattone alla catena, e lo stregone urlò di dolore prima di fulminarlo con lo sguardo. Le mani di Raphael erano sottili, da ragazzino, ma traevano in inganno: in realtà avevano una forza da vampiro, e al momento la stavano impiegando per svellere le catene di Magnus.


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Recensione: “Città degli angeli caduti”, “Città delle anime perdute”, Cassandra Clare.

Titolo: Città degli angeli caduti (The mortal instruments #4)
Titolo originale: City of fallen angels (The mortal instruments #4)
Autore: Cassandra Clare
Editore: Mondadori
Pagine: 488
Anno: 2011

Giudizio: 3.5/5

Sinossi
La guerra è conclusa e Clary è tornata a New York, intenzionata a diventare una Cacciatrice di demoni a tutti gli effetti. E finalmente può dire al mondo che Jace è il suo ragazzo.
Ma ogni cosa ha un prezzo. C’è qualcuno che si diverte a uccidere gli Shadowhunters, e ciò causa fra Nascosti e Cacciatori tensioni che potrebbero portare a una seconda, sanguinosa guerra. Simon, il migliore amico di Clary, non può aiutarla. Sua madre ha scoperto che è un vampiro e lui non ha più una casa. E come se non bastasse, esce con due ragazze bellissime e pericolose, nessuna delle quali sa dell’altra. Quando anche Jace si allontana senza darle spiegazioni, Clary si trova costretta a penetrare nel cuore di un mistero che teme di svelare fino in fondo: forse è stata lei a mettere in moto la terribile catena di eventi che potrebbe farle perdere tutto ciò che ama. Jace compreso.
Amore. Sangue. Tradimento. Vendetta. La posta in gioco non è mai stata così alta per gli Shadowhunters.

Titolo: Città delle anime perdute (The mortal instruments #5)
Titolo originale: City of lost souls (The mortal instruments #5)
Autore: Cassandra Clare
Editore: Mondadori
Pagine: 549
Anno: 2012

Giudizio: 4/5

Sinossi
Lilith, madre di tutti i demoni, è stata distrutta. Ma quando gli Shadowhunters arrivano a liberare Jace, che lei teneva prigioniero, trovano soltanto sangue e vetri fracassati. E non è scomparso solo il ragazzo che Clary ama, ma anche quello che odia, suo fratello Sebastian, il figlio di Valentine. Un figlio determinato a riuscire dove il padre ha fallito e pronto a tutto per annientare gli Shadowhunters. La potente magia del Conclave non riesce a localizzare né l’uno né l’altro, ma Jace non può stare lontano da Clary. Quando si ritrovano, però, Clary scopre che il ragazzo non è più la persona di cui si era innamorata: in punto di morte Lilith lo ha legato per sempre a Sebastian, rendendolo un fedele servitore del male. Purtroppo non è possibile uccidere uno senza distruggere anche l’altro. A chi spetterà il compito di preservare il futuro degli Shadowhunters, mentre Clary sprofonda in un’oscura furia che mira a scongiurare a ogni costo la morte di Jace? Amore. Peccato. Salvezza. Morte. Quale prezzo è troppo alto per l’amore? Di chi ci si può fidare, quando peccato e salvezza coincidono? Ma soprattutto: si possono reclamare le anime perdute?

Sarà onesta, recensire le trilogie non mi entusiasma. Non è un caso che in questo blog troviamo o la recensione del primo volume soltanto o solo dei primi due, o un post unico come  per The infernal devices: non ho abbastanza pazienza per mettermi seduta, appena terminato un volume, e recensirlo prima di buttarmi a pesce sul secondo o sul terzo. Proprio non ce la faccia, è più forte di me. Per questo quando ho ripreso in mano The mortal instruments, l’ho fatto con la chiara intenzione di cavarne fuori un unico, glorioso post per un unico, per niente glorioso, lunedì.  Poi è successo che ho finito Città delle anime perdute e ho iniziato Città del Fuoco Celeste: dopo i primi tre capitoli ho realizzato che no, un post solo per tutta la trilogia non sarebbe stato abbastanza. E quindi eccoci qui, a parlare di due libri che fondamentalmente servono ad introdurre il capitolo finale, a tirare le fila, ad ingarbugliare le trame e definire alleanze, ad ammassare all’orizzonte un fronte temporalesco che crepita, saturo di elettricità, aspettando solo il momento in cui esplodere e travolgere tutto e tutti, lasciandosi alle spalle un paesaggio che non sarà più lo stesso. Quindi teniamoci forte, un bel respiro, e via andare!
Che dire, sulla trama? Il discorso, di per sé è molto semplice: qualcosa si agita nell’ombra, qualcosa che non visto manipola e trama per realizzare il primo tassello di un disegno infernale. Nephilim uccisi nei territori di competenza dei Nascosti, Jace che – al solito – decide di sobbarcarsi colpe che non ha e allontana una Clary che pensava di poter vivere una storia d’amore normale almeno per un pochino, Simon costretto a scendere a patti con la propria natura di vampiro e con la sua evidente incapacità di fare ordine in una vita sentimentale straordinariamente affollata, Alec alle prese con il tarlo di un dubbio che lo porta a tramare alle spalle di Magnus, forse meno glitterato ma molto meglio riuscito del suo fidanzato, Isabelle, fiera e bellissima, vera protagonista di questi due romanzi, Camille Delancourt che riappare – splendida e ingannevole – direttamente da The Infernal Devices, una misteriosa setta che adora la madre di tutti gli stregoni, Lilith, e il figlio prediletto di quest’ultima, Sebastian, che ritorna alla morte per riequilibrare ciò che Clary ha scombinato, riportando in vita Jace. Questo, in soldoni, è quello che accade in Città degli angeli caduti. Città delle anime perdute, fortunatamente, ci riserva un minimo in più di pepe, perché Jace non è più Jace un burattino a forma di Jace che agisce, pensa e respira in funzione dei desideri di Sebastian, che è ritornato dalla morte ed è la cosa più meravigliosa che la Clare potesse mai regalarci, l’unico personaggio fondamentalmente degno di nota in una palude di immaturità e stupidità esagerata. Perché Clary, sconvolta oltre ogni immaginazione, sceglie consapevolmente di consegnarsi a Sebastian per salvare Jace, facendo affidamento unicamente su due anelli delle fate che avrebbe dovuto consegnare alla (per niente) affidabile Regina Seelie. Sullo sfondo si agitano Isabelle, irrequieta e chiusa in se stessa al limite dell’ostilità, Alec, che si comporta come fosse un bambinetto di cinque anni e Simon, che non ha più niente a che spartire con il Simon della prima trilogia, assieme ai neo arrivati Maia e Jordan che, lo ammetto, in più di un momento ho ritenuto essere più interessanti del trio protagonista.
Sembra essere una malattia diffusa, tra i personaggi della Clare, la stupidosi: nella piena convinzione di aver trovato la soluzione più intelligente ai problemi che si presentano davanti a loro, la loro soluzione è sempre e comunque quella più idiota che una persona possa elaborare. Non contenti, si gettano pure capofitto in situazioni che di fatto non confermano la loro tempra morale, il coraggio o la forza che ci aspetta dagli eroi della Guerra Mortale quanto piuttosto uno stadio di malattia piuttosto avanzato. E questo vale principalmente per Clary e Alec che, a conti fatti, sono stati una delusione piuttosto grossa da digerire.
Vorrei dire che le vicende amorose sono il perno dei due libri, ma non è così. Il motivo per cui questi due libri mi son piaciuti tanto nonostante le vicende amorose nel complesso infantili, fragili e a tratti persino fastidiose (come è giusto che siano, però, i primi grandi amori, e mi chiedo se non fosse questo l’intento della Clare) è il disegno più ampio che tratteggiano e portano avanti pazientemente, pagina dopo pagine, a discapito dalla stupidosi acuta dei personaggi principali. È l’orizzonte più ampio, quello di cui ho accennato in apertura della recensione, dove piano piano si iniziano a raggrumare i famigerati nuvoloni neri dell’inevitabile nuova guerra. Una guerra terribile, che qua s’intuisce appena e che delinea due schieramenti inaspettati e terrificanti, una contrapposizione assoluta che rasenta la guerra civile e che al tempo stesso non lo è. Il mondo degli Shadowhunters è un mondo bellissimo, in cui ci si immerge sempre con piacere, ma che di fatto stenta un po’ nel quarto volume nella saga e si riprende discretamente nel quinto. Richiede pazienza, e un briciolo di perseveranza, promettendo in cambio un capitolo conclusivo che davvero, se non si rivelerà all’altezza delle aspettative, mi vedrà prendere un aereo e andare a protestare dalla Clare in persona.
Ho trovato magistrale la solidità dell’idea alla base, scandita per punti – il ritorno di Sebastian prima e la redenzione di Jace, posseduto tanto dall’oscurità quanto dalla luce del paradiso, poi, la creazione di una Coppa Infernale e la nascita di una stirpe di Ottenebrati – in una contrapposizione di chiaro scuri violenti, senza sfumature di grigio nel mezzo e sostenuta da un’architrave di sentimenti altrettanto intensi, nel bene e nel male, e dalla costante assolutamente perfetta del cattivo per eccellenza, Sebastian. Mi rendo conto di essere ripetitiva, su questo personaggio, ma non riesco a farne a meno. Per citare due commenti stupendi che mi sono stati lasciati la settimana scorsa e chiudere la parentesi almeno fino alla recensione di Città del Fuoco Celeste, Sebastian

E’ complesso, così complesso da essere completo, da non poter essere odiato, è molto più umano di quanto lo sia Jace: nessuno di noi nella vita vera è un eroe come un Herondale, è più facile che sia spaventato o egoista come un Morgenstern; in Sebastian trovi tutti i buchi che gli hanno scavato dentro, da Valentine, a Lilith, passando per Jocelyn che l’ha lasciato e arrivando a Clary che non lo vuole, nonostante lui faccia tutto per lei, per stare con lei. Nessuno nega che sia un personaggio malato, controverso, pericoloso, ma gli va concesso l’essere più profondo di una pozzanghera, a contrario di altri. — Alessia

Perché Sebastian non è tutto ombre ed è pieno di sfaccettature che, se da una parte spaventano per la perversità che lo spinge ad agire, dall’altra commuovono e spingono alla compassione, se non talvolta alla comprensione.
Amo visceralmente Jace, ma non si può riconoscere che è Sebastian/Jonathan il personaggio della Clare (di entrambe le serie) più riuscito. — Cecilia, di Se solo sapessi dire.

Sebastian, di fatto, è un valido argomento (cit.) per leggere questa trilogia. Assieme ad Isabelle, che vediamo emergere a colpi di frusta dall’ombra dei personaggi secondari, è la prova di quanto Cassandra Clare sia stata capace di maturare come autrice e di quanto si sia impegnata nello scrivere e nel migliorare questa saga. Laddove Clary e Jace hanno quasi il sapore dolce amaro dei piacevolissimi cliché da amore tormentato e avversato dalle stelle, laddove Alec proprio non si capisce cosa gli sia preso e Simon si rivela essere un inaspettato e non troppo – da me – apprezzato eroe della situazione, ecco che l’insperato arriva dove proprio non si pensa di andare a cercare. E cosa c’è di meglio di un bellissimo cattivo che, con la determinazione di un segugio, insegue i propri obiettivi senza guardare in faccia nessuno? Cosa c’è di meglio di una splendida eroina che rivela i perché della corazza che indossa quotidianamente con tanta determinazione, per proteggersi dal dolore che le persone potrebbero causarle e che già ha patito proprio a causa di chi avrebbe dovuto semplicemente amarla e proteggerla?
Ripeto, ci sono alti e bassi in questi libri. Ma nel complesso la storia che raccontano è molto bella, molto ben gestita e sopra ogni altra cosa ben pensata – non si può negare. Se a leggere Città degli angeli caduti è legittimo pensare si tratti di un ennesimo modo per portare avanti un fenomeno sulla cresta dell’onda, Città delle anime perdute mette bene in chiaro che c’è molto di più dietro che non una ricerca di guadagno studiata a tavolino – e in una certa misura i riferimenti a The Infernal Devices sono la conferma di questo tentativo di creare un universo completo, che scorre fluidamente tra passato e futuro. Un po’ come sta accadendo tra i vari film della Marvel, dove i riferimenti sono continui e si incastrano senza fatica tra loro. Voglio dire, persino mio padre sta terminando di leggere la saga! Certo, non apprezza troppo i risvolti sentimentali, ma non è neppure il tipo di lettore che finisce di leggere qualcosa per principio. Al contrario, se qualcosa non gli piace lascia perdere e basta: se sta portando avanti questa lettura, evidentemente qualcosa che piace c’è. Quindi fidatevi di lui, perché io è evidente che ho per la testa mille cose da dire e che non so dar loro una struttura coerente.
Consigliati entrambi, ma con le dovute precauzioni: il bello deve ancora arrivare!