Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


Lascia un commento

#8 Sunday bumbling!

Buona domenica!
Da buona lettrice incallita, sono una ferma sostenitrice dei diritti imprescindibili del lettore, un elenco affatto banale stilato da Daniel Pennac. Tra questi, ce ne è uno in particolare che devo forzarmi di ricordare quando si presenta la necessità di applicarlo, un po’ perché mi sento in dovere nei confronti di chi l’ha scritto e un po’ perché ho la testa di coccio e quando mi metto in testa di fare qualcosa, o la faccio o è morte. Avete già capito di quale sto parlando? Bravi, il diritto di non finire un libro.
I motivi possono essere infiniti – noia, fastidio, incompatibilità, poco interesse, serve davvero citarli? – e sono uno più valido dell’altro: tra un libro e il suo lettore è fondamentale una certa chimica, un’attrazione a prima vista che incoraggi la lettura, ma dopo questo primo impatto è fondamentalmente che il libro sappia mantenere l’attenzione di chi lo legge, accompagnandone la fantasia fino all’ultima pagina. Quando questo viene a mancare, la lettura diventa un incubo. E leggere deve essere tutto tranne che un incubo, per quel che mi riguarda, per quanto sia difficilissimo chiudere un libro e ammettere che no, c’è qualcosa che non va. Quando poi si ha un blog, la situazione è ancora più complicata perché si instaurano ulteriori dinamiche sotterranee, che vanno dal “se non finisco il libro non ho una recensione da postare” al “eh, ma mi è stata chiesta una recensione, non posso mollare adesso!”, passando per il “no no no, me l’ha mandato una CE, non posso proprio”. Ragionamenti sbagliatissimi. A prescindere da tutto, leggere deve essere un piacere e deve rimanere tale anche se questo significa mettere un libro da parte e ammettere che non era quello giusto per noi.
Tutto questo per arrivare al cuore del post di oggi: libri che ho iniziato a leggere e che, per un motivo o per l’altro, ho abbandonato. Adesso vi spiego perché.

Jennifer L. Armentrout, Opal.
Terzo capitolo della saga Lux, terzo appuntamento con Kitty, Daemon e la loro combriccola di alieni teenager e adolescenti assolutamente nella media. I primi due capitoli li ho letti tutti d’un fiato, catturata dalla novità che gli alieni rappresentavano nel mio panorama di letture e dal continuo tira e molla emotivo tra i due protagonisti, e mi aspettavo grandi cose anche da questo volume.
Invece sono rimasta incredibilmente delusa dalla superficialità, dalla banalità, dall’assoluta mancanza di spessore che mi son trovata ad affrontare sin dalle primissime pagine. Non c’è stato feeling, con questo libro, e la situazione non è migliorata al punto che mi son ritrovata a cercare scuse per non leggere. Quando poi ho terminato un altro libro, mentre questo era ancora in lettura, mi sono arresa all’evidenza che questo libro non era cosa per me, che la prepotenza di Daemon e la stupida avventatezza di Katy mi infastidivano quasi quanto il rancore esagerato, per quanto giustificato, di Dee. Molte cose, del poco che ho letto, mi sono sembrate prevedibile e più il tempo passava, meno interesse avevo a scoprire cosa sarebbe successo poi.

Sasha L. Miller, Losing ground.
Libro richiesto e ottenuto su NetGalley perché totalmente innamorata della copertina – e sfido chiunque a dire che non sia bella! L’ho iniziato con grande entusiasmo, ma da subito ho iniziato a fare davvero fatica nonostante l’idea alla base sia meravigliosa e sulla carta ci sia tutto quello che in un romanzo mi interessa – magia, un contesto vagamente distopico/crepuscolare, la promessa di una romance tutt’altro che banale. Ho trovato il ritmo della narrazione lento, la scrittura pesante e difficile da digerire: le pagine non scorrevano mai, più leggevo e meno mi sembrava di progredire. Non so per quale motivo, non so se sia stata una mia carenza di attenzione o se ci fosse qualcosa che effettivamente non mi sconfinferava, ma proprio non ce l’ho fatta a farmelo piacere e alla lunga mi sono arresa all’evidenza che no, non era cosa per me, e tanto valeva essere onesta con me stessa e passare a qualcosa che mi interessasse molto di più, risparmiandomi un supplizio che sarebbe durato a lungo nonostante le cento pagine scarse del romanzo.

Thomas Melis, A un passo dalla vita.
Era inizio anno, quando sono stata contattata da questo autore emergente, se non addirittura fine dicembre: mi chiedeva una recensione del suo primo lavoro, un noir ambientato in una Firenze per me piuttosto inedita, e, per quanto già sapessi che non fosse il mio genere e che avrei potuto faticare non poco, ho accettato la lettura con l’entusiasmo di chi è alle prime armi. Sapevo a cosa andavo incontro, ma volevo disperatamente essere sorpresa da qualcosa molto al di fuori della mia confort-zone e in un certo senso non posso negare che non sia successo.
Si vede che c’è del lavoro, dietro questo romanzo. Che l’ha scritto qualcuno che conosce la città, che è stato pensato e costruito con una certa cura. Il mondo di Calisto, per quanto oscuro e a me assolutamente ostile, è un mondo che ha delle regole, una sua coerenza, e che denota una cura non indifferente per un emergente. Quello che mi ha impedito di concludere la lettura, insomma, non ha nulla a che vedere con un problema di trama o di stile di scrittura. Il mio problema riguarda fondamentalmente il campo d’affari del protagonista – la droga. Perché se c’è droga di mezzo, io non ce la posso fare. Sto male fisicamente, il solo pensiero risveglia in me un malessere fisico che mi rende insopportabile non solo la lettura ma anche la visione di determinati titoli solo perché la trama è intrecciata allo spaccio o al consumo di sostanze stupefacenti. E di droga ce ne è davvero tanta, in questo romanzo. Mi sono sforzata, in nome delle dinamiche sopra citate, di andare oltre, ma per quanto ci abbia messo tutta me stessa, alla lunga mi sono arresa all’evidenza e ho lasciato perdere: A un passo dalla vita è un bel libro, ma non fa per me.

Ad oggi questi sono gli unici tre libri abbandonati nel 2015.
Ci è voluto tempo per ammettere che non facevano per me, ma una volta fatto mi sono sentita sollevata: amiche lettrici, abbandonare un libro non è una sconfitta, ma un vostro diritto! Non abbiate timore di farlo, se qualcosa non vi va giù è giusto assecondare il vostro istinto: dopo tante letture, ormai sa qual è la cosa giusta per voi!

Annunci


Lascia un commento

#35 Teaser Tue—Thursday!

Come già anticipato, sono viva.
Esausta, letteralmente sfibrata da una sessione invernale andata straordinariamente bene – e non so neppure io come, se devo esser sincera. Avevo pronto un post, impaginato ieri sera, con un teaser tratto da Alienated, di Marissa Landers, ma la cruda verità è che l’ho terminato questa mattina e mi sembrava scorretto propinarvi una citazione tratta da qualcosa che non sto effettivamente leggendo. Lo so, lo so, lasciatemi blaterare, sono davvero troppo stanca per pensare a quanto questo mi faccia sembrare strano. Il punto è che sono tornata a leggere Opal, brutalmente accantonato nel momento in cui ho scoperto la Stiefvater – e fidatevi che a breve la recupero, sono troppo innamorata di lei per lasciar correre anche uno soltanto dei suoi romanzi – e poi per il GDL di Let’s read in english. Immagino non sia difficile dedurre quanto poco mi stia entusiasmando questo romanzo… ma ormai che è iniziato, il minimo che posso fare è finirlo. Quindi, teaser spoiler free per voi e la pianto di delirare in preda alla stanchezza!

Più tardi, Daemon e io ci occupammo di Dawson. Anche se aveva promesso di non gettarsi a capofitto in un’impresa suicida, sapevo che Daemon non si sentiva sicuro a lasciarlo solo e Dee voleva uscire, andare al cinema o fare qualche altra cosa. Io non ero stata invitata.
Me ne stavo seduta tra Daemon e Dawson, pronta per una maratona di film di Romero, con una ciotola di popcorn sulle gambe e un quaderno stretto al petto. Avevamo provato a buttare giù un piano per cercare Beth, ma eravamo riusciti solo a scrivere due posti in cui controllare e avevamo deciso di sorvegliarli nel fine settimana per capire che misure di sicurezza avessero preso. La terra dei morti viventi era appena iniziata e gli zombi erano più brutti e famelici che mai. Mi stavo proprio divertendo.
«Non ti facevo una fan di film di zombi.» Daemon prese una manciata di popcorn. «Cosa ti attira di più, sangue e budella o critica sociale sottintesa?»
Scoppiai a ridere. «Sangue e budella, lo confesso.»
«Sei proprio un maschiaccio» commentò Daemon aggrottando le sopracciglia mentre uno zombi cercava di buttare giù un muro a colpi di mannaia. «Oddio. Quanti film dobbiamo sorbirci ancora?»
Dawson alzò una mano stringendo due DVD. «Ci mancano Le cronache dei morti viventi e L’isola dei sopravvissuti
«Fantastico» borbottò Daemon.
«Mmm… che noioso che sei» commentai alzando gli occhi al cielo.
Per tutta risposta mi fece ribaltare un po’ di popcorn sul quaderno con una gomitata. Sospirai. «Serve una mano?» chiese. Lo guardai di sbieco, raccolsi i popcorn e glieli tirai in faccia.
«Il mio feticismo per gli zombi ti tornerà utile quando arriverà la fine del mondo e saprai come difenderti.»
Non sembrava molto convinto. «Esistono altri tipi di feticismo là fuori, Kitty, se vuoi te ne mostro qualcuno.»

Daemon e Katy, Katy e Daemon… Ostacolato da tutti, represso, negato, il legame proibito tra la timida studentessa e il misterioso alieno è ogni giorno più potente, inscindibile e rischioso. Il dipartimento della difesa li teme e li spia in ogni momento, ma soprattutto tiene in pugno tutti coloro che amano. Nel disperato tentativo di combattere l’organizzazione segreta che studia e tortura gli ibridi, Katy diventa sempre più consapevole degli straordinari poteri che ha acquisito attraverso la connessione aliena con Daemon: non è più la ragazza ingenua e impacciata di qualche anno prima, ed è pronta a tutto pur di ottenere verità e giustizia. Ma riuscirà a proteggere la sua famiglia e quella di Daemon dalle oscure minacce che incombono su di loro? Quando anche gli amici più stretti si rivelano dei traditori, ogni certezza sembra svanire, ma Daemon e Katy non sono disposti a fermarsi: nemmeno se la lotta dovesse travolgere i loro mondi in modo devastante.

|| GoodReads ||

 


Lascia un commento

#32 Teaser Tue—Thursday!

Chiusi il portatile, mi alzai, presi la giacca e uscii di casa. Non sapevo perché, e non sapevo nemmeno se ci fossero altri agenti nelle vicinanze. La mia fervidissima immaginazione materializzò un cecchino nascosto in un albero e un puntino rosso sulla mia fronte.
Sospirando, tirai fuori un paio di guanti dalle tasche della giacca e me li infilai. Avevo bisogno di fare qualcosa di fisico, così formai una palla di neve e cominciai a farla rotolare in giardino. Tutto era cambiato nell’arco di pochi mesi e di nuovo nel giro di pochi istanti. Dalla secchiona di turno mi ero trasformata in un mezzo alieno. Ero cambiata a livello cellulare: non vedevo più il mondo bianco o nero e la mia percezione di ciò che era giusto era profondamente cambiata.
Per esempio, il comandamento «non uccidere» aveva assunto tutto un altro significato. Per qualche ragione, uccidere due Arum, gli alieni malvagi, non mi aveva gettato nella disperazione, cosa che invece sarebbe successa di certo se avessi ucciso un uomo. Non mi sentivo in colpa, anche se, come diceva Daemon, una vita era sempre una vita, ma diciamo che non l’avrei messo nella descrizione del profilo sul mio blog.
Quando finii con la prima palla avevo i guanti completamente bagnati, ma passai comunque a farne una seconda. L’esercizio fisico non faceva altro che arrossarmi le guance. Che fallimento.
Alla fine, il mio pupazzo di neve risultò formato da tre parti, ma non aveva né braccia né un volto. Era un riflesso perfetto di come mi sentivo. Avevo un corpo, ma mi mancava la maggior parte dei pezzi fondamentali. Non sapevo più chi ero.
Facendo un passo indietro mi passai una manica sulla fronte e sospirai tremante. Mi faceva male tutto, ma rimasi lì finché la luna non fece capolino da dietro le nuvole, gettando una falce argentata sulla mia creazione incompleta.
Solo poche ore prima c’era un morto sul pavimento di camera mia. Mi sedetti al centro del giardino, sopra un mucchio di neve. Un altro cadavere, come quello di Vaughn, caduto vicino al vialetto, come Adam nel soggiorno. Un nuovo pensiero che avevo finora soffocato si fece largo nella mia mente: Adam era morto cercando di proteggermi. L’aria fredda mi faceva bruciare gli occhi. Se fossi stata sincera con Dee, se le avessi detto sin dall’inizio che cosa era accaduto veramente nella radura, la notte che avevamo combattuto contro Baruck, lei e Adam sarebbero stati più cauti. Avrebbero saputo di Blake, che era come me, ovvero capace di contrastarli e di vincerli. Avrei dovuto ascoltare Daemon. E invece no, volevo dimostrare quanto valevo. Volevo credere che Blake avesse buone intenzioni, mentre Daemon aveva già capito tutto. Avrei dovuto capire che era impazzito: era stato sul punto di accoltellarmi e mi aveva lasciata sola con un Arum. Ma era davvero impazzito? Non credevo. Era disperato, questo sì, voleva a tutti i costi tenere l’amico Chris in vita, intrappolato in ciò che era diventato. Blake avrebbe fatto qualunque cosa per proteggere Chris, non perché avesse un legame coi Luxen, ma perché teneva al suo amico.
Forse era per quello che non lo avevo ucciso, perché perfino in quei momenti di puro caos, mi ero rivista in Blake.
Avrei volentieri ucciso suo zio per difendere i miei amici.
E Blake aveva ucciso un mio amico per difendere il suo.
Chi aveva ragione?